Racconto a catena/8

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La busta era stata messa lì per un motivo. Una sera, quando tutta la strada era rimasta in silenzio perché scandalizzata dall’elevato numero di minuti che si prendeva il semaforo rosso per scattare al verde, una figura nera si aggirava di soppiatto.
John Magongo proveniva dal Kenya. Gli piaceva fare scherzi, in quel periodo, ma non era per quel motivo che aveva scritto quella cosa così offensiva e l’aveva messa dentro la busta.
Aveva notato da tempo quel palazzo, vedendolo col binocolo da casa sua.
“Che ne sai, tu, se ci fosse stato un campo di grano?” aveva chiesto al suo pappagallo Parrot. Quello rispose “Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta, dal basso verso l’alto, pari al peso del volume del liquido spostato dalla carena immersa”
“Il peso del volume? Ti rendi conto delle fregnacce che stai dicendo?” commentò John. “Si vede che sei un pappagallo. Io, intanto, esco. Mi raccomando, non fare entrare nessuno”
“Lavoro è uguale forza per spostamento” rispose Parrot, e il kenyota uscì. Non sapeva nemmeno dove abitasse, era una città sospesa tra lo spazio e il tempo, e gli piacque per quello.
Dopo una serie di appostamenti, capì una cosa.
“Le strade sono fatte per camminare” dichiarò, seduto su una panca, mentre una macchina passava.
“Oh, che bello sapere che la gente ama dichiarare ovvietà!” esclamò una signora, abbastanza snob secondo lui, mentre passeggiava un chihuaua molto bellicoso. Ecco la sua vittima. Stava proprio entrando nel condominio che gli interessava. Tornò di corsa a casa, scrisse di fretta e furia ciò che doveva scrivere, aggiunse una postilla dietro la busta, poiché aveva visto un uomo che aveva l’aria di un bagnino e tornò di nuovo nei pressi di quel quartiere, in piena notte, per poterla consegnare. La posta doveva essere recapitata di giorno, ma lui era un tipo notturno. Non era certo la prima volta che violava le regole. La toppa del portone lo vide e ridacchiò.
“Che c’è?” chiese la maniglia.
“Costui non ha usato un citofono” commentò la toppa.
“C’è esattamente un citofono, toppa. Di che caspio parli? Se tu dici a un palazzo di non usare un citofono, si parla proprio dell’unico che c’è. A meno che non ci siano diverse scale, ma non è caso di questo stabile”
La toppa disse “Ah” e non parlò più per diverso tempo. Ecco perché quando venne il bagnino con l’asciugamano tutti gli elementi festeggiarono e tornarono a farsi belle chiacchierate, bicchierate e Lambrate.

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