Racconto a catena/10

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Vedete, il fatto era che il Sei era un numero con cui si poteva fare tutto. Era scomponibile in tre per due, che, peraltro, era il Mondo Convenienza, ossia il supermercato dove si andavano a comprare gli alimenti e, ogni tanto spuntavano anche prodotti per la casa. Quale casa, non si sapeva, perché il sei era un centauro senza casa, un nomade la cui compagnai era solo il vento.
E parcheggiò davanti al market, dove tante persone entravano e tante persone uscivano, chi con pacchetti grandi, chi senza pacchetti, o chi assieme all’imbustatore.
“Senti, tu, Gelsomino” disse a uno dei tanti carrelli attaccati. “Che ne dici se ci prendiamo sei spremute di limone?”
“A quest’ora? Bruciano i sorrisi, con le gocce di limone, a quest’ora” ripeté il carrello. “Sei sicuro di quello che stai dicendo?”
“Monegasco!” esclamò il numero. “Intendevo dire che siamo lieti di rappresentare i fagioli. Oligarca!”
“Oligarca a me! Ti faccio vedere il pastore maremmano, per caso?”
E arrivò un pastore maremmano, che abbaiò. Sei volte. Il numero si inchinò al genio del mare ed entrò dentro.
C’era una fiumana di gente, che cercava di prendere chi la lattuga, chi i latticini, chi altri surgelati.
“Surgelati, qui c’è scritto. Tu, che della Maremma sei il pastore, vuol dire forse gelati a tutte le ore?”
Il cane abbaiò. Poi se ne andò dal suo padrone. Il Sei, intanto, continuava a guardare quell’insegna. Quel suo bacio, quel suo sorriso. Quel suo profumo.
“Serve aiuto?”
Il Sei si voltò verso una cassiera. Aveva domandato.
“Sei” rispose lui, poi andò avanti con i suoi acquisti, quali che fossero. Dopo aver acquistato sei spazzolini da denti e una sola spremuta di limone, tornò dal carrello messo fuori, convinto che ci fosse ancora.
Non vi era. Anzi, non era più rimasto nessun carrello. Si preoccupò: era forse stata l’insegna dei Surgelati a rapirli?
“Tu!” esclamò la sbarra di ferro che serviva a tenerli a bada. “Tu di sicuro ne sai qualcosa, parla dunque, prima che ti scarichi addosso sei lame!”
“Io ho visto tutto!” confermò quello, fiero nella sua fierezza. “È stata l’insegna dei Surgelati”
“Lo sapevo. Mi ha sedotto con quella sua sensualità”
Nel frattempo, all’interno del market, quell’insegna ridacchiava. Penzolava appesa da chissà dove.

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