Quel che un asparago avrebbe detto…/45

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45 … se il numero nove fosse un sei
“Sedici stagioni… qui qualcuno ha voluto farsi male. Chissà come mai” si disse l’asparago, guardando il calendario. Era veramente pazzesco che un sedicesimo di quelle dava da mangiare alle strade pur sapendo benissimo che non prendevano cibo, da chicchessia.
Per poter avere ricordi che non c’erano, dei giorni felici in cui lui e la chiave di violino potevano ancora una volta ballare il valzer, o comunque averlo fatto una volta, andò nel paese dei numeri, che ogni tanto ospitavano delle lettere, ma quelli erano quartieri malfamati.
C’era un Nove che era appena uscito dal tabacchino.
“Scusa” esordì “Sei un sei o un nove capovolto?”
“No, cono un nove e basta. Esistiamo da sempre, com’è che tu, asparago, non te ne sei mai accorto?”
Si sentì preso in giro. Se n’era accorto eccome, ecco perché lo aveva chiesto.
“Per rispondere così” ribatté “Vuol dire che hai qualcosa da nascondere”
Il nove accese una seconda sigaretta, mentre la prima si era rifiutata di accendersi. “Sì. Sono un tabagista.”
Il nove aveva il vizio del fumo. Era evidente, ma sentirselo sbattere in faccia faceva ancora più male.
“Ti ho chiamato” disse l’asparago “Perché ho bisogno di aiuto.”
“Aiuto. Qualcuno ti aiuti. Chiedi a qualcuno di aiutarti. Hai bisogno che qualcheduno possa darti una mano?”
L’asparago annuì. “Quando ero giovane, voglio dire, più giovane di adesso, non avevo bisogno di aiuto. Per cui adesso ti devo chiedere. Tu, nove, fai parte del numero sedici, come sedici sono le stagioni.”
“Se dici…” iniziò il nove, ma l’asparago gli chiese di fermarsi con un cenno della mano.
“Se dico questo è perché ho ragione” concluse. “Come mai c’è una stagione che non vuole collaborare?”
Il nove ci pensò su. “Tutto è iniziato qualche ora fa. Le manopole non erano in grado ancora di parlare, e i passaggi a livello glielo impedivano. Fu allora che arrivò…”
L’asparago lo interruppe. “No, io ho parlato con la stagione ieri, non qualche ora fa.”
“Certo, lo so. Ma qualche ora fa può essere un numero che va da due a ottocentosei, no?”
Ottocentosei… e lui era un nove. C’era qualcosa che ancora gli sfuggiva, ma non ebbe tempo di pensarci, perché il nove schioccò le dita, ordinò “Portatelo via, mi infastidisce” e fu trasportato chissà dove.
Appena potè tornare a vedere, si ritrovò sul ponte di una nave, attorniato da pirati.

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