Racconto a catena/13

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“Sei per uno sei”
La voce della rete da pesca impanicò tutti gli elementi della barca a motore del povero pescatore, C’erano palline, c’era un’ancora, forse, e c’era un’ancòra, come in certi stati del primo Facebook.
“Sei per due dodici”
La rete sospirava. Stava scrivendo sul suo diario segreto rosa quanto amava quel numero. Uno degli scalmi, ossia la parte della barca che non si calmava, stava chiedendo. “Si può sapere che succede? Non credo che sia d’uopo recitare la tabellina del sei, soprattutto quando sei in mare aperto”
“Ma non siamo in mare aperto, siamo nel porticciolo” fece notare la cabina di pilotaggio. “Non sai distinguere tra mare aperto e mare chiuso Scalmo il Giacomo fritto?”
“Sei per tre diciotto!”
“Ma insomma, che modi!” esclamò la ruota del timone. “Prima o poi arriverai a contare anche i miei manici!”
“I miei maniaci?” chiese la chiglia, che era campionessa di apnea. La ruota del timone dovette avere pazienza. Era evidente che l’ossigeno al cervello, nella chiglia, non arrivava.
“Sei per quattro, ventiquattro!”
“Se non altro, sta impanando qualcosa” osservò con aria saggia una carta nautica. Tutti gli altri elemtni si misero a ridere. Soprattutto il motore, che amava fare le bolle sul mare e farle diventare bianche.
“Ma che cavolo dici? Si dice imparando qualcosa, non impanando! E cosa siamo, fritti come lo scalmo?”
Lo scalmo, che in realtà si chiamava Giacomo Fritto, avrebe tanto coluto lamentarsi con l’altro scalmo, ma non poteva peché era abbatsanza lontano e nesusno gli avrebbe permesso di attraversare la barca. Era fondamentale perché senza di lui i remi non si sarebbero potuti poggiare.
“Sei per cinque, trenta!”
“Trenta…” ripetè il coltellino che serviva a liberare le reti. “Secondo te, un giorno può essere fatto da trenta ore?”
“Trenta ore forse sono trotte, ma trenta pori sì! Guardate il pescatore che brutta cera!” esclamò la ruota del timone. Tutti osservarono il pescatore, e in effetti aveva un sacco di pori e punti neri. Forse, proprio sei o un suo multiplo.
“Sei per sei, trentasei!”
“Oh, insomma! Quanti numeri sono, le tabeline?”
“Per stufarti anche te, timone vero e proprio, ce ne vuole!” esclamò il compasos nautico.
“Sei per sette quarantadue!”
Alla prua venne in mente una cosa. “Davvero non sai quanti numeri hanno le tabelline? È grave, la tavola pitagorica potrebbe anche piangere.”
“Sei per otto quarantotto!”
Un asino col cappotto salutò la barca mentre passeggiava sul moletto, quello calpestatao dal Sei. La barca pensò che non aveva niente di meglio da fare, forse.
“Sei per nove cinquantaquattro!”
“Tu Fred hai mai pianto cinquantaquattro volte?” chiese la squadretta nautica al compasso nautico. Il mobile nautico si intromise “No, ma mi ricordo il Cinquantaquattro. Era un tram tremolante”
“Sei per dieci sessanta!”
E scoccò un’ora. In un campanile, suonarono le undici.

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