Le avventure delle nuvole/45

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45 Lo zucchero filato
Una volta un uomo aveva inventato i luna park, con l’unico motivo di mandarci sua figlia tutte le domeniche. E solo perché una volta aveva visto la luna piena, da lì gli venne in mente l’idea della ruota panoramica, anche se sinceramente poteva evitare.
“Di cosa stai parlando?”
Oh, scusate. Non mi sono presentato. Sono lo zucchero filato.
“Che curiosità!” esclamarono tutte le nuvole, a chilometri di distanza da lui.
“Beh, grazie” disse lui. “Vengo creato in maniera molto semplice, è grazie anche alla bacchetta, che dà modo alla agente di tenermi su. Anche se preferirei vivere cinque minuti in più rispetto a quanto vivo di solito, non mi lamento”
“Lo hai appena fatto” disse un Cumulonembo. “Adesso ti faccio piovere addosso. Vuoi che ti piova addosso, eh? EH? LO VUOI?”
“Calmati, caro” intervenne uno Strato.
“No che non mi calmo!” esclamò disperato il Cumulonembo. “È come se dicessi al mare calmati! Può succedere una cosa del genere?”
“No” rispose il mare. “Anzi, ora sì”
Il mare divenne calmo.
In ogni caso, la somiglianza fra lo zucchero filato e le nuvole era diventata innegabile. Un tizio, il signor M. Angio, uscì la testa fuori da un oblò dell’aereo chiamato Georgino per poterne mangiare anche solo un pezzo.
“Georgino” disse uno Strato. “Ti stanno aprendo gli oblò!”
“Miseriaccia!”
Si vergognò non poco. Era sempre un disonore, per un aereo, farsi aprire gli oblò. “Signor M. Angio! È sempre lei!”
“Non posso farci niente” rispose lui. “Dovevo pur verificare se la questione dello zucchero filato è vero oppure no!”
Tutti, di conseguenza, trattennero il respiro per conoscere quella verità.
“Ebbene, le nuvole sono fatte di cristalli di ghiaccio, e il ghiaccio è composto da acqua. In sostanza ho bevuto, non ho mangiato. Quindi, posso benissimo cambiare il mio nome da M. Angio a B. Evo”
“Non è una cosa che si può fare così facilmente” osservò un Cirro. “Altrimenti potrei mettermi a cambiare nome agli Altostrati e fargli passare la voglia che hanno di avere il sangue blu”
“Il cielo è blu sopra le nuvole, non dentro” obiettò Georgino. “Detto questo, quindi le nuvole si bevono?”
“Sì” rispose senza ombra di dubbio il signor B. Evo. “Posso anche alzare il gomito”
“Ehi! Mi ha colpito, signor lei!” esclamò una signora indignata. Poteva capitare, su un aereo, di colpire il proprio vicino di posto.
“Mi scusi”
Il signor B. Evo era imbarazzato. Le nuvole erano arrabbiate con lui.
“Non rimane che una cosa da fare” disse a un certo punto uno Strato. “Far bere lo zucchero filato agli esseri umani”
“Cosa?”
Un urlo fortissimo spaccò il muro del suono e arrivò persino a quelle altitudini.
“Oh no! Ci ha sentito!”
Un bastoncino di legno ricoperto di un’appiccicosa sostanza biancastra salì lentamente verso quella dimensione.
“Eccomi” si presentò. “Provate a dire un’altra volta quella sciocchezza, e io…”
“Non puoi farci niente con quel bastoncino solido!” esclamò il Cirro. “Noi siamo incorporei!”
Le nuvole si guardarono a vicenda.
“È vero” si ritrovò a dire un Cumulonembo. “Siamo incorporei, è il vantaggio di essere un ibrido fra solido e gassoso”
“Quindi adesso vi conviene essere bevute?” chiese lo zucchero filato gigante.
“Ehm… dobbiamo andare!”
Le nuvole fuggirono imbarazzate, ma il cielo tornò a essere sereno. Georgino proseguì la sua rotta senza altri intoppi.

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