Quel che un asparago avrebbe detto…/46

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46 … se ci fosse un risotto nascosto
“A quanto pare abbiamo uno muto come un pesce!” esclamò il pirata Barbaviola, puntandogli la sciabola sotto il mento. Faceva leggermente solletico, ma l’asparago era abituato a quel tipo di utensili: si facevano risotti su di lui, primi piatti senza arte né parte, ma che prevedevano il suo taglio a dadi sottilissimi, il che aveva portato l’asparago stesso, seppur lui non era stato mai cucinato in particolare, a sapere chi, cosa, come e con cui preparavano i piatti le persone. Con i coltelli, per l’appunto.
Non ditemi che non lo sapevate.
“Capitano! Facciamogli fare la camminata sulla tavola!” disse un sottoposto incapace di farsi gli affari suoi.
L’asparago mantenne sorprendentemente la calma e chiese “Come ti chiami? perché sei l servizio del numero Nove?”
“Io sono Barbaviola, come ha detto il narratore onnisciente di questa storia” annunciò lui, tutto fiero. “Siamo qui per bere la tua birra, e il numero nove ci dà nove dobloni a settimana, che, capirai da solo, è il numero più alto che esiste”
Ne esistevano infiniti numeri più alti del nove, ma l’asparago si concentrò su altro.
“Ti sembra che io abbia birra da dare via come se non fosse la mia?” chiese.
“Certo! Sei luppolo!” Esclamò il pirata, sbraitando senza un motivo particolare.
“Sono cosa? Non sono certo il volgare luppolo! Ma dove ti vengono! E poi mi hai detto che sono muto come un pesce… dovresti studiare meglio gli esseri viventi”
“Sai perché mi chiamano Barbaviola?” chiese il pirata, apparentemente cambiando argomento ma cominciando a sibilare. “Viola è il colore delle persone quando hanno a che fare con me. Tu sei verdognolo, quindi direi che ci siamo quasi. Adesso tira fuori questo luppolo, se non vuoi essere messo nella zuppa, come nelle vecchie storie, ci sono risotti nascosti sotto le isole. Sai, il mare è avaro di pesci e i miei uomini hanno sempre fame. Fame, sete e voglia di belle donne. Tu non sei una bella donna per cui il cerchio si restringe”
Si sentì un lieve profumo di risotto. Non aveva altra scelta che usare gli spigoli di cui era fornito, tagliare la corda e fuggire nuotando. Nonostante i pirati avessero un galeone, l’asparago era invertebrato, per cui, oltre a poter tagliare le corde, gli spigoli di cui era fornito erano anche ottimi timoni.
Giunse in una città ma ormai era braccato. Cominciò a correre.

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