Racconto a catena/18

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“Finito.”
La lasagna era finita.
“Adesso è il momento di andare a verificare il mio forte sospetto” dichiarò il Sei. Sua madre, che era il numero Tre, gli chiese “Che forte sospetto, tesoro mio?”
“Qualcuno ha rubato i carrelli e ha dato la colpa all’insegna dei surgelati, che tanto amavo e infatti era innocente”
“Sorpresa, Tre per Sei!”
Una voce spalancò la porta di casa. Madre e figlio sgranarono gli occhi.
“Il numero Quarantadue!”
“Esatto” disse quello, e si tolse il passamontagna. “E mi stupisce che tu abbia ripulito l’intera teglia di lasagne. Ne hai anche grattato il contenuto”
“E cosa dovevo fare, far rimanere i rimasugli a languire?” si difece il Sei. Il Tre annuì.
“Ha onorato la tavola” La tavola arrossì. Il Quarantadue tuttavia scosse la testa. “Guardate questa teglia. Sembra pulita, immacolata,. Non una singola parte è rimasta lì a testimoniare che ci sia mai stata una lasagna. Chi mi puòà dire che sia stata mangiata?”
“Io, ne sono testimone. Non mi posos nemmeno pèiù alzare”
“Già” disse l’altro “Ma il fatto è che, appunto, non ti puoi alzare. Non puoi dimostrare tuttavia che ciò che hai mangiato sia effettivamente quello che hai asserito essere, ossia una teglia di lasagne. Per quel che mi riguarda puoi anche avere mangiato un mattone”
Si avvicinò verso di lui e annusò il suo alito, che dpoveva sapere di terracotta.
“Sa di ragù e pomodoro” disse. “Questo è chiaramente un piatto di maccheroni”
“Senti, perché sei venuto qui? Ti potevo dare una porzione!”
“Calma, Tre” disse il Quarantadue. “Ti ho chiamato per pareggiare il conto. Ti ho visto, sai? Sei lì a chiedere e chiedere…ma io e te abbiamo dei conti col passato”
“Io sono un passato” commentò una molecola di passata di pomodoro, rimasta sopravvissuta sulla teglia e non vista da nessuno.
“Silenzio, tu” ribattè il ferro della teglia. “Se non ci fosse stato il Sei a rimpinzarsi, chissà che brutta fine avrei fatto”
Fece una pausa.
“C’era abbastanza caldo nel forno”

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