Quel che un asparago avrebbe detto…/47

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47 … se avesse avuto la polizia tra i piedi
L’asparago si nascose dietro un muro, ansimando. I pirati erano ancora per mare, ne era sicuro, perché avevano sentito odore di zuppa e si sapeva che i pirati cercavano innanzitutto quello, o comunque come aveva detto il pirata Barbaviola, i suoi uomini avevano sempre fame. Una volta in città, la polizia lo stava cercando ancora: ma perché quel risotto era così importante? Quali piedi aveva pestato, lui che era nato solo per venire fuori dalla terra e al massimo accoppiarsi con il riso? Perché lui, fra l’altro, fra tanti asparagi che esistevano al mondo? Era davvero così somigliante col luppolo, oppure c’era ben altro che gli sfuggiva?
“Bene, bene, bene… guarda qui chi si vede” esordì una voce fonda, buttando la sigaretta a terra.
Cappotto, cappello largo, panciotto e giacca e cravatta. Era lui. Mister Pera, detective privato, corrotto col male per fare del bene. O forse era il contrario.
“Mister Pera, che piacere” sibilò l’asparago, ancora pensando a Barbaviola e alla polizia, che corrotta stava aiutando quella ciurma. Forse stavano per sbarcare.
“Ti stanno cercando” sussurrò. “perché non vieni in macchina?”
Oltre il vicolo c’era un calesse.
“È vero che ha le ruote, ma definire macchina un calesse ce ne vuole” osservò sprezzante l’asparago.
“Beh, ottantacinque cavalli…”
Messer Pera mostrò all’amico ma anche nemico che in effetti a trainare quell’affare c’erano ottantacinque cavalli.
“Caspita!”
“Andiamo!”
Sfrecciarono lungo la città. Lamborghini e Ferrari al neon mandavano musica ad alto volume, mentre i cavalli, pur di sorpassare, defecavano tutt’attorno.
“Non permetterò che ti catturino, ho altri progetti per te. Tu hai mai sentito parlare di asparagi e pera? Si tratta di un risotto tipico”
“Oh, servirà lo scalogno” osservò l’altro.
“C’è, c’è. È pronto a darti tutte le informazioni non necessarie”
Tuttavia, due volanti tagliarono la strada ai cavalli, disperdendoli.
“Messer Pera! Riulascia questo malnato alla giustizia!”

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