Racconto a catena/21

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L’Islanda era, in quel periodo, una nazione in cima all’Europa, quella in cui vi erano i fiordi e alcune persone giravano col cappotto, altre senza. L’Europa in questione era composta da Germania, Gallia, Svezia, Olanda, e quant’altro.
Alcuni alieni discesero tramite la loro navicella in quel paese freddo, o tiepido. Non sapevano cosa li avrebbe aspettati.
“Zia Islanda! Che piacere ritrovarti!” esclamò uno di loro, per inciso Marcio, lanciando un sasso lontano. Un autoctono li vide e fuggì via, scandalizzato.
“La zia mi sembra abbastanza scocciata” notò Reginaldo. “Forse non voleva essere visitata? Eriberto, vedi un po’ te, che hai più orecchie di noi”
Eriberto, con santa pazienza, si mise ad ascoltare il terreno mettendosi faccia a terra. Era sdraiato, e un furgone ci passò sopra, con sommo scandalo degli alieni.
“Ehi, voi!” esclamarono in perfetto islandese. Sembravano dei ranger, o comunque dei tutori dell’ambiente. Gli alieni mossero le braccia credendo di fare paura, ma quelli discendevano dai vichinghi, non si scandalizzavano certo per delle quisquilie come quelle.
“Dici a noi? Hai un nostro amico sotto le ruote!”
I ranger lo videro: in effetti stava oltremodo soffrendo.
“Oh, scusate”
Gli islandesi tolsero la macchina dalla schiena del povero Eriberto e ricominciarono daccapo.
“Ehi, voi! Perché state violando l’area protetta?”
Diego, dall’alto delle sue due lauree in filosofia, nel senso che aveva ripetuto due volte la stessa facoltà, rispose con una massima che nessuno avrebbe più dimenticato:
“Oh, ma vedete per caso il colore viola? Mi pare di non star violando nessuno”
E così gli alieni salutarono la zia Islanda e tornarono al loro paese, ossia lo spazio.
I ranger si guardarono stupefatti: avevano appena visto degli alieni con molteplici occhi e molteplici braccia salutare la terra che stavano calpestando apostrofandola come “Zia” per poi allontanarsi, in congedo, per vivere chissà quali altre avventure.
“Nessuno ci crederà mai” disse l’uno all’altro, usando dei nomi pazzeschi da scrivere. Non potevano chiamarsi tutti Gianfranco?
“Nessuno ci crederà mai, ma io ti credo” rispose l’altro ranger, che non si chiamava Walker e non veniva dal Texas.
“Eh, certo, lo hai visto anche tu”
Tornarono alla base, che non era mai stata moltiplicata per l’altezza.

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