I cieli di Alkabeth/06

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

I Succhiatori cercarono di azzannare gli scalmi, ma Danya si concentrò e creò una bolla protettiva. I tre animali non avevano ancora arrecato danno alcuno.  

Per quanto si impegnassero, la bolla era anche incandescente, in quanto lei era la figlia dei Draghi, dunque ai Succhiatori non rimase altro che scottarsi. Tuttavia, attratti dall’odore di carne umana, non poterono far altro che attaccare, mossi da un istinto primordiale.  

“Sei grande, Danya” si complimentò Alexander, ora sicuro. Il cuore continuò a battere forte, ma, poco prima di giungere all’altra sponda, da sotto la chiglia comparve un’ombra che non avrebbe dovuto esserci.  

L’Oracolo spinse ancora con tutte le sue forze, ma un violento scossone capovolse la barca, bucandola dalla chiglia.  

Da quel buco spuntò la testa di un serpente. Il collo era dunque circondato dall’imbarcazione in legno, come un collare. Gli occhi erano rossi, lo stesso colore dell’ira. Il corpo non era visibile, ma i tre ragazzi erano concentrati sulla bocca, spalancata e sibilante. Un fetido odore di morte si mischiò con la salsedine.  

Danya ebbe un altro momento di consapevolezza: Alexander e Benjamin non avevano mai nuotato. Lei, invece, era capace, ma cercò di ignorare per il momento i forti movimenti che facevano loro, per tentare di stare a galla.  

I Succhiatori erano spariti. Danya non dovette chiedersi il motivo. Quel mostro aveva tutta l’aria di volersi godere un pranzetto con quei corpi in bella vista.  

Il serpente cercò di allungare il collo, ma la bolla stava ancora funzionando. L’Oracolo vide il muso allungato della creatura bruciare.  

Benjamin, alla sua sinistra, cercò di lanciare la spada di fuoco verso la creatura, riuscendo solo a ferirla.  

“Bravo, Benjamin” si disse. Avrebbero guadagnato un po’ di tempo. Danya cominciò a nuotare in loro direzione, così si mise sotto il corpo di Alexander e lo portò a riva. Il serpente, invece, si stava impegnando contro Benjamin, ma lui era protetto dalla bolla di fuoco.  

Danya era stanchissima. Tenerla attiva per tre persone era molto complicato, ma ormai era a terra.  

Fece un respiro profondo e si preparò a lanciare un’altra lingua di fuoco, aiutata da entrambi i palmi, ma la creatura si accasciò davanti ai loro occhi. Forse, pensò lei, la ferita causata dalla spada era diventata troppo profonda per sopportarla, dunque cadde inerme.  

La ragazza tornò dunque in acqua, con molta cautela. Poi, rendendosi conto che quel mostro stava riposando, forse per sempre, si tuffò con decisione e afferrò Benjamin allo stesso modo di come aveva recuperato Alexander, afferrata da dietro senza toccare mano alcuna.  

I due erano spaventatissimi, ma vivi. Erano riusciti a restare a galla, poiché quasi si toccava il fondale.  

“Miseriaccia! Che cos’era?” chiese Benjamin. Danya osservò il cadavere, prontamente catturato dai Succhiatori, che stavano banchettando in uno spettacolo orribile.  

Se non altro, si disse, avrebbero lasciato perdere loro, almeno per un po’. 

“Dev’essere un mostro che popola il mare” disse. “Non ho idea di come si chiami, ma se ci mettiamo in un luogo appartato possiamo asciugarci. Venite”  

Grazie alla forza del fuoco, le vesti tornarono asciutte. Benjamin aveva ancora gli occhi spalancati, e Alexander non aveva ancora detto nulla.  

“Se non avessi avuto la prontezza di lanciare quella spada sul collo del mostro, forse non ce l’avrei fatta. Sei stato bravissimo” si congratulò Danya.  

“La spada poteva anche non finire sul collo. Avevo punto agli occhi” spiegò Benjamin.  

“Già, ma possiamo adesso parlarne al passato. Credo che adesso dovremmo giungere a est” disse Danya.  

“Un momento! Non puoi!” esclamò Alexander, a voce forse un po’ troppo alta. Alcuni uccelli presero il volo infastiditi.  

“Cosa, non posso?”  

Stavamo morendo!” esclamò Alexander. “Papà e mamma non sono morti per niente!”  

Danya non capiva quel che l’altro stava dicendo.  

“Perché abbiamo preso la barca? Che cosa ci facciamo qui? Ma l’hai visto che mostro era? Io voglio tornare a casa!” 

“Alexander aveva gli occhi spalancati, stava incespicando sulle parole e tremava nonostante il calore dell’aria calda donatogli da Danya.  

“Era un mostro gigantesco e voi vi fate i complimenti a vicenda! Ma bravi! Volete anche che vi faccio delle uova?” 

“Sta’ calmo, Alexander figlio di David” ordinò imperiosa Danya, adesso offesa. “Come puoi aver notato, il serpente è morto, per merito di tuo fratello. I Succhiatori se ne stanno cibando e al momento non siamo inseguiti.” 

“Che mi dici sul fatto che non sappiamo dove siamo?” 

Danya divenne ancora più altera. “Ti ho donato la bussola. Ricordati sempre che uno dei nostri obiettivi è a nord” 

Fece una pausa.  

“Meglio ripararci, perché sta per piovere. Inoltre, dovremo cercare un riparo per la notte” 

Danya si sentiva stanca a indolenzita. Era incuriosita da quei due fratelli, così diversi eppure legati da un legame di sangue che lei non sapeva spiegarsi. Lei era la figlia dei Draghi, ma in effetti non aveva alcun ricordo di quando era piccola. Non era stata abbracciata, o le cose che si facevano con i bambini. Le era stato spiegato tutto, ogni più piccolo segreto sull’esistenza, su Alkabeth, su come Evenmoth aveva preso il potere e permesso alle creature oscure di abitare in quella terra incontaminata, dove le foglie secche erano piacevoli da calpestare.  

Sapeva anche che non aveva mai lavorato. Le era stata solamente donata la magia e un’intelligenza adatta a cavarsela nelle situazioni più disparate, in modo da essere pronta a guidare chi avrebbe recitato la preghiera. Infine, la preghiera non era stata davvero recitata e i due fratelli che avevano accettato in realtà non volevano neanche essere in quel luogo.  

Durante i loro passi incontrarono volpi e forse qualche daino aveva avvertito la loro presenza.  

“State a vedere” disse a un certo punto. Creò dalla mano una lancia di ferro incandescente, la tirò verso un punto incognito e un grugnito, subito, si elevò nell’aria.  

“Ho ucciso un cinghiale” annunciò contenta. “Sarà il nostro pasto” 

“Cinghiale con le patate?” chiese speranzoso Benjamin. Danya non rispose.  

Salirono ancora. C’era un sentiero pieno di frasche infide che si attorcigliavano alle caviglie. Schiere di pini a destra e a sinistra. A intervalli regolari, sembrava tornassero indietro, quando in realtà salivano solamente una curva.  

“Chissà se ci tocca poi scendere. È pericolosissimo.” disse Alexander, che chiudeva la piccola fila.  

Benjamin preferì non commentare le solite lamentele del fratello. Piuttosto si concentrò sul sole che calava, pian piano.  

“Eccoci” annunciò Danya, col fiatone. “Ho preferito andare a marce forzate per poter essere qui per la notte. Accendete subito il fuoco se voi prendete la legna” 

In quanto boscaioli, non fu difficile per i ragazzi scegliere i ceppi migliori. Tornarono e, una volta che l’Oracolo stese un braccio per appiccare il fuoco, poterono vedere meglio l’intero luogo.  

Era una grotta ad ampia volta, che sarebbe stata discretamente profonda se delle rocce non avessero occluso la maggior parte della strada. All’inizio della caverna si poteva notare quello che sembrava un altare molto antico, con su inciso un drago.  

“Questo posto” iniziò Danya “Si chiama Grotta dei Draghi. Ce ne sono tantissimi come questo su Alkabeth. È un vero peccato che i massi abbiano chiuso la strada, perché queste caverne si stendono sotto la terra per molte miglie. Si può dire, quasi, che comunichino. Io non ne ho idea, ma sotto terra ci sono creature ben più terribili dei serpenti di fiume e preferisco non disturbare nessuno” 

Un energico battito d’ali comunicò la presenza di pipistrelli.  

“Sarà meglio cuocere questo coso” disse Alexander.  

Mangiarono in silenzio. Dalla grotta provenivano sibili, sgocciolii e altri battiti di ali. Un piccolo rumore spaventò i fratelli, ma Danya spiegò che si trattava semplicemente di allocchi.  

“Il fatto è” riprese Danya “che questi luoghi, Alkabeth tutta, stanno soffrendo. Non dovrebbero esserci nient’altro che passerotti, ghiandaie, pini, volpi. Le creature come i Succhiatori non appartengono a questo mondo, per cui ciò che state vedendo si sta esaurendo, a causa dell’implacabile fame di questi incubi malvagi” 

“E noi che cosa possiamo farci?” chiese Alexander. “Questa marcia diventa pericolosa e faticosa ogni ora che passa. Questa è la nostra prima notte senza un tetto a ripararci. Abbiamo passato una giornata intera fuori dal villaggio, e ci staranno cercando” 

“Non credo che verranno fin qui, o perlomeno, con i cavalli non possono farlo” rispose Danya. “Poi, tutto è possibile. La mente umana è un labirinto intricato. Tanto per dirne una, non potevamo sapere che Acaz, un giorno, si sarebbe ribellato” 

“Come mai si è ribellato? Quanti anni ha?” chiese Benjamin.  

“Anni? Non è quantificabile. Tre vite d’uomo, penso… ma non è importante. Ha vissuto più di chiunque altro, anche se noi preferiamo dire che sia morto tanto, tanto tempo fa. È morto nel momento in cui si è venduto ai Demoni.” 

“Perché si è venduto ai Demoni?” chiese Alexander.  

“Vedi” rispose Danya, sospirando. “Lui aveva già deciso di rinunciare ai Draghi. Loro sono illuminati, e hanno sempre lasciato molta libertà al sovrano di Alkabeth, che per secoli si sono affidati a loro. Si può quasi dire che non abbiano mai, i Draghi, regnato per davvero, ma sono sempre stati un porto sicuro, un rifugio confortevole, una porta sulla quale bussare tutte le volte che si voleva, per chiedere un aiuto, un giudizio, consiglio, fortezza, scienza, intelletto, carità e tutto ciò che muove il mondo. I Draghi, tuttavia, ricevettero una brutta notizia. Acaz Stonewald non volle mai il loro sostegno. Infine ordinò loro di sparire. Si attennero agli ordini” 

I due fratelli si guardarono spaventati.  

“Come si fa a non volere l’intelletto e quello che hai detto?” chiese ancora Alexander.  

“Puoi chiederlo a lui stesso. Evenmoth significa Corrotto nella lingua dei Demoni, e loro sanno che Alkabeth non è loro. All’origine del mondo, quando i Draghi arrivarono in questo luogo, i Demoni erano cinque e sottomisero ciascuno una nazione. La loro guerra è terminata con la vittoria dei Demoni, e solo perché Evenmoth ha venduto la sua anima a loro” 

“Incredibile” commentò Benjamin.  

“È per questo motivo” proseguì Danya “che la preghiera termina… E i Draghi voleranno ancora sui cieli di Alkabeth. Bisogna rimarcare il bisogno di loro, che planano sulle nuvole, giocando col sole, rappresentandolo, là dove l’aurora accende i pini più alti dopo una lunga notte di neve” 

“Già” disse Benjamin. “Allora, c’è stato un tempo in cui i Draghi volavano?” 

“I Draghi volano, lo fanno per natura” rispose Danya. “Chiunque poteva chiamarli e farsi consigliare. Un consiglio di qualsiasi tipo era sempre ben accetto, e loro erano emozionati ogni qualvolta che li si convocava” 

“Fantastico” commentò Benjamin. Si immaginò camminare per le vie del suo villaggio a chiamarli ogni volta che lo desiderava, e accarezzare il loro dorso, che chissà com’era fatto. Sentire il loro respiro e annusare lo stesso odore che, forse, emanava Danya.  

Lei si incupì. “Perché mi stai annusando?” 

“Ehm… niente” fece il vago. Alexander strinse gli occhi. Stava per dire qualcosa ma un altro rumore aguzzò loro le orecchie.  

“Che succede?” chiese Danya. “Chi è là?” 

“Mi pareva di aver sentito delle voci. Una voce di ragazza. E una luce. Dunque eccomi qui” 

Un essere basso, verde, dalle orecchie a punta e dei pantaloni tenuti su da delle bretelle si presentò inchinandosi.  

“Venite, venite pure!” esclamò. “Vi devo fare vedere una cosa”  

I tre ragazzi si incuriosirono. Che cos’era? 

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