Racconto a catena/25

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“Magico”
Era quella la prima parola che veniva fuori dal papiro dopo tremila anni.
“Magico” ripeté il fiume. Il Nilo, uno dei fiumi più lunghi del mondo. Anzi, era stato sorpassato dal big match col Rio delle Amazzoni. “Non sai proprio che altro dire?”
Il papiro fece l’offeso.
“Mi apreva di aver visto degli alieni, l’altra sera” riprese. “Se non mi lasci finire di parlare… e poi, il faraone e il suo ciambellano hanno cominciato a discutore sui tutori della legge”
“Sì, certo” ripetè con sarcasmo il Nilo. “La legge.”
Fece una pausa. Fu una pausa molto lunga, in cui molti gabbiano cinguettaronoi, o provarono ad abbiare, talmente fu lunga. I turisti passeggiavano e si facevano il bagno lì dove una volta l’acqua era stata rossa, forse per una perdita di ruggine.
“Sai cosa significa per noi legge? Essere leggeri, oppure la lettura. Tu che libro stai leggendo, per adesso? Se mai ne hai aperto uno, intendo”
“Dire a un papiro di aprire un libro mi sembra un sacrilegio, proprio qui, dove è nata la scrittura su carta” si difese quello. “ma dopo che è stata chiusa la biblioteca di Alessandria, non credo che qualcuno abbia letto più”
“Oh, beh, ma non è stata chiusa. Sarà riaperta una volta trovato il vero erede di Alessandro Magno, e lo stiamo cercando tra gli Alessandri di tutto il mondo”
Il papiro si grattò la testa. Quale, tuttavia, poteva somigliare a quel guerriero macedone che aveva conquistato tutto e poi era morto, perché in effetti a nessuno piaceva governare?
Che cosa poteva fare, se non mandare un messaggio alla costellazione di Orione, e cercare l’Alessandro giusto? Scrisse, dunque, sperando che il suo testo potesse arrivare. Conosceva solo l’egiziano antico e, pur essendo conscio che l’unica parole di egiziano antico che conoscevano gli altri era Imhotep, che peraltro era un nome, provò a scrivere solo quello, riempiendo il foglio sessantaquattro volte.
Tuttavia, mi duole dire che quel messaggio fu intercettato. E fu intercettato da un varano, il quale riposava tranquillo dentro la sua teca.
Allungò la lingua e la afferrò. Lesse e tremò di paura.
Il suo padrone si chiamava Alessandro.

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