Racconto a catena/27

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Il continente nero non era poi così nero. La sabbia, le belle giornate, il caldo, il verde delle palme. Nessuna di quelle cose era nero.
Alessandro partì dunque per l’Egitto. Il varano gli aveva rivelato che cercavano proprio lui per riaprire una biblioteca sottoposta a un incendio tantissimi anni prima, e quindi atterò con dovizia.
Non lui, l’aereo che lo ebbe trasportato.
Scese e, indossando un cappello di paglia, cercò informazioni su coloro i quali avevano chiesto di lui. L’ufficio informazioni gettò oltremodo alcune urla che a lui non piacquero.
“E così la biblioteca è stata incendiata… interessante” commentò il ragazzo. “Io credevo che fosse stata chiusa per essere riaperta dal suo vero erede. Chissà chi me lo ha detto”
Parrot sgranò gli occhi, rivolto al varano. “Non glielo avevi detto tu?”
Il varano si guardò a destra e a sinistra. Era vero quel che dicevano, l’Egitto era davvero il paese dei balocchi. Zanzare in ogni dove, ma quando si smetteva di mangiare?
Alessandro, dunque, pensò bene di andare a chiedere ai papiri.
“Andiamo a chiedere ai papiri!” annunciò ai suoi due animali domestici.
“Allora? Che cosa devi dire a tua discolpa? Tu non gli hai mai detto niente e sta ragionando da solo?” chiese Parrot, sempre più agitato. Ma il varano era troppo concentrato sulle zanzare, e poi aveva visto un tafano. Insomma, era il suo paradiso. E dire che nemmeno voleva partire!
Alessandro, nonostante le sporcizie del pappagallo, andò a chiedere al primo papiro che capitava.
“Scusi, per il mare?”
“Vada a Sharm El Sheik” rispose quello. Il ragazzo però si dimenticò quello che doveva chiedere, dunque affittò una jeep e andò dritto, verso le piramidi. In Egitto, in quel periodo, le piramidi pascolavano liberamente, erano proprio il loro habitat naturale e le piramidi dell’America erano imitazioni. O perlomeno così aveva capito quando glielo avevano spiegato.
E dunque, arrivò. Una piramide. Due mummie mutanti.
Un papiro e il Nilo che, magico, stava diventando verde.

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