Racconto a catena/28

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Fatto stava che il Nilo era anche andato dal suo dottore per spiegargli il motivo per cui era diventato verde.
“Stavo giusto rispondendo al nuovo Alessandro” esordì, il Nilo, seduto sulla solita poltrona da psicologo “Quanto improvvisamente diventai verde. Non verde speranza, non verde invidia, ma di un verde che non riuscii mai a quantificare. Insomma, ero lì, pronta ad accogliere colui che avrebbe riaperto gli estintori…”
“Chiedo scusa” aveva chiesto lo psicologo a suo tempo. “Ma credevo che per riaprire la biblioteca di Alessandria ci volesse il suo vero erede”
“E io che ho detto? Ho detto proprio di riaprire gli estintori. Lei sa cosa vuol dire questo termine?”
Il dottore ci dovette riflettere su. In effetti, era vero. Bisognava in qualche modo giocare con i buontemponi, se non di voleva fare la fine di quell’edificio. E un incendio, che è la teoria più accreditata per la perdita di quella biblioteca, non ha forse bisogno degli estintori?
“Comprensibile, dire. Continua”
Allora il Nilo si mise a esondare, proprio in quella stanza, così piccola per il fiume più lungo del mondo e qualsiasi cosa che ho detto prima è stata smentita con questo rigo. Non è affatto un buco di trama.
“Sono diventato il risultato di una notte amorosa tra il blu e il giallo! Mi aiuti, maestà!”
Il dottore, specializzato in psicanalisi dei fiumi, si vide vestito di corona e scettro, e si compiacque, anche perché non poteva vantare ascendenze nobili. “Ti aiuterò, non ti preoccupare, ma non farmi annegare.”
Non farlo annegare. Era una bella sfida. L’avrebbe accolta con entusiasmo, anche se il ragazzo si chiamava Alessandro, non entusiasmo. In ogni caso la accolse e tornò sul suo letto ma non per dormire, per accoglierlo di nuovo e parlargli.
“Mio caro padrone di un varano e di un pappagallo” esordì, tutto contento. “Sono diventato verde perché sono orgoglioso di rivelarti il segreto della passione”
Alessandro deglutì.

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