I cieli di Alkabeth/08

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

“Qui c’è stato qualcuno” commentò ancora la terza ragazza. “Però… il fuoco è ancora vivo sotto il legno nero. Che sarà successo?” 

“I Succhiatori non arrivano fino a questa altezza. Inoltre, lasciano sempre qualche osso. Forse è stato un Satiro?” osservò la ragazza dai capelli biondi. 

“I Satiri suonano con il flauto e di rado attaccano gli uomini. Sarà successo una volta in secoli e secoli.” considerò la donna rossa. Sollevò una mano, che era poco visibile a causa della tunica. Il luogo si illuminò come se fosse giorno.  

“Non c’è traccia di sangue. I Mudditti trascinano via, a quanto ricordate, i cadaveri?” 

“Ma no, sono solo dei burloni, non mangiano umani. Secondo me l’abbiamo trovato, Eluveitia!” esclamò la donna bionda. La strega chiamata Eluveitia osservò le compagne. “Magari…” 

Avanzò all’interno della grotta, oltrepassarono le stalagmiti distruggendole con lo sguardo e giunsero davanti a una schiena di donna, poggiata su qualcosa che non potevano vedere.  

“Maledizione” commentò Eluveitia. “Smettetela di tossire, non riesco a pensare” 

“Ma se sei stata tu a distruggere la roccia! Non è ovvio che crea polvere?” si difesero le altre, ma le streghe poi osservarono la nuova figura.  

“Dobbiamo chiamarla. Temperanza, ci pensi tu?” chiese Eluveitia alla donna bionda.  

“D’accordo, va bene. Tu non vuoi mai parlare con nessuno, eh?”  

“Fa’ silenzio! Io… io non posso” farfugliò Eluveitia, lo sgurdo ovunque tranne che dalla ragazza rannicchiata.  

Temperanza si abbassò verso la donna e disse “Senti? Mi senti?” 

Danya si riscosse dai suoi molti pensieri, primo dei quali Alexander e Benjamin che stavano mangiando e bevendo assieme ai Folletti, ormai totalmente succubi del loro incantesimo. “Mi hai spaventata… chi sei?” 

“Mi chiamo Temperanza” rispose lei, in fretta. “Sono accompagnata dalle mie amiche Eluveitia e Prudence. Siamo Donne-Corvo, in cerca del tesoro dei Folletti” 

“L’avete trovato” disse lei. “Noi, invece, siamo caduti in trappola. Siamo in tre. Due ragazzi sono già caduti nella trappola dei Folletti” 

“Certo” disse lei. “Questo perché chi non appartiene alla nostra setta rimane per sempre intrappolato, a meno che qualcuna di noi non arrivi, mangi delle interiora di giumenta dopo averla sventrata e vi faccia uscire. Perché siete entrati in questo posto? I Folletti sono malefici. Non ditemi che avete cominciato a mangiare del loro cibo?” 

Danya sgranò gli occhi. “Che… che succederebbe altrimenti?” 

“Non fate sciocchezze” intervenne Prudence. “Non si smetterà mai più di mangiare. I Folletti puntano a quello. A forza di mangiare moriranno!” 

“Siete stati fortunatissimi, che noi siamo venuti. Da quanto tempo siete qui?” chiese Temperanza.  

“Qualche ora” disse Danya. “Non credo che abbiate giumente, tuttavia” 

“Sei stupida? Ti abbiamo detto che siammo donne-Corvo. Trovare una giumenta, a quest’ora della notte, è uno scherzo. Dormono tutte, no? Una di noi andrà a prenderla e portarla qui. Siamo disposte a mangiarne le interiora per salvarvi. Intravedo della forza spirituale in te. Chi sei?” 

Danya non era sicura di poter rivelare la loro identità. “Non te lo posso dire.” 

Decise infine di mantenere il riserbo. Anche loro avrebbero potuto essere malvagie: che fossero serve di Evenmoth o no, non occorreva fidarsi di tutti e in qualunque occasione.  

“Tu non appartieni ad Alkabeth. O forse sì. Da dove vieni?” insisté Temperanza. “Guarda che i tuoi amici moriranno prima dell’alba. Eluveitia è andata a prendere la giumenta, ma se non collabori potremmo anche cambiare idea.” 

“E… e cosa vorrete in cambio? Perché vi interessate a noi?” chiese spaventata l’Oracolo.  

“Vogliamo il tesoro. È normale, o non ti sembra? Cosa ti hanno detto i Folletti? Non è forse il desiderio di ogni essere umano? Ebbene, noi aneliamo il tesoro dei Folletti da sempre, per donarlo al grande dio Corvo, e avere dei vantaggi in vita. Ma, per farlo, dobbiamo togliere qualsiasi eventuale ostacolo. Voi vi siete addentrati dentro la caverna, e vi dobbiamo espellere. Altrimenti chiunque può prendere le monete e andarsene, no? Invece, noi vi togliamo da questo impiccio, se è vero come dici che siete stati catturati, ve ne andate sparendo e ognuno per la sua strada anche prima dell’alba. Pertanto, dimmi chi sei. Per caso appartieni alle Majare, come il Fiore d’Inverno?” 

Danya aveva già sentito il nome di quella setta. Erano le streghe peggiori che potessero calpestare il terreno di Alkabeth, possedevano poteri incredibili e sarebbe stato molto complicato superarle.  

Ci pensò su. Doveva fidarsi? E se fosse successo qualcos’altro di terribile? E se forse si stessero prendendo gioco di lei? Sentì, d’un tratto, una grande responsabilità. Poteva andare peggio di così? Si sentì in trappola. Portare Alexander e Benjamin dalla padella alla brace non era il suo compito, di qualsiasi cosa si fosse tratto il suo compito non era certamente quello. Anzi, doveva, era assolutamente obbligata a salvarli, per quanto poteva.  

“Devi sbrigarti” insisté Temperanza “altrimenti i tuoi amici moriranno!” 

“E va bene” si arrese Danya. “Fate il vostro incantesimo” 

“Non prima di aver trovato la giumenta” disse la donna-Corvo.  

“L’abbiamo trovata” aggiunse Eluveitia, utilizzando la voce del pensiero.  

L’animale era già morto, forse uccisa dalla strega, forse no. In ogni caso, era deceduta da poco tempo e forse l’incantesimo era ancora valido.  

Le tre donne, malvolentieri, si misero a sventrarla e a mangiarne le interiora, crude. Sangue e viscere si confusero sulle loro bocche, mentre a Prudence veniva da vomitare.  

Santi Turrisi!” esclamò infine Eluveitia, e Danya si sentì mancare l’appoggio sulla schiena, cadendo.  

“Scusa” ridacchiò Temperanza. “Dovevamo avvertirti” 

“Vado subito a chiamare i miei amici… grazie, grazie infinite!”  

L’Oracolo corse svoltando l’angolo, mentre le tre ragazze fissarono il punto ormai vuoto dove prima lei giaceva, sconfitta e abbandonata a se stessa.  

“Che strana ragazza” osservò Eluveitia. “Chi di voi sa nulla a suo riguardo?” 

“Non è di Alkabeth. Non ha voluto dire il suo nome, ma in lei si nasconde una forza non comune. Potrebbe davvero diventare una donna-Corvo” 

“Già” disse Prudence. “Tuttavia, avrebbe bisogno di altre due ragazze come lei, e al giorno d’oggi non ce ne sono più così tante. In effetti, siamo rimaste in poche, non tutte accettano la propria vocazione e il fatto che stanotte abbiamo trovato una Grotta dei Draghi che contiene il tesoro dei Folletti è una grande fortuna” 

“Molto grande” aggiunse Eluveitia. Infine, Danya tornò, trascinando gli altri due ragazzi, che non avevano più neanche la forza di dibattersi per tornare dentro.  

Senza dire una parola, le tre donne-Corvo si sostituirono a loro, ed entrarono nella grotta. Temperanza, tuttavia, bisbigliò qualcosa a Danya, la quale chiuse gli occhi rassegnata. Si udirono degli scoppi, delle urla e infine le tre donne tornarono fuori con in braccio tantissimo denaro.  

“È solo una parte, quella che invieremo al dio Corvo, che ci darà dei vantaggi in vita” annunciò festante Temperanza. “Allora mi hai ascoltata, sei rimasta!” 

“Sì” rispose l’Oracolo. “Sono rimasta” 

Non sapeva neanche se aveva fatto bene. I due ragazzi dormivano, e la notte proseguiva placida. Forse era anche la prima volta che sperimentavano lo stato di ebbrezza.  

“Dove andiamo?” chiese la donna bionda.  

“Eh?” chiesero all’unisono Prudence ed Eluveitia. “Come mai questa decisione? Non dobbiamo forse sacrificare quest’oro al dio?” 

“Sì… forse dopo. Nella strada possiamo accompagnare questi tre ragazzi, qualsiasi cosa debbano fare. Non è vero? Non hai forse bisogno del nostro aiuto?” 

Danya non sapeva cosa rispondere. Lei era figlia dei Draghi, ma non poteva certo rivelarlo in maniera così impudente. Fare la parte della ragazzina indifesa, tuttavia, le dava fastidio.  

“Sì, è così” rivelò. “Dobbiamo andare nella zona di Atelmas, dove in effetti ho una faccenda da sbrigare” 

“Atelmas… forse vuoi dire Adelmas?” ripeté Prudence. “Sei seria? Da qui?” 

Danya si maledisse. Perché i nomi non le entravano in testa? I Draghi avevano fatto forse un lavoro superficiale con lei? Ma no, si disse, il semplice motivo stava nel suo odio verso il ricordarsi nomi, luoghi e date.  

“Sì, sono seria, ho intenzione di andare nella contrada di Adelmas, perché affari mi aspettano” insisté. “Solo, non so come arrivarci” 

“Certo che non lo sai!” esclamò divertita Prudence. “E va bene, ti accompagneremo, perché evidentemente Temperanza ti ha preso in simpatia. Ma prima, dobbiamo depositare questo denaro al dio Corvo” 

“Perché non prenderlo tutto?” chiese l’Oracolo.  

“Non possiamo. Non vedi? Siamo tre e non riusciamo a caricare tutto quel peso. Purtroppo il restante sarà preda delle altre donne-Corvo. In ogni caso, i Folletti non tarderanno a riempire ancora quella grotta, in un cerchio che non si chiude mai” 

“Per voi non rimane nulla, dunque?” chiese ancora la ragazza.  

“Ti abbiamo detto che ci sono dei vantaggi” disse Temperanza. “Ad esempio, uno ne ho già trovato” 

Danya era perplessa quanto le altre ragazze. Cosa stava passando per la testa della donna-Corvo? Perché non rivelava tutto quanto? 

Con la vaga consapevolezza che non era l’unica a conservare dei segreti, andarono a dormire.  

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