La massa del sole/01

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“Ops”
Caddi per terra, in mezzo alla folla indifferente.
Ero inciampato nei miei stessi piedi oppure lo aveva fatto apposta. Solo in un secondo momento mi accorsi che c’era una scanalatura sul marciapiede.
Una piccola, invisibile scanalatura. Mi stupii dell’incuria, perché lasciare quel piccolo neo in una città altrimenti perfetta? Forse per ricordare a tutti noi che la perfezione non esiste e dobbiamo cercare sempre di essere migliori?
“Vuoi una mano a rialzarti?” chiese una vecchietta.
“No” risposi. La vecchia riprese “Be’, io una mano te la do lo stesso”
Prese un coltello e, tagliando e tagliando, la mano cadde. Mi sporcai ogni singolo indumento di sangue, ma adesso avevo proprio l’estremità raggrinzita di un arto. La vecchietta prese una mano di riserva e la avvitò come se non fosse successo niente, a parte un pesante tanfo di sangue.
“Grazie” digrignai i denti. Entrai allora nel bar lì vicino, tanto ce n’erano sempre. La città era talmente perfetta che un bagno lo donava sempre a tutti coloro che ne facevano richiesta.
Era pieno di gente. Chiesi dove fosse il bagno, ma il barista mi ricordò che doveva essere usufruito solo su consumazione.
“E va bene, mio amico villico” risposi, mettendola un po’ sul ridere. In quel periodo, tutto andava così bene che ci si poteva permettere di prendersi un po’ in giro, tanto quella benedetta vita sorrideva comunque. In ogni modo, scacciai quello strano pensiero secondo cui il barista avrebbe dovuto dare lo stesso il permesso del bagno in quanto ero sporco di sangue da capo a piedi.
“Dammi un bicchiere d’acqua e un cornetto alla marmellata” ordinai. Il barista scosse la testa: “Impossibile”
“Cosa non è possibile”
“Come si può avere un bicchiere d’acqua? Dovrei comandare questo elemento e assumere la forma di un bicchiere, ma non mi è possibile al momento. Dovrei fare un corso di magia, che non mi sovviene quale ente potrebbe offrire questo servizio. Per cui ecco un bicchiere vuoto, riempilo con quello che vuoi”
Lo riempii di sangue. Il cornetto, invece, mi arrivò solo di marmellata, circondato da una specie di formina.
“Questo è molto più semplice” spiegò il barista. “La marmellata la puoi mangiare anche con le dita”
Annuii. Era un budino flaccido profumato di fragola. Mi voltai a destra e a sinistra, in cerca di un tovagliolo. Erano tutti di carta, e non mi piacevano.
“Ma in questo bar non si cava un ragno dal buco!” esclamai. Poi qualcuno urlò. “Guardate questa tarantola!”
C’era una tarantola in una caffetteria: ma era normale? E non ero ancora andato in bagno per pulirmi un po’!
Decisi dunque di tornare a casa. Una tarantola nel caffè: di sicuro non avrebbe fatto splash, e neanche ragnatele. Mi misi davanti la finestra del balcone. La città in cui vivevo era la perfezione o qualcosa poteva anche andare male?

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