La massa del sole/07

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Non solo, proseguii imperterrito: “Un Koala vestito di Kevlar chiamò Kevin per andare a fare un giro in kayak”
La K annuì. “Allora sei pronto”
“Per fare cosa?”
“Hai intenzione di guardare un lago in eterno? Guarda che cadaveri dei nemici non passano, quello è il fiume”
Ed era vero. Se mi fossi aspettato di guardare un cadavere, avrei aspettato invano. O avrei aspettato sul divano, perlomeno. O avrei atteso Ivano sul divano, con i sacchi della spesa ancora da svuotare. Non so perché mi venne in mente, ma seppi che avevo comprato un knock out a buon prezzo.
“Dove andiamo?”
“In un posto. Monta”
“Cosa devo montare? Mi occorre una chiave inglese?”
Andai verso l’automobile, e in effetti nella cassetta degli attrezzi in dotazione a tutti i mezzi gommati vi era una chiave inglese.
“Hello, sir” disse. Non capivo una parola della lingua della perfida Albione, per cui ero abbastanza certo che mi avesse mandato a quel paese.
“No, che cosa dici?” chiese sconvolta la K. “Sarai anche bravo con le parole che iniziano con la mia lettera ma devi imparare tanto sull’astrofisica. Sai cos’è una dieresi?”
“Ma non è astrofisica, quella” feci notare. Notai anche che mi stavo confondendo da solo.
“Per ora, mio caro. Per ora. E adesso salta su”
Saltai sul posto.
“Ah, che diamine!” esclamò, poi mi portò di peso sulle sue spalle e partimmo verso lo spazio, senza alcuna preparazione, che di solito durava più di un anno, e senza neanche tuta spaziale con il casco, che davano solamente alla fine di ogni corso, test attitudinale e psicologico. Partimmo e mi sentii molto bene, quando attraversammo l’atmosfera. Non mi bruciai neanche, forse c’era lo sciopero degli incendi, in quel periodo, ma non lo seppi mai e neanche adesso so rispondere. Una cosa che so per certo era che in effetti attraversammo la Luna, la quale accanto aveva una specie di asteroide vestito da avvocato o da magistrato; poi vi era Marte, il dio della guerra. Infine, smisi di riconoscere i pianeti, ché non ne sapevo niente, visto che non ci sarei mai andato.
Infine la K disse “Sai perché non sei morto?”
“Perché sto respirando. La circolazione del sangue e dell’ossigeno sono le uniche cose che mi tengono in vita, poiché cuore e cervello pulsano grazie a questi impulsi”
“Esatto, ma perché, poi? Lo spazio non è sottovuoto? Dovresti star soffocando, per non parlare della pressione atmosferica che avrebbe dovuto ucciderti non appena raggiunti in diecimila metri”
“Quindi sono morto?”
Non capivo. Che cosa ne sarebbe stato di me? La vecchia mi aveva anche regalato la sua mano. Come potevo usarla se ero morto? L’avrebbero sepolta accanto a me?

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