La massa del sole/08

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E, infine, accadde: un’immagine nitida nella mia testa che mi ricordava che un giorno sarei rimasto all’interno di una bara, per sempre, con accanto una mano che non era la mia, che mi era stata data perché un giorno ero caduto su un marciapiede poco curato.
La K interruppe quel viaggio fantastico rispondendo con semplicità alla mia domanda, come se l’aspettasse, come se fosse stata concepita per rispondere proprio quel quesito, esattamente come la pagina quarantasei era stata concepita oltre i molteplici tentativi di imitazione.
“Ebbene” cominciò “Sta di fatto che la potenza delle K, in quanto tali, proteggono ogni suo ospite da qualsiasi avvenimento che potrebbe causare danno. Sbatti la testa contro uno dei miei molteplici spigoli, ti prego”
Non capii, sulle prime, se scherzava o diceva sul serio. Tuttavia, ascoltai il suo consiglio e diedi un colpo forte sullo spigolo. Non mi feci male alcuno, come atterrare su un cuscino.
“Bene, se la smetti di fare l’idiota siamo arrivati”
Eravamo giunti in un pianeta enorme, che ricordava tantissimo una mozzarella. Tonda, densa e difficile da attraversare.
Infine, la attraversammo. Mi sentii come coperto da un grosso piumone.
“Che succede?”
“Succede che non siamo riusciti ad atterrare bene e adesso siamo circondati dagli autoctoni” spiegò la mia lettera preferita.
Molte mozzarelle stavano brandendo manganelli e mattarelli. Mi chiesi che se ne facevano, dato che quei latticini non erano mai stati lavorati con quell’aggeggio.
“La razza dei Fenicotteri vi dà il malvenuto” annunciò uno di loro. Sulle prime mi spiazzai: perché chiamarsi fenicotteri? E soprattutto, che senso aveva il fatto di trovarmi su una K circondato da mozzarelle che si credevano fenicotteri?
“Malvenuto un paio di ciufoli” esordì la K. Non era il caso di scherzare, ma la mia accompagnatrice proseguì imperterrita con le provocazioni “Siamo qui per un motivo, ossia risolvere il problema vigente in questo luogo”
“Va bene, ma in cambio cosa volete?” ci venne chiesto.
“Una di voi dovrà venire col mio cliente sulla Terra”
“E finire dentro una pizza? Nossignore, il fatto è che siamo abituati al freddo e finire dentro un forno non rientra tra le dieci cose che desideriamo”
Fece una pausa.
“Forse neanche tra le undici”
Fece un’altra pausa.
“No, in realtà compare solo al numero cinquecentoottantanove e solo nella sezione dei desideri improbabili. Per cui, caro mio, vedete di sloggiare. I nostri problemi li risolviamo noi”
La K rifletté intensamente. Sentii, sotto di me, dei nervi che lavoravano. Prima di quell’evento non avevo idea di che rumore potessero fare.

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