I cieli di Alkabeth/10

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

Benjamin, che fino a quel momento si era ripreso dal sonno, capì in maniera molto vaga che dovevano seguire quella simpatica creatura. Vi erano donne che non aveva mai visto, e Danya era più pallida che mai. Rimase con la coperta addosso e seguì il resto della compagnia dentro il bosco.  

Gli alberi erano posti con ordine e simmetria. Man mano che scendevano, il dislivello rendeva difficoltoso il camminare. Furono costretti a tenersi per mano o prendere dei legnetti che avrebbero funto da bastone, pescati qua e là sul terreno. L’unico che non sembrava in difficoltà era Odoacre, il quale, a intervalli, controllava se vi fossero ancora tutti.  

Alexander vide un’ombra dietro un albero. Girò un’altra volta la testa e non vi era più.  

Tra i rumori degli animali e degli uccelli, si aggiunse anche il suono del flauto, che Alexander sulle prime gradiva, ma alla lunga lo trovò fastidioso. Odoacre salutò Alarico, Bernadetta e Teodorico, o almeno gli parve di sentire quei nomi prima di giungere in uno spiazzo pianeggiante, in cui trovarono diversi Satiri per terra ad ascoltare un discorso di un essere più grande di loro che aveva il dito puntato all’insù. 

“… L’anno 1052 fu funesto” stava dicendo. Poi si accorse dell’arrivo di Odoacre e disse “Ma di questo parleremo un’altra volta. Sta arrivando Odoacre!”  

“Già” rispose quest’ultimo. “Ho portato un triangolo amoroso che coinvolge un’assassina” 

Si udirono dei sospiri e delle urla scandalizzate. Il capo Satiro annuì, si grattò la barbetta e osservò Danya.  

“È lei l’assassina” 

“Esattamente” rispose Odoacre.  

“E dimmi, chi avrebbe ucciso?” 

“Uloric, mio sire” 

“Uloric… non è per caso quel vecchio che si è appropriato della caverna e che è in combutta con i Folletti del tesoro?” 

“No, a me ha detto che aspetta i Draghi…” disse Odoacre, ma il capo Satiro cominciò a discorrere “Ma sì, Uloric! Ha settantotto anni. Si è ritirato a vita eremitica dopo che la malattia ha portato via sua moglie e le sue due figlie. Si è appropriato della caverna e, anche se i Folletti lo hanno più volte chiamato, lui è riuscito a resistere alle loro lusinghe. Che cosa si affacciano loro di inutili pezzi di ferro, rimarrà un mistero per noi… ma in ogni caso. Lui magari ti avrà detto, caro il mio Flauto Dolce, che aspetta i Draghi, ma anche un bambino sa che i Draghi vanno chiamati solo tramite preghiera, e siccome la preghiera è stata suddivisa in quattro parti nessuno riuscirà mai a comporla tutta. RIcordiamoci che un quarto di questa appartiene a Evenmoth, signore di Alkabeth da quattrocento anni e oltre” 

Alexander sentì l’età di Evenmoth, altrimenti detto Acaz Stonewald, e impallidì. Allora, quanti anni doveva avere il Fiore d’Inverno? 

“Uloric può anche essere tuo amico, ma se questa ragazza lo ha ucciso forse ha solo fatto un favore al mondo” 

Odoacre incorse in un vago disappunto, ma nei suoi occhi si era un po’ spenta la determinazione che lo aveva accompagnato nella grotta.  

“Era un cialtrone. Un fanfarone. Un mentecatto. Un ciarlatano. Un inutile pezzo di fango che, peraltro, si nutriva delle bacche che diamo ai nostri figli. E che, allora non dobbiamo nutrire i nostri pargoli per dare da mangiare a lui? Pezzente che non è altro…” 

Danya si scoprì risollevata. Allora i Satiri non erano tutti pazzi! Tuttavia, quel capo continuava a insultare lo sconosciuto che adesso riposava e, seppur si trattasse di un equivoco, non era giusto sporcare la memoria di un uomo che, in tutti i casi, portava con sé molta sofferenza. 

“Avete ragione, Teodolindo l’Ocarina” ammise Teodorico “non avevo giudicato con lucidità” 

“Circa il matrimonio” disse Teodolindo “non mi pare sia affare dei Satiri. L’uomo, che compone uno dei tanti vertici del tuo tanto amato triangolo, non ha deciso di sposarsi. La ragazza che tu definisci assassina non ha intenzione di innamorarsi di alcuno e infine la donna-Corvo, pur sentendosi innamorata, preferisce al momento conoscere meglio il suddetto uomo. È tutto” 

Prese un’ocarina e cominciò a suonare una lunga melodia. Sembrava tecnicamente più abile di Teodorico, si produsse in molti virtuosismi e a un certo punto credettero di avere anche una controvoce.  

Dal canto suo Eluveitia pensò che i Satiri avessero ciascuno una sua verità, ma la fortuna era che il capo era venuto loro incontro sbrogliando una difficile situazione. Non era facile liberarsi della magia dei loro racconti, che sembravano così veri da poter essere davvero successi. In quel momento, invece, le parve naturale che Danya fosse stata coinvolta in un grosso inghippo e adesso aveva ricordi diversi. L’unica cosa che le venne in mente era persuadere tutto il gruppo ad allontanarsi da quelle creature.  

“Allora noi andiamo via” disse Prudence. “Ci aspetta il dio Corvo, se permettete” 

“Il dio Corvo…” disse Teodolindo. “Già. Ho amato una donna-Corvo. L’ho amata con tutte le forze. Eppure, lei non mi ha mai voluto. Andate, orsù.” 

Lentamente si allontanarono dalla zona, sotto gli occhi sospettosi di tutta la comunità. Durò lunghissimi attimi, fino a quando Teodolindo riprese il suo racconto riguardo l’anno 1052, che ormai era perso nelle radici del tempo.  

“Chissà com’è morto quell’uomo” disse Alexander.  

“Esattamente com’è morto Gerald, no?” rispose Benjamin. “Non ricordi? Lui era senza testa, mentre Gerald aveva un taglio alla gola” 

Alexander annuì. “Forse ci stanno cercando. Sono i soldati di Dried ad uccidere in questo modo. Non sapendo nulla, lo hanno ucciso e poi sepolto. Non sono lontani.” 

Le tre donne-Corvo ascoltarono quel dialogo. Dunque erano dei ricercati, e la donna li stava scortando fin nelle lontanissime terre di Adelmas, per motivi ancora ignoti. Tuttavia, era un indizio molto importante per comprendere il segreto tra i tre ragazzi.  

Il giorno proseguiva. Nè Alexander né Benjamin ebbero fame, in quanto sazi dai bagordi della notte prima, ma Danya fu nutrita di carne essiccata e di altri frutti di bosco trovati nei cespugli.  

“A piedi, non arriveremo ad Adelmas prima di un mese” disse Prudence. “Se poi dobbiamo tenere presente il nostro viaggio verso il dio Corvo, forse impiegheremo anche due, mesi. A piedi. Mangiando poco e inoltre esposti a tutti gli attacchi che queste terre offrono. Potremmo incontrare altri Satiri, o i Succhiatori, o anche la gente che vi sta rintracciando” 

Danya lo sapeva benissimo, ma non era affare di Prudence. L’antipatia che stava provando in quel momento era molto palpabile. 

“Nessuno vi ha chiesto di seguirci” replicò, fredda e distante. “Siete stati voi, a causa dei capricci di Temperanza, a unirvi a noi” 

Temperanza guardò un punto distante da loro. Intravide una figura dietro un albero, ma una volta tornato il suo sguardo su quel punto, non vi era più. Chissà di chi si trattava.  

“Eh, sì. È vero, avete ragione” ammise infine. “Alexander ti chiami, giusto? Mi farebbe piacere conoscerti”  

Benjamin guardò il fratello. Non era la prima volta che le donne si facevano avanti per chiedergli la medesima domanda. Per quanto ci provasse, Alexander non rispondeva in altro modo a parte, grazie, ma al momento preferiva badare ai suoi affari. Tuttavia, in quel frangente, doveva rispondere in un altro modo.  

“Sì, farebbe piacere anche a me” sorrise, accogliente. Cercò di ignorare Danya, la quale era impassibile. “Chi sono le donne-Corvo? Perché vi impegnate così tanto per offrire al dio Corvo quel denaro? Quali vantaggi vi ha promesso?” 

“Quante domande” ridacchiò Temperanza. “Perché non ci raccontate voi la vostra storia?” 

Benjamin fu costretto a riascoltare tutto il resoconto del viaggio. Le peripezie che negli ultimi due giorni gli erano capitare erano abbastanza per una vita intera. Gettò lo sguardo agli alberi. Il luogo dove stavano riposando era molto tranquillo, a parte forse un’ombra dietro gli alberi, che sparì non appena si accorse di essere osservata.  

Nel frattempo, Dried ricevette ancora una brutta notizia.  

Si accasciò sulla sua sedia, mentre i suoi soldati ripetevano a memoria quel che aveva detto loro Alboino l’Oboe Nero.  

“A quanto pare sono stati mangiati dai corvi la stessa notte in cui abbiamo interrogato Uloric, il vecchio matto della caverna. C’era una donna con loro, ma lei è fuggita con un altro Satiro e adesso vivono felici e contenti, nutrendosi di passeri”  

Dried fissò il soldato con scetticismo. “Questo è il tipico racconto di un Satiro. Ti posso assicurare che la prossima volta che lo interrogherai cambierà ancora versione. Tuttavia, in mezzo alle fesserie che dicono loro, c’è un fondo di verità. Assieme a Benjamin e Alexander c’è una ragazza. Ti sei fatto dire com’è fatta?” 

“Aveva il becco” rispose quello. Dried soffocò un riso.  

“D’accordo, d’accordo… e quanto ai corvi… beh, ammettiamo pure che siano stati trovati da delle donne-Corvo, perché in effetti non lontano da qui c’è la Caverna dei Draghi, un posto tipico dei Folletti” 

Conosceva molto bene quella setta. Erano solo donne il cervello era stato posseduto, e non c’era possibilità di recuperarle. Decise di andare a parlare con la madre dei ragazzi.  

“Ebbene?” le chiese, alla fine del racconto. “Sei una donna-Corvo che ha svestito i panni, vero?” 

“No affatto!” esclamò scandalizzata. “Io e David abbiamo solo imparato a leggere. Le Donne-Corvo qui al villaggio, fuori dalla stagione? Sei ammattito?” 

Aveva ragione, in un certo senso. Tuttavia, chi poteva dire quando e come quelle matte passavano da quei posti?  

“E allora che cosa pensi che debba fare? Aspettare altri due mesi e al momento della prossima fiera chiedere alla prima donna-Corvo che passa che cavolo fanno su alla Grotta?” 

“Fa’ come preferisci. Ancora attendo che mi uccidi” rispose Mary.  

“Il fatto è che non posso” rispose Dried. “Mi servi viva, finché non ritrovo quei due tuoi figli. Si sono prese fin troppe libertà, eppure non li troviamo. I boschi sono molto fitti. Ci sono i Satiri. Ci sono i Succhiatori e ho già perso tre dei miei uomini. Non mi resta che una cosa da fare” 

Non avrebbe mai voluto farlo, ma non gli restava altra scelta, altrimenti sarebbe stato spogliato dei suoi poteri e, con ogni probabilità, tagliata anche la mano destra. Così decise di usarla per altri scopi.  

Si chiuse nel suo studio e, chiedendo di non essere disturbato a meno che non si fossero presi i due fuggiaschi, prese penna e calamaio e provò a scrivere. Per quel che ne sapeva, era capace, ma doveva stare attento alle doppie lettere.  

Egreggio Ardàlion, mio Capitano,  

sono qui a dovervi dire una cosa molto importante. Ho perso due boscaglioli, pertanto chieddo di estendere un mandato di catura per tutta la provincia di Escargot. Che tuti i miei commilittoni sapiano di cercare quei due fugiaschi. 

In fede, 

Dried 

Capo della guarnigione di Azachele 

“Un dispaccio urgente per il Capitano” ordinò a un sottoposto, il quale prese la carta arrotolata col sigillo, montò a cavallo e andò verso l’ignoto. 

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