La massa del sole/10

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Era un assolato pomeriggio primaverile. Pino il Lavandino decise, proprio quel momento, di prendere coraggio e cominciare a sgocciolare.
“Tanto, non dovrei dare fastidio a nessuno: voglio dire, il rumore è così minimo che non mi si sente!”
Così, cominciò ad aprirsi leggermente e, una giocicolina dopo l’altra, l’acqua prese a scorrere facendo un rumore sordo dentro il lavello.
A un certo punto, dopo quella che parve un’ora, erano già venute fuori diverse gocce, forse milleottocento, forse qualcuna in più, forse anche duemila e venti in più.
“Senti!” comandò un uomo alto poggiato a un bastone.
“Che succede?” chiese il lavandino. Davanti a lui c’era questo umano, vestito di una tunica verde, barbuto, dall’aria parecchio stanca. Aveva dunque un barbone incolto dove era sicuro che ci fossero dei rubinetti attaccati. Che li avesse mangiati? Li aveva trovati di suo gusto?
“C’è un problema che tu devi risolvere! Mettiti in piedi e andiamo!”
Era con una strana urgenza che il tizio lo aveva detto. Il lavandino, però, si mise a ridacchiare. Altre goccioline caddero inavvertite dal rubinetto.
“E cosa posso fare io, che non ho nessun potere particolare?” chiese lui. L’uomo ammantato prese da una delle tasche un bigliettino e lesse “Beh, qua c’è scritto contatta Lavandino. Sei tu, no? Andiamo!”
Allungò il bastone e toccò il povero oggetto, in modo da creare uno strano fenomeno, ovvero il rendere tutto scuro e capitare proprio in mezzo a un binario sperduto in una landa desolata, piena di quelli che avrebbero voluto essere campi ma in realtà erano solo pannocchie.
Emanavano un certo odore di pop corn. Il sole era molto caldo in quella zona, o forse era solo estate.
“Il sole è molto caldo in questo punto” disse il tizio in verde, che ancora non si era capito quanto fosse mago o forse solo un ubriacone che aveva rubato una tovaglia da poker e se l’era messa addosso. “Sai cosa fare”
Il lavandino sapeva cosa fare, ovvero dare acqua. “Come faccio a irrigare tale campo?”
“Non ho mai parlato di innaffiare le pannocchie, che schifo” rispose inorridito il mago ubriaco. “Devi dare da bere al binario. Anche se non so quanto sarà utile, perché finché sarà vivo il Grande Mago Solitario ne abbiamo tempo”
Avevano tempo, loro? Il lavandino doveva pur lavare i piatti di casa sua. I binari avevano davvero sete?

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