I cieli di Alkabeth/11

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

Mentre Dried prendeva quella sofferta decisione, Alexander e Benjamin proseguirono il cammino con le donne-Corvo e Danya. Non videro altro che boschi, sentieri larghi e stretti, e un’ombra dietro ogni albero che guardavano.  

“È proprio quello che vogliono, che ci guardano” disse a un certo punto Alexander. Benjamin annuì.  

Stacci attento” 

Il fratello minore aveva timore, più che altro, di non terminare mai quella strada. Le donne avevano affermato che il luogo dove dovevano recarsi aveva bisogno, per essere raggiunto, di un cavallo ciascuno, ma il paese più vicino si chiamava Colletta ed era ancora distante.  

Alexander prese la bussola. Stavano dirigendosi a est. Il Nord sembrava molto lontano. Il luogo dove abitava Evenmoth, nella sua statura l’immortale re di Alkabeth.  

Quattrocento anni vissuti. I suoi genitori non erano arrivati nemmeno a quaranta. Infine, Eluveitia sbraitò.  

“Sono stufa di questa ombra!” urlò, puntando un braccio verso il vuoto. “Fatti vedere!” 

Non ci fu risposta alcuna.  

“Forse si tratta di un fantasma” disse Danya. “Su, proseguiamo il cammino” 

Proseguirono. Altri alberi, altre frasche, altre pause. Nessuno di loro aveva voglia di discutere, ma il clima che stava scendendo fra loro era sempre più nervoso, accentuato dalle continue apparizioni di quello che ormai era uno spirito.  

“Comunque ha ragione Eluveitia” rispose Prudence. “Siamo stanche di questa ombra” 

“Non so fare miracoli. Ve la prendete con me per ogni cosa, ma non sono il vostro capro espiatorio” rispose stizzita l’Oracolo.  

Era stanca di essere osservata e additata. Le era parso di sentire anche qualche borbottio, come se fosse lei a indicare la strada alle altre, come se avesse costretto le donne-Corvo a venire con lei e che stesse appositamente allungando la strada per puro piacere personale.  

Avrebbe tanto voluto malmenarle o cospargerle col fuoco, ma non poteva, per gli stessi motivi che aveva spiegato a Odoacre. Non era tenuta a fare del male se non per legittima difesa. In caso contrario, sarebbe stata colpita da un fulmine. Inoltre, saper sopportare era considerata una qualità dai Draghi. 

“Un Oracolo non si vanta, non mette in giro maldicenze, non si altera, tutto spera e tutto sopporta” aveva detto uno di loro. Le parve bellissimo in quel momento, ma una volta messo in pratica nel mondo reale, constatò che era impossibile.  

Infine, una voce.  

Voglio venire con voi”  

Era glaciale. Ciascun membro della compagnia sentì freddo fin dentro le ossa. Benjamin rabbrividì.  

Mi fate venire con voi?”  

Se possibile, la seconda frase era anche più gelide della prima. Lo spirito era vicino.  

“È un fantasma” dichiarò Prudence. “Non dobbiamo ascoltarlo” 

“Proprio qui, in queste terre?” chiese Alexander.  

“Sì, proprio qui, in queste terre” rispose paziente Danya. “Ti stupisci di questo, e non dei Satiri che sposano a casaccio le persone oppure le condannano a morte?” 

Alexander capì l’antifona. Danya sembrava seccata, ma non con lui, ma da tutta la situazione. Ebbe l’impressione che se lui avesse avuto facoltà di esonerarla dall’incarico di Oracolo, in quel momento avrebbe accettato volentieri.  

“Dicci chi sei, prima di tutto!” esclamò Prudence.  

Mi sento tanto solo” spiegò lo spettro. Ogni lettera, ogni parola pronunciata, era una stilettata congelata al cuore. Alexander accusò un dolore al petto inspiegabile.  

Mi hanno ucciso, e non so nemmeno perché. Vi prometto che non disturbo!” 

Danya si mosse a compassione. Ricordava che una volta i Draghi le avevano detto che avrebbe potuto incontrare dei fantasmi, su Alkabeth. Erano persone, persone vere, che avevano calpestato la loro terra beata, in cui erano nate e cresciute. Eppure la crudeltà di Evenmoth le ha costrette a rimanere senza sperare nella beatitudine, poiché le morti improvvise e violente non vi erano prima dell’esilio.  

In quel momento, d’altra parte, vi erano. Lo spettro in questione era un bambino. Si rivelò: era bianco e trasparente. Poggiava una mano contro un albero e sorrideva. Una macchia scura sul suo petto comunicava una morte violenta.  

Mi fate venire con voi?” 

Il tono di voce era supplichevole, in mezzo al freddo delle sue parole si percepiva tanta crudeltà e disperazione. Ora che guardava meglio, Danya notò anche una cicatrice che gli oltrepassava l’occhio.  

“Come… sei morto?” chiese la ragazza.  

Sono stato sbranato da un Succhiatore” rivelò il ragazzino. “Ero andato a prendere la palla. Stavo giocando a palla con mio papà. Un Succhiatore mi ha visto e mi ha mangiato. Spero per lui che sia stato buono da mangiare” 

Quelle parole caddero come un macigno sul gruppo. Sia le donne-Corvo che i ragazzi lo vollero assieme a loro nel viaggio. Tuttavia, il ragazzo sorrideva, mentre Danya non riusciva a trattenere le lacrime.  

Grazie per avermelo chiesto, comunque” disse infine. D’un tratto, la voce risultò essere calda, un balsamo per la loro anima.  

Non occorre più che vi accompagni. Adesso so che l’Oracolo è tra noi. Fate in modo di non dimenticare mai come sono morto.” 

Il bambino sparì, non prima di aver echeggiato un grazie che si disperse nell’aria per molti attimi.  

“Non lo dimenticherò mai” disse con voce spezzata la ragazza. Decise di cedere e pianse. Pianse per molto tempo, accasciandosi per terra, in mezzo al sentiero e in bella vista.  

Fu Alexander ad abbracciarla.  

“Danya” sussurrò, mentre lei proruppe disperata. “Ci hai salvato dalla disperazione. Adesso che ti conosco meglio, non voglio farmi accompagnare da nessuno, a parte te. I miei genitori riposano, grazie a te. E noi non disperiamo perché ci sei tu. Sei la migliore” 

“La migliore…” borbottò Danya. “Non ce la faccio, è troppo difficile. La gente muore, Alexander! E queste cornacchie mi odiano!” 

“Non è affatto vero!” esclamò scandalizzata Temperanza. “Così sei l’Oracolo? La creatura leggendaria, il messaggero dei Draghi? Vuol dire che…” la verità la investì tutta intera. “Alexander ha recitato la preghiera?” 

“I Draghi stanno per tornare” dissero Eluveitia e Prudence. “Caspita…” 

“Credevamo fosse un mito, che Evenmoth fosse sempre stato re da quando è nato questo mondo” ammise Temperanza. “Invece la leggenda ha preso carne. Certo, potevano scegliere una ragazza più risoluta” ridacchiò. Danya la squadrò carica di astio.  

“Non capite niente. Non mi stupisco, da gente che paga una statuetta per farsi dare dei vantaggi.” sbeffeggiò Danya, rialzandosi e asciugandosi le lacrime. “Sono il maledettissimo Oracolo, io, e farò tornare i Draghi, che vi piaccia o no!” 

“Non te lo impedisce nessuno” rispose Eluveitia. “Ma ti prego di non insultare il nostro credo, grazie.” 

Il semplice fatto che Eluveitia aveva guardato dritto negli occhi Danya voleva dire pericolo imminente. L’Oracolo annuì e porse loro la mano.  

“Scusatemi” chiese Danya, arricciando le labbra. “Collaboriamo, allora? Devo andare ad Adelmas per recuperare una parte della preghiera.” 

“D’accordo, d’accordo” disse Temperanza. “Adesso abbiamo un motivo in più per aiutarti. La nostra setta religiosa è guardata con aria di sufficienza dalla gente di Alkabeth, Magari i Draghi accetteranno la nostra scelta”  

Strinsero dunque un patto, alla presenza dei due fratelli. “Destinazione Colletta?” 

“Oh, sicuro” rispose l’Oracolo. “Non ho dimenticato che Benjamin ha perso la spada che gli ho donato, per uccidere il demone acquatico” 

“Cosa? Avete ucciso una Biddrina?” esclamò Prudence. “Non è possibile!” 

“Beh, hanno con loro l’Oracolo” fece notare Temperanza.  

“Sì, Danya mi ha dato una spada di fuoco e non capisco perché non me la vuole dare di nuovo” spiegò Benjamin, ma l’Oracolo fece un cenno con la mano, facendo capire che la discussione era finita.  

“Penso sia meglio cominciare il tuo addestramento con una spada più comune da maneggiare” rivelò infine. Temperanza soppesò le movenze e la grazia con cui Danya parlava. Sembrava avere una nuova consapevolezza, era in senso lato diversa rispetto a qualche ora prima. L’incontro col bambino morto doveva averla scossa e spinta a dare il meglio di se stessa nel compito che i Draghi le avevano affidato. In ogni caso non aveva potuto non notare il modo in cui Alexander l’aveva abbracciata e, se erano quelle le premesse, poteva pensare a un modo per separarli o comunque fare in modo di conquistare la simpatia del ragazzo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...