Il mio compagno di banco

Il mio compagno di banco.

Camminava e tutti lo osservavano invidiosi. Sembrava non avesse difetti, alto, freddo, distaccato.
Nessuno l’avrebbe mai punito, lo sapevano tutti.
Si sedette dondolandosi sulla sedia. Poggiò i piedi sul banco.
Il professore di chimica, impaurito, fece la sua lezione, ma non staccava mai gli occhi da lui. Faceva esplodere provette su provette e prendeva voti altissimi. Un giorno capitò che, non si capiva come, aumentò le teste della rana che dovevamo studiare.
Sembrava completamente disinteressato, e nessuno gli diceva nulla.
La professoressa di arte sudava, anche, nel giorno in cui passò accanto a lui a consegnargli il compito.
“Nove?” chiese divertito. “Nove, professoressa? Ero convinto di aver fatto un compito da dieci”
“Sì… hai ragione, scusa”
E, in maniera del tutto inedita, corresse il voto sul compito davanti a una classe allibita.
Io controllai le risposte che aveva dato, ma non ce n’era una giusta. Alla risposta multipla aveva disegnato un fiorellino.
Anche nello sport primeggiava, anche se odiava sporcarsi la tuta. Aveva da ridire su tutto, e presenziava ogni giorno. Interrogato, sparava risposte a casaccio.
“Dimmi la data…”
“Termosifone, vecchio mio”
“Perfetto, dieci”
Ogni giorno era una scoperta. Era talmente inetto che ad informatica usava solamente un vecchio Game Boy.
“Sono stufo!” esclamai a mia madre, gettando la cartella per terra.
“Che hai?”
“Quello lì! Ha preso un altro dieci! In matematica ha cerchiato la X con su scritto “Eccola”, perché la consegna era quella di trovare la X! E ha preso dieci! Mi sta mandando ai pazzi!”
“Figlio mio” disse lei “Ma non sarà mica… lui?”
Deglutii. “Sì”
“E allora dovresti saperlo, e accettare la situazione. Viene da fuori, non possiamo pretendere che si ambienti subito”
“Mamma” ribattei. “Ma se viene da Saturno non è colpa di nessuno! Non capisco perché questo trattamento di favore per un extraterrestre”
“Tesoro, vuoi davvero una navicella spaziale enorme sulle nostre teste?”
Effettivamente, no che non la volevo.
Peccato che dopo si scoprì che su Saturno erano davvero pacifici e avevano espulso il mio compagno perché insopportabile.

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