Pensione.

PENSIONE

Pioveva.
Roborfio e Gianni si ritrovarono spiazzati e senza ombrello.
“Siamo spiazzati e senza ombrello!” esclamò il primo. “Che cosa possiamo fare?”
“E io che ne so!”
Si guardarono e nel frattempo il cielo continuava a far scorrere acqua su acqua.
“Guarda! Lì c’è una pensione!” Roborfio indicò un edificio, che sembrava uno qualsiasi.
All’entrata trovarono una grande sala con su scritto in neon “Hall”.
“Al” lesse Gianni. “Non sono le caramelline?”
Il suo amico stava per rispondere ma il portiere si sovrappose su di loro e batté le mani entusiasta.
“Benvenuti alla Pensione! Abbiamo televisione, Wi-Fi, pasti tre volte al giorno e forse anche i letti!”
I due si scambiarono uno sguardo allibito.
“Io so trasformarmi in un vampiro, all’occorrenza” proseguì il portiere. Batté di nuovo le mani e allungò la sua altezza, assunse un colorito bianchissimo e due canini si esposero impunemente oltre le labbra.
“Volete una stanza?”
Roborfio annuì. “Sì, perché fuori piove”
“Oh” disse il portiere. “E allora vi serve un ombrello! Fabiana?”
Quella che sembrava una ragazza dello staff alzò il capo e dai capelli spuntò un ombrello bianco.
“Vedete? Abbiamo tutto. Fabiana vi accompagnerà nella vostra stanza, vediamo…” cercò tra le chiavi a forma di osso “Oh, sì! Camera 1044!”
“Avete un sacco di stanze” osservò Gianni. Fabiana sogghignò e guardò complice il portiere.
“Un sacco di stanze… o una stanza a forma di sacco?”
Con quella frase sibillina, presero l’ascensore, che come sottofondo presentò il fastidiosissimo rumore di unghie che strisciavano sulla lavagna.
“Questo rumore è fastidiosissimo!” esclamò Roborfio.
“Ma io ho l’ombrello bianco nei capelli. Lo preferisci blu?” chiese Fabiana.
“Cosa c’entra?”
L’ascensore arrivò chissà dove. Ormai non si era certi più di niente.
“Roborfio?”
“Sì, Gianni?”
“Sbaglio o quell’inserviente ha i peli?”
Era vero. C’era un tizio che trasportava un carrello pieno di colazioni in camera che era parecchio peloso e ululava.
“Sì, lui è Fabrizio” spiegò Fabiana. “Non chiamatelo lupo mannaro, è solo un uomo mannaro.”
“Nel senso che…”
“Ad ogni luna piena si trasforma in un essere umano bipede”
I due ragazzi si guardarono. Che notte sarebbe stata?

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