La massa del sole/16

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“Ti do il permesso di cercare questa dannata mozzarella, per tutti i diavoli”
Il missile non capì perché stesse parlando in quel modo, ma si divertì alquanto e, chinato il capo, prese a partire, senza il classico countdown ma dimenticando anche di chiedere il permesso alla torre di sorveglianza, meno che mai a Houston, ossia quella base che ha sempre problemi che nessuno risolve perché erano di geometria e nessuno sa risolvere i problemi di geometria, quelli delle medie poi erano, in quel periodo, il non plus ultra delle difficoltà. Chiaro che poi ci facevano film che vincevano forse un David di Donatello, o un premio simile.
L’Apolo Qualcosa partì dunque, e la prima fermata, si sapeva, era la Luna.
“Scusa Luna” esordì quello “sei per caso una mozzarella?”
La Luna, essendo l’unico satellite naturale della Terra, era alquanto gelosa della sua posizione. Si scandalizzò “E va bene, vuoi proprio saperlo? Non sarai mai capace di fare le maree come faccio io! Eco”
“Ma nessuno te lo ha chiesto” si difese lo shuttle. “Ti stavo solo dicendo se sei una mozzarella”
“Ah, certo!” esclamò lei, inorridita. “Mi hanno dato dell’argento, mi hanno trovato l’acqua dentro, mi hanno paragonato a un pezzo di formaggio, ma adesso sono scaduta persino a mozzarella! inaudito, avrai notizie dal mio avvocato, ora stesso!”
“Ah sì? E chi sarebbe?” chiese il missile, con vago sarcasmo.
“Vieni avanti!”
Sopraggiunse un meteorite, che aveva in mano una cintura.
“Chiamato?”
“Sì, costui mi dà della mozzarella!”
C’era da dire che la Luna era alquanto isterica. Aveva anche puntato il dito contro il povero Apollo, come se si fosse in un vecchio programma dato sul primo canale italiano.
“Buona, no? Possiamo farne una pizza” rispose quello, grattandosi il mento con la cintura.
“Scusi” esordì Apollo “ma come mai ha una cintura in mano?”
“Vengo per l’appunto dalla cintura di asteroidi che separa Marte dal resto dell’universo. Perché pensavi che ci chiamassimo cinture?”
“Ah”
Una balla di fieno passò di lì, senza colpo ferire.

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