Una notte con Casanova.

Una notte con Casanova.
“Forse ci rivedremo la prossima notte”
Sparì la gondola, trascinando con sé l’uomo. Clara rimase ancora un poco affacciata sul terrazzo, col cuore che ancora esplodeva nel petto.
La luna le era testimone. Mai, in sua memoria, aveva mai udito tali gesta, tale fascino.
L’imbarcazione si allontanava, ma lei aveva ancora su di sé il suo dolce profumo di primavera. E come la primavera, era giunto alla festa improvviso e, seguendolo, si erano attratti in un languido gioco di maschere, sguardi e parole al miele.
Il suo bacio, lo sguardo complice di chi promette una prossima notte che non sarebbe mai venuta.
Ma a Clara non importava. Stringeva su di sé i leggeri abiti di quella calda notte. Una sola, e forse mai più.
Oh, l’avrebbe raccontato alle amiche, al prossimo tè. Loro si sarebbero scambiati sguardi increduli e avrebbero riso mettendosi il dorso della mano sulla bocca. Ma lei, sì, lei aveva avuto Casanova sul suo letto.
Ormai il Canal Grande era tornato silenzioso, attendeva solo il nuovo giorno. Clara era ancora lì, a osservare le ultime luci spegnersi.
Le sue mani, che avevano stretto le sue, ancora aggrappate alla balaustra del suo stesso terrazzo. Dietro di lei, dolci ricordi si assommavano. E chi avrebbe dormito, quella notte?
Il grande amante era passato anche da quelle stanze, e le aveva promesso che sarebbe ritornato. Non era da tutte.
O lo diceva a tutte, ma non importava. Quelle labbra, quella voce, per una volta si erano rivolte a lei, e lei ne avrebbe fatto tesoro.
Passò un giorno, e poi la luna fece ancora capolino.
Ancora, vestita del suo abito migliore, diede ordine alle sue serve di non disturbarla nella sua stanza. Avrebbe provveduto lei al vestimento notturno, e si sarebbe coricata molto presto.
E col suo abito migliore si sarebbe affacciata alla finestra, e chissà, magari il suo caro Giacomo si sarebbe arrampicato ancora una volta.
Ancora una volta.
Un’altra notte ancora.

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