I cieli di Alkabeth/14

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

“Fate attenzione” consigliò Prudence “le Majare sono streghe veggenti. Volete conoscere il vostro futuro? Lo volete davvero?” 

“Io mi chiamo Benjamin, e sono il fratello minore di Alexander, che hai davanti. Stiamo solo cercando di recarsi ad Adelmas, e Colletta è un ottimo posto dove comprare un cavallo” spiegò Benjamin. “Tu sai dove possiamo trovare qualcuno che li vende?” 

Agatha osservò il ragazzo. Era curiosa, di sicuro la confidenza che si era preso non era comune, tra la gente, meno che mai in un momento di sospetto come quello. Gli uomini erano ottimi solo a tradire. Benjamin non faceva eccezione. 

“C’è un torneo a Cappaderal” disse Agatha. “In te, comunque, posso ben dire che non vi è futuro. Tra un anno a questo stesso giorno vedo nero, in te. Tra due, anche. Tra cinque, nero come la notte senza luna.” 

Bevve dalla sua tazza. Alexander ebbe i brividi. Calò un silenzio agghiacciante.  

Entro un anno suo fratello sarebbe morto, sepolto sotto terra, a fare compagnia ai suoi genitori. deglutì, non poteva perderlo, non anche lui. Si impose di cambiare atteggiamento ed essere molto più protettivo nei suoi confronti. Non un ago avrebbe dovuto scalfirlo.  

“Siete pazzi se volete arrivare ad Adelmas con un cavallo” proseguì Agatha. “Tuttavia, non sono affari miei. E con le donne-Corvo non parlo” 

Le tre donne si infuriarono. Avrebbero tanto voluto alzarsi, ma quella donna aveva delle informazioni preziose.  

“Dove si trova Cappaderal?” chiese Temperanza.  

“A ovest, credo. O a est? perché dovrei dirvelo?” rispose divertita la Majara. “Tu, piuttosto, non hai detto nulla. Mi incuriosisci, anche perché in te vedo del rosso. Chi sei, me lo diranno le carte” 

Sapendo di dover scrivere il diario a fine serata, mescolò il mazzo di carte. Tutti gli occhi erano puntati verso di lei, e sogghignò: quando le Majare parlavano, il mondo si fermava, esattamente come nell’idea di Fiore d’Inverno.  

Pose una carta coperta sul tavolo, poi la coprì con due carte, e sotto le due carte altre tre, infine quattro e la base componeva di cinque carte. Aveva composto una specie di triangolo.  

Mentre la Majara giocava col futuro di Danya, presero le ordinazioni, fecero colazione e l’Oracolo si accordò con l’oste per una stanza. Nel frattempo, Agatha col resto del mazzo si aiutava a scoprire le carte del triangolo, dalla base fino ad arrivare alla cima.  

Figure e simboli si susseguivano, ma Alexander non comprese per nulla il funzionamento del gioco, se di gioco si trattava. 

Infine, il triangolo terminò con la carta di vertice, che raffigurava una fontana.  

“Perfetto. Erano le risposte che cercavo.” dichiarò con aria soddisfatta Agatha. “Non riuscirai nel tuo intento, ecco tutto quel che ho da dire. Tuttavia, vi darò un indizio. La città che state cercando si trova a due giorni di cavallo. Buona fortuna” 

Non disse altro. Tornò a concentrarsi sulla sua tazza e sulla vetrata, intenta a immaginare cose che nessuno di loro riusciva neanche a concepire. Temperanza aveva sentito parlare delle Majare, tutte le donne-Corvo sapevano che la loro setta nasceva da una costola di quel gruppo d’elite, ma non aveva mai immaginato come fossero fatte, cosa dicessero e che incantesimi usavano. Aveva detto solo poche parole, giocato un po’ con le carte e fissato negli occhi il povero Benjamin, e aveva cambiato il clime all’interno del gruppo come se lo avesse frequentato per anni.  

Sapere il futuro era una questione pericolosa, diceva sempre il dio Corvo. Tuttavia, era l’unica parte del tempo in cui l’uomo poteva realmente mettere mano, poiché era talmente malleabile, caduce e volubile da poter essere ingannato, manipolato e infine instradato secondo la propria volontà. Non era rigido, come invece pensavano le Majare tutte, ed era anche l’idea del Fiore d’Inverno, la quale era la più potente della setta.  

Secondo il verdetto delle carte, l’Oracolo, la figlia dei Draghi, sarebbe caduta, non era dato sapere perché. Benjamin sarebbe morto di lì a un anno, anzi, forse anche prima. Con le donne-Corvo non parlava, a causa dei trascorsi storici tra le loro fazioni. E cosa potevano fare le tre compagne nei confronti del trio capeggiato da Danya? Non era naturale dare loro una mano, seppure stessero facendo un’enorme deviazione, per poter dare al dio Corvo quanto gli spettava?  

E lei? Che ruolo aveva con Alexander? Avrebbe saputo sostenerlo nel momento di maggiore crisi, quando magari, di lì a undici mesi, avrebbe tenuto il corpo inerte di Benjamin tra le braccia?  

E come sarebbe morto? 

Nessuno disse nulla. Mangiarono, Prudence prenotò una stanza per loro tre e ognuno avrebbe riposato nel loro giaciglio, rimuginando su quanto accaduto.  

Non salutarono Agatha, tutti lo dimenticarono. La Majara se ne accorse e arricciò le labbra. Che strana gente era stata!  

Andare ad Adelmas, da Colletta, era utopia. Un viaggio lunghissimo senza neanche avere un cavallo senza testa con sé. Inoltre, Adelmas era una città proibita al pubblico, sorvegliata dal primo battaglione di Ardàlion, sede di grandissime creature e custode di un manufatto storico di altissimo valore, che nessuno era degno di vedere.  

Il signore era il Granduca Berenfield, un assassino. L’anno precedente aveva ucciso la moglie solo perché pensava che lo stesse tradendo. Eppure, Evenmoth lo aveva confermato come signore della città. Una delle tante scelte inspiegabili del sovrano, si disse.  

Decise infine di parlarne, tramite diario, a Fiore d’Inverno. Era un vero peccato che proprio il giorno del suo compleanno avrebbe dovuto disturbarla con le carte, ma una ragazza dal futuro rosso e imperscrutabile che era accompagnata da tre donne-Corvo e con loro c’erano due fratelli di cui uno morto entro l’anno, non era una faccenda comune.  

Nel frattempo, proprio mentre Danya usciva dalla vasca vestita di una tunica nuova e profumata, qualcuno prese a strillare tra le stanze. 

Alexander e Benjamin furono felici di accasciarsi su un letto vero, ma proprio nel momento in cui le palpebre si erano fatte pesanti e pensavano di dormire, una voce prese a strillare tra le stanze.  

“Torneo! Torneo cavalleresco! In premio un cavallo! Un nobile destriero, fresco delle scuderie del Granduca di Cappaderal! Torneo aperto anche ai villici! Venite, venite tutti, orsù!” 

“Chi cazzo è che rompe?” sbraitò nervosa Danya, aprendo di malagrazia la porta. L’uomo si leccò le labbra nel vederla. Era osceno.  

“Ma che bella fanciulla profumata… volete partecipare? Siete sicura di sporcarvi il bel faccino?” 

“Sparisci, essere grottesco.” sibilò la donna, ma l’uomo le mise sotto il naso un foglio coloratissimo. Lei lo afferrò e chiuse la porta sbattendola. Poi urlò frustrata: perché i Draghi avevano messo la clausola del non uccidere nessuno? 

“Ebbene… riservato a soli uomini” lesse. “E ci mancherebbe altro. Vuoi che le donne si sporchino il loro bel faccino?” 

Sbuffò. La brutta faccenda della disparità tra uomo e donna era il problema più grave della società voluta da Evenmoth. I Draghi, al primo editto, avrebbero dovuto pensare per prima a quella situazione, appaiando i diritti dei due sessi.  

In ogni caso, il torneo cavalleresco si sarebbe svolto a Cappaderal, proprio nel paese che aveva indicato Agatha. Scese in osteria, lasciando che i due fratelli riposassero, e prese a urlare anche lei, anche più forte dello strillone che ancora girava per le camere e sovrastando anche la melodia del salterio che ancora suonava.  

“Ebbene!” esclamò, autoritaria. “Ci serve un mezzo per arrivare a Cappaderal, qualuno di voi ne possiede uno?” 

“Io” alzò la mano uno sconosciuto. Era brillo e si vedeva. “Vi ci porto io. Voglio…” singhiozzò “vincere un cavallo, sì, per cui parteciperò a un… torneo, e vincerò” 

“Perfetto” rispose Danya, ignorando i rutti. “Partiremo tra tre ore” 

Calcolò a mente quanto era disposta a dare ai suoi ragazzi, quantificando le ore di riposo. Anche lei, in ogni caso, abbisognava di un letto e aveva pagato per l’intero pomeriggio.  

Non disse nulla alle donne-Corvo. A essere onesta con se stessa, le voleva abbandonare in quell’osteria. Meno persone erano coinvolte nei loro affari e meglio era.  

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...