Non è il perfido Lord Banana.

C’era una volta una banana che voleva durare il tempo di un tramonto. O essere un tramonto, ora non ricordo.
Lo stava guardando. Stava bevendo Bahama Mama, per intenderci.
“Sarebbe bello durare il tempo di un tramonto, non è vero…?”
Non poté chiederlo a nessuno perché si ricordò di essere solo. Lui, la sedia sdraio a forma di banana e il tramonto particolarmente grosso tipico di certe foto che amavano scattare quei portatovaglioli un po’ vanitosi che hanno persino duecento follower su Bananagram.
“Oh. Mi ricorda il meteo delle sedici” commentò. Finì il suo drink e si alzò, o meglio, rotolò come meglio poté. “Credo di dover allenarmi”
Il suo desiderio di somigliare a quel tramonto tropicale cominciò il lunedì successivo al lunedì successivo, che succedeva rispetto al terzo lunedì del quarto mese senza R.
“Allora!” esclamò autoritaria la dottoressa Fragola, maneggiando una tavoletta per appunti con disegnini di mora. “Qui c’è scritto che tu vuoi allenarti”
“Freezer” rispose la banana. “è possibile anche circumnavigare le sinossi?”
“Ogni cosa ha il suo senso vietato, in cui la sosta e la fermata sono proibite” rispose la dottoressa. “Il nostro Gino ti darà una mano”
Gino era una Papaya molto grossa, e già si scrocchiava le dita, qualora ne avesse.
“Io allenare te” annunciò, con un vago accento russo. Una papaya, sì. Non so, me l’hanno raccontata così.
Il primo esercizio furono le flessioni.
“Comunque, se io allenare te vuol dire far fare gli esercizi al tè io sono d’accordis…” cominciò a dire la banana, ma la papaya lo squadrò minaccioso e allora si zittì.
“Tu eseguire diverse flessioni”
“Ma io ricordo un sorriso”
“Ora!”
La banana rimase alquanto ferma.
“Ma non riesco nemmeno a stare in piedi!”
“Allora io chiamare la gru!”
La papaya fischiò e arrivò una gru. Sono andato su Google e a quanto pare la gru gracchia.
“Gracchio” gracchiò la gru.
“Oddio, non era nei patti!” esclamò la banana. “Mettere un granchio nella scheda di una palestra non si era mai sentito!”
La Papaya si avvicinò e squadrò dritto negli occhi la banana “Non c’era nessun patto.”
Si tolse la maschera di gomma e divenne un secchio.
La banana sudò freddo ma non potè far altro che essere intrappolata, e nel frattempo la gru granchio cominciò a battere sull’involucro di plastica un assolo anche ritmico. Per diciotto minuti.
Ipnotico.
Non seppi mai se quella banana poi divenne un tramonto. Di sicuro il tong tong di quel battito me lo riporterò andando a capo.

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