Il compito.

Sono ormai le dieci.
Giampiero suda. Uno scatto dopo l’altro, la penna blu non ne può più. Vorrebbe anche scrivere, ma se il suo padrone non riesce allora a lei non rimane altro che il supplizio del ticchettio.
Il piede destro striscia. Si guarda attorno, speranzoso. Poi la professoressa Tirone tossicchia e lui torna con la testa rivolta sul foglio.
Svariati secondi si rincorrono uno dietro l’altro. Sa, Giampiero, di aver studiato. Tuttavia, non gli viene in mente nulla.
Clara, accanto a lui, scrive spedita. Colpirla con un tocco flebile di gomito? Sia mai! Quell’arpia dell’insegnante se ne accorgerebbe subito, come se alitasse dietro di lui per tutto il tempo.
Certo che, comunque, i compiti in classe sono una vera agonia. Intanto la sua compagna di banco scrive febbrile, come se non ci fosse un domani a cui rendere conto.
Come fare, dunque, per copiare?
Si volta a destra e a sinistra, e la Tirone sta richiamando il signor D’Amico, che ha avuto la sua stessa idea.
In ogni caso, comunque vada, Giampiero è meglio di lui. Lo dicono tutti, che ha le potenzialità ma non si applica. Da qui a consegnare in bianco ce ne passa, ok, ma che può farci se ha dimenticato tutto? Che sia stato un incantesimo? Che gli uomini di Man in Black, che ha visto ieri in replica sul sesto canale, abbiano cancellato la memoria anche a lui e solo le informazioni di matematica che gli servono?
Il foglio, ignaro di tutto, gli propone di studiare la funzione disegnata, elegante, su di lui.
E intanto Clara sta consegnando. Si alza, posa il foglio, e torna seduta accanto a lui. Sembra rilassata. Tanto lei non ha problemi. Forse ha studiato davvero.
Un altro sguardo all’orologio. Le undici. Quando caspita è passata un’ora?
Adesso brividi freddi arrivano sulla sua spina dorsale non richiesti. Le guance si imporporano. Un rivolo solitario di sudore scende piano sulla fronte.
Ha solo scritto il suo nome, la classe e la data. Nient’altro.
Gira il foglio, Giampiero. Ci sono dei quesiti a risposta multipla.
È come se un pesante masso fosse sceso sulla sua coscienza tutto a un tratto. Perfetto, dice a se stesso. Almeno proverà a risolvere quei quesiti e consegnerà qualcosa.
La Tirone l’ha gabbato ancora una volta. Ma, la prossima volta, giura a se stesso che ricorderà cosa ha letto il giorno prima. E niente Man in Black.
Forse, la sera prima dei compiti, è meglio guardare Matrix.

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