La massa del sole/23

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L’ospite, in ogni caso, non venne mai. Apollo, comunque, sentiva di stare perdendo tempo e dunque decise di partire da solo verso il pianeta mozzarella. Nessuno provò a fermarlo, nonostante il debito di dobloni, lui riuscì ad approfittare di un momento di distrazione del benzinaio e andare dunque all’interno di quel bel pianeta, composto solo da mozzarelle. Inoltre, in ogni caso, forse sarebbe anche riuscito a trovare qualche doblone da spendere per ripagare il debito.
Fu lì che trovo Qualcheduno e una lettera K. Qualcheduno era un ragazzo, forse in maniche corte, forse in maniche lunghe. Non era mai riuscito a comprenderne la differenza.
“Che ci fa un uomo a cavallo di una K?”
Il ragazzo, spiazzato, chiese “Cos’è, una barzelletta?”
“No, è solo la vita”
Sapeva, Apollo, di aver confuso il ragazzo, che in effetti in quel momento aveva lo sguardo vacuo. Le mozzarelle pervennero e cominciarono ad alitare. Un forte odore di fenicottero serpeggiò per l’aria.
Dopo un po’ di tempo, si chiesero come mai nessuno dei tre nuovi arrivati moriva stecchito a terra.
“Non sono morto stecchito perché sono fatto di metallo. Ci vorrà molto di più che un odore, che per quanto particolare, non potrà mai farmi arrugginire” dichiarò Apollo.
“Oh, io non ne sarei tanto sicuro” ribattè una mozzarella messa lì per caso. “Guarda bene”
Apollo guardò bene ma non successe nulla, a parte forse il commiato della K e il ragazzo seduto sopra di lei. Lo shuttle avrebbe tanto voluto chiedere a loro i dobloni per pagare il benzinaio, così decise di tornare sulla Terra e affrontare torridi deserti e gelidi ghiacciai pur di rintracciare entrambi.
“Va bene, allora me ne vado”
“Te ne vai? Non credo proprio”
Il benzinaio era entrato nel pianeta delle mozzarelle. “Oh no! Un altro?”
“Sì, un altro!” esclamò il benzinaio, ascoltando le proteste delle mozzarelle. “Vi è chiaro o la cosa vi crea problemi?”
“No, nessun problema, ma…”
“Ma, un tubero! Ridammi quei soldi, o ti faccio fare la fine di Lucrezia Volpone!”
Tutto l’universo ammutolì. Il benzinaio l’aveva detto davvero.
“Chi… diamine è Lucrezia Volpone?”

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