I cieli di Alkabeth/16

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

Alexander cercò tra gli spettatori il volto rassicurante di Benjamin, così giovane, innocente. Triste.  

Qualcuno, senza avvisarlo, diede uno schiaffo al posteriore del cavallo. Non riuscì neanche per un istante a rimanere in equilibrio, ma neanche Mahalik era a suo agio con un essere vivente che correva, scalpicciava e ondulava la propria schiena a seconda di quale zampa stava usando.  

Proprio prima di cadere, diede un fendente, d’istinto, all’armatura dell’avversario. La lancia, fatta in frassino, si frantumò in molte schegge, ma Alexander cadde proprio un secondo prima di Mahalik. Vinse lui.  

“Alexander passa il turno!”  

Seguitò un applauso educato.  

Se non andava errato, Michele aveva detto che dopo quella sfida, erano rimasti in sedici. Nel frattempo il sole si era nascosto dietro una coltre grigia.  

“È stato fortunato” commentò Benjamin, mettendosi una mano in faccia. “Ma non ha speranza, nel caso in cui gli avversari dovessero alzarsi da cavallo” 

“Lo so” rispose Danya. “Avresti dovuto partecipare tu, invece la sorte è toccata al fratello maggiore. Ma cosa fa Temperanza?” 

L’Oracolo vide Temperanza rimpinzarsi con uno spiedino di patate.  

“Alla faccia dell’offerta da dare al dio Corvo” pensò. “Perché spendere soldi che sarebbero potuti andare a lui? Bah, chi le capisce è bravo” 

Pensò per un attimo allo scontro avuto con Prudence. In realtà, non doveva sottovalutarle, si erano dimostrate più forti di quel che credeva. Tuttavia, lei aveva un altro compito e andare dietro al dio Corvo non era tra quelli.  

Tornò con lo sguardo all’arena. Forse aveva sbagliato a trascurare Alexander, ed esercitare solo Benjamin. Mentre il fratello maggiore dormiva, lei e Benjamin andavano in mezzo ai boschi e gli chiedeva di colpirla con tutte le sue forze. Fino a quel momento, non era mai arrivato a infrangere la barriera incandescente che lei poneva tra loro due, ma i colpi diventavano man mano sempre più potenti.  

Era forte e coraggioso, non come Alexander. Non era della stessa pasta. I Draghi le avevano detto che avrebbe potuto incontrare dei pavidi e dei coraggiosi, e avere tuttavia lo stesso sangue. Non stentava dunque a crederlo, ma vederlo nella vita vera la sconvolse più del dovuto.  

Fu di nuovo il turno di Alexander, e Danya si ritrovò senza sapere esattamente come con uno spiedino di interiora, caldo e morbido.  

Montò ancora una volta su un destriero e gli fu data una lancia nuova. L’avversario, a quel che pareva, si chiamava Malco.  

“Malco viene direttamente da Paredes” spiegò Michele “Ed è stato istruito da un vero cavaliere, infatti ha fatto per anni lo scudiero. Adesso si trova qui, per vincere questo torneo!” 

“Non è l’unico straniero, dunque” sentì dire ancora Danya dal Granduca. “Mi fa piacere che il mio nome faccia il giro almeno nelle contrade limitrofe. Evenmoth non deve dimenticarmi solo perché ho comprato il titolo” 

Danya pensò che forse il nobile era ubriaco. Com’era possibile comprare un titolo nobiliare ad Alkabeth? E inoltre, perché ammetterlo davanti a un sacco di persone che avrebbero potuto spifferare il tutto a qualcheduno? Danya si ritrovò di nuovo senza risposta. Preferì addentare quelle budella. Sapevano di agnello ed erano forse troppo saporite, tra pepe e erbe aromatiche.  

Alexander indossò l’elmo. Danya doveva ammettere che gli donava, in un certo senso. Lo immaginò come un vero cavaliere e qualcosa si mosse dentro di lei. Si ordinò di non pensarci più. Non poteva essere un vero cavaliere, meno che mai al livello di Benjamin.  

Da parte sua, il ragazzo aveva le budella attorcigliate. Gli capitò di scorgere la testa di Temperanza, alla sua sinistra, poco sopra gli spalti del Granduca, che stava bevendo dal suo calice.  

La donna-Corvo era molto attraente. Poi l’immagine di se stesso morto a causa di quel torneo si mostrò prepotente nella sua immaginazione, e, di conseguenza, la faccia di suo padre trafitta da uno dei dardi. Si odiò per pensare alle ragazze così spesso.  

Eppure sapeva che era la cosa giusta da fare, andare a ricomporre la preghiera. Una voce dentro di lui lo stava consigliando. Non era un caso che la stele l’avesse scoperta lui. Di conseguenza i Draghi non potevano che scegliere proprio loro a compiere quella missione, gli unici il cui sangue era identico ai ritrovatori originali. I loro genitori e Gerald, il lettore, che per quello aveva pagato con la vita. Non poteva lasciare impunito quel gesto vile.  

“Cominciate!” esclamò Michele. Stavolta fu Alexander a spronare il cavallo, appena prima del ceffone dato dal valletto.  

Il cavallo capì che sopra di lui vi era un fantino più pronto e corse con più decisione. Alexander stese la lancia colorata come meglio poteva, anche se era più pesante di quel credeva, e alla fine le due punte presero ad incrociarsi.  

Fu un impatto sordo, secco, che costrinse i due cavalieri ad indietreggiare. Qualunque incrocio di lancia era sconsigliato: era molto difficile manovrarle, così Alexander la lasciò cadere e prese la spada. Fu imitato anche da Malco, il quale aveva però un’arma diversa, dall’aria più pulita.  

“Questa spada è mia” dichiarò, trionfante. “Caro regalo del Conte Prezzolas, che adesso è signore di Paredes, la mia terra!”  

“E come mai” rispose Alexander, il quale aveva una spada arrugginita e consunta “Ti ha espulso da palazzo? Avrai scopato una delle sue figlie, come minimo” 

“Come osi, farabutto!” esclamò Malco, pronto ad attaccare Alexander.  

“Un momento, hai una spada affilata!” esclamò Michele, tendendo un braccio. “Dobbiamo squalificato…” Fu però interrotto dal Granduca.  

“No” disse lui. “Qui c’è una lezione da imparare. Sia per lo scudiero, sia per il villico. Due mondi del tutto diversi, e chi se lo perde questo scontro? Uno dei due ha conosciuto la vita di corte e ha stretto amicizia con Prezzolas, addirittura. L’altro, invece, viene da Arzachele, città di fiere e caroselli inutili. Gente che ospita a pranzo e a cena gente come le Majare. Sta’ a vedere chi vince. Vuoi dell’uva?”  

Michele annuì e ringrazio il signore delle terre.  

“Sei autorizzato a tirare con la tua spada!” esclamò Michele, causando urla di stupore, applausi ma anche qualche maledizione da parte del pubblico.  

“Benissimo, grazie” rispose lui. Un fendente dopo l’altro, impaurì Alexander, il quale fece spaventare anche il cavallo, rendendolo pericoloso. Fu costretto a scendere e a evitare i colpi della lama affilata.  

“Dove vai, stupido” gracchiò Malco. Eluveitia vide dall’alto come si muoveva l’avversario e decise di provocarlo”Non ha nessuna tecnica” 

“E questo come dovrebbe aiutare mio fratello, scusa?”chiese Benjamin. Eluveitia si rese conto di aver parlato a vuoto, davanti a gente che non erano le sue compagne e arrossì leggermente. Si fece coraggio e proseguì “Tuo fratello può vincere” 

Benjamin, il quale non si aspettava di morire persino dopo Alexander, fu costretto a sentire i battiti del suo cuore accelerare.  

Nel frattempo Alexander era caduto all’indietro ed era a piena portata di tiro rispetto al suo avversario. Malco aveva il colpo servito su un piatto d’argento. Gli sarebbe stato sufficiente conficcare la lama in pieno stomaco. Tuttavia, sarebbe stato squalificato, secondo le regole. 

“Sei finito” sogghignò. Alexander, d’istinto, provò a scalciare proprio le gambe dell’uomo, il quale perse l’equilibrio e cadde, lasciando andare anche la spada, che fu presa, di riflesso, da Alexander.  

Ora era lui in vantaggio, e lasciò che la punta accarezzasse il mento di Malco, in una maniera simile a come aveva visto fare da qualche cavaliere, giù ad Arzachele.  

C’era un certo piacere, nel farlo. Si sentì deliziato.  

“Alexander è il vincitore! Non vogliamo certo gole tagliate, qui!” annunciò il Granduca.  

“Strano, tuttavia” dichiarò Eluveitia. “Pochi secondi fa Malco era nettamente in vantaggio, ma nessuno aveva dichiarato la gara finita, perché realisticamente il povero Alexander non avrebbe mai avuto modo di vincere il suo avversario. Tuttavia, dopo che la fortuna ha aiutato tuo fratello, allora è stato lì che il Granduca ha dichiarato un vincitore, quando invece tecnicamente avrebbe vinto Malco” 

“E ti lamenti pure? Non essere sempre guastafeste!” esclamò gioviale Temperanza, ma anche Prudence fu dello stesso avviso.  

“Immagino che sia per via del fatto che, in fondo, anche il Granduca sia un villico. Un villico arricchito” disse Danya. “Inoltre, anche quando lo abbiamo conosciuto ha detto una frase emblematica, secondo me. A me interessa la mia gente, più della Corte, che mi ha abbandonato. Questo spiega tutto. Lui non è un nobile e non gli piace nemmeno fare parte del grande gioco complesso che è la vita di questi privilegiati. Ha costruito la sua fortuna e adesso si adagia, ma non ha mai dimenticato le sue origini” 

“Ma che brava” canzonò Prudence. “Adesso siamo diventare anche lettrici di persone?” 

“Bah” rispose l’altra. “Vuoi altre sberle?” 

Prudence ridacchiò. Le era piaciuto combattere con lei, e desiderava un altro confronto, dove la sua vittoria, in quel caso, sarebbe stata più schiacciante. Inoltre, sapeva che non l’avrebbe mai vinta: migliora di giorno in giorno, e lei non si esercitava. Forse era davvero la figlia del fuoco, che ogni qualvolta la mettevano alla prova aumentava la sua forza, sempre di più, e le umane come loro rimanevano indietro. Era destinata a essere Oracolo dei Draghi, era naturale che il suo destino sarebbe stato diverso. La vide infine urlare parole di incoraggiamento a quel fortunato di Alexander. I capelli le danzavano nonostante il sole cupo di quel giorno.  

Il terzo scontro del ragazzo prevedeva confronto con un cittadino di Cappaderal chiamato Ezequiel. Aveva delle braccia molto lunghe.  

Il Granduca commentò. “Oh, bene! ora sì che mi diverto!” 

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