Tazza con le renne

“Non ti gira la testa?”
“No, non mi gira la testa. Perché me lo domandi?”
In effetti la renna ebbe appena posto una domanda strana. Io, tazza, dovrei soffrire di vertigini?
“Davvero, guarda cosa succede”
Calò un silenzio agitato.
“Cosa dovrei vedere?”
“Rudolph! Mi avevi detto che avrebbero fatto colazione!” esclamò una renna. Quella chiamata Rudolph rimase in silenzio, ma io vidi chiaramente che stava sudando.
Poi, una mano arrivò a prenderci. Sia io che le renne. Erano quattro, quattro e collegate, ma solo perché loro erano stampate su di me.
“È il momento di fare la colazione di Natale. Cioccolata calda, panna e pandoro per tutti?”
Ci fu un mormorio diffuso e fummo immersi dentro il suddetto liquido. Poi accadde una cosa.
“Il naso di Rudolph si illumina!”
Eravamo a contatto col caldo.
“Quindi? Non è forse vero che ti gira la testa?”
Ci pensai su. Quel minimo movimento sul microonde non mi aveva arrecato nessun danno. Anzi, in realtà mi sentivo anche accaldato nonostante la neve.
“Sei un tipo noioso. Perché non mi rispondi?”
“Ah, devo risponderti! Sì, in effetti non mi è mai venuta alcuna vertigine” spiegai. Dovevo smetterla di pensare senza parlare ad alta voce. Mica mi leggono nel pensiero!
“Oh, e così li stai sfottendo” borbottò la cioccolata.
“Come osi?” ribattei, punto sul vivo.
“Vedi, io mi trovo dentro di te, o tazza rossa natalizia. E quindi vedo tutti i tuoi pensieri e per inciso stai pensando che il naso di Rudolph è troppo buffo per poter essere preso sul serio!”
Acciderbola, pensai. Come aveva fatto a indovinare? C’era forse qualche microchip rimasto dentro il cioccolato?
Neanche a dirlo, qualcuno si pose questa domanda, qualcuno di umano.
“Tu mi stai facendo bere questa cioccolata pe rimpiantarmi un microchip, ammettilo!” esclamò turbato un umano.
“Ma no, che vai pensando, non sono affatto ossessionato dai robot al punto da voler trasformare la mia famiglia in androidi, no davvero” ridacchiò un altro essere umano.
“Sarà…”
Non seppi mai come andò a finire. Un indistinto bip bip prese a echeggiare nell’etere…

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