I cieli di Alkabeth/17

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

Per qualche strana ragione, Alexander in quel caso fu il primo a esibirsi. Il sole stava prendendo a tramontare.  

“Passiamo adesso al terzo turno. Sono rimasti otto contendenti, tra di loro c’è già il vincitore. Bisogna solo scoprire chi è!” esclamò giovanile Michele, esaltato per l’ottima riuscita del suo torneo scritto su quella strana tavola nera. “Per primo ci saranno il nostro Ezequiel e Alexander, che viene fin da Arzachele, per insegnarci come si fa una fiera! I suoi scontri sono stati i più brevi finora, vediamo se si confermerà o ci saranno colpi di scena più appassionanti! Cominciate lo scontro!” 

In quel caso, Alexander fece un sospiro, attese la sberla sul deretano del cavallo e non stese subito la lancia. Chiuse gli occhi, le vertigini doveva averle lasciate a terra. Strinse le labbra e solo dopo aver contato fino a cinque stese la lancia.  

Funzionò.  

Lo sconosciuto Ezequiel cadde a terra, disarcionato con una violenza che impressionò gli spettatori.  

“Ehi, ehi! Violento il ragazzo! Non può uccidere uno dei nostri! Anzi, non può uccidere  e basta!” esclamò il Granduca, che, nessuno potè criticarlo, parteggiava per il suo concittadino. Danya pensò che forse non l’aveva mai neanche visto in faccia, eppure stava sbattendo il pugno sul bracciolo del trono per lui.  

Proprio nel momento in cui Michele stava per dichiarare il vincitore, Ezequiel si rialzò barcollante.  

“Maledizione” bisbigliò da dentro l’elmo Alexander. Per non dare a se stesso vantaggi, scese anche lui da cavallo.  

“Stupido! Fesso! Maledetto idiota!” esclamò Temperanza. “Devi rimanere a cavallo! Non conosci la storia di Mark McConnell?” 

“Che storia è?” chiese Benjamin.  

“Ma dai! Ad Arzachele la sapete, di sicuro. La storia di quel cavaliere che uccise un drago da cavallo. Ha solamente steso l’asta e conficcò la picca sulla gola del mostro.” 

“Qui ad Alkabeth. La patria dei Draghi. Certo” disse Danya, non nascondendo sarcasmo alcuno. “E poi che cosa devo sentire? I cani fanno il pane? Eh?” 

“Pensa pure quello che vuoi, Danya” ribatté seccata Temperanza “è ciò che raccontano” 

Danya aveva sentito dai Draghi, nei felici giorni della sua istruzione, che potevano esserci miti e leggende avvenute postume, dopo l’esilio. Evenmoth avrebbe fatto di tutto per cancellare la memoria dei Draghi nella mente degli uomini. A quel che pareva, ci era riuscito in maniera impeccabile.  

Arrivare a pensare che un uomo potesse uccidere i Draghi, creatori di Alkabeth, era assurdo, ridicolo, una vigliaccata da parte dell’attuale Re. Si disse che il suo trono doveva assolutamente cadere.  

Intanto, Alexander scrutò Ezequiel, e viceversa. Nelle tribune, calò un silenzio palpitante. Non stavano battendosi, eppure era come se stesse accadendo. Danya si incuriosì di quello strano fenomeno. Era come se un’antica magia fosse in attivo, ma non riuscì a percepire di che tipo, né se fosse reale. D’altro canto, i due sfidanti non si erano accorti di nulla. Era come essere appesi a un filo tra la vittoria e la sconfitta. Sapere che in ogni caso non sarebbero morti li confortava, ma non bastava per metterli al sicuro. La gloria faceva gola a tutti, in qualsiasi zona del mondo.  

Alexander, da dentro l’elmo, non vedeva nulla. Sapeva che anche Ezequiel aveva le stesse difficoltà, inoltre, lui aveva già ricevuto un brutto urto. Non rimaneva altro che estrarre la daga che gli era stata donata per quello scontro e farsi avanti.  

Non era più pesante delle accette che usava di solito. Aveva le braccia forti ed esperte. Il villico no, non faceva il boscaiolo. Alzò la spada e, se il primo colpo era stato parato, il secondo andò a fondo.  

Si fermò giusto in tempo per non staccargli la testa, ma non a sufficienza per non lasciargli un graffio. Una sottile linea rossa già percorreva il collo del povero Ezequiel.  

“Mi arrendo, eh” disse lui.  

“Ezequiel si è arreso, prima che perda la testa! Alexander va avanti nel torneo!” 

Il Granduca non era troppo contento e Danya se ne accorse.  

“Tifava per lui. Forse inserirà una nuova regola” sussurrò a Benjamin.  

“Ascoltatemi tutti!” esclamò dopo qualche secondo il nobile. Per quanto poteva, si alzò dalla sedia, ma non c’era molta differenza. “Il torneo sta per concludersi, e rimangono pochi campioni. Ebbene, le difficoltà sono sempre più alte, e il Granduca fa anche lui il suo gioco! I componenti della città di Capperdal avranno i loro sfidanti disarmati!” 

Tornò a sedersi, godendosi l’applauso entusiasta del suo popolo.   

A giudicare dal tavolo nero dove Michele scriveva chi passava e chi veniva eliminato, erano rimasti solo quattro campioni, tra i quali l’unico non residente era proprio Alexander.  

“Sei sicura di non essere una Majara?” chiese Benjamin.  

“Era ovvio, Benjamin, non scherziamo” rispose lei.  

Dopo il primo incontro che decise il primo finalista, toccò al ragazzo. Deglutì. Il suo avversario era veramente enorme. Aveva battuto i suoi precedenti avversari giocando con loro.  

“La rapidità di Alexander contro la forza bruta del nostro Spaccapietre, Alfred! Chi pensate vincerà?” 

Alfred lo Spaccapietre si fece dare un mazzafrusto. Alexander, come da regola, era disarmato.  

“Mi raccomando, occhi e gola, Alexander!” esclamò a tutta voce Temperanza. “Occhi e gola!”  

Già, si disse il ragazzo. Era a quello che puntava, ma come al solito montò sul cavallo. Si sorprese nel vedere una maggiore stabilità.  

“Pronti?”  

Cominciò a piovere. Alfred alzò il braccio, il ragazzo evitò di farlo. Non era pronto, ma nessuno avrebbe aspettato lui.  

“Massacratevi!” ordinò il Granduca. Alexander stese la lancia, diede l’ordine di partire, ma, all’ultimo secondo, provò a scartare. Il cavallo, che non se l’aspettava, lo disarcionò prima che Alfred potesse fare qualsiasi cosa. Il ragazzo rimase dunque con la lancia intonsa in mano e pesante da portare, mentre lo Spaccapietre si produsse in una risata glaciale.  

“Ma che fai, idiota?” chiese. Prese la rincorsa col cavallo, oltrepassò l’ostacolo che divideva in due il campo e invase la zona di Alexander. “Sei finito. Mi basta abbassare questa lancia che dichiareranno la mia vittoria.” 

Cominciò ad abbassarla ma Alexander non era vinto. Si scansò una, due, tre volte. Provò a fuggire, ma Alfred gli tagliò la strada col cavallo, cercando in ogni caso di colpirlo con l’asta colorata sull’elmo.  

Alexander si scansò, memore di tutte le volte che un insetto aveva provato a posarsi sulla sua faccia, cercò un modo per allontanarsi dalla sua portata e pensare una strategia.  

“Va bene” pensò. “La pioggia sta rendendo pesante il terreno, sia per me che per il cavallo. Guardalo, sta andando piano apposta.” 

“Arrenditi e forse non ti rompo un braccio” rispose Alfred.  

“Fa tanto il gradasso ma è solo una montagna con un’armatura… è una montagna con un’armatura, già” si disse.  

Cercò di essere il più agile possibile e in effetti lo Spaccapietre ebbe difficoltà a manovrare il cavallo. Il terreno divenne ben presto un pantano, pertanto non poteva più giocare con la sua vittima. Alfred scese dal destriero e riprese il suo mazzafrusto.  

“Gente di Arzachele! Discendete per caso da delle mosche?” chiese adirato il Granduca. “Siete velocissimi!” 

Benjamin non disse nulla, ma chi non conosceva i due fratelli si stupiva sempre della loro prontezza di riflessi. Passavano gran parte del loro tempo nel bosco, a tagliare legna e ad affrontare api, vespe, calabroni, farfalle e tutte le altre creature piccolissime che, venendo invase il loro spazio, non faceva altro che difendersi, ma anche loro dovevano preservarsi. Ecco spiegata la loro velocità. Come spiegarla al Granduca? 

“Maledetto! Sta’ fermo!” esclamò lo Spaccapietre, il quale ogni volta che abbassava il mazzafrusto schizzava molto fango. Ad ogni passo, gli stivali si abbassavano nella sporcizia e Alexander si accorse che cominciava a stancarsi. Non era abituato certamente a correre, era come un omone senza anima. Un orso pigro.  

Alexander prese un pugno di fango e lo lanciò direttamente all’interno dell’elmo, in modo da accecarlo, nel momento in cui era troppo concentrato a lanciare la sua arma a vuoto.  

“Bastardo!” esclamò. “Questo è un colpo basso! Fa malissimo!” 

“E inoltre, sei all’interno dell’elmo!” esclamò Alexander. “Non sarà facile liberarti di tutta la sporcizia che ti ho messo lì dentro… non voglio essere nei tuoi panni. E ora scusami, questa” prese il mazzafrusto “è mia”  

Fu facilissimo, per Alexander, mettere la palla chiodata sull’elmo dell’avversario, che era confuso e dolorante.  

“Alexander sfiderà l’altro finalista” dichiarò seccato Michele. Il Granduca aveva sperato, intimamente, di regalare i cavalli proprio ad Alfred. Erano rimasti con quegli accordi ancora prima della gara.  

“Prendi i miei cavalli” gli aveva detto “e sarai il mio scudiero. perlomeno in questo modo ho un motivo in più per ammetterti a palazzo. Mi serve un cavaliere come te… ma perché non sei dal sangue blu?” 

“Sarà un grande onore” disse Alfred. “ma… il torneo?” 

“Il torneo mi piace e mi va di farlo. Ho promesso a Michele di testare la sua idea, vuoi forse dire di no a Michele?” rispose vago il nobile. Era a quello che pensava mentre lo Spaccapietre si allontanava dall’arena, parola per parola. Forse si era messo nei guai da solo. Che cosa poteva dire? Alexander aveva vinto onestamente, anche senza armi. Era sicuro, peraltro, di accettare come cavaliere un uomo lentissimo come lui? Non conveniva forse accettare uno straniero, che era veloce e pronto di spirito?  

Decise di puntare tutto su Frederick, il quale sembrava molto robusto, forse era boscaiolo anche lui.  

“Granduca carissimo” disse, quando venne annunciato. La pioggia imperversava ed era difficile distinguere i suoni. “data la pioggia, voglio battermi con Alexander direttamente a terra” 

Michele gettò uno sguardo al signore di Cappaderal e annuì. “Sia!” esclamò. “Tuttavia, vi batterete all’interno. Voglio che sia uno scontro al massimo delle vostre potenzialità” 

Il Granduca si alzò e diede per scontato che tutti i convenuti lo seguissero, anche se in ogni caso nessuno lo aveva capito. 

I Cieli di Alkabeth vi danno appuntamento il 14 settembre!

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