Tutorial: Far cascare l’asino

Un tutorial classico, in questa calura estiva, è proprio quello che ci vuole, perché i burroni sono tanti, milioni di milioni, ma il burrone dell’asino vuol dire che dobbiamo leggere questo tutorial per evitare che si faccia male.
Cosa serve per seguire quel che sto per dire?

  • Tu
  • Un asino
  • Un burrone
    Supponendo dunque che il vostro mulo cada in un burrone. Non fatelo a casa e sopratutto non fatelo di sabato, perché ho saputo di gente che si lamenta, poi, se scendete a prenderlo di sabato. Meglio di no.
    Insomma, dobbiamo evitare che il nostro asino cada. Come si fa?
    Opzione A: Evitare il buco. Se il buco è proprio una voragine, è facile individuarlo, basterà solamente indirizzare il nostro quadrupede attorno all’orlo del suddetto e il gioco è fatto.
    Opzione B: Saltare il buco. Questa opzione è più che valida se siete campioni olimpici di salto in lungo, che sia dodici centimetri o ventisette kilometri, penso che abbiate nelle vostre corde il salto. O no? Allora cosa siete andati a fare alle Olimpiadi?
    Opzione Pi Greco: mettere i razzetti all’asino. Come potete vedere, il vostro mulo ha due bei fianchi, in cui a volte si vedono le costole. E fatelo mangiare, ‘sto povero disgraziato.
    Insomma, procuratevi due razzetti, li mettete in ciascuno di questi fianchi e…
    “Aven il mio mulo ha diciotto fianchi”
    Procurati diciotto razzi. Vanno bene shuttle, missili, melanzane e quant’altro possa assomigliare a un motore a reazione.
    E via! Verso l’infinito e poi tutti giù per terra, per chi non si accontenta. È il mio sponsor, scusate.
    Insomma qui non casca l’asino, ma a volte può cascare. E noi prenderemo una gru e lo riprenderemo. Attenti a non accoppiare l’asino con una Playstation 5, perché quelle costano.
    Veniamo alle FAQ:
    “Aven il mio gelato si è sciolto, è ancora mangiabile?”
    Se intendi comprarne un altro, sì, di solito sono mangiabili.
    “Voglio un piatto di cozze”
    Rivolgiti alle cozze, loro saranno liete di darti un pugno perché non vogliono essere mangiate.

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