I cieli di Alkabeth/19

State per leggere un racconto fantasy, il quarto di questo blog. Spero vi piaccia!

“Attenzione!” urlò Temperanza, alzandosi anche lei. Aveva le unghie consunte dall’ansia e si era accorta prima degli altri che la piattaforma stava per terminare.  

Il Granduca si sporse per vedere meglio, imitato da tutti i paggi di corte. Chi avrebbe toccato per primo la terra avrebbe perso.  

Alexander aveva sentito solo un ruolo indistinto. Era sicuro che un pugno era giunto alle orecchie e non avrebbe mai più sentito da quella parte. Non gli importava. 

Frederick aveva sentito una ragazza gridare attenzione, rivolta ad Alexander. E così aveva anche una fidanzata, eh? Si disse che era giunto il momento di batterlo e fargli assaggiare la sconfitta.  

Mentre formulava quei pensieri, la piattaforma finì. Caddero. Fu un secondo lunghissimo, in cui tutti gli astanti trattennero il respiro.  

Una delle schiena toccò per primo il suolo. Non si seppe di chi.  

“Chi cazzo ha vinto? Controlla, deficiente!” sbraitò il Granduca, che non riusciva a sopportare il cuore martellante. Doveva assolutamente premiare Frederick, nominarlo cavaliere e dargli terre e donne. Si era battuto come non aveva mai visto nessuno. Michele si affrettò a scendere nell’arena e vedere i due contendenti stremati ma soddisfatti. Si erano separati, e la parte conscia della sua mente non poteva pretendere di andare da loro e chiedere di ripetere di nuovo l’esatto movimento.  

“A me è parsa comunque una maglia bianca, non azzurra” disse il Granduca. “Ha vinto Frederick” 

“Mio signore, non ne siamo sicuri” disse un altro paggio, ma il nobile non volle sentire discussioni. Si alzò e urlò. “Michele! Chi ha vinto?” 

“Proviamo di nuovo a far dire a uno dei due sono il vincitore” propose Benjamin. Danya si mise a ridere.  

“Non credo che due come loro possano decretare la fine di questo scontro in quella maniera così ridicola. E comunque in questo caso c’è un premio e un onore.” spiegò la ragazza all’ingenuo fratello.  

Il pubblico, nel frattempo, rumoreggiava. Parteggiava per l’uno o per l’altro. Il granduca non voleva scontentare nessuno. Avrebbe preferito che la gente di Cappaderal parteggiasse per Frederick. Ma quanto potevano essere stupidi i villici? 

“Ascoltatemi tutti!” Ordinò infine il nobile, facendosi aiutare da un araldo che aveva in mano una tromba. “Abbiamo un vincitore. Il mio occhio infallibile ha visto l’esatta dinamica dello scontro. Dichiaro campione e proprietario dei cavalli…” 

Fece una pausa, che alcuni suonatori colsero e si misero a rullare sui tamburi.  

 “Frederick, figlio di Patrick, il noto giocatore d’azzardo e nullafacente! Sarai graziato di tutti i tuoi crimini, passati, presenti e futuri, e donato dei miei sei cavalli! Brutto disgraziato, che la buona stella sia con te!” 

Ci furono fischi e applausi, ma ormai la festa era partita. Frederick fu portato di peso verso l’infermeria, e nessuno si occupò di Alexander, che fu lasciato solo col sangue e le fratture.  

“Avevo vinto io…” disse. “L’ho visto cadere sotto di me, ma forse mi sbaglio. Ho un solo occhio, dopotutto.” 

Benjamin fu il primo a fiondarsi su di lui. “lo sappiamo. Siamo tutti fieri di te. Era ovvio che avrebbe vinto uno del villaggio. Il Granduca non avrebbe mai permesso la tua vittoria” 

“Già” disse Alexander. Poi il suo sguardo cadde su Danya, che stava già rimboccandosi le maniche.  

“Per grandi danni ci vogliono due mani” disse Danya. Prudence ebbe la sensazione di aver ricevuto una frecciata. Con lei, infatti, aveva usato solo un braccio. Voleva dire forse che si era trattenuta? 

La magia, in ogni caso, avvenne, e Alexander si rialzò come se niente fosse successo. Continuò a fissare la ragazza dagli occhi verdi.  

“Puoi curare anche Frederick?” 

“Certo” chiese. “Ma perché?” 

“Se lo merita. Andiamo!” 

I sei raggiunsero ben presto l’infermeria, piena di gente che acclamava il vincitore.  

“Fatemi riposare” disse Frederick, accasciandosi su un letto candido, congedando i presenti. “Almeno fino alla… cena.” Fece alcuni versi doloranti.  

Rimasto solo, pensò a molte cose. Aveva vinto, ma sapeva di aver toccato lui per prima il suolo. Il sapore freddo della terra aveva annunciato una sconfitta, ma il Granduca non poteva fare brutta figura nel suo stesso torneo. Era un buono, in fin dei conti. Non gli avrebbe più dato la caccia, e la considerava, quella, come una vera vittoria. Si era riabilitato davanti agli occhi della gente e adesso poteva continuare a lanciare dadi e truccare cerchi per il resto della sua vita. Perché non era libero? 

“Voglio complimentarmi col vincitore” esordì Alexander. Il ragazzo ebbe un sussulto. Perché era entrato? Aveva davvero bisogno di vantarsi? 

“Non dire fesserie. Ho toccato per prima” ammise infine Frederick. “Chi sono queste belle fanciulle di cui ti circondi?” 

“Una di loro ti aiuterà” rispose Alexander, e Danya ripetè l’incantesimo anche sullo sconosciuto, che si riprese anche più in fretta del ragazzo.  

“Cazzo!” Esclamò, muovendo le dita e poi girando le spalle. “Sono più forte di prima. Ma… maledizione! Chi siete, voi?” 

Alexander decise di raccontare tutto, per filo e per segno, davanti a delle attonite donne-Corvo, una sbalordita Danya e un imbarazzato Benjamin.  

“Oh” commentò. “Ho capito la metà di quello che hai detto.” affondò la testa sul cuscino. “I Draghi. La preghiera. I Succhiatori. Eh, brutte bestie, quelle. Va bene, andiamo a cena. Noi qui… li mangiamo, i Succhiatori” 

Calò un silenzio stupefatto. Frederick rise.  

“Stavo scherzando” spiegò, e guidò il gruppo per la grande cena che il Granduca aveva dato nella sua sala principale.  

Era una tavolata a ferro di cavallo, dove ciascuna dama avrebbe servito ciascun messere, e le fanciulle considerate più attraenti dal nobile si sarebbero occupate solo di Frederick, che ricevette ogni onore e vizio. Tuttavia, il ragazzo volle accanto a sé Alexander, e con riluttanza il Granduca accettò. 

“Riprendiamo il discorso, ché non ho capito” disse, mangiando una coscia di pollo arrosto con le patate. “State andando alla contrada di Adelmas, il cui signore è il Cannibale, granduca della casa di Berenfield, però state andando anche alla Roccia del Corvo, che appartiene al vassallo del re, l’ossequioso senza spina dorsale Marchese Balata?” 

“Sì, esatto” disse distratto Alexander. Aveva molta fame. Danya poteva anche curare le ferite, ma per la fame non si era ancora trovato alcun rimedio.  

“Lo sai, vero, che non c’entra un cazzo, l’uno con l’altro posto, vero?” aggiunse Frederick. “Forse la tua amica ci avrà curato, ma ti ho dato troppi pugni” 

“Senti, queste sono le nostre tappe. Avevamo bisogno dei cavalli, infatti, per viaggiare più velocemente e lasciarci alle spalle i soldati che ci cercano come fuggiaschi. Noi veniamo da Arzachele e non abbiamo lavorato già per parecchi giorni. Ci aspettano molte frustate e… cosa stai facendo alle patate?” 

“Eh?” si spiazzò Frederick, guardando la piccola ciotola di terracotta che aveva in mano. “Questa è maionese, stupido” 

“Che schifo di robaccia è la maionese?” sbraitò ad alta voce Alexander, che non aveva mai visto quella salsa, messa poi sulle patate. Il Granduca si mi se platealmente la mano in faccia. Aveva sentito.  

“È la specialità del cuoco di corte” spiegò Frederick. “Sai, col lavoro che… faccio” enfatizzò “Conosco tutto. So tutto. Tutto, ogni pelo di buco di culo che esce da Evenmoth fino alla sguattera di questo posto. Pur senza leggere né scrivere so stare al mondo e due pugni li so tirare, il che mi permette di vivere, perlomeno. E ti posso dire che la maionese che tu vedi è solo uovo con limone, olio e aceto. Basta, tutto qui” 

“Tutto qui” commentò Alexander. Con scetticismo, mise anche lui la salsa sul piatto, ma accanto alle patate. La gustò e gli piacque. 

“Non può non piacere la maionese” disse Frederick. Alexander prese tutta la ciotola e la versò per intero sul piatto. L’altro ragazzo rise divertito. “Comunque verrò con voi” 

Alexander era certo di non aver sentito bene. 

“Ho i cavalli, no? Sono il… vincitore, quindi ho i cavalli e posso farne quel che voglio. E ti sei battuto bene. Io mi sono battuto bene e soprattutto voglio conoscere la mora, laggiù” indicò Prudence “dunque, devi portarmi.” 

“Hai vinto solo sei cavalli. Con te, saremmo sette” osservò.  

“Sono delle cazzo di donne-Corvo, quelle megere! Se volano, non si offende nessuno!” esclamò Frederick. “Chi se lo perde, un viaggio verso Adelmas passando per la Roccia del Corvo? Non io, devo venire per forza. Vi serve, uno come me” 

Alexander avrebbe dovuto affrontare la novità con le altre. Per il momento, si concentrò sul pasticcio di patate e carne e non pensò a nulla.

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