Sorprese inaspettate

Apro gli occhi, anche se non mi andava. Che brutto, gennaio! Primo, ho ancora un gran mal di testa e sono indolenzito per i bagordi di ieri, che era il mio compleanno. Secondo, c’è un freddo cane.
Accidenti, quante ragazze che c’erano ieri alla festa! Certo, il nostro bar è molto rinomato, ma quando poi è uscita la torta… è stato fantastico. Era a più piani, e quando ho chiesto “ma per mangiare la cima devo prendere l’ascensore?” una ragazza si è messa a ridere.
Adoro quando lo fanno. E adoro anche portarmele a letto, com’è capitato con Jessica, un’altra ragazza che si è messa a ridere per una mia battuta stupida che non ricordo più.
In ogni caso, adesso è tempo di alzarsi, anche se fuori si gela. Sembra notte per quanto il cielo sia grigio, ma d’altra parte non posso farci niente. Non ho un clone da spedire al posto mio.
“Il grande Miguel Del Solar è pronto ad affrontare una nuova giornata!” annuncio a me stesso. Mi piace iniziare tutti i giorni con questa frase!
Mi alzo senza separarmi dal piumone, poi faccio una doccia calda, dopo faccio colazione e poi mi vesto.
Apro la maniglia della porta di ingresso come sempre e, nell’uscire, per poco non inciampo.
Una culla. Davanti alla mia porta. Oddio, mi ricorda zia Petunia Dursley!
Okay, dentro c’è una bambina e per di più senza cicatrice, ma in compenso c’è comunque una lettera.
Caro Miguel,
sei uno stronzo. Sei uno stronzo, ma spero che tu stia bene. Devi stare bene perché devi prenderti le tue responsabilità.
Ti ricordi nove mesi fa? Amanda, quella a cui hai fatto la corte e te la sei portata… in bagno, nel bagno del locale dove fai il barista. Ebbene, Isabel è il “frutto” di quella bravata.
Adesso spero proprio che tu stia bene, perché devi assumerti le tue responsabilità ed essere un padre presente per lei.
Te la lascio qui, perché io non ho intenzione di rivederti.
Non tua
Amanda
Ops.
E adesso?
Mi ricordo di Amanda, ma non capisco perché sia arrabbiata: ha ottenuto ciò che volevamo, scambiarci amore per quei pochi minuti, e adesso? Non penserà davvero che io mi prenda cura di… Isabel?
Le do un’occhiata. Mi rendo conto che anche lei ricambia l’occhiata, fissandomi con due occhi giganteschi, azzurri come i miei.
Protende le braccia. È tranquillissima, e forse vuole giocare.
Decido di prendere la culla con lei dentro. È così piccola e…
“Ngué”
Immagino voglia dire “grazie”.
Non preoccuparti, Isabel: ce la farò a conciliare a vita con te, te lo assicuro.

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