Test: sei un test?

Embé? Perché non lo posso fare?

Il Test definitivo, per veri disagiati. Fatelo, e poi potrete  capire se fare test agli altri, perché siete un test umano

  1. Vi capita che guardando negli occhi una persona capite tutto.

a) MA DITEMI COSA VEDETE QUANDO LI GUARDI NELI OCHI EEEEEH?

b) Infatti, e di solito la soluzione sta nei pistacchi

c) Non sono d’accordo, la soluzione è fuggire

c) 42

2. Quando dici a qualcuno “Non te ne importa niente di me” lo pensi davvero?

a) No, è un test

b) Sì, lo penso davvero

c) No, è solo tè con i biscotti

3. Quando tutto si conclude a tarallucci e vino, tu prendi davvero i tarallucci e il vino?

a) No, ma preferisco la vodka e… e basta

b) Lo dico in un tweet

c) Io preferisco le reginelle, i biscotti intendo

4. Sono CORNETTI o BRIOCHE?

a) Aven, basta! Lo chiedi sempre!

b) A me me piac a nutella

c) Preferisco un salutare succo d’arancia. O salutare il succo d’arancia

5. Vedi due che litigano. Che ne pensi?

a) Stanno dipuntando un parcheggio

b) Stanno litigando per della cioccolata

c) Uno dei due deve dei soldi del Monopoli a un terzo invisibile

6. Vedi uno in metro che legge il giornale, che ne pensi?

a) Che non è un metro ma un autobus

b) Impossibile, nessuno prende i mezzi pubblici

c) Il Giornale è Il Giornale

7. Vedi qualcuno che inciampa sul marciapiede

a) Mi metto a ridere

b) Sicuramente è confuso da un sacco di problemi che lo attanagliano

c) Il Marciapiede si è ribellato al sistema come avevo previsto

8. “Ti giuro, ieri ho visto l’Invisibile Unicorno Rosa!”

a) “Andiamo, a parte che è fucsia!”

b) “Ma se è invisibile come fai ad averlo visto?”

c) “ODDIO SI ANCHE IO POSSIAMO FONDARE UNA SETTA”

9. Uno ti chiede: “Mi passi il sale?” ed è subito…

a) sera

b) in realtà vuole una sedia gigante su cui arrampicarsi

c) in realtà è un test per capire quanto sei innamorato

10. Quando guardi le macchie pensi a Rorschach?

a) No

b) Sì e in realtà anche questo test è in realtà un reattore a pannelli solari

c) Io so solo che morirò sotto a un autobus

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A

Sei un’intervista

Le interviste non sono test. Tu ti siedi, e le persone ti fanno domande a cui dovrai rispondere. Tutto molto tranquillo, no? E a te piace che le persone ti facciano una domanda.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

Sei un test

I Test sono molto più incisivi, e in effetti a te piace sguazzare nel mare delle personalità, per capire meglio chi sei. Ma chi sei? Hai escluso tutte le possibilità, ti rimangono soltanto un frigorifero oppure una piastrella romboidale. In entrambi i casi, buona fortuna.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

Sei un marciapiede

Infatti, nella risposta che riguardava i marciapiedi, ti sei riconosciuto subito. È stato amore a prima vista, e infatti quando passeggi vai sempre sui marciapiedi, perché ti riconosci in loro.

Annunci

Kaden e le Fontane di Luce/37

Capitolo 37

“Ehi, ma che stai facendo?”

La voce di una ragazza lo fermò prima che si immergesse, anche se in realtà non aveva idea di come muoversi sott’acqua.

“Chi sei?” chiese Mary.

“Sto andando…” cominciò Kaden, ma la ragazza, che era seduta sulla banchina, ridacchiò. “Sì, so cosa devi fare. Sei Kaden delle Fontane, ho riconosciuto il volto, devo dire che la taglia è molto somigliante. E tu sei Mary, una delle spadaccine più valorose del Triregno, prima di perdere il braccio…”

“Bada a come parli, mocciosa” mormorò Mary. Più passava il tempo e meno le piaceva.

La ragazza la ignorò e proseguì: “Ma in ogni caso, anche se io non ho capito come funziona la faccenda delle Fontane, non credo che tu arriverai mai fino al Reame delle Sirene”

Kaden era allibito. “Come fai a sapere…?”

“Beh, sai, sei in acqua e ti chiami Kaden delle Fontane, puoi cercare solo una cosa” ribatté la ragazza. “Hai acceso la Fontana Lind, e poi si è scoperto che Re Walter era un fantoccio, poi, ma da quando la Fontana Kashna è stata aperta, non si è sentito più parlare della Regina Margareth e non l’hanno neanche sostituita, e inoltre in entrambi i casi le due Fontane hanno davvero cominciato a zampillare luce. È scritto tutto sui giornali, davvero, non li hai letti nella tua latitanza?”

Quella fuga di notizie impallidì il ragazzo. Una cosa elementare come quella, e i tre Re non avevano mai pensato di bloccarla? E in che senso c’era un fantoccio al trono dell’Ovest? Che ne era stato della gente di Perth?

“No, io… ho solo letto un giornale ed è stato qualche giorno fa, in cui ho appreso l’ammontare della mia taglia” disse Kaden, molto preoccupato.

“Ad ogni modo, ormai ti ho visto e ti dovrei denunciare, ma devo vendicarmi del Re” disse la ragazza.

“Perché?”

“Perché ha ucciso mio padre. In realtà uccide sempre non appena viene a sapere che vi è qualcuno in città che non la pensa come lui. Sta di fatto che mio padre non la pensava uguale, e aveva creato anche una società segreta, e…”

E si interruppe, perché pianse molte lacrime. Kaden non riuscì a dire alcunché per consolarla, ma non sembrava che lei avesse bisogno di parole, perché si riprese abbastanza in fretta.

“Comunque non andrai da nessuna parte con quello scafandro, la pressione sottomarina ti ucciderebbe” disse.

“Come fai a saperlo?” chiese Mary. Quel momento di sconforto non aveva aiutato la ragazza ad essere più comprensiva, infatti aveva ancora la mano sulla spada.

“Mio padre ha sempre amato il mare” disse la ragazza misteriosa, che nemmeno si era presentata. “Inoltre, ha lavorato nei sottomarini per conto del governo, prima di ritirarsi. Per questo so che la pressione sottomarina ti ucciderebbe: non avete idea di quante volte mio padre me lo ha ripetuto, che bisogna stare attenti eccetera. Per non parlare dei mostri marini”

“E quindi?” chiese Kaden. “Cosa posso fare? Che alternative ho? È già tanto che ho capito da che parte mettere il boccaglio”

“Appunto” ribatté la ragazza. “Hai bisogno del sottomarino”

“Di che cosa?” Kaden stava venendo a sapere l’esistenza di entità mai viste prima.

“In famiglia ne abbiamo uno, il mio povero papà ha dato una mano a piazzare la Fontana Chemchemi sott’acqua. Seguimi”

E così, Kaden, Mary e la ragazza percorsero alcuni metri in silenzio.

“Come hai detto che ti chiami tu?” chiese Kaden, da dentro il casco dello scafandro.
“Lara” borbottò quella, mentre si tormentava i capelli. “E… sai? Mi sei simpatico, quindi… cerca di tornare in fretta in superficie, okay?”

Mary scoppiò a ridere, per la prima volta da quando erano partiti da Perth. Una risata aperta, vera, che lasciava ben sperare nella riuscita della missione. “Kaden, abbiamo una tua ammiratrice! Motivo in più per fare in fretta, non credi?”

“Eccoci” disse Lara, cambiando discorso e indicando uno scafo ovale e per metà immerso, con un’apertura all’estremità superiore e Kaden vide una specie di tubo che non sapeva riconoscere, forse fungeva da occhio. “Questo è un sottomarino” stava dicendo Lara.

Kaden suppose che fosse molto poco sicuro.

“Resiste a qualunque tipo di pressione?” chiese Mary.

“Credo di sì. Ora, non è che posso sapere tutto, eh” ridacchiò Lara. “Comunque, è molto semplice usarlo. Fa’ buon viaggio! Buona fortuna! Ricorda che le mie… le nostre speranze, si ripongono su di te!”

E sparì di corsa, così com’era arrivata.

“È simpatica…” commentò maliziosa Mary, quando tornò sola con Kaden.

“Piantala” disse Kaden. Ad ogni modo, era stata davvero generosa a non denunciarlo, anche se in ogni caso aveva motivi personali per non farlo, e gli aveva anche regalato un sottomarino, qualunque cosa fosse.

Kaden rimase dunque di fronte all’oggetto che l’avrebbe portato fino alla Fontana Chemchemi, ovunque fosse.

“Ora che ci penso… dov’è la Fontana Chemchemi? Dove devo cercare?” chiese a Mary.

“E che ne so!” esclamò lei. “Immagino che la Fontana sia comunque enorme, quindi la riconoscerai sicuramente e…”

Un’esplosione echeggiò nell’aria. Stava accadendo qualcosa di grosso alle mura.

“Meglio sbrigarsi” e, aperto il portellone, che consisteva in una maniglia circolare da ruotare, entrò dentro il sottomarino.

“Buona fortuna, Kaden! Io veglierò da qui sopra!” esclamò Mary, e fu l’ultima cosa che lui sentì dell’esterno prima di chiudersi dentro lo scafo.

Se Kaden si aspettava di dover decifrare ogni singola istruzione, si sbagliava: il ponte di comando era una stanza minuscola composta da una specie di finestra che rifletteva il mondo esterno e attrezzata di un manubrio e una leva.

In realtà si chiamava ruota del timone, ma Kaden lo interpretò come manubrio, e ad ogni modo si avvicinò alla leva, dotata di quattro scanalature e la tirò verso il basso, e di conseguenza il sottomarino si mosse indietro, perdendo quota e inabissandosi.

Era tutto un altro mondo, Kaden se ne rese conto non appena giunto a diversi metri di profondità, e dopo aver capito come manovrare bene quel trabiccolo.

Innanzitutto la luce passava fioca dalla superficie, e tutto lo sfondo era blu scuro. A intervalli irregolari, scie di pesci passavano innocui a destra e a sinistra.

Kaden riconobbe persino un Plexigos, ma non seppe dire che modello fosse. In ogni caso, non avendo modo di difendersi, se ne stette alla larga.

Ben presto il ragazzo capì che la ricerca della Fontana sarebbe stata equiparata a trovare un ago in un pagliaio: le profondità sottomarine erano immense e dalle diverse sfaccettature, e la possibilità di perdersi era concreta.

Poi gli venne in mente: quanta autonomia aveva il sottomarino? Era il caso di preoccuparsi nel caso in cui non fosse riuscito a trovare la Fontana?

“Meglio perdere un altro po’ di quota, di sicuro il Re Anthony l’avrà installata nel fondale” e comandò al mezzo di scendere ancora di quota, perdendo la luce del sole ogni metro che passava.

Nel frattempo, nel Reame delle Sirene vi era sempre stata una certa serenità. Il Re Anthony, il legittimo dei tre, aveva riconosciuto loro l’indipendenza; dunque, come debito di riconoscenza, venne stipulato un accordo di alleanza fra il neonato Reame e quello della superficie.

Il primo Re, il tritone Torsk I, era soprannominato l’Invincibile, anche se in pratica non aveva mai dato adito di essere davvero tale.

Aveva lunghi capelli ricci e un pizzetto sul mento, e osservava i Guardiani dei Confini con assoluto disgusto.

“Cosa vorresti dire, Kapor?” chiese altero. “I sottomarini hanno finito il loro lavoro da giorni, ormai, e la Fontana Chemchemi è sotto la nostra custodia. Che senso ha allora ritornare?”

“Non lo so, signore” rispose Kapor, gli occhi ben fissi sui radar. “Fatto sta che è stato rilevato un oggetto molto simile a un sottomarino a venticinque leghe di distanza da qui. Tuttavia, non sappiamo che intenzioni abbia, continua a girare in tondo come se non sapesse dove andare”

“Come sarebbe? Non mi dirai che si è dimenticato dove abitiamo?”

“Forse è un intruso che ci cerca… forse è Kaden delle Fontane! Re Anthony ci ha mandato un’immagine di costui e ci ha avvertiti che forse sarebbe venuto!” esclamò la regina delle Sirene, Uhor la Bellissima.

“Uhm… sguinzagliate il Leviatano. Farà piacere al re se lo uccidessimo noi, no?” ordinò Torsk.

I guardiani annuirono. “Soluzione condivisibile. Avere dalla nostra il più potente fra i mostri marini è stato un colpo di fortuna”

“Hai ragione, mio amato” sussurrò dolce Uhor, aggrappandosi a una delle braccia possenti del re dei tritoni.

I Guardiani pertanto azionarono un dispositivo da cui scaturì un lunghissimo urlo penetrante, come di bambino che piange per qualche motivo.

Urlo che venne sentito anche da Kaden, che a venticinque leghe di distanza si spaventò.

“Che cosa è stato?” disse, nella solitudine degli abissi, evitando anche i raggi laser di uno squalo. “Niente di buono, sicuramente”

E in effetti, un mostro enorme dalla forma di serpente lungo più di quaranta metri aprì i grandi occhi gialli, dal giaciglio dov’era posizionato.

Alzò l’enorme testa e urlò ancora più forte del dispositivo che lo aveva svegliato, e partì in direzione di Kaden.

“Il Leviatano è stato risvegliato, signore” disse un Guardiano.

“Perfetto” disse Torsk. “Avete detto qual è l’obiettivo?”

“Certamente” ribatté l’altro. “Forse voi non conoscete il linguaggio mostruoso, ma l’urlo perforante di poc’anzi è l’unico modo di comunicare con lui”

“Ah” Torsk era compiaciuto, e tornò alle sue occupazioni.

Kaden, nel frattempo ignaro delle macchinazioni del lontano Reame, continuava la sua ricerca, affondando sempre più nei fondali marini.

Correnti, pesci enormi, Plexigos e scogli inabissati erano all’ordine dei minuti, e il ragazzo dovette stare attento più volte, altrimenti si sarebbe schiantato da qualche parte.

“Non c’è niente” disse Kaden, con una punta di panico e parlando da solo.

“Non c’è niente qua” ripeté dopo dieci minuti, osservando uno spettacolo terribile alla fioca luce del faro installato nel sottomarino.

Schiere e schiere di navi affondate giacevano sotto di lui, segno che perlomeno aveva raggiunto il fondale.

Scheletri di scafi in legno e facevano bella mostra di sé, ospitando pesci di varie forme e dimensioni.

Relitti di scafi in acciaio erano ricoperti di vegetazione marina, e anche loro avrebbero potuto benissimo ospitare segreti inconfessabili.

“Bene, ecco il fondale” Kaden deglutì. Credeva di aver visto la sagoma di un uomo, che si nascondeva oltre l’albero maestro di una nave dalla polena minacciosa.

Il buio era pesto, e si vedeva poco anche con la luce del faro, e Kaden perse parecchi minuti a girovagare fra le navi affondate.

“Chissà se fra queste c’è anche quella di Patrick l’Esploratore…” si disse, ignorando il fatto che Patrick era partito da un luogo diverso e distante chilometri.

Il viaggio proseguiva, e a un certo punto, oltre una fessura che separava nettamente due tronconi di un ennesimo relitto, Kaden vide le creature più bizzarre che avesse mai visto.

Un uomo e una donna si scambiavano effusioni al riparo da occhi indiscreti… o perlomeno, Kaden suppose che lo fossero.

La metà superiore era quella umana, ma al posto delle gambe presentavano code di pesce, così come in superficie i Centauri al posto delle gambe avevano il corpo di un cavallo.

“Interessante… ci sono Sirene, qui. Probabile che abbiano un Reame tutto loro, che sia vicino?” si disse il ragazzo all’interno del sottomarino. Prese un respiro, era abbastanza emozionato.

Vide, più in là, un gruppetto di ragazzi-pesce trasportare di peso un forziere, probabilmente trafugato da una nave dimenticata dai secoli.

“Bene, un aiuto inaspettato dagli dèi degli abissi! Non mi resta che seguire questi discoli e il più è fatto!”

Se Kaden ne era convinto, se ne pentì amaramente due minuti dopo.

Due minuti di gloria, di speranza, di gioia.

E tutto cambiò nel giro di qualche secondo. Un urlo straziante di donna uccisa riempì l’atmosfera già di per sé inquietante del cimitero delle navi.

I ragazzi abbandonarono il forziere e scapparono sparpagliandosi, e diversi tritoni e sirene seguirono il loro esempio, compresa la coppietta felice; cosicché rimasero in zona solo il sottomarino di Kaden e la creatura gigantesca che occupò l’orizzonte.

Il ragazzo era abituato ai Draghi, ma quel mostro riusciva addirittura a batterli, o forse era solo il mare che ingigantiva la sagoma.

Il Leviatano, il mostro leggendario. Kaden ricordava di averne visto il ritratto sui libri di geografia e averne riso con Mark.

“Ahahaha, ma ti immagini? Tipo, tu vai al mare per una nuotatina e ti spunta questa anguilla puzzolente fra le gambe!” aveva detto.

“Ahahahah” aveva riso di rimando Mark, lui che era stato il suo compagno di banco e amico fedele nelle sciocchezze che commettevano in classe. “Pensi che puzzi di più l’ascella di Teodora?” chiese, riferendosi alla classica secchiona che non mancava mai a nessuna delle lezioni e sedeva da sola in prima fila. Indossava sempre magliette sudate.

E giù altre risate. Ma quelli erano altri tempi. Adesso poteva solo chiedere scusa per aver preso in giro chi non lo meritava, e non credeva tuttavia che le scuse sarebbero servite a qualcosa.

Non era ben visibile, Kaden ne vedeva solo la sagoma grazie alla luce del faro, ma ciò che vide gli fu sufficiente.

Due stelle al posto degli occhi e una fila di denti in grado di mangiare persino un Drago. E lui era da solo, impossibilitato a fare alcunché.

“Si scappa? D’accordo, si scappa!” e cominciò a scansarsi, evitando i raggi laser potenti che gli pervennero.

Non era affatto facile, ben presto divenne una foresta di raggi distruttivi e Kaden dovette fare ricorso a tutta la sua abilità nel maneggiare il sottomarino per riuscire a sfuggire e sorpassare quell’immensa colonna di carne che era il Leviatano.

Quest’ultimo tuttavia non demorse e cominciò a inseguirlo, dando il via a una rincorsa a tutta velocità verso il Reame delle Sirene.

Kaden perciò non vide niente dello spettacolo che gli si presentava sotto gli occhi, intento com’era ad a evitare anche le scariche di fulmini che spuntavano dalla bocca del Leviatano.

Da dietro era impossibile vedere da dove partivano, quindi l’unica soluzione per Kaden stava nel cambiare continuamente direzione e sperare nella fortuna.

E poi accadde: una grande montagna sottomarina si parò di fronte a lui, e senza perdere tempo il ragazzo imboccò un tunnel troppo stretto per il Leviatano.

“Ce l’ho fatta” cantò vittoria l’incaricato alle Fontane, ma il mostro marino non si sarebbe potuto definire tale se fosse bastata una montagna a fermarlo, pertanto questi la distrusse, causando la caduta di diversi sassi enormi dal soffitto del cunicolo, mentre il grande ostacolo crollava sotto i colpi dei raggi laser.

Per fortuna Kaden dovette subire solo un grosso tonfo metallico che non prometteva niente di buono, ma a parte quello uscì indenne da quella trappola mortale e la fuga poté proseguire.

Dopo quelle che parvero ore, Kaden vide davanti a sé una grande fila di mura fatte di alghe, e attorniate da tritoni armati di tridente.

“Eccoci” si disse. “Se semino il Leviatano… un momento!”

Accelerò col sottomarino, intento apparentemente a schiantarsi fra le alghe.

Cosa direbbero gli altoparlanti

Terzo episodio dell’amarcord più nonsense che ci sia. È il primo febbraio 2014 e…

Nella vita non mi sono mai perso nulla, nemmeno il minimo rutto.

Ne ho sentite di cotte e di crude, e la gente crede che sia divertente dirmi le cose con veemenza, ma anche io ho dei sentimenti, per Diana ascoltatrice!

Ah, già, non mi sono presentato.

Sono un altoparlante.

Sì, di quelli che vivono per amplificare la voce delle persone. per questo dicevo che non mi sono mai perso il minimo rutto, in tutti i sensi.

Successe una sera che il padrone del posto, di questo posto ove lavoro, un po’ alticcio a giudicare da come puzzava l’alito, decise di accendermi e dire “Signori e Signori, vi presento la prima edizione di Ruttolandia!”

E via di rutti, dal minimo al più feroce rigurgito che abbia mai sentito, al punto da sentirmi male, e io che sono un altoparlante non dovrei avere nausee, vero?

Eppure ero disgustato, così tanto che mi guastai  e non potei che benedire il mio creatore per avermi costruito con un difetto di fabbricazione. Ma in realtà era un problema del mio compagno di viaggio, il signor Microfono.

“Ehi, Mick!” lo chiamai col nomignolo di mia invenzione. Sapevo che si sentiva male, ma il mio tono era scanzonato apposta.

“Eeeeeeh” mi rispose, cavernoso.

“Non te la passi molto bene!” esclamai di rimando.

“Vorrei vedere te nelle mie condizioni! Insomma, tutto il giorno

A essere preso, tirato, ammaccato e posato come roba vecchia! Ho o no una dignità? Per di più, io devo avvicinarmi alle bocche per funzionare! Sai che significa?”

“No” ammisi.

“Allora te lo dico io! Vuol dire che devo sorbirmi tutti i tipi di fiato! Fresco caldo, alcolico, aglioso e una volta persino di acqua!”

“Cosa?” ero allibito.

“Sì… l’odore dell’acqua è tipico” confermò senza indugio alcuno. “Andiamo, Mick, credo che tu stia esagerando” osservai, sbigottito, ma non è stato per la mia frase che tornò a funzionare, piuttosto è stato riparato e per giunta smise di lamentarsi in una grazia inaspettata, ma fu pronto per accettare qualunque tipo di alito acido che gli perveniva, ancora una volta e com’è nel suo destino. Un altro aspetto della mia vita da altoparlante?

I miei esordi nei comici, in cui ripetevo tutto e di tutto, ma io sapevo, mentre amplificavo quella voce,. Che erano tutte falsità.

Ad esempio il tizio che poi mi ha venduto a questo locale balneare si è sputtanato da solo.

Mentre se la faceva con la sua segretaria/amante focosa, ha dimenticato di tenermi acceso e Mick si è preoccupato di riprodurre fedelmente ogni ansimo e ogni sibilo di piacere. Fu molto divertente quella notte stessa vederlo scappare come un ladro, segno del fatto che ho sempre funzionato bene e svolto fedelmente il mio compito.

Da me sono passati tutti i più grandi “Pronto, prova” del mondo, che fra l’altro è anche la mai cantilena preferita.

“Un, due, tre, prova. Sssà, sssà, prova, prova, sì”.

Andiamo, come si fa a resistere?

Certo, meno felici sono i momenti in cui usano il povero signor Mick per le scorregge.

Colpa del figlio discolo, che crede che io sia un ottimo modo per evidenziare la sua imbecillità e quindi si sentiva in dovere di chiamare i suoi amici e sentire quanto forte riuscivo a riprodurre i suoi “suoni”. Certo, ma se con un padre ruttone pretendevo di avere un figlio banchiere… beh, era pura utopia.

“Insomma, la tu avita è stata turbolenta, eh?” osserva la mia amica saggia, la signorina Presa Elettrica.

“Sì, proprio così” rispondo sicuro.

Di sicuro c’è che ne avrò ancora da raccontare. Chissà cosa mi succederà domani , ad esempio?

Il Microfono riprende a parlare. Non appena ha sentito ciò che ho pensato gli è venuto in mente di dire la sua, ma temo cosa possa dire.

“Potrebbe accadere che io mi guasti di nuovo! Che bello!” esclama gaudioso.

“No, per favore, Mick!” esclamo imperioso.

Il signor Mick non capisce che non è fastidioso il guasto in sé, ma proprio perché è fautore di crisi depressive profonde. Poi mi riscuoto dalla fantasticheria.

Qualcuno ha acceso il “naso”, che mette in funzione tutto. Ha proprio forma di un naso umano, e io ne ho visti.

Vediamo cosa devo riprodurre.

“ATTENZIONE, PREGO!” esclamo quasi non volendo e sia una frase di rito. “SONO DI NUOVO PRONDE LE SCIAMBELLI CALDI! SCIAMBELLI CALDI!”

Lo dice con una tale forza e veemenza che mi sconvolgo nell’intimo. Qualcuno gli dia un vocabolario in testa! In ogni caso, non è nuovo a questi svarioni. “patatini fritti in vaschetta!”, “pizzetti!”, eccetera. Ha problemi col cibo, che preferisce gustare.

Insomma, vita grama, quella che vivo. Ma domani sarà meglio, vedrete.

Posta del cuore/20

Immagine

Eccoci! Siamo pur giunti a quota venti di questa rubrica, e in questo episodio posso assicurarvi robe totalmente imprevedibili!

Caro Aven, sono il ferro da stiro. Guarda come respiro! Il fumo esce così… formoso, e sensuale… dici che ho delle possibilità? Guarda, se è impegnato ti picchio! E bada bene che sono un tipo molto caloroso!

Mmmh… è difficile! Il quesito più difficile finora. Mettiamo caso, infatti, che tu ferro da stiro voglia portare al cinema il fumo che emetti. A) innanzitutto non fai vedere nulla a quelli messi dietro e B) quando si tratterà di stare abbracciati al cinema (le coppie lo fanno… lo fanno, vero?) cosa abbracci, l’aria? Inoltre, c’è il problema grave delle montagne russe. Ogni coppia va al luna park, e quando si tratta delle montagne russe il tuo partner come starà seduto sul seggiolo?

Pensaci su, e magari riscrivimi!

ciao Aven, sono il fuoco! Mi sono innamorato del braciere. Dai, non siamo perfetti? Pensalo anche tu, e sposaci!

Casualmente ho qui una lettera simile:

Caro Aven, mi sono innamorato del fuoco, sono il Braciere. Dici che possiamo funzionare come coppia?

Direi che potete funzionare, allora. Sposatevi e vediamo come va a finire…

AVEN CI HAI INGANNATO! IL BRACIERE SI È SPENTO DOPO POCO TEMPO!

Ops. E io che ne sapevo? Pensavo che il braciere fosse ignifugo!

Sei un ignorante

Andiamo avanti.

Caro Aven, sono la tavoletta del cesso, del tuo cesso. Non so, mi piace quando vengo alzata o abbassata, mi dà un senso di pace e tepore… tuttavia non sono innamorata di nessuno, o meglio, innamorata di questa sensazione.

Interessante. Quindi tu mi hai scritto per niente, vero?

Ciao Aven. Sono il tuo cerume, e mi sono innamorato delle tue orecchie. Non permetterti mai più di separarmi dalle tue orecchie, va bene? Ormai siamo una cosa sola e il fatto che tu non ci senta più dall’orecchio destro è solo una conseguenza che possiamo accettare entrambi. Ok?

ehm… no.

alla prossima!

Ricetta: Cartoccio di pesce senza cartoccio.

Immagine

I secondi piatti di pesce sono i migliori perché, secondo il vecchio saggio:

Il pesce non appana

Dove il verbo “appanare” sta appunto nel riempire lo stomaco di cibo senza un domani, per poi smettere di muoverti a causa del grasso del tuo stomaco.

Ma come si fa un ottimo pesce al cartoccio? E soprattutto, che pesce deve essere?

Vediamo come si fa il più classico dei pesci, ovvero il merluzzo col cartoccio. Il merluzzo, come abbiamo visto nel fedele documentario “Le avventure di Isda” ha una sua personalità ben definita e riguarda soprattutto il suo nuotare ed emettere a intervalli regolari bolle dalla bocca, come se volesse parlare ma le sue parole annegano fra le correnti del mare perdendosi nel vuoto cosmico, obliandosi così fra le sabbie del tempo.

Senza perderci in chiacchiere, voglio semplicemente dire che il Merluzzo si presta bene ad essere messo nel forno. Ma, ovviamente, dobbiamo prima sfilettarlo e togliergli le lische.

Mi ricordo di un bambino che disse a sua madre: “Non mi piace il pesce, ci sono le lische” e sua madre gli disse: “E invece te lo mangi lo stesso, gliele ho le lavate le lische”.

Ebbene, facciamo sì che ci siano più pesci e meno lische, tutti assieme crediamo in un mondo ittico migliore!

Per sfilettare il pesce dobbiamo seguire lo scheletro, quindi mi sembra molto semplice da fare.

Ma come? Non hai appena detto che vuoi che le lische si eliminino però poi ti servono per sfilettare?

Ehm… andiamo avanti.

Una volta sfilettato per bene e solo quelli come noi sanno fare, apriamo il forno già riscaldato e infiliamo tutto dentro. Tutto il merluzzo, non vorrei che infilassi anche il tagliere, il coltello e tua nonna, che erano nella stanza.

Dopo una decina di minuti il merluzzo dovrebbe essere pronto. Che poi te lo dice lui stesso, dall’aldilà: “Sono pronto per essere mangiato”.

E buon ap… OH NO HO DIMENTICATO DI METTERE IL CARTOCCIO!

Tutorial: rispondere a un vero o falso.

Immagine

Dì la verità, non sai mai cosa rispondere nell’ora dei test, vero?

Bene, di solito io ho proposto finora domande a risposta multipla nei miei test, ma se un giorno decidessi di indire un vero o falso, voi come ve la cavereste?

Vediamo insieme come partecipare.

  1. Il pilota Tedesco Michael Schumacher, della Benetton, è in odore di vincere il Gran Premio 1994. [V/F]

Bella domanda, vero? E chi se lo ricorda? E poi, siamo davvero sicuri che sia oggi il 1994? Per esserne sicuri, ci tocca controllare il calendario. Ma siccome questo è un test, non abbiamo aiuto di sorta. Dobbiamo andare a logica, sapendo che in tutte le domande c’è una parte della risposta. Sarà vera questa risposta? Io dico di sì, Schumacher lo vedo di belle speranze e probabilmente passerà alla Ferrari.

2. Brian Jones, iconico volto dei Beatles, è stato trovato morto annegato nella sua piscina. [V/F]

Anche qui, non possiamo essere sicuri di niente. Chi sarà mai questo Brian Jones di cui tutti parlano? E soprattutto, chi sono i Beatles?

John, Paul, George e Ringo. Brian mi sa che non c’entra niente. Mettiamo Falso.

3. Il CERN annuncia l’uscita del World Wide Web. È il 26 Maggio 1982 e questa invenzione cambierà le vite di ognuno.

Anche qui questa cosa mi puzza. Il 1982 è noto per vittoria dei Mondiali di calcio da parte dell’Italia, che poi è il solo evento di quell’anno. La nascita di internet è avvenuta molto dopo, iun un altro mese, in un altro anno, in un altro giorno. Falso.

4.  La Juventus vince la sua seconda Champions League. È il 22 Maggio 1996 e Fabrizio Ravanelli solleva l’ambito trofeo davanti a una folla festante. [V/F]

Che forte che è Ravanelli, eh? Il nostro amato capitano! È tutto vero, e anche se ormai siamo in ottobre e nel frattempo abbiamo vinto anche la Supercoppa Europea sono ricordi che sono rimasti indelebili. Tutto vero.

 

Con queste domande spero di avervi chiarito le idee su come affrontare un Vero o Falso senza troppi patemi. Anche se non la sai, ricorda sempre di andarci per logica.

Perché le settimane hanno sette giorni?

Immagine

“Sette giorni…”

Questa frase la ripetono anche i muri, ma la ripropongo per sottolineare l’argomento che sto per proporre oggi. Cosa sto per proporre oggi?

Ci sono sette giorni. Una settimana ha sette giorni. Perché? E perché da Domenica a Domenica ci sono sette giorni e da sabato a lunedì ce ne sono solo due? Eh?

Complotto alieno?

Vediamo un po’.

LUNEDI: A CHE SERVE. Il Lunedì serve per riprendersi. Ne abbiamo già parlato, è il primo giorno e tutto quanto. Ma ciò che non ho detto è che serve a qualcuno per orientarsi su che giorno siamo dopo le sbronze domenicali.

 MARTEDI: IL SUO HABITAT. Il martedì vive soprattutto nelle grandi tangenziali imbottigliato nel traffico. Ecco l’atmosfera esatta del martedi. A meno che non sia “grasso”, allora occupa da solo tutta la settimana, perché grasso.

MERCOLEDI: VIVERE AL CENTRO. Siamo ormai a metà settimana, è il momento giusto per cominciare una dieta senza il trauma del weekend, oppure far fruttare quell’abbonamento in palestra dove non ti conosce nessuno ma versi comunque soldi.

GIOVEDI: VIAGGIO A GIOVE E RITORNO. È il giorno di Giove. Bisogna andare su Giove, tutti i giovedì, e sono sicuro che anche voi ne avete sentito il bisogno. E ora, a meno di non trovare traffico, sono sicuro che entrerete sulla Terra in tempo per il…

VENERDI: IL GIORNO SPOILER. Di solito in questo giorno ci si organizza per il sabato e la domenica, ovvero uscire con gli amici a bere, e fare le foto che poi dovranno testimoniare cosa in effetti fatto in questi giorni perché tu non lo ricorderai affatto. Per chi non ha amici, invece, questo giorno non ha alcun significato, come lo zero elevato a potenza di zero.

SABATO: ANCHE DI LUNEDI SERA È SEMPRE SABATO SERA. Infatti, cosa abbiamo detto finora? Non abbiamo scritto finora: “sabato, sabato, sabato, sabato…” eccetera? E non c’è mai un altro giorno! Che poi, a voler pensarci bene, tutti i giorni sono uguali agli altri, il sole sorge comunque a est e tramonta ad ovest e sono tutti composti da ventiquattro ore… quindi cos’è che cambia un lunedi da un sabato?

DOMENICA: IL GIORNO DEI GOAL. Una volta era così. Tutti piazzati con la radiolina a sentire Tutto il calcio minuto per minuto per sentire, alle quindici, le dirette dai campi.

“Oh, mi dici il risultato di Fiorentina-Foggia?”

“Ma perché non ti compri una radiolina invece di rompere le scatole?”

E invece le rompo le scatole.

Questo è quello che penso. Questo è il motivo per cui la settimana ha sette giorni, e tutti hanno la loro utilità.

“Sì, ma… sette giorni, ok? Potrei venire lì a massacrarti all’istante se preferisci”

Oh… ok.

Test: sei un quadrupede?

Cane, gatto, cavallo, giraffa… quanta confusione! Io non ci ho mai capito niente! E magari siete anche voi dei quadrupedi!

Scopritelo con questo test.

  1. Quando ti cade una cosa per terra, è subito gattonare.

a) Sì

b) No

c) Non lo so

2. Quando il pallone si incastra sotto la marmitta, ti chini per raccoglierlo

a) Sì

b) No

c) prendo una scopa

3. Devi passare per un cunicolo stretto e…

a) Sì

b) No

c) Guardo il mondo da un oblò

4. Sta per venirvi in faccia una palla gigante 

a) Mi abbasso

b) Mi scanso

c) Sì

5. Mi spingono

a) Sicuramente cado a terra

b) No

c) Non casco mai

6. Devo allacciarmi le scarpe

a) No

b) Porto i mocassini

c) Me le allaccio calandomi

7. È l’ora della pedicure

a) Devo abbassarmi

b) Caspita, che unghia lunghe

c) Motosega

8. Si fa stretching

a) In effetti è difficile toccare le punta dei piedi con le mani

b) In effetti è facile se tu ti snodi

c) No

9. Sì o no?

a) Capra

b) Pantera

c) Fiordaliso

10. Che animale quadrupede preferiresti fra questi tre?

a) cavallo

b) zebra

c) Ippopotamo

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A 

SEI UNO YES MAN

La tua risposta preferita è il “Si”, sai suonare l’accordo di Si con la chitarra e il SI… lenzio è la tua arma migliore. Ma non vale la pena parlare

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

SEI UN QUADRUPEDE

Di sicuro il tuo mezzo di trasporto preferito non è la moto, e nemmeno la bici. Per ogni cose, devi buttarti a terra, e infatti l’ho esplicato molto bene nel test. Infatti, hai risposto “no” solo per depistarmi, ma in realtà hai mentito sapendo di mentire.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

SEI UN IPPOPOTAMO

Non è che tu hai fatto uno spot di recente?

 

Kaden e le Fontane di Luce/36

Capitolo 36

Kaden, che con tanta sicurezza aveva trascinato Mary a seguire i topi, non aveva più idea di dove recarsi e aveva tema di perdersi, ma alla fine sentì che vi era solo una soluzione, ovvero quella di proseguire dritto e cercare una scala che avrebbe portato a un tombino, e risalire in superficie per orientarsi, sperando ovviamente che nessuno notasse un tombino aperto. La sua speranza fu ben riposta, in quanto dopo aver percorso qualche metro che sembrava non finire mai, nel vuoto più totale e nell’aria greve e pesante dei rifiuti, alla fine Kaden vide una serie di sbarre orizzontali fissate verso l’alto in modo da raggiungere un tombino in cima.

Per quanto riguardava l’eventualità di non riuscire ad aprirlo, non avrebbe avuto importanza.

Kaden non aveva guanti, ma avrebbe fatto della necessità una virtù e si sarebbe messo a salire, un gradino dopo l’altro, mentre il suono metallico empiva il luogo angusto, risultando effettivamente sinistro.

Mancava poco e Kaden sarebbe stato a portata di taglio, finché una sbarra non era fissata bene e quindi il ragazzo, che non se l’aspettava, cadde di schiena, sbattendola sulla strada che prima aveva ospitato i suoi piedi. Mary ridacchiò borbottando sicuramente un epiteto poco simpatico.

“Meno male che non era una grande caduta” si disse, massaggiandosi la parte contusa. “Però, anche le infrastrutture della Capitale sostengono il re”

Non demorse, il ragazzo. Riprese il cammino e stavolta arrivò a portata, anche con una sbarra in meno.

Tenendosi con un braccio, Kaden giocò la carta vincente che gli avrebbe aperto tutte le porte.

“Mary, potresti aprirmi il tombino per favore?” chiese imbarazzato, e con molta difficoltà si scambiarono di posto e fu lei la prima a respirare l’aria pulita della superficie.

In realtà, ciò che vide non furono le case ricche e il continuo fermento frenetico che le caratterizzava, ma una piazza deserta e sconfinata, dove alla sua destra si terminava al mare.

Anche Kaden fu sbigottito: ancora qualche metro e sarebbero annegati?

Ad ogni modo, seppero di essere finiti al porto. C’era tutto: una locanda intitolata Il Pesce Innominato, schiere di gabbiani da tutte le parti, bitte che servivano per tenere ferme le imbarcazioni, e altre invece che partivano, probabilmente per pescare. A quanto ne sapeva Kaden, solo Patrick l’Esploratore era partito per esplorare ed era svanito nel nulla.

E, per la terza volta, Kaden si fermò ad osservare il Mare. Che direzione avrebbe dovuto prendere per giungere fino alla Fontana?  E soprattutto, dov’era?

“Forse alla locanda hanno qualche indicazione” disse Mary, indicandola col dito di legno. Andarono dunque, ignorando la brezza gelida che portava il mare e l’insegna appesa che dondolava in maniera sinistra.

“Ooooh, è entrato un altro deficiente!” fu la prima frase che lo accolse.

“Siediti pure qui, dolcezza!” dissero rivolti a Mary e le pervenne una sedia, che si infranse nel muro alla sua sinistra.

Seguitarono risa generali e presero a cantare una canzone.

Il tempo è arrivato, il momento di un drink

Ma non voglio whisky o gin

C’è solo una bevanda che mi rende talmente ubriaco

Che la mia testa comincia a girare

Dall’Ovest fino a New Sidney

Questa bevanda mistica viene prodotta

Nella nostra missione nel divenire totalmente ubriachi

Da non aver niente da perdere

Rum è il potere

Rum è la chiave

Il Rum ci farà liberi

E poi, attaccarono col ritornello che ripeteva “Rum!” in continuazione, mentre un paio di altri clienti cominciavano ad azzuffarsi.

Alla fine, Kaden si sedette al bancone e pensò di ordinare proprio il Rum di cui sopra.

“Rum è il potere, ragazzo! Facci vedere quanto ne scoli!” esclamò ad alta voce un vecchio dalle mani uncinate.

Ma Kaden non ascoltò, anche se Mary intraprese una gara con alcuni ubriachi, e si rivolse al barista massiccio e dal colorito nero.

“Dammi un po’ del buon Rum, ne ho bisogno”

“Ehi, Joe! Un’altra birra!” esclamò un tizio ormai in coma etilico.

“Un momento, sono solo uno! Che volete farci se l’altro barista si è suicidato?” borbottò burbero Joe, e porse il bicchiere di rum al ragazzo.

“Tieni, offre la casa” disse. “Non credere che non ti abbia riconosciuto, Kaden delle Fontane

“Delle Fontane?” Kaden era perplesso.

“Beh, così ti hanno nominato sulla taglia. Porca miseria, centomila pezzi d’oro! Neanche fossi un terrorista! Ma si può sapere che hai fatto?”

“E tu, invece? Come mai non mi consegni alle autorità?” disse Kaden, sconvolto da quella rivelazione.

“Ma figurati! Siamo al Pesce Innominato! Ehi, ragazzi! RAGAZZI! Questo idiota vuole consegnarsi!”

Non si seppe come ma nonostante il caos tutti ascoltarono Joe e risero della battuta, perché fu così che la interpretarono. Uno di loro prese una bottiglia vuota e la spaccò sulla schiena di un secondo.

“Qui al Pesce Innominato, e al porto in generale, siamo senza regole” spiegò Joe. “Tutti odiamo il re e tutti siamo ricercati. Non ci cercano perché sanno che li uccideremmo, perciò sentiti a casa, babbeo! E dopo aver bevuto, dimmi che hai fatto!”

Mary nel frattempo aveva battuto il secondo criminale nella gara di bevute e in quel momento mostrava il braccio di legno.

“Sono un terrorista. Anzi, mi serve un suggerimento: voi sapete dove si trova la Fontana?”

Joe annuì convinto. “I baristi sanno tutto, ragazzo mio” disse. “Ma vedi, come tutto in questo mondo, anche io voglio un prezzo”

Kaden deglutì.

“Devi scolarti tutta la bottiglia di Rum! Ahahahah! Ecco perché Kaden delle Fontane! Tu vuoi aprirle, perché evidentemente possono essere riparate!”

Seguì un Aprile, Aprile concitato da parte di tutta la masnada della locanda, Mary compresa.

Kaden bevve con molta fatica la bottiglia assegnatagli e alla fine Joe fu di parola.

“Ho dato una mano a spostarla, ecco perché lo so. Sai, noi delinquenti ci mandano sovente ai lavori forzati, come condanna. E quella fu una condanna abbastanza da compensare almeno cento anni di galera, te lo dico io. Mai sentito qualcosa di più pesante sulle spalle. In ogni modo, l’abbiamo affondata sott’acqua, chissà dove”

“Sott’acqua? Nell’oceano? Oh Dio!” esclamò Mary, completamente rossa in faccia ma acclamata dai suoi nuovi compari come “dea del rum e delle braccia”. Kaden considerò per la prima volta l’ipotesi di scendere da solo.

Kaden ordinò un altro bicchiere, anche se si sentiva stordito. “Hai qualche suggerimento per respirare sott’acqua?”

Seguitò un momento di silenzio, per poi lasciare il posto ad altre sonore risate.

“Porca miseria, ragazzo!” rise anche Joe. “Non ho mai sentito una cazzata tanto colossale, e qui siamo al Pesce Innominato!”

“Hai ragione, Joe, nemmeno fra quelle che dice il Vecchio Bucaniere” aggiunse un tipo distinto in fondo al bancone. “Non è vero, Armand?”

Si rivolse a un uomo molto vecchio, certamente era sbronzo come tutti gli altri. In ogni caso era solo, e da dietro i suoi foltissimi capelli lunghi un solo occhio nero faceva capolino brillante.

“Ragazzo! Vieni un po’ qui?”

“Ooooh! Kaden delle Fontane a rapporto dal vecchio Armand! Ahahaha!” rise un altro ragazzo, e divise un brindisi col compagno di tavolo.

Kaden tuttavia si sedette su una sedia scomodissima e si ritrovò davanti il vecchio Armand.

Sembrava un soffione: capelli e barba bianchissime e persino i peli sul petto scoperto erano altrettanto candidi.

In mezzo a quei cespugli, si notava una collana fatta di denti di un pesce, che Kaden non riconobbe.

“Allora. A quanto ho compreso, vuoi entrare dentro il mare, probabilmente per aprire l’ultima Fontana, no?”

Non si capiva molto bene, gli mancavano molti denti, ma Kaden annuì.

“Bene. Hai bisogno del Sommozzatore, allora”

Kaden stavolta mancò l’essenza della frase.

“Ehm… potete ripetere?” chiese, al che Armand si maledisse e trascrisse il nome dell’attrezzo che aveva nominato.

“È un… oggetto” disse “che ti permette di respirare sotto l’acqua. Ma attento, non ha un tempo illimitato”

Kaden aspettava la fregatura e quella arrivò puntuale.

“E va bene, va bene lo stesso. Dove posso procurarmelo?” chiese, sicuro che quella fosse la strada giusta.

Armand per tutta risposta si alzò e oltrepassò la porta della toilette.

“Aahahah! Il vecchio pazzo ha problemi di incontinenza!”

A quel che pareva, ogni cosa era motivo di ilarità in quel bar.

Ad ogni modo, Armand non tornò che dopo dieci minuti, con in mano un grosso oggetto cilindrico e quella che sembrava una tuta.

Il vecchio gettò tutto sul tavolo. “Ecco. Sono cento pezzi d’oro”

Kaden non si aspettava che dovesse pagare e confidava sul buon cuore dell’uomo.

“Ma… pensavo volesse regalarmeli” biascicò perplesso, al che toccò all’uomo ridere.

“Ragazzo mio! È ora che tu scendi dalle nuvole! In novantaquattro anni di vita non ho mai sentito una cazzata simile! SENTITO, GENTE?”

“No che non abbiamo sentito un cazzo, sta’ zitto, scimmia!” e da qualche parte pervenne una manciata di arachidi.

“Allora, basta bestemmie. Tu mi paghi duecento pezzi d’oro e ti lascio andare. Manchi di farlo e ti taglio la gola. Hai capito?” sibilò Armand, con la sua maniera di parlare strana e priva di molti denti.

Siccome si era avvicinato, Kaden poté assaporare l’alito alcolico e vedere molti denti d’argento, fra i pochi che aveva.

Inoltre, il ragazzo registrò che fino a due minuti prima aveva fissato il prezzo a cento pezzi d’oro, non duecento.

“Allora, li paghi questi trecento pezzi, sì o no?”

Armand estrasse un coltello minaccioso e…

Improvvisamente accadde che una mano veloce gli tagliò la gola orizzontalmente e il vecchio cadde sul tavolo.

“Non importunare Kaden delle Fontane, decrepito!” esclamò Mary, sputando a terra.

“Mary! Mi hai salvato!” esclamò il ragazzo, mentre Mary, che non sembrava tanto ubriaca come prima, prese l’attrezzatura e lo guidò fuori da quel luogo assurdo. Inoltre, anche un uomo morì nello stesso momento, linciato poiché aveva barato.

“Non ho la minima idea di come usarlo, ma purtroppo ce n’è solo uno” disse Mary. “Mi sa che dovrai scendere tu, da solo, al mare, mentre io veglierò su di te dalla superficie, accertandomi che non ti cerchino”

Tutto quello che entrambi sapevano era la forma, ovvero un cilindro di metallo, un casco da infilare in testa e una specie di tubo che forse si infilava nel naso o nella bocca, ma nessuno dei due ne era sicuro.

“Non credo che qualcuno nei paraggi sappia usarlo, e vista la gente nel bar, non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno me lo rubasse con la scusa di insegnarmi” soppesò Kaden.

Così non gli rimase da fare che una prova.

Prese la veste e la indossò, e ne trovò anche la cerniera, che venne chiusa da Mary.

Gli veniva strettissima, ma doveva fare della necessità una virtù, proprio come quando aveva camminato fra le fogne.

Indossò anche quella specie di casco, e il problema successivo si presentò nel respiratore, ma in ogni caso non fu proprio difficile indossare un boccaglio e rendersi conto della respirazione, che avvenne dunque grazie all’ausilio dell’oggetto cilindrico.

Kaden era dunque pronto. “Va bene, allora vado!”

Mary fece una cosa che non aveva mai fatto prima: lo abbracciò stretto, con fare a metà fra materno e fraterno.

“Abbi cura di te, Kaden” disse mentre piangeva. “Davvero, torna su vivo! Pensa a tutti noi e a quelli che si sono sacrificati per te e torna vincitore! Altrimenti ti picchio, okay?”

Kaden si ritrovò a ricambiare quell’abbraccio e dire: “Tornerò vincitore, non ti preoccupare” anche se non era affatto sicuro né di trovare la Fontana, né di tornare. La bombola era al massimo caricamento? La Fontana era nei paraggi o molto lontano nel mare? E poi, sarebbe bastato il respiratore per spegnerla e tornare in superficie senza incidenti? Non ne aveva idea, e aveva paura di tutte quelle domande, tuttavia non voleva far preoccupare Mary, inoltre era sicuro che anche lei si stesse ponendo le medesime questioni.

Infine Kaden si voltò verso il mare e deglutì profondamente. Non era sicuro di saper nuotare bene.

“A noi due, Mare. Vediamo che hai da dirmi” disse, senza saperne il motivo, e si tuffò, non pensando a nulla.

Le avventure dell’Uomo-Ape

Immagine

Ebbene, ci siamo.

Come potete vedere dall’immagine, Giangiorgio Giacaloni ha cambiato pettinatura.Già, ma chi è Giangiorgio Giacaloni?

È un uomo, il cui mestiere è quello di restaurare opere d’arte. Un giorno, però, viene colpito da un’ape e da allora ne possiede tutti i poteri. Non chiedetemi come, vi risponderei solo che l’ape si chiama Ernesta Fulvia.

Così, fra i Grigi, l’enigmatica Donna-Vespa e i mitici Lapardei, creature piumate ma che guidano una Panda, Giangiorgio si ritroverà in novanta capitoli a destreggiarsi fra una cosa e l’altra.

Vi assicuro che ci sarà anche un ananas polemico, per chi è fan degli ananas.

Insomma, “Le avventure dell’Uomo-Ape” è il mio libo, pronto per essere lanciato ma che aspetta la TUA prenotazione ❤

Se sei curioso, perché non scaricare l’anteprima disponibile in questo link?

CINQUE MOTIVI PER FARLO:

a) è il mio terzo libro;

b) Ci sono i Lapardei;

c) insomma, è il mio capolavoro e non c’è un’altra opera al par suo scritta da me;

d) Altrimenti non me lo pubblicano;

e) Ogni DIECI prenotazioni regalo un libro fra quelli già editi.

MOTIVI PER NON FARLO

a) Non ci sono soldi

b) Ti secca

c) AVEN TI SEI MONTATO LA TESTA

d) maionese

 

AH-HA! CINQUE PRO CONTRO QUATTRO PRO! Prenota adesso seguendo questo link!