La casa della luce.

White Pearl, Black Oceans – novella liberamente ispirata alla canzone dei Sonata Arctica.

Adoro il mare agitato.

Le onde si increspano, si imbiancano e finiscono miseramente sugli scogli.

Cosa c’è di più poetico di questo?

Ho sempre pensato che il mare, quando è agitato, rappresentasse la furia. La furia trova il suo culmine nell’onda e poi dimostra tutta la sua futilità quando incontra lo scoglio, che altri non è che l’ineluttabilità della vita. A che serve, infatti, adirarsi? Può forse cambiare il corso degli eventi?

Ed ecco, ecco che un’altra nave passa sull’orizzonte, attraccando sicura del punto di riferimento rappresentato dall’unico fascio di luce che emette il mio faro.

La mia casa, la mia luce. Sono guardiano del faro da anni… forse da sempre. Conosco tutto del mare, della sua pericolosità e del suo fascino. E quest’unica luce è di consolazione ai naviganti, che dopo un lungo viaggio sanno di poter toccare terra di lì a poco. Questa sensazione mi ha sempre spinto a portare avanti questa missione a tutti i costi, anche sacrificando il tempo libero.

La luce è mia amica. Il faro è mio padre. Il mare è mia madre. I miei simili?

Sicuramente sono in fermento per il prossimo Capodanno, che si terrà stasera in paese.

Non ho mai assistito al Capodanno. Non mi interessa né mi piace. Troppa gente, semplicemente. Vuoi mettere l’orrida calca di persone che sgomitano e si avvinghiano augurandosi in maniera ipocrita un buon anno con la calma perfetta di questo posto, al confine fra terra e mare?

Sospiro, mentre bevo un buon tè caldo. Comincia a far freddo, come sempre verso sera. Per fortuna è stata una bella giornata. Il tramonto ne è la parte più bella, sapete? Il sole affonda, con la promessa di tornare l’indomani, regalano un bagno dorato a chi lo sta osservando. “Rosso di sera, bel tempo si spera”. Perfetto, allora.

Questa serata ventosa attende per il suo prosieguo il faro, che fra poco si accenderà.

Attendo con calma. È un manufatto vecchio, ci sta che ogni tanto si inceppi.

“Dannazione, non si accende! Deve essersi guastato qualcosa” penso fra me. Devo abbandonare il momento di relax fatto di tè e biscotti e andare a vedere nel generatore.

Accidenti, è finito il diesel che dà l’alimentazione al generatore elettrico! Devo scendere in paese a comperarlo, altrimenti saranno guai.

Già, in paese… stavo giusto pensando che odio le persone!

Al che, non mi resta che andare con la bici. La sera arriva a grandi passi in questi giorni dicembrini e non vorrei presentarmi in ritardo all’appuntamento con la dea Luna. Per di più, devo sfidare il vento gelido che soffia agitando il mare e minacciandomi di bronchiti.

Infine, dopo aver pedalato attraverso il tranquillo sentiero che porta al paese, vengo frastornato dal rumore della gente, della musica e dei loro discorsi inutili. Dimenticavo che il 31 dicembre danno la fiera! Accidenti, sarà più difficile ottenere un po’ di diesel!

Fra le vie c’è traffico. Quando non c’è traffico, ci sono le persone e quando non ci sono le persone, ci sono gli stand. Colori, profumi, musica ovunque e ogni ben di Dio messo lì, invitante, mentre le persone danno fondo a tutti i loro stipendi per qualcosa che non useranno mai.

Conosco un benzinaio che fa al caso mio. Per adesso devo adottare questa soluzione “tampone”, per poi scrivere ai fornitori che mi manderanno un bel cargo col loro camion appena possibile. Non avrei mai voluto scendere in città e per poco rischio di mettere sotto una ragazza.

“Ma porca miseria! È così che si attraversa? Già c’è casino, io non avrò per sempre questi riflessi pronti!” sbraito, ma scendo dalla bici e l’aiuto a rialzarsi, ché nel frattempo era inciampata. Non l’ho nemmeno sfiorata, ma probabilmente lo shock l’ha spinta ugualmente a terra.

E… accidenti, è bellissima! I suoi occhi, i suoi occhi incantevoli! Non so descriverli, o forse non bastano le parole umane: riflettono tutto il mare, è come se l’oceano stesso mi stesse dicendo di tuffarmici.

“Ehm..” come al solito sudo e comincio a balbettare. “Scusa se sono stato sgarbato, ma per fortuna sono riuscito a frenare in tempo…”

Non so proprio farci con le donne.

“Non… non preoccuparti. Ho solo sporcato il mio vestito per la festa. Che sarà mai? Sono solo poche centinaia di dollari. Un ottimo modo per cominciare il 2004, vero?”

“Ehm… ehm…” il suo tono distaccato e sarcastico è così… onirico. Vorrei dire qualcosa a tono, ma mi escono fuori solo ehm e non sto facendo bella figura.

“Per farmi perdonare, posso solo portarti a cena fuori. Più di questo, non posso permettermi”

La ragazza sgrana gli occhi e le cade qualche ciuffo biondo sulla faccia. Non può crederci, e anche io rimango allibito dalla mia audacia: chi la conosce? Portarla fuori solo per una banale caduta?

“Cosa stai dicendo… sei talmente assurdo che accetto, guarda! E bada che deve essere una cena incantevole, degna del vestito!” risponde.

Non potrei essere più felice di così. Ho acquisito abbastanza sicurezza da poter affermare: “Conosco il ristorante più bello della città, non te ne pentirai”

Ma se non sei mai uscito dal faro, cosa devi conoscere? Mi chiede una vocina nella testa, ma la zittisco. Questa notte niente può andare male: una ragazza bellissima mi ha detto sì, per cui…

Per cui il ristorante Dal Tritone si è rivelato davvero un ottimo posto per portarci una ragazza. Quattro portate a base di pesce, del miglior pesce che abbia mai mangiato.

E Mary… be’, Mary è pazzesca. Simpatica, ironica, pungente, misantropa quanto me, avversaria della città che le sta troppo stretta, ed io non mi sono mai divertito tanto come in quei momenti. E dopo, poi dopo mi ha chiesto una cosa allucinante. Momenti, passioni indimenticabili.

“E se vedessimo i fuochi d’artificio per il nuovo anno?”

Ovviamente ci siamo andati e, seppure in quel frangente non ci siamo detti nulla, eravamo in estasi a vedere quei colori, quella magia, quel countdown e quel brindisi. Uno, due, dieci. Un countdown a rovescio, a base di alcool.

E fu allora che è successo. Ho poggiato le mie labbra sulle sue, senza pensarci, esattamente come le ho chiesto della cena.

“Non… non posso” bisbiglia, ritraendosi. “Ho la nave che partirà all’alba, non posso”

“Ma… stai dando vita a un nuovo me! Non puoi! E poi, quale nave parte all’alba?”

“La White Pearl” risponde lei. Sembra davvero dispiaciuta, non è una balla. ”Anzi, adesso sta facendosi davvero tardi, guarda come sono dense le nuvole”

In effetti il cielo, pur essendo notte, sembra prepararsi per una tempesta. La luna, che era rossiccia quando l’ho vista al tramonto, adesso è cinerea e quasi non si vede coperta dalle nuvole,“Concedimi almeno una notte. Solo stanotte. Mia solo per queste infelici ore, e poi mai più… mai più…” prendo a baciarle le mani affusolate che si ritrova, e so che potrei stare così per sempre.

Mary sospira. “E… e va bene, tanto comunque non possiamo andare lontano, col tempaccio che sta per cominciare.”

“Esattamente” rispondo io.

Ci rifugiamo in un ostello poco frequentato, dove ci offrono un letto solo matrimoniale. Sembra tutto scritto… mia per una notte, in quel lettino mentre fuori il vento gelido prende a ingrossarsi. Chissà, con un po’ di fortuna la White Pearl non partirà…

Una volta entrati nella piccola stanza, l’abbraccio e la bacio con ardore, come non ho mai fatto per nessun’altra. Lei risponde, gettandomi le braccia al collo. Dio, quanto la desidero! Senza nemmeno averlo calcolato, ci ritroviamo fra le lenzuola…

Apro lentamente gli occhi e mi accorgo di essere nudo. Strano, c’è anche freddo! Forse l’alcool di ieri sera mi ha fatto sentire caldo e, dopo aver riempito di diesel il faro, ho dormito in questo stato coperto dal piumone…

Già, solo che il piumone non c’è e fuori dalla finestra non c’è il mare!

Oddio, che cazzo è successo la notte scorsa?

E dov’è MARY?

L’ultima cosa che ricordo è che scivolammo in questo stesso letto che ha ancora il suo profumo di lavanda, ma deve essersene andata, come gli angeli che alla fine della notte tornano in paradiso.

Mentre metto le mani nei capelli, ho un tuffo al cuore. Aveva detto che avrebbe preso la White Pearl all’alba! E… e…

Il faro stanotte non ha funzionato. Oh, mio Dio.

Oh mio Dio.

Mio Dio, no! Non voglio! C’era brutto tempo ieri! Un rinvio, un guasto, qualsiasi cosa! Ma non deve essere partita, non può!

A perdifiato, corro con la bici verso il faro. C’è troppa gente per i miei gusti e una brutta auto blu si prende tutto il mio campo visivo.

Lascio cadere malamente la bici a terra e gridando alle persone di spostarsi, salgo le scale del faro a due a due. Ciascuno dei miei passi sembra un rintocco funebre di campana, ma cerco di scacciare via quell’ipotesi.

Non sono partiti, mi ripeto. C’era la tempesta fuori, è pericoloso andare in mare…

Mare che adesso è piatto come una tavola, peraltro.

Col cuore che mi scoppia, la mia voce rompe il silenzio contrito delle persone presenti che stanno già esaminando ogni angolo della mia vita, che ha avuto solo un attimo di felicità.

“Per favore, ditemi che è andato tutto bene…” dico, quasi supplicante.

Quello che sembra un ufficiale di polizia mi squadra disgustato. Il suo tono è triste ma fermo. Io non riesco a guardarlo dritto negli occhi.

“Tutti i passeggeri della White Pearl sono morti, e lei era a guardia del faro lasciato incustodito. La nave è andata a scontrarsi fra gli scogli, trascinata dalla corrente, durante questa infausta notte. Se il faro fosse stato acceso… in ogni modo lei è in arresto”

Morti.

Tutti quelli della White Pearl sono morti.

Mi basta sapere questo, che la mia anima scompare per sempre, annegando assieme a lei fra le onde.

Non ricordo nulla dei giorni successivi: l’interrogatorio, il processo… tutte sciocchezze.

La White Pearl è affondata e sono tutti morti. Chi può amare un guardiano del faro? Non ho forse fatto bene ad auto isolarmi? Se non fossi rimasto qui chiuso, lei sarebbe viva…

Sarebbe viva.

E invece è morta.

Morta della morte peggiore, annegata fra queste acque gelide.

Per colpa mia…

Mi ritrovo qui, sul balcone del faro. Una fresca brezza mi lambisce la pelle. Domani ci sarà la sentenza del processo, anche se ovviamente posso solo essere condannato per ciò che ho fatto… ho ucciso un angelo e sono pronto a pagarne le conseguenze.

Dal faro al livello del mare sono almeno trenta metri. Il mare è tornato agitato, come se…

E va bene. Ho perso per sempre il rispetto, la misura dell’uomo. La Luna mi guarda come se si aspettasse ciò che sto facendo. Chissà se ha guardato anche lei…

Salgo sulla ringhiera. Il mare mi aspetta. Mary mi aspetta.

Oceano nero, vieni e inghiottimi.

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Giochi Olimpici: riempire d’acqua una bacinella

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Quante volte abbiamo pensato nella nostra testa: Questo dovrebbe essere uno sport olimpico? 

Ebbene, questa giornata dei Giochi fa proprio al caso vostro! Eh sì, perché fra le novità di quest’anno è presente anche il Riempimento d’acqua di una bacinella!

I nostri cinque aspiranti, Blu, Nero, Rosso, Giallo e Verde sono pronti a uccidere e a pronunciare falsa testimonianza per entrare nel podio!

“Io sono pronto a sacrificare un capretto vergine dentro un pentacolo a sette punte a mezzanotte di martedì 666 Brumaio per entrare nei Giuochi olimpici”

Silenzio Viola, nessuno ti ha interpellato.

Dicevo dunque della bacinella. Dicesi “bacinella” un contenitore recipiente dove si solito si mette il liquido chiamato acqua, per scopi diversi.

L’acqua invece è quel materiale liquido incolore, inodore e insapore composto da due molecole di idrogeno e uno di ossigeno. Provate ad aprire il rubinetto di casa vostra e vedrete che…

OH NO MA È USCITO UNO SCORPIONE DAL RUBINETTO!

Comunque sia, parte la gara!

Wow, il Blu è partito col razzo e adesso ha riempito molta acqua nella sua bacinella, anche se il Giallo sta barando portando la bacinella sotto il rubinetto!

In effetti, non ho spiegato bene le regole e quindi tecnicamente non sta barando.

Nel frattempo ecco che spunta un fantasma! Il concorrente Rosso è terrorizzato e lancia l’acqua a se stesso contravvenendo alla regola che la vuole dentro la bacinella e anche i concorrenti Nero e Verde atterriscono diventando rispettivamente Grigio e Dinosauro.

“Mi scusi che colore è il dinosauro?”

I dinosauri sono fighi oggettivamente.

Tornando alla gara, vedo che la bacinella del concorrente Rosso è abbastanza riempita, tanto da ospitare una certa quantità di pesci fra cui il Barracuda; mentre il Concorrente Blu è leggermente indietro; lo capiamo dalla scala graduata che abbiamo fatto a mano senza dunque la minima attendibilità scientifica. Inoltre al posto dei metri cubi abbiamo usato l’unità di misura Gom Gom, che ci sembrava più interessante.

Ma vediamo che la gara è finita! Dopo la pesa delle bacinelle, ecco il Podio inappellabile:

Medaglia Barile: Blu

Medaglia d’Acqua: Rosso

Medaglia Faccia di Bronzo: Giallo

Il Nero e il Verde continuano ad essere atterriti e quindi non hanno vinto un tubo.

Ne hanno vinti tre (tubi) ciascuno.

 

 

 

 

L’imbarazzo della scelta.

LOLLA

Questa storia partecipa alla sfida denominata “24 storie in 24 ore” indetta da me stesso in cui io solo sono il partecipante.

Ah, che sete! Ci vorrebbe un po’ di pausa, vediamo cosa c’è nel frigo…

“Ehi, Acqua”

“Dimmi Coca-cola”

La Coca cola guarda l’acqua con aria di sfida.

“Secondo te lui berrà te o me?”

“Beh, ma allora perché non dovrebbe bere un succo di frutta?” risponde l’acqua.

La Coca-cola si stizzisce e allora ricorre alla domanda tipica.  L’ha già posta quasi quattrocento volte, ma la diverte come non mai.

“Allora, visto che sei tanto sagace,m non ti dispiacerà spiegare alla gazzosa qual è la differenza fra Coca cola e Pepsi!”

La gazzosa emette un sacco di bollicine effervescenti, entusiasta. “Sì! Lo voglio sapere, dai!”

Tuttavia l’acqua prende tempo e comincia a sudare, emettendo goccioline di umidità.

E adesso? Cosa rispondere?

“Ehm… d-dunque… siete entrambi neri e…”

“Sì, siamo entrambi neri” commenta annoiata la Coca cola.

“E siete entrambi pieni di anidride carbonica”

“Esatto”

“Quindi la vostra differenza sarebbe… sarebbe…”

L’acqua tornò sui suoi passi, cercando di ricordare cosa differenziasse le due bevande, a parte l’etichetta.

Si ricordava di quando scendeva limpida dalle sorgenti del monte Sgopfurz, il monte viola dove pascolavano i vermi volanti che davano il latte al sapore di telefonino.

Lì un giorno l’orso a pois a quattro code le aveva detto “Sai, la Pepsi ha un sapore più agrumoso, mentre la Coca cola ricorda molto il dolce”

Così lo dice alla Coca cola e stavolta tocca a quest’ultima sbiancare.

“Non è possibile… e quale sarebbe il mio ingrediente segreto?”

A un certo punto, arriva il Succo di frutta al Mango che dice “Ti vorrei, ti vorrei, come sempre ti vorrei…”

“Silenzio, tu” lo interrompe la Coca Cola, ma all’improvviso interviene la Granita alla menta, vestita di un mantello verde.

“Eccomi, sono la bevanda che tutti desiderano!”

Infatti tutti la guardano con desiderio e ammirazione. Chi può dire qualcosa alla granita alla Menta? Non ha difetti!

E infatti, l’uomo sceglierà proprio questa per bere.

 

 

La difficile vita del tucano.

Quando ero bambino, avevo il salvagente a forma di Tucano, per questo so che esistono.

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“Ah! Che vita! Avere le zampe blu oggi come oggi non è semplice… sei sempre esposto a critiche!”

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“Ehi, Joe! Guarda che figata? Solo i veri centauri da corsa possono vantare questo charme!”

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*allibito* “Ma… perché mi hai chiamato Joe? E comunque no, sei quasi patetico! Inoltre, abbiamo le ali, non coi serve a niente andare sulle Harley Davidson!”

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“Eccomi! ROAR! Mi cercavate? Sì, vero che mi cercavate, eeeh? Nessuno resiste al mio fascino! Guardate come vi guido nelle autostrade in mezzo al deserto verso il Nulla Cosmico!”

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“Sì! Sono tutto tuo!”

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“Ma… un momento! Come mai un Harley Davidson è riuscita a penetrare nella giungla incontaminata? E come mai tu sei riuscito a farti un tatuaggio di fuoco mentre io sono ancora qua a fissarmi le zampe blu?”

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*con aria fra il saggio e l’afflitto* “Sono domande che non trovano risposta se non nel 42, ragazzino Joe dalle Zampe Blu, ihihihihihi xdxdxd”

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“Ma… cosa c’entra il Cavalluccio Marino? AAAAH! IMPAZZISCO!”

Ode alla stufa.

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Lo so, sei stufa.

Ma ci riscaldi soavemente

Nelle notti d’inverno

Poiché celermente

accendiamo te all’interno

E anche se finisci precocemente

Ti dichiaro amore eterno

Poiché dolcemente

In te brucia l’inferno

E gioiamo oggettivamente

Per il tuo calore.

 

“Non fa rima l’ultima frase”

 

Non importa, è una licenza poetica 😛 e poi, non fa rima nemmeno il primo verso!

Capitolo di mercoledì

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Lei è Mercoledì. Piacere!

Nella speranza che veniamo risparmiati dalla follia omicida gioia di vivere della figlia Addams, vediamo un po’ di spiegare bene cos’è un Mercoledì e come si usa.

Innanzitutto, è un giorno brutto. Squallido, anonimo, in mezzo alla settimana, gusto per allungarla. Due giorni fa dicevo che preferisco odiare questo giorno, e in effetti è talmente ingombrante che non capisco proprio come possa essere apprezzato.

“Spuntò fuori il mercoledì…”

Ah, già, quindi dopo essere stato chiuso il lunedì e aver bucato l’uovo ieri, oggi sbuca fuori questo essere che ancora non mi viene il nome. Che sia forse uno struzzo?

Ma dicevo, c’è un motivo per cui la figlia degli Addams si chiami in questo modo. È talmente un giorno orribile che appunto non si può fare a meno di pensare alla brutalità della vita vissuta.

“Non esagerare, dopotutto c’è il film Un mercoledì da leoni

Vero, ma io neanche l’ho visto. E poi, fra lei e il giorno delle Ceneri c’è poco da stare da leoni.

“Ma come? Ieri si è grassi e oggi c’è la cenere?”

Certo, perché poi i grassi si bruciano!

*ba dum tss*

Tuttavia, devo riconoscere che per ogni cosa negativa, c’è sempre un risvolto positivo. Ad esempio, domani è già giovedì e il weekend si avvicina a grandi passi. Inoltre, possiamo dire di essere sopravvissuti già al 50% della settimana, il che non è indifferente. Da adesso sarà tutta una discesa che nemmeno Alberto Tomba dei giorni migliori.

“Però che cognome lugubre”

Dopotutto, siamo di Mercoledì, no?

Questo articolo ha la febbre alta

Non posso nemmeno mettere un’immagine iniziale perché prenderebbe fuoco! Le dita scottano e quindi scusate se scrivo velocemente.

Non potevo certo aspettarmi che persino le pagine elettroniche prendessero la febbre!

Ma che cos’è la febbre?

C’è la febbre del sabato sera, la febbre dell’oro, la febbre della febbre, la febbre del giuoco del calcio e la febbre da blog.

Quindi, cercheremo di capire che tipo di febbre ha questo articolo.

“Mah, non lo so… mi gira la testa, ho i brividi, mi sto disidratando e quando mi muovo mi fa male tutto”

Uhm, direi proprio che hai la febbre. La FEBBRE tipica, ovvero quella che viene quando si superano i trentasei gradi corporei.

“Sì, mi sento la febbre addosso, davvero. Che mi abbia colpito un virus?”

Impossibile, non mi farebbe scrivere. Inoltre, il virus farebbe razzia delle opere d’arte, saccheggerebbe le città e renderebbe incoltivabili i campi.

“Tu hai tutte queste cose nel computer?”

Beh, sì: ho un’opera d’arte, una città e un campo.

” E io ho la febbre. Come la mettiamo?”

Farò venire un antibiotico!

*squillo di trombe*

“Eccomi, sono l’Antibiotico!”

Antibiotico! Fà guarire questo articolo febbricitante!

*L’antibiotico colpisce la febbre con due-tre mosse di kung fu e il virus resta a terra anche oltre i dieci secondi canonici*

“Dovresti sentirti meglio”

In effetti l’articolo è guarito! Grazie, Anty!

Adesso possiamo anche parlare dell’argomento di oggi… che era… ehm… un tutorial, una recensione o un’intervista?

“Non lo so Aven, ma adesso ho voglia di fare le capriole!”

Si leggerebbe tutto a rovescio, dopo.

“Oh.”

E niente allora, questo articolo lo dedichiamo alla FEBBRE e noi torneremo presto con un nuovo articolo strano!

La gag del frigorifero

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Di tutti i quesiti che esistono in questo mondo, uno in particolare inquieta gli animi, ovvero quello che riguarda il frigorifero.

“È vero che il frigorifero resta al buio quando lo si chiude?”

Nessuno l’ha mai saputo e quindi io, oggi, risolverò questo enigma.

Per tanto tempo mi sono chiesto se il frigorifero sia una persona chiusa e oscura, quando non ci si relaziona con lui.

Ad esempio quando è rimasta l’ultima mela mi ha detto “E allora me la mangio io, se non la vuoi.”

Da quel momento in poi ho visto il frigo con occhi diversi. Anche lui ha fame, anche lui vuole scherzare trollando la gente. Pertanto aprirò il frigo e vedrò cosa succede dentro di lui quando lo si chiude.

                                                                     —– o —–

Calma piatta, oggi. Il mio segreto è ancora ben custodito, e non sta succedendo niente di particolare.

“Quale sarebbe il tuo segreto? Non vorrai dirmi che in realtà tieni caldo!” esclama il formaggio, che deve essere conservato in un luogo fresco e la sua più grande paura è quella di essere invece messo in un luogo caldo.

“Oh, no! Come ti viene in mente?” rispondo.

“Allora secondo me è che sei innamorato del forno! Gli opposti si attraggono e l’altro giorno ti ho visto mentre lo osservavi sognante ” suppone l’uovo fresco.

“No, non è nemmeno questo e l’altro giorno ho visto il cotechino con aria sognante, perché spero che avanzi e venga messo dentro di me”

“Ah” dice l’uovo. “Ma allora qual è il tuo segreto?”

Improvvisamente, una mano apre il portello, facendomi aprire al mondo e rivelando ciò che ho nascosto dentro, tutti i miei contenuti: latte, uova, formaggi, salumi e altri beni deperibili.

“AH-HA! È così che sei dentro!”

Beh… come sempre, no? Ma voglio andare a vedere dove vuole andare a parare il tizio che mi ha aperto.

“Provo a chiuderti facendo attenzione a vederti dentro”

In quel caso ci vorrebbero i raggi X, Y e un tocco di quelli Z.

“Attenti! Il portello si chiude!”

La voce fastidiosa dell’aglio ci avverte tutti, ma stranamente il portello va chiudendosi più lentamente.

“Ecco… un altro po’… NO!”

Non mi chiudo del tutto e lascio agli occhi dl curioso uno spiraglio. Il mio segreto è stato scoperto.

“Aaaahhh… dunque è così. Ti spegni quando ti chiudo, eh?”

Mi apre del tutto e sono costretto ad accendermi.

Mi chiude di botto e nota che mi spengo.

Mi accende! Mi spegne! Mi acc.. spegne! Mi s… accende!

“AHAHAHAH! Questo è per avermi fregato la mela che ti sei mangiato l’altro giorno, Frigorifero!”

Questo mi spinge a dire che la vendetta è un piatto che va consumato freddo. Meglio se messo nel frigo.

Classic manga Tag

Bene, eccomi di nuovo a rispondere ad un Tag! Ci voleva, dopo due giorni a parlare di musica, così posso un po’ estendere il blog di “tutto” anche ad argomenti che non tocco LOL

LE REGOLE

  • Citate il blog che vi ha nominati. Grazie a La Corte per la nomina! Ricordo a tutti coloro che volessero nominarmi, siete liberi di farlo. Non vi mangio, casomai mangio me stesso *gnam*
  • Nominate altri 5 blog
  • Divertitevi (oh, lo farò senza dubbio!)

Premetto che non ho letto così tanti manga, però, quindi non stupitevi se cito solo i “classici”.

1 (Un classico celebre sopravvalutato che proprio non ti è piaciuto)

Beh, è un manga moderno, fa lo stesso? Dico Naruto.

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È la classica storia del ragazzino prescelto figlio fra l’altro di un Ninja potente che poi lo diventa lui stesso e blabla. Non mi ha mai attirato e non penso che lo farà in futuro. Certo, se il protagonista fosse Kakashi, forse…

2 (Genere preferito)

Lo shonen picchiaduro. Sì, è vero, gli shonen sono i manga rivolti ai ragazzini e io ormai non sono più un virgulto, ma… chissenefrega LOL l’importante sono le mazzate.

3 (Manga classico che per te è poesia)

Beh, ovviamente Capitan Tsubasa, no?

Certo, ne ho visto solo l’anime in italiano, ma sono sicuro che anche il manga sia bellissimo: si parla di calcio, ma si parla anche di tecniche assurde e allenamenti allo stremo delle forze: insomma, se mi piace il calcio, è anche per merito di Holly e Benji.

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4 (Il manga classico che ti vergogni di non aver letto)

Salto la domanda, non c’è vergogna di non aver letto questo o quel manga, prima o poi arriverà il loro momento ^^

5 (Uno dei manga classici che vorresti leggere)

Saint Seiya, noto in Italia come I cavalieri dello Zodiaco. Scommetto che si veda molto di più dello “zodiaco” nel manga e il sangue scorrerà a fiumi.

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6 (Un remake manga preferito)

Ah, esistono i remake? LOL

7 (Il  miglior adattamento da manga ad anime)

Direi Dragon Ball, così a naso. I filler non sono tantissimi e a parte quelli direi che è piuttosto fedele, quindi, dico Dragon Ball. E poi non posso non nominare Dragon Ball quando si parla di manga.

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8 (Il  peggior adattamento da manga ad anime)

Direi Kodomo No Omocha, noto in Italia come Rossana. Sì, l’ho visto. Sì, sono un maschio. Ebbene, tralasciando il doppiaggio italiano che MEH, ma anche l’anime stesso ad un certo punto MEH. Quanto costa fare una cosa fedele al manga?

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9 (Un manga classico sportivo che merita di esser letto)

Idem con patate, direi Capitan Tsubasa. Mark Lenders va a giocare nella Juve, e ho detto tutto.

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10 (Un manga classico sottovalutato che consiglieresti)

Direi Fullmetal Alchemist. Ho la vaga impressione che non sia conosciuto come meriterebbe, quindi lo consiglio:

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