Kosa ciera nellarticolo ihihi xd

Sbronza a mezzanotte

 Alci volanti.

Mucche che si infilano nelle prese!

Aaaah! Fa male! È davvero tutto un sogno?

Corro veloce, ma mi sembra di stare sempre fermo. Poi volo a caso, mentre le ciambelle luminose si avvicinano e diventano lumache giganti.

Fantasmi. Camminano e urlano, oppure sono sirene? Chissà, in questo prato viola dove nascono ragni con i piedi non è che sia tutto chiaro.

C‘era una volta una cicala che voleva essere un geco, ma poi io l’ho estinta con la mia alabarda che non ho.

Chissà cosa mi riserverà il domani, ma nel frattempo ho un gran mal di testa e vomito anche l’anima nel cesso.

Questo è quello che produce una sbronza a mezzanotte.

“Te lo chiedo come favore personale” dico a Gustav “Non portarmi mai più a uscire la sera a bere e fumare”

Gustav mi guarda perplesso.

“Tanto lo so che la settimana prossima farai di nuovo lo stesso ritornello. E adesso vomita, beone!”

Lo faccio, ma addosso alla sua faccia. Può capitare, no? Ma il vomito, che credevo fosse solo sporco e puzzolente, fa sciogliere il mio amico! Oh no! E adesso che cosa faccio?

Idea! Diventerò il famoso Uomo-Aspirapolvere, che ha avuto una grossa carriera fra i folletti!

Aspiro tutto quello che rimane di Gustav e magicamente divento io stesso Gustav. Oh no! Adesso devo badare a tre figli pestiferi e che sparano laser dalle dita!

Che fare, dunque? Specchio del bagno, tu puoi dirmi qualcosa in merito?

“No” risponde lo specchio. “E adesso chiedimi chi è la più bella del reame”

Spunta nuovamente Gustav. Ma come? Non lo avevo aspirato? Adesso ha in mano un’ascia!

“Adesso te la vedrai con quest’ascia di gomma! Solo così potrai diventare un’arma spaziale!”

Ma chi vuole diventare un’arma spaziale? Ci sono più contro che pro: ogni volta devi entrare nei corpi dei nemici, salutare il sangue, chiedergli come va, e poi uscire fuori… no, facciamo che rimango me stesso e…

D’un tratto, tutta la fantasia finisce e sono sul letto, il mattino dopo. Che serata!

Simulare.

Stiamo giocando la finalissima, e sto dribblando tutti i difensori, uno dopo l’altro, tutti e quattro, neanche se avessi i pattini agli scarpini mi verrebbe così bene. Nel frattempo risolvo anche un cruciverba.

Infine, ecco giungere la porta. Va bene, sono ben conscio che potrei risultare Oliver Hutton, ma non lo sono. Sono solo un po’ più bravo degli altri a giocare a pallone e adesso ho il pallone fra i piedi, e faccio finta che i miei compagni non esistono.

Ecco, come dicevo ho il pallone della vittoria fra i piedi. Vero, pallone?

“Certo, insieme sfonderemo quella porta e bucherò la rete!”

Adoro quando il pallone mi ascolta. E scarto uno, due, tre giocatori come fossero birilli. I difensori li avevo già scartati, ma li scarto di nuovo per fare scena.

Sono solo davanti al portiere e preparo un bel tiro ad effetto. Ho pochissime frazioni di secondo per decidere, altrimenti il portiere mi sradicherà il pallone fra i piedi e lui smetterà di essere mio amico, ma amico del portiere, che poi effettuerà la rimessa lunga.

Infatti il portiere si avvicina e… AHIA!

“PUNIZIONE!” Urla l’arbitro.

“Ma arbitro! Mi ha buttato a terra, come minimo doveva essere rigore ed espulsione!”

Ma l’arbitro invece mi ammonisce.”Non ti conviene simulare, superstar”

Mi chiedo chi l’abbia pagato. Mi ha anche ammonito! Non c’è più rispetto per gli attaccanti?

In ogni caso, si continua a giocare, e il pallone che non è più mio amico si permette di sparare laser ovunque, e tutti su di me, per colpirmi!

“Aahahaha, invierò anche le mummie mutanti, e ti squarteranno!”

E in effetti da sotto il campo un paio zombie fuoriescono facendo vedere prima la mano, come se fossero in attesa di qualcuno che li tira su.

“Hai simulatooooh…” borbottano, mentre mi inseguono. Aiuto, e adesso che cos’è questa scala?

Sono entrato in un UFO, e alcuni alieni mi offrono un infuso dal colore strano.

“VUOI DEL HFVGDITEEEE?” mi urla pure all’orecchio, questo dannato!

E io che volevo solo giocare una partita…

Stelle cadenti?

“Esprimi un desidero, Lorenzo”

Eh già, oggi è il mio onomastico. Che desiderio posso esprimere?

“Le stelle esprimono mai desideri?” chiedo, in tono vago. “magari quest’anno una delle stelle cadenti non voleva cadere e invece per guadagnare la pagnotta cade lo stesso”

“Giusto” ribatte l’amica con cui sto guardando le stelle. “Ma le stelle sono cadenti oppure sono semplicemente di passaggio sulla Terra e trovando un pianeta si disintegrano”

“Conviene farcelo dire da una stella”

Così attendiamo che una di queste arrivi fino a noi. Accade che si presenta Ziarisa, la stella dalle copiose risa.

“Ehi, sono qui per rispondere a tutte le domande!” si presenta. Poi ride in maniera oltremodo sguaiata.

“Senti stella, qual è il tuo desiderio più grande? Diventare una supernova, immagino”

“No, è vincere alla lotteria!” esclama Ziarisa. “Ho modeste ambizioni, sapete, con miliardi di anni davanti, posso fare come voglio almeno per i primi duecento secoli”

Dopo aver detto questo, si mette a ridere sguaiata come una pazza.

“Uh, beh, in questo caso potresti avere ragione” dico io. Che strano che per il mio onomastico mi metta a parlare con una donatrice di desideri come una stella!

Ziarisa non ha però ancora finito di parlare. “Questo è il mio sogno. Poi il sogno di tutte è quello di non finire come tutte le altre proprio sulla Terra, ogni schifoso dieci agosto. Che rottura! proprio lì si deve mettere? E noi le ferie come le facciamo?”

Io e la mia amica ci guardiamo. “Allora è per questo che ogni anno cadete su di noi! Voi state solo…”

“… spostando per un villaggio vacanze in un’altra galassia, esatto” conclude per lei la stella. “Ma non tutte ci arrivano” aggiunge, per prodursi in un’altra risata esagerata.

La mia amica sorride e, dopo aver preso la stella, la rilancia nel cielo come se fosse un frisbee. Peccato che sbaglia mira e la manda dentro un buco nero.

“Sei cieca” osservo.

“Già” risponde lei.

 

Perdere l’attimo.

C’era una volta Snapurzio.

Snapurzio era capace di camminare sulle nubi. Attenzione, però: non sapeva camminare “anche” sulle nubi, ma solo su quelle, e se volesse provare a camminare ad esempio su una strada rimarrebbe incollato sull’asfalto e poi non sarebbe carino per gli spazzini raccogliere i suoi pezzi tutti appiccicati a terra. In ogni caso quest’uomo faceva sempre passeggiate e continuava a dire “Ehi, ma il cielo è sempre blu sopra le nuvole… che noia” e con le mani fatte di nuvole in tasca, osservava il paesaggio sempre uguale.

Almeno fino a quel giorno.

Infatti improvvisamente venne a lui l’Uomo Cumulonembo, che tutto spaventato, cercava le attenzioni dell’uomo.-

“Snapurzio!” Snapurzio! Hanno rapito la principessa dei fulmini! Fa’ qualcosa!”

Nel dirlo, talmente era spaventato che perdeva pezzetti di nuvole che poi si confondevano col pavimento, anch’esso di nuvole, e forse diventava neve.

Snapurzio disse sicuro: “Va bene, farò qualcosa!” e così alzò le braccia e divaricò le gambe e fece un po’ di stretching.

“Ma cosa fai?” chiese il Cumulonembo. “Fai qualcosa… per la principessa! Non fare qualcosa in generale! E poi così fai tuoneggiare”

In effetti a forza di saltelli le nuvole stavano diventando grigie.

L’Uomo Camminante allora si ricordò di dover salvare la principessa dei fulmini. Ma come fare? Per prima cosa, decise di chiedere al sole.

“Scusa Sole, tu hai visto chi l’ha rapita?” senza specificare chi o cosa.

Il Sole rispose “No. Forse è un avvenimento avvenuto di sera”

Così Snapurzio andò saltellando da una nuvola all’altra verso la Luna. Lui odiava il cielo terso, perché lo costringeva a fare questi salti oblunghi.

“Luna, hai per caso visto colei che lancia i fulmini?”

La Luna rispose con la sua solita faccia ad O stuipita e rispose “Certo, è stata rapito dall’alieno del lampo. Attento che è cattivissimo e soprattutto fatto di neon”

L’uomo così si mise a correre verso l’astronave a forma di lampione e urlò: “ALIENO! Lascia andare la principessa o incorrerai nel mio… disappunto”

In effetti non poteva incorrere in nient’altro. Che razza di poteri aveva Snapurzio?

L’alieno rispose: “NO! Anzi, sì! Anzi! No”

Il fatto era che quel malvagio parlava a lampi e cambiava idea ogni secondo, così andò avanti per ore, finché Snapurzio entrò nel castello in aria dove l’alieno teneva la principessa, la salvò, scese le scale perché nel frattempo l’ascensore risultava guasto, e l’alieno ancora ripeteva “No! Sì! No! Sì! No!”

Al che la principessa disse: “Grazie per avermi salvata, da ora in poi non farò cadere due volte un fulmine nello stesso punto”

Snapurzio obiettò “Ma guarda che già succede… non potresti…”

Ma ormai la donna era sparita. Non era riuscito a cogliere l’attimo fuggente per sposarla? Chissà!

 

Storia random.

C’era una volta un fiume.

Questo fiume era protagonista di qualcosa che avrebbe sconvolto tutti per i mesi a venire.

Un furgone, infatti, era appena passato, e trasportava materassi. O almeno sembravano materassi, in realtà erano cuscini gonfiabili di gomma e dentro erano nascosti alcuni segreti segretissimi destinati all’Uomo Hamburger.

Questi abitava in una casa a forma di panino, con delle lattughe a crescere sui davanzali delle finestra e pomodori coltivati in giardino.

“Forza… quando arrivano?” si chiese l’Uomo Hamburger, cominciando a fumare e ad emanare un forte odore di carne alla griglia. Peraltro, l’Uomo Hamburger aveva messo persino il profumo di rosmarino quel giorno.

“Quando meno te lo aspetti” si azzardò a dire una delle lattughe. “Quindi sta’ calmo, prima o poi arriveranno tutti”

E infine, come se fosse profetica, il furgone parcheggiò davanti l’Uomo Hamburger.

“Salve, ho dei materassi che sembrano cuscini gonfiabili da consegnare. Una firma qui e qui”

L’Uomo Hamburger firmò e finalmente si lanciò sui cuscini, i quali scoppiarono tutti, uno dopo l’altro.

“Ma scusa” intervenne allora la lattuga polemica “Ma allora perché ti sei sbattuto tanto per avere i cuscini, se devi scoppiarli in questo mod… eh?”

Non aveva ancora finito di porre la domanda che dai cuscini venne fuori uno strano mostro, dalla pelle gommosa e quattro occhi.

“Benvenuto, Bjorzof, signore dei Panini Volanti ” disse l’Uomo Hamburger. “Vai e vendica tutti noi hamburger dalla tirannia della carne bianca!”

In effetti, da quanto era salita al potere la temibile Regina Bianca, gli Uomini Hamburger erano confinati tutti in villette squadrate con orticello e lattughe alla finestra, e nient’altro. Invece i petti di tacchino, di pollo e quant’altro giravano con le auto lussuose.

Bjorzof, che ancora non si era capito di che forma fosse fatto, volò al cospetto della Regina Bianca, la quale stava ridendo della carne rossa.

“Siete così rossi, e buffi! Ricordate che però noi bianchi siamo più facili da digerire!”

“Questo lo pensi tu, Regina Bianca!”

Una voce riempì il vuoto della sala del trono, il cui trono era fatto di ossa di pollo allo spiedo.

“Oh no, Bjorzof!” esclamò la regina, coprendosi col suo mantello di pelle di pollo.

Bjorzof sputò un sacco di fiamme perché la carne rossa piccante era buonissima e la Regina Bianca venne sconfitta.

è una storia banalissima e senza senso, Aven

Perché invece le altre sono da Oscar, vero?

La iena isterica.

“Aahahahahahahaah!”

La iena impazzisce e ride.

“Che hai?” chiedo guardandolo dall’alto del mio collo da giraffa, cercando di essere gentile.

“Ahahahahah! Che hai! Quanto sei spiritoso! Ahahahaha!”

Più che altro sembra una risata isterica che una risata divertita. Ma continuo con l’indagine.

“Iena, cos’è che ti diverte?”

“Ahahahahahah! Mi diverte! Davvero, dovresti fare il comico! Ahahahaah! Tu comico! Una giraffa! No, sul serio, troppo forte! TROPPO FORTE SUL SERIO! AHAHAHAHAH OGGI SONO IN GRAN FORMA!””

Sì, lo so che sono una giraffa. Eppure, voglio capire perché la iena ride per tutto: per quel cespuglio, per se stessa, per tutto quello che dico.

Anche se ad esempio mi metto a spiluccare qualche foglia, lei ride.

“Ahahahahahaha! Questa non l’avevo mai vista!” Quasi non riesce a respirare dalle risate. Davvero, che problemi ha?

A un certo punto arriva il rinoceronte. “Ma che cosa succede qui?”

“Ahahahahah QUI! No, ma mi volete fare morire!”

E poi arriva una gazzella. “Perché la iena ride? È forse stupida?”

“Ahahahah la iena stupida! Ahahaha… no, aspetta, ma sono io una iena! Non sono stupida, ehi!”

La gazzella sogghigna. È riuscita a ferire i sentimenti del quadrupede che adesso la guarda famelica.

“Ritratta il tuo insulto e io farò finta che tu non lo abbia mai detto.”

Il tono della voce è molto minaccioso e tagliente come il vento nordico, così diverso da quello che era stata la vocetta stridula di prima.

“No che non lo ritraggo, perlomeno adesso ti sei calmata e io posso far riposare i miei cuccioli” dice la gazzella.

“Cuccioli che però possono essere già stati mangiati dal leone! Li lasci incustoditi! sei stupida?”

L’affermazione della iena gela il sangue alla gazzella, che scappa via veloce e lascia la prima ridacchiare divertita come una sbruffona.

“Il leone… uhuhuhuh, mangia i cuccioli, è una bellissima barzelletta” e torna a scompisciarsi dalle risa.

La giraffa e il rinoceronte si ripromettono di non dare più retta alla iena.

Gli ascensori stufi e destinazioni varie.

“Non la senti anche tu?” chiede il cavo all’ascensore.

“Cosa?” chiede quest’ultimo.

“La NOIA! Sempre a salire su e giù, e su e giù, e tutto il giorno, e sempre al piano desiderato! Ho voglia di cambiare!”

L’ascensore osserva: “Be’, e che cosa vuoi fare per cambiare la situazione?”

“Sta’a vedere” dice il cavo, e insieme attendono il prossimo cliente, che per inciso sono un padre e una bambina, assieme al cane maledetto che abbaia sempre ai passanti.

“Sono la famiglia del sesto piano” commenta l’ascensore.

“Oggi non andranno al sesto piano…” pensa fra sé il cavo, e nonostante il padre abbia premuto il tasto numero 6, il cavo invece di salire su dal pianterreno va a destra, nel vuoto cosmico.

Sta di fatto che il vuoto cosmico si tratta più prosaicamente della Terra delle Frittelle Calde.

“Ehi ma è bellissimo qui!” commenta la bambina, assieme al cane pronto ad annusare ovunque.

“Sì ma non è casa nostra…” borbotta il padre, perplesso.

“Ti piace questo gioco? Adesso disturbiamo la signora del secondo piano!” esclama entusiasta il cavo.

La signora, carica di sacchetti per la spesa, attende con calma l’ascensore, che arriva con calma anche lui.

“È più lento del solito questo coso…” borbotta lei, poi, entrando con i suoi pacchi, preme il pulsante 2 con un dito.

L’ascensore ridacchia, incitato dal cavo, che gli suggerisce cosa dire.

“Che hai da ridere?”

“Non pretenderai che io salga solo al secondo piano, vero?”

“Beh, ma sono carica di pacchi!” protesta la signora.

“No, mi rifiuto” taglia corto il mezzo, e sale da solo fino al nono piano, l’ultimo disponibile del condominio.

Del condominio accanto a quello originale.

“Oh, ciao, Ascensore Vicino” saluta quello, indifferente all’invasione.

“Ciao a te” dice lui, tornando subito nella postazione originaria dopo aver lasciato la signora piena di pacchi in un condominio sbagliato.

“Visto com’è divertente?” chiede il cavo.

“Sì… chissà se questa moda non si diffonda in tutti i palazzi!”

Morale della favola: meglio vivere a piano terra.

 

Test:che malattia sei?

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State tranquilli: non è mai lupus.

 

Tutti mentono” (Gregory House)

So bene che quando dite “Tutto a posto, grazie”, in realtà nascondete ottocento e qualcosa malattie, quindi con questo pratico test capirete di che malattia soffrite, o se siete voi stessi una malattia!

  1. Secondo te, la matematica è un’opinione?

a) No

b) Sì (invece no)

c) Neal Nagaoka ha fatto solo quell’album alla fine?

2. Quando ricevi le chiamate come rispondi?

a) PRONTOOOOOOO

b) Sì, qui Tizio, chi parla?

c) Perché Sanremo è Sanremo

3. Due può o non può fare tre?

a) solo se c’è un sei

b) 42

c) Due è due e tre sono i moschettieri

4. Sei destro o mancino?

a) scrivo coi piedi

b) Sono un amanuense

c) Elettodomestico

5. Per poter cucinare un’ottima pasta, cosa occorre?

a) La pasta

b) Mike Portnoy

c) Sono giapponese

6. Benji para i calci di rigore?

a) No, ormai canta con Fede

b) vinceranno il campionato

c) Le caprette non salutano più

7. Al pub cosa ordini?

a) un Melatini

b) LA BIRRAH IGNORANTE

c) aperitivo giusto per arrivare a cena

8. Sono meglio i Duran Duran o gli Spandau Ballet?

a) i Depeche Mode con Enjoy the Silence

b) le Spice Girls con Viva Forever

c) i Gazosa con www mipiaci tu

9. Che mi dite invece del moto di rotazione e rivoluzione terrestre?

a) È ignorante quanto il dibattito fra stalattiti e stalagmiti

b) Brexit

c) Le brioche col gelato, panna e biscottino

10. L’ultima domanda: È LUPUS?

a) No

b) No

c) On

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A 

SEI L’ITTERIZIA

L’Itterizia ti fa diventare come un alieno dagli occhi gialli, e chi ha risposto A alla maggior parte delle domande è la malattia che più vi assomiglia. Basta controllare le risposte, no?

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

SEI L’ELEFANTIASI

Si tratta di un ispessimento della pelle, che ti fa diventare un elefante. Se hai risposto B a queste domande, puoi andare in Africa a sparare l’acqua dalla proboscide! Grande!

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

SEI LA DIARREA

La diarrea si verifica quando spruzzi cacca, soprattutto dopo aver mangiato ricotta non freschissima. E, vedendo le risposte ignoranti dell’opzione C, posso ben dire che è una malattia. prova con l’acqua calda e un po’ di alloro!

 

MayoMan e le salse pazze!

“Con i poteri che ho, da oggi sarai MayoWoman!”

La Maionese divenne finalmente un super eroe, o meglio, una super eroina. Ormai c’erano tutti, mancava solo lei.

“Sono pronta” disse soddisfatta. “Adesso posso finalmente volare!”

Provò a saltare ma le gambe dense non glielo permettevano.

“Posso sparare raggi laser!”

Puntò le dita contro l’interno del frigorifero ma non fuoriuscì alcunché, a parte forse un po’ di maionese, della quantità esatta per poterci immergere un gamberetto.

“Sono infrangibile!”

Non appena l’ebbe esclamato, una voce le pervenne all’orecchio.

“Ehi, eh! Perché tu sì e noi no? Cosa siamo noi, salse minori?”

Così MayoWoman suo malgrado vide la salsa Tonnata, il Ketchup e l’irriducibile salsa Barbara impazzire ed estrarre alcune scimitarre.

“Tutte donazione della salsa Barbara, ché è vandalica  e incivile!” esclamò il Ketchup, sputando un po’ di fuoco in quanto piccante.

“Esatto, e adesso ti affetteremo!”

Tuttavia, nonostante i numerosi attacchi e ferite, MayoWoman era veramente invincibile e per quanto fosse tagliata, tornava sempre alla maniera originale.

“Uhuhuhu… avete finito?” chiese divertita.”Adesso tocca a me. Guardate cosa so fare!”

Si mise dentro un tubetto che poi esplose usando tutto la forza garantita dalle dita che spremevano il suddetto e colpì… la Senape.

“Ma che ti ho fatto? Io non  ti stavo attaccando!” protestò quella.

“Scusami, hai ragione… ma adesso come ci scolliamo?”

La salsa Tonnata, il Ketchup e la Salsa Barbara ridacchiarono nel vedere MayoWoman e la Senape attaccate in un grumo inqualificabile.

“Adesso siamo acidi e amari” disse. “ma sconfiggeremo lo stesso perlomeno la salsa tonnata!”

Quest’ultima invece ribatté: “fate come volete, tanto sono insuperabile!”

E volò chissà dove.

“Inglobiamo il Ketchup!” esclamarono all’unisono MayoWoman e la Senape,. ma quest’ultimo schizzò via lasciando dietro di sé macchioline che sembravano di sangue.

Nel momento in cui si aprì il frigorifero l’umano esclamò atterrito: “Per tutte le cavallette! ma che macello è stato combinato qua? ERIC, hai di nuovo lasciato il tuo cadavere nel frigo?”

Nonostante questo incidente, MayoWoman trovò il modo di scollarsi dalla Senape, semplicemente utilizzando la ventola del frigo stesso.

“Aaah, adesso veniamo a noi!” esclamò MayoWoman, guardando con ostilità la salsa Barbara, rimasta solo lei.

“Ma io ti amavo…” borbottò la senape, guardando l’eroina per poi essere cancellata dalla salsa tonnata, caduta rovinosamente su di lei.

Barbara la Salsa ridacchiò istericamente  e si mise a sfasciare tutto il frigorifero, disturbando persino le uova, per poi esplodere in mille briciole.

 

Piliffo e gli Unicorni fastidiosi.

 

 

 

Piliffo non era un ragazzo come tutti gli altri, e questo lo aveva sempre saputo. Ma da qui a vedere gli Unicorni ce ne passava!

Andava a scuola e gli unicorni si appostavano appena davanti all’ingresso per salutarlo_: “Ehi, sai che il nostro corno si può mangiare?”

“MA PORCA MISERIA!” si ritrovò a urla Piliffo, con tutti gli studenti e un gruppetto di ragazze che lo guardavano stranito, mentre a lui batteva il cuore velocemente per lo spavento.

Gli Unicorni si palesavano a lui anche al ritorno da scuola, quando sua madre lo andava a prendere con la macchina.

La donna girava spesso le manopole della radio e una volta beccata la sua stazione preferita, Piliffo sentiva “La ricezione è giusta? Piliffo, non puoi ignorare gli Unicorni! Davvero, mangia il nostro corno! Ti garantisco che il bolo non è così grumoso come gli altri!”

“LASCIAMI IN PACE!” esclamò quindi Piliffo, e sua madre lo squadrò disgustata. “Non  ci si rivolge così a tua madre, Piliffo. E pensare che non ti ho nemmeno chiesto come ti è andata a scuola, perché so che risponderesti sempre con Niente. E per quanto riguarda i voti, la sufficienza dobbiamo cercarla con la lanterna!”

Piliffo lo sapeva non studiava, ma che poteva farci? Gli Unicorni spuntavano anche quando faceva i compiti.

“Mangia il nostro corno… Piliffo, mangialo e ti possiamo garantire un reale rimedio contro i compiti!”

“No sentite, dobbiamo trovare un equilibrio! Voi mi lasciate in pace se mangio il vostro corno?” chiese disperato il ragazzino.

“Dipende” rispose l’Unicorno.

“Da che dipende?” riprese Piliffo, curioso.

“Da che punto guardi il mondo, tutto dipende” osservò criptico l’Unicorno. “Ad esempio oggi siamo noi a disturbarti, ma se domani fosse… l’UOMO-CACIOCAVALLO?”

Piliffo sgranò gli occhi nella visione di quello strano tizio, magari grasso e maleodorante come quel formaggio, e si disse che forse gli unicorni erano meglio.