Cosa direbbero gli altoparlanti

Terzo episodio dell’amarcord più nonsense che ci sia. È il primo febbraio 2014 e…

Nella vita non mi sono mai perso nulla, nemmeno il minimo rutto.

Ne ho sentite di cotte e di crude, e la gente crede che sia divertente dirmi le cose con veemenza, ma anche io ho dei sentimenti, per Diana ascoltatrice!

Ah, già, non mi sono presentato.

Sono un altoparlante.

Sì, di quelli che vivono per amplificare la voce delle persone. per questo dicevo che non mi sono mai perso il minimo rutto, in tutti i sensi.

Successe una sera che il padrone del posto, di questo posto ove lavoro, un po’ alticcio a giudicare da come puzzava l’alito, decise di accendermi e dire “Signori e Signori, vi presento la prima edizione di Ruttolandia!”

E via di rutti, dal minimo al più feroce rigurgito che abbia mai sentito, al punto da sentirmi male, e io che sono un altoparlante non dovrei avere nausee, vero?

Eppure ero disgustato, così tanto che mi guastai  e non potei che benedire il mio creatore per avermi costruito con un difetto di fabbricazione. Ma in realtà era un problema del mio compagno di viaggio, il signor Microfono.

“Ehi, Mick!” lo chiamai col nomignolo di mia invenzione. Sapevo che si sentiva male, ma il mio tono era scanzonato apposta.

“Eeeeeeh” mi rispose, cavernoso.

“Non te la passi molto bene!” esclamai di rimando.

“Vorrei vedere te nelle mie condizioni! Insomma, tutto il giorno

A essere preso, tirato, ammaccato e posato come roba vecchia! Ho o no una dignità? Per di più, io devo avvicinarmi alle bocche per funzionare! Sai che significa?”

“No” ammisi.

“Allora te lo dico io! Vuol dire che devo sorbirmi tutti i tipi di fiato! Fresco caldo, alcolico, aglioso e una volta persino di acqua!”

“Cosa?” ero allibito.

“Sì… l’odore dell’acqua è tipico” confermò senza indugio alcuno. “Andiamo, Mick, credo che tu stia esagerando” osservai, sbigottito, ma non è stato per la mia frase che tornò a funzionare, piuttosto è stato riparato e per giunta smise di lamentarsi in una grazia inaspettata, ma fu pronto per accettare qualunque tipo di alito acido che gli perveniva, ancora una volta e com’è nel suo destino. Un altro aspetto della mia vita da altoparlante?

I miei esordi nei comici, in cui ripetevo tutto e di tutto, ma io sapevo, mentre amplificavo quella voce,. Che erano tutte falsità.

Ad esempio il tizio che poi mi ha venduto a questo locale balneare si è sputtanato da solo.

Mentre se la faceva con la sua segretaria/amante focosa, ha dimenticato di tenermi acceso e Mick si è preoccupato di riprodurre fedelmente ogni ansimo e ogni sibilo di piacere. Fu molto divertente quella notte stessa vederlo scappare come un ladro, segno del fatto che ho sempre funzionato bene e svolto fedelmente il mio compito.

Da me sono passati tutti i più grandi “Pronto, prova” del mondo, che fra l’altro è anche la mai cantilena preferita.

“Un, due, tre, prova. Sssà, sssà, prova, prova, sì”.

Andiamo, come si fa a resistere?

Certo, meno felici sono i momenti in cui usano il povero signor Mick per le scorregge.

Colpa del figlio discolo, che crede che io sia un ottimo modo per evidenziare la sua imbecillità e quindi si sentiva in dovere di chiamare i suoi amici e sentire quanto forte riuscivo a riprodurre i suoi “suoni”. Certo, ma se con un padre ruttone pretendevo di avere un figlio banchiere… beh, era pura utopia.

“Insomma, la tu avita è stata turbolenta, eh?” osserva la mia amica saggia, la signorina Presa Elettrica.

“Sì, proprio così” rispondo sicuro.

Di sicuro c’è che ne avrò ancora da raccontare. Chissà cosa mi succederà domani , ad esempio?

Il Microfono riprende a parlare. Non appena ha sentito ciò che ho pensato gli è venuto in mente di dire la sua, ma temo cosa possa dire.

“Potrebbe accadere che io mi guasti di nuovo! Che bello!” esclama gaudioso.

“No, per favore, Mick!” esclamo imperioso.

Il signor Mick non capisce che non è fastidioso il guasto in sé, ma proprio perché è fautore di crisi depressive profonde. Poi mi riscuoto dalla fantasticheria.

Qualcuno ha acceso il “naso”, che mette in funzione tutto. Ha proprio forma di un naso umano, e io ne ho visti.

Vediamo cosa devo riprodurre.

“ATTENZIONE, PREGO!” esclamo quasi non volendo e sia una frase di rito. “SONO DI NUOVO PRONDE LE SCIAMBELLI CALDI! SCIAMBELLI CALDI!”

Lo dice con una tale forza e veemenza che mi sconvolgo nell’intimo. Qualcuno gli dia un vocabolario in testa! In ogni caso, non è nuovo a questi svarioni. “patatini fritti in vaschetta!”, “pizzetti!”, eccetera. Ha problemi col cibo, che preferisce gustare.

Insomma, vita grama, quella che vivo. Ma domani sarà meglio, vedrete.

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Tutorial: fare un buon brodo con una gallina giovane.

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Una gallina, o un gallo, che fugge davanti la pentola calda. Come dici? Questo gallo ricorda il simbolo di una squadra di calcio? Coincidenze…

Pendiamo una gallina giovane. Una bella energica, che corre, che fa coccodé e di solito becca i semi che lasciamo a terra per farla mangiare.

Diciamo sempre che per il buon brodo ce ne vuole una vecchia, ma rivalutiamo queste giovani di belle speranze!

“Ciao, gallina”

La prima cosa da fare è avvicinarci con cautela, altrimenti quella se ne scappa spaventata.

“Ciao a te. Cosa vuoi?”

Il discorso parte da lontano. Cosa voglio io da lei? Un buon brodo. Ma non posso dirglielo così apertamente, o mi fulminerà con i suoi occhi laser. Allora…

“Che ne pensi dei dadi Star?”

I Dadi Star sono quelli che si usano per giocare a Dungeons & Dragons, non è che io abbia fatto product placement di una nota marca per brodi vegetali già pronti, tutt’altro.

“penso che siano ottimi per mangiare degli ottimi tortellini in brodo”

Questa è una bella risposta. Vedi come la gallina giovane sia disponibile al dialogo? E poi, me l’ha servita su un piatto d’argento. per cui le chiedo:

“Secondo, te le galline giovani possono ancora fare un buon brodo?”

Forse è un modo un po’ busco per entrare nell’argomento, ma non potevo non chiederlo. Allora, lei stilla e scappa, avvicinandosi alle sue amiche intime.

Peccato, avrei potuto scoprire come si fa il brodo! E invece mi toccherà di nuovo spremere le galline vecchie come si fa coi limoni!

Mentre penso a queste cose, giungono un sacco di galline giovani.

“Abbiamo deciso di aiutarti nella tua missione senza speranza. Ti regaleremo un dado e l’acqua calda, così se vorrai bere brodo per tutta la vita potrai farlo”

Non era questo il senso del tutorial, se n’è andato un po’ per i fatti propri. Ma pazienza, vorrà dire che faremo questo brodo donatoci dalle galline giovani e…

OH MIO DIO MA MI HANNO MOZZATO LA MANO E CI HANNO FATTO UN DADO!

Crisi.

Questo racconto partecipa alla XVII Challenge indetta dal gruppo Facebook “Circolo di scrittura Creativa – Raynor’s Hall. Il tema uscito era “Crisi”, ed io l’ho riadattato secondo ciò che l’ispirazione mi ha detto di fare.

“Aven, Aven, sono un po’ in crisi!”

Mi sveglio dal mio sonnellino pomeridiano e guardo Gianborfio.

“Che succede?” chiedo, ancora nella fase REM.

“Ma se i monti dovessero stancarsi, cadrebbero?”

“I monti… che?”

Gianborfio dovrebbe sapere che le domande difficili non si fanno a uno che è semi sveglio.

“È una cosa che dobbiamo risolvere! Se i mondi cadessero, anche il cielo cadrebbe!”

“Ma… che stai dicendo”

Gianborfio mi prende di peso e andiamo sulle montagne. Per inciso, quelle montagne fanno parte della Catena Montuosa degli Uomini Rocciosi, che robusti si mimetizzano fra le pietre.

Si chiamano tutti Pietro.

“Senti, Pietro?” chiede Gianborfio, di conseguenza facendo voltare tutti i Pietro rocciosi.

“Mi chiedevo come stessero le montagne. Sono giù? Sono su? Serve loro un tiramisù?”

Uno dei Pietro batte sulla spalla del mio amico. “Non preoccuparti, ci pensiamo noi alle montagne. Voi tornate pure da dove siete venuti. Inoltre, non credo che poi abbiate il potere di sconfiggere il Cielo, se dovesse cadere”

Io ancora non ho capito che cosa vuol dire che il cielo debba cadere.

“Vuol dire che il cielo cade” risponde Pietro, un altro dei tanti, uno che legge nel pensiero. “E quando il cielo cade, dipende. Se è giorno, cade solo il sole, se è buio cadono anche tutte le altre stelle”

Non riesco a credere alle sue parole.

“Ma… vi rendete conto?” chiedo io, sia a Gianborfio, sia a tutti i Pietro che vedo, e ne vedo spuntare parecchi. “Il cielo come può cadere per colpa delle montagne? Vi rendete conto dell’assurdità della cosa? È come se fossi un tostapane!”

“OMMIODDIO! Sei un tostapane!” Gianborfio sembra sconvolto, si porta le mani sulla bocca e reagisce come se mi avesse davvero visto trasformarmi in un tostapane, con tanto di filo della spina svolazzante.

“Che c’è?”

“Sei diventato un tostapane” dice un Pietro. “In realtà, ti avevamo avvertito: noi vigliamo affinché il cielo non cade riducendo il mondo in crisi, ma ci sembra che TU stesso sia in crisi… non è vero?”

Non mi sento in crisi. Ho solo tanta, ma tanta voglia di abbrustolire dei tramezzini…

Oddio!

 

 

 

 

Kosa ciera nellarticolo ihihi xd

Sbronza a mezzanotte

 Alci volanti.

Mucche che si infilano nelle prese!

Aaaah! Fa male! È davvero tutto un sogno?

Corro veloce, ma mi sembra di stare sempre fermo. Poi volo a caso, mentre le ciambelle luminose si avvicinano e diventano lumache giganti.

Fantasmi. Camminano e urlano, oppure sono sirene? Chissà, in questo prato viola dove nascono ragni con i piedi non è che sia tutto chiaro.

C‘era una volta una cicala che voleva essere un geco, ma poi io l’ho estinta con la mia alabarda che non ho.

Chissà cosa mi riserverà il domani, ma nel frattempo ho un gran mal di testa e vomito anche l’anima nel cesso.

Questo è quello che produce una sbronza a mezzanotte.

“Te lo chiedo come favore personale” dico a Gustav “Non portarmi mai più a uscire la sera a bere e fumare”

Gustav mi guarda perplesso.

“Tanto lo so che la settimana prossima farai di nuovo lo stesso ritornello. E adesso vomita, beone!”

Lo faccio, ma addosso alla sua faccia. Può capitare, no? Ma il vomito, che credevo fosse solo sporco e puzzolente, fa sciogliere il mio amico! Oh no! E adesso che cosa faccio?

Idea! Diventerò il famoso Uomo-Aspirapolvere, che ha avuto una grossa carriera fra i folletti!

Aspiro tutto quello che rimane di Gustav e magicamente divento io stesso Gustav. Oh no! Adesso devo badare a tre figli pestiferi e che sparano laser dalle dita!

Che fare, dunque? Specchio del bagno, tu puoi dirmi qualcosa in merito?

“No” risponde lo specchio. “E adesso chiedimi chi è la più bella del reame”

Spunta nuovamente Gustav. Ma come? Non lo avevo aspirato? Adesso ha in mano un’ascia!

“Adesso te la vedrai con quest’ascia di gomma! Solo così potrai diventare un’arma spaziale!”

Ma chi vuole diventare un’arma spaziale? Ci sono più contro che pro: ogni volta devi entrare nei corpi dei nemici, salutare il sangue, chiedergli come va, e poi uscire fuori… no, facciamo che rimango me stesso e…

D’un tratto, tutta la fantasia finisce e sono sul letto, il mattino dopo. Che serata!

Simulare.

Stiamo giocando la finalissima, e sto dribblando tutti i difensori, uno dopo l’altro, tutti e quattro, neanche se avessi i pattini agli scarpini mi verrebbe così bene. Nel frattempo risolvo anche un cruciverba.

Infine, ecco giungere la porta. Va bene, sono ben conscio che potrei risultare Oliver Hutton, ma non lo sono. Sono solo un po’ più bravo degli altri a giocare a pallone e adesso ho il pallone fra i piedi, e faccio finta che i miei compagni non esistono.

Ecco, come dicevo ho il pallone della vittoria fra i piedi. Vero, pallone?

“Certo, insieme sfonderemo quella porta e bucherò la rete!”

Adoro quando il pallone mi ascolta. E scarto uno, due, tre giocatori come fossero birilli. I difensori li avevo già scartati, ma li scarto di nuovo per fare scena.

Sono solo davanti al portiere e preparo un bel tiro ad effetto. Ho pochissime frazioni di secondo per decidere, altrimenti il portiere mi sradicherà il pallone fra i piedi e lui smetterà di essere mio amico, ma amico del portiere, che poi effettuerà la rimessa lunga.

Infatti il portiere si avvicina e… AHIA!

“PUNIZIONE!” Urla l’arbitro.

“Ma arbitro! Mi ha buttato a terra, come minimo doveva essere rigore ed espulsione!”

Ma l’arbitro invece mi ammonisce.”Non ti conviene simulare, superstar”

Mi chiedo chi l’abbia pagato. Mi ha anche ammonito! Non c’è più rispetto per gli attaccanti?

In ogni caso, si continua a giocare, e il pallone che non è più mio amico si permette di sparare laser ovunque, e tutti su di me, per colpirmi!

“Aahahaha, invierò anche le mummie mutanti, e ti squarteranno!”

E in effetti da sotto il campo un paio zombie fuoriescono facendo vedere prima la mano, come se fossero in attesa di qualcuno che li tira su.

“Hai simulatooooh…” borbottano, mentre mi inseguono. Aiuto, e adesso che cos’è questa scala?

Sono entrato in un UFO, e alcuni alieni mi offrono un infuso dal colore strano.

“VUOI DEL HFVGDITEEEE?” mi urla pure all’orecchio, questo dannato!

E io che volevo solo giocare una partita…

Stelle cadenti?

“Esprimi un desidero, Lorenzo”

Eh già, oggi è il mio onomastico. Che desiderio posso esprimere?

“Le stelle esprimono mai desideri?” chiedo, in tono vago. “magari quest’anno una delle stelle cadenti non voleva cadere e invece per guadagnare la pagnotta cade lo stesso”

“Giusto” ribatte l’amica con cui sto guardando le stelle. “Ma le stelle sono cadenti oppure sono semplicemente di passaggio sulla Terra e trovando un pianeta si disintegrano”

“Conviene farcelo dire da una stella”

Così attendiamo che una di queste arrivi fino a noi. Accade che si presenta Ziarisa, la stella dalle copiose risa.

“Ehi, sono qui per rispondere a tutte le domande!” si presenta. Poi ride in maniera oltremodo sguaiata.

“Senti stella, qual è il tuo desiderio più grande? Diventare una supernova, immagino”

“No, è vincere alla lotteria!” esclama Ziarisa. “Ho modeste ambizioni, sapete, con miliardi di anni davanti, posso fare come voglio almeno per i primi duecento secoli”

Dopo aver detto questo, si mette a ridere sguaiata come una pazza.

“Uh, beh, in questo caso potresti avere ragione” dico io. Che strano che per il mio onomastico mi metta a parlare con una donatrice di desideri come una stella!

Ziarisa non ha però ancora finito di parlare. “Questo è il mio sogno. Poi il sogno di tutte è quello di non finire come tutte le altre proprio sulla Terra, ogni schifoso dieci agosto. Che rottura! proprio lì si deve mettere? E noi le ferie come le facciamo?”

Io e la mia amica ci guardiamo. “Allora è per questo che ogni anno cadete su di noi! Voi state solo…”

“… spostando per un villaggio vacanze in un’altra galassia, esatto” conclude per lei la stella. “Ma non tutte ci arrivano” aggiunge, per prodursi in un’altra risata esagerata.

La mia amica sorride e, dopo aver preso la stella, la rilancia nel cielo come se fosse un frisbee. Peccato che sbaglia mira e la manda dentro un buco nero.

“Sei cieca” osservo.

“Già” risponde lei.

 

Perdere l’attimo.

C’era una volta Snapurzio.

Snapurzio era capace di camminare sulle nubi. Attenzione, però: non sapeva camminare “anche” sulle nubi, ma solo su quelle, e se volesse provare a camminare ad esempio su una strada rimarrebbe incollato sull’asfalto e poi non sarebbe carino per gli spazzini raccogliere i suoi pezzi tutti appiccicati a terra. In ogni caso quest’uomo faceva sempre passeggiate e continuava a dire “Ehi, ma il cielo è sempre blu sopra le nuvole… che noia” e con le mani fatte di nuvole in tasca, osservava il paesaggio sempre uguale.

Almeno fino a quel giorno.

Infatti improvvisamente venne a lui l’Uomo Cumulonembo, che tutto spaventato, cercava le attenzioni dell’uomo.-

“Snapurzio!” Snapurzio! Hanno rapito la principessa dei fulmini! Fa’ qualcosa!”

Nel dirlo, talmente era spaventato che perdeva pezzetti di nuvole che poi si confondevano col pavimento, anch’esso di nuvole, e forse diventava neve.

Snapurzio disse sicuro: “Va bene, farò qualcosa!” e così alzò le braccia e divaricò le gambe e fece un po’ di stretching.

“Ma cosa fai?” chiese il Cumulonembo. “Fai qualcosa… per la principessa! Non fare qualcosa in generale! E poi così fai tuoneggiare”

In effetti a forza di saltelli le nuvole stavano diventando grigie.

L’Uomo Camminante allora si ricordò di dover salvare la principessa dei fulmini. Ma come fare? Per prima cosa, decise di chiedere al sole.

“Scusa Sole, tu hai visto chi l’ha rapita?” senza specificare chi o cosa.

Il Sole rispose “No. Forse è un avvenimento avvenuto di sera”

Così Snapurzio andò saltellando da una nuvola all’altra verso la Luna. Lui odiava il cielo terso, perché lo costringeva a fare questi salti oblunghi.

“Luna, hai per caso visto colei che lancia i fulmini?”

La Luna rispose con la sua solita faccia ad O stuipita e rispose “Certo, è stata rapito dall’alieno del lampo. Attento che è cattivissimo e soprattutto fatto di neon”

L’uomo così si mise a correre verso l’astronave a forma di lampione e urlò: “ALIENO! Lascia andare la principessa o incorrerai nel mio… disappunto”

In effetti non poteva incorrere in nient’altro. Che razza di poteri aveva Snapurzio?

L’alieno rispose: “NO! Anzi, sì! Anzi! No”

Il fatto era che quel malvagio parlava a lampi e cambiava idea ogni secondo, così andò avanti per ore, finché Snapurzio entrò nel castello in aria dove l’alieno teneva la principessa, la salvò, scese le scale perché nel frattempo l’ascensore risultava guasto, e l’alieno ancora ripeteva “No! Sì! No! Sì! No!”

Al che la principessa disse: “Grazie per avermi salvata, da ora in poi non farò cadere due volte un fulmine nello stesso punto”

Snapurzio obiettò “Ma guarda che già succede… non potresti…”

Ma ormai la donna era sparita. Non era riuscito a cogliere l’attimo fuggente per sposarla? Chissà!

 

Tutorial: salvare capre e cavoli.

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Prova a risolverlo senza barca! 

SITUAZIONE A

Tutti noi conosciamo il giochino delle capre e dei cavoli, tuttavia voglio provare lo stesso a fare un tutorial per provare a risolverlo nella maniera più ignorante possibile!

Abbiamo le capre, i cavoli e una barca, il tutto osteggiato da un lupo che nella fotografia reale qui esposta non compare perché ha trovato traffico.

In realtà non compare nemmeno la barca.

 Per prima cosa, è notorio che le capre sono un ottimo investimento, sia per quanto riguarda il latte, sia per quanto riguarda il fabbisogno di carne durante le scampagnate.

Anzi, il capretto è protagonista di un noto modo di dire che si verifica quando uno rutto rumorosamente:

E che hai mangiato, capretto?”

Per cui l’unico modo di salvare le capre dal lupo è cuocerle alla griglia, magari mettendo come combustibile carbone e pigne.

“E salvare i cavoli?”

Beh, qualcosa come contorno dovrà pure esserci, no?

SITUAZIONE B

Mettiamo caso che il lupo sia già appagato di un pranzo già avvenuto in precedenza. Mettiamo caso che però arriva un altro lupo intento invece a mangiare le nostre caprette.

Che fare?

Dobbiamo contattare il primo lupo, quello sazio, e corromperlo affinché lui corrompa l’altro e non mangi le nostre povere caprette… che però attaccheranno i cavoli, e non può essere, quindi dovremmo far diventare carnivore le capre e far mangiare loro una bistecca di manzo.

SITUAZIONE C

I cavoli sono minacciati da un imprenditore che vuole costruire un centro commerciale, e credetemi che questa situazione è molto più sconvolgente dei lupi.

Che fare allora? Chiamo i lupi!

“The wolf in your eyes”

I lupi in branco sono pericolosissimi, e ottimi alleati quando devi scacciare l’uomo. Ce la fanno, il campo di cavoli è salvo e adesso bisogna salvare però le capre dai lupi, che giustamente vogliono essere pagati.

Beh, basta in questo modo far scappare le capre dal recinto e far correre un po’ i lupi. Prima o poi si stancheranno… spero.

Questa situazione C è un po’ superficiale

Era un modo per spiegare che mi sono scappate le capre, ma non ditelo a nessuno.

L’Uomo Broccolo e la U.

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L’Uomo broccolo non era un super eroe carnivoro, anzi la sua dieta era proprio vegana.

Per questo la sua idea era quella di vivere sempre in salute mangiando solo broccoli e nel momento in cui incontrò la U fui costretto a partire per la tangente!

“Sei grassa! devi dimagrire!” ordinò l’Uomo broccolo alla U.

Quest’ultima stava facendosi i fatti propri quando sentì questo insulto.

“Come osi? Non sai che sono la U e sono tondeggiante proprio per questo? Anche come suono, vedi? U

“Fatto sta che sei grassa! devi dimagrire!”

E così, suo malgrado, la U cominciò una dieta ferrea a base di broccoli e un vago accenno di frutta, ma solo se esotica.

“Mangerò anche il famoso frutto della passione?” chiese speranzosa la U.

“No, fa ingrassare” ribatté l’Uomo Broccolo.

La prima, seconda, la quattordicesima settimana… la U si tenne a stecchetto, e non solo, fa anche un ossessivo esercizio fisico, e tutte le altre lettere la prendono in giro.

“Ma che cavolo fai?” chiese la S.

“Mi tengo in forma” rispose la U, tenuta bene a vista dall’Uomo Broccolo.

Alla fine, dopo sei mesi di esercizi, la U si sentì parecchio dimagrita.

“Ehi! Mi sento benissimo!”

Si guardò allo specchio.

“Ehi! ma sono diventata una I!”

L’Uomo broccolo però era partito per un’altra avventura.

“E adesso? Va beh, non è che ci siano molte parole con la U”

///

“Pierino, recita uno scioglilingua con quante più U possibili”

“Frigali iccellini bli
frillan si e gii sill’iva
ipupe griccioni e gri
irlano sotto i tioni
bittano iova e gisci
a Istica sigl’isci.
in iomo già ibriaco
ilila con i lipi.
imidi muri bii
risicchiano la lina.”

“PIERINO! Hai cannato proprio la vocale richiesta!”

“Ma maestra… è come se la … fosse dimagrita!”

///

La U sentì questo incidente e si sentì non poco in colpa, ma l’Uomo broccolo si era proprio reso irreperibile.

Come finirà questa storia?

a) la U trova l’Uomo Broccolo e lo cuoce dentro un pentolone per farci la minestra

b) L’Uomo Broccolo trova la U e la fa rinsecchire ancora fino a farla diventare un’asta

c) Arriva la S e sinuosa diventa una vocale

Tutorial: potare le piante.

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Ecco il nostro Uomo Esemplare che affronta un cespuglio folto. Chissà cosa ne verrà fuori!

Va bene, diciamo che abbiamo una pianta da potare, che sia un cespuglio, un pino o semplicemente un cactus.

Questo è il tutorial che fa per voi, un tutorial che fa venire il pollice verde automaticamente!

Bene, innanzitutto bisogna non necessariamente prendere alla lettera l’esempio artistico che ho messo come immagine esemplare, perché sono sufficienti anche un paio di tronchesi.

Quindi, con questo paio di tronchesi in mano, dobbiamo essere capaci di scovare la pianta che fa per noi.

Sono facili da individuare, lì’importante è che siano un po’ troppo spettinate e che diano intralcio sia alla vista che al passaggio pedonale. È possibile infatti che i cespugli escano fuori dalle abitazioni e vadano a occupare i marciapiedi.

E se abitate al nono piano la cosa comincia a diventare un problema.

Ebbene, bisognerà armarsi si pazienza e…

“Scusa Aven mi sembrava che volessi insegnare alla gente come fare le sculture con le siepi”

Pensavi male.

Invece io volevo solo dire una cosa, e la farò dire dal Tronchese, che ha rilasciato un’intervista in esclusiva per noi:

“Potatura? Mi ricorda quella volta che ero al bar, e un tizio strano con due occhi immensi mi fa Ehi, Joe! Allora io gli ho risposto Non sono Joe, mi chiamo Tronk Ese e allora lui ha alzato le spalle e mi ha detto Guarda che sono un tuo parente, mi chiamo Forbice e allora io distolgo il mio sguardo dal mio whisky e gli faccio Senti Forbice, vai a tagliare un po’ di capelli, ché io ho parecchio da fare! E lui se n’è andato”

Dopo questo interessante intermezzo, posso proseguire col tutorial. La morale della favola è questa: quando si potano le piante, non è importante potare per fargli fare le sculture, l’importante è che gli si diano una forma accettabile!

E quale sarebbe?

Una forma da pianta!