L’Uomo biscotto e…

L’uomo-biscotto era amato da tutti.

Davvero, dico, non c’era uno che lo odiasse. Persino i celiaci, persino chi seguiva la dieta e mangiava solo integrali… tutti.

Era dolce, era commestibile, e tutte le volte che passava non lesinava di farsi assaggiare, anche da chi era già sazio.

Vi dico che era amato da tutti, dovete crederci.

Quando andava a fare la spesa, nessuno aveva bisogno di comprare i biscotti, perché li aveva già lui pronti.

Quando veniva invitato nelle case altrui, gli ospitanti potevano permettersi di offrire solo il tè, ché i biscotti li portava lui.

Quando presenziava alle feste, nessuno pensava di prendere i biscotti, perché?

Esatto, c’era l’uomo-biscotto, bastava lui e la sua eterna fragranza come se fosse appena sfornato, per sdaziare tutti.

Inoltre, quando due squadre pareggiavano apposta, non si poteva non citare il “biscotto”, ed ecco che veniva lui a spiegare che non c’entrava niente con quella pratica un po’ anti sportiva.

Insomma, lui era amatissimo. Era assurdo pensare di trovare uno che poteva averlo in antipatia.

Quel giorno era domenica. Si sa, i weekend c’è sempre brutto tempo.

Lui stava passeggiando, con la sua solita forma umanoide ma con la pelle a forma di biscotto, con scaglie di cioccolato che lui chiamava nei ma era cioccolato vero.

Il villaggio non perdeva occasione di dargli un morso, salutarlo o perlomeno nutrirsi delle parti non vitali. Lui si limitava a sorridere e a rigenerarsi.

Ad un tratto, però, come ogni maledetta domenica, iniziò a piovere.

“Oh, no! Povero Uomo-biscotto! Adesso si scioglierà!” aveva esclamato la signora Pina, casalinga ficcanaso che guarda caso stava osservando da fuori la finestra il passeggio del suddetto.

In effetti, il povero uomo non era tanto felice di quella situazione. “È sicuramente il mio arci-nemico, il signor Uomo-pioggia, a mandarmi addosso tutto questo quantitativo d’acqua! ma io non mi fermerò davanti a simili facezie! Adesso userò… l’OMBRELLO!”

Seguì un forte rombo di tuono, condito da decine di sguardi attoniti.

Fatto quell’annuncio, al Biscotto umano non rimase altro che aprire il proprio ombrello, disegnato a motivi di gallette.

“Ha! Ben ti sta, brutto pagliaccio!”

E anche quella volta l’uomo-biscotto sconfisse il suo rivale, che rimase con un palmo di naso.

Annunci

Ricetta: Pastasciutta asciutta.

Immagine

Fare la pasta.

Ah, che arte! C’è chi la fa col brodo, c’è chi la fa gommosa, c’è chi la fa al dente, c’è chi la senza denti ed esistono anche persone che la mangiano cruda.

Qui, oggi noi faremo la pastasciutta ASCIUTTA!

Vediamo insieme cosa serve (ingredienti per 4 persone):
a) Pasta

b) Asciugacapelli

c) Pentola riempita d’acqua bollente salata

Vediamo allora come fare e… AH! Abbiamo dimenticato il piatto dove mettere la nostra pasta, perché non siamo così buzzurri da mangiare la pasta nella pentola, vero?

Vero?

Insomma l’acqua deve essere bollente

Sì, esatto. Noi faremo scendere delicatamente la pasta dentro la pentola, perché altrimenti schizza tutto e potremmo seriamente scottarci.

Ma tu hai parlato di pastasciutta

Appunto, ci sto arrivando. Solitamente perché la pasta sia pronta occorre una decina di minuti sì e no.

Al che, prenderemo CON LE PRESINE (per carità) la pentola e getteremo tutto il suo contenuto nello scolapasta.

Gli scolapasta sono utili. Ad esempio separano l’acqua dalla pasta, invece di prenderla una alla volta che faremmo in sua assenza.

L’acqua va via dal lavandino e noi possiamo distribuire la pastasciutta senza alcun condimento sui piatti.

Buon appetito, no?

NO!

In realtà è molto difficile resistere, lo so. La pasta asciutta ha ancora bisogno di un ulteriore passaggio, un passaggio che vi farà pentire di non averci pensato prima e che mi manderà direttamente a casa la tanto agognata stella Michelin che voglio per sbandierarla in faccia.

Ciò che voglio dire è che noi non mangeremo la pasta pronta, ma prenderemo l’asciugacapelli compreso negli ingredienti.

Ebbene, grazie al phon noi laveremo via tutta l’umidità dalla pasta e aspetteremo che si asciughi fino in fondo.

Ecco! Ora è pronta, e se saremo fortunati avremo anche una lieve sensazione di croccantezza!

Ma… è tornata cruda!

No, è pastasciutta asciutta. Buon appetito! Forchetta?

 

 

 

Tutorial: spremere un limone.

download

Una volta finito questo tutorial, riuscirete a spremere tutti gli agrumi dell’universo! 

Adesso dirò una cosa che probabilmente non vi piacerà, e dopodiché siete liberi di smettere di seguirmi. Purtroppo ne sono sempre stato convinto e quindi non posso dire po fare finta di dire cose sbagliate dalla realtà.

Ebbene, sono fermamente convinto che il limone sia un agrume.

*ooohhh* *aaahhh* *rombo di tuono*

Ebbene sì. L’ho detto.

Adesso che mi sono tolto questo peso, posso guidarvi a una bella esperienza di vita, che prevede lo spremere un limone in maniera corretta. Per allenarci, dobbiamo prendere le arance.

Prendiamo un arancia, sono quelle arancioni e sono grosse, quindi non confondetele con i mandarini, perché offendereste le loro categorie. C’è una diatriba fra arance e mandarini che vorrebbe una fazione superiore all’altra, anche se in realtà mi chiedo come possa il mandarino essere superiore, visto che è più piccolo.

*ba dum tss*

Ebbene, la detta arancia dovrà essere tagliata e poi sbucciata con le dita, schizzando succo da ogni parte. Non dimenticate che il succo di arancia fa bene, è pieno di vitamine che iniziano con la C.

Avete sbucciato l’arancia? Avete sbagliato!

Ma come Aven, hai detto che…

Questo blog depista. È difficile, in un articolo come questo, distinguere la menzogna con al verità.

In realtà è sufficiente mettere l’arancia non sbucciata sullo spremi agrumi, ignorando le urla sofferenti e di supplica che probabilmente l’arancia farà.

Una volta fatto questo, lo spremi agrumi raccoglierà il succo così prodotto e… voilà!

Adesso afte esattamente le stesse cose col limone, il quale, a dispetto di ciò che si crede, farà uscire da sé un liquido incolore, che poi andrà venduto in un banchetto appena fuori casa, un bicchiere cinque centesimi!

Ma Aven, io abito al tredicesimo piano di n condominio, come faccio a vendere limonata ai passanti?

In tal caso dovrai metterti di buona lena e vendere limonata agli acari e alle formiche eventuali.

Le avventure dell’uomo-ape/Il divano più comodo del mondo

Immagine

Continua la nostra esplorazione del mio libro, attualmente in prevendita.

Vorrei parlarvi oggi del divano più comodo del mondo, che è a sua volta un personaggi e qualcosa che devo descrivere partendo da lontano.

Intanto, ve lo faccio vedere:

Immagine2

Ricorda un po’ lo yin e lo yang, vero? Questo perché c’è un po’ di rosso nel giallo e un po’ giallo nel rosso.

E il verde?

No, il verde non c’è. Non è mai verde agli incroci, soprattutto quando ti avvicini tu.

Quello che voglio dire è che Giangiorgio ha tre case. In una di queste, ovvero nel paesino dove si incentra la prima parte della storia, possiede un divano. Morbido, caldo, comodo, fin troppo comodo.

Ci si addormenta che è un piacere. Che poi è questo quello che fanno i divani. Ecco perché nessuno ci si è mai seduto, almeno fino all’arrivo dei Lapardei, che si siederanno e lo troveranno comodissimo.

Povero divano! Sarà contestato da tutti, persino dal fresco sir Johnny Yogurt, il quale sarà a casa di Giangiorgio per SPOILER, quindi SPOILER SPOILER ma poi SPOILER zanzariera.

Giangiorgio stava andando all’IKEA quando a un certo punto vide questa bottega di divani dimenticata da tutti, proprio alla fine del paesino. Come proprietario c’era un tizio un po’ strano, chiamato Sbergorfio.

“Ciao, Sbe!” salutò Giangiorgio, senza sapere che appena lo si chiamava così, Sbergorfio capiva di dover dare un ceffone all’interlocutore.

“Ehi, ehi!” esclamò lui, sentendo la guancia diventare porpora. “Sono qui per un divano!”

“Uno? Perché non diciannove?” chiese Sbergorfio.

“Perché non ci entrerebbero nella casa!” spiegò Giangiorgio, che effettivamente conosceva uno che aveva comprato diciannove divani, per sedersi sempre in un posto diverso.

“Insomma, ho qui un divano. Compralo!” Sbergorfio indicò con il dito un divano giallo e rosso. Giangiorgio per provarlo si sedette e si addormentò all’istante.

Dormì per ore intere, fino a quando non fu acquistato, il divano e Giangiorgio, da una grossa ditta a cui serviva un divano, così il futuro Uomo-Ape si ritrovò a colloquio con una strana tizia.

“Oh, lei è qui per il colloquio per restauratore di opere d’arte?” chiese la signora Svervezia.

“No, io non…”

“Sei assunto!” esclamò lei.

Ed ecco spiegato perché Giangiorgio faceva quello di professione. E non solo, in omaggio gli fu dato il divano che Giangiorgio voleva comprare.

 

PRENOTA QUI IL LIBRO SULL’UOMO APE! QUESTO ANEDDOTO È COMPLETAMENTE ASSENTE!

Ricetta: Minestra cruda.

Immagine

Guardate questo banneruzzo billuzzo mlmlml ❤

Allora, torniamo in cucina con questo esperimento.

Tanto per cominciare,le minestre sono il patto che va per la maggiore nei racconti fantasy. Quante colte l’eroe di turno si siede al tavolo dell’osteria e chiede una minestra, o una zuppa, e nel frattempo gli arrivano rivelazioni che neanche mi vengono in mente per fare gli esempi?

Ebbene, noi invece faremo una minestra cruda, questo per dimostrare che anche i cibi crudi sono commestibili, e non sono sempre la frutta secca.

Ci servirà:

  • una pentola
  • dell’acqua
  • verdure varie

Iniziamo a sbucciare le verdure. Per chi non lo sapesse, ne abbiamo una vasta gamma: carote, cipolle, lattuga, tenerumi, sedano, lavastoviglie, dadi, cene, alberghi, brontosauri e quant’altro.

Mettiamo tutte queste robe dentro la pentola,. precedentemente riempita di due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno. Mi hanno detto che combinando questi tre atomi viene fuori l’acqua distillata, quella che usiamo per metterla dentro il ferro da stiro.

Adesso, tutti direte: “Eh, non resta che accendere il fuoco”: NO!

Abbiamo detto che mangeremo la minestra cruda. Quindi noi prenderemo il mestolo e metteremo la porzione decisa dl mestolo nel piatto. Poi prenderemo un cucchiaio e mangeremo la detta porzione.

Per quanto riguarda la decisione del mestolo, lo abbiamo intervistato per avere degli approfondimenti in merito:

“Sì, è stata un’esperienza favolosa. C’erano tipo tutti questi mestoli in fila pronti per essere usati e belli caldi: sapete: i fabbri ci martellano per forgiarci, no? Dopo che sono finite le spade cosa è rimasto loro da fabbricare? I mestoli. Comunque poi, sai, lì eravamo tutti entusiasti e non vedevamo l’ora di finire sul cranio di qualcuno. Poi però ci hanno detto che i mestoli non si usano come arma di offesa, perché il pericolo di morte aumenta se finiamo sul cranio di qualcuno. Alla fine, nonostante le nostre proteste, siamo stati relegati come porta porzioni, di minestre oltretutto. Ci serve un sindacato.”

Vedete come torna tutto? Buon appetito!

Aven, è fredda e cruda!

E allora che mangiate le minestre riscaldate, poi non dite che non vi avevo avvertito!

Perché i dolci sogni sono fatti così?

Immagine

I dolci sogni sono quelli che viviamo ogni notte.

Ebbene, perché i dolci sogni sono fatti così? Ogni riferimento alla famosa canzone è puramente casuale…

AHAHAHA, chi ci crede?

Vediamo un po’ nel dettaglio cos’è un sogno e in quale pasticceria lo si può comprare.

Il sogno, nel senso letterale del termine, è qualcosa di so… gno, dove “so” è voce del verbo sapere e “gno” è la radice di “gnomo”, quindi quando qualcuno sogno sa di essere uno gnomo.

Io sogno di mettermi con la ragazza che mi piace e di vincere cento milioni di lire al Totocalcio. Sono uno gnomo?

Sì. Inoltre, c’è da dire che i sogni sono fatti della stessa sostanza di Shakespeare, che quando ha scritto “La Tempesta” ha voluto inserire questa frase ad effetto e noi la riportiamo anche in maniera abbastanza inopinata.

Ma allora questo dolce sogno quando arriva?

Semplice, basta aggiungere della glassa mentre si dorme! La mangiamo e vedrete che dolci sogni facciamo!

Sì, ma allora perché i dolci sogni sono fatti così?

Chi sono io per non essere d’accordo?

Ok, a parte gli scherzi diciamo che i dolciumi possono essere un sacco: caramelle, cioccolati, gelati, brioche, croissant, lavastovoglie, Trump, e poi anche le persiane.

Ma c’è solo un motivo che mi spinge a creare questo articolo e a chiedermi il perché dei perché.

Una volta ho fatto un sogno. Passeggiavo lungo il lungomare mano nella mano a una bionda, poi ci siamo seduti e ci siamo scambiati… nulla, perché la tizia ha detto che non si sentiva pronta per il bacio. Tuttavia, fino a quel momento era un sogno dolce.

Un’altra notte, ho sognato che ero a bordo del Millennium Falcon, con Han Solo e quel simpaticone di Chewbecca. Sparavamo raggi ai lancieri dell’Impero, cercando di sfuggire loro. E abbiamo fatto la rotta di Kessel in 12 Parsec. Figo, no?

Dolci sogni, dolci sogni. Ho viaggiato per il mondo e per i sette mari, tutti cercano qualcosa…

 

Le avventure dell’Umo-Ape/Carola

Immagine

Dietro un grande uomo c’è una grande donna

Posto per vero questo assioma, dietro Giangiorgio l’Umo-Ape c’è di sicuro una donna-Vespa, e che donna!

Sto parlando di Carola, la donna-Vespa.

Fa la sua comparsa appena dopo l’inizio, nel suo consueto ritardo, e solo perché Giangiorgio decide di mangiare il pollo allo spiedo.

Che dire di lei? È bella, non c’è dubbio. Esteticamente lo è. Caratterialmente è difficile da affrontare, perché arriva, dice quello che deve dire e poi se ne va, quindi nessuno le ha mai rivolto più parole del previsto. Un modo per chiamarla è ordinare del pollo allo spiedo, ma ecco qui cinque curiosità che è fondamentale sapere:

  1. Sa suonare benissimo la chitarra. Power chord, arpeggio, canzoni difficili e tablature. L’unica cosa, NON chiedetele la canzone del sole perché vi spaccherebbe la chitarra in testa. Se invece le chiedete 35 minuti di musica progressiva allora assumete la sua simpatia.
  2. Le piace guardare le gare di canottaggio. Ogni quattro anni, alle Olimpiadi, ma si considera comunque un’appassionata.
  3. Ha una discreta passione per i peli sulle braccia dei maschi. Una volta ha contato quelli che c’erano sulle braccia di suo fratello ed erano… non se lo ricorda più.
  4. Ha otto fratelli maschi, lei è l’unica femmina. Ciononostante, potrebbe spuntare una sorella segreta durante il libro che… ma se è segreta come fa lei a conoscerla?
  5. Carola, a dispetto del nome, odia il Natale. Non come il Grinch, ma il 25 dicembre di ogni anno va a lavoro. Se non ne ha uno, lo trova e lavora solo quel giorno, giusto per non farsi trovare. Questo perché da piccola è andata in Lapponia e Babbo Natale le ha dato un lecca lecca invece del velociraptor che aveva chiesto e le è passata tutta la passione.

Questo è quanto! A venerdì prossimo per una nuova curiosità sull’Uomo-Ape! Prenotate QUI se volete darmi una mano affinché il libro esca in effetti ❤

 

 

 

Le avventure dell’Uomo-Ape/ Giangiorgio

Immagine

Voglio fare un piccolo articolo dove parlo de Le avventure dell’Uomo-Ape, di cui sono già partite le prevendite e che quindi aspetto solo TE per pubblicarlo!

Nessuna presentazione è efficace se non presento il protagonista come prima cosa, e potrei coprirci diversi articoli con lui.

Giangiorgio Giacaloni dovrebbe avere trentacinque anni quando esce dalla casa dove abita per andare a fare la spesa.

Sapete, ci sono uomini che fanno la spesa. Giangiorgio è uno di questi, e la fa senza spendere un soldo, anche perché ha un metodo tutto suo, coniato e brevettato da lui che poi è un casino chiedere i diritti e io aaaa.

Giangiorgio fischietta, passando dalla via principale del suo paese e, siccome è insopportabile, gli vengono lanciati addosso tutti i tipi di frutta e verdura che riuscite a immaginare: mango, papaya, cavolfiori, Cassano… e così via.

Di sicuro non basta per sapere chi è Giangiorgio, vero? Di professione fa il restauratore di mobili e opere d’arte, ospita uno scheletro nell’armadio e, successivamente, anche lo spietato Fedèrico, l’ananas polemico.

Nella sua vita ha incontrato tanta gente bizzarra: dal libro si noterà che ha una zia chiamata Betta, alla quale non piace depilarsi, due genitori che sono fan sfegatati di Star Wars ed è cotto di Carola, ala donna Vespa che avrà un articolo qui su WordPress in cui la intervisteremo.

Ma, soprattutto, Giangiorgio ha avuto talmente spirito critico da scegliersi da sé il costume di supereroe, comprando in cartoleria la maschera e andando in giro mascherato da ape, ed ecco perché i banner delle prenotazioni prevedono il brutto muso di un’ape. Non è che abbia voluto.

Sono terrorizzato dalle api.

Certo, a onor del vero Giangiorgio non ha senso estetico, strano a dirsi da uno che fa quella professione. Però, ehi, almeno si è impegnato!

E che dire dei Lapardei? Ma di questo ne parliamo una prossima volta!

 

Se volete prenotare dando fiducia in questo mio progetto, cliccate qui e prenotate la vostra copia, e convincete altri a farlo ❤ 

Avrete anche GRATIS il pdf di uno dei miei due romanzi precedenti. Basterà contattarmi e ve li do, garantito ^^

 

 

 

Cosa direbbero gli altoparlanti

Terzo episodio dell’amarcord più nonsense che ci sia. È il primo febbraio 2014 e…

Nella vita non mi sono mai perso nulla, nemmeno il minimo rutto.

Ne ho sentite di cotte e di crude, e la gente crede che sia divertente dirmi le cose con veemenza, ma anche io ho dei sentimenti, per Diana ascoltatrice!

Ah, già, non mi sono presentato.

Sono un altoparlante.

Sì, di quelli che vivono per amplificare la voce delle persone. per questo dicevo che non mi sono mai perso il minimo rutto, in tutti i sensi.

Successe una sera che il padrone del posto, di questo posto ove lavoro, un po’ alticcio a giudicare da come puzzava l’alito, decise di accendermi e dire “Signori e Signori, vi presento la prima edizione di Ruttolandia!”

E via di rutti, dal minimo al più feroce rigurgito che abbia mai sentito, al punto da sentirmi male, e io che sono un altoparlante non dovrei avere nausee, vero?

Eppure ero disgustato, così tanto che mi guastai  e non potei che benedire il mio creatore per avermi costruito con un difetto di fabbricazione. Ma in realtà era un problema del mio compagno di viaggio, il signor Microfono.

“Ehi, Mick!” lo chiamai col nomignolo di mia invenzione. Sapevo che si sentiva male, ma il mio tono era scanzonato apposta.

“Eeeeeeh” mi rispose, cavernoso.

“Non te la passi molto bene!” esclamai di rimando.

“Vorrei vedere te nelle mie condizioni! Insomma, tutto il giorno

A essere preso, tirato, ammaccato e posato come roba vecchia! Ho o no una dignità? Per di più, io devo avvicinarmi alle bocche per funzionare! Sai che significa?”

“No” ammisi.

“Allora te lo dico io! Vuol dire che devo sorbirmi tutti i tipi di fiato! Fresco caldo, alcolico, aglioso e una volta persino di acqua!”

“Cosa?” ero allibito.

“Sì… l’odore dell’acqua è tipico” confermò senza indugio alcuno. “Andiamo, Mick, credo che tu stia esagerando” osservai, sbigottito, ma non è stato per la mia frase che tornò a funzionare, piuttosto è stato riparato e per giunta smise di lamentarsi in una grazia inaspettata, ma fu pronto per accettare qualunque tipo di alito acido che gli perveniva, ancora una volta e com’è nel suo destino. Un altro aspetto della mia vita da altoparlante?

I miei esordi nei comici, in cui ripetevo tutto e di tutto, ma io sapevo, mentre amplificavo quella voce,. Che erano tutte falsità.

Ad esempio il tizio che poi mi ha venduto a questo locale balneare si è sputtanato da solo.

Mentre se la faceva con la sua segretaria/amante focosa, ha dimenticato di tenermi acceso e Mick si è preoccupato di riprodurre fedelmente ogni ansimo e ogni sibilo di piacere. Fu molto divertente quella notte stessa vederlo scappare come un ladro, segno del fatto che ho sempre funzionato bene e svolto fedelmente il mio compito.

Da me sono passati tutti i più grandi “Pronto, prova” del mondo, che fra l’altro è anche la mai cantilena preferita.

“Un, due, tre, prova. Sssà, sssà, prova, prova, sì”.

Andiamo, come si fa a resistere?

Certo, meno felici sono i momenti in cui usano il povero signor Mick per le scorregge.

Colpa del figlio discolo, che crede che io sia un ottimo modo per evidenziare la sua imbecillità e quindi si sentiva in dovere di chiamare i suoi amici e sentire quanto forte riuscivo a riprodurre i suoi “suoni”. Certo, ma se con un padre ruttone pretendevo di avere un figlio banchiere… beh, era pura utopia.

“Insomma, la tu avita è stata turbolenta, eh?” osserva la mia amica saggia, la signorina Presa Elettrica.

“Sì, proprio così” rispondo sicuro.

Di sicuro c’è che ne avrò ancora da raccontare. Chissà cosa mi succederà domani , ad esempio?

Il Microfono riprende a parlare. Non appena ha sentito ciò che ho pensato gli è venuto in mente di dire la sua, ma temo cosa possa dire.

“Potrebbe accadere che io mi guasti di nuovo! Che bello!” esclama gaudioso.

“No, per favore, Mick!” esclamo imperioso.

Il signor Mick non capisce che non è fastidioso il guasto in sé, ma proprio perché è fautore di crisi depressive profonde. Poi mi riscuoto dalla fantasticheria.

Qualcuno ha acceso il “naso”, che mette in funzione tutto. Ha proprio forma di un naso umano, e io ne ho visti.

Vediamo cosa devo riprodurre.

“ATTENZIONE, PREGO!” esclamo quasi non volendo e sia una frase di rito. “SONO DI NUOVO PRONDE LE SCIAMBELLI CALDI! SCIAMBELLI CALDI!”

Lo dice con una tale forza e veemenza che mi sconvolgo nell’intimo. Qualcuno gli dia un vocabolario in testa! In ogni caso, non è nuovo a questi svarioni. “patatini fritti in vaschetta!”, “pizzetti!”, eccetera. Ha problemi col cibo, che preferisce gustare.

Insomma, vita grama, quella che vivo. Ma domani sarà meglio, vedrete.

Tutorial: fare un buon brodo con una gallina giovane.

Immagine

Una gallina, o un gallo, che fugge davanti la pentola calda. Come dici? Questo gallo ricorda il simbolo di una squadra di calcio? Coincidenze…

Pendiamo una gallina giovane. Una bella energica, che corre, che fa coccodé e di solito becca i semi che lasciamo a terra per farla mangiare.

Diciamo sempre che per il buon brodo ce ne vuole una vecchia, ma rivalutiamo queste giovani di belle speranze!

“Ciao, gallina”

La prima cosa da fare è avvicinarci con cautela, altrimenti quella se ne scappa spaventata.

“Ciao a te. Cosa vuoi?”

Il discorso parte da lontano. Cosa voglio io da lei? Un buon brodo. Ma non posso dirglielo così apertamente, o mi fulminerà con i suoi occhi laser. Allora…

“Che ne pensi dei dadi Star?”

I Dadi Star sono quelli che si usano per giocare a Dungeons & Dragons, non è che io abbia fatto product placement di una nota marca per brodi vegetali già pronti, tutt’altro.

“penso che siano ottimi per mangiare degli ottimi tortellini in brodo”

Questa è una bella risposta. Vedi come la gallina giovane sia disponibile al dialogo? E poi, me l’ha servita su un piatto d’argento. per cui le chiedo:

“Secondo, te le galline giovani possono ancora fare un buon brodo?”

Forse è un modo un po’ busco per entrare nell’argomento, ma non potevo non chiederlo. Allora, lei stilla e scappa, avvicinandosi alle sue amiche intime.

Peccato, avrei potuto scoprire come si fa il brodo! E invece mi toccherà di nuovo spremere le galline vecchie come si fa coi limoni!

Mentre penso a queste cose, giungono un sacco di galline giovani.

“Abbiamo deciso di aiutarti nella tua missione senza speranza. Ti regaleremo un dado e l’acqua calda, così se vorrai bere brodo per tutta la vita potrai farlo”

Non era questo il senso del tutorial, se n’è andato un po’ per i fatti propri. Ma pazienza, vorrà dire che faremo questo brodo donatoci dalle galline giovani e…

OH MIO DIO MA MI HANNO MOZZATO LA MANO E CI HANNO FATTO UN DADO!