Intervista a Nicholas Mercurio.

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LA DEFINITIVA RUBRICA DELLE DOMANDE!

Sono le sei del pomeriggio. A casa di Aven c’è molta agitazione, perché il padrone di casa deve ospitare Nicholas Mercurio, autore di un ciclo fantasy che lui stesso ha comprato. E, adesso, Aven deve intervistarlo. Che fare, a parte lo spazio tè, caffè e biscotti?

Davanti a loro, il Signore dei Giusti, di cui è appena uscito anche il cartaceo, il Segno del Corvo, le Fiamme di Agasor, il Tramonto dei Giusti e le Rose di Elgand; tutti libri fantastici, che compongono una collana facente parte di un mondo che respira.

Ci sediamo e cominciamo la nostra intervista:

  1. Ciao, Nicholas! Ci conosciamo da anni e finalmente sono riuscito a proporti un’intervista. Rompiamo un po’ il ghiaccio! La prima domanda da fare è: perché il self publishing? Cosa risponderesti a coloro che potrebbero dirti che è come se ti dessi un cinque da solo?

Ciao, Andrea. Grazie per lo spazio che hai deciso di dedicarmi nel tuo blog, che seguo con ammirazione. In primis, desidero lanciare un messaggio: io non consiglio a nessuno il selfpublishing perché è una strada molto complicata. Non si tratta soltanto di pagare qualcuno per farsi editare il libro, trovare un’ottima copertina e soprattutto promuoversi. È anche doversi confrontare con una realtà editoriale che è irta di difficoltà. Chi intende seguirla deve assolutamente essere consapevole che non è facile.
Guarda, io non posso cambiare il loro giudizio. Se la pensano così io non posso farci nulla. Sono sempre il primo a darmi uno zero.

 

 

  1. Chi è Argail di Lytel, protagonista a cui facciamo riferimento? Come nasce? Perché nasce? Insomma, raccontaci qualcosa che proviene da dietro le quinte e che sveli per noi.

Argail di Lytel è un Guardiano dei Draghi, uno sgominatore di stregoni e uomini, appartenente a un Ordine che è stato fondato secoli fa. È nato ne “Le Rose di Elgand” e la sua serie è la “Saga dell’Ultimo”, disponibile su Amazon in ebook. Ma ben presto uscirà anche il cartaceo.

 

  1. Hai già scritto parecchio. Cosa risponderesti a Tizio Qualunque che vorrebbe prendere ispirazione da te per creare una fan fiction sul tuo mondo?

Ecco, questo è un discorso abbastanza complicato. Sarebbe un onore che qualcuno avesse questa intenzione, ma tengo molto ai miei libri. Se una persona dovesse presentarsi con un fanfiction sul mio mondo, io la leggerei con piacere. Ovviamente spetterà a me giudicarla.

 

 

  1. Hai rapporti con altri self-publisher? Fate scherzi come “suona il citofono e scappa” oppure lasci che vivano la loro carriera senza intasarli troppo?

A volte chiedo loro qualche consiglio, ma lascio che loro vivano la loro carriera. Ho sempre pensato che il lavoro sia una cosa, l’amicizia un’altra. Ci sono casi specifici in cui sono amico di qualche altro collega.

 

  1. Quali sono state le maggiori difficoltà ad autopubblicarti?

La copertina. La copertina è una stronza, e perdona il francesismo. A dire il vero, lo è a ogni libro.

  1. Il tuo mondo è in continua espansione e io ne sono diretto testimone, in quanto sono tuo cliente abituale. Ma, per chi dovesse entrare per la prima volta nel tuo complicato universo, cosa consiglieresti, a parte di portare con sé almeno uno stiletto?

Consiglierei di non aspettarsi un finale dove tutti vivono felici e contenti. Purtroppo il mondo non è così, e basta guardarlo. Durante la stesura de la Saga dell’Ultimo, ci sono stati svariati attacchi terroristici in Europa e nel Medio Oriente. Ho cercato di spiegare il perché si diffondano l’odio e la paura, il dissenso e la cupidigia.

  1. A tuo avviso, il self-publishing avrà futuro in Italia?

Ormai è un presente. Che piaccia o meno alle case editrici, è così e sarà così ancora per molto tempo. Io ho scelto di autopubblicarmi perché ci tengo tanto a miei libri e alle mie saghe. Se posso essere sincero mi dispiacerebbe essere messo negli scaffali vicino a titoli abbastanza discutibili.

 8. In generale, cosa pensi del self-publishing? Ti senti di consigliarlo?

Come ho spiegato prima non è una passeggiata. Anzi, è una strada piena di difficoltà e bisogna sempre avere la risposta pronta e affrontare le questioni con calma e consapevolezza dei propri mezzi

9. Lo sai, questo è un blog comico. O almeno, tenta di esserlo: una storia seria come la tua stride forte con il messaggio che voglio mandare. Tenendo bene a mente questo, te la senti di raccontare un aneddoto divertente sui Guardiani dei Draghi?

Ovvio, e lo faccio su Argail. “Quando un uomo incappucciato incontra un drago incazzato, il drago incazzato è un drago morto”. Ma non solo i draghi. Anche le persone

10. Veniamo adesso a John Ronald Reuel Tolkien, il padre del fantasy. Quanto, da uno a dieci, hai preso ispirazione da lui? E, quando lo hai letto per la prima volta, pensavi che un giorno avresti creato un mondo, con le dovute proporzioni?

Guarda, io non amo prendere ispirazione da nessuno perché il mio mondo è mio e deve essere esclusivamente mio. Che si parli di Tolkien o chiunque altro poco importa. Non voglio assolutamente affermare quanto sia immenso il mio mondo rispetto a un altro autore. Se si parla poi di Tolkien bisogna solo avere rispetto.

11.“Nicholas, i tuoi racconti mi hanno emozionato così tanto che anch’io voglio creare un mondo dal nulla!” mettiamo caso che ti arrivi questa domanda da un giovane di belle speranze. Cosa gli risponderesti?

Di leggere tanto. Un ottimo scrittore deve essere un superbo lettore. Questa è la base. Gli consiglierei di non arrendersi alla prima difficoltà o se qualcuno gli fa notare che sta sbagliando.

12. Il tuo mondo comprende anche una playlist, attualmente in fase di elaborazione. Puoi svelarci qualcosa in anteprima? Che colonna sonora sarà, o ti aspetti?

Sulla colonna sonora voglio citarti la produzione “Age of Chronicles”, che mi ha proposto di realizzarla sul Signore dei Giusti. Io ho accettato dopo averci pensato molto attentamente. Sicuramente faranno un ottimo lavoro perché ho già ascoltato delle loro composizioni.
Oltretutto, uscirà il cartaceo de il Signore dei Giusti, dopo quasi tre anni dalla sua pubblicazione. Ed era ora.

13. Parlaci un po’ dei prossimi progetti futuri! Possiamo realmente aspettarci un “Argail va in città” oppure “La Saga del Penultimo” o anche “I baobab di Elgand”?

 Argail adora i kebab e il sushi, sai? A parte gli scherzi, ho concluso il primo libro de “L’Ombra delle Rose”, “Il Figlio del Mare”, che uscirà questa estate sia in ebook che in cartaceo. Aspettatevi di tutto. Ora sono concentrato sul secondo volume e molto altro.

Grazie Nicholas per il tempo accordatomi e vi invito caldamente a reperire i suoi libri!

Grazie ancora, carissimo. Buona giornata.

 

L’intervista si chiude. Nicholas se ne va, esattamente com’è venuto, come un vento che soffia sui capelli, come quel vento che spira sul suo mondo.

Io mi sento edificato. Non so lui…

 

 

 

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Kaden e le Fontane di Luce/ Il tempo

Eccoci giunti all’ultimo focus su Kaden e le Fontane, in cui cercherò di parlare bene della timeline, quindi aspettatevi qualcosa di molto didascalico!

2014: Anno in cui “Kaden e le Fontane di Luce” ha cominciato a prendere forma.

2017: Anno in cui siamo adesso. Va bene, ancora per 48 ore o circa, ma tant’è.

9999: la Terra ha una tecnologia che non riusciamo nemmeno ad immaginare, e nel frattempo ha raggiunto e colonizzato un sacco di pianeti abitabili, finché il suo Impero non ha finito per confinare con un altro impero, quello degli alieni Wergonth.

3 gennaio 10.000: la razza Wergonth arriva sulla Terra, con una flotta bellica in grado di oscurare anche il Sole, tipo le frecce dei Persiani sugli Spartani.

10.000 e anni a seguire: comincia una lotta senza quartiere che interessa tutto il pianeta. Ad un certo punto, tutti sapevano usare un’arma e, fra vittorie e sconfitte, l’equilibrio persisteva, anche se ormai il numero di individui di entrambe le fazioni cominciavano a diminuire notevolmente.

Anno 10.004: si bombardano i continenti, tranne l’Australia, che sotto di sé nascondeva un bunker anti atomico in grado di resistere a lungo all’inverno nucleare, programmato per estinguere per sempre i Wergonth.

Anno 10.004 – 18.000: ottomila anni di inverno nucleare. Sulla Terra non è rimasto più nessun essere vivente e tutto è coperto dai ghiacci. La vita è impossibile. Unico continente rimasto l’Australia, e il genere umano, così come diverse altre specie, passa otto millenni in cattività, perdendo molta tecnologia e mutandosi geneticamente.

Anno 18.000 d. C. circa: Il calendario è azzerato nel momento in cui la vita in superficie torna ad essere possibile. Il genere umano torna a vivere in Australia, che adotta per sé il regno.

Anno 1- 56: vengono costruite le tre Fontane di Luce, monumento che assorbono la luce stessa e la trasformano in energia benefica che garantisce longevità e abbondanza.

Anno 200 circa: sale al trono Re Isaac della Casa Hesenfield, rinchiudendo tutti e i diciotto Draghi esistenti con un incantesimo, liberando l’Australia da quella piaga.

Anno 1951: l’Australia è divisa in tre parti differenti, ciascuna governata da un Re diverso. Re Walter per l’Ovest, Regina Margareth per il centro e Re Anthony per l’Est.

Anno 1999: nasce Abraham Hesenfield.

Anno 2020: l’Armata Rivoluzionaria, capitanata da Shydra Aldebaran e suo marito, accende la miccia per una lunga guerra civile contro i tre Re.

Anno 2021: nasce John Taider.

Anno 2023: Abraham Hesenfield sposa lady Katrina.

Anno 2024: nasce Klose.

Anno 2026: nasce Mary. Nascono anche Caleb e Isaiah Hesenfield.

Anno 2028: nasce Isabel Hesenfield.

Anno 2030: nasce Jakob Hesenfield.

Anno 2032: nasce Josafat Hesenfield.

Anno 2036: nasce Kaden.

Anno 2039: il Mangiacuore uccide la sua prima vittima. Separazione fra lord Abraham e lady Katrina.

Anno 2040: John Taider entra nell’Esercito Reale come cavaliere. Più tardi verrà insignito del titolo di Sir.

Anno 2043: Shydra Aldebaran, alla morte del marito e dei due figli, assume da sola il comando dell’Armata Rivoluzionaria e si dà alla macchia.

Anno 2046: Abraham Hesenfield dichiara guerra alla regina Margareth e muove il suo esercito, capitanato dai giovanissimi Caleb e Isaiah, contro di lei.

Anno 2050: Taider lascia l’Esercito e si unisce ai rivoluzionari. Re Walter impone su di lui una taglia e viene definito Cavaliere Corrotto.

Novembre 2052: Shydra Aldebaran e lord Abraham hanno un incontro sfociato in un duello.

Anno 2053, 21 Maggio: Kaden apre la Fontana dell’Ovest e Re Walter, dopo centodue anni di regno, muore misteriosamente.

 

Il resto è storia…

Kaden e le Fontane di Luce/La rivoluzione

Oggi parleremo un po’ dell’Armata Rivoluzionaria, che si contrappone ai tre Re, di cui parleremo nel prossimo articolo.

C’era stato un periodo in cui l’Australia, seppur divisa in tre Regni distinti, era benestante e la popolazione poteva godere di abbastanza diritti, quindi di una Costituzione. Non c’era motivo di combattere.

Tuttavia, più passava il tempo, più i Re si fecero avidi accentratori. Questo, come vedremo, sarà a causa del patto che hanno stipulato con le Fontane di Luce, che hanno conferito loro l’immortalità e la giovinezza, ma al prezzo della follia.

La dittatura non tardò ad arrivare e un giovane Marcus Spensley fondò una società segreta, aiutato dalla fidanzata, Shydra Aldebaran e da altri suoi amici.

L’Armata, con calma e con molte defezioni, riuscì a radunare un esercito dedito alla guerriglie e agli attacchi terroristici, per poi allargarsi con la propaganda una volta divenuti troppi per poter essere sciolti. La lotta per la libertà divenne dunque una vera e propria guerra civile che coinvolse dapprima l’Ovest e in seguito anche gli altri due regni, mentre nel frattempo Spensley e Aldebaran, i due leader di tutta l’Armata, si sposarono ed ebbero due maschi.

La guerra proseguiva fra vittorie e sconfitte, ma una volta cresciuti, i due figli della coppia morirono l’uno a poca distanza dell’altro, portati via dalla guerra stessa. Qualche tempo dopo, anche Marcus morì trucidato in un’imboscata in cui anche Shydra venne coinvolta, lasciandole una brutta cicatrice al fianco destro.

Shydra rimasta da sola si diede alla macchia, per poi ricomparire come l’anziana preside di una scuola dell’Ovest. Ma non aveva mai smesso di lottare per ciò in cui ha fondato la sua vita.

Ecco perché, nel vedere l’impaurito Kaden, le tornò una vecchia luce negli occhi, facendola anche tornare attiva e sul campo di battaglia.

Insomma n bel personaggio, e sono contento che sia lei a guidare l’Armata 😀

Beh l’hai creata tu

Oh, lo so ❤

 

 

 

 

Kaden e le Fontane di Luce/Gli Hesenfield

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Sì, okay, forse non è un lavoro di alta qualità, ma questi sono i mezzi. D’altronde, entrambe le creature ai lati sarebbero nere…

Gli Hesenfield sono una famiglia composta, nel periodo in cui è ambientata la storia di Kaden, da sette componenti. Qui sopra ne vediamo l’emblema, creato appositamente da Re Isaac, Re dell’Australia secoli addietro. Sovrastante il simbolo, sette stelline, uno per ciascun componente.

Ma noi non parleremo della storia degli Hesenfield, perché è sufficiente sapere che ad un certo punto sono caduti in disgrazia ma che adesso stanno tornando potenti.

Lord Abraham: il capostipite, colui che ha effettivamente dato il la alla risalita degli Hesenfield, dalle disgrazie in cui vivevano. Erano nobili decaduti, e lui, con calma e l’ingegno, li ha resi prima ricchi e potenti e poi dotati di un esercito molto potente, in grado di schiacciare i Tre Re. Certo, per fare questo ha dovuto rinunciare alla sua morale (sta a voi scoprire come), ma gli è stato ripagato tutto. È vicinissimo a diventare Re.

Lady Katrina: la moglie di Abraham. Figlia di un facoltoso borghese, ha conosciuto Abraham durante una festa in maschera. Katrina, che non aveva idea di che tipo fosse il lor, lo ha corteggiato e si sono rincorsi, maschere indosso, per i numerosi corridoi della villa di lei. Poi… è successo quel che è successo, e non si spia attraverso lo spioncino delle camere da letto altrui. Insomma, nove mesi dopo, e dopo essersi sposati, nacquero Caleb e Isaiah. Durante quei nove mesi, tuttavia, Katrina vide morire, uno dopo l’altro, i suoi partenti per circostanze bizzarre e misteriose: incidenti, malattie stroncanti e cose del genere, finendo per avere come unici parenti suo marito e i figli che sarebbero venuti. Ad un certo punto, però, Katrina lasciò Villa Hesenfield, per circostanze ancora da chiarire, con la morte nel cuore.

Lord Caleb: il “principe”. No, non quello di Machiavelli, ma proprio “principe” nel vero senso della parola, dato che lui, essendo il primogenito designato, una volta che Abraham diventerà Re a lui toccherà dunque ereditare il regno. E non dite: “Eh, ma non è poi così scontato”, perché fra gli Hesenfield non esiste la parola sconfitta. Sapevate che Caleb trae il nome da questa canzone?

Lord Isaiah: il gemello di Caleb. Minore solo per quaranta secondi, a differenza di Caleb è molto più sfacciato, e non ha idea di cosa sia il galateo, o qualsivoglia buona maniera. Diciamo che Abraham ci ha visto lungo su chi designare l’erede al trono. Ha un rapporto insano con la sua spada, però. Chissà se la sposerà!

Lady Isabel. Semplicemente, la donna più bella del mondo. Alta, formosa, capelli neri, occhi grigi, spietata quando serve e dolce con gli amici: ha tutte le carte in regola per essere e diventare principessa. Tuttavia, non ha avuto la prontezza di capire cosa stesse succedendo alla sua famiglia, e quella piovosa domenica di novembre, è andata via con la madre. Non vede i suoi fratelli da anni e le mancano molto. Poi, decise di comandare una propria truppa, per attaccare Sidney, capitale del Regno Est, e fare di sua madre la regina, in modo da far fare pace fra i suoi genitori, ignorando il piccolo dettaglio che Sydney non era mai stata espugnata. Le piace la danza del ventre.

Lord Jakob. Il terzogenito, un po’ più giovane di Isabel ma comunque abile e arruolabile. Assieme ai gemelli, forma il terzetto leader dell’esercito di Abraham, impegnato a conquistare il Regno Centrale, controllato dalla regina Margareth, e collezionando successi ovunque. A differenza degli altri due, però, è molto più attaccato al nome Hesenfield, convinto che sia sinonimo di giustizia e purezza.

Lord Josafat. Il più giovane della famiglia ha appena 21 anni nel momento in cui la storia parte e il suo compleanno cade il 9 Settembre. È anche a causa sua se Abraham e Katrina hanno convenuto di non poter più vivere sotto lo stesso tetto, ma… perché? E cosa nasconde Josafat, sotto quello sguardo vacuo e quegli affilati denti gialli?

 

E questi sono gli Hesenfield, ovviamente il tutto libero dagli spoiler! E voi? Qual è il vostro preferito?

Kaden e le Fontane di Luce/Taider

Taider è il nome del quarto personaggio principale, facente parte della scorta di Kaden, colui che si occupa della Magia, poiché versato in quest’arte, più che nella spada o nelle frecce.

Sir John Taider non è sempre stato però dalla parte della Rivoluzione, ha avuto infatti un periodo come cavaliere al soldo di Re Walter, sovrano dei territori dell’Ovest.

Tuttavia, anche se si è macchiato di molti assassinii e si è fregiato di molte azioni eroiche, tutto ciò non gli bastava. Era giunto al rango di Capitano quando alla fine, all’ennesimo villaggio bruciato per semplici sospetti su un nugolo di rivoluzionari, gli sono venuti i rimpianti e diverse crisi di coscienza.

Ad un certo punto aveva anche smesso di uccidere e, d’un tratto, smise anche di farsi vedere, rendendosi irreperibile e latitante.

Con una taglia sopra la testa, Taider riuscì a sfuggire alla propria caccia e si presentò, con molti chili in meno e diverse ferite, al cospetto di Shydra Aldebaran, divenuta da poco leader dell’Armata, alla morte di suo marito.

La signora si compiacque e fece di Taider il suo braccio destro, mentre per il mondo egli era ormai diventato il Cavaliere Corrotto, nomignolo che si è diffuso in tutti i territori, e il disonore lo accompagnò per diversi anni.

Infine, arrivò Kaden e l’apertura accidentale della Fontana, che comportò la morte di Re Walter a casa di un arresto cardiaco.

La signora Aldebaran decise di fare di Taider il leader del mini gruppo che avrebbe accompagnato il ragazzo ad aprire anche le altre due Fontane, e al contempo insegnargli la Magia, solo che l’uomo non ha mai ritenuto l’incaricato adatto a compiere arti magiche.

Insomma, l’idea mi è venuta perché mi mancava un uomo simile nella compagnia da dare a Kaden e ala fine la scelta è ricaduta su di lui. Nonostante sia considerato corrotto, è un uomo leale a Shydra, una donna che stima e che ha aiutato per quanto ha potuto! Ha un ruolo importantissimo nella storia e spero che siate d’accordo con me, essendovi piaciuto questo background 😀

 

Kaden e le Fontane di Luce/Mary

Continuiamo il nostro viaggio sulle verità nascoste della mia fantasmagorica saga! Oggi faremo luce sul personaggio di Mary, ovvero com’è venuto fuori, chi è e tutte le curiosità che hanno fatto di lei… lei.

Allora, partiamo subito col dire che Mary non è un nome a caso. In effetti, in ogni storia che scrivo deve esserci almeno una che si chiama Mary o Maria, questo per motivi puramente cattolici.

Mary, che se dovessi usare un prestavolto in modo da farvela avere ben chiara in mente potrebbe assomigliare ad Ana Lucia della serie tv Lost, è sempre stata una spadaccina, sin dall’origine del personaggio. Ha una spada che conserva come se fosse fidanzata con lei, e ho subito pensato che dovesse essere cinica e in rotta col mondo intero. Infatti, come carattere non è propensa alle affettuosità o agli abbracci, che evita come la peste. Quando si è trattato di dover proteggere Kaden, su ordine del capo dell’Armata Rivoluzionaria, non si è tirata indietro: questo perché in Kaden ci ha visto molto di suo fratello minore, morto in circostanze troppo assurde per poterne parlare.

Ciò non toglie ovviamente che, nel momento in cui ha avuto a che fare con lui, lo ha giudicato come una piattola insopportabile e del tutto incapace di combattere. Effettivamente, se fosse stato per lei lo avrebbe lasciato crepare sin da subito! Però non poteva permetterselo, visto che Kaden è il solo a poter aprire le Fontane. E non solo, oltre al compito di proteggerlo le è stato assegnato anche il ruolo di maestra! Questo perché Kaden si è rivelato incapace di usare l’arco e allora la squadra di protezione del ragazzo ha optato per fargli usare la spada.

I giorni di allenamento sono per la storia un segreto, perché in ogni caso non serviva a molto per la trama, ma ciò che posso dire è che Kaden si è sentito insultare, e parecchio, quando non lo facevano nemmeno a scuola.

Insomma, questa è Mary: burbera, collerica, sarcastica, ma dal buon cuore e sono stato molto contento che abbia accettato di accompagnare Kaden in questo viaggio.

Kaden e le Fontane di Luce/Le Fontane

Terzo appuntamento sui focus riguardo Kaden e le Fontane! Oggi parliamo delle… Fontane.

Dunque. La prima cosa che bisogna dire è che sono tre, collocate per l’Australia: una al centro, una a Ovest e una a Est.

Le Fontane sono state costruite, e volute, dagli uomini che hanno cominciato a ripopolare il continente dopo il lungo inverno nucleare a cui sono stati sottoposti per diecimila anni. Dopodiché il mondo non è più stato lo stesso: ci sono state nuove specie animali, ad esempio. Il verde si è scolorito, ad esempio. Molti cibi presentavano ancora cattivi odori, ad esempio.

Almeno finché non sono state erette le Fontane. L’uomo, capace di adattarsi a tutto, aveva scoperto in sé il modo di fare magie… direte, come? Semplicemente, era l’anno 9999 l’ultimo in cui si ebbe una tecnologia abbastanza al di là di ciò che possiamo immaginare. In ogni caso, molti potenti Stregoni costruirono in quindici anni delle Fontane che catturassero la luce del Sole, in modo da poterla convertire in energia benefica.

Guarda caso, gli effetti si videro subito: la gente viveva felice, si nutriva in maniera sana e le Fontane garantivano abbondanza e longevità, tutto sotto il controllo del Re di turno.

Tuttavia, ai tempi di Kaden le Fontane si sono misteriosamente spente. Ciò è successo (lo vediamo nel Prologo) perché i tre Re, i quali avevano anzitempo spartito la nazione australiana in altrettante parti, per assicurarsi il dominio perpetuo legarono il potere incredibile delle Fontane a loro stessi. Per cento anni il popolo non poté beneficiare della Luce e quindi, ridotti alla fame, si imbracciarono le armi, dando il la a una guerra civile, che vedeva i rivoluzionari del popolo da un lato, e l’esercito del Re dall’altro.

Poi Kaden accese una delle tre Fontane, e da lì è storia…

Mi riservo dal dire come mai mi è venuta questa idea, da cosa ho preso ispirazione *ahahaha* ma posso assicurarvi che l’idea dell’Australia è vecchissima e… e chissà se sia davvero l’unico continente rimasto!

Kaden e le Fontane di Luce/Finale

Capitolo 38

Kaden alternava momenti di ansia a momenti di sicurezza, soprattutto quando trovava sagome enormi che scambiava per la Fontana, ma altro non erano che scogli molto grossi. Nel frattempo, il Leviatano lo rincorreva.

“Ehi, tu! Gira al largo, se non vuoi assaggiare la furia dei Tridenti!” lo avvisarono i guardiani, ma Kaden non si scompose, anche perché non capì ciò che dissero, e convinse persino il mostro marino dietro di lui della sua intenzione a schiantarsi.

“Tranquilli, si schianterà” disse il capo delle guardie. “A questa velocità non può più nemmeno cambiare direzione”

E invece, con una mossa a sorpresa, Kaden innalzò il sottomarino strisciando la parte inferiore sulle alghe, e scavalcando dunque il confine sotto lo sguardo attonito delle guardie, che nel frattempo dovettero anche fare i conti col Leviatano, che invece si infranse perdendo i sensi.

E Kaden la vide: proprio davanti a lui, la Fontana Chemchemi giaceva sguarnita, malinconica e ricoperta di alghe e plancton.

“Ci dovrebbe essere un qualcos… eccolo!” Kaden notò un grosso pulsante arrugginito nella parte frontale della fontana e lo premette col “muso” del sottomarino.

Sopraggiunse una fortissima scossa, a seguito dell’azione compiuta da Kaden, che incredulo assistette all’apertura dell’ultima Fontana, così ben protetta eppure aperta esattamente quanto le altre.

Ad ogni modo, il terreno su cui la Fontana poggiava cominciò a spaccarsi dal resto, e nel frattempo che la struttura si liberava delle immondizie che la opprimevano, il tutto cominciava a prendere quota, come se fosse un’isola a sé stante.

Kaden si accertò che la luce cominciasse a zampillare e scoppiò in lacrime.

Ce l’aveva fatta. Contro ogni previsione, era riuscito ad aprire le due Fontane, dopo aver aperto la prima con estrema facilità.

Intanto, in quel di Sydney, mancava pochissimo all’Incoronazione e Re Anthony osservava la sua capitale imbattuta dal balcone, respirando l’aria fresca del dopo pioggia.

“Ci siamo quasi. Altre settantadue ore e riuscirò a essere Re, dopo centodue anni. Avrei dovuto fare così anche centodue anni fa e appropriarmi delle Fontane, invece di scendere a compromessi. In ogni caso, ciò che fatto è fatto, e sono comunque arrivato a questo punto senza l’aiuto di nessuno. È tutto pronto? Avete srotolato il tappeto rosso?” chiese ai servitori.

“Sì, Maestà. Partirete alle ore undici e cinquantacinque esatte dal fondo del castello, per giungere davanti al trono a mezzogiorno in punto. E sarà allora che vi proclamerete Re giurando sulla corona” disse il gran maestro. In teoria, avrebbe dovuto essere lui l’incaricato a far indossare la Corona al Re, ma trattandosi di una cerimonia di auto incoronazione il gran maestro venne relegato a compiti meno gravosi.

“In ogni caso, Caleb Hesenfield può soltanto assistere alla sua disfatta. Nemmeno lui è riuscito a scalfire le mura, e poi che senso ha avuto vestirsi di stracci? Non ha senso, vero?”

“No, mio Signore” disse il Gran Maestro.

“Notizie dalle Mura? Quanti ne abbiamo eliminati?” chiese Anthony al capo della guarnigione, ma non occorse che quegli desse una risposta, poiché si sentì una fortissima esplosione e un boato di proporzioni colossali, il cui fumo successivo fu ben visibile dal balcone del Palazzo Reale, costringendo Anthony a uscire per vedere.

Non poté credere ai suoi occhi.

Le Mura erano state aperte. La truppa di Caleb Hesenfield era entrata a Sydney.

“Non ci posso credere… maledizione!” esclamò Anthony, battendo i pugni sulla balconata di pietra. Poi volse il suo sguardo adirato verso i suoi servitori. “Come me lo spiegate? Eh? Ero stato assicurato che non ci sarebbe stato nessun problema a fare a fette quei due bastardi, e adesso me li ritrovo sotto casa!”

Sapeva che avevano annientato ogni difesa e Caleb sarebbe davvero venuto a… bussare di lì a poco.

“Mio Signore, siamo esterrefatti quanto voi” disse il capo della guarnigione. “Eludere la guardia di Kraken l’Angusto…”

“Esatto! Kraken l’Angusto! I Draghi, creature invincibili… ma io lo distruggo!” ed estrasse la spada, pronto a vendere cara la pelle. “Almeno ditemi che Kaden delle Fontane non era a Sydney!”

Né il gran maestro né il capo della guarnigione seppero come rispondere, al che ci pensò uno dei capi della polizia cittadina.

“Mio Signore, era stato avvistato con una donna somigliante a Mary la spadaccina attorno alle Mura e forse si è infiltrato fra i canali di scolo…”

Anthony pensò solamente a quanto poco teneva a vivere quell’uomo e si adirò ulteriormente, ma non lo diede a vedere esternamente. Non gradiva che la sua festa fosse guastata da quei due maledetti.

“E allora trovateli, e badate di farmeli vedere morti. Giaceranno al mio cospetto il giorno della mia Incoronazione, entrambi legati ad un palo”

“E sia” rispose il soldato, sparendo dalla scena. Anthony cercò di trovare nella sua mente il bandolo della matassa, pur sapendo che non c’era. Confidò dunque in un’ultima difesa disperata del palazzo, utilizzando i pochi sopravvissuti già sconfitti nell’assedio e le guardie personali di stanza nella fortezza e diede tale ordine.

“Dobbiamo batterli…” disse Anthony, facendosi vestire della migliore armatura, con una spada scintillante al fianco. “Ucciderò Caleb umiliando la famosa Mezzanotte, la sua spada… ahahaha, la mia non ce l’ha nemmeno, un nome!”

Ciò che lo preoccupava, una volta sistemato l’esercito dando l’ordine di barricare le vie principali, era Kaden delle Fontane, che si era dimostrato più sfuggevole di un’anguilla. Era anche sfuggito alle fiamme del Signore dei Draghi…

Un brivido percorse il corpo del sovrano. “Sta’ tranquillo” si disse. “Vincerai, me lo sento. Un ragazzino non può distruggere le basi di un Regno più brillante che mai”

Si girò verso l’orizzonte marittimo e ciò che vide non gli piacque per nulla, tanto che cominciò a sudare freddo. Tanto per essere sicuri, si avvicinò al binocolo e riconobbe i vessilli che stavano arrivando al porto, annunciandosi con colpi di cannone.

Quei vessilli. Quello stemma. L’odiato scudo a sei strisce sorretto a destra da un leone, a sinistra da un grifone, trafitto verticalmente da una spada in secondo piano e in cima… tre stelle. Tre stelle? Erano sempre state sette… Gli Hesenfield piangevano delle morti?

“Maestà! È appena arrivata una notizia urgente dal Porto!” esclamò una guardia, senza nemmeno farsi annunciare, così com’era ordine del Re per le notizie urgenti.

“Sì, le ho viste anche io le navi di Isaiah Hesenfield. Spero vivamente che quel maledetto bastardo voglia rendermi omaggio!” disse, pur non pensandolo e sentendosi in realtà mancare il terreno sotto i piedi, ma il soldato scosse la testa.

“No, signore! Abbiamo catturato e ucciso una ragazza che sappiamo per certo che abbia parlato con Kaden delle Fontane, regalandogli anche un sottomarino! L’abbiamo torturata e uccisa con la pistola!”

Anthony era sbigottito. “Ma che… chi era costei? E perché non l’ha denunciato? E quando l’avete presa?”

“Non lo sappiamo, signore! La notizia risale a quattro ore fa, signore! Adesso stiamo pattugliando il porto!” esclamò il soldato.

Il Re arricciò le labbra, dando un secondo sguardo alle navi. Di sicuro la lentezza delle notizie era qualcosa al quale rimediare. Avendo tutte le truppe assiepate attorno alla fortezza, sarebbe stato facile per gli uomini di Isaiah Hesenfield impadronirsi della città dal mare, a meno che…

Improvvisamente si sentì una seconda esplosione, meno colossale della precedente, ma molto più vicina, perché tutto il palazzo tremò come se fosse stato scosso dalle fondamenta.

“Mio Signore! Mio Signore!” furono le urla concitate. Re Anthony capì e scese personalmente ad accogliere l’ospite.

Finalmente ebbe di fronte l’odiato volto, così somigliante al padre. Caleb Hesenfield, vestito solo di uno straccio che gli copriva le parti intime, ferito in più punti e sudato come non mai, accompagnato da una fanciulla di una bellezza soffocante vestita in abiti leggeri, di verde.

“Sei tu” disse Anthony. “Inchinati al tuo Re, maledetto!”

“È finita” sibilò Caleb, puntando Mezzanotte e mettendosi in guardia. “Gli Hesenfield tornano a comandare, ed è tempo per l’Australia di risollevarsi, dopo duecento anni di tirannia! Arrenditi, hai perso! Isaiah arriverà al porto a momenti, forse qualche ora… è riuscito a mandarmi un messaggio ed è in viaggio! Nel frattempo, io mi sono portato avanti. Ti è piaciuto il Colpo della Fenice, la Tecnica Arcana del Fuoco? Era l’unico modo di risolvere la situazione. Persino Kraken si è complimentato con me, anche se mi ha distrutto il vestito e debilitato non poco”

“Morirai, Caleb” disse Anthony. “Non c’è bisogno di combattere. Io sono riposato, tu no. Io sono immortale, tu no. Infilzerò la tua testa su una picca e Isabel sarà mia schiava per sempre”

“Vediamo se sarai immortale anche con una freccia sulla tempia!” esclamò Isabel, puntando l’arco.

Tuttavia Anthony ridacchiò e si rivolse a quei pochi ancora fedeli al Re. “Ascoltatemi tutti! Caleb Hesenfield…”

Tu-tum.

Re Anthony sgranò gli occhi, che sbiadirono.

Si portò una mano sul petto, incredulo come mai nella vita.

Sentì appena la terra muoversi sotto i suoi piedi, quando infine anche le sue gambe cedettero. Il Re cadde a terra, vagamente cosciente che qualcuno aveva dato l’allarme.

Il suo cuore si era fermato e ormai gli rimanevano solo pochi secondi di vita.

Voleva dire qualcosa di sensazionale, che potesse essere ricordato per altri mille anni, e fu con grande sforzo che biascicò: “S-sono… il… Re…”

E chiuse gli occhi per sempre, lui che Re non lo era mai stato, lui che non aveva mai riconosciuto l’autorità degli Hesenfield, di Caleb Hesenfield, figlio di Abraham, il quale adesso troneggiava di fronte a lui, nudo eppure comandante; a differenza dell’usurpatore, vestito dei suoi migliori vestiti eppure morente.

Mentre Re Anthony dunque moriva e Caleb sollevava Mezzanotte in aria proclamando la fine della guerra, Kaden si vide circondato dalle truppe del reame delle Sirene, dopo aver aperto la Fontana, la quale proseguiva il suo viaggio verso la superficie.

“Fermo lì! Sei accusato di intrusione nel Reame delle Sirene e di distruzione di un reperto storico!”

Kaden non capì assolutamente niente di quello che gli stavano dicendo, in quanto parlavano una lingua nettamente differente, tuttavia il messaggio era talmente chiaro che il ragazzo decise di riprendere quota, intento a tornare anche lui in superficie.

“Mi dispiace non potermi trattenere, ma c’è gente che mi aspetta, lassù”

Non aveva finito di formulare la frase che si rese conto che era finita. Era finita, aveva compiuto la sua missione e Caleb probabilmente in quell’istante stava prendendo possesso del Trono che era stato dei suoi antenati. Gli venne da ridere.

E adesso? Che cosa avrebbe fatto? Che ruolo avrebbe avuto, lui, nel nuovo mondo che stava per nascere?

E soprattutto, chi lo stava aspettando? Caleb, forse? Il nuovo Re lo avrebbe accolto con grandi onori. E poi Isabel, la donna più bella del mondo, e adesso Principessa. E infine Mary, l’amica di sempre, che stava vegliando su di lui…

E  poi, doveva ricercare i suoi genitori, ancora a Perth. Sì, c’era ancora qualcuno per cui valeva la pena lottare e quindi cercò di escogitare qualcosa che lo potesse far tornare. Il problema stava nel capire come.

Ma prima che l’angoscia lo pervadesse, evitò un attacco di un tritone e poi di un altro.

Ciò che sapeva Kaden era che doveva mantenersi in vita, perché le speranze di tutti erano riposte in lui, e dunque doveva vivere.

Così, lentamente ma inesorabilmente, risalì la china, veloce come il vento e deciso più che mai a dire la propria anche adesso che la sua missione era conclusa.

Sapeva che la superficie era ancora lontana, ma lui non vedeva l’ora di riabbracciare il sole, pentendosi di aver amato il mare.

Era pieno di pericoli, ostile e spettrale, e non riusciva a capire come mai l’avesse amato così tanto.

Fra un colpo e un altro, i tritoni stavano cercando di ammaccare il sottomarino in modo da guastarlo, e alcune volte Kaden non poteva evitare l’impatto, pur usando la strategia di cambiare spesso direzione, che tanto bene aveva funzionato all’andata.

“Maledizione!” esclamò il ragazzo, al limite dell’esaurimento nervoso. “Queste bestie non vogliono lasciarmi andare! E dire che ormai sono lontano dal loro reame!”

Ma, come si rese conto successivamente, i Guardiani del Reame non abbandonavano l’osso solo perché questo se ne andava.

“Non può rimanere impunito!” esclamò il Re dei Tritoni, Torsk I l’Invincibile. “Abbattetelo! Fate qualcosa! Che non torni mai più in superficie!”

Kaden si vide dunque schierati una cinquantina di Tritoni soldati, posti come a formare un muro, in cinque file orizzontali da dieci.

“Cazzo! E spostatevi!” tuttavia, per quanto Kaden provasse a spostare il proprio mezzo, i tritoni seguivano qualsivoglia direzione e non lasciavano nessun varco scoperto.

“Volete le maniere forti? E sia!” rispose Kaden, ormai completamente in trance agonistica. Vedeva il traguardo a portata di mano e non sarebbero stati dei pesci inutili a portarglielo via.

Sì, perché qualunque cosa fosse successa in futuro, a Kaden sarebbe andata bene. Insomma, sarebbe diventato un eroe e non vedeva l’ora di conoscere cosa si provava.

E pertanto, impose al sottomarino un ultimo grande sforzo e sfondò la “rete” di soldati in modo da passare a tutta velocità, uccidendone quindi quattro, sfondandoli con lo stesso muso del sottomarino che aveva aperto la Fontana, che ormai era tornata in superficie a fare bella mostra di sé, zampillando luce imperterrita.

“Ahahahaha! Fottetevi, pesci maledetti!”

E cantò vittoria, Kaden, senza sapere che tuttavia non aveva ancora fatto i conti con la creatura leggendaria, il Leviatano, che ripresosi dallo scontro con le mura, era tornato a cercare il suo obiettivo e dunque riuscì a tornare appena in tempo per sbarrare la strada al ragazzo.

“Sfonderò anche te, non temere!” sibilò Kaden, l’adrenalina padrona della sua mente.

Un’altra accelerata, un’altra sola, e Kaden avrebbe potuto respirare di nuovo.

Tuttavia, con un ultimo colpo, il sottomarino non rispose più ai comandi.

Kaden, da estasiato che era, divenne impaurito e nel panico.

“E adesso che succede?”

Il suo cuore prese ad accelerare. Premeva a più riprese la leva che tanto lo aveva aiutato, girando la ruota del timone, ma stavolta il sottomarino sembrava morto.

Ed ecco che lo sentì, la dolce voce della Morte chiamarlo, dopo averlo cercato per tutto quel tempo.

Torsk, che vide la brusca fermata del sottomarino, sogghignò visibilmente soddisfatto.

“Ottimo, la fortuna gira sempre a favore dell’Invincibile. Non è vero, mia cara?”

La regina era adorante. “Sì, mio tesoro” e si baciarono appassionatamente.

Kaden avrebbe gradito avere un ultimo appello, ma ben presto si rese conto che ormai non vi era più scampo e cominciò a piangere, stando comunque ritto in piedi e tenendo in mano la ruota del timone.

Le fauci del Leviatano si spalancarono, pronto ad ingoiare ragazzo e sottomarino in un solo boccone.

E lui che si chiedeva cosa avrebbe fatto una volta in superficie! Adesso, non era più il momento di pensarci. Sorrise sereno invece, mentre la luce che il sole stava facendo filtrare dal mare spariva, occlusa dalle fauci del Leviatano, che lo ingoiò con un unico movimento e tornò da sé a difendere le mura del Reame delle Sirene.

Epilogo

Dopo la morte di Kaden, Isaiah Hesenfield, dapprima auto nominatosi Re dei territori dell’Ovest, invase con una flotta di dieci navi da guerra la capitale dell’Est, New Sydney, e la espugnò in meno di un giorno, sbaragliando i combattenti affranti dalla perdita del loro Re.

Pertanto, al posto dell’Incoronazione di Anthony, venne incoronato Re dell’Australia unita Caleb Zacharias Abraham Hesenfield, che decise di governare al massimo delle sue forze, aiutato dai principi Isabel e Isaiah, suoi fratelli e sue colonne.

 

Gli occhi verdi gli brillavano di gioia, ma dentro di sé era triste. Quanto gli era costato il Trono! E quel ragazzo, Kaden, che si era sacrificato nell’aprire l’ultima Fontana, che adesso risplendeva al largo della capitale e fungeva a memoria imperitura della sua missione.

Così disse: “Giuro di essere sempre fedele alla Corona e di proteggere con tutta la mia mente, tutta la mia anima e tutte le mie forze il popolo che mi è stato dato di governare e inoltre di collaborare in pace con il reame dei Centauri. Dio possa essermi testimone!”

Con quelle parole venne acclamato Re, il primo dopo centodue anni riconosciuto da tutti. Fu Isaiah a incoronarlo, utilizzando la Corona che da duemila anni giaceva sulle teste dei sovrani. Era un preziosissimo manufatto, degno di un Re: il circolo in oro incastonato di pietre preziose, il tutto arricchito da tre vette simili al circolo, che confluivano sulla sommità nella Pietra Regale, che era un prezioso a forma di globo di cui si ignorava la tipologia.

In merito ai Draghi, caddero tutti misteriosamente non appena la Fontana Chemchemi raggiunse la superficie, formando un isolotto proprio davanti alla capitale. Caleb suppose che i poteri del risveglio erano legati a quelli del Re, e dunque i loro destini erano legati, ma quella teoria non convinse tutti.

Infine, portando nel suo cuore il ragazzo più ricercato del Paese il quale aveva preso il fondale sottomarino e notando che non riemergeva dalle acque, il nuovo Re rese successivamente omaggio a Kaden “delle Fontane” della famiglia Oberhaft in una cerimonia a parte, nominandolo Barone alla memoria e dedicandogli una statua in piazza.

Venne anche istituita una giornata di lutto ogni anno per ricordare tutte le vittime della guerra civile.

“So bene che non è facile ripartire” disse Caleb, dopo aver giurato fedeltà al regno. Portava il lutto al braccio nonostante i ricchissimi abiti che indossava, i vessilli della sua Casa sventolanti fieri nel cielo e Mezzanotte cinta al fianco, e indossavano la fascia anche Isabel e Isaiah. I pensieri del Re erano rivolti anche a Mary la spadaccina, la quale non aveva voluto sapere di abbandonare il Porto e adesso viveva lì, gozzovigliando alla taverna Il Pesce Innominato e passando il resto del tempo a fissare il mare dal porto.

Pensando a lei, deglutì e ignorando l’emozione mista ad angoscia, disse sicuro: “Adesso, tutto ci sembra decadente e in rovina, e la morte opprimente ci lacera l’anima. Tuttavia io sono convinto che, se ognuno fa qualcosa di buono, allora si può fare tanto. Ricostruiamo questa nazione, aiutati dalle Fontane di Luce, e facciamola più forte e bella di prima!”

Quel discorso vibrante convinse la popolazione che Caleb sarebbe stato un grande Re, un Re che aveva conosciuto la sofferenza e la disperazione e si era presentato nudo a reclamare il Trono.

E così le Tre Fontane di Luce non furono mai più deturpate, garantendo la pace e la prosperità alla Nazione risorta.

 

E con questo chiudo! Grazie, grazie mille a tutti quelli che mi hanno seguito in questo esperimento. Se non vi è piaciuto, credete che non s’è fatto apposta ❤

Kaden e le Fontane di Luce/36

Capitolo 36

Kaden, che con tanta sicurezza aveva trascinato Mary a seguire i topi, non aveva più idea di dove recarsi e aveva tema di perdersi, ma alla fine sentì che vi era solo una soluzione, ovvero quella di proseguire dritto e cercare una scala che avrebbe portato a un tombino, e risalire in superficie per orientarsi, sperando ovviamente che nessuno notasse un tombino aperto. La sua speranza fu ben riposta, in quanto dopo aver percorso qualche metro che sembrava non finire mai, nel vuoto più totale e nell’aria greve e pesante dei rifiuti, alla fine Kaden vide una serie di sbarre orizzontali fissate verso l’alto in modo da raggiungere un tombino in cima.

Per quanto riguardava l’eventualità di non riuscire ad aprirlo, non avrebbe avuto importanza.

Kaden non aveva guanti, ma avrebbe fatto della necessità una virtù e si sarebbe messo a salire, un gradino dopo l’altro, mentre il suono metallico empiva il luogo angusto, risultando effettivamente sinistro.

Mancava poco e Kaden sarebbe stato a portata di taglio, finché una sbarra non era fissata bene e quindi il ragazzo, che non se l’aspettava, cadde di schiena, sbattendola sulla strada che prima aveva ospitato i suoi piedi. Mary ridacchiò borbottando sicuramente un epiteto poco simpatico.

“Meno male che non era una grande caduta” si disse, massaggiandosi la parte contusa. “Però, anche le infrastrutture della Capitale sostengono il re”

Non demorse, il ragazzo. Riprese il cammino e stavolta arrivò a portata, anche con una sbarra in meno.

Tenendosi con un braccio, Kaden giocò la carta vincente che gli avrebbe aperto tutte le porte.

“Mary, potresti aprirmi il tombino per favore?” chiese imbarazzato, e con molta difficoltà si scambiarono di posto e fu lei la prima a respirare l’aria pulita della superficie.

In realtà, ciò che vide non furono le case ricche e il continuo fermento frenetico che le caratterizzava, ma una piazza deserta e sconfinata, dove alla sua destra si terminava al mare.

Anche Kaden fu sbigottito: ancora qualche metro e sarebbero annegati?

Ad ogni modo, seppero di essere finiti al porto. C’era tutto: una locanda intitolata Il Pesce Innominato, schiere di gabbiani da tutte le parti, bitte che servivano per tenere ferme le imbarcazioni, e altre invece che partivano, probabilmente per pescare. A quanto ne sapeva Kaden, solo Patrick l’Esploratore era partito per esplorare ed era svanito nel nulla.

E, per la terza volta, Kaden si fermò ad osservare il Mare. Che direzione avrebbe dovuto prendere per giungere fino alla Fontana?  E soprattutto, dov’era?

“Forse alla locanda hanno qualche indicazione” disse Mary, indicandola col dito di legno. Andarono dunque, ignorando la brezza gelida che portava il mare e l’insegna appesa che dondolava in maniera sinistra.

“Ooooh, è entrato un altro deficiente!” fu la prima frase che lo accolse.

“Siediti pure qui, dolcezza!” dissero rivolti a Mary e le pervenne una sedia, che si infranse nel muro alla sua sinistra.

Seguitarono risa generali e presero a cantare una canzone.

Il tempo è arrivato, il momento di un drink

Ma non voglio whisky o gin

C’è solo una bevanda che mi rende talmente ubriaco

Che la mia testa comincia a girare

Dall’Ovest fino a New Sidney

Questa bevanda mistica viene prodotta

Nella nostra missione nel divenire totalmente ubriachi

Da non aver niente da perdere

Rum è il potere

Rum è la chiave

Il Rum ci farà liberi

E poi, attaccarono col ritornello che ripeteva “Rum!” in continuazione, mentre un paio di altri clienti cominciavano ad azzuffarsi.

Alla fine, Kaden si sedette al bancone e pensò di ordinare proprio il Rum di cui sopra.

“Rum è il potere, ragazzo! Facci vedere quanto ne scoli!” esclamò ad alta voce un vecchio dalle mani uncinate.

Ma Kaden non ascoltò, anche se Mary intraprese una gara con alcuni ubriachi, e si rivolse al barista massiccio e dal colorito nero.

“Dammi un po’ del buon Rum, ne ho bisogno”

“Ehi, Joe! Un’altra birra!” esclamò un tizio ormai in coma etilico.

“Un momento, sono solo uno! Che volete farci se l’altro barista si è suicidato?” borbottò burbero Joe, e porse il bicchiere di rum al ragazzo.

“Tieni, offre la casa” disse. “Non credere che non ti abbia riconosciuto, Kaden delle Fontane

“Delle Fontane?” Kaden era perplesso.

“Beh, così ti hanno nominato sulla taglia. Porca miseria, centomila pezzi d’oro! Neanche fossi un terrorista! Ma si può sapere che hai fatto?”

“E tu, invece? Come mai non mi consegni alle autorità?” disse Kaden, sconvolto da quella rivelazione.

“Ma figurati! Siamo al Pesce Innominato! Ehi, ragazzi! RAGAZZI! Questo idiota vuole consegnarsi!”

Non si seppe come ma nonostante il caos tutti ascoltarono Joe e risero della battuta, perché fu così che la interpretarono. Uno di loro prese una bottiglia vuota e la spaccò sulla schiena di un secondo.

“Qui al Pesce Innominato, e al porto in generale, siamo senza regole” spiegò Joe. “Tutti odiamo il re e tutti siamo ricercati. Non ci cercano perché sanno che li uccideremmo, perciò sentiti a casa, babbeo! E dopo aver bevuto, dimmi che hai fatto!”

Mary nel frattempo aveva battuto il secondo criminale nella gara di bevute e in quel momento mostrava il braccio di legno.

“Sono un terrorista. Anzi, mi serve un suggerimento: voi sapete dove si trova la Fontana?”

Joe annuì convinto. “I baristi sanno tutto, ragazzo mio” disse. “Ma vedi, come tutto in questo mondo, anche io voglio un prezzo”

Kaden deglutì.

“Devi scolarti tutta la bottiglia di Rum! Ahahahah! Ecco perché Kaden delle Fontane! Tu vuoi aprirle, perché evidentemente possono essere riparate!”

Seguì un Aprile, Aprile concitato da parte di tutta la masnada della locanda, Mary compresa.

Kaden bevve con molta fatica la bottiglia assegnatagli e alla fine Joe fu di parola.

“Ho dato una mano a spostarla, ecco perché lo so. Sai, noi delinquenti ci mandano sovente ai lavori forzati, come condanna. E quella fu una condanna abbastanza da compensare almeno cento anni di galera, te lo dico io. Mai sentito qualcosa di più pesante sulle spalle. In ogni modo, l’abbiamo affondata sott’acqua, chissà dove”

“Sott’acqua? Nell’oceano? Oh Dio!” esclamò Mary, completamente rossa in faccia ma acclamata dai suoi nuovi compari come “dea del rum e delle braccia”. Kaden considerò per la prima volta l’ipotesi di scendere da solo.

Kaden ordinò un altro bicchiere, anche se si sentiva stordito. “Hai qualche suggerimento per respirare sott’acqua?”

Seguitò un momento di silenzio, per poi lasciare il posto ad altre sonore risate.

“Porca miseria, ragazzo!” rise anche Joe. “Non ho mai sentito una cazzata tanto colossale, e qui siamo al Pesce Innominato!”

“Hai ragione, Joe, nemmeno fra quelle che dice il Vecchio Bucaniere” aggiunse un tipo distinto in fondo al bancone. “Non è vero, Armand?”

Si rivolse a un uomo molto vecchio, certamente era sbronzo come tutti gli altri. In ogni caso era solo, e da dietro i suoi foltissimi capelli lunghi un solo occhio nero faceva capolino brillante.

“Ragazzo! Vieni un po’ qui?”

“Ooooh! Kaden delle Fontane a rapporto dal vecchio Armand! Ahahaha!” rise un altro ragazzo, e divise un brindisi col compagno di tavolo.

Kaden tuttavia si sedette su una sedia scomodissima e si ritrovò davanti il vecchio Armand.

Sembrava un soffione: capelli e barba bianchissime e persino i peli sul petto scoperto erano altrettanto candidi.

In mezzo a quei cespugli, si notava una collana fatta di denti di un pesce, che Kaden non riconobbe.

“Allora. A quanto ho compreso, vuoi entrare dentro il mare, probabilmente per aprire l’ultima Fontana, no?”

Non si capiva molto bene, gli mancavano molti denti, ma Kaden annuì.

“Bene. Hai bisogno del Sommozzatore, allora”

Kaden stavolta mancò l’essenza della frase.

“Ehm… potete ripetere?” chiese, al che Armand si maledisse e trascrisse il nome dell’attrezzo che aveva nominato.

“È un… oggetto” disse “che ti permette di respirare sotto l’acqua. Ma attento, non ha un tempo illimitato”

Kaden aspettava la fregatura e quella arrivò puntuale.

“E va bene, va bene lo stesso. Dove posso procurarmelo?” chiese, sicuro che quella fosse la strada giusta.

Armand per tutta risposta si alzò e oltrepassò la porta della toilette.

“Aahahah! Il vecchio pazzo ha problemi di incontinenza!”

A quel che pareva, ogni cosa era motivo di ilarità in quel bar.

Ad ogni modo, Armand non tornò che dopo dieci minuti, con in mano un grosso oggetto cilindrico e quella che sembrava una tuta.

Il vecchio gettò tutto sul tavolo. “Ecco. Sono cento pezzi d’oro”

Kaden non si aspettava che dovesse pagare e confidava sul buon cuore dell’uomo.

“Ma… pensavo volesse regalarmeli” biascicò perplesso, al che toccò all’uomo ridere.

“Ragazzo mio! È ora che tu scendi dalle nuvole! In novantaquattro anni di vita non ho mai sentito una cazzata simile! SENTITO, GENTE?”

“No che non abbiamo sentito un cazzo, sta’ zitto, scimmia!” e da qualche parte pervenne una manciata di arachidi.

“Allora, basta bestemmie. Tu mi paghi duecento pezzi d’oro e ti lascio andare. Manchi di farlo e ti taglio la gola. Hai capito?” sibilò Armand, con la sua maniera di parlare strana e priva di molti denti.

Siccome si era avvicinato, Kaden poté assaporare l’alito alcolico e vedere molti denti d’argento, fra i pochi che aveva.

Inoltre, il ragazzo registrò che fino a due minuti prima aveva fissato il prezzo a cento pezzi d’oro, non duecento.

“Allora, li paghi questi trecento pezzi, sì o no?”

Armand estrasse un coltello minaccioso e…

Improvvisamente accadde che una mano veloce gli tagliò la gola orizzontalmente e il vecchio cadde sul tavolo.

“Non importunare Kaden delle Fontane, decrepito!” esclamò Mary, sputando a terra.

“Mary! Mi hai salvato!” esclamò il ragazzo, mentre Mary, che non sembrava tanto ubriaca come prima, prese l’attrezzatura e lo guidò fuori da quel luogo assurdo. Inoltre, anche un uomo morì nello stesso momento, linciato poiché aveva barato.

“Non ho la minima idea di come usarlo, ma purtroppo ce n’è solo uno” disse Mary. “Mi sa che dovrai scendere tu, da solo, al mare, mentre io veglierò su di te dalla superficie, accertandomi che non ti cerchino”

Tutto quello che entrambi sapevano era la forma, ovvero un cilindro di metallo, un casco da infilare in testa e una specie di tubo che forse si infilava nel naso o nella bocca, ma nessuno dei due ne era sicuro.

“Non credo che qualcuno nei paraggi sappia usarlo, e vista la gente nel bar, non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno me lo rubasse con la scusa di insegnarmi” soppesò Kaden.

Così non gli rimase da fare che una prova.

Prese la veste e la indossò, e ne trovò anche la cerniera, che venne chiusa da Mary.

Gli veniva strettissima, ma doveva fare della necessità una virtù, proprio come quando aveva camminato fra le fogne.

Indossò anche quella specie di casco, e il problema successivo si presentò nel respiratore, ma in ogni caso non fu proprio difficile indossare un boccaglio e rendersi conto della respirazione, che avvenne dunque grazie all’ausilio dell’oggetto cilindrico.

Kaden era dunque pronto. “Va bene, allora vado!”

Mary fece una cosa che non aveva mai fatto prima: lo abbracciò stretto, con fare a metà fra materno e fraterno.

“Abbi cura di te, Kaden” disse mentre piangeva. “Davvero, torna su vivo! Pensa a tutti noi e a quelli che si sono sacrificati per te e torna vincitore! Altrimenti ti picchio, okay?”

Kaden si ritrovò a ricambiare quell’abbraccio e dire: “Tornerò vincitore, non ti preoccupare” anche se non era affatto sicuro né di trovare la Fontana, né di tornare. La bombola era al massimo caricamento? La Fontana era nei paraggi o molto lontano nel mare? E poi, sarebbe bastato il respiratore per spegnerla e tornare in superficie senza incidenti? Non ne aveva idea, e aveva paura di tutte quelle domande, tuttavia non voleva far preoccupare Mary, inoltre era sicuro che anche lei si stesse ponendo le medesime questioni.

Infine Kaden si voltò verso il mare e deglutì profondamente. Non era sicuro di saper nuotare bene.

“A noi due, Mare. Vediamo che hai da dirmi” disse, senza saperne il motivo, e si tuffò, non pensando a nulla.

Kaden e le Fontane di Luce/35

Capitolo 35

Mary disse: “Non mi hai fatto fare nulla!” ma Isabel ridacchiò. “Hai assistito al mio modo di combattere, ti pare poco?”

Non c’era da stupirsi infine, tornati al campo, che Caleb aveva fatto piazza pulita del resto dei briganti, composto da un uomo di mezza età ma ancora molto vigoroso e un altro ragazzo, della stessa età delle due che avevano rapito Kaden.

“Miseriaccia! Chi erano?” chiese Mary, mentre osservava il disastro che erano riusciti a combinare. Molte delle guardie erano morte, e non rimaneva più nessuna carrozza. Oltretutto, era rimasto solo il cavallo personale di Caleb.

“E che ne so… hanno studiato tutto nei min imi dettagli, però, riuscendo a sorprenderci”  disse il figlio maggiore degli Hesenfield. “Per fortuna, non hanno fatto danni irreparabili”

“Danni irreparabili? Dovremo andare a piedi!” esclamò Isabel, frustrata.

“Questo perché non riesci ad andare al di là del tuo naso” osservò Caleb. “Siamo in una foresta, qui, il legno non manca. Costruiremo, tutti, una carrozza e andremo a Sydney, domani a mezzogiorno, cascasse il mondo”

Siccome erano ancora un gruppo folto di persone, impiegarono solo alcune ore per montare una carrozza adatta a portare tre persone, trainata dal cavallo di Caleb, il quale si era proposto da (come) cocchiere, ma privo dell’armatura e vestito in maniera strana.

“Voi, miei uomini, perlustrerete la zona” annunciò il ragazzo il giorno dopo, verso sera. “Io scorterò Kaden e le ragazze a Sydney, reclamando il mio trono”

“Lo reclamerai vestito di sacco?” disse Mary, guardando perplessa il nuovo abito di Caleb. Infatti si era vestito del sacco di patate che gli aveva portato Isabel, tenuto fermo dalla corda di canapa.

“Tu bada ai fatti tuoi e pensa con Isabel come entrare a Sydney. Io… io devo diventare Re” rispose glaciale. L’idea gli era venuta ripensando al sacrificio di Klose. Lui aveva dato la vita affinché lui, Mary e Kaden si presentassero davanti alla regina Margareth, dimostrando così un coraggio eccezionale. Ma oltre al coraggio serviva anche l’umiltà, l’accettare di essere servo del popolo, per poterlo proteggere. E come si vestivano gli umili? Di sacco, ed ecco quello che aveva detto a bassa voce alla sola sorella, poiché temeva i giudizi e le obiezioni inutili degli altri due.

In quella veste, i quattro presero di nuovo la via e finalmente, all’alba del nuovo mattino, Sydney era in vista, con la guerra che gli bussava alla porta.

“Mancano due giorni all’incoronazione del… sovrano” disse Caleb. Era la prima volta che parlava da quando era salito sul suo cavallo.

“E allora?” rispose Kaden, malinconico come non lo era mai stato. Isabel andava avanti e indietro nei suoi sogni, e più di una volta si erano “baciati”. Poi, vederla a stretto contatto con lui in quel nuovo mezzo di fortuna, si chiedeva spesso come avrebbe fatto a resistere alla tentazione di dichiararle i suoi sentimenti.

“Dobbiamo impedirlo” rispose secco Caleb. “Adesso il piano è questo: io ed Isabel prenderemo il controllo dell’assedio e reclameremo il nostro Trono. Soprattutto la mia parte sarà fondamentale, perché passerò col mio cavallo vestito di questo umile straccio infreddolito e tutti mi vedranno come loro servo e comandante, in quanto nuovo Re dell’Australia e Isabel riceverà il titolo di Principessa. Tuttavia, questo è quello che riguarda noi. Tu e Mary vi infiltrerete e cercherete un modo di entrare… sono sicuro che una volta sul posto troverete qualcosa, poi cercherete la nuova ubicazione della Fontana e…”

Seguì un minuto di silenzio tesissimo. Tutti sapevano che la fine era vicina e non vedevano l’ora di assaporarla.

Caleb non disse nulla, concentrato più che altro sugli incendi, sulle esplosioni e sulle urla che si sentivano anche da lassù.

“Non stanno combattendo male” osservò. “Voglio dare loro una mano. Per farlo, dovrò introdurvi nell’accampamento del Capitano, che non so chi sia, ma so bene quale sia la sua tenda. Entrerò forte del mio cognome, tuttavia voi non entrerete, come ho appena detto”

E così successe. Scesero prestando molta attenzione a dove mettevano i piedi in quanto il terreno era molto instabile e infine giunsero sul campo di battaglia.

Caleb respirò a pieni polmoni l’aria pesante, che invece a Kaden stava soffocando.

“Come fai?” chiese, tossendo convulsamente, imitato da Mary.

“Semplice: inspira finché i polmoni siano riempiti e poi liberi l’aria. Non è difficile” rispose Caleb, sogghignando. “È il mio mondo, questo: si uccide, si teme per la propria vita e finalmente la carne che cerco posso trovarla. Ma tu non puoi capire. Andiamo ”

Kaden percorse una sentiero molto lungo, in cui comprese davvero che cosa significava la parola guerra.

C’era gente morta, cadaveri ammucchiati ai lati e un odore pesante ovunque.

Inoltre, medici di ogni sorta correvano di qua e di là per prestare soccorso ai feriti, dei quali alcuni gravi.

E fu a un certo punto che Kaden si accorse che un medico sussurrò a un soldato: “Mi dispiace, ma la cancrena è irrecuperabile. Dovremmo amputarla”

E vide in diretta un’amputazione, commentata da Mary con un sibilo. Quella scena  bastò per allontanare Isabel, per un momento, dalla mente del ragazzo.

Poi gli venne in mente che vi era la possibilità di ricostruire l’arto, ma forse con i mezzi che avevano in campo non era possibile.

Infine, dopo aver evitato un pazzo che sosteneva di sentire le esplosioni, si vide di fronte una tenda ricamata in oro.

“Eccoci” disse Caleb. Poi si rivolse a uno dei guardiani, cercando di governare l’agitazione in lui.

“Siamo Re Caleb Hesenfield e la principessa Isabel. Devo parlare col Capitano”

La guardia vide com’era vestito Caleb e capì che veniva in pace, così entrò nella tenda per annunciarlo.

“E voi che fate ancora qua? Andate, no?”

Isabel riportò Mary e Kaden alla realtà. Quest’ultimo non voleva separarsi dalla ragazza, ma ormai era inevitabile. Si defilarono, dunque, diretti alle mura. Per fortuna, erano giunti nell’ora di tregua, che si dava da entrambe le parti per poter curare i feriti.

Infine, superate le tende, i due ragazzi videro coi loro occhi ciò che Isabel aveva disegnato andando a memoria: erano mura spesse, davvero molto alte e dipinte di bianco. Non si stentava a credere che nessuno fosse riuscito sin lì a sfondarle.

“Tu che dici?” chiese Kaden a Mary, che consultò la mappa di Isabel.

Purtroppo Mary non aveva idea di dove far passare loro due senza essere visti, tutto era troppo coperto, e inoltre vi era Kraken l’Angusto in persona, da solo, che difendeva le già possenti corazze avversarie.

Mentre sospirava, notò che la lotta era ricominciata, o perlomeno si sentirono forti trombe squillare.

“Fate largo al vero Re bianco e nero! Cantate inni, eleviamo lodi a Caleb Hesenfield, sovrano dell’Australia unita e alla Principessa Isabel!” esclamò a gran voce qualcuno.

“A quanto pare ce l’ha fatta, eh?” ridacchiò Kaden.

“Già, ma sarà tutto inutile finché non apriremo la Fontana Chemchemi” mormorò Mary, la quale non riuscendo a trovare una risposta si stava innervosendo, “Forse dovremo confrontare il perimetro disegnato qui con quello reale. In marcia!”

I due non vennero notati, visto che la guerra era ricominciata, ma chiunque li avesse visti avrebbe detto che mancava qualche rotella: che senso aveva, infatti, girare di soppiatto davanti a delle mura così massicce, per di più disarmati?

All’improvviso una fortissima folata di vento spazzò via moltissimi soldati, disperdendoli dalla grande concentrazione che vi era nei pressi del lato del muro più vicino fino a un secondo prima.

Alla folata, seguitò un grandissimo raggio di fiamme, che separò i ribelli dai soldati della capitale che difendevano le mura.

“Eccolo, è arrivato ad aiutarci!” esclamò entusiasta uno di questi ultimi.

“Non è possibile!” si adirò Mary, dando pugni alle mura con il braccio di legno, in quanto anche lei sapeva bene che era giunta la fine, ancora prima di iniziare.

Il Drago in questione era enorme e dall’aspetto terribile. La sua sola presenza faceva mancare l’aria e dava una sensazione di occlusione, ed era per quello che qualcuno nei tempi remoti aveva definito Kraken “Angusto”, proprio in memoria degli effetti che dava la sua semplice presenza.

Inoltre, era il Signore dei Draghi, pertanto ci si doveva aspettare da lui tutto quello che poteva comprendere una fine lenta e dolorosa.

Mary e Kaden rimasero in piedi, e furono tra quei pochi che riuscirono a resistere al primo attacco.

Se Mary aveva già estratto il suo pugnale, però, il secondo stava osservando con apprensione il muro di fuoco appena creatosi.

“Non temere, Kaden” disse Mary. “Riuscirò a farti passare oltre questa maledizione, fosse l’ultima cosa che faccio! È quello che Shydra voleva! Devo farlo per John!”

John. Kaden sapeva che Mary pensava ancora a Taider, la sentiva piangere e ripetere quel nome, ogni tanto. E forse lei lo amava in un modo che Kaden non riusciva ad afferrare.

Poi lo vide. Kaden si voltò sulla sinistra, quando vide un buco minuscolo in quell’immensità di pietra e acciaio.

Era solo un canale di scolo, ma per Kaden voleva dire una possibilità.

Kraken era ancora impegnato a distruggere. Forse non li aveva visti. Non vi era nessuno nel raggio di mezzo chilometro, forse.

E allora, trasse due profondi respiri e calò verso terra, in modo da vedere meglio quella piccola fessura.

Sembrava essere lì da secoli. Le sbarre, una volta forse fatte in ferro, erano molto arrugginite e sembravano promettere il tetano immediato, ma di quello Kaden non ne era a conoscenza.

Piuttosto, il ragazzo vide, oltre le sbarre, che l’acqua verdognola entrava con molta velocità dentro le fogne di Sidney.

Kaden prese una decisione. “Mary!” esclamò. “Mary! Guarda! Avevamo la soluzione sotto gli occhi!”

Mary ebbe tutto il tempo di meravigliarsi ed avere un tuffo al cuore.

“Meraviglioso, Kaden!” esclamò gettando la cartina ormai inutile di Isabel. “Entreremo e capiremo”

Grazie ai prodigi magici della ragazza, le sbarre si aprirono come se non vedessero l’ora di far entrare due estranei, introducendoli dentro quelle rapide fatte di melma e di acqua verdognola che prometteva malattie.

E così accadde. In un turbinio, i ragazzi vennero trascinati in mezzo ai flutti, stando bene attenti a tenere la bocca chiusa, in modo da non ingerire quel liquido rancido.

Dovevano ammettere che andavano molto veloci, riuscendo a malapena a rendersi conto che quel cunicolo era pieno di topi che viaggiavano più lenti.

Poi, come tutto cominciò improvvisamente, altrettanto improvvisamente finì, e i ragazzi caddero faccia  a terra su un mucchio di pozzanghere.

Kaden si aspettava un  livello d’acqua più profondo, invece a quel che pareva i condotti si allargavano.

“Bene, siamo arrivati. Probabilmente siamo sotto la città. Ci conviene salire su, adesso, per vedere la città” disse Mary.

“No, che dici? Siamo due ricercati, il mio nome è al secondo posto fra le taglie più alte, non ricordi? Non possiamo farci vedere! Direi piuttosto di dirigerci al porto, verso il Mare! Seguiremo i topi!”

Kaden sapeva bene che i topi cercavano sempre la strada giusta, poiché avendo vissuto per tanto tempo nei quartieri più poveri di Perth aveva imparato a conoscere quei roditori, pertanto si affrettò a seguirli, aiutato dalle fioche torce che erano installate a intervalli regolari.

Se Kraken veniva definito Angusto, di certo quelle gallerie non erano da meno: biforcazioni, tetti bassi, mattoni pieni di muschio e altre sporcizie, il canale di scolo che riempiva le scarpe di Kaden fino a  rendere i passi pesanti, e i topi che alle volte spostavano i loro compagni morti per poter proseguire.

E nel frattempo, nella mente del ragazzo si faceva strada l’idea di poter incontrare un nemico malvagio anche in quel posto.

Poi tuttavia si tranquillizzò: aveva Mary dalla sua parte, e il massimo che poteva incontrare lì era un Plexigos, e forse anche uno cieco, per via della poca luce.

Poi gli venne in mente come si era imposto rispondendo alla proposta di Mary con una migliore, e capì: non era più lei a proteggerlo, adesso i ruoli si erano del tutto ribaltati e questo lo spaventò non poco.

Ad ogni modo, più andava avanti, più Kaden aveva paura di non arrivare mai, e quello lo fece tornare in se stesso e pensare a tanti aspetti negativi.

La sua missione aveva disseminato morte attorno a sé e aveva invece instillato la disperazione dentro di lui.

E nonostante tutto, era lì, a cercare di penetrare verso il porto, seguendo la direzione che stavano prendendo i topi, anche se a un certo punto alcuni presero la biforcazione destra, altri ancora la sinistra, e il restante prese la via centrale.

“Porca miseria… e adesso che facciamo, tu che sei tanto saputello?”

Kaden si sentì impaurito e dovette ammettere che Mary aveva ragione.