Perché la misura di lunghezza è il metro?

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Vogliamo chiarire che non ce l’ho con il metro. Ma,. effettivamente, cosa cambia se noi misurassimo i metri in litri, ad esempio?

In realtà cambia, e lo dimostrerò con questo articolo, descrivendo l’unità di misura maggiore fino alla più piccola.

Kilometro: il kilometro vale mille metri. Non si sa come, ma per lui è importante che ad ogni mille metri debba comparire. È il più grande fra i suoi fratelli e indica la strada, la velocità e anche il tempo, nei giorni dispari, per cui non chiedetegli che tempo deve fare martedì, per favore.

Ettometro. L’ettometro vale cento metri. Nessuno lo chiama mai così, ma mi ricordo dalla scuola elementare che ha pure lui un suo nome e il simbolo è hm. Da ciò se ne deduce che è un tipo molto fashion.

È difficile da capire

Decametro. Come dice la parola stessa, il decamero vale dieci metri. Mettete dieci metri uno di fronte all’altro e otterrete un decametro. Poi toglieteli via: dieci metri non sono nemmeno lo spazio da casa mia al cassonetto. Insomma sono un’unità di misura inutile e qui davvero, c’è da chiedersi il perché non usare il kilobyte.

Metro. Esistono due tipi di metri: il metro per sarti, che io cos’è e come funziona, e il metro come unità di misura, che vale cento centimetri. Io ad esempio sono alto un metro e altri settantotto centimetri, secondo la mia carta d’identità. Ma, nella sua lunga esperienza, il metro ha la passione per la corsa. Chi non ha mai sentito parlare della corse dei cento metri?

Decimetro. A dispetto delle attese, “decimetro” non vuol dire dieci metri, ma 0,10 metri, scritto così. Un po’ più piccolo, ma non abbastanza trascurabile.

Centimetro. E qui i maschietti come me saranno un po’ in difficoltà… eh, quante battute sui centimetri! Si sprecano, proprio!

Millimetro. Anche qui, secondo voi la locuzione “Fuorigioco millimetrico” da dove proviene? I millimetri si trovano nelle squadrette, inoltre, sono così precisi che si usano anche nei proiettili. Che tipi puntigliosi! meglio non averci a che fare.

 

Ed ecco spiegato il motivo per cui ci si misura in metri! È un’allegra famigliola, ma… CHI USA I DECIMETRI ME LO SCRIVA, VI PREGO!

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Perché è Novembre?

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Questo cielo a specchio di Novembre

Eh, aveva ragione lui, sicuramente!

Ma perché siamo a Novembre? Voglio dire, cosa differenzia questo mese dagli altri? E inoltre, come mai possiamo dire di essere a Novembre? Il cielo è forse diverso da quello di ottobre? No, è comunque grigio e piovoso e non fa bel tempo da tempi immemori.

Allora cercheremo di capire perché siamo a Novembre partendo col nostro metodo, ovvero analizzando la parola stessa.

“Nove” è chiaro che si tratti di un numero; mentre “mbre” è il tipico suono che facciamo per imitare le motociclette. “Mbre, mbre”… no?

Quindi, unendo le de parole, viene fuori qualcosa come “Nove motorini in fila per sei col resto di due”, e questo racchiude in sé tutto Novembre.

Guardate un po’ fuori dalla finestra: ti accorgi che è novembre da quanti motorini passano. O forse no? Non ti conviene, perché il cielo è tutto grigio e sembra notte anche se sono appena le 11.

E, mentre fori piove, guardi questo povero blog andato alla deriva e ti viene da sorridere. Sorridere perché i motorini me li sono immaginati, visto che adesso non vedi niente fori dalla finestra.

Ma allora, da cosa si pò capire che è Novembre, a parte guardare i calendari? Io posso benissimo aggiungere giorni ad Ottobre e non fare arrivare mai questo brutto mese, no? Chi mi contesterebbe?

Ah ma trenta giorni ha Novembre

Solo trenta? Ma allora è un mese leggero, inoltre siamo vicini al mio onomastico, che è festa in Scozia, e tante altre cose belle!

Sì ma ancora non hai spiegato perché è Novembre, stai solo perdendo tempo

Prendiamo n cerchio nel grano qualunque. Ma sì, uno qualsiasi va benissimo. Vedrete che c’è scritto 21 Novembre 2017.

Guardiamo la data scritta sul nostro computer, proprio adesso.

21 Novembre 2017.

Ebbene? Avete ancora dei dubbi?

 

 

Perché è autunno?

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Ogni tanto mi piace tornare al cuore delle cose. Ebbene, mi chiedevo perché siamo in autunno.

“Non esistono più le mezze stagioni”: sì, okay, tutto quello che volete ma l’autunno non è stato cancellato dall’astronomia e quindi mi pare doveroso parlarne.

L’autunno è uno stato mentale, una cosa che si mangia, un dubbio amletico, un calorifero, o semplicemente la stagione delle piogge?

Vediamo un po’. Se dobbiamo entrare nel cuore delle cose, dobbiamo farlo innanzitutto analizzando imparzialmente il nome stesso.

“Autunno”… vediamolo per com’è: “Aut” è l’abbreviazione di “automobile” e “unno” è il chiaro riferimento all’abitante dell’Unnia, una regione imprecisata che comunque ha dato i natali ad Attila, il flagello di Dio che poi tanto flagello non era visto che i è fermato alla vista del Papa.

Quindi autunno vuol dire “L’Unno arriva in automobile, precisamente una Kia”.

Scusami Aven, perché proprio una Kia?”

Non lo so, è la prima macchina anonima che mi è venuta in mente. In ogni caso, capisci che è autunno quando passano gli Unni e il loro clima tipico.

Piove, fa freddo, le pozzanghere sono ovunque e le persone sono più irascibili che in primavera. Le foglie cadono, ci sono le castagne che cuociono agli angoli delle strade e ci si sfonda di cibo, possibilmente biscottini alle mandorle.

E poi, che ne so, le cioccolate calde, i biscotti, le serie tv che ricominciano e Aven che apre nove rubriche, come ad esempio quella delle ricette.

E poi è autunno perché l’estate è finita, io stesso sono invecchiato di un anno e… niente, volete sapere altri motivi? Chiediamolo a lui stesso, l’Unno in macchina.

Erano circa le tre del pomeriggio. Eravamo a corto di uomini e, sai, quando devi prendere Roma hai bisogno delle forze in toto, non puoi permetterti di avere in truppa quattro gatti. Allora ho pensato “Ma se dovessi prendere la mia macchina, arriveremmo prima”, quindi è chiaro che ho lasciato perdere i cavalli e tutti i miei amici nomadi sono stati d’accordo con me.

Chiaro, no? Benvenuto, Autunno!

Perché le femmine sono rosa e i maschi sono azzurri?

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“Complimenti Aven, fiocco rosa!”

Una frase che non sentirò mai.

“Aven, hai fatto centro eh? Fiocco azzurro! Congratulazioni!”

Un’altra frase che non prevedo di sentire.

Insomma, ciò che voglio dire è che quando si nasce si hanno in partenza il fiocco azzurro o il fiocco rosa. Nel primo caso, tutti capiscono che è nato un maschio, nel secondo una femminuccia.

Perché?

“Tutto dipende dal significato dei colori, questi due ad esempio si usano sin dall’antichità, e proviene dai paesi orientali: il blu richiama la forza e iul benessere, il rosa la femminilità”

No. Non sono d’accordo. O meglio, se io voglio mettere un fiocco bianco e nero a scacchi davanti alla mia porta, voglio farlo.

Ma così la gente penserà che tu sia padre di un pilota di formula 1!”

Oh, ok. Allora, che ne dici di arancione a pois verdi?

Oddio che pugno in un occhio!

In effetti. E blu con tonalità rosa?

Caspita, due gemelli?

Ah. Eh, beh. E verde e giallo?

Tua moglie ha partorito un albero di limone?

Okay, allora lascio perdere gli altri colori e mi concentro sul vero motivo per cui i fiocchi sono o blu o rosa. Il blu si usa per i maschi, è vero, ma si potrebbe usare anche per i pesci. insomma, io pesci vivono nel mare, no? E il mare è blu, quindi se mia moglie partorisce un pesce, non solo devo farmi due domande, ma sono libero di mettere un fiocco azzurro sulla mia porta.

Il fiocco rosa invece ricorda un confetto. Le neonate femminucce ricordano dei confetti, in effetti, soprattutto per come certe madri le vestono. Ad esempio nei battesimi sono tutte infiocchettate e a volte vengono scambiate per bomboniera.

“Oh guarda, ci hanno regalato una bomboniera tale e quale a tua figlia!”

“Cosa? Oh no, scusa, la bomboniera è a forma di pterodattilo laser!”

Quindi vedete come il ragionamento quadra?

 

Perché le piante sempreverdi sono sempre verdi?

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Perché sono sempre verdi?

Vediamo un po’ perché sono verdi.

SE LE PIANTE FOSSERO BLU

Saremmo su Namecc, famoso pianeta esploso in seguito alla battaglia fra Goku contro Freezer. E siccome è esploso, è difficile viverci oggi come oggi.

SE LE PIANTE FOSSERO GIALLE 

Saremmo in autunno, e in autunno cadono le foglie. Ma non abbiamod etto che le piante sono sempreverdi, no?

SE LE PIANTE FOSSERO ROSA

Sarebbero femmine. Ebbene, piante è un sostantivo femminile.

E piantala!

Vedi?

SE LE PIANTE FOSSERO ROSSE

Starebbero prendendo fuoco, e siccome nell’estate appena trascorsa c’è stato il solito incendio doloso col solito dispiegamento di forze, non prenderei l’argomento alla leggera.

SE LE PIANTE FOSSERO VIOLA

Miseriaccia, siamo in un campo di viole! Sentite che bel profumo, e tutte le api che ci vengono addosso! Fuggite, sciocchi!

SE LE PIANTE FOSSERO PIANTE

Sarebbero… piante! Sembrerà strano, ma le piante sono tali e non è che si mettono a estrarre le radici per correre nude in mezzo ai campi di fragole… o no?

SE LE PIANTE FOSSERO LAVATRICI

Scusami Aven le lavatrici sono colori?

Ma come? Non sta facendo tendenza, la lavatrice challenge? In ogni caso, se lo fossero laverebbero tutti gli indumenti sporchi e sarebbe molto comodo, avere una lavanderia così a cielo aperto… o no?

SE LE PIANTE FOSSERO NERE

Saremmo nel paese oscuro di Dark Blethron, un potente demone malvagio a cui piace mangiare polli allo spiedo con le patate al forno, e chi non le mangia viene eliminato e diventa un pollo allo spiedo anche lui. Tutte le piante sono nere, anche perché tutti i cattivi gradiscono molto il colore nero.

SE LE PIANTE FOSSERO BIANCHE

Saremmo al Polo, o comunque in un paesino molto in alto della Norvegia, tipo Bjofrutgnon che conta diciotto persone e quarantasette… mila aringhe essiccate, fra un fiordo e l’altro. Un paese bellissimo, non credete anche voi?

E insomma, è per questo motivo che le piante sono sempre verdi, perché abbiamo escluso tutti gli altri colori e ci si può inventare sopra pure una storia. Alla prossima ❤

Perché le settimane hanno sette giorni?

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“Sette giorni…”

Questa frase la ripetono anche i muri, ma la ripropongo per sottolineare l’argomento che sto per proporre oggi. Cosa sto per proporre oggi?

Ci sono sette giorni. Una settimana ha sette giorni. Perché? E perché da Domenica a Domenica ci sono sette giorni e da sabato a lunedì ce ne sono solo due? Eh?

Complotto alieno?

Vediamo un po’.

LUNEDI: A CHE SERVE. Il Lunedì serve per riprendersi. Ne abbiamo già parlato, è il primo giorno e tutto quanto. Ma ciò che non ho detto è che serve a qualcuno per orientarsi su che giorno siamo dopo le sbronze domenicali.

 MARTEDI: IL SUO HABITAT. Il martedì vive soprattutto nelle grandi tangenziali imbottigliato nel traffico. Ecco l’atmosfera esatta del martedi. A meno che non sia “grasso”, allora occupa da solo tutta la settimana, perché grasso.

MERCOLEDI: VIVERE AL CENTRO. Siamo ormai a metà settimana, è il momento giusto per cominciare una dieta senza il trauma del weekend, oppure far fruttare quell’abbonamento in palestra dove non ti conosce nessuno ma versi comunque soldi.

GIOVEDI: VIAGGIO A GIOVE E RITORNO. È il giorno di Giove. Bisogna andare su Giove, tutti i giovedì, e sono sicuro che anche voi ne avete sentito il bisogno. E ora, a meno di non trovare traffico, sono sicuro che entrerete sulla Terra in tempo per il…

VENERDI: IL GIORNO SPOILER. Di solito in questo giorno ci si organizza per il sabato e la domenica, ovvero uscire con gli amici a bere, e fare le foto che poi dovranno testimoniare cosa in effetti fatto in questi giorni perché tu non lo ricorderai affatto. Per chi non ha amici, invece, questo giorno non ha alcun significato, come lo zero elevato a potenza di zero.

SABATO: ANCHE DI LUNEDI SERA È SEMPRE SABATO SERA. Infatti, cosa abbiamo detto finora? Non abbiamo scritto finora: “sabato, sabato, sabato, sabato…” eccetera? E non c’è mai un altro giorno! Che poi, a voler pensarci bene, tutti i giorni sono uguali agli altri, il sole sorge comunque a est e tramonta ad ovest e sono tutti composti da ventiquattro ore… quindi cos’è che cambia un lunedi da un sabato?

DOMENICA: IL GIORNO DEI GOAL. Una volta era così. Tutti piazzati con la radiolina a sentire Tutto il calcio minuto per minuto per sentire, alle quindici, le dirette dai campi.

“Oh, mi dici il risultato di Fiorentina-Foggia?”

“Ma perché non ti compri una radiolina invece di rompere le scatole?”

E invece le rompo le scatole.

Questo è quello che penso. Questo è il motivo per cui la settimana ha sette giorni, e tutti hanno la loro utilità.

“Sì, ma… sette giorni, ok? Potrei venire lì a massacrarti all’istante se preferisci”

Oh… ok.

Perché ci si saluta?

Ciao, Aven!

Così mi salutano, anche nella vita reale.

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Fa molto America presentare il banner a puntata già iniziata.

Il saluto è micidiale, è un rito. Sono sicuro che siamo tutti d’accordo su questo punto. Inoltre, salutare qui nel sud vale a dire anche fare la vasata, ovvero avvicinare la guancia destra a quella dell’altro che si sta salutando, perché non basta la stretta di mano o agitare la mano come fanno le nobili dell’ottocento.

Perché ci si saluta?

SITUAZIONE 1

Ginopaolo e Fedenico sono amici da tanti anni, tanto da andare in pizzeria anche una volta ogni due mesi, per quanto sono amici. Si scambiano gli auguri pe ri compleanni,. a Natale, a Pasqua e anche per santa Brigida.

“Ciao Ginopaolo!”

“Che piacere, Fedenico!”

Ecco, questo è quello che ci aspetteremmo tutti, vero? Invece, senza saluto…

“Mio caro Ginopaolo, il BTP Bund è sceso ancora”

“Ah beh, c’era da aspettarselo”

Come vedete, è un po’ butto andare dritto al punto della situazione, che in questo caso è l’economia, ma vediamo allora la

SITUAZIONE 2

La signora Soccorsa è andata dal fruttivendolo per comprare un broccolo.

“Buongiorno Fruttivendolo! Mi serve un broccolo!”

E il fruttivendolo

“No, in realtà sarebbe buonasera, visto che è già passato mezzogiorno”

Ma a te non viene di dire buonasera quando il sole splende in alto, vero? Eppure lo si dice, e si finisce per confondersi dando spago a chi come il fruttivendolo è molto pignolo.

Senza saluti invece:

“Fruttivendolo, un broccolo subito!”

“Ecco signora!”

vedete? Tutto semplice e immediato.

SITUAZIONE 3

“Carlogio se n’è andato senza salutare”

” È un cafone”

Carlogio sta semplicemente questo tutorial, m,a ritrovandosi a un party, se n’è andato senza salutare nessuno andandosene via come un ladro. Gli altri, che non leggono il mio blog, lo insultano senza motivo. Ecco perché, nella situazione senza saluti:

“Ma dov’è Carlogio? Non sarà stato mica catturato dal gabinetto mutante che c’è nel locale?”

“OMMIODDIO DOBBIAMO SOCCORRERLO!”

“No tranquilli ragazzi, se n’è solo andato”

“Ah, meno male. Comunque andiamo dal gabinetto mutante!”

Vedete? Nessuno viene preso per cafone e la serata può continuare senza altre allusioni a Carlogio, spostando l’attenzione sui gabinetti mutanti.

 E NEL FINALE DUE VOLTE I SALUTI! FATELO BENE! GIOCA JOUER!

Quindi ho eliminato anche il Gioca Jouer facendo un favore all’umanità.

Detto questo, non saluto e rimando all’articolo di ieri. Leggetelo ❤

Perché il mezzogiorno è ‘di fuoco’?

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Uno di fronte all’altro, le due pistole più veloci del West si scrutano attentamente.

Molto attentamente. Troppo attentamente.

È mezzogiorno, e il sole è allo zenit. Mezzogiorno di fuoco, per uno dei due: uno dei due, infatti, morirà.

Ma non basta a definire un mezzogiorno “di fuoco”: lo chiederemo a Joe, il barista afroamericano del saloon,

Tutti sanno che i baristi sanno più di quel che dovrebbero, e farci un giretto in quest’orario è quanto di più opinabile si possa dire.

Apriamo con entrambe le mani la doppia porta e subito vediamo attorno a noi gente che fa bisboccia a causa di un baro, un pianista, delle donnine ridacchianti in un angolo e poi… Joe, un omone piuttosto robusto, che al momento sta pulendo un bicchiere con uno strofinaccio.

Allora ci sediamo proprio di fronte a lui. Ci vuole proprio, a mezzogiorno, ripulirsi dell’aria sporca e cattiva di questa città ai confini del deserto roccioso.

“Ehi Joe, fammi un whisky” gli dico perentorio.

“Ehi, ci vai giù pesante eh?” chiede malizioso il barista. Lui sa che gli voglio chiedere qualcosa, sa sempre.

“Sì… o forse no. Dipende da come risponderai a questa domanda.”

Joe mi dà tutta la sua attenzione, anche se il baro di cui vi ho parlato sbatte la testa violentemente contro il bancone, lasciando sangue ovunque.

“Che cosa sai tu del mezzogiorno di fuoco? Voglio dire, perché si chiama così?”

“Che domanda stupida!” esclama Joe, lasciandomi la bottiglia. “Si chiama mezzogiorno perché il sole è nel suo punto più alto, perché deve fare da testimone a ciò che accadrà qui in strada fra due pistoleri. E lasciami dire che non è tanto un discorso di velocità, quanto… di fuoco. Ecco perché”

Adesso mi sento veramente illuminato. È stato molto bello qui, ma adesso è meglio tagliare la corda, prima che venga coinvolto anche io nella rissa!

Così prendo il mio cavallo e cavalco col cappello in testa verso le terre inesplorate, in attesa di una nuova avventura.

 

 

Perché i piselli sono verdi?

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Immagino che tutti abbiamo visto almeno una volta dei piselli, no?

Ebbene, che cosa sono? Sono dei legumi verdi, in grado di essere usati come ingredienti per la pasta. E badate che devono essere proprio verdi, perché se sono gialli sono ceci, se sono bordeaux sono fagioli e se sono bianchi sono fagioli di spagna. Se sono verde chiaro sono ovviamente fave.

Ma perché piselli sono verdi? Che cosa dona loro questo colore? E perché è proprio questo e non un altro?

Vediamo un po’. I piselli nascono un sacco di tempo fa, e non avevano un colore. A dire la verità, non avevano nemmeno una forma.

“Comunque, voi piselli dovreste essere tondi. Voglio dire, tutti gli altri legumi hanno una propria forma quindi hanno lasciato a voi la forma più classica” era stato detto loro dalla piantagione in persona.

“Molto vero” risposero in coro i piselli, e divennero sferici. Rimaneva il problema del colore. Forse non tutti sanno che in quel periodo i piselli erano blu.

“Dai Aven, è troppo anche per te!”

Ti giuro che non sto scherzando.

Erano blu ed erano fiero di esserlo. Ad un certo punto, però, questo loro essere blu fu osteggiato non poco dal mare.

“Io sono blu, non questi stupidi!”

I piselli si offesero e cambiarono colore, giallo. Allorché arrivò un signore, tal Pierfulvio, che li vide e disse: “Ehi, quanti bei soli!”

L’esclamazione di Pierfulvio mise in agitazione tutta la comunità di piselli, che fu costretta a cambiare colore, nel qual caso il nero.

“Comprate questi piselli neri della Sbregozia! Ottimi per le zuppe!”

E in effetti per un po’ nessuno ebbe niente da ridire, almeno finché non nacque la leggenda dell’Uomo Nero, quella che serve per spaventare i bambini che non vogliono andare a letto.

“Guarda che chiamo l’uomo nero, eh!”

Allora i bambini si misero a ridere, perché pensavano che l’uomo nero mangiasse piselli e ne dava anche a loro la notte.

Rimase solo un colore, il verde. Finora devo dire che nessuno si è mai lamentato…