Tutorial: piangere sul latte versato.

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È una cosa che si può fare? le brocche volanti possono servirti di prima mattina e noi ringraziarle versando lacrime?

Quante volte abbiamo sentito dire in diversi contesti:

Hai fatto cadere una ballerina di porcellana dall’elevato valore? “Non si può piangere sul latte versato”

Sei andato in bagno a urinare? “Non si può piangere sul latte versato”

(Se pisci latte mi farei vedere da qualcuno bravo, a meno che tu non sia una mucca. In tal caso, sii una mucca)

Hai aperto la porta di casa con le chiavi? “Non si può piangere sul latte versato”

E potrei stare qui a sciorinare altri esempi, dal guidare un’idrovolante a cavalcare una zebra.

Tutti eventi molto stimolanti, ma la domanda rimane: quand’è che si piange sul latte versato? E soprattutto, come si fa?

Allora, vediamo cosa occorre:

  • del latte
  • una cipolla

Bene, sappiamo tutti quali sono le proprietà della cipolla, no?

“I gargarismi col succo di cipolla sono ottimi contro la tonsillite”

No, non dicevo quello. E poi il succo te lo bevi tu, non io.

Io parlavo più che altro di quello che succede se dovessimo tagliare la cipolla. Cosa succede?

Ci si mette a piangere. Non solo perché la cipolla tagliata è particolarmente una cosa triste da vedere ma perché poi ci si sente in colpa. Ed ecco, dobbiamo chiamare un nostro amico.

L’amico in questione dovrà versare del latte dentro un bicchiere, mentre noi tagliamo la cipolla.

Ecco fatto! Abbiamo pianto sul latte versato!

Aven, io conosco anche la versione senza cipolla e…

Zitto! Cosa sono io, un kebabbaro?

Dico solo che basta un ricordo triste e ci si mette a piangere

Sì ma se uno diventa melanconico poi gli amici non ti versano il latte, ma ti fanno una tisana per calmarti. E noi abbiamo parlato di LATTE versato, non di infusi strani.

 

Tutorial: salvare capre e cavoli.

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Prova a risolverlo senza barca! 

SITUAZIONE A

Tutti noi conosciamo il giochino delle capre e dei cavoli, tuttavia voglio provare lo stesso a fare un tutorial per provare a risolverlo nella maniera più ignorante possibile!

Abbiamo le capre, i cavoli e una barca, il tutto osteggiato da un lupo che nella fotografia reale qui esposta non compare perché ha trovato traffico.

In realtà non compare nemmeno la barca.

 Per prima cosa, è notorio che le capre sono un ottimo investimento, sia per quanto riguarda il latte, sia per quanto riguarda il fabbisogno di carne durante le scampagnate.

Anzi, il capretto è protagonista di un noto modo di dire che si verifica quando uno rutto rumorosamente:

E che hai mangiato, capretto?”

Per cui l’unico modo di salvare le capre dal lupo è cuocerle alla griglia, magari mettendo come combustibile carbone e pigne.

“E salvare i cavoli?”

Beh, qualcosa come contorno dovrà pure esserci, no?

SITUAZIONE B

Mettiamo caso che il lupo sia già appagato di un pranzo già avvenuto in precedenza. Mettiamo caso che però arriva un altro lupo intento invece a mangiare le nostre caprette.

Che fare?

Dobbiamo contattare il primo lupo, quello sazio, e corromperlo affinché lui corrompa l’altro e non mangi le nostre povere caprette… che però attaccheranno i cavoli, e non può essere, quindi dovremmo far diventare carnivore le capre e far mangiare loro una bistecca di manzo.

SITUAZIONE C

I cavoli sono minacciati da un imprenditore che vuole costruire un centro commerciale, e credetemi che questa situazione è molto più sconvolgente dei lupi.

Che fare allora? Chiamo i lupi!

“The wolf in your eyes”

I lupi in branco sono pericolosissimi, e ottimi alleati quando devi scacciare l’uomo. Ce la fanno, il campo di cavoli è salvo e adesso bisogna salvare però le capre dai lupi, che giustamente vogliono essere pagati.

Beh, basta in questo modo far scappare le capre dal recinto e far correre un po’ i lupi. Prima o poi si stancheranno… spero.

Questa situazione C è un po’ superficiale

Era un modo per spiegare che mi sono scappate le capre, ma non ditelo a nessuno.

Tutorial: potare le piante.

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Ecco il nostro Uomo Esemplare che affronta un cespuglio folto. Chissà cosa ne verrà fuori!

Va bene, diciamo che abbiamo una pianta da potare, che sia un cespuglio, un pino o semplicemente un cactus.

Questo è il tutorial che fa per voi, un tutorial che fa venire il pollice verde automaticamente!

Bene, innanzitutto bisogna non necessariamente prendere alla lettera l’esempio artistico che ho messo come immagine esemplare, perché sono sufficienti anche un paio di tronchesi.

Quindi, con questo paio di tronchesi in mano, dobbiamo essere capaci di scovare la pianta che fa per noi.

Sono facili da individuare, lì’importante è che siano un po’ troppo spettinate e che diano intralcio sia alla vista che al passaggio pedonale. È possibile infatti che i cespugli escano fuori dalle abitazioni e vadano a occupare i marciapiedi.

E se abitate al nono piano la cosa comincia a diventare un problema.

Ebbene, bisognerà armarsi si pazienza e…

“Scusa Aven mi sembrava che volessi insegnare alla gente come fare le sculture con le siepi”

Pensavi male.

Invece io volevo solo dire una cosa, e la farò dire dal Tronchese, che ha rilasciato un’intervista in esclusiva per noi:

“Potatura? Mi ricorda quella volta che ero al bar, e un tizio strano con due occhi immensi mi fa Ehi, Joe! Allora io gli ho risposto Non sono Joe, mi chiamo Tronk Ese e allora lui ha alzato le spalle e mi ha detto Guarda che sono un tuo parente, mi chiamo Forbice e allora io distolgo il mio sguardo dal mio whisky e gli faccio Senti Forbice, vai a tagliare un po’ di capelli, ché io ho parecchio da fare! E lui se n’è andato”

Dopo questo interessante intermezzo, posso proseguire col tutorial. La morale della favola è questa: quando si potano le piante, non è importante potare per fargli fare le sculture, l’importante è che gli si diano una forma accettabile!

E quale sarebbe?

Una forma da pianta!

Tutorial: fare una barchetta di carta.

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Si direbbe una piramide e invece è proprio la piegatura della carta.

Allora.

Uno degli scorsi mesi è venuto il solito tipo dei volantini, che mi ha rifilato il solito volantino.

Sapete come sono quelli, vero? Anche se ci passi davanti tante volte, te lo devono rifilare, e allora io che ci faccio con tutti questi volantini? Posso farci tante cose: un fazzoletto, un reggibicchiere, una lettera d’amore, una lettera bomba, un cellulare, e anche una barchetta di carta.

Le barchette di carta sono, da sempre, la prima opera d’arte che si fa nella vita.

“Sì ma c’è anche l’aeroplanino! E tu neanche sai farli, né l’uno né l’altro!”

Questo lo dici tu, con il tuo livore verso di me che ho fatto quasi successo coi miei articoli.

Invece io farò questo tutorial, per insegnare come si fa una barchetta di carta e magari farci la rotta Southampton – New York battendo tutti i record! (cit.)

Innanzitutto vediamo cosa occorre:

  • un paio di mani, possibilmente con tutte e venti le dita attaccate
  • carta

Non occorre altro. Per stabilire invece cosa sia una barca, occorrono quattro elementi fondamentali, che si chiamano proprio “basi che fanno di una barca… una barca”

  1. Galleggiabilità (ma và)
  2. Stabilità
  3. Manovrabilità
  4. Comportamento al rollio

E vai! Me le ricordo tutte, giuro! Posso ancora prendere 6 all’interrogazione del primo anno di Nautico!

In ogni caso, per poter soddisfare tutte e quattro le note, bisogna stare attenti a comporre la carta, perché non deve essere né troppo grande e nemmeno troppo piccola.

Per prima cosa bisogna muovere gli angoli, poi spiegazzarla un po’ e alla fine fare il trucchetto “da sotto”, dal quale verrà poi fuori la vela di carta!

Infine, tocca farla galleggiare, quindi metteremo la barca di carta sulla nostra vasca da bagno, opportunamente riempita di acqua., ricordiamoci in questo caso di mettere il tappo nella vasca e di non scordarci che il rubinetto sta lavorando per noi, perché ho visto vasche bellissime rovinarsi per questo motivo e tutte le volte c’era un cadavere dentro.

“OMMIODDIO AVEN LA BARCA AFFONDA ROVINOSAMENTE!”

Perché la carta a contatto con l’acqua si sfalda. Beh, poco male comunque: spero che non avessi messo il tuo peluche preferito dentro quella barchetta altrimenti sarà un naufrago…

 

Tutorial: assaggiare ai buffet.

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Che delizie, vero? Ma di solito è così pieno di gente e non riesci… come dici? Preferiresti che ci fosse la gente nei vassoi? Beh, questione di gusti, penso.

Battesimi, Cresime, Compleanni, Festa di san Patrolio, Quinta Sagra delle Melanzane Mutanti di Bassaborgo sul Ventre…

Cosa hanno in comune tutte queste feste?

“Masnade di sconosciuti che si accalcano?”

Il CIBO!

Va di moda, al momento in cui sto scrivendo febbraio il buffet, ossia il cibo esposto su vassoio pronto per essere sbafato dagli avventori, già pronti col piatto.

Ebbene, io, Aven da Palermo, mi ritengo un esperto piuttosto esperto nel destreggiarmi fra la gente e accaparrarmi ii pezzi migliori di cibo e quindi posso insegnarlo a voi, che non riuscendo a trovare niente, vi giustificate con un vago “Sono a dieta”.

Ebbene, con questo articolo smetterete di dire bugie e potete scoppiare come bombe H!

Per prima cosa occorre vedere com’è disposto il Buffet. Questo è molto importante.

SE IL TAVOLO È DISPOSTO A I 

Il cibo sarà, per la legge di Murphy, così suddiviso: le parti più buone messe nel lato più lontano e quelle che non interessano a nessuno, quelle con la verdura diciamo, più vicine.

Si dà per scontato che noi abbiamo già preso posto davanti al tavolo parecchio prima che aprano le cloches.

SE IL TAVOLO È DISPOSTO A L

Dovrebbe essere più semplice, perché idealmente si avrebbero due tavoli dove gustare e riempire il proprio piatto.

Attenzione, però: di solito un lato della L è dedicato a una cosa specifica, nella maggior parte dei casi le cozze. E le cozze non piacciono a tutti. A me sì, però c’è da dire che le cozze te le danno ancora dentro la conchiglia, quindi tocca levarle.

Si dà per scontato che noi abbiamo già preso posto davanti al tavolo parecchio prima che aprano le cloche.

POSIZIONAMENTO DI TE STESSO

D’accordo, facciamo conto che ti sei distratto e già ci sono alcune persone che occupano le prime file, oppure per non fare la figura del morto di fame (figura molto blanda se hai la faccia di bronzo come il sottoscritto, che ha forgiato questa figura in 26 anni di attività, meritandosi l’appellativo di Scavaforno e quindi giustificato a prescindere se mangia per primo) hai lasciato apposta e un nugolo di persone che ti abbiano sorpassato al momento dell’apertura delle cloche.

Sei in seconda fila? Quindi non troppo lontano dall’obiettivo (es: i salatini), quindi dovremmo avanzare con circospezione e senza farsi notare, sgusciando come le anguille messe vicinissime, ché verrebbe semplice prendere quelle.

Peraltro stiamo notando che i salatini e la frittura di pesce sono anche messe vicine, quindi occorre un allungamento di braccio non indifferente, cercando di fare slalom fra le molteplici braccia che stanno servendo i loro proprietari, e stare attenti a districarsi è una componente in più di difficoltà.

Insomma, non vorremmo incrociarci con le braccia e poi non si capisce più niente, eh!

Ciò che voglio dire è che è fondamentale la posizione di te stesso rispetto ai vassoi che ti interessano. Prima fila? Morto di fame. Seconda fila? Devi districarti. Terza fila? Ti toccano gli avanzi.

“È rimasto un solo tocco del tuo cibo e siete in competizione tu e uno sconosciuto”

Beh, questo è un caso limite, ma semplice. Basta essere più veloci!

“Ma io sono lento”

Ti toccano gli avanzi.

Tutorial:sbrogliare le cuffiette.

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Dov’è il tuo dio adesso?

Va bene, la foto è enorme, ma d’altro canto volevo esprimere tutto il mio disagio in quella che considero l’Arte definitiva.

È notorio che le cuffiette tendano a imbrogliarsi da sole, nel segreto della tasca. In questo tutorial cercheremo di capire come fare a sbrogliarle, se casomai c’è una tecnica Zen pronta per l’uso.

Scusatemi, ma c’è per tutto e non deve esserci per questo?

Andiamo a procedere allora.

CHE COSA SERVE

Cavi per cuffie, anche uno solo. Non serve arrivare al caso limite descritto nella foto.

CHE COSA NON SERVE

Un ornitorinco

ESECUZIONE

La prima cosa che mi sento di consigliare è che bisogna studiare prima il mostro che si intende sbrogliare. Non è un’operazione semplice, ma se ci facciamo aiutare dagli auricolari ce la facciamo. Basta soltanto muoverli un po’, e si trova il cavetto corrispondente.

Una volta trovato il cavetto di riferimento, dobbiamo trovare i nodi più difficili e allargarli. In questo modo possiamo ben dire di aver allargato un nodo e poi, ricordando qual era il cavo di riferimento, tirare indietro l’auricolare e… voilà! Il nodo è andato via!

“Se n’è già creato un altro”

Può succedere, perché i cavetti non hanno nulla da fare tutto il giorno e quindi si divertono a far sbarellare i nostri poveri occhi.

L’unica cosa possibile da fare è continuare a seguire il complicatissimo percorso dei cavetti spostando un po’ gli auricolari, e risolvere così ciascun nodo.

Una volta risolto il problema, dovremmo avere il cavetto scevro da noti ma tutto attorcigliato. In questo caso è sufficiente farlo arrotolare su se stesso tenendolo per il jack e vedrete che lo riavrete come nuovo per l’utilizzo, fino a quando non  lo riporrete di nuovo in tasca!

Dopodiché, toccherà leggere di nuovo questo articolo da capo.

“È inutile Aven, i cavetti non si aggroviglieranno mai da soli. troveranno sempre un’altra coppia di auricolari con cui aggrovigliarsi e creare un pandemonio”

In tal caso è ora di bruciare tutto!

Tutorial: usare un salvadanaio.

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Lo so, lo so che vuoi farne un bel panino con la porchetta e limone, ma è solo un salvadanaio. Non si mangia!

Chissà se qualcuno di voi sa usare un salvadanaio!

Ebbene, il classico salvadanaio è a forma di porcellino, che poi o si spacca oppure ha il tappino di sotto e al posto di sgorgare prosciutti sgorga denaro, con cui comprare prosciutti.

Ebbene, questo tutorial insegna a usare un salvadanaio in maniera intelligente e non a tre carte e un punto, come si dice in certi casi!

Com’è tradizione, cominciamo da cosa serve:

  • Un salvadanaio, che va bene anche a forma di Puntatore;
  • Delle monete
  • Un asciugamano

Cosa Non serve:

  • Uno stuzzicadenti
  • Olive
  • delle cuffie da quiz

Come si procede?

Innanzitutto occorrono delle monete. Guardate, anche una serie di LEI romeni fuori corso, per cominciare, va benissimo.

Uno dopo l’altro, inseriremo queste monete dentro il salvadanaio, ovvero dentro la fessura preposta a farlo. Dopo un po’, sentiremo che il rumore non sarà più “pop”, ma “ting”.

È segno che il salvadanaio si sta riempiendo! segno di giubilo, certo, ma se l’hai riempito davvero di Marchi tedeschi, ad esempio, non serve a molto.

Se l’hai riempito correttamente di Euro, invece, puoi cominciare a spenderli.

Un momento. I più accorti di voi si saranno accorti della magagna.

Ho detto SPENDERE?

Non sarebbe un Tutorial su come utilizzare un salvadanaio per bene, allora. Invece lo è e noi consigliamo vivamente di NON toccare nulla, nemmeno una briciola, di questo contenitore, e piuttosto di continuare a riempirlo.

Una volta pieno, ve ne accorgerete, toccherà spendere o scambiare queste in banconote, per andare a fare shopping.

Ma come aprire questo coso senza romperlo? C’è un buco, da qualche parte, e non è la fessura, che è l’uscita del denaro.

“Il mio salvadanaio ha questa uscita sul culo del maialino”

Si dice SEDERE. Ci sono bambini che mi leggono.

Tutorial: costruire un castello di sabbia.

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Segui il mio tutorial e guarda che bel castello viene, marcondirondirondello!

La sabbia, dovremmo saperlo tutti, è composta da piccolissimi granelli impossibili da contare.

Allora, a cosa serve, a parte infilarsi nelle scarpe da mare di gomma? Ma a farci i castelli, no?

“Scusami Aven ma io ci faccio sculture con la sabbia”

Invece io ho ancora 5 anni e ci farò i castelli, okay?

Dunque, per prima cosa occorrono:

  • una paletta
  • della sabbia (ce n’è quanta ne vuoi in una spiaggia)
  • il mare
  • un secchiello

Una volta ottenute queste tre cose, possiamo riempire la sabbia umidiccia dentro il secchiello. Probabilmente verrà qualcheduno a dire “E che è, stai cercando di mettere tutta la sabbia dentro quel secchiello? EH?”

E tu risponderai: “Sì, ma solo quella che mi serve”, così zittirai il troll e continuerai ciò che stavi facendo, ignaro dei bambini schiamazzanti che a riva ti tirano l’acqua gelida addosso e credetemi, col caldo è un trauma terribile.

Una volta riempito tutto il secchiello proveremo a fare quello che va fatto, ovvero capovolgerlo.

“Ma come? Abbiamo perso un’ora a riempirlo e adesso dobbiamo capovolgere il secchiello?

Sì, perché altrimenti la torre non esce. E noi vogliamo che esce, non è vero?

Quindi, è molto semplice. Basta mettersi in modo che non ci siano bambini schiamazzanti pronti a calpestare il tuo capolavoro e abbastanza lontano persino dai giocatori di Schiaccia Sette (giochino che ti passi il pallone con le mani e al settimo passaggio schiacci sopra l’avversario per eliminarlo, spesso anche fisicamente), e poi smuovi un po’ il secchiello con la paletta.

Immagina di essere di fronte a un bimbo che dorme ma che deve andare a scuola. Il primo pensiero è lanciarli una cosa in testa, no? Invece noi lo smuoveremo con delicatezza.

Ed ecco che la delicatezza fa al caso nostro anche col secchiello di sabbia. Una volta smosso un po’ rimuoveremo l’involucro di plastica e vedremo che almeno la torre. Vedete che bella? E possiamo anche metterci una conchiglia sopra!

“E per quanto riguarda le mura?”

Le mura sono sciocchezze, basta saperle comporre con le mani come fa la tizia famosa di quel film tutorial su come preparare i vasi. Solo che se quella era argilla, qui parliamo di sabbia, ma la sabbia bagnata ricorda un po’ l’argilla.

Spero sia stato tutto chiaro!

Passiamo alle FAQ:

“Aven ho creato la torre ma un pallone è caduto sopra il mio capolavoro!”

Un po’ come la Morte Nera e Alderaan.

Tutorial: vivere l’estate.

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In realtà questo articolo è la trasposizione scritta di questa canzone qua. 

“Qualcuno vuole un po’ di estate?”

Questo è lo slogan, preso direttamente dal testo poetico del poeta Lil Angels.

Quindi, vivere l’estate.

L’estate è un modo di pensare, un’idea, il pensiero che tutto possa andare bene e sempre col sole in fronte. E per questo dura solo tre mesi.

Per certe regioni privilegiate comincia già a marzo e finisce a novembre, ma questa è un’altra storia.

Che fare per vivere l’estate, allora?

Non c’è estate senza mare, senza spiaggia, senza gelati.

“Si rimorchia senza pietà”

E ci si prende picche senza soluzione di continuità.

Estate versione mare: si va al mare, ci si fa il bagno che può durare un’oretta o due. Poi si va al chiosco a sbafarsi la bomba calorica che risponde al nome di brioche col gelato, e si torna a casa.

Estate versione città artistiche: si prende il primo volo che capita (fosse anche il Volo 815 della Oceanic) e si va. Che sia Amsterdam, New York, Sydney, Rio de Janeiro, Tokyo oppure Bassano del Grappa comunque vale la penna viaggiare e riempire Instagram di fotografie, con gli hashtag più assurdi.

Estate versione montagna: facciamo che per quest’anno andiamo a vedere le montagne (cit.) e, facendo bene attenzione  alle porte sotterrannee e ai draghi custodi di tesori, possiamo bene apprezzare i panorami e cimentarci negli sci, senza fare però figure barbine.

Estate versione casa: non abbiamo un soldo? Bene, mi fa piacere, perché anche io rientro in questa condizione, quindi credo proprio che passerò l’estate a crepare di caldo e a guardare film e serie tv rigorosamente in streaming, onde cancellarli dalla lunga lista di cose da guardare.

Estate versione amici: Finora abbiamo trattato tutte le varianti dell’estate da soli. Ma se per caso qualcuno di voi HA degli amici a cui non frega un cazzo della sessione estiva e di altre palle al piede, potete fare tutto quello che ho scritto sopra… in compagnia! E magari anche ciarlare e creare conversazioni!

“Aven non è che c’è un filino di polemica nell’ultimo paragrafo?”

No, è notorio che io sia pieno di amici…

No?

Tutorial: come essere promossi a scuola.

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EHY! TEACHER!

Avete tutti presente la canzone dei Pink Floyd, immagino. Se non ce l’avete presente, ascoltatela e tornate qui.

Ora, avendo bene in mente il suono trascinante del brano, possiamo ben dire che la scuola è un argomento predominante. È o è stata parte integrante della nostra vita, ma voglio comunque insegnare ai nuovi giovani (CHE SONO NATI NEL DUEMILA ODDIO QUANTO SONO VECCHIO) come essere promossi.

Dunque, per ottenere la promozione occorrono due cose molto semplici:

  • essere a scuola
  • avere delle materie da studiare

Quindi, ora che ci penso, questo articolo è estendibile a chi studia per l’università e deve dare esami su esami.

Mettiamo ad esempio il Caso A: vuoi essere promosso per la classe successiva oppure per la maturità.

Siamo a giugno, quindi se tutto è andato secondo i miei calcoli dovresti aver già seguito inconsciamente questo tutorial, ma vediamo se ti sei ritrovato nei seguenti punti:

  1. Studia prevalentemente con l’approssimarsi di un compito o di un’interrogazione, tenendo presente che più passa il tempo dalla tua ultima interrogazione, più ci si approssima alla successiva, quindi fai te. Ricorda sempre che occorrono due ore di studio al giorno, tranne la domenica. Il pomeriggio è composto dalle 14 alle 20, quindi se tu studi ad esempio dalle 15 alle 17 hai poi quattro ore e la sera tutta per combattere gli alieni, tornare a casa dalla fine delle lezioni, chiamare gli amici per una riunione di gruppo su whatsapp (ormai non si esce più, diciamolo chiaramente), guardare la serie tv che ti piace tanto, eccetera.
  2. Vieni spesso a scuola. D’accordo, alzarsi così presto non è poi salutare (cit.), ma si dice che se tu vieni a scuola i professori sapranno chi sei e saranno più disposti a promuoverti.
  3. Non dormire, non fare casino e soprattutto con imitare la vecchia strega della prof di matematica mentre spiga. Va bene, è una strega e ricorda lo scarabeo morto che avete ucciso in una complicata notte di agosto tu e i tuoi amici, ma imitarla potrebbe voler dire bocciatura in un futuro prossimo. E noi NON vogliamo questo, vero? Qualcuno potrebbe obiettare che non fare casino a scuola è come non mettere il cacio nei maccheroni, ma noi stiamo raccontando come essere promossi.

Una volta seguiti questi quattro punti, probabilmente avrai una condotta accettabile e una media galleggiante del 6 stiracchiato. Okay,m facciamo media del 5. Tuttavia, come abbiamo detto abbiamo 9 in condotta, il che trasforma sempre il 5 in un 6 e quindi promozione.

Passiamo al caso B adesso, quello degli esami universitari. Come essere promossi?

Stando alle mie fonti segrete, l’università è composta da due sessioni: quella invernale e quella estiva, entrambe cattive e subdole, ma io sto scrivendo per sconfiggerle.

C’è un unico modo, pronunciando l’incantesimo “Devo studiare” a qualsiasi domanda.

A) “Che facciamo, andiamo a bere?”

“Non posso, devo studiare”

B) “Non è che puoi passarmi il sale?”

“Devo studiare”

C) “ODDIO I QUATTRO CAVALIERI DELL’APOCALISSE È L’ULTIMO GIORNO DEL MONDO!”

“Ma la prossima settimana ho l’esame! Che palle!”

D) “Caro, non vedo più nostro figlio”

“Oh cara, è sepolto in mezzo ai libri. Chiama lo speleologo e magari riusciamo a estrarlo entro il pranzo di Natale!”

E) Vescica: “Devo pisciare”

“Non posso, devo studiare”

E così via. State tranquilli che se imparate a memoria tutti i libri, tutti gli appunti, se fate ore ed ore di riunione su Whatsapp per dire cosa e come i professori chiedono agli esami registrando persino i rutti dell’insegnante, FORSE  prenderete 18 o anche di più.

Questi sono i due casi! Scegliete quello che vi si addice di più e scrivetemi come vi siete trovati!