Ricetta: arancine con tutto.

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LE ARANCINE SONO FEMMINE

Detto questo, possiamo iniziare col nostro trattato.

Sappiamo tutti come si preparano le arancine, non starò certo a ripetere come si fanno. Stavolta, però ne prepareremo una e una sola, quella definitiva.

Ebbene, sì. Prepareremo l’Arancina con TUTTO dentro.

Non è un’impresa impossibile. Io ce la farò. Tu, leggendomi, ce la farai. Insomma, possiamo farcela.

La panatura, il riso e poi l’interno.

Ricordiamo che deve entrarci tutto, quindi prepareremo una pallina di riso dalle proporzioni bibliche.

Veramente, dobbiamo perlomeno raggiungere l’altezza dell’Empire State Building e raggiungere il volume di… un sacco gigante.

All’interno di questa arancina deve entrarci tutto. Ma vediamo con ordine come fa ad entrarci tutto. Fate attenzione a questo passaggio fondamentale:

Per prima cosa cominciamo con i batteri, poi con gli insetti minuscoli, vivi o morti non importa.

Quindi fate attenzione alle coccinelle che portano fortuna.

Dopodiché, pensiamo a convincere ad entrare tutti gli insetti volanti. Basterà mettere una finestra dentro l’arancina e farci passare la luce. Verranno tutte, e sbatteranno sul vetro.

Dopo gli insetti, tocca ai ragni. Dal ragno comune domestico alle tarantole più velenose, fino alla sexy Vedova Nera.

Dai ragni, possiamo inserire gli anfibi e i rettili. Fate attenzione a non accoppiare le lucertole con i camaleonti, è facile confondersi.

Dai rettili, passiamo infine ai mammiferi. Non fate avvicinare questi ai tanti tipi di veleno che contengono i rettili, potrebbero morire., Va bene, dopo dobbiamo mangiare l’arancina, ma sarebbe meglio che non succeda l’irreparabile prima del previsto.

Una volta inseriti gli animali, è tempo di inserire le piante, e poi i nostri oggetti, tutto quello che abbiamo creato in cinquemila anni di storia. Piramidi comprese.

Infine, dopo aver inserito TUTTO dentro, e ricordando che i veleni che abbiamo inserito non fanno alto che insaporire la nostra arancina, non dobbiamo far altro che MANGIARE la suddetta arancina.

Buon appetito!

Aven come facciamo a mangiare questa arancina gigantesca?

Poi devi prendere il bicarbonato per digerirla.

Ma lo abbiamo messo dentro l’arancina, con tutto il barattolo dentro!

Ops…

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Tutorial: fare l’autostop.

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D’accordo, ma la guida terrestre per autostoppisti?

Questo è un articolo difficile. Non ho mai fatto l’autostop, se si escludono tutte le volte che ho fatto fermare gli autobus.

Ma io, per dovere di cronaca, farò un articolo del genere.

Innanzitutto partiamo col dire che cos’è un autostop. Si verifica tutte le volte che alziamo il pollice o l’indice e facciamo fermare la macchina, magari dicendo prima con n cartello dove dobbiamo andare: che sia Berlino, Madrid o Castelvetrano il prescelto vi porterà ovunque, purché sia sulla rotta.

Ma allora, come fare autostop correttamente?

a) scegliete una strada trafficata: che siano auto, moto, bici o elefanti deve essere trafficata, altrimenti non vi noterà nessuno.

b) dite chiaramente dove volete andare: certo, non Via dei matti numero 0, che poi è il mio indirizzo di casa, ma qualcosa che ci somiglia, altrimenti rischierete di dire “Agrigento” e invece vi ritrovate in Danimarca senza capirne il motivo.

c) In accordo col punto b, darebbe preferibile scegliere piloti che parlino la vostra stessa lingua. Se siete turisti in terra straniera, parlerete a gesti.

d) Assicuratevi del codice penale del pilota, che sia una brava persona e non vi porti in un mulino abbandonato, farvi sdraiare su un tavolo e poi tagliuzzarvi per poi far cadere i vostri pezzi in mare. Certo, obietterete che anche costui potrebbe pensare la stessa cosa di voi, ma voi siete disperati e senza mezzi, chi vi crede?

e) Soprattutto, assicuratevi che il mezzo prescelto sia una macchina con porta bagagli. No perché l’altra volta uno ha chiesto un passaggio a un aereo circolare e non è più tornato…

Veniamo all’esempio pratico:

“Scusi Arcimboldo, devo andare in via Pacco Postale numero 42, può?”

“Certo, messere”

*al primo incrocio*

“ma… è già questa la via Pacco Postale! Avremo fatto sì e no trenta metri! Ma che ha in testa lei?”

“Mi scusi ma non mi andava di camminare, così ho aspettato tre ore e mezza che qualcuno mi desse un passaggio”

State attenti a chi date passaggi.

Ricetta: Pastasciutta asciutta.

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Fare la pasta.

Ah, che arte! C’è chi la fa col brodo, c’è chi la fa gommosa, c’è chi la fa al dente, c’è chi la senza denti ed esistono anche persone che la mangiano cruda.

Qui, oggi noi faremo la pastasciutta ASCIUTTA!

Vediamo insieme cosa serve (ingredienti per 4 persone):
a) Pasta

b) Asciugacapelli

c) Pentola riempita d’acqua bollente salata

Vediamo allora come fare e… AH! Abbiamo dimenticato il piatto dove mettere la nostra pasta, perché non siamo così buzzurri da mangiare la pasta nella pentola, vero?

Vero?

Insomma l’acqua deve essere bollente

Sì, esatto. Noi faremo scendere delicatamente la pasta dentro la pentola, perché altrimenti schizza tutto e potremmo seriamente scottarci.

Ma tu hai parlato di pastasciutta

Appunto, ci sto arrivando. Solitamente perché la pasta sia pronta occorre una decina di minuti sì e no.

Al che, prenderemo CON LE PRESINE (per carità) la pentola e getteremo tutto il suo contenuto nello scolapasta.

Gli scolapasta sono utili. Ad esempio separano l’acqua dalla pasta, invece di prenderla una alla volta che faremmo in sua assenza.

L’acqua va via dal lavandino e noi possiamo distribuire la pastasciutta senza alcun condimento sui piatti.

Buon appetito, no?

NO!

In realtà è molto difficile resistere, lo so. La pasta asciutta ha ancora bisogno di un ulteriore passaggio, un passaggio che vi farà pentire di non averci pensato prima e che mi manderà direttamente a casa la tanto agognata stella Michelin che voglio per sbandierarla in faccia.

Ciò che voglio dire è che noi non mangeremo la pasta pronta, ma prenderemo l’asciugacapelli compreso negli ingredienti.

Ebbene, grazie al phon noi laveremo via tutta l’umidità dalla pasta e aspetteremo che si asciughi fino in fondo.

Ecco! Ora è pronta, e se saremo fortunati avremo anche una lieve sensazione di croccantezza!

Ma… è tornata cruda!

No, è pastasciutta asciutta. Buon appetito! Forchetta?

 

 

 

Tutorial: avere i capelli.

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Io di sicuro non posso parlare. O meglio, questo tutorial serve anche a me.

Sono stempiato. Faccio finta di no, ma in realtà è così.

Per ovviare a questo problema, mi sono messo di buona lena e, studiando, ho capito come fare per farsi crescere i capelli in maniera del tutto pulita.

METODO A

Procuratevi dei semi di capello dal fruttivendolo più vicino e metteteli sugli spazi vuoti del vostro cranio. Badate che vanno messi bene, altrimenti cascano e non abbiamo fatto niente.

Innaffiate tre volte al giorno, facendo loro prendere un po’ di sole. Dopo qualche settimana, è matematico che qualcosa verrà fuori.

METODO B

Comprate una parrucca e mettetela ogni volta che potete. In tutto questo tempo i bulbi capillari saranno invidiosi e diranno “Ma scusa, ma allora noi che ci stiamo a fare?” e cominceranno a crescere spontaneamente.

METODO C

C come Capelli! Riempite di C il vostro cranio o i punti dove volete far crescere i vostri capelli e vedrete che verranno fuori! Questo perché i vostri stessi celi si sentiranno motivati dalle molteplici C che ci saranno!

METODO D

Andate da un vostro amico capelluto. Sappiamo tutti che ha bisogno di dormire, vero? Ebbene, vi intrufolerete nella sua camera in piena notte … ZAC! Con l’ausilio della forbice che spero non abbiate dimenticato a casa, avrete tagliato i suoi folti capelli e adesso potrete legarveli in testa con un cerchietto. Se qualcuno chiederà, è il copricapo che indossano gli arabi.

METODO E

C’è anche un quinto metodo, quello super segreto, e che conosco solo io perché appunto mi sono messo di buona lena e ho affrontato sfide inenarrabili, frequentato i pub più torbidi e camminato nei vicoli più spenti e puzzolenti. Alla fine di questa odissea posso ben dire che i capelli ce li abbiamo sin dalla nascita e, se li curiamo e trattiamo bene, non cadranno, perché si sentiranno coccolati.

E chi li ha persi non per incuria?

ha altri quattro metodi a cui rivolgersi!

Ricetta: Zuppa di pixel.

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Questo stesso articolo è fatto di pixel, ma vi consiglio di non assaggiarli, altrimenti non riuscirete a leggere ciò che sto per divulgare.

I pixel sono quella roba che compone appunto una pagina web, un monitor, tu stesso sei fatto di pixel e non lo sai.

E adesso ti insegnerò a cucinare. Come si prelevano quindi i pixel?

Dobbiamo innanzitutto spaccare un monitor che non funziona più, e pesare quindi le briciole che ci servono, per poterne fare una zuppa.

Vediamo subito che le briciole che abbiamo preso dal monitor sono fatte esse stesse di briciole, quindi ci viene facile metterle in una pentola di acqua calda. E non solo, vedremo che il brodo così creato crea sapore a sedici milioni di colori.

Non sto scherzando. Proviamo ad assaggiare il brodo, se non ci credete, chiedendolo al nostro famoso chef Pix El:

Quando faccio la zuppa che mi ha reso famoso in quattro continenti su cinque, di solito aspetto. Aspetto che il brodo, che deve bollire dsvvero, si impregni di pixel e poi assaggio. Questo è un trucchetto che ho imparato con l’esperienza, perché ovviamente i pixel vogliono un po’ di tempo per rendersi conto di esistere. Ed ecco, io assaggio. Cavolo, è buonissimo!

Ma… sei diventato di pixel!

È l’unico effetto collaterale. Però c’è il vantaggio che se devi denunciare verità scomode i media non dovranno più coprire la tua faccia, visto che ci hai già pensato tu stesso.

Visto? E ci sono anche altri vantaggi! Mangiare pixel in questo modo, tramite zuppa, ti permetterà di:

  • Cancellare dalla tua realtà tutte le cose che non ti piacciono, che saranno pixellate;
  • Quella vecchia megera della tua prof di matematica la smetterà di scrivere complicate equazioni, che saranno pixellate;
  • Sarai in grado di sparare pixel dalle dita;
  • Quando la tua ragazza ti lascerà (ti lascerà), tu potrai mandarle a casa un mazzo di fiori pixellato. tanto ti ha lasciato, che ti frega?

Mi hai quasi convinto

Visto?

 

Tutorial: vendere perle ai porci.

 

Diamo perle ai porci.

E diamole, allora! Non  ho ben capito cosa possano farsene, ma il tutorial, fortunatamente, non si occupa di questo. Oggi, invece, ci trasformeremo in piazzisti e faremo il più grosso affare di sempre, ovvero quello delle perle ai porci!

Ovviamente. Altrimenti, che ne so, avremmo detto di vendere porci alle perle.

Allora, per poter vendere perle ai porci bisogna innanzitutto avere le perle e avere i porci. Per chi non lo sapesse, le perle sono oggetti bianchi molto preziosi che in linea di massima si possono trovare dentro le conchiglie.

I porci invece sono anche detti “prosciutti vivi” e li si possono vedere fisicamente nelle fattorie. È incredibile come questi animali poi diventino cotechini, salami, wurstel, prosciutti, coppa, spalla, bacon, speck, e tutte le cose buone.

Quando andiamo alle fattorie, non dimentichiamo il nostro sacchettino di perle. Naturalmente potrebbe capitare che il fattore ci veda e pretenda di avere per lui il sacchetto di perle. È piuttosto legittimo, insomma chi non vorrebbe un sacchetto di perle preziose in mano?

Ma noi siamo lì per un altro motivo, che esula il far arricchire il prossimo.

Prendiamo una bella manciata di perle e le gettiamo nel fango, dove i porci sono soliti strusciarsi. I porci le ignoreranno bellamente.

E allora che abbiamo fatto? Se hai notato, cvi siamo dimenticati di fare una cosa. Cosa, secondo te?

Non abbiamo saputo vendere il prodotto

Giusto, bravo! Vedo che sei attento!

Ecco perché dobbiamo recitare queste esatte parole, per poter attirare i porci:

E con due perle *iiiihhh*, potrete avere SEI CHILI DI FANGO *iiiihhhh* in omaggio! Non perdete *iiiihhh* questa occasione per avere sei chili di fango, in cui potrete *iiihhhi* e dovrete strisciarvi senza pietà!

Semplice, no? E non dimenticate di inspirare come se doveste attirare molto più dell’aria, fa effetto!

Aven, mi chiedevo: se volessimo vendere le perle ai PROCI, invece che ai porci?

In quel caso è sufficiente piazzare Penelope e li hai catturati!

Ricetta: spaghetti alla chitarra.

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Adesso che suono in maniera quasi accettabile il giro di Do, posso ben parlare degli spaghetti alla chitarra.

Che cosa sono? Sono un tipo di pasta piuttosto lungo che serve per la nostra ricetta. O forse chiedevi cosa fosse una chitarra?

Prendiamone una. Noteremo che ha sei corde di metallo, vero? Allora, leviamo le corde di metallo, non si mangiano. Mettiamoci invece gli spaghetti e accordiamo la chitarra con quelli.

Il suono fa cagare, Aven

Appunto. Perché dovremmo ad esempio suonare la chitarra con gli spaghetti? Perché, dovremmo? Non è meglio mangiarli, gli spaghetti?

Ci sono due modi per cucinarli:

MODO UNO

Mettiamo la chitarra con le corde spaghettose dentro una pentola calda e aspettiamo sette-otto minuti. Dopodiché condiamo la chitarra con del sugo, o con delle note speziate, ad esempio il Mi all’origano è eccezionale.

Avenm ma sono solo sei spaghetti! Come pretendi di saziarmi così?

Un momento, devi mangiare anche la chitarra. Con quella sono sicuro che ti sazi. Altrimenti perché dovremmo cuocerla?

E per chi la chitarra non la digerisce?

Per quello viene in nostro soccorso il…

METODO DUE

Innanzitutto dobbiamo rimuovere le corde metalliche dalla chitarra. Poi, ci toccherà pesare cento grammi o comunque il quantitativo desiderato di pasta in una bilancia che non menta. Si sa, le bilance mentono.

Cuociamo la pasta in maniera ‘classica’, aspettando sette-otto minuti al momento dell’ebollizione dell’acqua salata e poi, dopo aver scolato la pasta, la mettiamo dentro il buco della chitarra, che chiameremo “rosa” per motivi non meglio precisati.

Mio cugino mi ha detto che si chiama Rosa perché le ha dato il nome una certa Rosa, che ha detto “Questo buco mi ricorda mio zio Oscar”

Buon appetito, facciamo questa spaghettata, non mangiando la chitarra ma solo la pasta.

Aven, l’interno della chitarra è sporchissimo e portatore di malattie

No! Mi oppongo! La polvere che potrebbe contenere la chitarra può solo dare sapore alla nostra pasta!

 

 

Tutorial: spremere un limone.

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Una volta finito questo tutorial, riuscirete a spremere tutti gli agrumi dell’universo! 

Adesso dirò una cosa che probabilmente non vi piacerà, e dopodiché siete liberi di smettere di seguirmi. Purtroppo ne sono sempre stato convinto e quindi non posso dire po fare finta di dire cose sbagliate dalla realtà.

Ebbene, sono fermamente convinto che il limone sia un agrume.

*ooohhh* *aaahhh* *rombo di tuono*

Ebbene sì. L’ho detto.

Adesso che mi sono tolto questo peso, posso guidarvi a una bella esperienza di vita, che prevede lo spremere un limone in maniera corretta. Per allenarci, dobbiamo prendere le arance.

Prendiamo un arancia, sono quelle arancioni e sono grosse, quindi non confondetele con i mandarini, perché offendereste le loro categorie. C’è una diatriba fra arance e mandarini che vorrebbe una fazione superiore all’altra, anche se in realtà mi chiedo come possa il mandarino essere superiore, visto che è più piccolo.

*ba dum tss*

Ebbene, la detta arancia dovrà essere tagliata e poi sbucciata con le dita, schizzando succo da ogni parte. Non dimenticate che il succo di arancia fa bene, è pieno di vitamine che iniziano con la C.

Avete sbucciato l’arancia? Avete sbagliato!

Ma come Aven, hai detto che…

Questo blog depista. È difficile, in un articolo come questo, distinguere la menzogna con al verità.

In realtà è sufficiente mettere l’arancia non sbucciata sullo spremi agrumi, ignorando le urla sofferenti e di supplica che probabilmente l’arancia farà.

Una volta fatto questo, lo spremi agrumi raccoglierà il succo così prodotto e… voilà!

Adesso afte esattamente le stesse cose col limone, il quale, a dispetto di ciò che si crede, farà uscire da sé un liquido incolore, che poi andrà venduto in un banchetto appena fuori casa, un bicchiere cinque centesimi!

Ma Aven, io abito al tredicesimo piano di n condominio, come faccio a vendere limonata ai passanti?

In tal caso dovrai metterti di buona lena e vendere limonata agli acari e alle formiche eventuali.

Ricetta: Albero fritto.

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“Tutto è buono se è fritto”

In base a ciò che ha detto Lee So, grande filosofo cinese del V secolo avanti Cristo, vedremo allora come si può friggere un albero e mangiarcelo come si deve.

ATTENZIONE: PER QUESTA RICETTA POTREBBERO VOLERCI ANNI.

Innanzitutto dobbiamo preparare un albero. Come si fa l’albero? Chiediamolo all’esperto magico:

Per fare l’albero ci vuole il seme

E per fare il seme?

Ci vuole il frutto

E noi abbiamo dei frutti in casa? Sì, immagino uno fra mele, pere e banane sicuramente.

Prendiamo uno qualunque di questi frutti e piantiamoli nel terriccio. Vedrete che, se curati e innaffiati bene, qualcosa verrà fuori, un dragone oppure un semino ma anche un banco ortofrutta.

Questo semino verrà innaffiato, se verrà innaffiato e quando succederà, verrà fuori quindi un albero. Gli alberi, per poter crescere, hanno bisogno di anni, a seconda del modello che avete scelto.

Quindi aspettiamo qualche anno, nel frattempo mettiamo l’olio sulla padella.

*passa qualche anno*

Ecco il nostro albero. L’olio è riscaldato alla perfezione, per cui possiamo benissimo infilare l’albero dentro la padella e friggerlo.

Quanto deve essere grande la padella?

Abbastanza per poterci far entrare un albero. A meno che non vogliamo cominciare con un bonsai, per i tizi a dieta che sono sempre dietro l’angolo e minacciano l’umanità.

LA PANATURA

Per poter avere un albero croccante, e sentire proprio la corteccia che distrugge i nostri denti, ed eventualmente levare i nidi con lo stuzzicadenti, possiamo passarlo in mezzo a una bella panatura, che può essere sia di pan grattato oppure di quello che volete voi. Vanno benissimo anche le bricioline che si nascondono in mezzo alla tastiera, per dire.

Possiamo anche prendere i rami e panare solo quelli, in modo da accontentare tutti.

Aven, ho mangiato un albero ma non mi sono accorto che dentro il tronco si nascondevano n sacco di bruchi che adesso hanno formato una famiglia dentro di me. È grave?

No, a meno che i bruchi non diventino giganti e comincino a sparare laser.

 

Tutorial: perdere il pelo ma non il vizio.

Salve a tutti, e benvenuti in questo nuovo Tutorial!

Si dice che “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, ma noi siamo lupo, siamo peli o siamo vizi? O siamo?

Vediamo un po’ come perdere il pelo, ma non il vizio.

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ADORO mettere l’immagine random ad articolo iniziato. A proposito, questo prima era un uomo, solo che poi ha letto questo tutorial.

Dunque, per perdere il pelo bisogna supporre che ce l’abbiamo. Quindi se siete glabri procuratevi un po’ di peli.

Per perderli, esistono due vie:

a) METODO LAMETTA: si prende una lametta e i peli vanno via. Non troppo forte come se stessi zappando, altrimenti poi vengono i taglietti e ci dobbiamo curare.

b) METODO CERETTA: un metodo doloroso usato come tortura in certi paesi. Davvero, non posso nemmeno descriverlo perché è doloroso anche parlarne.

E poi perché non l’ho mai fatto LOL

Questo è perdere il pelo. Di solito, quando lo si perde si perde anche il vizio, per un mistero ancora da chiarire e che si trova scritto nel cerchio nel grano scritto mercoledì scorso, ma che non sono riuscito a leggere perché l’hanno rimosso subito.

Quindi, per mantenere un vizio nonostante il pelo perso, direi innanzitutto di averne uno. Ce ne sono sette disponibili, scegliete quello che fa per voi: ira, superbia, invidia, lussuria, gola, accidia e avarizia.

Quindi, riassumendo, perdo il pelo ma non l’ira, quindi potrò in ogni caso lanciare sedie da un capo della stanza all’altra.

Perdo il pelo ma non la superbia, perché non sono certo i peli a rendermi il migliore scrittore del mondo.

Perdo il pelo ma non l’invidia, perché ad esempio libri come After hanno fato successo e i miei capolavori no.

Perdo il pelo ma non la lussuria… eh, ragazze, che volete farci. La malizia sta negli occhi di chi guarda. I peli non guardano.

Perdo il pelo ma non la gola, e figuriamoci. Anzi, senza peli viene meglio arraffare i dolcetti nei buffet.

Perdo il pelo ma non l’accidia. Mentre dormo, infatti, il letto poi rimane libero dai peli che cadono.

Perdo il pelo ma non l’avarizia, perché è sempre meglio avere un euro che non averlo.