Posta del cuore/19

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Eccoci qui, e chi l’avrebbe mai detto? Nuovo episodio di questa rubrica che sta appassionando molte persone, e altre persone si appassioneranno oggi perché oggi si parlerà soprattutto d scoperte!

Esatto, perché ho intenzione di celebrare il Columbus Day raccogliendo tutte le lettere d’amore che parlano di scoperte!

Cominciamo subito:

Caro Aven, ho scoperto una sedia bellissima. Davvero bella, comoda, e poi vibra… come posso fare per corteggiarla e magari attaccarmi a lei? Per inciso, sono il cuscino”

ciao Cuscino! Be’, ti suggerirei di andare a legarti alla sedia! Così, volente o nolente, dovrà accettarti! dici che così penalizzi il libero arbitrio dlela sedia stessa? ma chiediamolo a lei:

ADORO quando i cuscini si siedono su di me

Visto? Passiamo ad altro:

ciao Aven, sono la tua tastiera. Ebbene, ho un orgasmo tutte le volte che le tue dita mi colpiscono. Aaaah… sìììì… continua…

ODDIO MI STA FACENDO SCHIFO

Caro Aven, sono la tua lametta. Devo dire che ogni volta che mi approccio al tuo collo c’è il mento che mi fa l’occhiolino! Che posso fare per conoscerlo meglio?

Puoi ad esempio, ogni domenica che mi faccio la barba, non ferirlo come fai di solito. sai, di solito non ferire è meglio che ferire, quindi i tagli non sono molto graditi. Fai questo e vedrai come cadrà ai tuoi piedi.

Caro Aven, c’è una cosa che non avevo mai visto e che voglio farti sapere! Sono lo shampoo, e mi sono innamorato del bagnoschiuma. Come posso fare per conoscerlo meglio? Voglio dire, come più che amici…

Ma io so che il bagnoschiuma è impegnato col sapone. Come facciamo? Chiediamolo al sapone!

ADORO avere le relazioni a tre

Va beh, allora nessun problema. Avanti un altro!

Ciao Aven, sono la tua moneta portafortuna da dieci centesimi. voi farmi diventare come il decino di zio Paperone, ma siccome c’è quella caramella alla menta che costa proprio dieci centesimi di cui mi sono innamorata perdutamente, non è che puoi…

NO MAI! Anzi, sì… le caramelle alla menta mi piacciono.

Aven… ma come le tue dita mi colpiscono… mmmhhh… ancora…

ODDIO BASTA

 

 

 

 

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Ricetta: pollo arrosto al forno.

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Prendiamo un pollo e lo facciamo arrosto.

Tutto qui. Fine articolo, grazie ciao buona giornata.

No, dai, scherzo. Che faccio a fare un banner anche bello se poi non lo uso? Vediamo allora cosa possiamo dire del pollo arrosto al forno.

Come spesso accade, abbiamo bisogno delle seguenti cose:

  • Un pollo
  • Un arrosto
  • Un forno
  • Delle patate. E che vuoi, mangiarlo senza contorno?

Ebbene, il pollo ce lo abbiamo già, pronto da cucinare. L’arrosto… pure, anche se dobbiamo crearlo, mettendoci anche le erbe aromatiche adatte.

Per creare l’arrosto dobbiamo per prima cosa accendere i fornelli

Ah, sì! Beh, quello mi sembra facile, a parte che è sufficiente dirglielo e loro appaiono guizzanti. Così poi possiamo mettere il nostro pollo sulla padella e piano piano assistere alla sua trasformazione, da rosa a bianco, e ogni tanto girarlo. No, perché altrimenti si carbonizza.

Una volta fatto questo, faremo questo lavoro anche col forno, ovvero… sentite questa *rullo di tamburi*

Facciamo tornare rosa il nostro pollo e lo cuoceremo al forno!

*pe pe peee*

Incredibile, vero? E questa cosa è possibile solo tornando indietro nel tempo, con la macchina del tempo comprata dall’orologiaio in stazione. Una volta fatto, possiamo decorare il nostro pollo con le patate: che siano fritte, bollite o al forno l’importante è che siano fresche e gialle,perché se sono verdi stanno diventando brutte, o lo sono già:. per non parlare del fatto che ospiteranno vermi di lì a poco.
Eccoci pronti per il nostro pollo arrosto al forno, allora! prima di mangiare,. però, vorrei sottolineare un’altra cosa:

Il pollo non va maltrattato. Se ne accorge. Voi stessi ve ne accorgerete che se ne accorge per il fatto che non vorrà più staccarsi dalla padella, nella fase in cui lo stiamo arrostendo.

Va beh ma un po’ è colpa della padella che non è antiaderente!

No. La colpa è del pollo che preferisce stare attaccato alla padella per non essere mangiato da voi!

Tutorial: andare alle fiere e spendere tutto.

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Questo sono io dopo il giorno passato al Palermo Comicon. Un poveraccio, sì, ma con una valigia piena di desideri esauditi.

Lo scorso settembre si è svolto il Palermo Comicon, un convegno per nerd dove ci si veste in cosplay e si compra tutto quello che c’è da comprare, per poi sparire nel nulla.

La prima cosa da fare è capire dove si trova questo evento. Siccome io sono povero, posso permettermi di andare un giorno solo, anche perché poi in effetti diventa pesante, e in ogni caso la Fiera in questione si trova dall’altra parte della città, rispetto a dove abito. Per riflesso, posso dire che io abito dall’altra parte della città rispetto a dov’è la Fiera. Infine, rispetto a casa mia e la Fiera, la Cattedrale si trova proprio a metà strada o quasi.

Comunque.

Una volta individuata la zona, si decide di andarci con i mezzi pubblici, quindi ci si alza all’alba per essere lì in tempo utile e comprare un biglietto per entrare per primi, e rimanere lì tutto il giorno.

Il giorno perfetto per andarci è infatti il sabato, ché non è il primo giorno e nemmeno l’ultimo, e c’è più gente e magari si può stare anche in compagnia, se uno ha la compagnia. Se invece uno vuole stare da solo, si hanno molte più possibilità. Ad esempio, si può decidere di fare un corso gratis di dama, oppure di… spendere tutto.

Tutti i tuoi risparmi, i soldi dei nonni, gli stipendi, tutto convertito in borse, gadget, tazze di PacMan doppioni, cibo a quantità industriale e manga.

A fine giornata, avremo speso tutto, e solo allora piangeremo lacrime amare. Tuttavia, la soddisfazione di avere un angolo nerd per la casa sarà senza pari, fino al giorno in cui affitteremo uno stand tutto nostro e venderemo i libri che abbiamo scritto.

Fino ad allora, continueremo a spendere.

“Ma abbiamo già zero euro!”

ABBIAMO? DOBBIAMO VENDERLO!

 

Perché ci si saluta?

Ciao, Aven!

Così mi salutano, anche nella vita reale.

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Fa molto America presentare il banner a puntata già iniziata.

Il saluto è micidiale, è un rito. Sono sicuro che siamo tutti d’accordo su questo punto. Inoltre, salutare qui nel sud vale a dire anche fare la vasata, ovvero avvicinare la guancia destra a quella dell’altro che si sta salutando, perché non basta la stretta di mano o agitare la mano come fanno le nobili dell’ottocento.

Perché ci si saluta?

SITUAZIONE 1

Ginopaolo e Fedenico sono amici da tanti anni, tanto da andare in pizzeria anche una volta ogni due mesi, per quanto sono amici. Si scambiano gli auguri pe ri compleanni,. a Natale, a Pasqua e anche per santa Brigida.

“Ciao Ginopaolo!”

“Che piacere, Fedenico!”

Ecco, questo è quello che ci aspetteremmo tutti, vero? Invece, senza saluto…

“Mio caro Ginopaolo, il BTP Bund è sceso ancora”

“Ah beh, c’era da aspettarselo”

Come vedete, è un po’ butto andare dritto al punto della situazione, che in questo caso è l’economia, ma vediamo allora la

SITUAZIONE 2

La signora Soccorsa è andata dal fruttivendolo per comprare un broccolo.

“Buongiorno Fruttivendolo! Mi serve un broccolo!”

E il fruttivendolo

“No, in realtà sarebbe buonasera, visto che è già passato mezzogiorno”

Ma a te non viene di dire buonasera quando il sole splende in alto, vero? Eppure lo si dice, e si finisce per confondersi dando spago a chi come il fruttivendolo è molto pignolo.

Senza saluti invece:

“Fruttivendolo, un broccolo subito!”

“Ecco signora!”

vedete? Tutto semplice e immediato.

SITUAZIONE 3

“Carlogio se n’è andato senza salutare”

” È un cafone”

Carlogio sta semplicemente questo tutorial, m,a ritrovandosi a un party, se n’è andato senza salutare nessuno andandosene via come un ladro. Gli altri, che non leggono il mio blog, lo insultano senza motivo. Ecco perché, nella situazione senza saluti:

“Ma dov’è Carlogio? Non sarà stato mica catturato dal gabinetto mutante che c’è nel locale?”

“OMMIODDIO DOBBIAMO SOCCORRERLO!”

“No tranquilli ragazzi, se n’è solo andato”

“Ah, meno male. Comunque andiamo dal gabinetto mutante!”

Vedete? Nessuno viene preso per cafone e la serata può continuare senza altre allusioni a Carlogio, spostando l’attenzione sui gabinetti mutanti.

 E NEL FINALE DUE VOLTE I SALUTI! FATELO BENE! GIOCA JOUER!

Quindi ho eliminato anche il Gioca Jouer facendo un favore all’umanità.

Detto questo, non saluto e rimando all’articolo di ieri. Leggetelo ❤

Test: che frutta sei?

Attenzione, qui non si parla di frutta.

“Sei squilibrato, Aven”

No, intendevo che il test non è per sapere se sei una mela o una papaya, ma se sei più da frutta secca o frutta fresca, o frutta tropicale.

Partiamo subito:

  1. Dolce o salato?  

a) Albicocca

b) zafferano

c) Equilibrio fra i sapori

2. Pan di Spagna o Pan bagnato?

a) Mela

b) pera

c) Banana

3. Banane o Lampone?

a) CHI C’ERA STASERA

b) Eh, il mitico Gianni

c) Preferisco il formaggio

4. Hai mai utilizzato un abaco?

a) Sì infatti sono rimasto traumatizzato

b) Piccioni viaggiatori

c) Ho l’influenza

5. Quando piangi, versi lacrime, vero?

a) NO TU CHE DICI, SUCCO DI PERA?

b) No, di pesca

c) No, di cocco

6. Passiamo adesso al pistacchio.

a) Aaaah, buonissimo!

b) Mi fa schifo

c) Una volta ho beccato un guscio di pistacchio vuoto

7. E le noci?

a) Sono ottime per farci le barchette

b) I gherigli sembrano cervelli. ODDIO MANGIO CERVELLI?

C) Impianto idraulico

8. Tu le tiri le noccioline alle scimmie?

a) Una volta l’ho fatto a un Nigeriano e mi hanno arrestato

b) No, la trovo la cosa inutile e senza senso

c) Pescara

9. Ci pensi tu a togliere le castagne dal fuoco?

a) perché mai dovrei farlo? Sono buone calde

b) Sì, eccome

c) Genoveffa

10. So una cosa di te: quando rispondi al telefono, dici “pronto”.

a) ODDIO È VERO SEI UN MEDIUM

b) No, veramente rispondo col mio cognome

c) La penna verde

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A

Complimenti, sei la frutta fresca! Che tu sia una banana verde, oppure una pera matura, a te piace la bella stagione, disturbare le ragazze in bikini e in generale fare festa! Complimenti, ma l’inverno sta arrivando…

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

Complimenti, sei la frutta secca! Te ne vai in giro per il lungomare sgranocchiando un po’ di tutto, dai pistacchi alle noccioline ai bruscolini. Attento, però: le bucce non si mangiano.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

Complimenti, non te n’è fregato niente di questo test e hai risposto C  a tutto! sei una persona indifferente ai problemi della vita e per questo ti daremo una medaglia al “Miglior Confine” 2017! Peccato che questo concorso sia scaduto un mese fa…

Kaden e le Fontane di Luce/35

Capitolo 35

Mary disse: “Non mi hai fatto fare nulla!” ma Isabel ridacchiò. “Hai assistito al mio modo di combattere, ti pare poco?”

Non c’era da stupirsi infine, tornati al campo, che Caleb aveva fatto piazza pulita del resto dei briganti, composto da un uomo di mezza età ma ancora molto vigoroso e un altro ragazzo, della stessa età delle due che avevano rapito Kaden.

“Miseriaccia! Chi erano?” chiese Mary, mentre osservava il disastro che erano riusciti a combinare. Molte delle guardie erano morte, e non rimaneva più nessuna carrozza. Oltretutto, era rimasto solo il cavallo personale di Caleb.

“E che ne so… hanno studiato tutto nei min imi dettagli, però, riuscendo a sorprenderci”  disse il figlio maggiore degli Hesenfield. “Per fortuna, non hanno fatto danni irreparabili”

“Danni irreparabili? Dovremo andare a piedi!” esclamò Isabel, frustrata.

“Questo perché non riesci ad andare al di là del tuo naso” osservò Caleb. “Siamo in una foresta, qui, il legno non manca. Costruiremo, tutti, una carrozza e andremo a Sydney, domani a mezzogiorno, cascasse il mondo”

Siccome erano ancora un gruppo folto di persone, impiegarono solo alcune ore per montare una carrozza adatta a portare tre persone, trainata dal cavallo di Caleb, il quale si era proposto da (come) cocchiere, ma privo dell’armatura e vestito in maniera strana.

“Voi, miei uomini, perlustrerete la zona” annunciò il ragazzo il giorno dopo, verso sera. “Io scorterò Kaden e le ragazze a Sydney, reclamando il mio trono”

“Lo reclamerai vestito di sacco?” disse Mary, guardando perplessa il nuovo abito di Caleb. Infatti si era vestito del sacco di patate che gli aveva portato Isabel, tenuto fermo dalla corda di canapa.

“Tu bada ai fatti tuoi e pensa con Isabel come entrare a Sydney. Io… io devo diventare Re” rispose glaciale. L’idea gli era venuta ripensando al sacrificio di Klose. Lui aveva dato la vita affinché lui, Mary e Kaden si presentassero davanti alla regina Margareth, dimostrando così un coraggio eccezionale. Ma oltre al coraggio serviva anche l’umiltà, l’accettare di essere servo del popolo, per poterlo proteggere. E come si vestivano gli umili? Di sacco, ed ecco quello che aveva detto a bassa voce alla sola sorella, poiché temeva i giudizi e le obiezioni inutili degli altri due.

In quella veste, i quattro presero di nuovo la via e finalmente, all’alba del nuovo mattino, Sydney era in vista, con la guerra che gli bussava alla porta.

“Mancano due giorni all’incoronazione del… sovrano” disse Caleb. Era la prima volta che parlava da quando era salito sul suo cavallo.

“E allora?” rispose Kaden, malinconico come non lo era mai stato. Isabel andava avanti e indietro nei suoi sogni, e più di una volta si erano “baciati”. Poi, vederla a stretto contatto con lui in quel nuovo mezzo di fortuna, si chiedeva spesso come avrebbe fatto a resistere alla tentazione di dichiararle i suoi sentimenti.

“Dobbiamo impedirlo” rispose secco Caleb. “Adesso il piano è questo: io ed Isabel prenderemo il controllo dell’assedio e reclameremo il nostro Trono. Soprattutto la mia parte sarà fondamentale, perché passerò col mio cavallo vestito di questo umile straccio infreddolito e tutti mi vedranno come loro servo e comandante, in quanto nuovo Re dell’Australia e Isabel riceverà il titolo di Principessa. Tuttavia, questo è quello che riguarda noi. Tu e Mary vi infiltrerete e cercherete un modo di entrare… sono sicuro che una volta sul posto troverete qualcosa, poi cercherete la nuova ubicazione della Fontana e…”

Seguì un minuto di silenzio tesissimo. Tutti sapevano che la fine era vicina e non vedevano l’ora di assaporarla.

Caleb non disse nulla, concentrato più che altro sugli incendi, sulle esplosioni e sulle urla che si sentivano anche da lassù.

“Non stanno combattendo male” osservò. “Voglio dare loro una mano. Per farlo, dovrò introdurvi nell’accampamento del Capitano, che non so chi sia, ma so bene quale sia la sua tenda. Entrerò forte del mio cognome, tuttavia voi non entrerete, come ho appena detto”

E così successe. Scesero prestando molta attenzione a dove mettevano i piedi in quanto il terreno era molto instabile e infine giunsero sul campo di battaglia.

Caleb respirò a pieni polmoni l’aria pesante, che invece a Kaden stava soffocando.

“Come fai?” chiese, tossendo convulsamente, imitato da Mary.

“Semplice: inspira finché i polmoni siano riempiti e poi liberi l’aria. Non è difficile” rispose Caleb, sogghignando. “È il mio mondo, questo: si uccide, si teme per la propria vita e finalmente la carne che cerco posso trovarla. Ma tu non puoi capire. Andiamo ”

Kaden percorse una sentiero molto lungo, in cui comprese davvero che cosa significava la parola guerra.

C’era gente morta, cadaveri ammucchiati ai lati e un odore pesante ovunque.

Inoltre, medici di ogni sorta correvano di qua e di là per prestare soccorso ai feriti, dei quali alcuni gravi.

E fu a un certo punto che Kaden si accorse che un medico sussurrò a un soldato: “Mi dispiace, ma la cancrena è irrecuperabile. Dovremmo amputarla”

E vide in diretta un’amputazione, commentata da Mary con un sibilo. Quella scena  bastò per allontanare Isabel, per un momento, dalla mente del ragazzo.

Poi gli venne in mente che vi era la possibilità di ricostruire l’arto, ma forse con i mezzi che avevano in campo non era possibile.

Infine, dopo aver evitato un pazzo che sosteneva di sentire le esplosioni, si vide di fronte una tenda ricamata in oro.

“Eccoci” disse Caleb. Poi si rivolse a uno dei guardiani, cercando di governare l’agitazione in lui.

“Siamo Re Caleb Hesenfield e la principessa Isabel. Devo parlare col Capitano”

La guardia vide com’era vestito Caleb e capì che veniva in pace, così entrò nella tenda per annunciarlo.

“E voi che fate ancora qua? Andate, no?”

Isabel riportò Mary e Kaden alla realtà. Quest’ultimo non voleva separarsi dalla ragazza, ma ormai era inevitabile. Si defilarono, dunque, diretti alle mura. Per fortuna, erano giunti nell’ora di tregua, che si dava da entrambe le parti per poter curare i feriti.

Infine, superate le tende, i due ragazzi videro coi loro occhi ciò che Isabel aveva disegnato andando a memoria: erano mura spesse, davvero molto alte e dipinte di bianco. Non si stentava a credere che nessuno fosse riuscito sin lì a sfondarle.

“Tu che dici?” chiese Kaden a Mary, che consultò la mappa di Isabel.

Purtroppo Mary non aveva idea di dove far passare loro due senza essere visti, tutto era troppo coperto, e inoltre vi era Kraken l’Angusto in persona, da solo, che difendeva le già possenti corazze avversarie.

Mentre sospirava, notò che la lotta era ricominciata, o perlomeno si sentirono forti trombe squillare.

“Fate largo al vero Re bianco e nero! Cantate inni, eleviamo lodi a Caleb Hesenfield, sovrano dell’Australia unita e alla Principessa Isabel!” esclamò a gran voce qualcuno.

“A quanto pare ce l’ha fatta, eh?” ridacchiò Kaden.

“Già, ma sarà tutto inutile finché non apriremo la Fontana Chemchemi” mormorò Mary, la quale non riuscendo a trovare una risposta si stava innervosendo, “Forse dovremo confrontare il perimetro disegnato qui con quello reale. In marcia!”

I due non vennero notati, visto che la guerra era ricominciata, ma chiunque li avesse visti avrebbe detto che mancava qualche rotella: che senso aveva, infatti, girare di soppiatto davanti a delle mura così massicce, per di più disarmati?

All’improvviso una fortissima folata di vento spazzò via moltissimi soldati, disperdendoli dalla grande concentrazione che vi era nei pressi del lato del muro più vicino fino a un secondo prima.

Alla folata, seguitò un grandissimo raggio di fiamme, che separò i ribelli dai soldati della capitale che difendevano le mura.

“Eccolo, è arrivato ad aiutarci!” esclamò entusiasta uno di questi ultimi.

“Non è possibile!” si adirò Mary, dando pugni alle mura con il braccio di legno, in quanto anche lei sapeva bene che era giunta la fine, ancora prima di iniziare.

Il Drago in questione era enorme e dall’aspetto terribile. La sua sola presenza faceva mancare l’aria e dava una sensazione di occlusione, ed era per quello che qualcuno nei tempi remoti aveva definito Kraken “Angusto”, proprio in memoria degli effetti che dava la sua semplice presenza.

Inoltre, era il Signore dei Draghi, pertanto ci si doveva aspettare da lui tutto quello che poteva comprendere una fine lenta e dolorosa.

Mary e Kaden rimasero in piedi, e furono tra quei pochi che riuscirono a resistere al primo attacco.

Se Mary aveva già estratto il suo pugnale, però, il secondo stava osservando con apprensione il muro di fuoco appena creatosi.

“Non temere, Kaden” disse Mary. “Riuscirò a farti passare oltre questa maledizione, fosse l’ultima cosa che faccio! È quello che Shydra voleva! Devo farlo per John!”

John. Kaden sapeva che Mary pensava ancora a Taider, la sentiva piangere e ripetere quel nome, ogni tanto. E forse lei lo amava in un modo che Kaden non riusciva ad afferrare.

Poi lo vide. Kaden si voltò sulla sinistra, quando vide un buco minuscolo in quell’immensità di pietra e acciaio.

Era solo un canale di scolo, ma per Kaden voleva dire una possibilità.

Kraken era ancora impegnato a distruggere. Forse non li aveva visti. Non vi era nessuno nel raggio di mezzo chilometro, forse.

E allora, trasse due profondi respiri e calò verso terra, in modo da vedere meglio quella piccola fessura.

Sembrava essere lì da secoli. Le sbarre, una volta forse fatte in ferro, erano molto arrugginite e sembravano promettere il tetano immediato, ma di quello Kaden non ne era a conoscenza.

Piuttosto, il ragazzo vide, oltre le sbarre, che l’acqua verdognola entrava con molta velocità dentro le fogne di Sidney.

Kaden prese una decisione. “Mary!” esclamò. “Mary! Guarda! Avevamo la soluzione sotto gli occhi!”

Mary ebbe tutto il tempo di meravigliarsi ed avere un tuffo al cuore.

“Meraviglioso, Kaden!” esclamò gettando la cartina ormai inutile di Isabel. “Entreremo e capiremo”

Grazie ai prodigi magici della ragazza, le sbarre si aprirono come se non vedessero l’ora di far entrare due estranei, introducendoli dentro quelle rapide fatte di melma e di acqua verdognola che prometteva malattie.

E così accadde. In un turbinio, i ragazzi vennero trascinati in mezzo ai flutti, stando bene attenti a tenere la bocca chiusa, in modo da non ingerire quel liquido rancido.

Dovevano ammettere che andavano molto veloci, riuscendo a malapena a rendersi conto che quel cunicolo era pieno di topi che viaggiavano più lenti.

Poi, come tutto cominciò improvvisamente, altrettanto improvvisamente finì, e i ragazzi caddero faccia  a terra su un mucchio di pozzanghere.

Kaden si aspettava un  livello d’acqua più profondo, invece a quel che pareva i condotti si allargavano.

“Bene, siamo arrivati. Probabilmente siamo sotto la città. Ci conviene salire su, adesso, per vedere la città” disse Mary.

“No, che dici? Siamo due ricercati, il mio nome è al secondo posto fra le taglie più alte, non ricordi? Non possiamo farci vedere! Direi piuttosto di dirigerci al porto, verso il Mare! Seguiremo i topi!”

Kaden sapeva bene che i topi cercavano sempre la strada giusta, poiché avendo vissuto per tanto tempo nei quartieri più poveri di Perth aveva imparato a conoscere quei roditori, pertanto si affrettò a seguirli, aiutato dalle fioche torce che erano installate a intervalli regolari.

Se Kraken veniva definito Angusto, di certo quelle gallerie non erano da meno: biforcazioni, tetti bassi, mattoni pieni di muschio e altre sporcizie, il canale di scolo che riempiva le scarpe di Kaden fino a  rendere i passi pesanti, e i topi che alle volte spostavano i loro compagni morti per poter proseguire.

E nel frattempo, nella mente del ragazzo si faceva strada l’idea di poter incontrare un nemico malvagio anche in quel posto.

Poi tuttavia si tranquillizzò: aveva Mary dalla sua parte, e il massimo che poteva incontrare lì era un Plexigos, e forse anche uno cieco, per via della poca luce.

Poi gli venne in mente come si era imposto rispondendo alla proposta di Mary con una migliore, e capì: non era più lei a proteggerlo, adesso i ruoli si erano del tutto ribaltati e questo lo spaventò non poco.

Ad ogni modo, più andava avanti, più Kaden aveva paura di non arrivare mai, e quello lo fece tornare in se stesso e pensare a tanti aspetti negativi.

La sua missione aveva disseminato morte attorno a sé e aveva invece instillato la disperazione dentro di lui.

E nonostante tutto, era lì, a cercare di penetrare verso il porto, seguendo la direzione che stavano prendendo i topi, anche se a un certo punto alcuni presero la biforcazione destra, altri ancora la sinistra, e il restante prese la via centrale.

“Porca miseria… e adesso che facciamo, tu che sei tanto saputello?”

Kaden si sentì impaurito e dovette ammettere che Mary aveva ragione.

Ciò che fanno i gatti.

Apro una rubrica che parla di amarcord, ovvero storie vecchissime che ho scritto in passato e che ci terrà compagnia ogni venerdi. Spero vi piaccia 🙂 

Questa è datata 24 luglio 2013.

È incredibile! Ogni giorno ne accade una! Ad esempio non trovo più il mio lettore!

« Ehi, non trovo più il mio lettore mp3 » dico a mia madre, come se fosse mia sorella. Quando sono arrabbiata non capisco più niente.

“Eh, sarà da qualche parte!” risponde lei, troppo indaffarata per darmi attenzioni. Ma si tratta del mio lettore! Io non posso vivere senza! Poi come faccio a non prestrarle attenzione? Dovrò per forza ascoltarla non appena mi rivolgerà la parola!

“Toh, eccolo” lo trovo infine. “ma perché ce l’ha il gatto?” mi chiedo, senza aspettarmi risposta alcuna.

“Si vede che la canzone che stavi ascoltando gli piace!” dice mia madre, che finendo quello che stava facendo è venuta a curiosare. In effetti, il nostro micio si è raggomitolato rilassandosi sulle note di Hotel California degli Eagles.

“E come avrebbe fatto ad accenderlo?” le chiedo.

“Sai, smanettando si fanno cose impensabili!”

Non le sarà uscita male questa dichiarazione? In ogni caso, devo ammettere che ha ragione.

“Hmmm… però è troppo grazioso così! Che ne dici se facessimo una foto?” le chiedo, estraendo la mia  compatta personale.

“D’accordo” dice lei, andandosene.

E così, adesso, ho come screen saver del cellulare questa foto del mio micio che ascolta la buona musica. L’ho cresciuto bene, no?

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La mia padrona mi ha appena fatto una foto. Lo so, sono adorabile. E poi ADORO la musica che ascolta, mi rilassa, ecco.

Tutto molto bello, certo, ma… dove sono i miei croccantini?

 

 

Posta del cuore/18

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Eccoci giunti a un nuovo episodio della Posta del Cuore, che ormai è riuscito a diventare un appuntamento fisso e quindi vi ringrazio per aver fatto sì che questa rubrica non chiudesse.

Ciao Aven! Mi piace uno. Ebbene sì, ogni tanto ti scrive una ragazza! Come posso approcciarmi al numero 1 senza irritarlo?

Attenzione, quando si parla di relazione amorose con i numeri. Soprattutto, fate attenzione ai numeri 1, che sono boriosi e con un alto senso dell’ego! Quindi, l’importante è farlo fesso riempiendolo di moine e vedrai che sarà tuo!

Aven mi dai qualche consiglio per rimorchiare?

Certo! Dunque: innanzitutto devi avere una carrucola, poi devi fissare bene il gancio del tuo rimorchio all’auto e vedrai che non cade più! Al che, buon viaggio!

Ah, ma forse tu volevi sapere come approcciare le ragazze… dipende. Sei un numero 1?

Caro Aven, mi sono venute le farfalle nello stomaco. Anzi, mi vengono ogni volta che la guardo, ogni volta che la vedo arrivare. Le ho chiesto di uscire una domenica, e lei mi ha risposto “Ora vediamo”, quindi picche. Ho cercato di dimenticarla ma niente, ancora ci sono farfalle! Che posso fare?

Una bella spruzzata di DDT e passa tutto. Sullo stomaco, ovvio, mica sulla ragazza.

Ciao Aven! Che ne dici se mi dovesse  capitare di innamorarmi del  panino  col prosciutto  e la maionese? Eh? Posso chiedergli di uscire e così nutrirmi di lui per strada? Eh?

Eh… domanda difficile, a cui non so rispondere senza pensare al panino stesso. Ebbene sì, siamo rivali…

ciao aven! Puoi darmi qualche suggerimento per un primo appuntamento? Voglio dire, è vero che essendo il primo bisogna portarla al ristorante e ordinare un primo?

Sì, è verissimo! Inoltre ti consiglio di ordinare anche un brodo per entrambi, in modo da guardarvi negli occhi al posto di mangiare! Buon non-appetito!

 

E per oggi chiudiamo la rubrica 😀

Ricetta: torta al cioccolato senza torta.

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Oggi ho voglia di dolci, quindi prendo dallo scaffale le uova, lo zucchero e accendo il forno, perché ho intenzione di fare una TORTA!!

*pe pe peee*

Senza sapere come farla.

Dunque, non deve essere molto difficile. Siccome la vogliamo al cioccolato, immagino che il cioccolato sia un elemento preponderante di questa ricetta. Poi il cioccolato mi fa: “Ehi,! Non starai per caso pensando di inserirmi in una torta, vero?”

Io gli rispondo: “Be’, quella era l’idea! Ma come mai me lo chiedi?”

“Te lo chiedo” mi risponde lui “perché oggi non ho voglia di finire in una torta! per quanto mi riguarda, puoi fare una torta al cioccolato… senza torta!”

Ah.

Beh. Direi allora che è il momento di aggiungere un nuovo livello nella nostra sfida alla guida Michelin, alla quale ho chiesto una stella da darmi, sulla fiducia. Quindi, la prima cosa da fare è pendere il cioccolato che abbiamo preso e… mangiarlo. Per quanto riguarda la torta, possiamo anche non farla, o comunque usare i miei ingredienti preferiti, ovvero le uova immaginarie, la farina invisibile e il forno spento.

Sbattiamo le uova immaginarie dentro una ciotola, poi impastiamo la farina invisibile con le mani pulite e mettiamo tutto nel forno spento. Certo, essendo spento e vuoto non è che io possa orientarmi quando e se la torta è cotta, ma d’altra parte se la torta deve essere fatta d’aria una ricetta devo comunque inventarmela.

Ebbene, passati dieci minuti dove possiamo anche suonare una chitarra, apriremo il forno spento e una ventata freschina ci sbatte sulla faccia.

“Toh! La torta è pronta” dico, rivolgendomi al cioccolato ormai digerito. Lui mi guarda soddisfatto, e anche io lo sono. Sapete che il cioccolato lascia delle sostanze che provocano l’allegria?

Al che, posso mangiare la torta, con la mia forchetta fatta con le dita.

Tutorial: scavare nel freezer.

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Vedete? nemmeno Freezer riesce a scavare nel freezer… o è il Freezer che non riesce a battere un freezer?

A parte l’immagine che genera implosione al solo guardarla, io suggerirei di andare a vedere un freezer. Dovremmo averlo tutti, e generalmente si trova sopra il frigorifero.

Abbiamo fame, abbiamo bisogno di vedere quello che c’è dentro. Lo apriamo dunque, con decisione ma senza avere troppa fretta di vedere quello che c’è da vedere.

Ehi! Ma che abbiamo qui? Un’era glaciale! Il freezer, mai sbrinato, ha formato veri e propri ghiacciai in mezzo ai cibi che custodisce! E niente, anche questa cosa semplice può rivelarsi un’avventura, che nulla ha da invidiare all’impressa di Amundsen e quella volta al Polo.

Prima fase: i cibi più vicini

I cibi più vicini sono quelli da consumare il prima possibile, quindi li si può estrarre subito senza dover prendere i guanti e il cappotto di pelliccia.

Seconda fase: le prime stallattiti

Adesso, prendiamo i cani e, con indosso un bel cappotto fatto con le pelli dello Yeti, andiamo alla ricerca dei cibi ormai fossilizzati nelle nevi perenni. Qui la temperatura oscilla dai -25 ai -35 gradi Celsius, quindi non c’è da stupirsi se dobbiamo prendere un piccone per spaccare lo spesso strato di ghiaccio. Poi, lo strato spaccato possiamo usarlo per un cocktail, dopo, alla nostra base.

Terza fase: il fondo del freezer.

Qui la vita non esiste più. C’è solo ghiaccio, tutto è morto e solo i cuori impavidi osano andare a visitare il fondo del freezer, il quale non si ricorda più nemmeno come sia fatta la luce del sole, custodendo tuttavia, sotto di sé e quindi sotto tre metri di ghiaccio durissimo, vaghi pezzi di prezzemolo e di pisellini ormai dimenticati dal tempo.

Noi, coperti da più strati e aiutati da una torcia , vediamo quanto è ancora salvabile e pianteremo una bandiera con la nostra faccia lì, dov’è difficile spiegare a parole cosa ci sia esattamente.

Cosa vuoi che ci sia… solo ghiaccio, no?

In effetti.