Test:sei un VIP?

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Dì la verità: anche tu vuoi questo autografo! E se ti dicessi che dopo questo testo sarai un VIP tanto quanto me?

  1. Hai un paparazzi radar e stai attentissimo alla qualità delle persone che frequenti, per timore di ritorsioni

A. Vero

B. Falso

C. Sono un paparazzo

2. Il tuo giornalino preferito è quello di gossip

A. No ma conosco tutto degli attori delle mie serie tv preferite

B. No, seguo solo i tg tanto è la stessa cosa

C. SI ODDIO GUARDO VERISSIMO OGNI GIORNO

3. Hai nella tua vita fatto almeno un casting

A. Sono stato giudice per la sagra della polpetta

B. Mi hanno scartato *cries*

C. Faccio la comparsa nei tal show, 300 euro per applaudire e basta

4. Dopo mesi di attenzione, ti hanno colto in fallo. secondo te, per cosa i paparazzi ti scoverebbero?

A. A specchiarmi di fronte una macchina

B. A fare le registrazioni su Whatsapp davanti una banca ed essere sospettato di rapina

C. In atteggiamenti intimi con alcuni manichini

5. Hai un chihuaua!

A. Sì, e gli metto sempre i maglioncini carini ❤ ❤

B. Diciamo che ho un dobermann assetato di sangue

C. MA CHI QUEI SCHIFOSISSIMI TOPI CHE ABBAIANO COME SATANA?

6. Dì la verità: sei un po’ snob… eh?

A. Eh…

B. Mi fanno schifo le persone, che siano negri, ebrei, italiani o messicani

C.  Ma no, soprattutto i bambini sono dolci

7. A proposito di bambini: diciamo che un bambino ti ferma per un autografo con annesso selfie. Che fai?

A. Gli risponderei che ha sbagliato persona perché non sono un vip

B. ODDIO ANCHE LA DEDICA TI FACCIO ❤ ❤

C. Non rispondo, e piuttosto mi coloro di rosso la faccia

8. Roma o Milano?

A. Castelvetrano

B. Via Montenapoleone ❤

C. Gubbio, i cui abitanti sono 0 dopo il passaggio di don Matteo

9. Ti invitano alle feste?

A. No, hanno tutti la sessione d’esami

B. ODDIO SI SONO IL RE DELLA FESTA

C. No, casomai escono gli altri e io vedo il giorno dopo le foto

10. Hai già pensato a una villa al mare?

A. Una? Minimo tre!

B. Ho comprato un atollo in Polinesia, ti pare sufficiente?

C. E comprare una casa in campagna?

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A 

Sei un vip. Non ti basta altro: hai già tutto, ti manca solo il Golden Globe, l’Oscar, la stella Michelin, il Vanity Fair, la copertina su TIME… ma sei sicuro di essere un vip?

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

Okay, tu sei un VIP. Hai tutto quello che manca all’opzione A, e in più hai anche un chihuaua nella borsetta. Figo, no? Puoi chiamare Paris Hilton ed essere sua amica!

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

Non sei un VIP, decisamente. Per te, una maratona di Star Wars solitaria vale molto più di qualsiasi contatto sociale. Non lamentarti però se alla tua morte per diabete non viene nessuno al tuo funerale… non ti si conosce!

 

Le avventure di Isda/49

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Sembrava che fosse amore e invece era Isda

È il 14 febbraio.

Anche fra i pesci si festeggia san Valentino, e in effetti un Merluzzo e un’Ombrina si stanno incontrando in uno spiazzale romantico.

Il Merluzzo è un po’ in ansia, ma poi si rasserena vedendo il pesce che ama.

“Eccoti” la saluta sorridendo.

“Eccomi” risponde lei, altrettanto emozionata.

“Allora vogliamo andare?” e così vanno prima di tutto al parco giochi. È un paro giochi gestito da una serie di Mazzancolle molto allegre e soprattutto rompiscatole.

“Ehi, ti piace quest’attrazione? Eh? Le volete le lumache di mare? E questo scheletro di un uomo annegato? Non vi piace? Eh? Eh? Lasciateci una recensione e cinque stellette su WaterAdvisor!”

Il parco giochi, nonostante queste domande fatte a mitraglietta, è molto bello e nonostante il passaggio di un sottomarino abbastanza inquietante la coppietta passa un pomeriggio piuttosto felice, conclusosi con una bella danza di sardine, che hanno riprodotto anche le esplosioni dei fuochi d’artificio.

“Bello, molto bello” commenta l’Ombrina, addentando un sacco di cozze sgusciate. “Perché non andiamo al cinema?”

Il Merluzzo propone un film: “perché non andiamo a vedere lo Squalo?”

“Oh sì, ci recita anche uno dei miei cugini!” commenta uno squalo di passaggio.

“Ma chi ti ha chiesto niente…” borbotta il Merluzzo, ed effettivamente il cinema è anche vicino al parco giochi, per cui possono guardare il suddetto film e anche lo Squalo 2 e anche lo Squalo ha l’influenza e concludere la maratona con lo Squalo guarisce dall’influenza e diventa un templare.

“Wow, non credevo che gli squali fossero così particolari!” esclama l’Ombrina, stupefatta. “E adesso che facciamo? Casa mia o casa tua?”

Il Merluzzo sa che è in dirittura d’arrivo, e non solo, ha posto la domanda persino la donna.

“Facciamo casa mia, così ti faccio vedere la mia collezione di conchiglie” dice lui, e insieme di dirigono verso l’abitazione.

“Sai, sono stata molto bene con te e…” esita un attimo, l’Ombrina.

“Sì, anche io” risponde lui. Avvicina la bocca. “Provo molti sentimenti per te”

l’Ombrina arrossisce e decide di dargli un bacio. Le bocche sono a un passo…

“EHI! EHI! Quanto affetto, mi sta venendo il diabete!” esclama Isda, avvicinando la sua spada laser verso la coppietta.

Kaden e le Fontane di Luce/26

Capitolo 26

Kaden e i suoi compagni giunsero a piedi fino a Kashnaville, senza mai fermarsi in nessun villaggio.

Furono nove giorni duri: stare nascosti per timore di essere inseguiti, cibarsi di bacche e sfuggire ai Draghi che di tanto in tanto percorrevano la loro stessa rotta: non era facile, e non vi erano abituati. Solamente la guida esperta di Caleb, il quale esercitava un enorme terrore verso i sui avversari, impedì l’accadere di ostacoli più gravi.

In quei giorni nessuno di loro parlò molto, affranti com’erano da quanto era successo al Labirinto e dalle notizie sempre più nefaste che pervenivano a Caleb tramite corvi messaggeri spediti dalla Villa, adesso gestita da Frederick.

Il Mangiacuore era di nuovo fuggito e mieteva vittime su vittime, nella città di Perth, luogo natale di Kaden, la guerra era finita con la morte in battaglia di Cassius il Magnifico, lasciando Isaiah Hesenfield proclamarsi Lord dell’Ovest e fissare la capitale nel paesino marinaro di Port Hedland.

“Il che è una buona notizia per te” disse Klose a Kaden. “Adesso che è il fratello di Caleb a comandare, possiamo chiedergli che ne è stato di tuoi genitori e della tua famiglia”

Kaden deglutì. Era vero ciò che diceva l’arciere: in quel marasma e nell’apatia in cui erano caduti dopo gli avvenimenti del Labirinto, Kaden aveva del tutto dimenticato che aveva ancora delle persone che l’aspettavano in ansia, a migliaia di chilometri di distanza.

“È per quello che vado ancora avanti” disse Kaden, con la voce rauca non avendo parlato per giorni. “Per i miei… per la mia famiglia. Finché c’è una possibilità che siano vivi, vale ancora la pena aprire le Fontane”

“Che discorsi sono?” interloquì Caleb. “Allora se mio fratello Isaiah trovasse i tuoi genitori morti, smetteresti di punto in bianco la tua missione?”

“Caleb ha ragione” disse Mary, tenendo in mano un bastone per camminare con la nuova protesi. “Pensa a Shydra, pensa a… a…”

E proruppe in lacrime. Il nome del Cavaliere Corrotto aleggiò per un attimo sulla radura e Kaden capì di aver detto una stupidaggine.

“Scusatemi” disse.

Il giorno dopo quell’episodio, un altro corvo arrivò dalla Villa, e Caleb comunicò che la Fontana a Sydney era scomparsa.

Fu Klose il primo a commentare la notizia. “Non sapevo potesse succedere, e non immaginavo che Re Anthony desse alle stampe questa notizia in particolare. Voglio dire, tutti sanno, o meglio, la gente comune sa che le Fontane sono spente e non possono essere riaccese, tenendole lì come monumenti antichi e sempre più fatiscenti. Perché allora rimuoverla?”

“Deve essere una strategia” disse Caleb. “Ormai sono passati quasi sette giorni dagli avvenimenti alla Villa, e la morte di Abraham Hesenfield ha ormai fatto il giro del Triregno. Il che fa di me un ricercato, anche se dubito molto che colleghino la mia latitanza a quella del ragazzo delle Fontane. In ogni caso, probabilmente Re Anthony ha deciso di provocare Kaden o perlomeno Taider comunicandoci che ha nascosto la Fontana, chissà dove, in modo da preservare la sua immortalità e unitamente scoraggiarlo”

Tutti e tre erano profondamente ammirati da quella deduzione. Caleb si dimostrava ancora una volta un ragazzo intelligente e comandante navigato. Probabilmente, anche Taider sarebbe giunto alle stesse conclusioni e questo spinse Mary ad appoggiare quella tesi.

“Sì, hai ragione, Hesenfield” disse. “Be’, sarà meglio piombare a Kashnaville e concludere il tuo assedio, allora”

“Già, sarà meglio” concordò Caleb, non sapendo cosa avrebbe trovato in quella capitale. A quanto aveva capito, lady Margareth era tutt’altro che sconfitta e a quel che pareva il suo vice era persino morto in battaglia, allontanando la possibilità di mettere sotto scacco lei e quel che rimaneva del suo regno. Conveniva arrivare subito in quei luoghi, in modo da chiudere quella guerra e pareggiare con Isaiah, che aveva già concluso la sua.

Per quanto Caleb fosse il primogenito, infatti, era Isaiah ad essere più veloce, più abile con le mani, e più istintivo nella vita. Lui invece doveva sempre avere il controllo su tutto, altrimenti non riusciva a ragionare, e per inciso il non sapere bene come stesse andando la guerra a Kashnaville lo metteva in apprensione.

Alla fine, dopo oltre nove giorni di cammino, arrivarono. La città non era accessibile, visto che vi era l’accampamento della truppa di Caleb. Grosse torri di fumo nero accoglievano i folli viandanti che decidevano di entrare. Per di più, un Drago sembrava bombardare di fiamme la già martoriata città. Tutto attorno nuvole grigie persistevano compatte e un’aria pesante rendeva difficile una buona respirazione.

“Non è quello che si dice il miglior benvenuto” disse ironico Klose.

“Non temete” li rassicurò Caleb. “Adesso entrerò nel mio accampamento dove mi spiegheranno bene la situazione. Voi restate fuori, tornerò e vi dirò come entrare”

Dopo quelle che parvero ore, il primogenito della Casata più potente del Triregno uscì dall’agglomerato di tende.

“Tutto a posto” sorrise. “La città non è affatto sicura, ma rispetto a due giorni fa siamo noi ad essere in vantaggio e fra poco tempo Margareth cadrà, che sia la Fontana o no a tenerla in vita. La cosa migliore è che sia io a comandare le mie truppe, perché ho intenzione di sfondare con un attacco massiccio e dare il colpo di grazia a questa città. Nel frattempo voi dovrete mescolarvi in mezzo ed entrare, poi da lì entrerete nella piazza principale dov’è ubicata la Fontana, poi userete l’oggetto per cui avete tanto penato”

Kaden lo estrasse dalla tasca e tornò a guardarlo. Era un bel manufatto, anche se per prenderlo Taider aveva pagato con la vita.

“Bene” disse Klose. “Faremo come dici”

L’arciere lo disse, ma non poteva credere alle sue parole. Solamente dieci giorni prima, non si sarebbe mai affidato a un Hesenfield.

Così accadde che, dopo l’usuale discorso di incoraggiamento, Klose, Kaden e Mary videro coi loro stessi occhi l’imponenza e la maestosità della macchina da guerra progettata, pensata e voluta da Abraham e compiuta dai figli. Nessuno dei tre Re poteva avere quello spiegamento di forze, quelle armature bianche e nere, quelle spade di ottima fattura, quei guerrieri con gli occhi iniettati di sangue e Caleb era riuscito ad arruolare anche qualche gigante, e anche due battaglioni di Plexigos inferociti e muniti di picche.

“Ma quanti sono?” chiese Kaden impallidito. Aveva sempre sentito parlare della guerra, ma non aveva mai afferrato cosa significasse davvero.

“Almeno mille sicuro” disse Mary, infiltrandosi fra le file. “Non perdiamoci di vista e teniamoci per mano, qui è facile che ci travolgano”

In quel modo, Mary che teneva Kaden e quest’ultimo che teneva Klose, entrarono, non vedendo purtroppo la spettacolare esplosione di una parte delle mura di cinta per poi deviare verso la piazza principale, mentre le truppe reali e quelle di Caleb si davano battaglia in ogni via.

Esplosioni, tempeste di sabbia, tutto divenne confuso e le urla contribuirono alla concentrazione, e morti su morti, usati come barricate umane, sbarravano loro la strada.

Infine, nessuno dei tre capì come poterono arrivare intatti alla piazza principale, dalla quale si ergeva un’imponente torre.

“Eccoci” annunciò Klose. “Ma la Fontana non la vedo… eppure mi era stato detto che si trovava dirimpetto al Palazzo Reale”

I tre guardarono la piazza nel suo perimetro, ancora estranea alle lotte furiose che stavano concentrandosi in periferia.

Vi era la torre, svariati edifici monocromatici e una cattedrale, che probabilmente era servita nei giorni del Cattolicesimo, e che forse serviva ancora, ma per altri scopi. Ad esempio Klose sapeva che la cattedrale di Perth era stata riutilizzata come piccola infermeria, dove stuoli e stuoli di persone boccheggiavano attendendo la morte o la guarigione.

“Dobbiamo interrogare la Regina, per sapere dove si trova la Fontana, il che vuole dire consegnarci spontaneamente a coloro che ci cercano” dichiarò l’arciere, distogliendo la mente da quelle raccapriccianti immagini. “Sei pronto ad affrontare il tuo destino? Dovrai aprire la seconda Fontana”

“Certo, sono partito per questo motivo” rispose Kaden, concentrato più che mai.

Per tre criminali ricercati in tutto il Continente, entrare in quel modo dalla porta principale sarebbe risultato quantomeno irriverente, tuttavia lo fecero e parlarono col portiere di guardia ai portoni.

“Siete voi” disse quegli, osservando la foto nelle taglie e confrontandole con le facce che aveva di fronte. Certo, avevano molta più barba e profonde occhiaie, oltre ad essere sciupati, e Mary aveva ferite profonde, ma erano inequivocabilmente loro.  Anzi, l’essere in quelle condizioni testimoniava la loro identità. “Vi state consegnando, eh? E va bene, non c’è nemmeno bisogno che vi faccia uccidere, sarà lei stessa a farlo”

“Sì, infatti” rispose Klose. “Possiamo entrare, dunque?”

“Certo, non c’è problema. Un po’ sciocco consegnarvi, vi pare?” li congedò il portiere.

Ad ogni modo, penetrarono nell’edificio, che constatarono essere del tutto vuoto, a parte una rampa di scale in fondo alla sala che portava al piano superiore.

“Buon pomeriggio.” Esordì una voce femminile. “Vi sembrava che questo fosse ancora il mio palazzo reale, vero? Non sarei mai stata alla mercé di voi stupratori e assassini. Piuttosto voglio vedervi morti, così ho adibito il mio vecchio Palazzo reale a Torre di Guardia per la mia Fontana, che così non può essere aperta da tutti, come quello sciocco del Re Walter”

“Ne deduco che l’apertura della Fontana si trovi all’ultimo piano, fungendo da estremità, no?” chiese Kaden.

“Non arriverete mai all’ultimo piano, consegnandovi avete già firmato la vostra condanna a morte” rispose la Regina Margareth, la quale osservava tutto dalla telecamera nascosta.

Non avrebbe mai perdonato, mai, la morte di sir George e la conseguente disfatta totale che aveva subìto nei territori ad Ovest, dove adesso comandava Isaiah Hesenfield e lei non aveva più notizie di nessun soldato ancora fedele. Piuttosto, conoscendo il carattere impulsivo e focoso del ragazzo, avrebbe potuto voler far piazza pulita in maniera totale e dare una mano al fratello gemello con le nuove truppe spingendosi ad Est circumnavigando l’Australia e sorprendendo Anthony dal mare, in modo da vendicare il padre morto per misteriosi motivi. Com’era che un uomo apparentemente in salute morisse così? E anche lord Jakob?

Margareth non aveva idee, ma le bastava un solo indizio per potersi intromettere fra quegli ingranaggi che sembravano inarrestabili e rovesciare così la situazione che altrimenti sarebbe rimasta disperata.

Pertanto le crisi di nervi e gli esaurimenti nervosi che aveva avuto in quei giorni erano stati tanti, e per di più il suo figliastro aveva dichiarato che non gliene sarebbe importato, ma che piuttosto avrebbe preservato in maniera originale la propria Fontana.

“Possiamo considerare i territori dell’Ovest perduti, momentaneamente” aveva dichiarato Re Anthony. “Per fortuna, anche lord Abraham Hesenfield è morto, e anche se l’eredità è andata a lord Caleb non dovrebbero esserci più problemi dagli Hesenfield, a parte il Mangiacuore, che ufficialmente risulta disperso. Isaiah ha subìto molte perdite e Caleb stesso è latitante. La cosa migliore da fare è proteggere le nostre Fontane, da ora in poi mantenere il nostro primato sarà più facile che mai. Non angustiarti, gli Hesenfield cadranno da soli. Hanno già perso due pedine e la truppa di lady Isabel, che anche lei aveva velleità militari, è sconfitta”

Così si era pronunciato Anthony, ma non aveva rivelato a nessuno la nuova ubicazione della sua Fontana. Ad ogni modo, lui non sapeva che Isabel e la sua truppa, invece di spingersi a est, aveva preso piega verso Ovest, forse per dare man forte a Caleb.

Sarebbe caduta? Tutto dipendeva da quell’assedio e (dal) far luce sulla morte di Abraham. Per farlo, avrebbe dovuto interrogare quei tre e già averli in pugno la considerava come la prima vera bella notizia da settimane.

Ed ecco perché interruppe le comunicazioni con loro e li lasciò al Primo Livello.

Kaden provò ovviamente a salire le scale senza aver affrontato nessun ostacolo, ma un laser gli tagliò la strada appena prima di affrontare il primo gradino.

Un esercito di Plexigos, almeno due dozzine, sbucò fuori dal nulla tagliandogli la strada.

Kaden suppose che avrebbero dovuto farli fuori tutti, per poter salire al piano superiore.

“Klose! Hai le tue frecce? Mary, hai la tua spada?” chiese, mentre lui estraeva Giustizia

“Oh, ma certo. In questi giorni ho particolarmente curato le mie nuove creazioni” rispose lui, toccando la faretra di nuovo piena e costruita con le sue stesse mani.

In effetti, anche se non aveva comunicato con Kaden, Klose aveva pensato bene di costruire da sé le nuove frecce.

Invece Mary rispose: “Certo, Kaden, ho proprio voglia di testare la mano destra immobile e quanto può essere devastante!”

In questo modo era pronto per dare una mano a Kaden, contro tutti quei mostri, che si muovevano senza un ordine preciso, ma che avevano tutti lo stesso scopo: uccidere.

Nel frattempo Kaden ne stava affrontando uno alla volta, in quanto i suoi avversari preferivano affondare l’attacco e poi sparire piuttosto che tenere uno scontro a lungo termine, in quel modo il ragazzo però era costretto a cambiare ogni volta avversario senza riuscire ad eliminarne nessuno.

Ecco che quindi se un Plexigos arrivava da lui per attaccarlo con uno dei loro pugni potenti, Kaden lo respingeva con la semplice lama di Giustizia, ma poi era costretto a sorbire un calcio sulla schiena che lo costringeva a terra.

Kaden si rialzò dunque per l’ennesima volta, mentre assisteva impotente alla distruzione di quella sala. Quelle bestie immonde erano troppo pericolose per essere lasciate in uno spazio così chiuso.

Eppure lui poteva farci ben poco, come detto. Quelle bestie non sembravano disposte a uno scontro fisico.

Gettò un’occhiata a Klose. Anche lui sembrava avere qualche difficoltà, aveva ancora la prima freccia incoccata e le labbra arricciate, poiché faticava a prendere la mira con quei bersagli molteplici in movimento. Mary invece presentava difficoltà con la protesi di legno e usare la sinistra non le era mai stato semplice, tuttavia la situazione sembrava ancora gestibile per lei.

Ciò nonostante, entrambi dovevano fare qualcosa, altrimenti non sarebbero mai potuti salire al livello successivo con lui.

“A quanto pare, ai Plexigos interessa solo che noi rimaniamo qui. Non sembrano volerci uccidere” affermò a un certo punto Klose.

“Davvero? Io credo invece che fra poco mangeranno le nostre carcasse fino all’ultimo osso!” rispose Mary, profondamente turbato da quei mostri, che l’avevano già colpita in diversi punti. “Secondo te come faremo anche solo a colpirli?”

Klose rifletté intensamente. Non vedeva l’ora di provare le frecce che aveva progettato, ma allo stesso tempo occorreva farlo con prudenza. Quel nemico che si rifiutava di combattere era una novità anche per lui che ne aveva viste tante.

Klose aveva sempre odiato le situazioni di stallo, le trovava irritanti. Perlomeno, nei giorni in cui si marciava, quello si faceva e quindi dava la sensazione di movimento, ma in quel momento, in cui la sua vita sembrava appesa a un filo anche se non palesemente minacciata, lo metteva in soggezione.

I molteplici Plexigos si muovevano velocemente, senza attaccare, a meno che i due non si avvicinassero troppo alla scala.

“Bene, il fatto che non ci attaccano gioca a nostro vantaggio” tentò Kaden, mentre ne uccideva uno. “Che ne dite se li affrontassimo qui, al lato opposto della sala? In questo modo non ci attaccano e noi li uccidiamo senza subire particolari ferite, non vi pare?”

Klose considerò la proposta. “Idea stupida” concluse. “Mettiamo caso che sia io il Plexigos che non ti lascia passare. Se non ti attaccassi  e tuttavia tu mi riempissi di legnate, come puoi pensare che io non ti attacchi a mia volta?”

“Hai ragione” rispose Kaden. “Però, restando fermi, è anche vero che non concluderemo niente, e molta gente attende che le Fontane si riaprano”

“L’unica” concluse Klose “è attaccare i Plexigos con le frecce.”

Così, senza aggiungere altro, prese la mira e scoccò la prima. Aveva guadagnato un’ottima velocità, e infatti un Plexigos cadde stecchito, proprio mentre balzava da una parte all’altra della stanza.

“Oh, Klose!” esclamò Mary, fiera di lui.

Qualche colpo andava fuori tiro, ma la maggior parte li centrava. E così, dopo venti frecce, erano morti nove Plexigos.

“Non ne sono morti neanche la metà” osservò Kaden, molto deluso dalla faretra finita, ma l’arciere con sua sorpresa si mise a ridere.

“L’ho fatto apposta, voglio vedere come te la cavi tu con Giustizia”

“Sei uno stronzo, Klose” ridacchiò Mary, che nel frattempo uccideva i suoi.

“Sì, come no, in realtà sei scandaloso, ammettilo” lo rimbeccò Kaden, ma ormai la sua concentrazione era rivolta ai Plexigos.

Aveva Giustizia, un’arma che fino a quel momento era stata poco utilizzata. Davanti a lui quindici Plexigos a guardia della rampa di scale.

“Che Giustizia cali su di voi!” esclamò Kaden, e attaccò uno per uno i Plexigos, dimostrando ottimi riflessi. Purtroppo però, dopo appena tre vittime, un modello Canguro lo atterrò posando tutto il proprio peso sulla schiena del povero ragazzo.

“Nove a tre, mi sa” sentenziò l’arciere, che era intervenuto appositamente per rimuovere il mostro dalla schiena del ragazzo. “Non sei molto forte, anche se eliminare tre Plexigos di fila è comunque un risultato ragguardevole. All’inizio di questo viaggio non saresti nemmeno riuscito a impugnare una spada come Giustizia, ti ricordi?”

“Certo” disse Kaden. “Ammettilo che sei venuto fin qui per recuperare le tue frecce!”

“Ma certo che no” tagliò corto Klose anche se fu contento di riaverle sane e salve. “Vogliamo dare il via a un’azione combinata? Magari riusciamo a distruggere tutti gli ostacoli!”

“Sì, certo, fate comunella voi due!” esclamò Mary indignata, ma entrambi i ragazzi sapevano che lei non avrebbe mai accettato nessun aiuto.

E così, messisi spalla contro spalla, riuscirono a distruggere tutti i Plexigos, chi con la spada, chi con la freccia, e alla fine un grande tappeto di Plexigos morti e sangue viola si presentò ai loro piedi, così come avevano preannunciato.

“Ottimo” commentò alla fine Kaden. “Tu quanti ne hai uccisi?”

“Otto” rispose Klose. “Il che vuol dire che tu ne hai ammazzati sei, che sommati ai tre iniziali vuol dire nove. Alla fine della fiera, rimango molto più forte di te”

Kaden ridacchiò e insieme salirono i gradini, perfettamente ignari che un’ombra li stava seguendo.

Quell’ombra era Caleb, il quale era riuscito a districarsi fra le vie ed andare in avanscoperta da solo, intento e desideroso com’era di uccidere Margareth con le sue stesse mani.

Nel frattempo, si era fatta strada in lui l’idea di andare a far visita a sua madre e sua sorella. Quanto gli mancavano? E come avevano preso il lutto del padre e del fratello Jakob, il figlio perduto?

E, per di più, un buon Re avrebbe fatto visita alla sua famiglia, cercando il più possibile di riunirla.

Storia random.

C’era una volta un fiume.

Questo fiume era protagonista di qualcosa che avrebbe sconvolto tutti per i mesi a venire.

Un furgone, infatti, era appena passato, e trasportava materassi. O almeno sembravano materassi, in realtà erano cuscini gonfiabili di gomma e dentro erano nascosti alcuni segreti segretissimi destinati all’Uomo Hamburger.

Questi abitava in una casa a forma di panino, con delle lattughe a crescere sui davanzali delle finestra e pomodori coltivati in giardino.

“Forza… quando arrivano?” si chiese l’Uomo Hamburger, cominciando a fumare e ad emanare un forte odore di carne alla griglia. Peraltro, l’Uomo Hamburger aveva messo persino il profumo di rosmarino quel giorno.

“Quando meno te lo aspetti” si azzardò a dire una delle lattughe. “Quindi sta’ calmo, prima o poi arriveranno tutti”

E infine, come se fosse profetica, il furgone parcheggiò davanti l’Uomo Hamburger.

“Salve, ho dei materassi che sembrano cuscini gonfiabili da consegnare. Una firma qui e qui”

L’Uomo Hamburger firmò e finalmente si lanciò sui cuscini, i quali scoppiarono tutti, uno dopo l’altro.

“Ma scusa” intervenne allora la lattuga polemica “Ma allora perché ti sei sbattuto tanto per avere i cuscini, se devi scoppiarli in questo mod… eh?”

Non aveva ancora finito di porre la domanda che dai cuscini venne fuori uno strano mostro, dalla pelle gommosa e quattro occhi.

“Benvenuto, Bjorzof, signore dei Panini Volanti ” disse l’Uomo Hamburger. “Vai e vendica tutti noi hamburger dalla tirannia della carne bianca!”

In effetti, da quanto era salita al potere la temibile Regina Bianca, gli Uomini Hamburger erano confinati tutti in villette squadrate con orticello e lattughe alla finestra, e nient’altro. Invece i petti di tacchino, di pollo e quant’altro giravano con le auto lussuose.

Bjorzof, che ancora non si era capito di che forma fosse fatto, volò al cospetto della Regina Bianca, la quale stava ridendo della carne rossa.

“Siete così rossi, e buffi! Ricordate che però noi bianchi siamo più facili da digerire!”

“Questo lo pensi tu, Regina Bianca!”

Una voce riempì il vuoto della sala del trono, il cui trono era fatto di ossa di pollo allo spiedo.

“Oh no, Bjorzof!” esclamò la regina, coprendosi col suo mantello di pelle di pollo.

Bjorzof sputò un sacco di fiamme perché la carne rossa piccante era buonissima e la Regina Bianca venne sconfitta.

è una storia banalissima e senza senso, Aven

Perché invece le altre sono da Oscar, vero?

Recensioni: Streghe

streghe

Spiriti potenti, vi invochiamo

Vegliate su di noi che stanotte balliamo

Ah, non è di queste streghe che si parla?

Direi di no. Parliamo invece del Secondo Canale, alla sera, in cui ci si trasformava in seguaci di un trio di ragazze che trova il Libro delle Ombre, un libro ereditato dalla nonna che spiega come sconfiggere i Demoni.

Da allora, Prue, Phoebe e Piper saranno estremamente sconvolte e dovranno condensare vita normale e magia in ventiquattro ore.

Ad aiutare casa Halliwell, un angelo bianco, Leo, che si presenta come tuttofare e poi…

ma chi sono io per parlare? Guardatelo e mi direte!

Sono particolarmente affezionato a Streghe, ché l’ho vista dall’inizio alla fine e ha fatto parte del periodo storico in cui si REGISTRAVANO le puntate in VIDEOCASSETTA, per poi riguardarle in un secondo momento in tutta comodità!

Ma soprattutto, ci sono abbastanza cresciuto e credo di aver avuto una mezza crush per una di loro: sta a voi scoprire chi!

Nel frattempo esse crescono, vedono crescersi i loro poteri, e nel frattempo aumentano di potenza anche i nemici, fino ad arrivare alla Sorgente di tutti i Mali; ma niente potrà contro il Potere del Trio.

Sarà mica spoiler, questo?

Nel frattempo posso citare anche gli Anziani, ovvero i “capi” di Leo, che gestiscono gli angeli e dicono sempre “NO” a qualunque proposta si faccia loro.

“Sai dobbiamo salvare il mondo dall’apocalisse e…

“No, gli anziani non vogliono”


“Scusa, mi passi il sale?”

“Vedo che dicono gli anziani”


“Leo, vedi di andartene a fanculo!”

“Solo se mi danno il permesso gli Anziani”

Parlare con Leo, quindi, è come parlare con gli Anziani. Ma hanno anche dei difetti.

Perché seguire questa serie, allora?

Perché ti insegna che basta il potere del trio per risolvere tutto, e nel frattempo lanciare boccette di pozioni. Quello fa, anche.

Perché tutte e tre le sorelle hanno il nome che inizia per P, P di Puntatore. Comprate “le avventure del Puntatore“.

E infine, perché in fondo, siamo tutti nel libro delle ombre…

L’Uomo Broccolo e la U.

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L’Uomo broccolo non era un super eroe carnivoro, anzi la sua dieta era proprio vegana.

Per questo la sua idea era quella di vivere sempre in salute mangiando solo broccoli e nel momento in cui incontrò la U fui costretto a partire per la tangente!

“Sei grassa! devi dimagrire!” ordinò l’Uomo broccolo alla U.

Quest’ultima stava facendosi i fatti propri quando sentì questo insulto.

“Come osi? Non sai che sono la U e sono tondeggiante proprio per questo? Anche come suono, vedi? U

“Fatto sta che sei grassa! devi dimagrire!”

E così, suo malgrado, la U cominciò una dieta ferrea a base di broccoli e un vago accenno di frutta, ma solo se esotica.

“Mangerò anche il famoso frutto della passione?” chiese speranzosa la U.

“No, fa ingrassare” ribatté l’Uomo Broccolo.

La prima, seconda, la quattordicesima settimana… la U si tenne a stecchetto, e non solo, fa anche un ossessivo esercizio fisico, e tutte le altre lettere la prendono in giro.

“Ma che cavolo fai?” chiese la S.

“Mi tengo in forma” rispose la U, tenuta bene a vista dall’Uomo Broccolo.

Alla fine, dopo sei mesi di esercizi, la U si sentì parecchio dimagrita.

“Ehi! Mi sento benissimo!”

Si guardò allo specchio.

“Ehi! ma sono diventata una I!”

L’Uomo broccolo però era partito per un’altra avventura.

“E adesso? Va beh, non è che ci siano molte parole con la U”

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“Pierino, recita uno scioglilingua con quante più U possibili”

“Frigali iccellini bli
frillan si e gii sill’iva
ipupe griccioni e gri
irlano sotto i tioni
bittano iova e gisci
a Istica sigl’isci.
in iomo già ibriaco
ilila con i lipi.
imidi muri bii
risicchiano la lina.”

“PIERINO! Hai cannato proprio la vocale richiesta!”

“Ma maestra… è come se la … fosse dimagrita!”

///

La U sentì questo incidente e si sentì non poco in colpa, ma l’Uomo broccolo si era proprio reso irreperibile.

Come finirà questa storia?

a) la U trova l’Uomo Broccolo e lo cuoce dentro un pentolone per farci la minestra

b) L’Uomo Broccolo trova la U e la fa rinsecchire ancora fino a farla diventare un’asta

c) Arriva la S e sinuosa diventa una vocale

Tutorial: potare le piante.

immagine

Ecco il nostro Uomo Esemplare che affronta un cespuglio folto. Chissà cosa ne verrà fuori!

Va bene, diciamo che abbiamo una pianta da potare, che sia un cespuglio, un pino o semplicemente un cactus.

Questo è il tutorial che fa per voi, un tutorial che fa venire il pollice verde automaticamente!

Bene, innanzitutto bisogna non necessariamente prendere alla lettera l’esempio artistico che ho messo come immagine esemplare, perché sono sufficienti anche un paio di tronchesi.

Quindi, con questo paio di tronchesi in mano, dobbiamo essere capaci di scovare la pianta che fa per noi.

Sono facili da individuare, lì’importante è che siano un po’ troppo spettinate e che diano intralcio sia alla vista che al passaggio pedonale. È possibile infatti che i cespugli escano fuori dalle abitazioni e vadano a occupare i marciapiedi.

E se abitate al nono piano la cosa comincia a diventare un problema.

Ebbene, bisognerà armarsi si pazienza e…

“Scusa Aven mi sembrava che volessi insegnare alla gente come fare le sculture con le siepi”

Pensavi male.

Invece io volevo solo dire una cosa, e la farò dire dal Tronchese, che ha rilasciato un’intervista in esclusiva per noi:

“Potatura? Mi ricorda quella volta che ero al bar, e un tizio strano con due occhi immensi mi fa Ehi, Joe! Allora io gli ho risposto Non sono Joe, mi chiamo Tronk Ese e allora lui ha alzato le spalle e mi ha detto Guarda che sono un tuo parente, mi chiamo Forbice e allora io distolgo il mio sguardo dal mio whisky e gli faccio Senti Forbice, vai a tagliare un po’ di capelli, ché io ho parecchio da fare! E lui se n’è andato”

Dopo questo interessante intermezzo, posso proseguire col tutorial. La morale della favola è questa: quando si potano le piante, non è importante potare per fargli fare le sculture, l’importante è che gli si diano una forma accettabile!

E quale sarebbe?

Una forma da pianta!

Test: che Casa sei?

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Il mio talento artistico nel disegnare alcune Case di un famoso libro tocca vette inenarrabili

Non preoccupatevi, non sono il Cappello Parlante e qui Harry Potter c’entra poco.

In realtà, ci sono molti tipi di case e questo test vi dirà a quale appartenete!

  1. Che cos’è l’amore per voi?

a) Frammenti di tante emozioni

b) Tante storie, tante promesse

c) Un panino con la milza e la birra ghiacciata

2. Una persona sta per cadere da un dirupo. Che fare?

a) Corri a salvarlo

b) Vai a dirgli “Tieniti forte!”

c) Fa nulla, tanto è il malvagio Grvwas, il potente signore distruttore

3. Tu e un altro state concorrendo per il posto di nuovo capo. Cosa fai per ottenere questo posto?

a) Compro i biglietti numerati così nessuno può levarmelo

b) Fotografo il mio rivale mentre fa riciclaggio di denaro sporco

c) Lavoro onestamente e nel frattempo vedo se c’è qualche raccomandazione

4.C’è un Drago nella tua strada! Che fare? CHE FARE?

a) Sfodero la mia spada e lo affronto senza paura

b) Sfodero la mia spada e lo affronto con la paura

c) Chiamo il mio pusher e gli dico di andarci piano la prossima volta

5. L’erba del vicino è sempre più verde?

a) Sì, se è ben curata

b) No, dal suo punto di vista è la mia erba più verde

c) la maionese

6. “I used to have a home in the light”, canta qualcuno. Che cos’è dunque la “light” citata nel cantico?

a) Un faro

c) Una luce

d) Un semaforo

7. “Non c’è posto come casa quando non hai dove andare”, canta qualcun altro. E casa tua com’è?

a) Proprietà

b) Prestito

c) Abusiva

8. “Non pago affitto”, afferma il filosofo. E voi, qual è la vostra posizione a riguardo?

a) Affitto che però devo pagare

b) Proprietario di casa al mare, un figlio e un cane

c) Inquilino che si limita a scaccolarsi

9. Avete animali domestici?

a) Sì, i miei parenti stretti

b) Sì ma non ho un giardino

c) Ho un extraterrestre che cerca sempre un telefono

10. Avete mai desiderato vivere nelle magioni enormi?

a) No, ci sono i fantasmi

b) Sì, purché sia pieno di maggiordomi che mi servano e riveriscano

c) No, preferisco le palafitte

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A 

Sei una Villetta a Schiera! Complimenti, vivrai come i Simpson e come i Simpson diventerai giallo!

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

Sei un appartamento di condominio! Che noia; riunioni, ascensori rotti e sempre occupati, scale da lavare ogni tre per due, vicini impiccioni. Sei sicuro delle risposte B?

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

Sei una Palafitta! bella, pratica, solitaria, in mezzo al mare! E poi, hai risposto Call’ultima domanda: il richiamo dei tuoi simili si sente, eh? EH?

Le avventure di Isda/48

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Gli squali preferiscono Isda

Come al solito gli Squali non riescono a farsi i fatti propri e, fra un pasto umano e un altro, si ritrovano a fare il punto della situazione.

“Allora, siamo qui per parlare dei pesci spada. Avete visto? hanno una spada sul naso!”

“Sono milioni di anni che hanno una spada sul naso e te ne accorgi ora? No, ma complimenti” dice un altro squalo. “Quello che voglio far notare alle signorie vostre è che c’è un pesce spada… LASER! Ed è anche un bel pezzo di femmina, come può esserlo solo una femmina della sua specie. Che dite, ho qualche speranza con lei?”

Lo squalo innamorato chiede lumi ai suoi compari, ma quelli non sanno come rispondere.

“Non so, voglio chiederti questo: fra una sana cena a base di uomini crudi, e un appuntamento con Isda con cena a base di uomini crudi, tu cosa sceglieresti?”

“Sceglierei fare ottocentomila uova con Isd… ops” lo squalo bianco sbianca. “Ho proprio detto fare figli? Oh no, sono innamorato davvero di Isda!”

Nemmeno a dirlo, ecco che arriva proprio lei, circondata dal suo manipolo di amiche.

“Avete sentito? Pare che gli squali uccidano la gente e si vantino per questo… quanto sono stupidi, ahahaha!”

“Oooh… Isda ci ha detto stupidi…” commenta lo squalo innamorato.

“Appunto! Dobbiamo attaccarla!” esclamano gli altri, che vanno in cerca di qualcuno da uccidere, perché a loro brucia l’insulto.

“No, ma che fate?”

Lo squalo corre verso di loro, ma viene fermato da una balena di passaggio.

Una volta passata quella carovana, non vede più nessuno.

“Ehm… dove siete?” chiede atterrito lo squalo, sia ai suoi amici che alla bellissima Isda.

“Ma come, non hai visto che è successo?” chiede la stella marina. “Isda ha detto che avrebbe ritirato l’insulto se e solo se tu riesci a conquistarla!”

“Ah! facile, allora”

“Sì, ma utilizzando parole che non abbiano le vocali, però!” ridacchia la stella marina.

E adesso?

Kaden e le Fontane di Luce/25

Capitolo 25

“Solo una cosa non capisco” disse Kaden a Caleb. “Come mai nel Labirinto non c’è più nessuno?”

“Il Labirinto risente dei lutti in famiglia, così come risente dei periodi di forza” rispose Caleb. “È un posto sacro, ricoperto di magie antiche e incomprensibili a noi moderni. Degli Hesenfield, molto si è perduto e altrettanto si è guadagnato, sempre con  l’obiettivo costante di rimanere alti e temibili, in accordo col nostro motto”

Seguì un momento di silenzio e Klose infine chiese: “E quale sarebbe il vostro motto?”

Totus Tuus, che vuol dite tutto tuo in una delle lingue arcaiche ormai perdute” rispose Caleb, ripercorrendo con la mente la prima volta che aveva sentito quel motto.

Aveva più o meno otto anni, forse sette o nove, non ricordava. Stava giocando con Isaiah con le spade di legno nell’ampio giardino della Villa, dove in quel periodo il sole ancora risplendeva, per quanto lo permettesse la Fontana Kashna chiusa. Villa Hesenfield era infatti sotto la giurisdizione di quella Fontana, e la regione risentiva pertanto della povertà e del clima freddo, persistente da un secolo a quella parte.

“Caleb! Isaiah! Vostro padre vi chiama” vociò dall’ingresso lady Katrina, madre di cinque figli e moglie di lord Abraham, che in quel periodo stava radunando un esercito personale per poter combattere i tre Re.

Caleb guardò il gemello e sogghignò. “Facciamo che chi arriva ultimo cambia i pannolini a Josafat?”

“O a Jakob? Ahahahah!” rise di gusto Isaiah, ma Caleb era già partito sfrecciando per i corridoi di marmo. Ciò nonostante, Isaiah lo raggiunse e, percorrendo le scale a due a due, arrivò persino prima del maggiore.

“Ora laverai i pannolini a Jakob e Josafat!” esclamò Isaiah, col fiatone, mentre Caleb, scuotendo la testa, bussò la porta. “E comunque, solo perché è il terzo non vuol dire che sia un infante stupido, Jakob” osservò Caleb.

“Avanti” disse Abraham, e i due fratelli si piazzarono di fronte alla scrivania tenendo le mani dietro la schiena, in piedi.

“Figli miei” esordì Abraham. “Voi conoscete il nostro motto? Siete gli eredi della Casa, è giunto il momento di indottrinarvi”

Nessuno dei due rispose, facendo spallucce.

“Bene, allora sappiate che il nostro motto è Totus Tuus, e va usato in ogni frase e dichiarazione ufficiale, che verrà stampata nelle pagine della stria mondiale.”

Anni dopo, Caleb sapeva che “tutto nostro” era un’esagerazione se presa alla lettera, ma ricordava a tutti i membri della Casa che bisognava sempre puntare al massimo risultato, affinché gli Hesenfield non cadessero mai.

L’unica a non avere ancora parlato era Mary, in stato di profonda prostrazione. Kaden non pensava di poterla vedere di quell’umore, quando di solito era ironica, pungente e in generale dava la sensazione di sicurezza che Kaden cercava così disperatamente in quel viaggio pericoloso. Tuttavia, dopo l’esperienza al Labirinto, le cose erano cambiate: era stato lui a proteggere Mary dalle grinfie del Mangiacuore e l’unico ad aver risolto quella trappola maledetta era Klose.

Kaden poi lasciò cadere il suo sguardo sul braccio mancante della ragazza. Quanto voleva aiutarla! Ma non c’era granché da fare… o forse sì?

“Caleb” si rivolse al primogenito degli Hesenfield, il quale era ancora intento a lasciare vagare i suoi pensieri. Adesso che suo padre li aveva lasciati a badare a loro stessi… adesso era Re, o comunque il capo famiglia.

“Caleb?” ripeté Kaden, avvicinandosi al ragazzo.

Capo famiglia… e, se avessero vinto la guerra com’era destino che succedesse, si poteva sedere sul trono dell’Australia unificata, come Re Isaac e i suoi figli dopo di lui.

Ma sarebbe diventato un buon Re? E che voleva dire essere un buon Re? Che cosa faceva, qual era la giornata tipica di un Re buono?

“Caleb!”

Stavolta Caleb sentì una spinta sul braccio e capì che qualcuno lo stava chiamando.

“Che cosa c’è… ragazzo?” sibilò infastidito.

“Mi chiamo Kaden, e ti ricordo che se non fosse per la mia presunta capacità di aprire le Fontane non sarei mai partito, e di conseguenza non ti avrei mai infastidito” precisò il ragazzo. “In ogni caso… volevo chiederti, non si può proprio far nulla per Mary? Guardala, è così malinconica! Va bene, forse era innamorata di Taider, anche se i due non lo hanno mai dato a vedere, tuttavia… io mi chiedo se perlomeno puoi restituirle il braccio”

Caleb fissò Kaden un po’ perplesso, poi volse lo sguardo ed effettivamente Mary era un po’ più lontana da loro tre, e non faceva che guardare dietro di sé, in direzione della Villa appena lasciata.

“Ci proverò” rispose Caleb. “Proverò a costruire una protesi utilizzando il legno di qualche albero nel bosco che stiamo per raggiungere. Ci aspettano nove lunghi giorni di cammino, in cui preferiremo andare a piedi e nasconderci nei luoghi più impervi e nei boschi più fitti, per non essere individuati. Per questo motivo costruirò una protesi per la tua amica, poiché mi servono tutti i validi effettivi”

“Bene, grazie” disse Kaden, il quale non sopportava che Caleb trovasse sempre un tornaconto personale in tutto ciò che faceva, anche se si trattava di aiutare il prossimo.

Giunsero dunque nel bosco citato da Caleb una volta che il temporale ebbe termine, lasciando spazio a una sera fresca ma tranquilla.

“Sapete” disse Caleb una volta acceso il fuoco per la notte, trovando uno spiazzale adatto a coricarsi tutti e quattro comodamente, “una volta che la Fontana Kashna sarà aperta, la vittoria del mio esercito sarà definitiva e potremo attaccare con loro l’Est, ovvero Sydney, e potremo proseguire più tranquillamente l’ultima tappa del viaggio del ragazzo”

“Quindi ci accompagnerai fino a Sydney?” chiese Kaden.

“Probabilmente, dato che diventerò Re e sarà mio dovere reclamare il trono che è stato dei miei antenati” rispose gelido Caleb, scoprendosi molto geloso di quell’evento. Era così che avrebbe risposto un buon Re, però?

“Non ti sembra di esagerare un po’?” interloquì Klose, sempre sospettoso verso gli Hesenfield.

“No, affatto” tagliò corto lui. “E adesso, riposate! Io farò il turno di guardia”

E Mary continuava a non dire una parola.

“Mary?” chiese Klose all’amica. Sì, poteva essere solo un’amica, dato che il suo cuore non sarebbe mai più stato per lui. “Hai freddo? Vuoi che ti presto una coperta?”

Ma Mary non disse nulla, rannicchiandosi sull’erba fresca e umida reduce dalla pioggia.

“Non mi parla” sussurrò Klose a Kaden. Quest’ultimo confidò all’arciere lo scontro avvenuto con Josafat e quegli rabbrividì.

“Ne ha ben donde, allora” osservò triste, guardandole la schiena. “Troppe emozioni. Ma tu sei stato davvero coraggioso a salvarle la vita, complimenti!”

“A questo punto, non so quanto abbia fatto bene. A quest’ora starebbe riposando con Taider e…” disse Kaden, mettendole lui una coperta. Avevano prelevato alcuni bagagli dalla Villa, prima di muoversi.

“Salvare una vita è sempre un bene. Ricordalo sempre, Kaden, o ciò che stiamo facendo non avrà più alcun senso” disse saggiamente Klose, prima di coricarsi anche lui, non prima di sentire singhiozzare.

Mary pianse per parecchio tempo, forse un’ora. Dopo quell’ora, il pianto lasciò il posto a un respiro regolare, e solo Caleb infine rimase sveglio.

Cosa avrebbe fatto un buon Re? Doveva piangere come quella ragazza? Era così che doveva omaggiare suo padre e suo fratello? Avrebbe dovuto presenziare ai loro funerali assieme alla servitù?

Era a tutto questo che pensava mentre intagliava un braccio di legno. Poi andò a cercare una liana e attese il nuovo giorno. Pensò che un buon Re non dormiva, ma vegliava sui suoi sudditi, pertanto decise di rinunciare al sonno, pensando a tante cose, primo fra tutti i due familiari perduti.

Che dire di suo padre? Sempre autoritario, rigido, chiuso in quella stanza, e poi il giorno in cui sua madre e Isabel se ne andarono dalla Villa, disse loro che i veri Hesenfield non piangevano, e comandò a lui e i suoi fratelli di tornare alle loro occupazioni.

Fu allora che Josafat compì il suo primo omicidio, quando inspiegabilmente attaccò il loro nonno strappandogli il cuore dal petto. Nessuno sapeva perché o cosa gli fosse successo, ma di lì a poco fuggì anche lui dalla Villa andando ad assumere lo spiacevole nomignolo con cui la gente lo offendeva. Ma perché mangiava i cuori?

E nonostante tutti questi episodi, Abraham rimaneva nel suo isolamento, a condurre una guerra che peraltro stavano vincendo. Ma a che prezzo… la famiglia si stava disgregando e adesso due stelle sul loro emblema non erano più. Erano cadute, perdendo il loro fuoco.

Ciò portò Caleb a vagare su Jakob e subito un nodo alla gola si presentò prepotente. Le sue ultime parole erano cariche d’odio, di disprezzo… forse di invidia, sullo status che la Natura aveva scelto per loro due. Lui era il primogenito, carica che condivideva con Isaiah, mentre Jakob era l’outsider del gruppo. Se Josafat fosse rimasto normale, forse… tuttavia, Caleb aveva sempre pensato che anche Josafat lo avrebbe battuto, poiché era stato un bambino di una bellezza indescrivibile e probabilmente le sue imprese eroiche non avrebbero avuto pari in nessun canto. Era normale, quindi, che Jakob covasse quei pensieri verso lui e il suo gemello, tuttavia Caleb amava i suoi fratelli e avrebbe dato la vita per loro…

Lo aveva appena pensato che lacrime copiose scesero sulle sue guance. Dare la vita? Gliel’aveva strappata, infilzando Mezzanotte sulla sua gola!

Forse era stato Jakob stesso a chiedere di morire? Cosa, dunque, avrebbe fatto un buon Re? A quella domanda gli vennero in mente le parole appena pronunciate da Klose, l’arciere: “Salvare una vita è sempre un bene.”

E se si fosse trattato del più turpe assassino, sarebbe valso lo stesso principio? Non che lui stesso avesse le mani immacolate, il sangue dei nemici gli pesava sull’anima già lacerata. Ma allora, chi era un buon Re?

Caleb sospirò. Forse non c’era una risposta a quella domanda, e comunque prima bisognava penetrare a Sydney, occupandola e conquistandola. Gli Hesenfield avevano ormai in mano due terzi del Triregno, e per eliminare ogni resistenza occorreva giungere a Kashnaville quanto prima. Nove giorni sulla tabella di marcia, nove giorni in cui avrebbe difeso la vita di Kaden e di coloro che lo stavano accompagnato.

Infine, guardò il braccio appena fabbricato da lui stesso. Era un bel lavoro, era bravo ad intagliare le cose, glielo aveva insegnato Isaiah, che non sapeva stare fermo un minuto e lo aveva instradato a quell’arte, sperando di potere avere qualcos’altro in comune che non fosse l’aspetto o il cognome.

Già, Isaiah… il gemello sfortunato, in ritardo di dodici minuti. Non potevano essere più diversi caratterialmente, e forse ad Isaiah questa cosa pesava. Chissà cosa gli avrebbe riservato il futuro e cosa stesse facendo ad Ovest. Probabilmente l’aveva già conquistata, aveva i Centauri con lui. E chissà come stesse vivendo quei giorni di lutto…

Infine, il sole sorse, annunciando la solita alba grigia che l’assenza delle Fontane imponeva.

Fu Mary la prima a svegliarsi, Caleb la vide muoversi sul prato, forse disturbata dalla prima luce. La ragazza mugugnò e chiese: “Dove… sono?”

“Non temere” disse Caleb. “siamo diretti a Kashnaville, dove sapremo se il potere del vostro compagno Kaden è davvero reale ed è capace di aprire tutte e tre le Fontane”

Mary sbadigliò. “Be’… mi chiedo se tutto questo abbia ancora importanza. Voglio dire… alla luce dei fatti del Labirinto”

Caleb deglutì. “Già. Tuttavia, adesso, in quanto Principe ereditario adesso tocca a me salire sul trono australiano, che mio padre non è riuscito ad avere. Io completerò l’opera, che sia una cosa giusta o no”

“Meglio tu che tuo padre, se devo essere onesta” osservò Mary, interrompendolo.

Caleb scacciò quel pensiero. Aveva ucciso Jakob, ma Mary non lo sapeva evidentemente. Come poteva essere migliore di suo padre? “Sì, be’, comunque… ho bisogno sia di te che dell’arciere in questo momento, per proteggere Kaden… ed io mi sono permesso di intagliare un braccio dal legno. È tuo, se lo desideri”

Caleb le porse il braccio finto e qualche attrezzo per poterlo attaccare al corpo.

Mary guardò quel manufatto con occhi sgranati. La giornata non poteva cominciare meglio! Avrebbe avuto di nuovo un arto, anche se finto e immobile, ma meglio di niente!

“Caleb, ma…”

“Sì?” incalzò il primogenito degli Hesenfield.

“Qualunque cosa tu abbia fatto prima, ti sarà perdonato tutto” dichiarò Mary, felice, mentre Caleb sorrise e cominciò a fissarle la protesi sul moncherino. E Caleb lo sperava, di poter tornare a gustare un giorno la gioia del perdono.