Simulare.

Stiamo giocando la finalissima, e sto dribblando tutti i difensori, uno dopo l’altro, tutti e quattro, neanche se avessi i pattini agli scarpini mi verrebbe così bene. Nel frattempo risolvo anche un cruciverba.

Infine, ecco giungere la porta. Va bene, sono ben conscio che potrei risultare Oliver Hutton, ma non lo sono. Sono solo un po’ più bravo degli altri a giocare a pallone e adesso ho il pallone fra i piedi, e faccio finta che i miei compagni non esistono.

Ecco, come dicevo ho il pallone della vittoria fra i piedi. Vero, pallone?

“Certo, insieme sfonderemo quella porta e bucherò la rete!”

Adoro quando il pallone mi ascolta. E scarto uno, due, tre giocatori come fossero birilli. I difensori li avevo già scartati, ma li scarto di nuovo per fare scena.

Sono solo davanti al portiere e preparo un bel tiro ad effetto. Ho pochissime frazioni di secondo per decidere, altrimenti il portiere mi sradicherà il pallone fra i piedi e lui smetterà di essere mio amico, ma amico del portiere, che poi effettuerà la rimessa lunga.

Infatti il portiere si avvicina e… AHIA!

“PUNIZIONE!” Urla l’arbitro.

“Ma arbitro! Mi ha buttato a terra, come minimo doveva essere rigore ed espulsione!”

Ma l’arbitro invece mi ammonisce.”Non ti conviene simulare, superstar”

Mi chiedo chi l’abbia pagato. Mi ha anche ammonito! Non c’è più rispetto per gli attaccanti?

In ogni caso, si continua a giocare, e il pallone che non è più mio amico si permette di sparare laser ovunque, e tutti su di me, per colpirmi!

“Aahahaha, invierò anche le mummie mutanti, e ti squarteranno!”

E in effetti da sotto il campo un paio zombie fuoriescono facendo vedere prima la mano, come se fossero in attesa di qualcuno che li tira su.

“Hai simulatooooh…” borbottano, mentre mi inseguono. Aiuto, e adesso che cos’è questa scala?

Sono entrato in un UFO, e alcuni alieni mi offrono un infuso dal colore strano.

“VUOI DEL HFVGDITEEEE?” mi urla pure all’orecchio, questo dannato!

E io che volevo solo giocare una partita…

Le avventure di Isda/50

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Ai tempi che Isda tirava di spada

Tutti sappiamo che Isda ha una spada laser sul naso, dove tutti gli altri suoi simili hanno una spada normale.

Ma non è stato sempre così, infatti durante tutta l’infanzia Isda era considerata una ragazza normale con sogni normali ed era persino educata.

“Ehi, ti va di imparare la scherma?” aveva chiesto una delle sue sorelle.

“Eh certo, perché no?” aveva risposto lei. Proprio un’altra persona, vero?

Così andarono insieme dal maestro tiratore di scherma, che sarebbe nientemeno che uno Sgombro dotato di spada, caduta in mare chissà da quanto tempo.

“Allora, la prima cosa da sapere sulla scherma è la posizione di guardia, che si esprime sempre prima della lotta vera e propria” esordì lo Sgombro, senza nemmeno un saluto iniziale.

Isda e la sorella cercarono di copiare il saluto prodotto dallo Sgombro. Lui lo stava eseguendo correttamente, le altre due invece erano un po’ storte perché costrette  a sollevare il naso.

 “Ehm… si può migliorare” asserì il pesce. “Adesso provate a fare una parata”

“Come si fa una parata?” chiese Isda.

“Parata si verifica quando un avversario attacca e tu rispondi chiudendoti in difesa” rispose lo Sgombro.

La sorella di Isda provò ad attaccare, ma quest’ultima subì l’attacco non parando nulla, ferendosi anche.

Lo Sgombro sospirò. “Beh, c’è molta tecnica di base” disse. “Ma deve venire fuori. Una parata è fondamentale per evitare di ferirsi com’è successo adesso”

“Sì beh, però è troppo difficile!” esclamò Isda. Improvvisamente la sorella provò ad attaccarla di nuovo, senza preavviso, e d’istinto lei parò egregiamente.

Subito dopo la parata, tuttavia, il naso di Isda si accese.

“Adesso sono una stramaledettissima Jedi!” esclamò Isda, fregandosene del fatto che prima c’è tutto il percorso da Padawan da fare.

Lo Sgombro si mise una pinna sugli occhi, rassegnato che come maestro di spada non poteva scegliere due allieve peggiori.

E da allora Isda cambiò completamente personalità, andando a bullizzare le sardine e spaventare le meduse.

L’Uomo Broccolo e la U.

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L’Uomo broccolo non era un super eroe carnivoro, anzi la sua dieta era proprio vegana.

Per questo la sua idea era quella di vivere sempre in salute mangiando solo broccoli e nel momento in cui incontrò la U fui costretto a partire per la tangente!

“Sei grassa! devi dimagrire!” ordinò l’Uomo broccolo alla U.

Quest’ultima stava facendosi i fatti propri quando sentì questo insulto.

“Come osi? Non sai che sono la U e sono tondeggiante proprio per questo? Anche come suono, vedi? U

“Fatto sta che sei grassa! devi dimagrire!”

E così, suo malgrado, la U cominciò una dieta ferrea a base di broccoli e un vago accenno di frutta, ma solo se esotica.

“Mangerò anche il famoso frutto della passione?” chiese speranzosa la U.

“No, fa ingrassare” ribatté l’Uomo Broccolo.

La prima, seconda, la quattordicesima settimana… la U si tenne a stecchetto, e non solo, fa anche un ossessivo esercizio fisico, e tutte le altre lettere la prendono in giro.

“Ma che cavolo fai?” chiese la S.

“Mi tengo in forma” rispose la U, tenuta bene a vista dall’Uomo Broccolo.

Alla fine, dopo sei mesi di esercizi, la U si sentì parecchio dimagrita.

“Ehi! Mi sento benissimo!”

Si guardò allo specchio.

“Ehi! ma sono diventata una I!”

L’Uomo broccolo però era partito per un’altra avventura.

“E adesso? Va beh, non è che ci siano molte parole con la U”

///

“Pierino, recita uno scioglilingua con quante più U possibili”

“Frigali iccellini bli
frillan si e gii sill’iva
ipupe griccioni e gri
irlano sotto i tioni
bittano iova e gisci
a Istica sigl’isci.
in iomo già ibriaco
ilila con i lipi.
imidi muri bii
risicchiano la lina.”

“PIERINO! Hai cannato proprio la vocale richiesta!”

“Ma maestra… è come se la … fosse dimagrita!”

///

La U sentì questo incidente e si sentì non poco in colpa, ma l’Uomo broccolo si era proprio reso irreperibile.

Come finirà questa storia?

a) la U trova l’Uomo Broccolo e lo cuoce dentro un pentolone per farci la minestra

b) L’Uomo Broccolo trova la U e la fa rinsecchire ancora fino a farla diventare un’asta

c) Arriva la S e sinuosa diventa una vocale

Tutorial: potare le piante.

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Ecco il nostro Uomo Esemplare che affronta un cespuglio folto. Chissà cosa ne verrà fuori!

Va bene, diciamo che abbiamo una pianta da potare, che sia un cespuglio, un pino o semplicemente un cactus.

Questo è il tutorial che fa per voi, un tutorial che fa venire il pollice verde automaticamente!

Bene, innanzitutto bisogna non necessariamente prendere alla lettera l’esempio artistico che ho messo come immagine esemplare, perché sono sufficienti anche un paio di tronchesi.

Quindi, con questo paio di tronchesi in mano, dobbiamo essere capaci di scovare la pianta che fa per noi.

Sono facili da individuare, lì’importante è che siano un po’ troppo spettinate e che diano intralcio sia alla vista che al passaggio pedonale. È possibile infatti che i cespugli escano fuori dalle abitazioni e vadano a occupare i marciapiedi.

E se abitate al nono piano la cosa comincia a diventare un problema.

Ebbene, bisognerà armarsi si pazienza e…

“Scusa Aven mi sembrava che volessi insegnare alla gente come fare le sculture con le siepi”

Pensavi male.

Invece io volevo solo dire una cosa, e la farò dire dal Tronchese, che ha rilasciato un’intervista in esclusiva per noi:

“Potatura? Mi ricorda quella volta che ero al bar, e un tizio strano con due occhi immensi mi fa Ehi, Joe! Allora io gli ho risposto Non sono Joe, mi chiamo Tronk Ese e allora lui ha alzato le spalle e mi ha detto Guarda che sono un tuo parente, mi chiamo Forbice e allora io distolgo il mio sguardo dal mio whisky e gli faccio Senti Forbice, vai a tagliare un po’ di capelli, ché io ho parecchio da fare! E lui se n’è andato”

Dopo questo interessante intermezzo, posso proseguire col tutorial. La morale della favola è questa: quando si potano le piante, non è importante potare per fargli fare le sculture, l’importante è che gli si diano una forma accettabile!

E quale sarebbe?

Una forma da pianta!

Recensioni: Pilastri della Terra.

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Che ci fanno il presidente Snow di Hunger Games, Marius dei Miserabili e Peggy Carter di Captain America nella stessa serie televisiva?

Si direbbe una barzelletta, ma è ciò che è successo in questa miniserie televisiva.

Siamo nel XII secolo. La Nave Bianca è affondata, e in Inghilterra non si sa bene chi debba governare.Su tutti, spunta poi Re Stefano, il quale cerca come può di districarsi fra le trame politiche di tutti gli altri, in primis il Vescovo, e poi una famiglia di stupidi di cui non ricordo il nome, ma che ambisce alla Contea di Shiring, di cui il lor è appunto Snow.

Un po’ ai margini di questa macrostoria c’è Tom il Costruttore, il quale cerca costantemente lavoro, e finisce per trovarlo in un’abbazia di monaci devoti a sant’Adolfo e il cui priore è Philip, uno che se ne intende.

Il sogno di Tom è quello di costruire una cattedrale come si deve, e per farlo non saranno i suoi figli ad aiutarlo, ma Jack, figlio di Ellen, che…

Insomma quattro puntate che seppur durano 105 minuti ciascuna filano via lisce come l’olio, godibilissima e tanti spunti di cui parlare.

Ad esempio, il personaggio del Vescovo, che ritrae esattamente l’uomo di Chiesa di quel periodo, volto ad arricchirsi e a soddisfare il suo ego.

Oppure il personaggio di William, il quale è un imbecille e quanto mai lontano dall’essere un uomo.

O anche Ellen stessa, coraggiosa e intraprendente, sempre pronta a fare la cosa giusta!

O anche la Cattedrale, che nonostante tutto è stata cominciata!

O anche tutte queste O che sto mettendo ad inizio frase, che sono belle e rappresentano il cerchio perfetto!

I Pilastri della Terra non è storicamente attendibile”

Questo lo dice chi è ossessionato dalla storia, ma io la vedo più come un fantasy ambientato nel mondo reale, il che lo rende un prodotto godibile e senza troppi fronzoli.

Tutorial: fare una barchetta di carta.

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Si direbbe una piramide e invece è proprio la piegatura della carta.

Allora.

Uno degli scorsi mesi è venuto il solito tipo dei volantini, che mi ha rifilato il solito volantino.

Sapete come sono quelli, vero? Anche se ci passi davanti tante volte, te lo devono rifilare, e allora io che ci faccio con tutti questi volantini? Posso farci tante cose: un fazzoletto, un reggibicchiere, una lettera d’amore, una lettera bomba, un cellulare, e anche una barchetta di carta.

Le barchette di carta sono, da sempre, la prima opera d’arte che si fa nella vita.

“Sì ma c’è anche l’aeroplanino! E tu neanche sai farli, né l’uno né l’altro!”

Questo lo dici tu, con il tuo livore verso di me che ho fatto quasi successo coi miei articoli.

Invece io farò questo tutorial, per insegnare come si fa una barchetta di carta e magari farci la rotta Southampton – New York battendo tutti i record! (cit.)

Innanzitutto vediamo cosa occorre:

  • un paio di mani, possibilmente con tutte e venti le dita attaccate
  • carta

Non occorre altro. Per stabilire invece cosa sia una barca, occorrono quattro elementi fondamentali, che si chiamano proprio “basi che fanno di una barca… una barca”

  1. Galleggiabilità (ma và)
  2. Stabilità
  3. Manovrabilità
  4. Comportamento al rollio

E vai! Me le ricordo tutte, giuro! Posso ancora prendere 6 all’interrogazione del primo anno di Nautico!

In ogni caso, per poter soddisfare tutte e quattro le note, bisogna stare attenti a comporre la carta, perché non deve essere né troppo grande e nemmeno troppo piccola.

Per prima cosa bisogna muovere gli angoli, poi spiegazzarla un po’ e alla fine fare il trucchetto “da sotto”, dal quale verrà poi fuori la vela di carta!

Infine, tocca farla galleggiare, quindi metteremo la barca di carta sulla nostra vasca da bagno, opportunamente riempita di acqua., ricordiamoci in questo caso di mettere il tappo nella vasca e di non scordarci che il rubinetto sta lavorando per noi, perché ho visto vasche bellissime rovinarsi per questo motivo e tutte le volte c’era un cadavere dentro.

“OMMIODDIO AVEN LA BARCA AFFONDA ROVINOSAMENTE!”

Perché la carta a contatto con l’acqua si sfalda. Beh, poco male comunque: spero che non avessi messo il tuo peluche preferito dentro quella barchetta altrimenti sarà un naufrago…

 

Posta del Cuore/11

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Benvenuti a una nuova puntata della Posta del Cuore, la posta più cuorosa che ci sia!

“C’è tipo questa ragazza, la mia compagna di banco, che non vuole mettersi con nessun compagno di classe né di scuola e cerca l’amore fuori. Come posso convincerla che sbaglia e che l’amore è molto più vicino di quanto lei creda?”

Semplice: non la convinci.

“Mio caro Aven, non so più a chi rivolgermi! Sono andato al Polo Sud per studiare da vicino la neve e il ghiaccio, e ho portato con me la penna per scrivere! Il problema è che adesso la penna non vuole più andare via! Mi cade sempre in mezzo ai ghiacci e si sbaciucchia col Polo Sud stesso! Che faccio? CHE FACCIO?”

Non sei per caso tu stesso che ti sei innamorato del Polo Sud e fai cadere la penna per incolparla?

“Ad ogni modo penso che se io infilassi una siringa dentro un versetto di un libro questi si doperebbe”

E cosa c’entra con l’amore?

“Diventa appunto un versetto d’amore, anche se prima si parlava di Gorbug il cannone Distruttore”

Uhm… okay. Andiamo avanti!

“Aven… non mi riconosci? Sono la tua bionda preferita”

Chi? Claire di Lost?

“Uhuhuhu… ma no, sciocchino! Sono la BIRRA! Agitami, e ti farò passare dieci minuti in completa allegria!”

Ma sì, dai, my only love ❤

“AIUTO AVEN MI SONO INNAMORATA DI UN MOSTRO PELOSO E DEFORME!”

Che sia Chewbecca?

“Aven, non vorrei dirlo, ma mi sa che il mio telefono si è innamorato dello 0% di batteria. Com’è possibile, infatti, che dopo appena tre giorni si scarica?”

Beato te che ci arrivi, a tre giorni!

“Aven, sono il tuo pigiama. Una volta ho visto sul tuo tavolo una boccetta di antidoto. Non è che me la faresti conoscere?”

Certo che no, così poi mi conduci all’insonnia, visto che l’antidoto su un pigiama è un antidoto al sonno!

 

Bene, e questo è tutto 😀

 

La iena isterica.

“Aahahahahahahaah!”

La iena impazzisce e ride.

“Che hai?” chiedo guardandolo dall’alto del mio collo da giraffa, cercando di essere gentile.

“Ahahahahah! Che hai! Quanto sei spiritoso! Ahahahaha!”

Più che altro sembra una risata isterica che una risata divertita. Ma continuo con l’indagine.

“Iena, cos’è che ti diverte?”

“Ahahahahahah! Mi diverte! Davvero, dovresti fare il comico! Ahahahaah! Tu comico! Una giraffa! No, sul serio, troppo forte! TROPPO FORTE SUL SERIO! AHAHAHAHAH OGGI SONO IN GRAN FORMA!””

Sì, lo so che sono una giraffa. Eppure, voglio capire perché la iena ride per tutto: per quel cespuglio, per se stessa, per tutto quello che dico.

Anche se ad esempio mi metto a spiluccare qualche foglia, lei ride.

“Ahahahahahaha! Questa non l’avevo mai vista!” Quasi non riesce a respirare dalle risate. Davvero, che problemi ha?

A un certo punto arriva il rinoceronte. “Ma che cosa succede qui?”

“Ahahahahah QUI! No, ma mi volete fare morire!”

E poi arriva una gazzella. “Perché la iena ride? È forse stupida?”

“Ahahahah la iena stupida! Ahahaha… no, aspetta, ma sono io una iena! Non sono stupida, ehi!”

La gazzella sogghigna. È riuscita a ferire i sentimenti del quadrupede che adesso la guarda famelica.

“Ritratta il tuo insulto e io farò finta che tu non lo abbia mai detto.”

Il tono della voce è molto minaccioso e tagliente come il vento nordico, così diverso da quello che era stata la vocetta stridula di prima.

“No che non lo ritraggo, perlomeno adesso ti sei calmata e io posso far riposare i miei cuccioli” dice la gazzella.

“Cuccioli che però possono essere già stati mangiati dal leone! Li lasci incustoditi! sei stupida?”

L’affermazione della iena gela il sangue alla gazzella, che scappa via veloce e lascia la prima ridacchiare divertita come una sbruffona.

“Il leone… uhuhuhuh, mangia i cuccioli, è una bellissima barzelletta” e torna a scompisciarsi dalle risa.

La giraffa e il rinoceronte si ripromettono di non dare più retta alla iena.

Le avventure di Isda/46

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Isda ricercata

 “WANTED: ricercata Isda per contraffazione”

Il manifesto, così scritto, recante sotto l’immagine di un pesce spada che potrebbe non essere Isda, comincia giorno dopo giorno a invadere gli scogli subacquei e quindi tutti i pesci sono avvisati della ricerca. Per di più, sotto l’immagine, c’è la segnalazione di una lauta ricompensa, per cui persino i Cannolicchi, che sembrano innocui e ricordano dolciumi,si mettono alla sua ricerca.

///

Isda sbuffa contrariata.

“Ma questa non sono io! Hanno preso l’effigie di un pesce spada qualunque e la spacciano per la mia grazia e bellezza! protesterò con chi di dov… un momento”
Isda le viene in mente che essendo ricercata non può chiedere a nessuno. Chissà di che parla la lauta ricompensa?

Al che, le viene un’idea. Isda non è l’unico pesce spada nel mediterraneo, per cui può contare sulla disposizione di milioni di suoi simili, le è sufficiente spegnere la spada laser che ha sul naso.

Per spegnerla, è molto semplice: basta solo prodursi in un movimento sinuoso. Molto sinuoso.

“Ehi, ma chi è questa bella fanciulla che balla la danza del ventre?”

“Sta’ lontano da me, maniaco!” esclama Isda, riconoscendo uno Scorfano.

Quest’ultimo ridacchia: “Andiamo… so che sei Isda, ti ho riconosciuta dal manifesto. Sei ricercata, quindi cerca di non fare storie e vieni con me, ché devo riscuotere la lauta ricompensa”

Isda è costretta a riaccendere la spada laser per combatterlo, ma lo Scorfano è talmente brutto che ha paura persino di attaccarlo.

“Stai usando un super potere, eh? E va bene!” dice Isda, ma nel frattempo una squadra di polizia di Delfini accorre per catturare la ricercata.

“Ferma, Isda! sei circondata!” urla a gran voce lo sceriffo, utilizzando un megafono che è caduto in mare qualche tempo prima.

“Esci fuori con le mani alzate!” aggiunge un altro Delfino.

“Forse non ti è chiara l’anatomia di un pesce spada, Jack! Dove caspita hanno le mani?” lo riprende lo Sceriffo.

“Chiedo scusa sceriffo, è solo che nei telefilm lo dicono sempre e mi sembrava carino che…”

“Che… niente! Isda!” taglia corto il suo capo. “Vieni fuori con le mani alzate!”

“Ma… ma aveva detto…” pensa fra sé il delfino.

Isda tuttavia risponde alle forze dell’ordine: “Non mi arrenderò senza combattere!”

“Un momento! E la mia lauta ricompensa?” interviene lo Scorfano.

Lo Sceriffo si perplime un attimo, poi risponde: “Be’… una bella spaghettata a base di Isda?”

Al che, lo Scorfano si autoconvince che i Delfini incitino al cannibalismo fra pesci.

Gli ascensori stufi e destinazioni varie.

“Non la senti anche tu?” chiede il cavo all’ascensore.

“Cosa?” chiede quest’ultimo.

“La NOIA! Sempre a salire su e giù, e su e giù, e tutto il giorno, e sempre al piano desiderato! Ho voglia di cambiare!”

L’ascensore osserva: “Be’, e che cosa vuoi fare per cambiare la situazione?”

“Sta’a vedere” dice il cavo, e insieme attendono il prossimo cliente, che per inciso sono un padre e una bambina, assieme al cane maledetto che abbaia sempre ai passanti.

“Sono la famiglia del sesto piano” commenta l’ascensore.

“Oggi non andranno al sesto piano…” pensa fra sé il cavo, e nonostante il padre abbia premuto il tasto numero 6, il cavo invece di salire su dal pianterreno va a destra, nel vuoto cosmico.

Sta di fatto che il vuoto cosmico si tratta più prosaicamente della Terra delle Frittelle Calde.

“Ehi ma è bellissimo qui!” commenta la bambina, assieme al cane pronto ad annusare ovunque.

“Sì ma non è casa nostra…” borbotta il padre, perplesso.

“Ti piace questo gioco? Adesso disturbiamo la signora del secondo piano!” esclama entusiasta il cavo.

La signora, carica di sacchetti per la spesa, attende con calma l’ascensore, che arriva con calma anche lui.

“È più lento del solito questo coso…” borbotta lei, poi, entrando con i suoi pacchi, preme il pulsante 2 con un dito.

L’ascensore ridacchia, incitato dal cavo, che gli suggerisce cosa dire.

“Che hai da ridere?”

“Non pretenderai che io salga solo al secondo piano, vero?”

“Beh, ma sono carica di pacchi!” protesta la signora.

“No, mi rifiuto” taglia corto il mezzo, e sale da solo fino al nono piano, l’ultimo disponibile del condominio.

Del condominio accanto a quello originale.

“Oh, ciao, Ascensore Vicino” saluta quello, indifferente all’invasione.

“Ciao a te” dice lui, tornando subito nella postazione originaria dopo aver lasciato la signora piena di pacchi in un condominio sbagliato.

“Visto com’è divertente?” chiede il cavo.

“Sì… chissà se questa moda non si diffonda in tutti i palazzi!”

Morale della favola: meglio vivere a piano terra.