La Ropa Sucia/75

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Adele a un certo punto pensò ad Alvaro.

Non era quindi José Riquelme il padre di colui o colei che stava crescendo dentro di lei, ma era quel bellimbusto che era stato suo compagno a scuola. In effetti, i tempi coincidevano di più, anche se Adele aveva sperato tantissimo che il padre fosse José, e anche quest’ultimo aveva deciso di essere il padre e prendersene la responsabilità, accettando di sposarsi.

Il fatto era che adesso quel matrimonio era soltanto una copertura. Si trattava semplicemente di due conoscenti che avevano avuto una notte, o meglio, qualche minuto, chiusi nel bagno dei Gutierrez e che adesso stavano per partire in viaggio di nozze a Parigi.

Adele pensò a cosa aveva provato con Alvaro e a quello che invece era successo con José. Non c’era paragone.

José era così hombre

Al suo matrimonio era venuto fuori che era impotente, tanto da impedire la prima notte di nozze, poi sostituita con la veglia in omaggio al viejo. Ormai si trovava all’aeroporto, perciò non poteva presenziare al funerale, in cui ci sarebbero stati tutti, persino quei due enigmatici fratelli che avevano fatto la loro comparsa per la prima volta alla cattedrale di Cordova. Era incredibile come le cose accadevano e sembravano particolarmente concatenate fra di loro. Ad esempio, comparivano due fratelli di cui nessuno sapeva nulla e successivamente Fernando trovava un anello di fidanzamento molto costoso nella sua tasca. El viejo stava per dire una scomoda verità alla nonna Ana Lucia e colto da un infarto improvviso era morto stecchito mentre tutti stavano festeggiando.

Infine, com’era ovvio, lei e la sua famiglia doveva fare i conti con la lavatrice, che continuava a girare imperterrita e indifferente alle cose del mondo.

Nel frattempo, vide arrivare José, carico di bagagli.

“Finalmente! Ma quanto ci hai messo?” chiese lei. “Il gate sta per chiudere!”

“Lo so, Adele” rispose lui, ansimando. “Ma i miei genitori dovevano lavare a mano e quindi mi hanno messo a pulire”

“Capisco” mentì Adele, per poi avviarsi al gate che li avrebbe portati a Parigi, dove sarebbero rimasti due settimane.

Il funerale nel frattempo era cominciato e finito, ed era giunto il momento di dare l’ultimo saluto a nonno Alfio.

“… L’eterno riposo, dona a lui, o Signore, e splenda in lui la luce perpetua. Riposi in pace. Amen.” Recitò il parroco di Villa Nueva, don Sebastiàn, che aveva sentito confessioni scabrose, e guardava chi gli stava attorno con un misto di disprezzo e imbarazzo.

Tutti piangevano. I Gutierrez al completo, e poi i Sanchez, i coniugi Riquelme, e poi gli Espimas, che erano convenuti. Insomma, tutti quelli che avevano conosciuto Alfio sapevano quanto fosse stato importante per Villa Nueva e sapere che non ci sarebbe più stato nessun compleanno da festeggiare era una notizia triste, davvero. Oltre alla coppia di sposini, Pedro Sanchez mandò un pensiero a sua nonna, Ana Lucia, che era assente in quel giorno di pioggia, così strana in quel di marzo di fine estate.

Anche Ana Lucia lanciò un pensiero alla sua vecchia fiamma dei giorni ormai andati di chissà quale anno. La figlia che avevano avuto aveva poi avuto una figlia, che adesso stava col figlio del viejo.

Eppure, c’era ancora una verità che era adesso sepolta con lui: che cosa diamine poteva essere? Non era che forse conosceva il segreto della lavatrice?

Oppure, in quei mesi si faceva tanto parlare di alieni, UFO e quant’altro. E se anche Alfio fosse un extraterrestre? L’avrebbe saputo, alla fine lo aveva visto nudo.

Ma allora…?

E allora Ana Lucia continuò a sferruzzare, concentrata non tanto sul lavoro a maglia, ma su cosa el viejo doveva dirle.

Nel frattempo Catalina Salcido e il suo fidanzato Guillermo erano legati e imbavagliati a casa Garcia, alla mercé di un adirato Javier, che con la carabina era molto pericoloso.

La lavatrice continuava a girare.

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Cara Valigia

Cara Valigia,

Non capisco perché,ma ogni volta che devo partire non riesci mai a chiuderti! Perché, eh? Ad esempio: devo andare in questo posto e tu mi chiedi, tanto per cominciare: “Ma dove devi andare? Perché?”

Allora io, non rispondendoti, perché so bene che per nessuno, nemmeno per una valigia, è semplice essere risvegliati, comincio a estrarre fuori dalla casa tutte le cose che mi servono per partire. Innanzitutto l’asciugamano: parto senza asciugamano? E per coprirmi la testa come farei? Per sventolarlo nel caso passasse un toro, cosa sventolerei?

Dopodiché, posso prendere le magliette: possono essere di tutti i tipi. All’ora della partenza ne spuntano davvero di ogni specie, forma e colore. Soprattutto, una maglia che erto sicuro di avere buttato, ma che è tornata impunemente ad occupare il mio guardaroba!

Tant’è vero che me lo chiedi tu stessa, valigia: “Ma questa maglia non l’avevi buttata?”

“Ssssh! Zitta, sbirra!” Esclama la maglia.

Va beh. Come diceva la mia professoressa delle scuole medie “Vestitevi a cipolla!”; quindi aggiungo un bel costume da cipolla, in onore dei vecchi tempi.

“Immagino l’odore” mi dici. È vero, ma metti caso che serve fare un soffritto in piena autostrada! Con 40° all’ombra, le auto possono essere ottime padelle!

Dopo le maglie e l’asciugamano, posso passare certamente a lamette, deodoranti, dentifrici, calze, pantaloni, occhiali, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale.

Ora è il momento di chiuderti, o valigia, che è un po’ il motivo per cui ti sto scrivendo questa lettera. Provo una volta… niente.

Provo una seconda… e lanci tutti i vestiari!

Provo una terza, ma ti ribelli. Non buoi chiuderti!

Quando imparerò a non portarmi da casa… tutta la casa? E poi, non è che tu, valigia, una volta entrata nel gate tiri fuori tutto, magari lanciando lontano per prima la mia amata tazza di Pac-Man?

Comunque, se vuoi la verità, ti dico: l’anno prossimo mi compro una piscina.

applausi

“SCARLATTI!”

L’urlo imperioso del Maestro colse di sorpresa Nathan, che in mezzo al coro si sentì nudo.

“Non sei in accordo col coro! Ma come devo fare con te? Hai un talento pazzesco, ma credi di essere un solista! Indovina un po’: questo è un CORO! Un stramaledettissimo corso di una stupidissima chiesa, dannazione! E devi, DEVI, stare al passo con gli altri!”

Nathan si sentì avvampare. Qualcuno avrebbe potuto cuocere della carne sulle sue guance.

“Dai, puoi farcela” si sentì dire, non sapendo da chi perché non riusciva a sostenere lo sguardo di nessuno.

***

Anche quella volta, ci furono bis e applausi a scene aperte. Venivano da tutto il mondo per sentirlo cantare, e ogni volta non volevano che smettesse.

Però lui non era fatto per interagire col pubblico. In realtà gli interessava cantare, e basta. E non solo, cantare da solista, qualunque fosse l’opera in questione oppure un concerto proprio.

Il sipario si chiuse e Nathan tirò un sospiro di sollievo. Ogni volta che succedeva, non poteva fare a meno di venirgli in mente ciò che disse il suo maestro di musica, quella volta di trent’anni prima: era un solista, e quella definizione lo accompagnò per tutta la vita.

“Non è che da solista passerai a solitario?” gli aveva chiesto sua sorella, quando le aveva confessato di voler intraprendere la carriera da cantate tenore.

Sulle prime non aveva saputo rispondere, ma adesso, a distanza di anni, non poteva sentirsi più felice di così.

“Eccezionale”, “Straordinario”, “Tocchi le corde giuste nei cuori di ognuno”, gli stavano dicendo, per fargli i complimenti. Ma lui a parte piegare un angolino della bocca, non disse altro. Davvero, tutto quel contatto umano lo metteva a disagio.

Prese un lungo sorso d’acqua e tornò nel suo camerino. Anche quella serata era stata un successo, pensò mentre si sedette davanti al tavolino dove di solito veniva truccato prima dell’esibizione. Ecco che in effetti lo specchio restituì il suo sguardo stanco ma lieto.

Pensò ai suoi allievi dell’accademia. Come lui quando era agli inizi, avevano paura di tutto.

Pensò ai suoi cani. C’era Chopin, il primo, il jack russell bravissimo a prendere i fresbee, il bulldog Schumann, che aveva preso dall’autostrada; e infine Mozart, l’alano bravissimo a cantare.

Pensando ai suoi cani, sgranò gli occhi  e anche lo specchio fece lo stesso.

“Oh mio Dio… oh mio Dio” ripeté, mettendosi le mani nei capelli. E se avesse cantato come un cane e tutti lo avessero perdonato comunque, per via di un credito mai esistito?

Al solo pensiero si scoraggiò. Aveva fatto cilecca, non era poi così bravo come tutti dicevano. Certo, sulle prime non ci pensava mai, ma poi, finita l’adrenalina, tutti i difetti della serata emersero crudeli nella sua mente.

Sospirò, d’altra parte poco poteva farci. Gli vennero in mente le parole di sua sorella, quando le aveva confidato di essere andato male la prima volta che si era esibito: “Smettila con queste paranoie e trovati una tipa, piuttosto”

Ma lui scosse la testa. Come poteva lei dire una cosa del genere se l’unico modo che conosceva per esprimersi era il canto? E, sinceramente, intonare Nessun Dorma al primo appuntamento, seppur d’effetto, non era fra le cose più gradite in assoluto. A parte che sarebbe stato difficile inserirlo in un contesto logico.

Sospirò, Nathan, osservando il suo stanco riflesso. Promise a se stesso di migliorarsi ancora… e la prossima volta, di essere un insegnante migliore, coi suoi allievi.

Da migliore amico a peggior nemico.

Marco e Giulio erano amici. Si erano conosciuti al bar, fra un due di picche e l’altro.

Si erano conosciuti una sera. Avevano preso lo stesso alcolico, quindi era stato facile fare amicizia e vedersi sempre nello stesso locale, tutte le settimane.

“Ma tu prendi sempre lo stesso alcolico?” chiese Marco a Giulio. Quest’ultimo si ritrovò piuttosto spiazzato dalla domanda. In che senso? perché quella domanda proprio in quel momento? E poi, che cosa rispondere? E poi aveva notato che anche lui era monotematico in quella materia, quindi non aveva molto da criticare, se quella fosse stata una critica.

Al che gli rispose “Sì, ma tu mi copi tutte le settimane”

Ecco perché divennero migliori amici: sempre lì a scherzare su tutte le materie, a farsi da spalla, ad andare in giro e giocare al calcetto. Una volta erano anche stati rapiti dagli alieni nello stesso momento e si sono ritrovati nella stessa astronave.

Insomma erano diventati inseparabili.

Ad un certo punto, però, proprio nel momento in cui Marco e Giulio stavano per scoprirsi fratelli perduti, Giulio quella settimana prese un alcolico diverso.

“Ma… ma… non mi hai fatto compagnia!” esclamò Marco. “Che cosa sei diventato? Un traditore?”

Giulio si atterrì. “M-ma che stai dicendo?”

“Sì, sei diventato un traditore! Ed io, l’uomo Triangolo, sono venuto per ucciderti! In realtà abbiamo fatto amicizia solo per studiare le tue mosse!”

Giulio capì che era giunto il momento anche per lui di gettare la maschera. “E va bene! L’hai voluto tu, Marco Uomo- Triangolo! Io, l’Uomo-Sedia, ti sconfiggerò!”

Il triangolo fatto uomo cercò di tagliare la sedia, ma quest’ultima aveva avuto il brevetto di volo per tutte le volte che a scuola la facevano volare, per cui riuscì a schivare tutti i colpi e rispondere con le sue quattro gambe.

“Maledetto!” esclamò il triangolo.

“E non hai ancora assaggiato il mio schienale infernale!”

Il barista, che non sopportava, o sopportava poco i litigi nei suoi bar, decise di spruzzare addosso ai litiganti un po’ di birra alla spina, che si trovava sempre reperibile ed era elettrizzata quando usciva fuori dal barile dov’era contenuta.

“Allora! La finite o no?” disse il barista, frenando i bollenti spiriti dei due supereroi con della birra schiumante fresca.

“Non è finita qui” pensarono fra loro Marco e Giulio. Per una volta, tornarono d’accordo.

 

 

 

 

 

Merry Christmas!

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Per oggi un articolo un po’ più breve, solo per augurarvi un buon Natale e n felice anno nuovo!

Facciamo un po’ il punto sulla situazione attuale: ad oggi ho più di due follower, mi leggete in tanti e mi piacerebbe, come sempre, ringraziarvi e parlare con ciascuno di voi, anche solo per sapere come mi trovate, come vi divertite e se questo banner vi piace!

Di sicuro uscirebbero, fra le tante, le seguenti risposte:

a) Ti troviamo su internet;

b) Non ci divertiamo, riflettiamo sul tuo disagio e non commettiamo per dignità;

c) Il banner fa schifo, sembra disegnato da qualcuno che non ha mai visto n paesaggio in vita sua

No?

Ma allora, come può essere “buono” questo Natale? Non giocando a Tombola come al solito, risparmiatecelo!

Dobbiamo mangiare tanti pandori mlmlml ❤

Ecco, questo sì, è buono e giusto.

Io ho deciso di regalarti dei soldi, perché comprerò i tuoi due libri

Ah, benissimo, grazie!

Io invece non mi aspettavo tanta negligenza. Proprio a Natale, non stai parlando di nulla!

Eh, ma si sa, a Natale si hanno sempre delle cose da fare,. Ad esempio, spacchettare i numerosi regali che mi pervengono. Quest’anno ho ricevuto una buccia d’arancia, ad esempio. Poi, ho ricevuto duecento lire bellissime che servono per il prossimo ritorno della Lira… penso.

Poi vediamo, ho ricevuto n piatto di plastica, una penna scarica, una penna USB piena di virus e un SOL da chitarra.

Non male no? E voi, cosa avete trovato sotto l’albero?

Io voglio regalarvi una canzone, da fare col giro di Sol:

È Natale oggi tutti insieme

Diciamo le cose tanto sceme

Perché bene o male

tanto non si va al mare

E quindi alziamo i pandori

Aspettando giorni un po’ migliori

Vi auguro vacanze eccezionali

E questi articoli memoriali

E le rime sono finite

Buon Natale!

Viaggio in treno.

 

Odio i viaggi in treno. Il ritmico sfrecciare del mezzo si binari, il paesaggio che non si vede niente, la sporcizia qua e là e il dover condividere il vagone letto con degli sconosciuti.

Mamma mia. Eppure, era un viaggio che si doveva fare. Per fortuna, ho con me qualche libro e il lettore CD, per cui il tempo posso ammazzarlo per bene.

L’ho già detto che odio i viaggi in treno? Forse sì, ma anche per i sedili scomodissimi. Forse mi stanno venendo le piattole, ma al momento non posso farci niente. Inoltre, c’è questo ragazzo che mi fissa.

Oh no, adesso sospira: ma che vuole da me? Va bene, ci sono altri due passeggeri, ma l’ansia mi sta aggredendo. Sembra che voglia dire qualcosa! Meglio che mi metta le cuffie…

“Adoro i viaggi in treno” dichiara. Ma che fa, mi ha letto nel pensiero? “Non credete anche voi? Il tempo si dilata, puoi avere tutti i bagagli a portata di mano, e si fanno nuove amicizie”

Allude a me? Ma non esiste proprio, chi ti conosce?

Purtroppo mi perdo cosa gli rispondono perché ho le cuffie messe. Metto la testa sulla mano e mi lascio perdere dalla musica punk e dal paesaggio che scorre troppo in fretta.

Finisce la canzone – il punk lo adoro proprio perché dura tre minuti a dir tanto – e il tizio continua a parlare e dire cose stupide. Stavolta lo colgo.

“Dite quello che volete, ma la musica classica, Mozart per inciso, è la migliore” dichiara, leggendo forse un articolo di giornale in merito.

M;a che diamine dice? I Ramones sono il top! La musica classica addormenta! Non contento, prosegue col suo delirio: “Certo che con questo bel tempo viene voglia di andare al mare, mica in campagna”

Ma allora è stupido! Il treno passa attraverso questi campi perché deve, non è che può scegliere! Certo, il fatto che io gli risponda nella mia testa non crea possibilità di dibattito e di conseguenza non posso farlo ammutolire, ma d’altra parte sono fatta così. Non parlo con le persone per principio.

Però adesso che lo guardo meglio… ha le gambe accavallate allo stesso mio modo, ha il mio stesso tono, ha… i miei occhi?

Ma… che cosa sta succedendo a questo treno? Se non fosse un completo idiota, giurerei che fosse un mio fratello perduto. Come se ne avessi mai voluto uno. Credetemi: ho una sorella e ho già abbastanza inferno così.

“Mi sarebbe piaciuto avere un fratello” dice lui, continuando a sfogliare quel maledetto giornale.

Ma basta!

Adesso guarda l’orologio. Certo, come tutti gli idioti ha un orologio da polso. Che scemo.

“Toh, è ora di pranzo” dice, a nessuno perché nessuno ne può più di lui. Estrae dallo zaino un panino con… la verdura?

E l’hamburger? E la carne impregnata di salsa rosa? E le patatine da accompagnamento? Solo un’insipida insalatina con i pomodori morti? Ma che schifo!

“Non sopporto la gente che mangia i cadaveri” dice, come se volesse rispondermi. Ma allora lo fa apposta! E fa anche la stessa smorfia che sto facendo io adesso!

Pazzesco… non dimenticherò mai questo viaggio.

Tutorial: fare l’autostop.

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D’accordo, ma la guida terrestre per autostoppisti?

Questo è un articolo difficile. Non ho mai fatto l’autostop, se si escludono tutte le volte che ho fatto fermare gli autobus.

Ma io, per dovere di cronaca, farò un articolo del genere.

Innanzitutto partiamo col dire che cos’è un autostop. Si verifica tutte le volte che alziamo il pollice o l’indice e facciamo fermare la macchina, magari dicendo prima con n cartello dove dobbiamo andare: che sia Berlino, Madrid o Castelvetrano il prescelto vi porterà ovunque, purché sia sulla rotta.

Ma allora, come fare autostop correttamente?

a) scegliete una strada trafficata: che siano auto, moto, bici o elefanti deve essere trafficata, altrimenti non vi noterà nessuno.

b) dite chiaramente dove volete andare: certo, non Via dei matti numero 0, che poi è il mio indirizzo di casa, ma qualcosa che ci somiglia, altrimenti rischierete di dire “Agrigento” e invece vi ritrovate in Danimarca senza capirne il motivo.

c) In accordo col punto b, darebbe preferibile scegliere piloti che parlino la vostra stessa lingua. Se siete turisti in terra straniera, parlerete a gesti.

d) Assicuratevi del codice penale del pilota, che sia una brava persona e non vi porti in un mulino abbandonato, farvi sdraiare su un tavolo e poi tagliuzzarvi per poi far cadere i vostri pezzi in mare. Certo, obietterete che anche costui potrebbe pensare la stessa cosa di voi, ma voi siete disperati e senza mezzi, chi vi crede?

e) Soprattutto, assicuratevi che il mezzo prescelto sia una macchina con porta bagagli. No perché l’altra volta uno ha chiesto un passaggio a un aereo circolare e non è più tornato…

Veniamo all’esempio pratico:

“Scusi Arcimboldo, devo andare in via Pacco Postale numero 42, può?”

“Certo, messere”

*al primo incrocio*

“ma… è già questa la via Pacco Postale! Avremo fatto sì e no trenta metri! Ma che ha in testa lei?”

“Mi scusi ma non mi andava di camminare, così ho aspettato tre ore e mezza che qualcuno mi desse un passaggio”

State attenti a chi date passaggi.

Test: che fiocco di neve sei?

E soprattutto, sei un fiocco di neve?

Vediamo adesso, subito, dal momento che sta nevicando.

  1. Ti vedi bianco come il latte?

a) No, rosso come il papavero

b) No, viola come le viole

c) No, blu come i puffi

2. Ascolti le playlist piuttosto che gli album?

a) No, ascolto solo i citofoni

b) No, ascolto solo il rumore della pioggia

c) No, ascolto solo le monete

3. Da piccolo facevi le raccolte di figurine?

a) Sì, ma lo faccio ancora oggi

b) Avevo l’album di figurine di Lupin

c) Sì, solo che le figurine le facevo io con le foto tipo stalker

4. Hai un account Instagram?

a) No

b) Sì ma faccio solo le stories

c) No

5. Ti conosco: hai una lavastoviglie a casa ma non vuoi ammetterlo.

a) Lupo Mannaro

b) Provincia di Sassari

c) In realtà ho un’ammissione ma non voglio lavastoviglie

6. Prometto di amarti e onorarti, finché…

a) Non finisce lo champagne

b) Non ne trovo un altro più bello che problemi non ha

c) Non pensi di ammalarti

7. Che cosa ne pensi del Natale?

a) Oddio lo adoro!

b) La vera domanda è: che cosa pensa il Natale di me?

c) Curricula

8. Secondo te, i manga giapponesi:

a) Sono sempre esistiti

b) In realtà sono cinesi

c) Non li so leggere, c’è sempre scritto fine all’inizio

9. Da quant’è che non vedi il sole?

a) Non vedo il sole da quando sono nato, visto che se lo vedessi mi accecherei

b) davvero, oh! Ultimamente fa solo brutte giornate

c) Lavagna

10. Ultima domanda: sei uno spazzolino da denti?

a) Ma il test non era sui fiocchi di neve?

b) Sì, devo fare coming out

c) Non credo, anche se a volte odoro di menta

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A 

Sei un fiocco di neve di tipo DENTRICE! Attento, non “dentice”, che quello è un pesce, ma dentrice. Questo denota la tua capacità di condensarti quando c’è freddo e cadere in maniera fastidiosa oppure no a seconda dell’umidità. Quindi sei una persona umida? Non lo so, è il test che lo dice!

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

Sei un fiocco a ROSETTA! Esatto, le rosette che trovi in qualsiasi panificio! Bello caldo, pronto per essere sfornato e in generale soddisfacente al palato! Non male!

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

Se la NEVE TONDA! Quella classica, quella che si usa per disegnare e per fare i pupazzi di neve! Questo vuol dire che sei una persona classica e infatti giri ancora con la tuba e le ghette!

Aven guarda che ci sono anche altri tipi di fiocchi di neve

Impossibile, tre opzioni, tre risposte.

Posta del Cuore/27

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Benvenuti! Benvenuti in questo nuovo mirabolante episodio della Posta del Cuore! In questo momento siamo tutti in trepidante attesa delle feste natalizie, vero? E non solo, si comincia anche stasera per la veglia dell’Immacolata! Burraco e spaghettata per tutti?

In questo clima di festa, però, non dimentichiamoci delle persone che amiamo, come testimoniano le lettere di questa settimana.

Ciao Aven, secondo te vale la pena invitare la mia ex per il veglione di questa sera?

Beh, se vuoi adattare il clima di famiglia col tempo che c’è fuori, fai benissimo.

No guarda che la mia ex è una vacca

In questo caso la mungi, ci fai la mozzarella e continuerete a mangiare pizza all’infinito!

Caro Aven, buon Natale a te e famiglia!

OH NO È GIÀ COMINCIATA AIUTO

Aven, ho un sacco di problemi! Abbiamo già montato l’albero ma… mi fa gli occhi dolci e io quasi quasi sto per cedere alla sua corte! Che posso fare?

Prova a spostare quelle due palline che sembrano occhi, dai. Pensa ad invitare il tuo albero al cenone della Vigilia. Va bene che sta nell’angolino come gli asociali, ma farlo sedere accanto a noi mi pare anche troppo, vero?

Caro vecchio mio, sono innamorato delle montagne e vorrei far loro un regalo. Che ne dici di un pandoro?

Te lo sconsiglio. Le montagne innevate sembrano già pandori, no?

Caro Aven, Natale con chi vuoi! E io voglio una bella teglia di pasta al forno, non so tu

SOTTOSCRIVO

Sono le Picche e mi sono innamorato dei Fiori. Che faccio?

Non fargli vedere il tuo 2 e stai a posto. Vedi, questo messaggio capita proprio a fagiolo perché dicevo che stasera si giocava a burraco, per cui l’amore fra i semi delle carte è un argomento interessante e avvincente

Ciao Aven! Noi giochiamo a Baccarà, facciamo male? E, a proposito, mi sono innamorato delle mie forchette

Sarà un piacere quando affonderai loro nei cibi e mangerai, no?

 

Tutorial: avere i capelli.

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Io di sicuro non posso parlare. O meglio, questo tutorial serve anche a me.

Sono stempiato. Faccio finta di no, ma in realtà è così.

Per ovviare a questo problema, mi sono messo di buona lena e, studiando, ho capito come fare per farsi crescere i capelli in maniera del tutto pulita.

METODO A

Procuratevi dei semi di capello dal fruttivendolo più vicino e metteteli sugli spazi vuoti del vostro cranio. Badate che vanno messi bene, altrimenti cascano e non abbiamo fatto niente.

Innaffiate tre volte al giorno, facendo loro prendere un po’ di sole. Dopo qualche settimana, è matematico che qualcosa verrà fuori.

METODO B

Comprate una parrucca e mettetela ogni volta che potete. In tutto questo tempo i bulbi capillari saranno invidiosi e diranno “Ma scusa, ma allora noi che ci stiamo a fare?” e cominceranno a crescere spontaneamente.

METODO C

C come Capelli! Riempite di C il vostro cranio o i punti dove volete far crescere i vostri capelli e vedrete che verranno fuori! Questo perché i vostri stessi celi si sentiranno motivati dalle molteplici C che ci saranno!

METODO D

Andate da un vostro amico capelluto. Sappiamo tutti che ha bisogno di dormire, vero? Ebbene, vi intrufolerete nella sua camera in piena notte … ZAC! Con l’ausilio della forbice che spero non abbiate dimenticato a casa, avrete tagliato i suoi folti capelli e adesso potrete legarveli in testa con un cerchietto. Se qualcuno chiederà, è il copricapo che indossano gli arabi.

METODO E

C’è anche un quinto metodo, quello super segreto, e che conosco solo io perché appunto mi sono messo di buona lena e ho affrontato sfide inenarrabili, frequentato i pub più torbidi e camminato nei vicoli più spenti e puzzolenti. Alla fine di questa odissea posso ben dire che i capelli ce li abbiamo sin dalla nascita e, se li curiamo e trattiamo bene, non cadranno, perché si sentiranno coccolati.

E chi li ha persi non per incuria?

ha altri quattro metodi a cui rivolgersi!