Kaden e le Fontane di Luce/26

Capitolo 26

Kaden e i suoi compagni giunsero a piedi fino a Kashnaville, senza mai fermarsi in nessun villaggio.

Furono nove giorni duri: stare nascosti per timore di essere inseguiti, cibarsi di bacche e sfuggire ai Draghi che di tanto in tanto percorrevano la loro stessa rotta: non era facile, e non vi erano abituati. Solamente la guida esperta di Caleb, il quale esercitava un enorme terrore verso i sui avversari, impedì l’accadere di ostacoli più gravi.

In quei giorni nessuno di loro parlò molto, affranti com’erano da quanto era successo al Labirinto e dalle notizie sempre più nefaste che pervenivano a Caleb tramite corvi messaggeri spediti dalla Villa, adesso gestita da Frederick.

Il Mangiacuore era di nuovo fuggito e mieteva vittime su vittime, nella città di Perth, luogo natale di Kaden, la guerra era finita con la morte in battaglia di Cassius il Magnifico, lasciando Isaiah Hesenfield proclamarsi Lord dell’Ovest e fissare la capitale nel paesino marinaro di Port Hedland.

“Il che è una buona notizia per te” disse Klose a Kaden. “Adesso che è il fratello di Caleb a comandare, possiamo chiedergli che ne è stato di tuoi genitori e della tua famiglia”

Kaden deglutì. Era vero ciò che diceva l’arciere: in quel marasma e nell’apatia in cui erano caduti dopo gli avvenimenti del Labirinto, Kaden aveva del tutto dimenticato che aveva ancora delle persone che l’aspettavano in ansia, a migliaia di chilometri di distanza.

“È per quello che vado ancora avanti” disse Kaden, con la voce rauca non avendo parlato per giorni. “Per i miei… per la mia famiglia. Finché c’è una possibilità che siano vivi, vale ancora la pena aprire le Fontane”

“Che discorsi sono?” interloquì Caleb. “Allora se mio fratello Isaiah trovasse i tuoi genitori morti, smetteresti di punto in bianco la tua missione?”

“Caleb ha ragione” disse Mary, tenendo in mano un bastone per camminare con la nuova protesi. “Pensa a Shydra, pensa a… a…”

E proruppe in lacrime. Il nome del Cavaliere Corrotto aleggiò per un attimo sulla radura e Kaden capì di aver detto una stupidaggine.

“Scusatemi” disse.

Il giorno dopo quell’episodio, un altro corvo arrivò dalla Villa, e Caleb comunicò che la Fontana a Sydney era scomparsa.

Fu Klose il primo a commentare la notizia. “Non sapevo potesse succedere, e non immaginavo che Re Anthony desse alle stampe questa notizia in particolare. Voglio dire, tutti sanno, o meglio, la gente comune sa che le Fontane sono spente e non possono essere riaccese, tenendole lì come monumenti antichi e sempre più fatiscenti. Perché allora rimuoverla?”

“Deve essere una strategia” disse Caleb. “Ormai sono passati quasi sette giorni dagli avvenimenti alla Villa, e la morte di Abraham Hesenfield ha ormai fatto il giro del Triregno. Il che fa di me un ricercato, anche se dubito molto che colleghino la mia latitanza a quella del ragazzo delle Fontane. In ogni caso, probabilmente Re Anthony ha deciso di provocare Kaden o perlomeno Taider comunicandoci che ha nascosto la Fontana, chissà dove, in modo da preservare la sua immortalità e unitamente scoraggiarlo”

Tutti e tre erano profondamente ammirati da quella deduzione. Caleb si dimostrava ancora una volta un ragazzo intelligente e comandante navigato. Probabilmente, anche Taider sarebbe giunto alle stesse conclusioni e questo spinse Mary ad appoggiare quella tesi.

“Sì, hai ragione, Hesenfield” disse. “Be’, sarà meglio piombare a Kashnaville e concludere il tuo assedio, allora”

“Già, sarà meglio” concordò Caleb, non sapendo cosa avrebbe trovato in quella capitale. A quanto aveva capito, lady Margareth era tutt’altro che sconfitta e a quel che pareva il suo vice era persino morto in battaglia, allontanando la possibilità di mettere sotto scacco lei e quel che rimaneva del suo regno. Conveniva arrivare subito in quei luoghi, in modo da chiudere quella guerra e pareggiare con Isaiah, che aveva già concluso la sua.

Per quanto Caleb fosse il primogenito, infatti, era Isaiah ad essere più veloce, più abile con le mani, e più istintivo nella vita. Lui invece doveva sempre avere il controllo su tutto, altrimenti non riusciva a ragionare, e per inciso il non sapere bene come stesse andando la guerra a Kashnaville lo metteva in apprensione.

Alla fine, dopo oltre nove giorni di cammino, arrivarono. La città non era accessibile, visto che vi era l’accampamento della truppa di Caleb. Grosse torri di fumo nero accoglievano i folli viandanti che decidevano di entrare. Per di più, un Drago sembrava bombardare di fiamme la già martoriata città. Tutto attorno nuvole grigie persistevano compatte e un’aria pesante rendeva difficile una buona respirazione.

“Non è quello che si dice il miglior benvenuto” disse ironico Klose.

“Non temete” li rassicurò Caleb. “Adesso entrerò nel mio accampamento dove mi spiegheranno bene la situazione. Voi restate fuori, tornerò e vi dirò come entrare”

Dopo quelle che parvero ore, il primogenito della Casata più potente del Triregno uscì dall’agglomerato di tende.

“Tutto a posto” sorrise. “La città non è affatto sicura, ma rispetto a due giorni fa siamo noi ad essere in vantaggio e fra poco tempo Margareth cadrà, che sia la Fontana o no a tenerla in vita. La cosa migliore è che sia io a comandare le mie truppe, perché ho intenzione di sfondare con un attacco massiccio e dare il colpo di grazia a questa città. Nel frattempo voi dovrete mescolarvi in mezzo ed entrare, poi da lì entrerete nella piazza principale dov’è ubicata la Fontana, poi userete l’oggetto per cui avete tanto penato”

Kaden lo estrasse dalla tasca e tornò a guardarlo. Era un bel manufatto, anche se per prenderlo Taider aveva pagato con la vita.

“Bene” disse Klose. “Faremo come dici”

L’arciere lo disse, ma non poteva credere alle sue parole. Solamente dieci giorni prima, non si sarebbe mai affidato a un Hesenfield.

Così accadde che, dopo l’usuale discorso di incoraggiamento, Klose, Kaden e Mary videro coi loro stessi occhi l’imponenza e la maestosità della macchina da guerra progettata, pensata e voluta da Abraham e compiuta dai figli. Nessuno dei tre Re poteva avere quello spiegamento di forze, quelle armature bianche e nere, quelle spade di ottima fattura, quei guerrieri con gli occhi iniettati di sangue e Caleb era riuscito ad arruolare anche qualche gigante, e anche due battaglioni di Plexigos inferociti e muniti di picche.

“Ma quanti sono?” chiese Kaden impallidito. Aveva sempre sentito parlare della guerra, ma non aveva mai afferrato cosa significasse davvero.

“Almeno mille sicuro” disse Mary, infiltrandosi fra le file. “Non perdiamoci di vista e teniamoci per mano, qui è facile che ci travolgano”

In quel modo, Mary che teneva Kaden e quest’ultimo che teneva Klose, entrarono, non vedendo purtroppo la spettacolare esplosione di una parte delle mura di cinta per poi deviare verso la piazza principale, mentre le truppe reali e quelle di Caleb si davano battaglia in ogni via.

Esplosioni, tempeste di sabbia, tutto divenne confuso e le urla contribuirono alla concentrazione, e morti su morti, usati come barricate umane, sbarravano loro la strada.

Infine, nessuno dei tre capì come poterono arrivare intatti alla piazza principale, dalla quale si ergeva un’imponente torre.

“Eccoci” annunciò Klose. “Ma la Fontana non la vedo… eppure mi era stato detto che si trovava dirimpetto al Palazzo Reale”

I tre guardarono la piazza nel suo perimetro, ancora estranea alle lotte furiose che stavano concentrandosi in periferia.

Vi era la torre, svariati edifici monocromatici e una cattedrale, che probabilmente era servita nei giorni del Cattolicesimo, e che forse serviva ancora, ma per altri scopi. Ad esempio Klose sapeva che la cattedrale di Perth era stata riutilizzata come piccola infermeria, dove stuoli e stuoli di persone boccheggiavano attendendo la morte o la guarigione.

“Dobbiamo interrogare la Regina, per sapere dove si trova la Fontana, il che vuole dire consegnarci spontaneamente a coloro che ci cercano” dichiarò l’arciere, distogliendo la mente da quelle raccapriccianti immagini. “Sei pronto ad affrontare il tuo destino? Dovrai aprire la seconda Fontana”

“Certo, sono partito per questo motivo” rispose Kaden, concentrato più che mai.

Per tre criminali ricercati in tutto il Continente, entrare in quel modo dalla porta principale sarebbe risultato quantomeno irriverente, tuttavia lo fecero e parlarono col portiere di guardia ai portoni.

“Siete voi” disse quegli, osservando la foto nelle taglie e confrontandole con le facce che aveva di fronte. Certo, avevano molta più barba e profonde occhiaie, oltre ad essere sciupati, e Mary aveva ferite profonde, ma erano inequivocabilmente loro.  Anzi, l’essere in quelle condizioni testimoniava la loro identità. “Vi state consegnando, eh? E va bene, non c’è nemmeno bisogno che vi faccia uccidere, sarà lei stessa a farlo”

“Sì, infatti” rispose Klose. “Possiamo entrare, dunque?”

“Certo, non c’è problema. Un po’ sciocco consegnarvi, vi pare?” li congedò il portiere.

Ad ogni modo, penetrarono nell’edificio, che constatarono essere del tutto vuoto, a parte una rampa di scale in fondo alla sala che portava al piano superiore.

“Buon pomeriggio.” Esordì una voce femminile. “Vi sembrava che questo fosse ancora il mio palazzo reale, vero? Non sarei mai stata alla mercé di voi stupratori e assassini. Piuttosto voglio vedervi morti, così ho adibito il mio vecchio Palazzo reale a Torre di Guardia per la mia Fontana, che così non può essere aperta da tutti, come quello sciocco del Re Walter”

“Ne deduco che l’apertura della Fontana si trovi all’ultimo piano, fungendo da estremità, no?” chiese Kaden.

“Non arriverete mai all’ultimo piano, consegnandovi avete già firmato la vostra condanna a morte” rispose la Regina Margareth, la quale osservava tutto dalla telecamera nascosta.

Non avrebbe mai perdonato, mai, la morte di sir George e la conseguente disfatta totale che aveva subìto nei territori ad Ovest, dove adesso comandava Isaiah Hesenfield e lei non aveva più notizie di nessun soldato ancora fedele. Piuttosto, conoscendo il carattere impulsivo e focoso del ragazzo, avrebbe potuto voler far piazza pulita in maniera totale e dare una mano al fratello gemello con le nuove truppe spingendosi ad Est circumnavigando l’Australia e sorprendendo Anthony dal mare, in modo da vendicare il padre morto per misteriosi motivi. Com’era che un uomo apparentemente in salute morisse così? E anche lord Jakob?

Margareth non aveva idee, ma le bastava un solo indizio per potersi intromettere fra quegli ingranaggi che sembravano inarrestabili e rovesciare così la situazione che altrimenti sarebbe rimasta disperata.

Pertanto le crisi di nervi e gli esaurimenti nervosi che aveva avuto in quei giorni erano stati tanti, e per di più il suo figliastro aveva dichiarato che non gliene sarebbe importato, ma che piuttosto avrebbe preservato in maniera originale la propria Fontana.

“Possiamo considerare i territori dell’Ovest perduti, momentaneamente” aveva dichiarato Re Anthony. “Per fortuna, anche lord Abraham Hesenfield è morto, e anche se l’eredità è andata a lord Caleb non dovrebbero esserci più problemi dagli Hesenfield, a parte il Mangiacuore, che ufficialmente risulta disperso. Isaiah ha subìto molte perdite e Caleb stesso è latitante. La cosa migliore da fare è proteggere le nostre Fontane, da ora in poi mantenere il nostro primato sarà più facile che mai. Non angustiarti, gli Hesenfield cadranno da soli. Hanno già perso due pedine e la truppa di lady Isabel, che anche lei aveva velleità militari, è sconfitta”

Così si era pronunciato Anthony, ma non aveva rivelato a nessuno la nuova ubicazione della sua Fontana. Ad ogni modo, lui non sapeva che Isabel e la sua truppa, invece di spingersi a est, aveva preso piega verso Ovest, forse per dare man forte a Caleb.

Sarebbe caduta? Tutto dipendeva da quell’assedio e (dal) far luce sulla morte di Abraham. Per farlo, avrebbe dovuto interrogare quei tre e già averli in pugno la considerava come la prima vera bella notizia da settimane.

Ed ecco perché interruppe le comunicazioni con loro e li lasciò al Primo Livello.

Kaden provò ovviamente a salire le scale senza aver affrontato nessun ostacolo, ma un laser gli tagliò la strada appena prima di affrontare il primo gradino.

Un esercito di Plexigos, almeno due dozzine, sbucò fuori dal nulla tagliandogli la strada.

Kaden suppose che avrebbero dovuto farli fuori tutti, per poter salire al piano superiore.

“Klose! Hai le tue frecce? Mary, hai la tua spada?” chiese, mentre lui estraeva Giustizia

“Oh, ma certo. In questi giorni ho particolarmente curato le mie nuove creazioni” rispose lui, toccando la faretra di nuovo piena e costruita con le sue stesse mani.

In effetti, anche se non aveva comunicato con Kaden, Klose aveva pensato bene di costruire da sé le nuove frecce.

Invece Mary rispose: “Certo, Kaden, ho proprio voglia di testare la mano destra immobile e quanto può essere devastante!”

In questo modo era pronto per dare una mano a Kaden, contro tutti quei mostri, che si muovevano senza un ordine preciso, ma che avevano tutti lo stesso scopo: uccidere.

Nel frattempo Kaden ne stava affrontando uno alla volta, in quanto i suoi avversari preferivano affondare l’attacco e poi sparire piuttosto che tenere uno scontro a lungo termine, in quel modo il ragazzo però era costretto a cambiare ogni volta avversario senza riuscire ad eliminarne nessuno.

Ecco che quindi se un Plexigos arrivava da lui per attaccarlo con uno dei loro pugni potenti, Kaden lo respingeva con la semplice lama di Giustizia, ma poi era costretto a sorbire un calcio sulla schiena che lo costringeva a terra.

Kaden si rialzò dunque per l’ennesima volta, mentre assisteva impotente alla distruzione di quella sala. Quelle bestie immonde erano troppo pericolose per essere lasciate in uno spazio così chiuso.

Eppure lui poteva farci ben poco, come detto. Quelle bestie non sembravano disposte a uno scontro fisico.

Gettò un’occhiata a Klose. Anche lui sembrava avere qualche difficoltà, aveva ancora la prima freccia incoccata e le labbra arricciate, poiché faticava a prendere la mira con quei bersagli molteplici in movimento. Mary invece presentava difficoltà con la protesi di legno e usare la sinistra non le era mai stato semplice, tuttavia la situazione sembrava ancora gestibile per lei.

Ciò nonostante, entrambi dovevano fare qualcosa, altrimenti non sarebbero mai potuti salire al livello successivo con lui.

“A quanto pare, ai Plexigos interessa solo che noi rimaniamo qui. Non sembrano volerci uccidere” affermò a un certo punto Klose.

“Davvero? Io credo invece che fra poco mangeranno le nostre carcasse fino all’ultimo osso!” rispose Mary, profondamente turbato da quei mostri, che l’avevano già colpita in diversi punti. “Secondo te come faremo anche solo a colpirli?”

Klose rifletté intensamente. Non vedeva l’ora di provare le frecce che aveva progettato, ma allo stesso tempo occorreva farlo con prudenza. Quel nemico che si rifiutava di combattere era una novità anche per lui che ne aveva viste tante.

Klose aveva sempre odiato le situazioni di stallo, le trovava irritanti. Perlomeno, nei giorni in cui si marciava, quello si faceva e quindi dava la sensazione di movimento, ma in quel momento, in cui la sua vita sembrava appesa a un filo anche se non palesemente minacciata, lo metteva in soggezione.

I molteplici Plexigos si muovevano velocemente, senza attaccare, a meno che i due non si avvicinassero troppo alla scala.

“Bene, il fatto che non ci attaccano gioca a nostro vantaggio” tentò Kaden, mentre ne uccideva uno. “Che ne dite se li affrontassimo qui, al lato opposto della sala? In questo modo non ci attaccano e noi li uccidiamo senza subire particolari ferite, non vi pare?”

Klose considerò la proposta. “Idea stupida” concluse. “Mettiamo caso che sia io il Plexigos che non ti lascia passare. Se non ti attaccassi  e tuttavia tu mi riempissi di legnate, come puoi pensare che io non ti attacchi a mia volta?”

“Hai ragione” rispose Kaden. “Però, restando fermi, è anche vero che non concluderemo niente, e molta gente attende che le Fontane si riaprano”

“L’unica” concluse Klose “è attaccare i Plexigos con le frecce.”

Così, senza aggiungere altro, prese la mira e scoccò la prima. Aveva guadagnato un’ottima velocità, e infatti un Plexigos cadde stecchito, proprio mentre balzava da una parte all’altra della stanza.

“Oh, Klose!” esclamò Mary, fiera di lui.

Qualche colpo andava fuori tiro, ma la maggior parte li centrava. E così, dopo venti frecce, erano morti nove Plexigos.

“Non ne sono morti neanche la metà” osservò Kaden, molto deluso dalla faretra finita, ma l’arciere con sua sorpresa si mise a ridere.

“L’ho fatto apposta, voglio vedere come te la cavi tu con Giustizia”

“Sei uno stronzo, Klose” ridacchiò Mary, che nel frattempo uccideva i suoi.

“Sì, come no, in realtà sei scandaloso, ammettilo” lo rimbeccò Kaden, ma ormai la sua concentrazione era rivolta ai Plexigos.

Aveva Giustizia, un’arma che fino a quel momento era stata poco utilizzata. Davanti a lui quindici Plexigos a guardia della rampa di scale.

“Che Giustizia cali su di voi!” esclamò Kaden, e attaccò uno per uno i Plexigos, dimostrando ottimi riflessi. Purtroppo però, dopo appena tre vittime, un modello Canguro lo atterrò posando tutto il proprio peso sulla schiena del povero ragazzo.

“Nove a tre, mi sa” sentenziò l’arciere, che era intervenuto appositamente per rimuovere il mostro dalla schiena del ragazzo. “Non sei molto forte, anche se eliminare tre Plexigos di fila è comunque un risultato ragguardevole. All’inizio di questo viaggio non saresti nemmeno riuscito a impugnare una spada come Giustizia, ti ricordi?”

“Certo” disse Kaden. “Ammettilo che sei venuto fin qui per recuperare le tue frecce!”

“Ma certo che no” tagliò corto Klose anche se fu contento di riaverle sane e salve. “Vogliamo dare il via a un’azione combinata? Magari riusciamo a distruggere tutti gli ostacoli!”

“Sì, certo, fate comunella voi due!” esclamò Mary indignata, ma entrambi i ragazzi sapevano che lei non avrebbe mai accettato nessun aiuto.

E così, messisi spalla contro spalla, riuscirono a distruggere tutti i Plexigos, chi con la spada, chi con la freccia, e alla fine un grande tappeto di Plexigos morti e sangue viola si presentò ai loro piedi, così come avevano preannunciato.

“Ottimo” commentò alla fine Kaden. “Tu quanti ne hai uccisi?”

“Otto” rispose Klose. “Il che vuol dire che tu ne hai ammazzati sei, che sommati ai tre iniziali vuol dire nove. Alla fine della fiera, rimango molto più forte di te”

Kaden ridacchiò e insieme salirono i gradini, perfettamente ignari che un’ombra li stava seguendo.

Quell’ombra era Caleb, il quale era riuscito a districarsi fra le vie ed andare in avanscoperta da solo, intento e desideroso com’era di uccidere Margareth con le sue stesse mani.

Nel frattempo, si era fatta strada in lui l’idea di andare a far visita a sua madre e sua sorella. Quanto gli mancavano? E come avevano preso il lutto del padre e del fratello Jakob, il figlio perduto?

E, per di più, un buon Re avrebbe fatto visita alla sua famiglia, cercando il più possibile di riunirla.

La lumaca Teresina/9

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L’uomo lavico innamorato

Teresina, la lumaca con tutti i poteri possibili, guarda adirata l’Uomo lavico, che sghignazza. Non è una cosa possibile, perché teoricamente Teresina dovrebbe avere lo scontro in vantaggio, ma d’altro canto l’ultima sua affermazione avrebbe scioccato tutti.

“Cosa vuoi dire, che ignoro l’ambiente lanciandoti addosso del ghiaccio?” chiede Teresina.

“Esatto, e adesso soccombi sotto i poteri del mio fuoco!” esclama l’essere.

“In realtà sarebbe magma”

“Dettagli!” esclama infine l’uomo, attaccando la lumaca con un sasso caldissimo, ma quest’ultima riesce a difendersi lanciando ancora del ghiaccio.

“Maledizione! Allora non vuoi proprio capire!” esclama adirato l’Uomo lavico, il quale si avventa su Teresina, ma quella attiva il super potere dell’invisibilità incorporea e anche questa volta si salva. “Devi salvaguardare il ghiaccio! Fra poco non ce ne sarà più nemmeno un grammo nel mondo e tu continui a consumarlo!”

Al che, Teresina viene colta da un sospetto, forse fondato, forse no.

“Un momento. Tu vuoi che io non consumi il ghiaccio perché ne sei innamorato?”

L’Uomo lavico si sorprende. Effettivamente ha sempre avuto un debole per i ghiacciai e le cose fredde. Inoltre, ha sempre avuto la netta sensazione di essere ricambiato, dato che ogni volta che lui si avvicina il ghiaccio si scioglie dall’emozione. Ma lei come ha fatto a capirlo? Non resta che eliminarla!

L’Uomo lavico estrae una spada fiammeggiante da chissà dove, ma improvvisamente sulla scena compare una donna ghiacciata, nel senso che è composta da solo ghiaccio.

“Ehi, ma che stai facendo, Uomo lavico? Te la prendi con una lumaca innocente?” chiede.

“Non è mica tanto innocente, ha tutti i poteri magici!” si giustifica quello, ma la donna ghiaccio prende con sé Teresina appena prima che la spada potesse affondare sul corpo del povero gasteropode, e infatti affonda sulla roccia incandescente, che si lamenta commentando “Ahi! Ma perché mio hai fatto male?”

Teresina, nel frattempo, adesso si trova al polo.

“Che ci faccio al polo?” chiede lei alla donna ghiacciata.

“Mi chiamo Ice e voglio che tu risolvi un problema per noi” risponde criptica.

La lumaca Teresina/7

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Quando il Tapiro ha fame

Lo scontro con il pesce spada Isda finisce in un pareggio e Teresina torna sulla terra.

“Non ti dimenticherò mai, valida avversaria” dice, mentre il sole tramonta sul mare. È il momento di vivere una nuova avventura, dotata di nuovo dei suoi superpoteri.

Lentamente, ma inesorabilmente, Teresina compie la sua strada, girovagando per i sentieri, per i campi, e fotografando il tutto e postandolo su quel social network pieno di foto, dato che adesso ha sempre il WiFi disponibile.

Dopo essere stata soddisfatta e riempita di commenti, arriva a disturbarla un mille piedi.

“Teresina, abbiamo bisogno del tuo aiuto!”

“Cosa c’è, essere grottesco?”

Teresina non è abituata a parlare gentilmente.

Il millepiedi non ci fa caso e dice “Ah, sono grottesco perché ti riferisci alle mie molteplici gambe che ricordano una grotta? Molto simpatica! In ogni caso, c’è un grosso tapiro che sta minacciando la nostra comunità! Dice che vuole MANGIARCI tutti! Fai qualcosa!”

“Caspita! Ma è orribile! Devo proprio fare qualcosa!” esclama Teresina, sputacchiando bava da tutte le parti.

“È proprio quello che dico anche io! Devi fare qualcosa!” ripete il mille piedi, inorridito da tutta quella bava.

“Già, farò qualcosa non preoccuparti” lo rassicura Teresina. “C’è solo una cosa che mi sfugge”

“Sì, dimmi” chiede incuriosito il millepiedi.

“Che cos’è e com’è fatto un Tapiro?”

Il Millepiedi si sente preso in giro e, dimostrando una forza d’animo impareggiabile, prende Teresina di peso e la porta nel luogo della minaccia, facendo bene attenzione a non essere spiaccicato dalle macchine vaganti in autostrada.

Un bambino dalla vista molto acuta, indica col dito quella strana scena alla madre dicendo: “Mamma, guarda! Un millepiedi trascina sulle spade una lumaca! Che bellezza!”

“Non dire stupidaggini Alfonso” risponde lei, chiudendogli il finestrino in faccia.

Ad ogni modo il millepiedi e Teresina arrivano infine al cospetto del Tapiro, che ridacchiando stava spaventando tutta la comunità col suo naso molliccio e semovente.

“Tapiro! Non mangerai i miei semi sconosciuti millepiedi!”

Il tapiro guarda perplesso Teresina e ridacchia. Si preannuncia uno scontro interessante!

La lumaca Teresina /3

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Space Invaders

Nello spazio è stato molto semplice, perché fra gli altri talenti ha quello di respirare nel vuoto cosmico senza implodere.

Più difficile è stato mantenere la sua incolumità, perché ha avuto a che fare con una schiera di astronavi aliene  che non sono venute in pace.

Raggi laser coloratissimi vogliono beccare la povera Teresina, che però è riuscita a schivare nonostante la proverbiale lentezza. Per quel suo difetto non ha trovato niente che potesse ottemperare.

La lumaca magica ha aperto la casa che aveva sulla sua schiena e ne è fuoriuscito un cannone laser piuttosto munito, e ha sparato di rimando ai raggi laser, cosicché le astronavi aliene, messe in fila orizzontale sparissero man mano che si avvicinavano, anche se ogni tanto, e tanto per aggiungere difficoltà, appariva un meteorite. Costoro poi si giustificheranno in un’intervista a parte: “No, ma noi eravamo di passaggio”.

Una volta sventata la minaccia aliena, Teresina si è messa sopra la Luna e ha visto che effettivamente non c’era nessuna bandiera americana. È allunata nel posto sbagliato o non c’è mai stata? Non poteva saperlo e non ha avuto nemmeno tempo di ragionarci su, perché forse non tutti sanno che nel lato oscuro della Luna, quello che non si vede mai, abita un verme gigante pieno di denti, e guarda caso ha attaccato Teresina.

Nessuno ha saputo mai come fosse riuscito a notarla, piccola com’è, ma l’ha notata e quindi si è sentito in dovere in mangiarla. Come antipastino andava bene.

Ma Teresina aveva anche lei degli assi nella manica. Uno di picche e uno di fior… no, che sto dicendo. Volevo dire che è diventata enorme, una lumaca piena di sé, colma di bava e un paio di antenne che potevano prendere il WiFi anche sulla Luna, così se qualche astronauta voleva scrivere su Facebook poteva farlo. Aprì dunque la bocca vischiosa e alla fine fu Teresina stessa a mangiare il verme gigante. Per fortuna, così le prossime missioni possono essere eseguite senza problemi.

L’unico problema adesso era ritornare minuscoli.

La lumaca Teresina/2

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Il bruco burlone

Una volta giunta a quella conclusione, Teresina si rende conto di dover assolutamente confidarsi con qualcuno, perché la situazione sta diventando più pesante del previsto, o forse è solo la chiocciola che aveva sulla schiena.

“Bruco, bruco! Ho bisogno del tuo aiuto!”

“Dimmi, lumaca stressata, di cosa hai bisogno?” chiede il bruco, attento alle paturnie della maggior parte degli animali, tranne che delle farfalle, perché è sua opinione che parlare con quelle equivale a parlare col sé del futuro e allora non gli conviene.

“Adesso so inviare il WiFi! Devo assolutamente rimediare!” risponde tutto d’un fiato la lumaca.

“Hmmm… davvero? Fammi controllare le notifiche di Facebook allora” risponde calmo il bruco, e dopo averlo fatto le consiglia “Secondo me questo nuovo potere di apre la possibilità di fare molto per il mondo”

“Ad esempio?”

“Ad esempio andare su internet e scaricare illegalmente poteri più interessanti” afferma il bruco, indossando per l’occasione una benda e mettendola su uno dei suoi occhi. “Adesso va’ e ritorna quando avrai un super potere di cui parlare”

La lumaca naviga non poco su internet, scoprendo tutto e il contrario di tutto, tutte le contraddizioni ivi riposte e tutto lo scibile umano. Fra quel ciarpame, c’è la possibilità di scaricare tutti i superpoteri che Teresina ha sempre desiderato, come ad esempio andare veloce come una lepre, sparare razzi da dietro la coda e lanciare la propria bava al nemico.

Alla fine decide di fare incetta di superpoteri, perché si sa, uno tira l’altro e torna dunque dal bruco, il quale però era entrato nella crisalide nel frattempo.

“Ho io la soluzione” disse Teresina, estraendo un paio di forbici che comunque non aveva scaricato, avendole già da prima nella sua casetta, e taglia la crisalide andando contro a qualunque legge della natura, tanto che persino il sole ne resta scandalizzato decidendo di rimanere nascosto per molto tempo.

“Ma insomma, che vuoi? Non vedi che sto per diventare farfalla?” chiede infastidito.

“Ma… volevo farti vedere tutti i miei poteri!” E sparò fuoco, ghiaccio, fulmini, crea muri, distrugge muri, richiama alcune specie estinte e ne crea di sconosciute, diventa invisibile e vorticando crea un tornado niente male.

“Ho creato un mostro…” pensa fra sé il bruco, formando una nuova crisalide. “Ehm… brava, Teresina, ma adesso fammi dormire”

Teresina, tutta contenta, si lancia nello spazio.

Le avventure di Isda/40

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Quando Isda è in vacanza

“Isda, ci serve il tuo aiuto qui!”

“Isda, perché non rispondi alle lettere al posto mio?”

 Isda qui, Isda là, Isda si rende conto che non ne può più.

“Basta! Ho bisogno di una vacanza!” esclama infuriata, così va a consultare l’agenzia di viaggi del signor Tonno, il quale ha le mani in pasta ovunque. Ed è strano essendo sott’acqua. Poi beh, c’è da dire che il Tonno con le mani in pasta va sempre alla ricerca del cappero.

“Benvenuta Isda, sapevo che saresti venuta” dice il Tonno. “Oggi ho delle offerte davvero interessanti!”

Il pesce spada osserva bene e in effetti ci sono grotte molto interessanti e a poco prezzo, e per chi avrebbe voluto spendere un sacco di soldi ci sono anche diversi relitti anche antichi pronti per essere abitati.

 “Okay, prendo questo relitto” dice Isda, indicando una nave una nave affondata da poco e quindi ancora fresca e disabitata.

“I relitti recenti sono i più costosi… saggia scelta” afferma il Tonno, il quale conta le conchiglie con cui il pesce spada ha pagato e sogna anche lui una bella vacanza priva di grissini.

Al che, Isda va a vedere il luogo in questione e si rende conto che effettivamente è un posto isolato, privo di gente fastidiosa e soprattutto senza i pesci trombetta chiassosi.

“Aaaah, ora sì che ci siamo!” esclama tutta contenta entrando da un oblò. Le camere sono anche spaziose, piene di arredamenti e anche alcune alghe pronte per essere lanciate al primo bussare inopportuno.

Tuttavia, uno strano rumore, come di doccia, pervade l’aria. Qualcuno sta usando il bagno… il suo bagno, che ha pagato a caro prezzo.

“CHI SEI? VIENI FUORI, PALLONE GONFIATO!” esclama Isda furiosa, facendo staccare un bel po’ di alghe muschiose dalle pareti.

Il detto pallone gonfiato si gonfia, appunto, e parla con voce soffocata: “Perché hai detto la parola con la G?”

Isda risponde: “Quale, gonfiare?”

Il pesce palla si gonfia ulteriormente e Isda capisce che sarebbe stata una lunga vacanza.

Kaden e le Fontane di Luce/8

Capitolo 8

Tutti si stupirono. Chi osava interrompere quel cerimoniale?

“Chi ha parlato? Chi è quello sporco traditore che non desidera la pace nel suo popolo?” si chiese ad alta voce il re.

“Non sono del vostro popolo, e nemmeno colui che stai per uccidere” rispose Klose, seguito da Mary e Taider. Tutti e tre erano molto inviperiti.

Il Signore del Deserto guardò Kaden.

“Non importa, ha detto lui di volersi sacrificare, perciò chi sono io per non esaudire un così grande desiderio?”

I tre guerrieri erano alquanto scettici.

“Kaden! Che cazzo hai detto? Non dovevi compiere la tua missione?” chiese Mary.

Ma Kaden rispose con voce atona, guardando il cielo terso. “No, adesso devo andare dal grande Dio del Deserto ad intercedere per i due novelli sposi”

“Visto? È il vostro amico che lo desidera, e io non posso che esaudirlo!”

Il re sollevò la sciabola e si mosse per colpire il ragazzo, ma una freccia lo disarmò.

Tutti i presenti si stupirono.

“Sacrilegio…” sibilò il Signore del Deserto, massaggiandosi la mano sanguinante. “Adesso servirà più di un sacrificio per riparare a questo affronto!”

“Voglio proprio vedere” rispose indifferente Klose, e scoccò un’altra freccia in direzione del cuore.

Il Signore del Deserto cadde, non avendo avuto riflesso alcuno, straziato dal dolore: la freccia era arrivata dritta al cuore e gli interruppe la vita.

Dopo qualche secondo, successe un evento inaspettato: il popolo si mosse di gioia, portando a festa Klose.

“Ma… che succede?” si chiese Kaden, sbalordito e recuperata la piena coscienza di sé.

“Egli ci ha liberati! Lo straniero ha liberato questo paese dalla tirannia!” furono le grida generali.

I quattro rimasero perplessi da quelle grida di gioia, quindi fu allora che Kaden, Taider e Mary si accorsero di Ampolline, la sposa che aveva recuperato tutta la sua felicità.

“Tu sai perché stanno festeggiando la morte del re?” chiese Kaden, ancora seduto sul tavolo.

Ampolline sorrise radiosa. “Dovete sapere che ogni anno, in questo periodo, quel bastardo si… sposava. Ogni anno eravamo costretti a subire il suo capriccio, perché tutte le volte, dopo aver dato alla luce un figlio, la moglie dell’anno precedente moriva. Sempre e sempre, in ciclo. E ogni anno sacrificava uno di noi dopo il banchetto, quindi non è che fossi così felice di sposarlo. Ma poi siete arrivati voi e quindi…”

“Ecco perché la sposa nel souvenir non sembrava tanto felice!” esclamò Mary. “Siete abituati a tutto questo e quindi ormai sapete cosa e come succederà!”

“Sì, ma ormai non ha più importanza” rispose Ampolline e, alzandosi dal suo posto, andò a festeggiare Klose con gli altri.

 

Nel frattempo, a Villa Hesenfield, c’era un po’ di agitazione.

Abraham entrava e usciva dalle stanze, in preda al panico.

“Mio signore, se non vi calmate…” tentò di dire Frederick, ma Abraham lo zittì.

“Zitto! Zitto!” esclamò Abraham. “Ma com’è potuto succedere? Poche cose a questo mondo mi terrorizzano, e una di queste si è appena risvegliata! Ma tu lo sai chi ha sconfitto i Draghi milleottocento anni fa?”

“No, signore” rispose impassibile il servitore.

Il padrone di casa lo portò a vedere la Sala dei Quadri e gliene indicò uno in particolare, quello che sembrava il più antico. “Ecco, lui! Il nostro capostipite!”

Frederick osservò il ritratto di un uomo con due protesi al posto delle braccia, una spaventosa ustione che gli ricopriva il lato destro del volto (l’altro lato esibiva un profondo graffio) e una spada spezzata tenuta verso il basso.

“Isaac Moses Alec Hesenfield, Re dell’Australia, primo del suo nome, vissuto abbastanza per addormentare tutti e diciotto i draghi e sposare una certa Judith, la quale diede al mondo i principi Adam, Eva, Cain e Abel” disse Abraham, presentandolo anche con un certo orgoglio, nascosto tuttavia dal panico che ancora lo impregnava. “Capito, quanta storia abbiamo alle spalle? Siamo la famiglia nobile più antica di questa nazione, ma che purtroppo è caduta in disgrazia. Capisci perché mi sono dato tanto da fare per rilanciare la nostra Casa per riportarla là dov’era? E adesso abbiamo il nostro grande nemico di nuovo fra i piedi, per colpa di un avido che non capisce nulla!” e colpì il muro con un pugno.

“Orsù, calmatevi, mio signore” ritentò Frederick. “Non posso certo vantare una storia come la vostra, in quanto sono solo un figlio di un povero contadino dalle umilissime origini. Non so chi siano i miei avi e ricordo a stento persino mio padre. Tuttavia una cosa la capisco: voi stesso mi avete insegnato che gli Hesenfield non si fanno prendere dal panico e scelgono sempre la via più difficile. Vostro figlio ha guadagnato la fiducia dei Centauri, i quali sono più potenti dei Plexigos, ed è tutto dire. Posto questo, la stirpe dei Draghi non può certo farvi paura, inoltre è qualcosa che non possiamo evitare, poiché dove vi è un protagonista, vi è anche la sua nemesi.”

“Certo, belle parole, Frederick” tagliò corto Abraham. “Però non ho nessuna notizia da Jakob: se solo avessi mio figlio Josafat con me, scatenerei lui sui Draghi. Ha lo stesso sangue caldo del suo avo, può benissimo ucciderli a mani nude”

“Non ne dubito, signore. Comunque qui siamo al sicuro, e una volta che le Fontane saranno aperte saremo noi a prevalere sul trono”

Abraham sorrise finalmente. “Molto vero. Anzi, c’è una piccola possibilità che i poteri dei Draghi siano legati adesso a quelli di Re Anthony. Visto che il suo potere dipende dalla Fontana, anche tutti gli incantesimi che compie lo sono… ma certo, ma certo! Frederick, grazie!”

Abraham corse via lasciando il suo servitore in mezzo ai quadri e raggiunse il suo studio, dove scrisse una lettera veloce al primogenito, Caleb, visto che quest’ultimo non aveva portato cellulari con sé e comunque non ne possedeva.

Cari figli miei, Caleb e Isaiah,

vi scrivo per comunicarvi il risveglio dei Draghi. Ciò modifica i nostri piani: se prima avevo pensato a un attacco diretto alle sguarnite terre dell’Ovest, temo che dovremmo rivedere questa priorità e usare i Centauri in un altro modo, quindi aspettate a partire dal Reame. Sono sicuro che incontrerete coloro i quali stanno aprendo le Fontane (passeranno certamente per di là, il Cavaliere Corrotto Taider sa anche lui che i Centauri sono ottimi contro i Draghi e chiederà la loro protezione) e uno di voi due li scorterà fin qui, a Villa Hesenfield, dove discuteremo delle strategie per affrontare questa grave minaccia. L’altro invece condurrà i Centuari a combattere i Draghi, perché sono molto più forti dei Plexigos e la loro magia è indispensabile per compiere tale impresa. In questo modo noi abbatteremo i Draghi e avremo la strada spianata per conquistare tutto come stavamo facendo prima della morte di Re Walter.

Sperando che stiate entrambi bene,

Vostro padre 

 

Una volta terminato, il lord di Villa Hesenfield spedì la lettera tramite corvo, allegandovi non poche speranze.

 

Nel frattempo, nel Reame dei Centauri, proprio nel momento in cui Cassius il Magnifico festeggiava l’accordo raggiunto con Caleb con una vigorosa stretta di mano, vennero interrotti da una donna vestita di mantello e cappuccio.

“Chi siete? Che ci fate in questa terra?” chiese Cassius, disgustato nel vedere una donna. Caleb era invece incuriosito.

La donna scostò il cappuccio e fece vedere il suo volto. Ma certo, pensò Caleb, aveva visto il suo ritratto molte volte sui giornali, etichettata come “donna pericolosa” e Isaiah aveva detto di lei che avrebbe voluto affrontarla. Sei mesi prima il loro stesso padre aveva avuto un confronto con lei: Shydra Aldebaran, capo dell’Armata Rivoluzionaria, cosa che infatti stava dicendo.

“… sono qui per parlamentare col vostro sovrano” concluse la donna. “La situazione è critica e bisogna muoversi”

“Sono io il Sovrano, Cassius il Magnifico” si presentò il Centauro, usando un tono orgoglioso e una postura per rimarcare la propria superiorità. “Cosa volete comunicarmi?”

Shydra aveva notato i due ragazzi vestiti con le insegne Hesenfield, ma non disse nulla. “Ho bisogno dell’appoggio dei Centauri per sistemare le cose all’Ovest. Il Re, Walter Argonath, è morto, e adesso si è creato un vuoto di potere laggiù. La situazione peggiorerà se il re che hanno messo come fantoccio dovesse essere smascherato”

Cassius guardò dritto negli occhi Shydra e vide che non vi era menzogna. “Avete ragione” rispose, “per questo ho appena siglato un accordo con Lord Caleb, principe degli Hesenfield. Adesso siamo alleati nella guerra contro l’Ovest, in cambio avremo tutti i territori che ci spettano, e questo stesso reame verrà ampliato. Nasceranno nuove foreste, i Centauri si moltiplicheranno e vivremo più liberi!”

Shydra sentiva dentro di sé che Caleb li stava raggirando, ma in quel momento bisognava fare buon viso a cattivo gioco. Forse non c’era più nemmeno bisogno dell’Armata Rivoluzionaria e lasciare la guerra agli Hesenfield…

Un momento, perché mai? Shydra ebbe un lampo nella sua mente di come sarebbe potuto essere il mondo in mano ad Abraham: un mondo sporco, pieno di reietti, il Mangiacuore a piede libero e dichiarato innocente, un governo dittatoriale il cui centro era quella villa maledetta.

Non era possibile. Shydra doveva convincere i Centauri a passare dalla sua parte. Erano anni che combatteva per la libertà di ciascun individuo ed era sicura che nel caso in cui Abraham fosse diventato Re nessun Centauro avrebbe potuto dichiararsi ‘libero’. Lasciando agli Hesenfield via libera si sarebbe passati dalla padella alla brace.

“E se vi dicessi che Caleb sta mentendo? Ho sentito dire che gli Hesenfield hanno bisogno di alleati poiché stanno perdendo la guerra” inventò sul momento, causando le ire dei due fratelli e un mormorio concitato di tutti gli altri Centauri che stavano assistendo.

Cassius guardò con sospetto questi ultimi e Isaiah, estratta la sua spada, disse “Come osi, brutta vecchia? Vuoi che… eh?”

L’atmosfera venne raffreddata dall’arrivo provvidenziale di un corvo, che lasciò cadere un foglio di carta arrotolato ai piedi di Caleb, che, perplesso, lo lesse dopo aver rimosso il sigillo di suo padre.

Una volta terminata la lettura, passò il foglio ad Isaiah e annunciò a voce alta: “Ho una notizia da dare a tutti i presenti, quindi anche a te, Shydra Aldebaran, che con arroganza insinui una possibile nostra sconfitta, ignorando a quale Casa apparteniamo e di conseguenza non ignorando il detto che fra gli Hesenfield non si conosce la parola sconfitta! Mio padre, il Re legittimo di tutta l’Australia, discendente da Re Isaac il Signore dei Draghi, mi informa che il nostro antico nemico è stato risvegliato! È un fatto che non sarebbe dovuto accadere, ma i nostri informatori ci comunicano che Re Anthony è andato alle Alpi Australiane e ha recitato, in maniera assolutamente inopinata e surreale, la formula per richiamare dall’oblio i diciotto Draghi che il nostro avo ha addormentato! Adesso, ciascuna specie, uomo, donna, Centauro o Unicorno è in pericolo! I Draghi non conoscono padrone e odiano tutto ciò che è diverso da loro, pertanto propongo di non partire subito per l’Ovest, ma tutti i Centauri valorosi si uniscano alla mia armata per affrontarli e distruggerli ancora una volta! Vi ricordo che il mio avo, Re Isaac, non ricevette aiuto alcuno dalla vostra razza e…”

“Un momento” lo interruppe Cassius il magnifico. “Re Isaac non ricevette il nostro aiuto perché siamo indifferenti ai problemi degli umani. I Draghi non sono un nostro problema. La nostra alleanza ha come fine ultimo la liberazione dei Centauri da questo Reame molto limitato”

“Aiutate gli Hesenfield stavolta e dimenticheremo questo tradimento” rispose Caleb, come se non avesse sentito.

“Tradimento? Come osi? I Centauri non tradiscono! I Centauri sono fedeli alla parola data! Noi Centauri stiamo aiutando voi piccoli esseri bipedi per il nostro tornaconto! Inoltre, infamare il Magnifico equivale alla morte!”

Schioccò le dita e fulmineamente due valletti portarono un arco e una faretra, che Cassius usò per minacciare Caleb.

“Puoi anche essere vestito di armatura, pure di ottima fattura” sibilò, “ma un Centauro può centrare la gola di un uomo anche in situazioni estreme”

“Adesso basta!”  esclamò Shydra, per poi pentirsene. Forse le sarebbe convenuto che Cassius avesse eliminato Caleb, ma il suo cuore di madre glielo aveva impedito. Caleb dopotutto era solo un ragazzo… e lei era stata madre di due ragazzi, morti tragicamente a causa della guerra civile. Per quello poi era entrata nell’Armata e alla fine ne era divenuta il capo.

“Come osi interrompere un’esecuzione, donna?” sibilò Cassius. “Vuoi che ti uccida?” Puntò la freccia verso di lei.

“Questa è la guerra…” mormorò Shydra. “La guerra uccide, divide, crea il caos. I Centauri si definiscono un popolo libero, vero?”

“Sin dall’origine del mondo!” dichiarò Cassius.

“Benissimo. Allora, che cosa vi impedisce di darci una mano? Distruggete i Draghi, e potrete continuare a definirvi liberi!” esclamò Shydra col cuore in gola. Non era facile parlare con una freccia che stava per essere scoccata.

“I Draghi sono nemici degli Hesenfield, non nostri. Sappiamo cosa Isaac ha fatto loro ma i Centauri non prendono parte in questa disputa” rispose Cassius, in tono neutro.

“E se ti dicessi che probabilmente un Drago verrebbe in questo Reame, sapendo che Re Anthony, colui che li ha liberati, si sente minacciato dalle vostre frecce?”

Cassius esitò un istante. Era vero, alleandosi con gli Hesenfield stava ponendo i Centauri verso una fazione, per la prima volta nella loro storia. Pertanto, stava rischiando tutta la sua gente… e la sua pelle. Che fare, dunque?

“Sia come vorrà il fato” dichiarò Cassius, riponendo infine la freccia nella faretra. “Caleb Hesenfield!” esclamò. “Andiamo a uccidere i Draghi”

“Sarà mio fratello Isaiah ad accompagnarti. Io resterò qui ad attendere altri ospiti” disse Caleb, memore dell’avvertimento di suo padre, che secondo i suoi calcoli dal Reame sarebbero dovuti arrivare anche l’incaricato alle Fontane e la sua scorta.

Shydra vedeva qualcosa di sospetto in quella frase e rimase ad attendere, così ascoltò Cassius che disse: “Gli ospiti degli Hesenfield sono nostri ospiti” e, scortando Isaiah, sparì assieme a un drappello nutrito di uomini e donne arcieri.

“Consideratevi onorati” disse Cassius a Isaiah. “Non è usuale che i Centauri concedano così tanti favori a degli umani, ma la situazione è critica”

“Be’, avete le vostre tradizioni” rispose Isaiah, vago, che pensava a un aspetto marginale della vicenda. “Ad esempio, sono colpito dalla vostra usanza di girare a petto nudo, per entrambi i sessi”

“Il petto nudo è il simbolo del nostro orgoglio, non c’è nulla che possa ferirci” spiegò Cassius.

 

Intanto Shydra rimase sola con Caleb, nella radura dove si tenevano le assemblee, ora vuota. Una volta che il loro Magnifico era giunto a una sentenza, non occorreva più che i Centauri rimanessero a sorvegliare gli umani, così tutti quelli che non erano partiti tornarono ai loro affari. Adesso in quella radura c’era molto silenzio. “Chi sono gli ospiti che attendi?” chiese Shydra, burbera verso Caleb. Gli aveva salvato la vita, ma rimaneva ancora un nemico.

“Li conosci bene” rispose il ragazzo. “Sono coloro i quali devono aprire le Fontane. Mio padre li ha convocati a Villa Hesenfield”

Shydra sgranò gli occhi atterrita e, tremante, scandì “Non… non c’è nulla che io… possa fare per impedirlo?”

“No, direi di no” rispose Caleb e, stanco, si sedette all’ombra di un albero.

 

Una volta liberato il mondo dalla presenza del Signore del Deserto, il gruppo dei quattro tornò in marcia per raggiungere il paese successivo.

“Avevi detto che ci sarebbero volute quaranta ore per arrivare a Kashnaville, eh?” sbottò a un tratto Kaden rivolto a Klose, al terzo giorno di marcia consecutivo.

Il ricordo del banchetto era ormai sbiadito e i quattro erano spossati dal tremendo calore che il grande deserto australiano offriva loro.

“Sì… quaranta ore con la carrozza” rispose Klose. “Ma che posso farci se non ve n’è nessuna e non vi è nemmeno un servizio taxi? Una volta esistevano”

Detto quello, Kaden non disse più nulla, troppo disgustato per ribattere.

Si era divertito, laggiù nella cittadina dei matrimoni in serie, ma quella giornata era diventata così distante che Kaden non rammentava più nemmeno come si chiamasse il villaggio. Aveva avuto delle ore felici, banchettando con degli sconosciuti che non gli imponevano ore ed ore di esercitazione, e inoltre Mary si era incaponita nell’usare due spade, Tenebra e Olocausto, contro la sua Raggio di Sole.

Infatti la spadaccina non si era separata da Olocausto e invece l’aveva portata con sé, e i risultati si erano visti tanto che la ragazza era ormai una macchina di morte. Aveva ucciso decine di Plexigos, i quali non perdevano occasione di attaccare. Quattro persone a zonzo per il deserto erano il migliore pasto.

E anche Kaden, spinto dai progressi della guerriera, migliorò parecchio; ma ciò non gli impediva di lamentarsi con una frequenza insostenibile, per l’umore dei tre.

Si lamentava della mancanza d’acqua, del cibo, di Mary, degli scorpioni, di Mary e ancora di Mary: tutti gli argomenti preferiti da Kaden.

Ma alla fine, si arrivò a una svolta.

I quattro arrivarono al cospetto di un binario ferroviario. Le ferrovie, così come i cellulari e i servizi taxi, erano una delle poche cose dell’Età Moderna che il popolo sotterraneo aveva deciso di tenere come eredità degli antichi, in quanto troppo impauriti di ritorsioni aliene per poter avanzare ancora con la tecnologia, fermo restando che le conoscenze mediche erano le stesse dell’anno Novemilanovecentonovantanove, secondo il calendario gregoriano caduto in disuso.

“Ecco, vedi? Potevamo usare un treno. Perché non ci avevamo pensato prima?” chiese Kaden, in preda a un esaurimento nervoso.

“Perché solo gli stupidi usano i treni in tempi tormentati come questi. Come ti sentiresti se tu fossi seduto in una cabina in balia di un eventuale assalto? Inoltre, adesso che ci sono i Draghi non vedremo più alcun treno per parecchio tempo… no, meglio che ognuno pensi ai fatti propri, per adesso. La Rivoluzione deve andare avanti” rispose Klose.

“E la Magia? Quando me la insegnerete?” ritentò per la trecentesima volta Kaden. Da quando aveva sentito Mary borbottare che l’insegnamento di quelle arti era diventato urgente, lo chiedeva ad ogni piè sospinto, anche se non c’entrava niente col contesto dei vari dialoghi.

Durante un pranzo successe che Taider chiese a Mary se gli poteva passare il sale, e Kaden chiese il momento in cui avrebbero cominciato le lezioni. Inutile dire che venne pestato di santa ragione.

“Non appena sarai abilissimo con la spada. Ormai sono tre giorni che ti alleni senza sosta con Mary, vorrei vedere che progressi hai fatto” rispose Taider, seccato ma incuriosito.

In effetti il ragazzo e Mary si allenavano a parte, lontano dagli sguardi degli altri due, e la ragazza non lasciava trapelare niente.

Così i due contendenti si posero a dieci passi di distanza ed estrassero le spade.

Fu uno scontro accanitissimo, in cui i fendenti non si risparmiavano, e Kaden dimostrò molta agilità nel gestire due spade del calibro di Tenebra e Olocausto.

Più la compagna di allenamento attaccava, più Kaden si accorse che lei non era molto abile nel maneggiare due spade contemporaneamente, infatti colpiva ad uno ad uno. Ciò gli diede un’idea.

Alla fine, accadde: Tenebra gli si avvicinò sulla destra, ma Kaden, che aveva visto la mano di Olocausto allontanarsi, non perse tempo e attuò l’idea balzana ma efficace che gli era venuta in mente. Schivò una capriola e durante questa spostò la spada Raggio di Sole in modo da disarmare la mano che reggeva Olocausto, cosa che successe puntualmente.

La spada cadde con un tonfo morbido sulla sabbia.

“Ho notato un buco nella tua guardia e ne ho approfittato” disse Kaden, fiatoni e con la spada di fronte a sé. Sapeva che la compagna non era sconfitta ed era pronto a qualunque ritorsione.

Mary era allibita.

“Caspita”. Sembrava che il mondo le fosse crollato addosso. Non aveva mai perso contro Kaden, e nel vedere Olocausto giacere in quel modo le sembrò che il suo tempo stesse per scadere. “Caspita. Caspita. Caspita.”

“È giunto il momento” annunciò Taider soddisfatto, mettendosi i guanti. “Ti darò qualche lezione di stregoneria”

Le avventure di Isda/28

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Isda e i problemi delle acciughe

Povera Donzella! Non sa di chi si è innamorata!

Isda, più cerca di dimenticare, più le viene in mente quella strana dichiarazione d’amore. Insomma, che fare? Lei non provava nessun sentimento e questa nuova situazione la fa stare abbastanza in ansia.

La distrazione è tale che Isda entra in un denso banco di acciughe.

“Che succede?” si chiede ad un certo punto, accendendo la spada laser per farsi strada fra i pesciolini. “Che cosa fate qui ad intralciare il passaggio? perché non siete sulle pizze, com’è giusto che sia?”

“Fra poco lo saremo, sulle pizze” dice un’acciuga “ma prima dobbiamo risolvere un problema importante”

Isda si colpisce. “È raro che voi abbiate qualche problema. Che cosa vi angustia?”

“ISDA! Finalmente abbiamo un parere esterno” esclama un’altra acciuga. “Speravo proprio che passassi di qui”

“Ma chi ti conosce?” chiede il pesce spada. L’acciuga la ignora ed espone il suo problema. “Orbene, SIAMO O NO CUGINI DELLE SARDINE?”

Isda rimane pietrificata dalla maestosità della domanda.

“Incredibile! Non credevo che qualcuno avrebbe mai osato chiedere quello che non deve essere mai chiesto!” commenta allibita. “È una domanda che sarebbe dovuta rimanere chiusa per sempre nei fondali del Mediterraneo! Ma chi è stato a porla?”

“Un Dentice di passaggio che ha confuso me e questa sarda solitaria” risponde l’acciuga colpevole. “Il fatto è che ci siamo perdute e quindi il Dentice ha provato a darci indicazioni, ma poi fra una cosa e l’altra il discorso è finito sulla parentela”

Isda è colta da un improvviso flash su una starna specie nata fra una relazione da un’acciuga e una sarda. Una cosa strana nominata Acciarda.

Isda reprime un brivido e torna a parlare alle acciughe e alla sarda solitaria impaurita: “Ascoltatemi bene, non siete cugine! Adesso fate quello che vi riesce meglio, sparite!”

E le acciughe spariscono, arricchite dal nuovo sapere però impoverite da una parentele possibile e un po’ desiderata.

Kaden e le Fontane di Luce/4

Capitolo 4

Il sole giunse coperto, in quella radura verde.

Kaden venne svegliato abbastanza presto per i suoi gusti. Pensava che, una volta ritirato da scuola, poteva dormire beatamente, no?

Tuttavia, non aveva dormito beatamente e venne scosso da una mano callosa, che era quella di Mary.

“Dai, forza! Datti una lavata, fai colazione e cominciamo l’addestramento! Poi continueremo il viaggio” annunciò, ma Kaden non aveva capito che poche parole.

Solo dopo essersi stropicciato gli occhi ricordò cosa fosse successo e perché si ritrovava in un abitacolo di carrozza circondato da bauli pieni di armi.

Aveva aperto una delle tre Fontane. Lui, un ragazzo ‘pigro e sciatto’, secondo la professoressa Louisianne, non solo era riuscito ad aprirne una ma quell’evento aveva decretato la morte di Re Walter Argonath.

A poco a poco, tutta la confusione degli eventi lasciò spazio al terrore, all’apprensione, all’ansia. Alla fine, Kaden comprese che non ne sarebbe uscito vivo, da qualunque missione era chiamato a fare.

Una voce calma e pacata, così diversa da quella gracchiante e scorbutica di Mary, lo chiamava al di fuori della carrozza.

“Forza, Kaden! Fammi vedere di cosa sei capace! Ma prima, ti prego di assaggiare queste gallette: sono ottime!” esclamò quello che Kaden riconobbe come Klose, visto che Taider aveva parlato poco o nulla.

Alla fine, fu costretto a darsi una sistemata e pensò che successivamente doveva cominciare l’addestramento prendendone nota mentalmente, mentre il sole era ormai alto, quando invece Mary lo aveva già svegliato di buon mattino. Aveva impiegato così tanto perché molte cose lo avevano distratto, primo fra tutte quello che sembrava un bivacco di tutto rispetto: c’era un fuoco, diversi sacchi e Taider che cuoceva della selvaggina.

“Dov’è… Mary?” chiese Kaden, prendendo poi la galletta offertagli da Klose.

L’arciere rispose “Qui vicino c’è un fiume, ne ha approfittato, oltre che lavarsi, per far scorta di acqua. In ogni caso, ci fermeremo nel villaggio di Chevanton, dovremmo arrivarci domani sera, se ci mettiamo di buona lena, o al più…”

Improvvisamente un piccione viaggiatore si fermò davanti a loro, lasciando cadere un plico arrotolato. Fu Taider a raccoglierlo, e con apprensione vide che era indirizzato a lui.

Taider sorrise. “Be’, buone notizie!” esclamò. “Qui si dice che hanno già messo un re fantoccio al posto di re Walter e che egli stesso è venuto a far visita a Shydra, ma è riuscita a fuggire e adesso si trova in clandestinità, viaggiando da base a base, fra i Rivoluzionari. Ovviamente non ha potuto dire dove si trova e cosa sta facendo per paura che la lettera potesse essere intercettata, ma… un momento, come mai ha sottolineato alcune parole?”

Taider notò che, guardando attentamente, c’erano alcune parole sottolineate e le fece vedere a Klose, cosicché anche Kaden poté vedere la calligrafia della ‘Preside’.

Cari Kaden, Klose, Mary e Taider;

Spero che questa lettera possa giungervi intatta e che nessuno possa leggere quanto sto per dirvi. Il re è un fantoccio. Margareth ha dato questo compito a sir George, un imbecille grande e grosso ma con poco cervello. Mi ha aggredita, sapete. Io, una vecchia indifesa! Al che, sono fuggita e adesso sono in clandestinità, andando da pattuglia a pattuglia, dando direttive a tutti i miei capi e rinfocolando la guerriglia. Non posso certo dirvi nulla di dove mi trovo, ma credo che quando leggerete questa lettera, siate tutti quanti dei ricercati. Proteggete Kaden e ditegli che la sua famiglia è viva e al sicuro, ho dato disposizione che alcuni dei miei uomini vadano da loro e spieghino loro la situazione. Insomma anche loro si trovano in clandestinità!

Guardate con attenzione gli Hesenfield, ragazzi, dico solo questo. Non fidatevi dei Centauri e soprattutto fate… quello che dovete fare che io faccio quello che devo fare!

Con affetto ed ogni benedizione,

Shydra

“Evidentemente non hanno ancora capito come si chiama l’apritore della Fontana, altrimenti non lo avrebbe scritto” constatò Klose. “però… il vero messaggio è quello sottolineato, secondo me. Sto, andando da… c’è una I, quindi “da i”… Centauri. Shydra sta andando dai Centauri! Che cosa spera di ottenere?”

“È una guerra che riguarda tutti, Klose” disse Taider, preoccupato.

“Scusate, ci sono Centauri…?” chiese Kaden, sbigottito ma sollevato nell’apprendere le sorti della sua famiglia.

“Certo che ci sono!” esclamò Klose, infastidito da quella domanda. Quando era concentrato odiava le domande sciocche. “Guardate con attenzione gli Hesenfield… che vuol dire? Sono degli assassini terroristi, no? Sappiamo che dobbiamo stare attenti e dirigendoci verso est sicuramente incontreremo il loro schifoso vessillo, quindi cosa vuol dire che li dobbiamo guardare con attenzione?”

L’arciere e Taider si guardarono, ma nessuno dei due aveva capito quella frase sibillina.

“Coraggio! L’importante è aver colto il nocciolo del discorso!” chiuse l’argomento Klose. “Noi dobbiamo fare tappa nel villaggio di Chevanton ed è lì che andremo, ma tu” rivolgendosi a Kaden “non potrai andarci senza almeno aver maneggiato una spada. Non vorrei che i Plexigos ti facessero qualcosa di brutto”

“I… CHE?” Kaden si era perso ormai fra le informazioni. La sua famiglia chissà dove fosse, Shydra che andava dai Centauri, il villaggio di Chevanton e adesso queste creature dallo strano nome. Stavano andando troppo veloce per i suoi gusti e il ragazzo non dubitava che alla prossima informazione sarebbe esploso. Kaden purtroppo, sin da quando era piccolo, aveva bisogno di calma e ragionamento, non era il tipo da accettare tutto e tutto assieme. Ecco perché andava male a scuola, bisognava che le cose, fossero esse informazioni scolastico o grandi eventi, gliele si ripetessero, altrimenti non le accettava e finiva per dimenticarle.

Adesso era in ballo la cosa più grande della sua vita ed aveva bisogno di tempo, molto tempo, per rimettersi in pari. Purtroppo, nessuno sembrava disposto a darglielo, nemmeno il tempo stesso.

“I Plexigos, imbecille” disse Mary, con un asciugamano in testa. Sembrava irritata, come sempre. “Sono tra i pochi esseri viventi che sono riusciti a sopravvivere all’inverno nucleare, loro e qualche altra creatura più positiva. Sono animali nati dalla fusione dei Wergonth con le specie esistenti qui in Australia e sono venute fuori creature malvagie con la mente corrotta dai fumi nucleari e dalla crudeltà di quegli alieni. Alcuni sono simili a canguri, altri a dingo, altri ancora ad ornitorinchi… insomma, se hai studiato la fauna australiana prima dell’Apocalisse, aggiungi loro i geni degli orribili Wergonth e avrai un Plexigos. Solo che attaccano l’uomo uccidendolo, e sono molto difficili da abbattere, perciò meglio cominciare subito l’addestramento”.

“Esattamente, Mary, ma prima ti prego di dare un’occhiata a questa lettera” rispose Klose. Mary la lesse e scrollò le spalle. “Be’? Che c’è di male?”

“Shydra sta andando dai Centauri, lo si capisce dalle parole sottolineate” le fece notare Taider.

Mary sgranò gli occhi. “Davvero? Aspetta…” e si rese conto che in effetti era vero, ma lei aveva notato un’altra cosa. “Be’, ma io mi riferivo agli Hesenfield. Shydra dice di osservare bene, quindi può voler dire solo una cosa: ha parlato con lord Abraham e forse lo ha implorato di lasciarci stare, perché forse conviene anche a lui. Pensateci: gli Hesenfield vogliono regnare, no? Anche per loro c’è tutto l’interesse che le Fontane vengano riaperte, quindi non c’è nulla di strano se Shydra abbia convinto ed informato Abraham delle nostre mosse!”

Taider e Klose si guardarono e in effetti convennero che Mary avesse ragione.

“È vero, abbiamo cercato troppo oltre senza vedere la cosa più ovvia. Grazie, Mary” disse Taider, e la spadaccina alzò un pollice, tornando a concentrarsi su Kaden.

 

 

Nel frattempo, un Unicorno passò da quelle parti, ma loro lo ignorarono e lui fece altrettanto. Poi Taider lanciò a Kaden, il quale di spalle non vide il quadrupede, una spada.

“Tieni, cominciamo con le spade. Oggi ti concederò l’onore di un duello con Mary. Bada che lei ha Tenebra con sé”

“Chi è Tenebra?” chiese Kaden.

“Lei è Tenebra” rispose Mary, estraendo la spada. Era un’arma piuttosto grossa, il che spiegava i muscoli nella ragazza. “Con lei, non ho mai perso un duello. Certo, forse ti starai chiedendo perché io stia usando l’arma delle grandi occasioni per allenarmi, ma è soprattutto per la tua istruzione che lo sto facendo. I tuoi nemici non ci andranno leggero, ma nemmeno gli amici, finché possiamo considerarci tali. Quantomeno non io, io non sono tua amica né tua nemica. Comunque, fatti sotto!”

Chiedendosi lui che tipo di spada avesse in mano, Kaden lanciò un fendente verso Mary, ma quella parò, e parò, e parò tutte le singole volte che il ragazzo provò ad attaccare; scandendo ogni parata con un commento.

“Sei debole”, “Tieni la guardia alzata, stolto”, “Con questo non mi fai neanche il solletico”, “Sei sicuro di essere un uomo?” e frasi del genere.

Alla fine, Kaden cadde esausto da solo sul prato, mentre Mary riponeva Tenebra nel fodero.

“Come inizio, non è poi così male…” sentenziò vaga, ma Kaden non credette alle proprie orecchie.

“Come sarebbe? Ma se mi hai ricoperto di insulti?”

“Preoccupati piuttosto che non ti abbia riempito di complimenti” rispose lei, e si sedette affianco a Taider, per lasciare il posto all’arciere.

Klose si alzò dunque e cominciò il suo pezzo. “Ad ogni modo, ti sei mosso bene. Certo, devi migliorare nell’affondo ed essere più convinto quando attacchi, ma direi che hai molti margini di miglioramento. Forse è anche merito della vecchia spada dell’Aldebaran, che è un’ottima arma, ma lei non ha più voluto saperne di maneggiarla. Vediamo come te la cavi con le frecce”

Gli allungò un arco molto grezzo e un paio di frecce altrettanto grezze.

“Tendi al massimo lo spago e colpisci quel tronco” ordinò il guerriero indicando una pianta a un centinaio di metri circa alla sua destra, quindi alla sinistra di Kaden.

Il ragazzo lanciò uno strillo. “Ma… quello è un Unicorno!”

“È qui da almeno un’ora” osservò Klose. “cosa fai, dormi?”

“Non… non ci avevo fatto caso” spiegò lui. Non ne aveva mai visto uno, ed era un esemplare bellissimo: il manto bianco sembrava cambiare colore ad ogni movimento, e il corno risplendeva alla luce del giorno. Ogni cosa dell’essere sprigionava magia e potenza benefica, eppure stava solo passeggiando.

Kaden respirò profondamente. E va bene, si disse, avrebbe fatto vedere di cosa era capace anche all’animale, anche se gli tremavano le mani. Il ragazzo prese mentalmente nota che gli tremavano le mani anche quando aveva in mano la spada, quindi si disse di migliorare su questo aspetto.

Chiuse gli occhi e lanciò.

La freccia partì immantinente verso non quel bersaglio, ma diversi metri più lontano colpendo il costato dell’Unicorno che tranquillo stava continuando a passeggiare.

Sotto gli sguardi attoniti dei tre guerrieri, l’essere cadde morto dissanguandosi, nitrendo di dolore all’inizio e poi con voce sempre più fioca. Dopo aver esalato l’ultimo respiro, si sarebbe detto che il mondo sembrava più vuoto. Un silenzio attonito aveva riempito la zona, persino la brezza fermò il suo moto. Dopo qualche attimo, il sangue blu scuro dell’Unicorno aveva fatto nascere sull’erba alcune rose dello stesso colore.

Kaden riaprì gli occhi e vide quanto aveva combinato. Fantastico, la sua prima vittima, pensò.

Ma c’era qualcosa negli sguardi dei suoi compagni, qualcosa che andava oltre l’orrore e l’ira, anche apprensione, forse.

“Ma… che cazzo hai combinato?” Mary non riuscì a trattenersi. “Neanche un idiota tira così! Sei un pericolo pubblico!”

“Ehm… mi dispiace” biascicò Kaden, diventando porpora.

“Tu non capisci!” continuò Mary, cominciando a piangere e urlando comunque. “Hai ucciso un Unicorno! Gli Unicorni, capisci? I guardiani della Foresta e di tutta la Natura che cresce sulla Terra! Un essere talmente immacolato da rivaleggiare con i Plexigos, che sono invece il Lato Oscuro della Natura! Tutti quelli che ne hanno ucciso uno, così si racconta, sono morti entro un anno, tutti di una morte lenta e dolorosa!”

“Avanti, non crederai a quelle superstizioni?” chiese Klose, anche se non troppo convinto. Anche lui era molto triste per la morte dell’essere, e gli era venuta la pelle d’oca nell’assistere alla crescita di quelle rose bellissime eppure così tristi.

“L’ho visto succedere, Klose” rispose semplicemente Mary, singhiozzando. “Mio fratello ha ucciso un Unicorno, in un incidente simile. Beh, una brutta malattia l’ha portato via da me dopo appena undici mesi e mezzo il fattaccio”

“Bah, sarà stata una coincidenza” suppose Taider. “Comunque, superstizione o no, dobbiamo sbrigarci. La gente muore, là fuori. Non possiamo certo fermarci a queste sciocchezze”

“Hai ragione, Taider” disse Mary, sospirando e riprendendo il controllo. “Dobbiamo andare a Chevanton e vedere come Kaden si muove sul campo. Nel frattempo lo eserciterò nella spada, visto che con le frecce è negato”

Kaden invece si sentì morire dentro. Non aveva più le forze per continuare quel viaggio, piuttosto desiderava mettersi nel letto di morte e aspettare il suo momento. Aveva ucciso un Unicorno, una creatura leggendaria, e ciò significava morte entro un anno.

Oppure no?

Klose, Taider e persino Mary confidavano nelle sue capacità di aprire le Fontane, ma lui non si sentiva bravo in altro. Che cosa si aspettavano da lui, esattamente?

Qualche giorno dopo, la cavalcata di Caleb e Isaiah Hesenfield arrivò al cospetto del Reame dei Centauri, che come i Plexigos e gli Unicorni erano nati e cresciuti dopo l’Inverno Nucleare.

Il Reame era molto limitato, esteso solo entro i limiti della foresta dove abitavano e circoscritto da delle mura in legno, protetto da arcieri abilissimi.

Così il cecchino Centauro vide due cavalli montati da due cavaliere molto simili nell’aspetto e bardati con alcune insegne bianche e nere, e fu subito pronto a scoccare due frecce che gli invasori non avrebbero dimenticato.

“Altolà!” esclamò dunque. “Chi siete e cosa volete dal reame dei Centauri?”

 

Caleb si fece avanti e parlò con voce forte e chiara: “Io sono Caleb Zacharias Abraham, figlio di Abraham Jason Noah della Casa Hesenfield, primogenito ereditario, e lui è mio fratello gemello Isaiah Daniel Baruc. Chiediamo di conferire col tuo sovrano, ricordandogli i doveri dell’ospitalità”

Il Centauro rise fra sé. “Chiedi ospitalità armato di tutto punto, sia tu sia tuo fratello? Più che altro, vuoi assalire il nostro Reame chiedendo la testa del mio sovrano, Cassius il Magnifico”

Caleb annuì. “È vero, siamo armati, ma non per dichiarare guerra al vostro magnifico reame. Piuttosto, siamo pronti a combattere contro il regno di Walter Argonath e abbiamo informazioni rilevanti per il tuo sovrano”

La vedetta scrutò per bene gli occhi blu intensi e fieri di Caleb, ereditati da sua madre. In lui non vi sembrava essere ipocrisia, e per i Centauri era sufficiente.

“D’accordo” acconsentì l’essere. “Spalancate le porte!”

Caleb e Isaiah entrarono allora in quella foresta, dentro la quale solo pochi uomini erano entrati, e nessuno ne era uscito vivo. I due gemelli si resero subito conto che la sua pericolosità, a parte la violenza dei Centauri, risiedeva nel clima, caldissimo e inadatto per due persone vestite di armatura, e per l’atmosfera, la quale a causa delle fitta vegetazione era opprimente e angosciante anche solo andando per il sentiero principale, comunque invaso da enormi radici e animaletti non comuni altrove e che Caleb non conosceva. Sarebbe stato un viaggio pericoloso, se fatto a piedi e senza guida, ma un Centauro chiamato Sempronius venne incaricato di scortarli nel Foro, residenza del Senato. Sempronius spiegò che la loro specie era governata dal Senato, composto dagli anziani del popolo, e il capo del Senato era il Sovrano, che parlava a nome di tutti.

Una volta giunti, Cassius il Magnifico si presentò loro bardato di una fascia porpora, l’unico Centauro a non camminare a torso nudo.

Ave, o voi che ci visitate. So che avete informazioni rilevanti per me e siete i benvenuti. Prego, scendete da cavallo e sedetevi, riferendomi ciò che avete da dirmi. Parleremo mentre il banchetto si svolge”

Sia Caleb che Isaiah non si trovarono a proprio agio, poiché quando mangiavano non erano usi a parlare di politica, meno che mai mangiare seduti a terra,  ma quelle erano le tradizioni e non si opposero. Lord Abraham, il loro padre, teneva molto al momento dei pasti, l’unico in cui potevano persino sorridere.

“Dunque, oltre a porvi i più sinceri omaggi di mio padre” provò a dire Caleb, mentre Isaiah dava sfoggio a tutta la sua ignoranza in fatto in galateo “ormai dovreste aver compreso, visto il repentino cambiamento climatico, che la Fontana Lind è stata aperta, con la conseguente morte di uno dei Tre Re, Walter Argonath. Ora, è nostra opinione che il territorio governato da questi sia passato in mano a un fantoccio della Regina Margareth, che quindi dobbiamo eliminare, per… ripristinare la pace nell’Ovest. Quindi…”

 

“Un momento” lo interruppe Caesar, un Senatore che banchettava con loro. “Non sono forse gli Hesenfield che hanno creato scompiglio nel regno di Margareth annettendo ai loro domini i territori a Sud? Ho sentito che volete dare inizio a un assedio della capitale Kashnaville, se non è già incominciato. Adesso avete pensato di spingervi a Ovest, approfittando della caduta di lord Walter. Io credo di aver capito, Vostra Grazia, il loro piano. Stufi del Triregno, saranno gli Hesenfield i nuovi dominatori di questa Nazione. Non è forse così, Caleb figlio di Abraham?”

Il ragazzo sbiancò un attimo, ma si riprese: la brutta figura la stava facendo Isaiah, che stava attaccando tutti i cibi senza ritegno e totalmente indifferente ai discorsi, non lui. “Non mi sembra di aver mai detto questo, signor Senatore” buttò lì non sapendo in che modo definire Caesar. “Anzi, se sono giunto in queste lande occluse alla gente, è perché agli Hesenfield interessa il bene dei Centauri, che sono grandi fra le razze. Credo che convenga anche a voi un po’ più di spazio vitale, non è forse così? E inoltre, cosa ne sa Vostra Signoria di quanto accade nel regno di Margareth? Siamo stati costretti a muoverci in guerra per liberare quanti più territori possibili, infatti nei nostri domini non vi è nessuno che si lamenta, né tantomeno combatte”

Ecco fatto, si disse. Si congratulò con se stesso per la parlantina quando vide quel senatore non trovare vie d’uscita.

Al che Cassius il Magnifico rise divertito. “E sia, ragazzo. Mi piace quel tuo cenno allo ‘spazio vitale’ che ci spetta di diritto. Ahimè, solo io e i miei padri sappiamo quanto sarebbe importante per noi espanderci… e sia, dunque. Brindiamo all’alleanza fra i Centauri e la Casa Hesenfield! A loro offriremo i nostri archi e le nostre spade, noi riceveremo da loro tutti i territori che ci competono!”

Caleb diede una gomitata al fratello che stava ingozzandosi e tutti quanti brindarono levando in alto i calici.

In quell’istante, una donna vestita con un mantello e cappuccio, chiedeva udienza alla sentinella dei confini.

 

Nel frattempo, il villaggio di Chevanton era alle porte. Avevano impiegato qualche giorno di viaggio, anche se Kaden avrebbe giurato che ne fosse passato solo uno, talmente erano identiche quelle giornate: nascondersi dai cacciatori di taglie, dai soldati e le lunghe ore di addestramento. Sempre così, e poco tempo per i pasti.

“Chevanton è un importante crocevia” stava ripetendo Klose, mentre Kaden osservava le prime case del villaggio avvicinarsi. “Sarà solo questa la fermata che faremo, poi via dritti alla Fontana Kashna, e buon pro ci faccia”

Kaden ricordò di quanto avevano ipotizzato la possibilità di prendere la via del mare e rimpianse che non avessero scelto quella strada. C’era molto caldo in quella zona, poiché era in pieno deserto e il sole era allo zenit. Poi si sentì un forte boato.

“Accidenti…” borbottò Taider.

“Che è successo?” chiese allarmato Kaden.

“Niente, sta’ seduto” disse Mary, affilando la sua spada. “sono solo i Plexigos che stanno attaccando la città”

 

Lady Margareth era inquieta. Non c’era stato nessun progresso nei suoi piani. Sir George le inviava rapporti regolari, ma sia Shydra Aldebaran sia l’apritore delle Fontane sembravano essersi volatilizzati. C’erano stati numerosi avvistamenti, tuttavia nessuno sembrava essere attendibile.

Inoltre, Caleb e Isaiah Hesenfield sembravano anch’essi scomparsi. Avevano affidato l’assedio a un Capitano e poi, mentre la città resisteva, se n’erano andati. Li avevano visti dalle parti del reame dei Centauri, ma non era sicura. Inoltre, nessuno era mai uscito vivo da quelle lande, pertanto non vedeva il motivo di tanta inquietudine dentro di sé. Eppure, era inquieta. E se Caleb e Isaiah fossero andati a chiedere l’appoggio dei Centauri?

Per quello, e per vederci più chiaro, decise di convocare il… figliastro, Re Anthony di Sydney, che avrebbe visto per la prima volta da quando era morto lord Walter.

Anthony arrivò volando al castello di Kashnaville ma aveva l’aria stanca e irritata.

“Cosa c’è ancora, dunque? Ci stiamo vedendo troppo spesso, e io ho le truppe dell’Armata Rivoluzionaria da respingere” disse Anthony, senza troppi preamboli.

“Lo so, ma io sto gestendo un territorio più ampio. Oltre all’aver messo una taglia sul tizio che ha aperto la Fontana e stare usando tutti i miei mezzi per cercarlo, mi giunge voce che i Centauri aiuteranno gli Hesenfield, o meglio, Caleb e Isaiah suo fratello nella loro invasione dell’Ovest! Che faccio?”

Margareth si sedette, facendo affondare le mani candide sui capelli neri. Era evidente che i numerosi problemi la stavano mangiando da dentro. Si chiese persino se valeva davvero la pena avere tutte quelle spie, se poi queste le portavano cattive nuove.

“Non disperare” le consigliò Anthony. “Per lo meno, un problema si è risolto, no? A quel che dici, non hai nominato lord Jakob Hesenfield…”

“Che è scomparso anche lui, hai ragione! Per non parlare del Mangiacuore che ha attaccato un altro villaggio! Non pensare di addolcirmi le pillole, bastardo” digrignò Margareth, volendo offendere l’altro sovrano rimarcando quella origine. In fondo, lui e lei erano figliastro e matrigna, e non poteva correre buon sangue.

Dopo un momento di tensione, Re Anthony decise. “Non avrei mai creduto di arrivare a questo, ma se mi dici che i Centauri combatteranno contro di noi, sono costretto a farlo. Chiamerò i Draghi, e risolveranno tutte le faccende”

Margareth non ricordò più nessun astio verso il figliastro.

Le avventure di Isda/23

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Isda e l’intelletto

“Oggi voglio proporti un enigma, cara mia Isda” dice a un certo punto la Mazzancolla, sogghignando immaginandosi la faccia del pesce spada come reazione al quesito che aveva in mente.

Tuttavia Isda non lo considera nemmeno, impegnata com’è all’esercitazione di scherma con un altro pesce spada, che invece ha il naso a forma di sciabola.

“AHAHAHA te l’ho staccata in un secondo!” esclama soddisfatta Isda. “Come può competere una sciabola molliccia con una spada laser fluorescente che cambia colore a seconda del tempo?”

“ISDA! Vieni qui un minuto, ho bisogno di parlarti!”

Isda sospira. Sempre che qualcuno la cerca! Mai una volta che può rilassarsi!

“Che c’è, Mazzancolla? Non vedi che sono un tantino occupata a torturare?”

“Oh lo so, ma volevo proporti un enigma” dice la Mazzancolla. Al che, comincia a declamare: “Tutti lo possono aprire, ma nessuno lo sa chiudere. Cosa?”

“AHAHAHAH che indovinello stupido! Tutti lo posso risolvere!” esclama sprezzante il pesce spada, e poi volta le spalle alla Mazzancolla in cerca di sardine da bullizzare.

“Sarà, ma non mi hai dato la risposta. Tutti lo possono aprire, ma nessuno lo sa chiudere. cos’è?”

“Cosa vuoi che sia. L’ombrello, no?” dice Isda, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. “davvero comunque” aggiunge “una volta ho visto un Dentice… li conosci i Dentici, no? Quelli con la faccia stupida, comunque ne ho visto uno imbattersi in un ombrello umano caduto in mare. Era aperto, ma lui ha provato a chiuderlo. Non riuscendoci, ha chiesto aiuto a una coppia di Delfini, ma nemmeno loro con la tanto decantata intelligenza non sono riusciti a chiuderlo. Allora ho pensato: se non ce la fanno loro che sono scienziati, come cavolo si chiude un ombrello? Nessuno può, ed ecco la risposta al tuo indovinello. Tanti cari saluti”

Isda prova ad allontanrsi, ma la Mazzancolla dice “No, sbagliato. La risposta è L’UOVO e tu sei una scema. Per chiudere l’ombrello basta abbassare la levetta dentro il bastone”

“Eh certo, parli tu che vivi con gli umani!”