Posta del cuore/13

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Che bello Agosto, vero?

Mare, vacanze, divertimenti… si vede che il dolce far nulla fa nascere gli amori, vero? E allora smisto un po’ la posta del cuore. Vediamo che mi dite, voi che potete innamorarvi!

Perché, tu non puoi innamorarti?”

No, il massimo che ho attirato è stata una zanzara particolarmente seccante. Per il resto, tutte NO roboanti che hanno fatto tremare i muri.

Ma comunque.

Ciao, sono il Mare. Mi sono innamorato delle barche, ma loro sembrano non gradire la mia invadenza. Che posso fare?”

In effetti la tua invadenza inghiottisce le barche, se capisci cosa intendo. Non so, puoi provare ad accarezzare la loro chiglia senza fare loro del male, e te ne saranno grate. Invece, se provassi a entrare nei loro oblò… non credo che a loro piaccia.

Ciao Aven, sono un castello di sabbia. Voglio provare a chiedere alla paletta di uscire… secondo te accetta?”

Dipende. Se è già impegnata col secchiello, se invece ha ricevuto picche credo di sì.

“Ciao Aven, sono il cocco e sono bello. Ma perché nessuno mi compra?”

Perché essendo tu bello, tutti ti vogliono e nessuno ti prende, come si suol dire!

“Caro Aven, perché più ti sforzi di non guardare più vedi ragazze in bikini ovunque?”

Perché forse siamo in spiaggia ed è normale che sbucano fuori? Ma poi cosa c’entra con la posta del cuore?

“perché c’è una che sta leggendo e voglio chiederle cosa sta leggendo”

Beh, se hai lo sguardo dell’osservatore professionista puoi sbirciare la copertina e leggere. Spero che tu sappia leggere!

“Aven, secondo te la Panna può innamorarsi del gelato al pistacchio?”

Sei la Panna?

“No, sono un cono”

E allora cosa ti importa. La Panna ti ha chiesto una buona parola, lo so! Ma io SO che la panna è corteggiata dal biscottino e così deve andare, e il pistacchio oltretutto è impegnato col gelato gusto stracciatella!

Ecco, l’ho detto.

Stelle cadenti?

“Esprimi un desidero, Lorenzo”

Eh già, oggi è il mio onomastico. Che desiderio posso esprimere?

“Le stelle esprimono mai desideri?” chiedo, in tono vago. “magari quest’anno una delle stelle cadenti non voleva cadere e invece per guadagnare la pagnotta cade lo stesso”

“Giusto” ribatte l’amica con cui sto guardando le stelle. “Ma le stelle sono cadenti oppure sono semplicemente di passaggio sulla Terra e trovando un pianeta si disintegrano”

“Conviene farcelo dire da una stella”

Così attendiamo che una di queste arrivi fino a noi. Accade che si presenta Ziarisa, la stella dalle copiose risa.

“Ehi, sono qui per rispondere a tutte le domande!” si presenta. Poi ride in maniera oltremodo sguaiata.

“Senti stella, qual è il tuo desiderio più grande? Diventare una supernova, immagino”

“No, è vincere alla lotteria!” esclama Ziarisa. “Ho modeste ambizioni, sapete, con miliardi di anni davanti, posso fare come voglio almeno per i primi duecento secoli”

Dopo aver detto questo, si mette a ridere sguaiata come una pazza.

“Uh, beh, in questo caso potresti avere ragione” dico io. Che strano che per il mio onomastico mi metta a parlare con una donatrice di desideri come una stella!

Ziarisa non ha però ancora finito di parlare. “Questo è il mio sogno. Poi il sogno di tutte è quello di non finire come tutte le altre proprio sulla Terra, ogni schifoso dieci agosto. Che rottura! proprio lì si deve mettere? E noi le ferie come le facciamo?”

Io e la mia amica ci guardiamo. “Allora è per questo che ogni anno cadete su di noi! Voi state solo…”

“… spostando per un villaggio vacanze in un’altra galassia, esatto” conclude per lei la stella. “Ma non tutte ci arrivano” aggiunge, per prodursi in un’altra risata esagerata.

La mia amica sorride e, dopo aver preso la stella, la rilancia nel cielo come se fosse un frisbee. Peccato che sbaglia mira e la manda dentro un buco nero.

“Sei cieca” osservo.

“Già” risponde lei.

 

Perdere l’attimo.

C’era una volta Snapurzio.

Snapurzio era capace di camminare sulle nubi. Attenzione, però: non sapeva camminare “anche” sulle nubi, ma solo su quelle, e se volesse provare a camminare ad esempio su una strada rimarrebbe incollato sull’asfalto e poi non sarebbe carino per gli spazzini raccogliere i suoi pezzi tutti appiccicati a terra. In ogni caso quest’uomo faceva sempre passeggiate e continuava a dire “Ehi, ma il cielo è sempre blu sopra le nuvole… che noia” e con le mani fatte di nuvole in tasca, osservava il paesaggio sempre uguale.

Almeno fino a quel giorno.

Infatti improvvisamente venne a lui l’Uomo Cumulonembo, che tutto spaventato, cercava le attenzioni dell’uomo.-

“Snapurzio!” Snapurzio! Hanno rapito la principessa dei fulmini! Fa’ qualcosa!”

Nel dirlo, talmente era spaventato che perdeva pezzetti di nuvole che poi si confondevano col pavimento, anch’esso di nuvole, e forse diventava neve.

Snapurzio disse sicuro: “Va bene, farò qualcosa!” e così alzò le braccia e divaricò le gambe e fece un po’ di stretching.

“Ma cosa fai?” chiese il Cumulonembo. “Fai qualcosa… per la principessa! Non fare qualcosa in generale! E poi così fai tuoneggiare”

In effetti a forza di saltelli le nuvole stavano diventando grigie.

L’Uomo Camminante allora si ricordò di dover salvare la principessa dei fulmini. Ma come fare? Per prima cosa, decise di chiedere al sole.

“Scusa Sole, tu hai visto chi l’ha rapita?” senza specificare chi o cosa.

Il Sole rispose “No. Forse è un avvenimento avvenuto di sera”

Così Snapurzio andò saltellando da una nuvola all’altra verso la Luna. Lui odiava il cielo terso, perché lo costringeva a fare questi salti oblunghi.

“Luna, hai per caso visto colei che lancia i fulmini?”

La Luna rispose con la sua solita faccia ad O stuipita e rispose “Certo, è stata rapito dall’alieno del lampo. Attento che è cattivissimo e soprattutto fatto di neon”

L’uomo così si mise a correre verso l’astronave a forma di lampione e urlò: “ALIENO! Lascia andare la principessa o incorrerai nel mio… disappunto”

In effetti non poteva incorrere in nient’altro. Che razza di poteri aveva Snapurzio?

L’alieno rispose: “NO! Anzi, sì! Anzi! No”

Il fatto era che quel malvagio parlava a lampi e cambiava idea ogni secondo, così andò avanti per ore, finché Snapurzio entrò nel castello in aria dove l’alieno teneva la principessa, la salvò, scese le scale perché nel frattempo l’ascensore risultava guasto, e l’alieno ancora ripeteva “No! Sì! No! Sì! No!”

Al che la principessa disse: “Grazie per avermi salvata, da ora in poi non farò cadere due volte un fulmine nello stesso punto”

Snapurzio obiettò “Ma guarda che già succede… non potresti…”

Ma ormai la donna era sparita. Non era riuscito a cogliere l’attimo fuggente per sposarla? Chissà!

 

Storia random.

C’era una volta un fiume.

Questo fiume era protagonista di qualcosa che avrebbe sconvolto tutti per i mesi a venire.

Un furgone, infatti, era appena passato, e trasportava materassi. O almeno sembravano materassi, in realtà erano cuscini gonfiabili di gomma e dentro erano nascosti alcuni segreti segretissimi destinati all’Uomo Hamburger.

Questi abitava in una casa a forma di panino, con delle lattughe a crescere sui davanzali delle finestra e pomodori coltivati in giardino.

“Forza… quando arrivano?” si chiese l’Uomo Hamburger, cominciando a fumare e ad emanare un forte odore di carne alla griglia. Peraltro, l’Uomo Hamburger aveva messo persino il profumo di rosmarino quel giorno.

“Quando meno te lo aspetti” si azzardò a dire una delle lattughe. “Quindi sta’ calmo, prima o poi arriveranno tutti”

E infine, come se fosse profetica, il furgone parcheggiò davanti l’Uomo Hamburger.

“Salve, ho dei materassi che sembrano cuscini gonfiabili da consegnare. Una firma qui e qui”

L’Uomo Hamburger firmò e finalmente si lanciò sui cuscini, i quali scoppiarono tutti, uno dopo l’altro.

“Ma scusa” intervenne allora la lattuga polemica “Ma allora perché ti sei sbattuto tanto per avere i cuscini, se devi scoppiarli in questo mod… eh?”

Non aveva ancora finito di porre la domanda che dai cuscini venne fuori uno strano mostro, dalla pelle gommosa e quattro occhi.

“Benvenuto, Bjorzof, signore dei Panini Volanti ” disse l’Uomo Hamburger. “Vai e vendica tutti noi hamburger dalla tirannia della carne bianca!”

In effetti, da quanto era salita al potere la temibile Regina Bianca, gli Uomini Hamburger erano confinati tutti in villette squadrate con orticello e lattughe alla finestra, e nient’altro. Invece i petti di tacchino, di pollo e quant’altro giravano con le auto lussuose.

Bjorzof, che ancora non si era capito di che forma fosse fatto, volò al cospetto della Regina Bianca, la quale stava ridendo della carne rossa.

“Siete così rossi, e buffi! Ricordate che però noi bianchi siamo più facili da digerire!”

“Questo lo pensi tu, Regina Bianca!”

Una voce riempì il vuoto della sala del trono, il cui trono era fatto di ossa di pollo allo spiedo.

“Oh no, Bjorzof!” esclamò la regina, coprendosi col suo mantello di pelle di pollo.

Bjorzof sputò un sacco di fiamme perché la carne rossa piccante era buonissima e la Regina Bianca venne sconfitta.

è una storia banalissima e senza senso, Aven

Perché invece le altre sono da Oscar, vero?

La lumaca Teresina/9

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L’uomo lavico innamorato

Teresina, la lumaca con tutti i poteri possibili, guarda adirata l’Uomo lavico, che sghignazza. Non è una cosa possibile, perché teoricamente Teresina dovrebbe avere lo scontro in vantaggio, ma d’altro canto l’ultima sua affermazione avrebbe scioccato tutti.

“Cosa vuoi dire, che ignoro l’ambiente lanciandoti addosso del ghiaccio?” chiede Teresina.

“Esatto, e adesso soccombi sotto i poteri del mio fuoco!” esclama l’essere.

“In realtà sarebbe magma”

“Dettagli!” esclama infine l’uomo, attaccando la lumaca con un sasso caldissimo, ma quest’ultima riesce a difendersi lanciando ancora del ghiaccio.

“Maledizione! Allora non vuoi proprio capire!” esclama adirato l’Uomo lavico, il quale si avventa su Teresina, ma quella attiva il super potere dell’invisibilità incorporea e anche questa volta si salva. “Devi salvaguardare il ghiaccio! Fra poco non ce ne sarà più nemmeno un grammo nel mondo e tu continui a consumarlo!”

Al che, Teresina viene colta da un sospetto, forse fondato, forse no.

“Un momento. Tu vuoi che io non consumi il ghiaccio perché ne sei innamorato?”

L’Uomo lavico si sorprende. Effettivamente ha sempre avuto un debole per i ghiacciai e le cose fredde. Inoltre, ha sempre avuto la netta sensazione di essere ricambiato, dato che ogni volta che lui si avvicina il ghiaccio si scioglie dall’emozione. Ma lei come ha fatto a capirlo? Non resta che eliminarla!

L’Uomo lavico estrae una spada fiammeggiante da chissà dove, ma improvvisamente sulla scena compare una donna ghiacciata, nel senso che è composta da solo ghiaccio.

“Ehi, ma che stai facendo, Uomo lavico? Te la prendi con una lumaca innocente?” chiede.

“Non è mica tanto innocente, ha tutti i poteri magici!” si giustifica quello, ma la donna ghiaccio prende con sé Teresina appena prima che la spada potesse affondare sul corpo del povero gasteropode, e infatti affonda sulla roccia incandescente, che si lamenta commentando “Ahi! Ma perché mio hai fatto male?”

Teresina, nel frattempo, adesso si trova al polo.

“Che ci faccio al polo?” chiede lei alla donna ghiacciata.

“Mi chiamo Ice e voglio che tu risolvi un problema per noi” risponde criptica.

La lumaca Teresina/4

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Aspettando Teresina

“Uffa! Ma quando viene Teresina? Sono ore che l’aspettiamo!”

La tartaruga e il millepiedi non vedevano l’ora di fare jogging con la lumaca, ma questa era leggermente in ritardo.

“Che si sia dimenticata?” ha chiesto ancora la tartaruga, che nel suo palmarès vantava la vittoria sulla lepre, ma da allora più nulla. E solo perché poi la lepre si era addormentata sul traguardo.

“No, non credo” scuote la testa il millepiedi. A differenza del centopiedi, lui prendeva le cose molto sottogamba, moltiplicato mille. “Anzi, rilancio: l’attesa di Teresina è essa stessa Teresina”

“Cosa intendi dire?” ha chiesto la tartaruga.

“Che anche se aspettiamo, è come se fosse fra di noi” ha spiegato il millepiedi.

“Capisco, o meglio, non capisco, ma lo accetto” ha sospirato l’altra. “Probabilmente è stata rapita dagli alieni”

“Non rapirebbero mai Teresina, a che servirebbe rapire una lumaca? Casomai, ne potrebbero aver rapite tante, per poterci fare una zuppa di lumache” ha osservato il millepiedi, più macabro che mai.

“Sarebbe orribile, e Teresina non merita questo trattamento. Ad ogni modo, se non arriva cominceremo a fare jogging senza di lei. Non è che adesso può fare la superstar solo perché ha una storia tutta per lei”

“Hai ragione” concorda il millepiedi, cominciando a strisciare nel suo solito modo. Il fatto è che a differenza della tartaruga, lui può arrampicarsi anche sui muri e così successe.

“Ma dove stai andando? Quello è un muro!” esclama la tartaruga.

“Oh, hai ragione, ma che posso farci: di solito è Teresina a correggermi” dice quello, per poi scendere. “Certo, mi manca: credi che possiamo essere una bella coppia?”

“Non farmi venire in testa certe immagini!” esclama la tartaruga. È vero, è un po’ irritabile. “Adesso andiamo, l’importante è tenersi in forma”

Per tenersi in forma intendevano correre per diversi centimetri senza fare pause.

Infine, eccola, Teresina, appena scesa dalla Luna e coperta quindi di polvere di stelle, tanto da brillare come se fosse un diamante.

“Oh, ti hanno fatto santa?” chiese la tartaruga, piena di veleno.

“Non hai nient’altro di intelligente da dire?” risponde di rimando Teresina. “Guarda cosa faccio!”

Rivolgendosi a un ragno nero spaventevole, lo investe della luce che aveva ancora addosso e lo ha fatto scappare.

La lumaca Teresina/1

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Teresina paga

La Lumaca Teresina potrebbe sembrare un gasteropode come tutti gli altri, ma lei ha un potere utile: le sue antenne prendono la rete Wi-Fi.

Direte, come mai le è stato appioppato quel potere? È proprio da qui che parte la nostra storia.

Teresina sta camminando tranquilla su un marciapiede, in pieno centro città. Lei ama tutti quei piedi che avrebbero potuto schiacciarla da un momento all’altro, perché era come sentirsi un po’ in una giungla piena di alberi semoventi; e siccome è un po’ selvaggia si ci ritrova volentieri.

Quindi striscia, più che camminare. Le lumache di solito non hanno gambe o zampe, e lasciano un po’ di bava in modo da far capire a eventuali inseguitori dove vanno.

Detto questo, Teresina, la quale ha perduto di vista tantissimi fratelli e sorelle crescendo, sta proprio strisciando davanti a un bar, sul marciapiede antistante. È indecisa se arrampicarsi su un vaso pieno di piante oppure no, e mentre considera quella scelta un gruppo di studenti sta fermandosi a bere qualcosa prima di riprendere i loro studi.

Una di quel gruppo chiede al barista: “Avete il WiFi gratis?” e lui annuisce vigoroso, rivelandole anche la password, decretando così la fine degli studi per quegli umani che hanno invece intenzione di andare sui social network a uccidere i propri neuroni.

Ma questo Teresina lo ignora perché giustamente non può sapere nulla degli uomini, piuttosto, una volta che il barista ha attivato il Wifi, una scarica di onde elettromagnetiche incolori investe il circondario, e così anche la povera Teresina rimane coinvolta. Per qualche secondo non c’è stato nulla di strano, ma poi una ragazza nella lista dei WiFi reperibili riesce a trovare anche un router nominato “Teresina paga”.

La lumaca si rende subito conto che si stava parlando di lei e le viene un fremito di terrore: adesso è in grado di recepire la rete WiFi, aprendole così la strada al mondo dei supereroi.

Storia random/2

“Beh, sai, ieri è venuta a trovarmi la MORTE”

le parole di Fredalfonso atterriscono tutta la combriccola di amici.

“Ma… non hai avuto paura?” chiede Maragianna, la quale ha paura pure della sua ombra, quindi non è che faccia testo.

“Beh, se per paura intendi quella volta che hai lanciato un grido degno di un soprano nel vedere una forma nera che poi si è rivelata essere la tua ombra prodotta da un lumino… no, non ho avuto paura. Ma sono rimasto sorpreso, quello sì”

“E allora che cosa hai fatto?” chiede Astolfo.

“Ho fatto l’unica cosa possibile per questi momenti”

Segue un momento di pausa colma d’ansia.

Un altro momento.

E un altro ancora.

Se ho detto un momento, un momento dev’essere, no?

Va bene, proseguo con la storia.

“Allora, quale deve essere l’unica cosa possibile per questi momenti?”

“Offrirle una lista di tizi papabili per una morte prematura!” esclama Fredalfonso, sperando di apparire simpatico, ma i suoi amici sono ancor concentrati sul suo incontro.

“E lei? Cos’ha risposto?” chiede Marcantonio che di cognome fa Cleopatra. Dovevo dirla per forza, non me ne frega niente

“Mi ha detto Ciao, sono la triste mietitrice

Tutti rispondono stupiti. Cos’altro c’è da aspettarsi dalla Morte?

“Sicuramente tu le hai supplicato di risparmiarti, vero? E poi avete cominciato una sanguinosa partita a scacchi risolta come fece Karpov contro Kasparov!”

Nessuno però ha colto la citazione di Maragianna.

Fredalfonso quindi prosegue in un racconto pieno di suspence: “Io le ho risposto Beh, se sei triste perché non guardi un programma comico? Allora lei si è messa la mano in faccia e ha risposto Forse non hai capito l’entità della situazione. Tu adesso vieni con me che devo portarti al triste giudizio. Io ho scosso la testa, sicuramente stava scherzando, infatti le ho detto No, ma guarda che Forum è appena finito in televisione! La morte allora si è adirata non poco e ha fatto cadere un fulmine. Basta! Ha detto. Devi passare a miglior vita adesso, e non puoi svicolare dicendo cose insensate!

Tutti gli amici stanno sudando freddo, in attesa della conclusione.

“E come mai sei rimasto in vita?” chiede Antonmarco.

“Beh” risponde Fredalfonso. “Le ho detto Puoi anche portarmi a miglior vita, ma… ANHCE IO SONO LA MORTE! MUHAHAHAHAH!”

Fredalfonso si toglie la maschera di gomma che ha in faccia rivelando un teschio ed estrae una falce dall’interno del cappotto.

Cosa farà adesso la nuova Morte?

Storiella random.

C’era una volta l’Uomo Padella.

L’Uomo Padella era solito colpire i suoi nemici con la sua testa, a forma di padella con tanto di manico.

“Sapete, è una di quelle pietrose, la cui base non va via al primo colpo di spugna”

Vedete? Era un  uomo sicuro di sé, tanto che parlava da solo.

Sta di fatto che l’Uomo Padella incontrò per caso una tartaruga vicino al mare.

“Sai perché noi tartarughe abbiamo la corazza?” chiese la tartaruga all’Uomo- Padella, ma quest’ultimo non capì se si trattava di una domanda o una barzelletta, così rispose:

“Perché così posso mettere la mia testa su di vuoi e cuocere tocchi enormi di bistecca?”

“Certo che no, esagerato” rispose la tartaruga. “Abbiamo la corazza perché andiamo in palestra! Non hai mai sentito parlare di tartarughe nella pancia? Tutti gli uomini devono averla!”

L’animale osserva meglio l’Uomo Padella e si rende conto che non è molto ben messo da quel punto di vista.

“Va beh” commenta infine “almeno punti sulla simpatia”

“Simpatia?” chiede l’Uomo Padella. “Io sono un super eroe che sconfigge i cattivi che minacciano la Terra”

Improvvisamente ecco arrivare un mostro enorme a sette teste, dalle quali sbuffa una ciminiera per ciascuna.

“Sono il Mostro Sbuffante” si presenta. “Sono venuto per sconfiggere l’Uomo Padella e dimostrargli che la cottura a vapore è molto più salutare che quella alla griglia”

“Peccato che io sia una padella, non una brace!” esclama l’interpellata, e spiccando un notevole salto, colpisce sette volte il mostro, una volta per ciascuna testa.

La tartaruga nota che per ogni colpa si produce una nota diversa, poiché sette sono le note e non è giusto discriminarne una, vero?

“Complimenti, lo hai sconfitto” commenta la tartaruga, vedendo il mostro a terra. “ma sai sconfiggere anche me?”

“Tu? E che mi hai fatto?” chiede l’Uomo Padella.

“Ho rapito tua moglie, la famosa Donna Spugnetta! MUHAHAHAHAHA!”

Detto quello, sparisce in una nuvola di fumo.

Come finirà questa storia?

 

 

L’autobus/1

Non pensi mai a certe cose, eppure succedono, ed è in quelle occasioni che poi rimani basito dalla varietà della vita.

Ma sì, quando la pazzia si impadronisce della realtà non hai scampo. Puoi fare tutto, anche metterti a cantare in mezzo alla strada, ma non hai comunque scampo.

È proprio quello che è successo a me e a mia sorella quella mattina.

Si dava il caso che, come tutte le altre mattine, avevo preso il bus con la sorella di cui sopra, quindi non stupitevi se le avevo chiesto appena prima di salire “Prendi il biglietto e timbralo, orsù”, mentre io non avevo bisogno di farlo, poiché avevo l’abbonamento.

Notai sin da subito che c’era gente alquanto singolare e che poi avrei avuto modo di conoscerne meglio la pazzia, a parte mia sorella che ascolta musica: un signore distinto che non avevo mai visto prima, la signora con i sacchi della spesa che prende sempre il bus per fare la spesa (appunto) e che già era piazzata accanto il posto dell’autista per eventualmente tempestarlo di domande non appena arrivava, e un vucumprà, che con aria annoiata cercava di tenersi sveglio, mentre i fazzolettini Tempo che aveva in mano ciondolavano indolenti fra le sue braccia.

Io lasciai perdere e mi misi le cuffiette per ascoltare la musica, e vedere la gente che va e la gente che viene prima che effettivamente arrivi l’autista mi piacque molto.

In effetti ero già alla quarta canzone e ancora l’autista non si faceva vivo, al che la signora della spesa accennata prima chiese al distinto signore “Scusi, ma sa a che ora parte?”

Il distinto signore rispose “Non lo so signora, comunque questi autobus fanno sempre come vogliono” riferendosi proprio agli autobus, probabilmente, e non agli autisti.

“Come ha ragione!” esclamò la signora; e giù una tiritera trita e ritrita sul malfunzionamento del trasporto pubblico cittadino, ma non sanno che in verità l’autista è impegnato in altre faccende anche più importanti, come ad esempio decidere se salire con o senza giacca.

Avrei voluto dire “Salvano la gente da improvvisi incendi”, ma a quanto pare non lo fanno.

In ogni caso, nella discussione vidi molto feeling fra loro, e mi piacque pensare che avrebbe potuto nascere qualcosa, nella coppia sotto il segno del bus.

Nel senso che una volta scesi non si sarebbero più parlati, per poi ritornare a frequentarsi qualora si fossero incontrati nuovamente sul bus.

L’autista finalmente salì nella sua cabina fuori dal mondo, e non capii da che parte fosse spuntato, preso come ero dal mio peregrinare nella mia mente. Mi ero anche perso.

Si direbbe che fosse tutto pronto per la partenza, e invece no: apparve una luce verde, segno che gli alieni ci avevano appena rapito, come sempre avevo desiderato. Improvvisamente, così come lo sto raccontando.

L’autobus era arrivato all’interno di quello che possiamo definire disco volante.

Un essere verde acqua senza naso, con quattro occhi e una cresta sul cranio che andava su e giù come se stesse respirando, aprì una delle sue tre bocche (una seconda ce l’aveva nel torace e una terza sul ginocchio destro, non chiedetemi perché) salì sul mezzo e disse “Ma beeene! Vedo che questi umani hanno avuto l’ardire di superare la nostra Trappola, eeeeeh?”

La signora della spesa gli rispose “Ma quale trappola! Stavamo tornando a casa!”

 

Che suspence! Come finirà?