La lumaca Teresina/9

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L’uomo lavico innamorato

Teresina, la lumaca con tutti i poteri possibili, guarda adirata l’Uomo lavico, che sghignazza. Non è una cosa possibile, perché teoricamente Teresina dovrebbe avere lo scontro in vantaggio, ma d’altro canto l’ultima sua affermazione avrebbe scioccato tutti.

“Cosa vuoi dire, che ignoro l’ambiente lanciandoti addosso del ghiaccio?” chiede Teresina.

“Esatto, e adesso soccombi sotto i poteri del mio fuoco!” esclama l’essere.

“In realtà sarebbe magma”

“Dettagli!” esclama infine l’uomo, attaccando la lumaca con un sasso caldissimo, ma quest’ultima riesce a difendersi lanciando ancora del ghiaccio.

“Maledizione! Allora non vuoi proprio capire!” esclama adirato l’Uomo lavico, il quale si avventa su Teresina, ma quella attiva il super potere dell’invisibilità incorporea e anche questa volta si salva. “Devi salvaguardare il ghiaccio! Fra poco non ce ne sarà più nemmeno un grammo nel mondo e tu continui a consumarlo!”

Al che, Teresina viene colta da un sospetto, forse fondato, forse no.

“Un momento. Tu vuoi che io non consumi il ghiaccio perché ne sei innamorato?”

L’Uomo lavico si sorprende. Effettivamente ha sempre avuto un debole per i ghiacciai e le cose fredde. Inoltre, ha sempre avuto la netta sensazione di essere ricambiato, dato che ogni volta che lui si avvicina il ghiaccio si scioglie dall’emozione. Ma lei come ha fatto a capirlo? Non resta che eliminarla!

L’Uomo lavico estrae una spada fiammeggiante da chissà dove, ma improvvisamente sulla scena compare una donna ghiacciata, nel senso che è composta da solo ghiaccio.

“Ehi, ma che stai facendo, Uomo lavico? Te la prendi con una lumaca innocente?” chiede.

“Non è mica tanto innocente, ha tutti i poteri magici!” si giustifica quello, ma la donna ghiaccio prende con sé Teresina appena prima che la spada potesse affondare sul corpo del povero gasteropode, e infatti affonda sulla roccia incandescente, che si lamenta commentando “Ahi! Ma perché mio hai fatto male?”

Teresina, nel frattempo, adesso si trova al polo.

“Che ci faccio al polo?” chiede lei alla donna ghiacciata.

“Mi chiamo Ice e voglio che tu risolvi un problema per noi” risponde criptica.

La lumaca Teresina/4

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Aspettando Teresina

“Uffa! Ma quando viene Teresina? Sono ore che l’aspettiamo!”

La tartaruga e il millepiedi non vedevano l’ora di fare jogging con la lumaca, ma questa era leggermente in ritardo.

“Che si sia dimenticata?” ha chiesto ancora la tartaruga, che nel suo palmarès vantava la vittoria sulla lepre, ma da allora più nulla. E solo perché poi la lepre si era addormentata sul traguardo.

“No, non credo” scuote la testa il millepiedi. A differenza del centopiedi, lui prendeva le cose molto sottogamba, moltiplicato mille. “Anzi, rilancio: l’attesa di Teresina è essa stessa Teresina”

“Cosa intendi dire?” ha chiesto la tartaruga.

“Che anche se aspettiamo, è come se fosse fra di noi” ha spiegato il millepiedi.

“Capisco, o meglio, non capisco, ma lo accetto” ha sospirato l’altra. “Probabilmente è stata rapita dagli alieni”

“Non rapirebbero mai Teresina, a che servirebbe rapire una lumaca? Casomai, ne potrebbero aver rapite tante, per poterci fare una zuppa di lumache” ha osservato il millepiedi, più macabro che mai.

“Sarebbe orribile, e Teresina non merita questo trattamento. Ad ogni modo, se non arriva cominceremo a fare jogging senza di lei. Non è che adesso può fare la superstar solo perché ha una storia tutta per lei”

“Hai ragione” concorda il millepiedi, cominciando a strisciare nel suo solito modo. Il fatto è che a differenza della tartaruga, lui può arrampicarsi anche sui muri e così successe.

“Ma dove stai andando? Quello è un muro!” esclama la tartaruga.

“Oh, hai ragione, ma che posso farci: di solito è Teresina a correggermi” dice quello, per poi scendere. “Certo, mi manca: credi che possiamo essere una bella coppia?”

“Non farmi venire in testa certe immagini!” esclama la tartaruga. È vero, è un po’ irritabile. “Adesso andiamo, l’importante è tenersi in forma”

Per tenersi in forma intendevano correre per diversi centimetri senza fare pause.

Infine, eccola, Teresina, appena scesa dalla Luna e coperta quindi di polvere di stelle, tanto da brillare come se fosse un diamante.

“Oh, ti hanno fatto santa?” chiese la tartaruga, piena di veleno.

“Non hai nient’altro di intelligente da dire?” risponde di rimando Teresina. “Guarda cosa faccio!”

Rivolgendosi a un ragno nero spaventevole, lo investe della luce che aveva ancora addosso e lo ha fatto scappare.

La lumaca Teresina/1

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Teresina paga

La Lumaca Teresina potrebbe sembrare un gasteropode come tutti gli altri, ma lei ha un potere utile: le sue antenne prendono la rete Wi-Fi.

Direte, come mai le è stato appioppato quel potere? È proprio da qui che parte la nostra storia.

Teresina sta camminando tranquilla su un marciapiede, in pieno centro città. Lei ama tutti quei piedi che avrebbero potuto schiacciarla da un momento all’altro, perché era come sentirsi un po’ in una giungla piena di alberi semoventi; e siccome è un po’ selvaggia si ci ritrova volentieri.

Quindi striscia, più che camminare. Le lumache di solito non hanno gambe o zampe, e lasciano un po’ di bava in modo da far capire a eventuali inseguitori dove vanno.

Detto questo, Teresina, la quale ha perduto di vista tantissimi fratelli e sorelle crescendo, sta proprio strisciando davanti a un bar, sul marciapiede antistante. È indecisa se arrampicarsi su un vaso pieno di piante oppure no, e mentre considera quella scelta un gruppo di studenti sta fermandosi a bere qualcosa prima di riprendere i loro studi.

Una di quel gruppo chiede al barista: “Avete il WiFi gratis?” e lui annuisce vigoroso, rivelandole anche la password, decretando così la fine degli studi per quegli umani che hanno invece intenzione di andare sui social network a uccidere i propri neuroni.

Ma questo Teresina lo ignora perché giustamente non può sapere nulla degli uomini, piuttosto, una volta che il barista ha attivato il Wifi, una scarica di onde elettromagnetiche incolori investe il circondario, e così anche la povera Teresina rimane coinvolta. Per qualche secondo non c’è stato nulla di strano, ma poi una ragazza nella lista dei WiFi reperibili riesce a trovare anche un router nominato “Teresina paga”.

La lumaca si rende subito conto che si stava parlando di lei e le viene un fremito di terrore: adesso è in grado di recepire la rete WiFi, aprendole così la strada al mondo dei supereroi.

Storia random/2

“Beh, sai, ieri è venuta a trovarmi la MORTE”

le parole di Fredalfonso atterriscono tutta la combriccola di amici.

“Ma… non hai avuto paura?” chiede Maragianna, la quale ha paura pure della sua ombra, quindi non è che faccia testo.

“Beh, se per paura intendi quella volta che hai lanciato un grido degno di un soprano nel vedere una forma nera che poi si è rivelata essere la tua ombra prodotta da un lumino… no, non ho avuto paura. Ma sono rimasto sorpreso, quello sì”

“E allora che cosa hai fatto?” chiede Astolfo.

“Ho fatto l’unica cosa possibile per questi momenti”

Segue un momento di pausa colma d’ansia.

Un altro momento.

E un altro ancora.

Se ho detto un momento, un momento dev’essere, no?

Va bene, proseguo con la storia.

“Allora, quale deve essere l’unica cosa possibile per questi momenti?”

“Offrirle una lista di tizi papabili per una morte prematura!” esclama Fredalfonso, sperando di apparire simpatico, ma i suoi amici sono ancor concentrati sul suo incontro.

“E lei? Cos’ha risposto?” chiede Marcantonio che di cognome fa Cleopatra. Dovevo dirla per forza, non me ne frega niente

“Mi ha detto Ciao, sono la triste mietitrice

Tutti rispondono stupiti. Cos’altro c’è da aspettarsi dalla Morte?

“Sicuramente tu le hai supplicato di risparmiarti, vero? E poi avete cominciato una sanguinosa partita a scacchi risolta come fece Karpov contro Kasparov!”

Nessuno però ha colto la citazione di Maragianna.

Fredalfonso quindi prosegue in un racconto pieno di suspence: “Io le ho risposto Beh, se sei triste perché non guardi un programma comico? Allora lei si è messa la mano in faccia e ha risposto Forse non hai capito l’entità della situazione. Tu adesso vieni con me che devo portarti al triste giudizio. Io ho scosso la testa, sicuramente stava scherzando, infatti le ho detto No, ma guarda che Forum è appena finito in televisione! La morte allora si è adirata non poco e ha fatto cadere un fulmine. Basta! Ha detto. Devi passare a miglior vita adesso, e non puoi svicolare dicendo cose insensate!

Tutti gli amici stanno sudando freddo, in attesa della conclusione.

“E come mai sei rimasto in vita?” chiede Antonmarco.

“Beh” risponde Fredalfonso. “Le ho detto Puoi anche portarmi a miglior vita, ma… ANHCE IO SONO LA MORTE! MUHAHAHAHAH!”

Fredalfonso si toglie la maschera di gomma che ha in faccia rivelando un teschio ed estrae una falce dall’interno del cappotto.

Cosa farà adesso la nuova Morte?

Storiella random.

C’era una volta l’Uomo Padella.

L’Uomo Padella era solito colpire i suoi nemici con la sua testa, a forma di padella con tanto di manico.

“Sapete, è una di quelle pietrose, la cui base non va via al primo colpo di spugna”

Vedete? Era un  uomo sicuro di sé, tanto che parlava da solo.

Sta di fatto che l’Uomo Padella incontrò per caso una tartaruga vicino al mare.

“Sai perché noi tartarughe abbiamo la corazza?” chiese la tartaruga all’Uomo- Padella, ma quest’ultimo non capì se si trattava di una domanda o una barzelletta, così rispose:

“Perché così posso mettere la mia testa su di vuoi e cuocere tocchi enormi di bistecca?”

“Certo che no, esagerato” rispose la tartaruga. “Abbiamo la corazza perché andiamo in palestra! Non hai mai sentito parlare di tartarughe nella pancia? Tutti gli uomini devono averla!”

L’animale osserva meglio l’Uomo Padella e si rende conto che non è molto ben messo da quel punto di vista.

“Va beh” commenta infine “almeno punti sulla simpatia”

“Simpatia?” chiede l’Uomo Padella. “Io sono un super eroe che sconfigge i cattivi che minacciano la Terra”

Improvvisamente ecco arrivare un mostro enorme a sette teste, dalle quali sbuffa una ciminiera per ciascuna.

“Sono il Mostro Sbuffante” si presenta. “Sono venuto per sconfiggere l’Uomo Padella e dimostrargli che la cottura a vapore è molto più salutare che quella alla griglia”

“Peccato che io sia una padella, non una brace!” esclama l’interpellata, e spiccando un notevole salto, colpisce sette volte il mostro, una volta per ciascuna testa.

La tartaruga nota che per ogni colpa si produce una nota diversa, poiché sette sono le note e non è giusto discriminarne una, vero?

“Complimenti, lo hai sconfitto” commenta la tartaruga, vedendo il mostro a terra. “ma sai sconfiggere anche me?”

“Tu? E che mi hai fatto?” chiede l’Uomo Padella.

“Ho rapito tua moglie, la famosa Donna Spugnetta! MUHAHAHAHAHA!”

Detto quello, sparisce in una nuvola di fumo.

Come finirà questa storia?

 

 

L’autobus/1

Non pensi mai a certe cose, eppure succedono, ed è in quelle occasioni che poi rimani basito dalla varietà della vita.

Ma sì, quando la pazzia si impadronisce della realtà non hai scampo. Puoi fare tutto, anche metterti a cantare in mezzo alla strada, ma non hai comunque scampo.

È proprio quello che è successo a me e a mia sorella quella mattina.

Si dava il caso che, come tutte le altre mattine, avevo preso il bus con la sorella di cui sopra, quindi non stupitevi se le avevo chiesto appena prima di salire “Prendi il biglietto e timbralo, orsù”, mentre io non avevo bisogno di farlo, poiché avevo l’abbonamento.

Notai sin da subito che c’era gente alquanto singolare e che poi avrei avuto modo di conoscerne meglio la pazzia, a parte mia sorella che ascolta musica: un signore distinto che non avevo mai visto prima, la signora con i sacchi della spesa che prende sempre il bus per fare la spesa (appunto) e che già era piazzata accanto il posto dell’autista per eventualmente tempestarlo di domande non appena arrivava, e un vucumprà, che con aria annoiata cercava di tenersi sveglio, mentre i fazzolettini Tempo che aveva in mano ciondolavano indolenti fra le sue braccia.

Io lasciai perdere e mi misi le cuffiette per ascoltare la musica, e vedere la gente che va e la gente che viene prima che effettivamente arrivi l’autista mi piacque molto.

In effetti ero già alla quarta canzone e ancora l’autista non si faceva vivo, al che la signora della spesa accennata prima chiese al distinto signore “Scusi, ma sa a che ora parte?”

Il distinto signore rispose “Non lo so signora, comunque questi autobus fanno sempre come vogliono” riferendosi proprio agli autobus, probabilmente, e non agli autisti.

“Come ha ragione!” esclamò la signora; e giù una tiritera trita e ritrita sul malfunzionamento del trasporto pubblico cittadino, ma non sanno che in verità l’autista è impegnato in altre faccende anche più importanti, come ad esempio decidere se salire con o senza giacca.

Avrei voluto dire “Salvano la gente da improvvisi incendi”, ma a quanto pare non lo fanno.

In ogni caso, nella discussione vidi molto feeling fra loro, e mi piacque pensare che avrebbe potuto nascere qualcosa, nella coppia sotto il segno del bus.

Nel senso che una volta scesi non si sarebbero più parlati, per poi ritornare a frequentarsi qualora si fossero incontrati nuovamente sul bus.

L’autista finalmente salì nella sua cabina fuori dal mondo, e non capii da che parte fosse spuntato, preso come ero dal mio peregrinare nella mia mente. Mi ero anche perso.

Si direbbe che fosse tutto pronto per la partenza, e invece no: apparve una luce verde, segno che gli alieni ci avevano appena rapito, come sempre avevo desiderato. Improvvisamente, così come lo sto raccontando.

L’autobus era arrivato all’interno di quello che possiamo definire disco volante.

Un essere verde acqua senza naso, con quattro occhi e una cresta sul cranio che andava su e giù come se stesse respirando, aprì una delle sue tre bocche (una seconda ce l’aveva nel torace e una terza sul ginocchio destro, non chiedetemi perché) salì sul mezzo e disse “Ma beeene! Vedo che questi umani hanno avuto l’ardire di superare la nostra Trappola, eeeeeh?”

La signora della spesa gli rispose “Ma quale trappola! Stavamo tornando a casa!”

 

Che suspence! Come finirà?

Alle giostre.

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È la prima volta che disegno una giostra. Non è andata male, vero?

“Uh, che bello, una giostra! Devo salirci! Ti prego, fammici salire, Frank!”

Guardo la mia fidanzata regredire a bimba di quattro anni e sospiro.

 

“E va bene, ma solo per un giro”

È veramente incredibile il fascino che esercita questo apparentemente infantile oggetto. Che poi, non capisco: alla fine ci sono sempre gli stessi elementi! Il cavallo, la tartaruga, l’unicorno, Pac Man…

Ed ecco infine lei, che mi saluta a cavallo di un dromedario, o a dromedario di un cavallo.

Poi ci sono certi momenti in cui penso: “Ma la giostra non si stanca mai di fare sempre lo stesso cerchio? E poi, i cavalli  di cosa sono fatti? Hanno davvero accettato nel loro contratto di girare assieme alle tazzine volanti?” al che mi immagino la scena.

Il proprietario del Luna Park dice al cavallo finto: “Dovrai fare sempre lo stesso giro, accompagnato da alcune tazze che volano. Ci stai?”

E quello risponde: “Ihihihi, certo che ci sto! Non ho nemmeno bisogno di paga, perché sono finto!”

Al che, il proprietario del luna park parla anche con le tazzine volanti.

“Da quando abbiamo saputo che i cavalli bevono solo caffè” dice quella “siamo arrabbiati con loro! Noi siamo tazzine da TÉ, maledizione!”

“Vorrà dire che voi starete davanti al cavallo, così non siete costrette a guardarlo” dichiara il proprietario, ed ecco spiegato il motivo di quella precisa disposizione della giostra.

Insomma, tutto ha una stria da raccontare: che riguardi un contratto, la fine del mondo oppure semplicemente degli oggetti inqualificabili come i porta telecomandi, tutto è una giostra di emozioni e aneddoti.

E questo la fidanzatina lo sa, la quale mi sta dicendo che è stato bellissimo e che la prossima volta dovrei farlo anche io.

Peccato che io… sono UNA GIOSTRA!

Cammino cammino e mi ritrovo…

Cammino, cammino…

Il rumore dei miei passi è l’unico che si sente, in questa stradina scura e piena di gatti randagi.

A un certo punto, mi ritrovo davanti un ALIENO! Alto, magro, tre occhi neri senza pupille e dalla pelle scura, ma in effetti è tutto buio e non lo vedo bene.

“Salve, sono Myolcfjf e vengo dal pianeta omonimo. Tutti i miei simili si chiamano col nome del pianeta”

“Ah” rispondo io. “E… sei venuto qui per rapirmi?”

L’alieno, di cui ho già dimenticato il nome, ci pensa su. In effetti, è disarmato e sembra denutrito, dovrebbe essere facile sopraffarlo se mi attaccasse.

Alla fine risponde: “Non mi è chiara la tua domanda. Mettiamo che sia tu poi a rapirmi. Chi è il rapitore e chi il rapito?”

La domanda mi confonde. Io rapire un alieno?

“Comunque so anche sparare saette dal dito” aggiunge l’extraterrestre, sbattendo le palpebre solo dal terzo occhio.

“Spero che non le userai contro di me!” esclamo pieno di timore. L’alieno mi guarda stupito.

“Ah, perché? Tu non le sai fare?”

“Certo che no! Non sparo nulla dal dito!”

“Ma in che razza di pianeta sono finito?”

“La Terra!”

“Aaaah” l’alieno adesso capisce. “Ovvio, ovvio. Comunque, non sono qui per rapirti, ma per mettere in guardia chiunque trovo dalla probabile apparizione dell’Uomo Sveglia!”

“CASPITA!” La possibilità che esista un super eroe che interrompe il sonno della gente mi terrorizza ancora più dell’alieno che spara saette.

“Già… è un uomo orribile, pronto a vibrare ogni qualvolta suona l’orario che lui ha preimpostato. Che ore sono?”

Rispondo “L’una del mattino”

“Precise?”

“Sì, per…”

DRIIIIIIIIIN.

Un suono lungo, penetrante, di unghie che strisciano sulla lavagna, stupra le orecchie.

“È LUI!” esclama disperato l’alieno. “Nessuno è al sicuro! Nemmeno all’una! È un uomo cattivo e spietato e niente serve a fermarlo! Salvatevi voi che…”

“E BASTA!” l’urlo di una signora stufata sovrasta quello dell’Uomo Sveglia che viene sconfitto da una secchiata d’acqua.

“Non credevo fosse stato così facile…” osserva l’alieno, rinfrancato. “Ok. Bastava una secchiata d’acqua. Okay. Ciao, allora, eh” e va via con la sua navicella, pervenuta in quel momento.

“Ciao” rispondo, non afferrando bene ciò che è appena avvenuto.

Perdersi e poi ritrovarsi.

Mi giro i fili della buccia, che devo fare? Non succede mai niente nel portafrutta.

Poi mi giro, giusto per guardare il barbagianni che esce dal pendolo che segna le ore. Tuttavia, nel mio capo visivo, appare… lei.

Non ci posso credere.

È proprio lei, acciderbola!

“Ma sei tu!” esclamo stupefatta. “Solo che, ecco…”

Non so come spiegarglielo, ma ormai ho attirato la sua attenzione, infatti mi dice: “Non ci posso credere! Sei tu! Ma ti vedo esitante, forse qualcosa non va?”

Eh. E adesso come glielo dico?

“Sì, ecco… tu… tu…”

“Io?” Guarda come incalza!

“Tu… tu…”

“Sei diventato un telefono?”

“Io? Un telefono? Ci mancherebbe solo questo!” esclamo. Diventare cornette per telefono è l’incubo di noi banane. Una volta mi sono svegliata urlando e invece era solo lo squillo di un telefono inopportuno.

“No, è che… sei diventata nera, ecco!” ecco, finalmente gliel’ho detto.

“COSA?”

“Guardati allo specchio!”

“Caspita, è vero!” neanche lei ci può credere. Ma è diventata nera. “Quindi non sarà che sono diventata… MATURA?”

“Già” sono costretta a dirle. “Non sarai più fosforescente” riferendomi al fatto che noi banane verdi siamo fosforescenti. “Che poi, è strano. Siamo state raccolte nello stesso momento, nate nella stessa pianta, eppure tu sei diventata matura ed io no”

“Non è questo il punto” dice la matura. “Il problema è che adesso non posso più fare cose che prima facevo. Ricordi quando andavamo a bussare dalla signora Pera alle due di notte? E la Pera, uscendo dal balcone, ci tirava addosso gli ananas! Quei tempi se ne sono andati, vero?”

Annuisco. Ah, che tempi! “Sì, sono finiti PER TE. Io posso ancora fare questo e anche andare sull’altalena, oppure essere un’altalena stessa. Tu invece puoi già essere mangiata, pappapero!”

So di averla messa sotto scacco, infatti è costretta a subire il balletto della vittoria. Tuttavia alla fine dice “Sì, ma almeno io non sono AL VERDE come te!”

Accidenti, mi ha fregata con la frase ad effetto!

 

Tutorial: aprire Facebook senza perdere tempo.

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Sei su facebook? Eh? Ti mando l’amicizia!

Forse scrivo questo articolo con un po’ di ritardo, ma tant’è.

Facebook è parte integrante della vita di molte persone. Se non sei su facebook, in molti casi sei praticamente fuori dalla vita social virtuale: non saprai mai che foto sono state scattate, che cosa X ha scritto nello stato di Y, non parteciperai ai flame, non giochi a nessuna delle applicazioni offerte dalla piattaforma e insomma non hai un tuo diario personale da gestire come ti pare.

Insomma, una vita normale. Io, comunque, sono assolutamente dentro Facebook e pertanto posso ben scrivere questo articolo con cognizione di causa. Ciao Cogni!

“Ehilà!”

Quindi, mettiamo caso che devi fare un lavoro importante al computer, che sia la relazione di fine anno da presentare al tuo capo o semplicemente una ricerca scolastica.

Cosa facciamo? Accendiamo il pc, apriamo uno dei pacchetti che Office ci propina, cominciamo a scrivere e poi col Puntatore apriamo internet.

E su internet che facciamo? Vogliamo controllare le notifiche di Facebook, no?

E dopo le notifiche, vogliamo prendere il booster di Candy Crush?

E dopo Candy Crush, che fa, la Home non la scrolliamo per ficcanasare sugli altrui fatti?

E dopodiché, perché non fare un giretto sulle pagine Facebook favorite e magari ridere di quel meme che ci piace tanto?

Il tutto si consuma in circa quattro ore, e chissenefrega dei propri doveri. Per inciso, io stesso scrivendo questo articolo mi sono fermato una buona mezzora su Facebook, scrollando la home e insomma facendo le cose che ho elencato.

È evidente che questa situazione non può essere tollerata, vero? Perché, come diceva mia madre, “prima il dovere e poi il piacere”. Poi, come dice il tizio della Campari, “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”, quindi noi non dobbiamo guardare Facebook, far finta che non esiste.

“Eh ma poi le notifiche si accumulano”

Bene, saremo autorizzati a perdere mezza giornata a guardare le notifiche. In ogni caso, questo tutorial ha un motivo di esistere, e adesso vi suggerirò come guardare questo social senza perdere tempo.

Per prima cosa, assicuriamoci di guardare che ore sono e quanto tempo abbiamo a disposizione prima che la prossima azione giornaliera incomba.

Ad esempio, dobbiamo scrivere un articolo su WordPress prima di pranzo e ci siamo alzati alle 8 del mattino. Va da sé che, se si pranza alle 13, abbiamo cinque ore per scrivere un articolo e, secondo me, cinque articoli ci verrebbero anche larghi. Ma noi siamo buoni, uno ci basta. Voglio dire, non siamo come quei disadattati che pianificano articoli per i successivi due mesi…

Vero?

 Se noi abbiamo quindi cinque ore per scrivere un articolo e quattro ore e mezza le sprechiamo su facebook, potremmo non riuscire a scrivere. Potremmo, pertanto noi CHIUDEREMO la pagina facebook e ci concentreremo su quanto scritto su WordPress.

Oltre a chiudere la pagina, c’è anche l’alternativa di metterla da parte e controllare solo quando alla scritta “facebook” della scheda di Chrome appare il numerino. Controllare SOLO quel numerino, anche se la maggior parte delle volte si tratta solo dell’avviso “Hai dei ricordi da rivivere oggi”, oppure “Zio Geroldo ti ha invitato al 234° compleanno della prozia Anfausta e sei il tizio più giovane in mezzo alle cariatidi”.

Un terzo modo di ottimizzare il tempo perso su facebook è quello, ovviamente, di annulla la propria iscrizione. Però, facebook non ti lascia andar evia così facilmente e la cosa prende una piega un po’ creepy, quindi non ne parlerò.

L’importante è sapere come e quanto tempo si perde a scrollare anche solo la home e agire di conseguenza.

“Sì Aven ma io su facebook ci lavoro, devo guardare per forza il social”

Ah.