Stelle cadenti?

“Esprimi un desidero, Lorenzo”

Eh già, oggi è il mio onomastico. Che desiderio posso esprimere?

“Le stelle esprimono mai desideri?” chiedo, in tono vago. “magari quest’anno una delle stelle cadenti non voleva cadere e invece per guadagnare la pagnotta cade lo stesso”

“Giusto” ribatte l’amica con cui sto guardando le stelle. “Ma le stelle sono cadenti oppure sono semplicemente di passaggio sulla Terra e trovando un pianeta si disintegrano”

“Conviene farcelo dire da una stella”

Così attendiamo che una di queste arrivi fino a noi. Accade che si presenta Ziarisa, la stella dalle copiose risa.

“Ehi, sono qui per rispondere a tutte le domande!” si presenta. Poi ride in maniera oltremodo sguaiata.

“Senti stella, qual è il tuo desiderio più grande? Diventare una supernova, immagino”

“No, è vincere alla lotteria!” esclama Ziarisa. “Ho modeste ambizioni, sapete, con miliardi di anni davanti, posso fare come voglio almeno per i primi duecento secoli”

Dopo aver detto questo, si mette a ridere sguaiata come una pazza.

“Uh, beh, in questo caso potresti avere ragione” dico io. Che strano che per il mio onomastico mi metta a parlare con una donatrice di desideri come una stella!

Ziarisa non ha però ancora finito di parlare. “Questo è il mio sogno. Poi il sogno di tutte è quello di non finire come tutte le altre proprio sulla Terra, ogni schifoso dieci agosto. Che rottura! proprio lì si deve mettere? E noi le ferie come le facciamo?”

Io e la mia amica ci guardiamo. “Allora è per questo che ogni anno cadete su di noi! Voi state solo…”

“… spostando per un villaggio vacanze in un’altra galassia, esatto” conclude per lei la stella. “Ma non tutte ci arrivano” aggiunge, per prodursi in un’altra risata esagerata.

La mia amica sorride e, dopo aver preso la stella, la rilancia nel cielo come se fosse un frisbee. Peccato che sbaglia mira e la manda dentro un buco nero.

“Sei cieca” osservo.

“Già” risponde lei.

 

Cosa desiderare al posto della saliva.

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Una bocca piena di saliva non è molto desiderabile, vero? 

Una prerogativa umana è quella di avere la saliva nella bocca. Bisogna averla, perché poi il soggetto in questione dirà “Ho la gola secca”, quindi poi tocca offrire un bicchiere d’acqua. Insomma non ci si può esimere dall’avere la bocca piena di saliva. Al netto delle freddure, questa la si può utilizzare anche per cicatrizzare o per sputare in faccia a chi non ci piace.

Tuttavia, accadde un giorno che la lingua prese a dire “Sì, Saliva, puoi essere liquida quanto vuoi, ma io vorrei avere un altro liquido come compagno”

La Saliva non risponde subito, riflette piuttosto sulle possibilità. “… fidati, Lingua. Non troverai al mondo un liquido migliore del mio”

“E invece no” risponde la lingua “ti dimostrerò che è possibile avere ben altri liquidi. Vediamo… l’anice!”

Per coloro i quali non ne conoscono l’esistenza, l’anice è una pianta, dalla quale poi si ricava il succo con cui si producono caramelle, gelati, dolciumi vari e volendo, lo si può trovare sottoforma di bottiglia con cui la si versa nell’acqua.

È una bevanda ad altissima gradazione alcolica, quindi consiglio di non berla se non diluita nell’acqua.

*arriva l’anice*

“Ehi, sono l’Anice e occuperò la tua bocca al posto della saliva”

La lingua, però, si sente un po’ stordita e barcollante.

“Ehm… mi viene voglia di cantaaareeee…”

Forse no, meglio di no. Il corpo ne risente e si indebolisce. Anice Bocciata!

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*compare dal nulla la Coca- Cola*

“Eccomi, sono la Coca Cola, per poter sputare ai tuoi amici in maniera creativa!”

Questa sembra funzionare, a differenza dell’anice è una bevanda analcolica ma molto corrosiva.

Sapete, tutte quelle bollicine non sono messe lì per caso e infatti, una settimana dopo…

“Ehi Sgroberzio! Hai la lingua tutta bucata! Devi farti vedere!”

Povero Sgroberzio.


*si intrufola l’aranciata*

“Ecco” commenta entusiasta la lingua. “Una bocca piena di aranciata al posto della saliva è il non plus ultra della vita umana!”

Tuttavia…

Una settimana dopo, l’uomo si sente arancione e crede di essere un agrume, soprattutto quando corre.

“Anf, anf” ansima Sgroberzio, pieno di goccioline d’arancia che gli imperlano la fronte. “Mi sento spremuto”

Alla fine, la Lingua deve arrendersi.

“Visto? te lo avevo detto! L’uomo è fatto d’acqua e la Saliva guarda caso è fatta d’acqua!”

Ma la Lingua non avrebbe più rivolto la parola a lei, piuttosto avrebbe battuto dove i denti dolgono.