Kaden e le Fontane di Luce/Taider

Taider è il nome del quarto personaggio principale, facente parte della scorta di Kaden, colui che si occupa della Magia, poiché versato in quest’arte, più che nella spada o nelle frecce.

Sir John Taider non è sempre stato però dalla parte della Rivoluzione, ha avuto infatti un periodo come cavaliere al soldo di Re Walter, sovrano dei territori dell’Ovest.

Tuttavia, anche se si è macchiato di molti assassinii e si è fregiato di molte azioni eroiche, tutto ciò non gli bastava. Era giunto al rango di Capitano quando alla fine, all’ennesimo villaggio bruciato per semplici sospetti su un nugolo di rivoluzionari, gli sono venuti i rimpianti e diverse crisi di coscienza.

Ad un certo punto aveva anche smesso di uccidere e, d’un tratto, smise anche di farsi vedere, rendendosi irreperibile e latitante.

Con una taglia sopra la testa, Taider riuscì a sfuggire alla propria caccia e si presentò, con molti chili in meno e diverse ferite, al cospetto di Shydra Aldebaran, divenuta da poco leader dell’Armata, alla morte di suo marito.

La signora si compiacque e fece di Taider il suo braccio destro, mentre per il mondo egli era ormai diventato il Cavaliere Corrotto, nomignolo che si è diffuso in tutti i territori, e il disonore lo accompagnò per diversi anni.

Infine, arrivò Kaden e l’apertura accidentale della Fontana, che comportò la morte di Re Walter a casa di un arresto cardiaco.

La signora Aldebaran decise di fare di Taider il leader del mini gruppo che avrebbe accompagnato il ragazzo ad aprire anche le altre due Fontane, e al contempo insegnargli la Magia, solo che l’uomo non ha mai ritenuto l’incaricato adatto a compiere arti magiche.

Insomma, l’idea mi è venuta perché mi mancava un uomo simile nella compagnia da dare a Kaden e ala fine la scelta è ricaduta su di lui. Nonostante sia considerato corrotto, è un uomo leale a Shydra, una donna che stima e che ha aiutato per quanto ha potuto! Ha un ruolo importantissimo nella storia e spero che siate d’accordo con me, essendovi piaciuto questo background 😀

 

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Kaden e le Fontane di Luce/Le Fontane

Terzo appuntamento sui focus riguardo Kaden e le Fontane! Oggi parliamo delle… Fontane.

Dunque. La prima cosa che bisogna dire è che sono tre, collocate per l’Australia: una al centro, una a Ovest e una a Est.

Le Fontane sono state costruite, e volute, dagli uomini che hanno cominciato a ripopolare il continente dopo il lungo inverno nucleare a cui sono stati sottoposti per diecimila anni. Dopodiché il mondo non è più stato lo stesso: ci sono state nuove specie animali, ad esempio. Il verde si è scolorito, ad esempio. Molti cibi presentavano ancora cattivi odori, ad esempio.

Almeno finché non sono state erette le Fontane. L’uomo, capace di adattarsi a tutto, aveva scoperto in sé il modo di fare magie… direte, come? Semplicemente, era l’anno 9999 l’ultimo in cui si ebbe una tecnologia abbastanza al di là di ciò che possiamo immaginare. In ogni caso, molti potenti Stregoni costruirono in quindici anni delle Fontane che catturassero la luce del Sole, in modo da poterla convertire in energia benefica.

Guarda caso, gli effetti si videro subito: la gente viveva felice, si nutriva in maniera sana e le Fontane garantivano abbondanza e longevità, tutto sotto il controllo del Re di turno.

Tuttavia, ai tempi di Kaden le Fontane si sono misteriosamente spente. Ciò è successo (lo vediamo nel Prologo) perché i tre Re, i quali avevano anzitempo spartito la nazione australiana in altrettante parti, per assicurarsi il dominio perpetuo legarono il potere incredibile delle Fontane a loro stessi. Per cento anni il popolo non poté beneficiare della Luce e quindi, ridotti alla fame, si imbracciarono le armi, dando il la a una guerra civile, che vedeva i rivoluzionari del popolo da un lato, e l’esercito del Re dall’altro.

Poi Kaden accese una delle tre Fontane, e da lì è storia…

Mi riservo dal dire come mai mi è venuta questa idea, da cosa ho preso ispirazione *ahahaha* ma posso assicurarvi che l’idea dell’Australia è vecchissima e… e chissà se sia davvero l’unico continente rimasto!

Kaden e le Fontane di Luce/Kaden

Secondo appuntamento con l’approfondimento sulla storia che ci ha accompagnato per 40 settimane!

Parliamo di Kaden, quindi. Chi è?

Partiamo dalla domanda più semplice. Kaden ha diciassette anni all’inizio della storia e frequenta il liceo. Ha una famiglia piuttosto serena ma molto povera, a causa della lunga guerra civile che sta costringendo l’intera Australia alle armi. Il fatto è che nella città dove vive la guerra è solo una parte delle tre guerra distinte che si stanno svolgendo, una per ogni sovrano.

Dovete sapere, infatti, che l’Australia non è più un regno unito, ma è stato diviso in tre parti, e Kasden si ritrova sotto il dominio del Re dell’Ovest.

Ancora per poco, però, perché in una gita scolastica alla quale non avrebbe dovuto nemmeno partecipare, lui apre… la Fontana di Luce, ovvero ciò che tiene in vita il Sovrano stesso, visto che si era legato a lei con la magia! Voglio dire, ha ottenuto l’immortalità e l’eterna giovinezza, ma adesso è morto.

Kaden, in preda alla confusione, si ritrova al centro della delicatissima missione, ordita da tempo dalla… Preside del suo liceo, che in realtà altri non è che il capo dell’Armata Rivoluzionaria, che resiste al dominio tirannico del Re! Pazzesco, vero?

Ad accompagnarlo saranno Klose, un arciere; Mary la spadaccina e Taider, il massiccio tuttofare asso della magia.

L’idea per Kaden mi è venuta quasi per caso: volevo un personaggio che ha i suoi dubbi, ha continuamente paura ma che fosse un brutto soggetto in condotta. Infatti ne farà passare di cotte e di crude alla sua scorta.

Kaden è il ragazzo della porta accanto, che però è riuscito ad aprire una delle Tre Fontane, quando nessuno ci era mai riuscito. È questo di cui nessuno riesce a capacitarsi: perché Kaden ha aperto la Fontana?

Forse potete rispondere voi stessi, leggendo…

Kaden e le Fontane di Luce/ La storia

Benvenuti al sabato di Kaden! Credevate che la storia fosse finita, eh?

Beh, in effetti… è finita. Per chi la volesse leggere c’è nel menu il link che vi porta a tutti i capitoli raccolti.

Oggi, a sostituzione della storia in sé, voglio riciclare il sabato, da oggi fino a quando non avrò esaurito gli argomenti, per parlare un po’ sulla storia stessa, che come qualcuno avrà dedotto è la mia prima seria in assoluto, e con seria intendo non demenziale.

Cercherò di dire quello che devo dire senza fare spoiler.

Dunque, tutto inizia con Kaden, un ragazzo dalla pelle olivastra (tipo quella di Obama). Kaden non ha un background molto sviluppato, ma quello che volevo per lui era un nome africano e la pelle come Carlo Conti. Poi, ha continuato a non avere un background poco sviluppato, perché comunque per l’inizio della storia non serve a nulla dire che ha una famiglia. se non ce l’avesse avuta, l’avrei detto. Dal che, se ne può dedurre che ha una situazione familiare abbastanza tranquilla, sempre entro i limiti di una guerra civile, che fa da sfondo alla vicenda.

Kaden, quindi, è uno studente che va in gita scolastica nella città di Perth, ma non è la Perth di oggi. Siamo infatti nell’anno 20.000, e l’umanità è tutta confinata dentro il continente australiano, semplicemente perché sotto quel suolo esiste un bunker sotterraneo dalla tecnologia avanzatissima, che è servito per nascondere gli umani stessi da una massiccia invasione aliena, avvenuta diecimila anni addietro dagli eventi narrati.

Dopo un lungo inverno nucleare, risultato del bombardamento mondiale che è servito a spazzare via la minaccia, ecco quindi arrivare nel 20.000, molto regredito rispetto a come ce lo si aspetta. Forse troppo regredito.

Comunque, dicevamo di Kaden, che quindi ha questo background e non deve stupire se la città di Perth ha adesso il monumento chiamato “Fontana di Luce”, che illumina magicamente la porzione Ovest dell’Australia, esattamente come fanno altre due Fontane, collocate al centro e ad Est dell’Australia.

Un momento, ho detto illuminano? In realtà sono spente, perché tre Re malvagi (due re e una regina) hanno inglobato il potere benefico delle Fontane per loro, finendo per spegnerle e riducendo alla fame il popolo.

Tuttavia, per un motivo assai misterioso, Kaden riesce ad accenderle. Non lo aveva previsto, non sapeva che si potesse fare (erano cento anni che le Fontane si presentavano in uno stato di fatiscenza) e tutta la scolaresca ha paura dell’evento.

Nello stesso istante che la Fontana ha ripreso a funzionare, il Re legato ad essa ha un arresto cardiaco e muore, nel bel mezzo di una riunione con gli altri due sovrani.

Questa è la trama, o perlomeno il capitolo 1 molto in sintesi. Non me ne vogliate, ma avevo avuto questa idea e ho deciso di proporla. Nel prossimo episodio parleremo meglio di Kaden, perciò non  mancate 😀

Kaden e le Fontane di Luce/Finale

Capitolo 38

Kaden alternava momenti di ansia a momenti di sicurezza, soprattutto quando trovava sagome enormi che scambiava per la Fontana, ma altro non erano che scogli molto grossi. Nel frattempo, il Leviatano lo rincorreva.

“Ehi, tu! Gira al largo, se non vuoi assaggiare la furia dei Tridenti!” lo avvisarono i guardiani, ma Kaden non si scompose, anche perché non capì ciò che dissero, e convinse persino il mostro marino dietro di lui della sua intenzione a schiantarsi.

“Tranquilli, si schianterà” disse il capo delle guardie. “A questa velocità non può più nemmeno cambiare direzione”

E invece, con una mossa a sorpresa, Kaden innalzò il sottomarino strisciando la parte inferiore sulle alghe, e scavalcando dunque il confine sotto lo sguardo attonito delle guardie, che nel frattempo dovettero anche fare i conti col Leviatano, che invece si infranse perdendo i sensi.

E Kaden la vide: proprio davanti a lui, la Fontana Chemchemi giaceva sguarnita, malinconica e ricoperta di alghe e plancton.

“Ci dovrebbe essere un qualcos… eccolo!” Kaden notò un grosso pulsante arrugginito nella parte frontale della fontana e lo premette col “muso” del sottomarino.

Sopraggiunse una fortissima scossa, a seguito dell’azione compiuta da Kaden, che incredulo assistette all’apertura dell’ultima Fontana, così ben protetta eppure aperta esattamente quanto le altre.

Ad ogni modo, il terreno su cui la Fontana poggiava cominciò a spaccarsi dal resto, e nel frattempo che la struttura si liberava delle immondizie che la opprimevano, il tutto cominciava a prendere quota, come se fosse un’isola a sé stante.

Kaden si accertò che la luce cominciasse a zampillare e scoppiò in lacrime.

Ce l’aveva fatta. Contro ogni previsione, era riuscito ad aprire le due Fontane, dopo aver aperto la prima con estrema facilità.

Intanto, in quel di Sydney, mancava pochissimo all’Incoronazione e Re Anthony osservava la sua capitale imbattuta dal balcone, respirando l’aria fresca del dopo pioggia.

“Ci siamo quasi. Altre settantadue ore e riuscirò a essere Re, dopo centodue anni. Avrei dovuto fare così anche centodue anni fa e appropriarmi delle Fontane, invece di scendere a compromessi. In ogni caso, ciò che fatto è fatto, e sono comunque arrivato a questo punto senza l’aiuto di nessuno. È tutto pronto? Avete srotolato il tappeto rosso?” chiese ai servitori.

“Sì, Maestà. Partirete alle ore undici e cinquantacinque esatte dal fondo del castello, per giungere davanti al trono a mezzogiorno in punto. E sarà allora che vi proclamerete Re giurando sulla corona” disse il gran maestro. In teoria, avrebbe dovuto essere lui l’incaricato a far indossare la Corona al Re, ma trattandosi di una cerimonia di auto incoronazione il gran maestro venne relegato a compiti meno gravosi.

“In ogni caso, Caleb Hesenfield può soltanto assistere alla sua disfatta. Nemmeno lui è riuscito a scalfire le mura, e poi che senso ha avuto vestirsi di stracci? Non ha senso, vero?”

“No, mio Signore” disse il Gran Maestro.

“Notizie dalle Mura? Quanti ne abbiamo eliminati?” chiese Anthony al capo della guarnigione, ma non occorse che quegli desse una risposta, poiché si sentì una fortissima esplosione e un boato di proporzioni colossali, il cui fumo successivo fu ben visibile dal balcone del Palazzo Reale, costringendo Anthony a uscire per vedere.

Non poté credere ai suoi occhi.

Le Mura erano state aperte. La truppa di Caleb Hesenfield era entrata a Sydney.

“Non ci posso credere… maledizione!” esclamò Anthony, battendo i pugni sulla balconata di pietra. Poi volse il suo sguardo adirato verso i suoi servitori. “Come me lo spiegate? Eh? Ero stato assicurato che non ci sarebbe stato nessun problema a fare a fette quei due bastardi, e adesso me li ritrovo sotto casa!”

Sapeva che avevano annientato ogni difesa e Caleb sarebbe davvero venuto a… bussare di lì a poco.

“Mio Signore, siamo esterrefatti quanto voi” disse il capo della guarnigione. “Eludere la guardia di Kraken l’Angusto…”

“Esatto! Kraken l’Angusto! I Draghi, creature invincibili… ma io lo distruggo!” ed estrasse la spada, pronto a vendere cara la pelle. “Almeno ditemi che Kaden delle Fontane non era a Sydney!”

Né il gran maestro né il capo della guarnigione seppero come rispondere, al che ci pensò uno dei capi della polizia cittadina.

“Mio Signore, era stato avvistato con una donna somigliante a Mary la spadaccina attorno alle Mura e forse si è infiltrato fra i canali di scolo…”

Anthony pensò solamente a quanto poco teneva a vivere quell’uomo e si adirò ulteriormente, ma non lo diede a vedere esternamente. Non gradiva che la sua festa fosse guastata da quei due maledetti.

“E allora trovateli, e badate di farmeli vedere morti. Giaceranno al mio cospetto il giorno della mia Incoronazione, entrambi legati ad un palo”

“E sia” rispose il soldato, sparendo dalla scena. Anthony cercò di trovare nella sua mente il bandolo della matassa, pur sapendo che non c’era. Confidò dunque in un’ultima difesa disperata del palazzo, utilizzando i pochi sopravvissuti già sconfitti nell’assedio e le guardie personali di stanza nella fortezza e diede tale ordine.

“Dobbiamo batterli…” disse Anthony, facendosi vestire della migliore armatura, con una spada scintillante al fianco. “Ucciderò Caleb umiliando la famosa Mezzanotte, la sua spada… ahahaha, la mia non ce l’ha nemmeno, un nome!”

Ciò che lo preoccupava, una volta sistemato l’esercito dando l’ordine di barricare le vie principali, era Kaden delle Fontane, che si era dimostrato più sfuggevole di un’anguilla. Era anche sfuggito alle fiamme del Signore dei Draghi…

Un brivido percorse il corpo del sovrano. “Sta’ tranquillo” si disse. “Vincerai, me lo sento. Un ragazzino non può distruggere le basi di un Regno più brillante che mai”

Si girò verso l’orizzonte marittimo e ciò che vide non gli piacque per nulla, tanto che cominciò a sudare freddo. Tanto per essere sicuri, si avvicinò al binocolo e riconobbe i vessilli che stavano arrivando al porto, annunciandosi con colpi di cannone.

Quei vessilli. Quello stemma. L’odiato scudo a sei strisce sorretto a destra da un leone, a sinistra da un grifone, trafitto verticalmente da una spada in secondo piano e in cima… tre stelle. Tre stelle? Erano sempre state sette… Gli Hesenfield piangevano delle morti?

“Maestà! È appena arrivata una notizia urgente dal Porto!” esclamò una guardia, senza nemmeno farsi annunciare, così com’era ordine del Re per le notizie urgenti.

“Sì, le ho viste anche io le navi di Isaiah Hesenfield. Spero vivamente che quel maledetto bastardo voglia rendermi omaggio!” disse, pur non pensandolo e sentendosi in realtà mancare il terreno sotto i piedi, ma il soldato scosse la testa.

“No, signore! Abbiamo catturato e ucciso una ragazza che sappiamo per certo che abbia parlato con Kaden delle Fontane, regalandogli anche un sottomarino! L’abbiamo torturata e uccisa con la pistola!”

Anthony era sbigottito. “Ma che… chi era costei? E perché non l’ha denunciato? E quando l’avete presa?”

“Non lo sappiamo, signore! La notizia risale a quattro ore fa, signore! Adesso stiamo pattugliando il porto!” esclamò il soldato.

Il Re arricciò le labbra, dando un secondo sguardo alle navi. Di sicuro la lentezza delle notizie era qualcosa al quale rimediare. Avendo tutte le truppe assiepate attorno alla fortezza, sarebbe stato facile per gli uomini di Isaiah Hesenfield impadronirsi della città dal mare, a meno che…

Improvvisamente si sentì una seconda esplosione, meno colossale della precedente, ma molto più vicina, perché tutto il palazzo tremò come se fosse stato scosso dalle fondamenta.

“Mio Signore! Mio Signore!” furono le urla concitate. Re Anthony capì e scese personalmente ad accogliere l’ospite.

Finalmente ebbe di fronte l’odiato volto, così somigliante al padre. Caleb Hesenfield, vestito solo di uno straccio che gli copriva le parti intime, ferito in più punti e sudato come non mai, accompagnato da una fanciulla di una bellezza soffocante vestita in abiti leggeri, di verde.

“Sei tu” disse Anthony. “Inchinati al tuo Re, maledetto!”

“È finita” sibilò Caleb, puntando Mezzanotte e mettendosi in guardia. “Gli Hesenfield tornano a comandare, ed è tempo per l’Australia di risollevarsi, dopo duecento anni di tirannia! Arrenditi, hai perso! Isaiah arriverà al porto a momenti, forse qualche ora… è riuscito a mandarmi un messaggio ed è in viaggio! Nel frattempo, io mi sono portato avanti. Ti è piaciuto il Colpo della Fenice, la Tecnica Arcana del Fuoco? Era l’unico modo di risolvere la situazione. Persino Kraken si è complimentato con me, anche se mi ha distrutto il vestito e debilitato non poco”

“Morirai, Caleb” disse Anthony. “Non c’è bisogno di combattere. Io sono riposato, tu no. Io sono immortale, tu no. Infilzerò la tua testa su una picca e Isabel sarà mia schiava per sempre”

“Vediamo se sarai immortale anche con una freccia sulla tempia!” esclamò Isabel, puntando l’arco.

Tuttavia Anthony ridacchiò e si rivolse a quei pochi ancora fedeli al Re. “Ascoltatemi tutti! Caleb Hesenfield…”

Tu-tum.

Re Anthony sgranò gli occhi, che sbiadirono.

Si portò una mano sul petto, incredulo come mai nella vita.

Sentì appena la terra muoversi sotto i suoi piedi, quando infine anche le sue gambe cedettero. Il Re cadde a terra, vagamente cosciente che qualcuno aveva dato l’allarme.

Il suo cuore si era fermato e ormai gli rimanevano solo pochi secondi di vita.

Voleva dire qualcosa di sensazionale, che potesse essere ricordato per altri mille anni, e fu con grande sforzo che biascicò: “S-sono… il… Re…”

E chiuse gli occhi per sempre, lui che Re non lo era mai stato, lui che non aveva mai riconosciuto l’autorità degli Hesenfield, di Caleb Hesenfield, figlio di Abraham, il quale adesso troneggiava di fronte a lui, nudo eppure comandante; a differenza dell’usurpatore, vestito dei suoi migliori vestiti eppure morente.

Mentre Re Anthony dunque moriva e Caleb sollevava Mezzanotte in aria proclamando la fine della guerra, Kaden si vide circondato dalle truppe del reame delle Sirene, dopo aver aperto la Fontana, la quale proseguiva il suo viaggio verso la superficie.

“Fermo lì! Sei accusato di intrusione nel Reame delle Sirene e di distruzione di un reperto storico!”

Kaden non capì assolutamente niente di quello che gli stavano dicendo, in quanto parlavano una lingua nettamente differente, tuttavia il messaggio era talmente chiaro che il ragazzo decise di riprendere quota, intento a tornare anche lui in superficie.

“Mi dispiace non potermi trattenere, ma c’è gente che mi aspetta, lassù”

Non aveva finito di formulare la frase che si rese conto che era finita. Era finita, aveva compiuto la sua missione e Caleb probabilmente in quell’istante stava prendendo possesso del Trono che era stato dei suoi antenati. Gli venne da ridere.

E adesso? Che cosa avrebbe fatto? Che ruolo avrebbe avuto, lui, nel nuovo mondo che stava per nascere?

E soprattutto, chi lo stava aspettando? Caleb, forse? Il nuovo Re lo avrebbe accolto con grandi onori. E poi Isabel, la donna più bella del mondo, e adesso Principessa. E infine Mary, l’amica di sempre, che stava vegliando su di lui…

E  poi, doveva ricercare i suoi genitori, ancora a Perth. Sì, c’era ancora qualcuno per cui valeva la pena lottare e quindi cercò di escogitare qualcosa che lo potesse far tornare. Il problema stava nel capire come.

Ma prima che l’angoscia lo pervadesse, evitò un attacco di un tritone e poi di un altro.

Ciò che sapeva Kaden era che doveva mantenersi in vita, perché le speranze di tutti erano riposte in lui, e dunque doveva vivere.

Così, lentamente ma inesorabilmente, risalì la china, veloce come il vento e deciso più che mai a dire la propria anche adesso che la sua missione era conclusa.

Sapeva che la superficie era ancora lontana, ma lui non vedeva l’ora di riabbracciare il sole, pentendosi di aver amato il mare.

Era pieno di pericoli, ostile e spettrale, e non riusciva a capire come mai l’avesse amato così tanto.

Fra un colpo e un altro, i tritoni stavano cercando di ammaccare il sottomarino in modo da guastarlo, e alcune volte Kaden non poteva evitare l’impatto, pur usando la strategia di cambiare spesso direzione, che tanto bene aveva funzionato all’andata.

“Maledizione!” esclamò il ragazzo, al limite dell’esaurimento nervoso. “Queste bestie non vogliono lasciarmi andare! E dire che ormai sono lontano dal loro reame!”

Ma, come si rese conto successivamente, i Guardiani del Reame non abbandonavano l’osso solo perché questo se ne andava.

“Non può rimanere impunito!” esclamò il Re dei Tritoni, Torsk I l’Invincibile. “Abbattetelo! Fate qualcosa! Che non torni mai più in superficie!”

Kaden si vide dunque schierati una cinquantina di Tritoni soldati, posti come a formare un muro, in cinque file orizzontali da dieci.

“Cazzo! E spostatevi!” tuttavia, per quanto Kaden provasse a spostare il proprio mezzo, i tritoni seguivano qualsivoglia direzione e non lasciavano nessun varco scoperto.

“Volete le maniere forti? E sia!” rispose Kaden, ormai completamente in trance agonistica. Vedeva il traguardo a portata di mano e non sarebbero stati dei pesci inutili a portarglielo via.

Sì, perché qualunque cosa fosse successa in futuro, a Kaden sarebbe andata bene. Insomma, sarebbe diventato un eroe e non vedeva l’ora di conoscere cosa si provava.

E pertanto, impose al sottomarino un ultimo grande sforzo e sfondò la “rete” di soldati in modo da passare a tutta velocità, uccidendone quindi quattro, sfondandoli con lo stesso muso del sottomarino che aveva aperto la Fontana, che ormai era tornata in superficie a fare bella mostra di sé, zampillando luce imperterrita.

“Ahahahaha! Fottetevi, pesci maledetti!”

E cantò vittoria, Kaden, senza sapere che tuttavia non aveva ancora fatto i conti con la creatura leggendaria, il Leviatano, che ripresosi dallo scontro con le mura, era tornato a cercare il suo obiettivo e dunque riuscì a tornare appena in tempo per sbarrare la strada al ragazzo.

“Sfonderò anche te, non temere!” sibilò Kaden, l’adrenalina padrona della sua mente.

Un’altra accelerata, un’altra sola, e Kaden avrebbe potuto respirare di nuovo.

Tuttavia, con un ultimo colpo, il sottomarino non rispose più ai comandi.

Kaden, da estasiato che era, divenne impaurito e nel panico.

“E adesso che succede?”

Il suo cuore prese ad accelerare. Premeva a più riprese la leva che tanto lo aveva aiutato, girando la ruota del timone, ma stavolta il sottomarino sembrava morto.

Ed ecco che lo sentì, la dolce voce della Morte chiamarlo, dopo averlo cercato per tutto quel tempo.

Torsk, che vide la brusca fermata del sottomarino, sogghignò visibilmente soddisfatto.

“Ottimo, la fortuna gira sempre a favore dell’Invincibile. Non è vero, mia cara?”

La regina era adorante. “Sì, mio tesoro” e si baciarono appassionatamente.

Kaden avrebbe gradito avere un ultimo appello, ma ben presto si rese conto che ormai non vi era più scampo e cominciò a piangere, stando comunque ritto in piedi e tenendo in mano la ruota del timone.

Le fauci del Leviatano si spalancarono, pronto ad ingoiare ragazzo e sottomarino in un solo boccone.

E lui che si chiedeva cosa avrebbe fatto una volta in superficie! Adesso, non era più il momento di pensarci. Sorrise sereno invece, mentre la luce che il sole stava facendo filtrare dal mare spariva, occlusa dalle fauci del Leviatano, che lo ingoiò con un unico movimento e tornò da sé a difendere le mura del Reame delle Sirene.

Epilogo

Dopo la morte di Kaden, Isaiah Hesenfield, dapprima auto nominatosi Re dei territori dell’Ovest, invase con una flotta di dieci navi da guerra la capitale dell’Est, New Sydney, e la espugnò in meno di un giorno, sbaragliando i combattenti affranti dalla perdita del loro Re.

Pertanto, al posto dell’Incoronazione di Anthony, venne incoronato Re dell’Australia unita Caleb Zacharias Abraham Hesenfield, che decise di governare al massimo delle sue forze, aiutato dai principi Isabel e Isaiah, suoi fratelli e sue colonne.

 

Gli occhi verdi gli brillavano di gioia, ma dentro di sé era triste. Quanto gli era costato il Trono! E quel ragazzo, Kaden, che si era sacrificato nell’aprire l’ultima Fontana, che adesso risplendeva al largo della capitale e fungeva a memoria imperitura della sua missione.

Così disse: “Giuro di essere sempre fedele alla Corona e di proteggere con tutta la mia mente, tutta la mia anima e tutte le mie forze il popolo che mi è stato dato di governare e inoltre di collaborare in pace con il reame dei Centauri. Dio possa essermi testimone!”

Con quelle parole venne acclamato Re, il primo dopo centodue anni riconosciuto da tutti. Fu Isaiah a incoronarlo, utilizzando la Corona che da duemila anni giaceva sulle teste dei sovrani. Era un preziosissimo manufatto, degno di un Re: il circolo in oro incastonato di pietre preziose, il tutto arricchito da tre vette simili al circolo, che confluivano sulla sommità nella Pietra Regale, che era un prezioso a forma di globo di cui si ignorava la tipologia.

In merito ai Draghi, caddero tutti misteriosamente non appena la Fontana Chemchemi raggiunse la superficie, formando un isolotto proprio davanti alla capitale. Caleb suppose che i poteri del risveglio erano legati a quelli del Re, e dunque i loro destini erano legati, ma quella teoria non convinse tutti.

Infine, portando nel suo cuore il ragazzo più ricercato del Paese il quale aveva preso il fondale sottomarino e notando che non riemergeva dalle acque, il nuovo Re rese successivamente omaggio a Kaden “delle Fontane” della famiglia Oberhaft in una cerimonia a parte, nominandolo Barone alla memoria e dedicandogli una statua in piazza.

Venne anche istituita una giornata di lutto ogni anno per ricordare tutte le vittime della guerra civile.

“So bene che non è facile ripartire” disse Caleb, dopo aver giurato fedeltà al regno. Portava il lutto al braccio nonostante i ricchissimi abiti che indossava, i vessilli della sua Casa sventolanti fieri nel cielo e Mezzanotte cinta al fianco, e indossavano la fascia anche Isabel e Isaiah. I pensieri del Re erano rivolti anche a Mary la spadaccina, la quale non aveva voluto sapere di abbandonare il Porto e adesso viveva lì, gozzovigliando alla taverna Il Pesce Innominato e passando il resto del tempo a fissare il mare dal porto.

Pensando a lei, deglutì e ignorando l’emozione mista ad angoscia, disse sicuro: “Adesso, tutto ci sembra decadente e in rovina, e la morte opprimente ci lacera l’anima. Tuttavia io sono convinto che, se ognuno fa qualcosa di buono, allora si può fare tanto. Ricostruiamo questa nazione, aiutati dalle Fontane di Luce, e facciamola più forte e bella di prima!”

Quel discorso vibrante convinse la popolazione che Caleb sarebbe stato un grande Re, un Re che aveva conosciuto la sofferenza e la disperazione e si era presentato nudo a reclamare il Trono.

E così le Tre Fontane di Luce non furono mai più deturpate, garantendo la pace e la prosperità alla Nazione risorta.

 

E con questo chiudo! Grazie, grazie mille a tutti quelli che mi hanno seguito in questo esperimento. Se non vi è piaciuto, credete che non s’è fatto apposta ❤

Kaden e le Fontane di Luce/37

Capitolo 37

“Ehi, ma che stai facendo?”

La voce di una ragazza lo fermò prima che si immergesse, anche se in realtà non aveva idea di come muoversi sott’acqua.

“Chi sei?” chiese Mary.

“Sto andando…” cominciò Kaden, ma la ragazza, che era seduta sulla banchina, ridacchiò. “Sì, so cosa devi fare. Sei Kaden delle Fontane, ho riconosciuto il volto, devo dire che la taglia è molto somigliante. E tu sei Mary, una delle spadaccine più valorose del Triregno, prima di perdere il braccio…”

“Bada a come parli, mocciosa” mormorò Mary. Più passava il tempo e meno le piaceva.

La ragazza la ignorò e proseguì: “Ma in ogni caso, anche se io non ho capito come funziona la faccenda delle Fontane, non credo che tu arriverai mai fino al Reame delle Sirene”

Kaden era allibito. “Come fai a sapere…?”

“Beh, sai, sei in acqua e ti chiami Kaden delle Fontane, puoi cercare solo una cosa” ribatté la ragazza. “Hai acceso la Fontana Lind, e poi si è scoperto che Re Walter era un fantoccio, poi, ma da quando la Fontana Kashna è stata aperta, non si è sentito più parlare della Regina Margareth e non l’hanno neanche sostituita, e inoltre in entrambi i casi le due Fontane hanno davvero cominciato a zampillare luce. È scritto tutto sui giornali, davvero, non li hai letti nella tua latitanza?”

Quella fuga di notizie impallidì il ragazzo. Una cosa elementare come quella, e i tre Re non avevano mai pensato di bloccarla? E in che senso c’era un fantoccio al trono dell’Ovest? Che ne era stato della gente di Perth?

“No, io… ho solo letto un giornale ed è stato qualche giorno fa, in cui ho appreso l’ammontare della mia taglia” disse Kaden, molto preoccupato.

“Ad ogni modo, ormai ti ho visto e ti dovrei denunciare, ma devo vendicarmi del Re” disse la ragazza.

“Perché?”

“Perché ha ucciso mio padre. In realtà uccide sempre non appena viene a sapere che vi è qualcuno in città che non la pensa come lui. Sta di fatto che mio padre non la pensava uguale, e aveva creato anche una società segreta, e…”

E si interruppe, perché pianse molte lacrime. Kaden non riuscì a dire alcunché per consolarla, ma non sembrava che lei avesse bisogno di parole, perché si riprese abbastanza in fretta.

“Comunque non andrai da nessuna parte con quello scafandro, la pressione sottomarina ti ucciderebbe” disse.

“Come fai a saperlo?” chiese Mary. Quel momento di sconforto non aveva aiutato la ragazza ad essere più comprensiva, infatti aveva ancora la mano sulla spada.

“Mio padre ha sempre amato il mare” disse la ragazza misteriosa, che nemmeno si era presentata. “Inoltre, ha lavorato nei sottomarini per conto del governo, prima di ritirarsi. Per questo so che la pressione sottomarina ti ucciderebbe: non avete idea di quante volte mio padre me lo ha ripetuto, che bisogna stare attenti eccetera. Per non parlare dei mostri marini”

“E quindi?” chiese Kaden. “Cosa posso fare? Che alternative ho? È già tanto che ho capito da che parte mettere il boccaglio”

“Appunto” ribatté la ragazza. “Hai bisogno del sottomarino”

“Di che cosa?” Kaden stava venendo a sapere l’esistenza di entità mai viste prima.

“In famiglia ne abbiamo uno, il mio povero papà ha dato una mano a piazzare la Fontana Chemchemi sott’acqua. Seguimi”

E così, Kaden, Mary e la ragazza percorsero alcuni metri in silenzio.

“Come hai detto che ti chiami tu?” chiese Kaden, da dentro il casco dello scafandro.
“Lara” borbottò quella, mentre si tormentava i capelli. “E… sai? Mi sei simpatico, quindi… cerca di tornare in fretta in superficie, okay?”

Mary scoppiò a ridere, per la prima volta da quando erano partiti da Perth. Una risata aperta, vera, che lasciava ben sperare nella riuscita della missione. “Kaden, abbiamo una tua ammiratrice! Motivo in più per fare in fretta, non credi?”

“Eccoci” disse Lara, cambiando discorso e indicando uno scafo ovale e per metà immerso, con un’apertura all’estremità superiore e Kaden vide una specie di tubo che non sapeva riconoscere, forse fungeva da occhio. “Questo è un sottomarino” stava dicendo Lara.

Kaden suppose che fosse molto poco sicuro.

“Resiste a qualunque tipo di pressione?” chiese Mary.

“Credo di sì. Ora, non è che posso sapere tutto, eh” ridacchiò Lara. “Comunque, è molto semplice usarlo. Fa’ buon viaggio! Buona fortuna! Ricorda che le mie… le nostre speranze, si ripongono su di te!”

E sparì di corsa, così com’era arrivata.

“È simpatica…” commentò maliziosa Mary, quando tornò sola con Kaden.

“Piantala” disse Kaden. Ad ogni modo, era stata davvero generosa a non denunciarlo, anche se in ogni caso aveva motivi personali per non farlo, e gli aveva anche regalato un sottomarino, qualunque cosa fosse.

Kaden rimase dunque di fronte all’oggetto che l’avrebbe portato fino alla Fontana Chemchemi, ovunque fosse.

“Ora che ci penso… dov’è la Fontana Chemchemi? Dove devo cercare?” chiese a Mary.

“E che ne so!” esclamò lei. “Immagino che la Fontana sia comunque enorme, quindi la riconoscerai sicuramente e…”

Un’esplosione echeggiò nell’aria. Stava accadendo qualcosa di grosso alle mura.

“Meglio sbrigarsi” e, aperto il portellone, che consisteva in una maniglia circolare da ruotare, entrò dentro il sottomarino.

“Buona fortuna, Kaden! Io veglierò da qui sopra!” esclamò Mary, e fu l’ultima cosa che lui sentì dell’esterno prima di chiudersi dentro lo scafo.

Se Kaden si aspettava di dover decifrare ogni singola istruzione, si sbagliava: il ponte di comando era una stanza minuscola composta da una specie di finestra che rifletteva il mondo esterno e attrezzata di un manubrio e una leva.

In realtà si chiamava ruota del timone, ma Kaden lo interpretò come manubrio, e ad ogni modo si avvicinò alla leva, dotata di quattro scanalature e la tirò verso il basso, e di conseguenza il sottomarino si mosse indietro, perdendo quota e inabissandosi.

Era tutto un altro mondo, Kaden se ne rese conto non appena giunto a diversi metri di profondità, e dopo aver capito come manovrare bene quel trabiccolo.

Innanzitutto la luce passava fioca dalla superficie, e tutto lo sfondo era blu scuro. A intervalli irregolari, scie di pesci passavano innocui a destra e a sinistra.

Kaden riconobbe persino un Plexigos, ma non seppe dire che modello fosse. In ogni caso, non avendo modo di difendersi, se ne stette alla larga.

Ben presto il ragazzo capì che la ricerca della Fontana sarebbe stata equiparata a trovare un ago in un pagliaio: le profondità sottomarine erano immense e dalle diverse sfaccettature, e la possibilità di perdersi era concreta.

Poi gli venne in mente: quanta autonomia aveva il sottomarino? Era il caso di preoccuparsi nel caso in cui non fosse riuscito a trovare la Fontana?

“Meglio perdere un altro po’ di quota, di sicuro il Re Anthony l’avrà installata nel fondale” e comandò al mezzo di scendere ancora di quota, perdendo la luce del sole ogni metro che passava.

Nel frattempo, nel Reame delle Sirene vi era sempre stata una certa serenità. Il Re Anthony, il legittimo dei tre, aveva riconosciuto loro l’indipendenza; dunque, come debito di riconoscenza, venne stipulato un accordo di alleanza fra il neonato Reame e quello della superficie.

Il primo Re, il tritone Torsk I, era soprannominato l’Invincibile, anche se in pratica non aveva mai dato adito di essere davvero tale.

Aveva lunghi capelli ricci e un pizzetto sul mento, e osservava i Guardiani dei Confini con assoluto disgusto.

“Cosa vorresti dire, Kapor?” chiese altero. “I sottomarini hanno finito il loro lavoro da giorni, ormai, e la Fontana Chemchemi è sotto la nostra custodia. Che senso ha allora ritornare?”

“Non lo so, signore” rispose Kapor, gli occhi ben fissi sui radar. “Fatto sta che è stato rilevato un oggetto molto simile a un sottomarino a venticinque leghe di distanza da qui. Tuttavia, non sappiamo che intenzioni abbia, continua a girare in tondo come se non sapesse dove andare”

“Come sarebbe? Non mi dirai che si è dimenticato dove abitiamo?”

“Forse è un intruso che ci cerca… forse è Kaden delle Fontane! Re Anthony ci ha mandato un’immagine di costui e ci ha avvertiti che forse sarebbe venuto!” esclamò la regina delle Sirene, Uhor la Bellissima.

“Uhm… sguinzagliate il Leviatano. Farà piacere al re se lo uccidessimo noi, no?” ordinò Torsk.

I guardiani annuirono. “Soluzione condivisibile. Avere dalla nostra il più potente fra i mostri marini è stato un colpo di fortuna”

“Hai ragione, mio amato” sussurrò dolce Uhor, aggrappandosi a una delle braccia possenti del re dei tritoni.

I Guardiani pertanto azionarono un dispositivo da cui scaturì un lunghissimo urlo penetrante, come di bambino che piange per qualche motivo.

Urlo che venne sentito anche da Kaden, che a venticinque leghe di distanza si spaventò.

“Che cosa è stato?” disse, nella solitudine degli abissi, evitando anche i raggi laser di uno squalo. “Niente di buono, sicuramente”

E in effetti, un mostro enorme dalla forma di serpente lungo più di quaranta metri aprì i grandi occhi gialli, dal giaciglio dov’era posizionato.

Alzò l’enorme testa e urlò ancora più forte del dispositivo che lo aveva svegliato, e partì in direzione di Kaden.

“Il Leviatano è stato risvegliato, signore” disse un Guardiano.

“Perfetto” disse Torsk. “Avete detto qual è l’obiettivo?”

“Certamente” ribatté l’altro. “Forse voi non conoscete il linguaggio mostruoso, ma l’urlo perforante di poc’anzi è l’unico modo di comunicare con lui”

“Ah” Torsk era compiaciuto, e tornò alle sue occupazioni.

Kaden, nel frattempo ignaro delle macchinazioni del lontano Reame, continuava la sua ricerca, affondando sempre più nei fondali marini.

Correnti, pesci enormi, Plexigos e scogli inabissati erano all’ordine dei minuti, e il ragazzo dovette stare attento più volte, altrimenti si sarebbe schiantato da qualche parte.

“Non c’è niente” disse Kaden, con una punta di panico e parlando da solo.

“Non c’è niente qua” ripeté dopo dieci minuti, osservando uno spettacolo terribile alla fioca luce del faro installato nel sottomarino.

Schiere e schiere di navi affondate giacevano sotto di lui, segno che perlomeno aveva raggiunto il fondale.

Scheletri di scafi in legno e facevano bella mostra di sé, ospitando pesci di varie forme e dimensioni.

Relitti di scafi in acciaio erano ricoperti di vegetazione marina, e anche loro avrebbero potuto benissimo ospitare segreti inconfessabili.

“Bene, ecco il fondale” Kaden deglutì. Credeva di aver visto la sagoma di un uomo, che si nascondeva oltre l’albero maestro di una nave dalla polena minacciosa.

Il buio era pesto, e si vedeva poco anche con la luce del faro, e Kaden perse parecchi minuti a girovagare fra le navi affondate.

“Chissà se fra queste c’è anche quella di Patrick l’Esploratore…” si disse, ignorando il fatto che Patrick era partito da un luogo diverso e distante chilometri.

Il viaggio proseguiva, e a un certo punto, oltre una fessura che separava nettamente due tronconi di un ennesimo relitto, Kaden vide le creature più bizzarre che avesse mai visto.

Un uomo e una donna si scambiavano effusioni al riparo da occhi indiscreti… o perlomeno, Kaden suppose che lo fossero.

La metà superiore era quella umana, ma al posto delle gambe presentavano code di pesce, così come in superficie i Centauri al posto delle gambe avevano il corpo di un cavallo.

“Interessante… ci sono Sirene, qui. Probabile che abbiano un Reame tutto loro, che sia vicino?” si disse il ragazzo all’interno del sottomarino. Prese un respiro, era abbastanza emozionato.

Vide, più in là, un gruppetto di ragazzi-pesce trasportare di peso un forziere, probabilmente trafugato da una nave dimenticata dai secoli.

“Bene, un aiuto inaspettato dagli dèi degli abissi! Non mi resta che seguire questi discoli e il più è fatto!”

Se Kaden ne era convinto, se ne pentì amaramente due minuti dopo.

Due minuti di gloria, di speranza, di gioia.

E tutto cambiò nel giro di qualche secondo. Un urlo straziante di donna uccisa riempì l’atmosfera già di per sé inquietante del cimitero delle navi.

I ragazzi abbandonarono il forziere e scapparono sparpagliandosi, e diversi tritoni e sirene seguirono il loro esempio, compresa la coppietta felice; cosicché rimasero in zona solo il sottomarino di Kaden e la creatura gigantesca che occupò l’orizzonte.

Il ragazzo era abituato ai Draghi, ma quel mostro riusciva addirittura a batterli, o forse era solo il mare che ingigantiva la sagoma.

Il Leviatano, il mostro leggendario. Kaden ricordava di averne visto il ritratto sui libri di geografia e averne riso con Mark.

“Ahahaha, ma ti immagini? Tipo, tu vai al mare per una nuotatina e ti spunta questa anguilla puzzolente fra le gambe!” aveva detto.

“Ahahahah” aveva riso di rimando Mark, lui che era stato il suo compagno di banco e amico fedele nelle sciocchezze che commettevano in classe. “Pensi che puzzi di più l’ascella di Teodora?” chiese, riferendosi alla classica secchiona che non mancava mai a nessuna delle lezioni e sedeva da sola in prima fila. Indossava sempre magliette sudate.

E giù altre risate. Ma quelli erano altri tempi. Adesso poteva solo chiedere scusa per aver preso in giro chi non lo meritava, e non credeva tuttavia che le scuse sarebbero servite a qualcosa.

Non era ben visibile, Kaden ne vedeva solo la sagoma grazie alla luce del faro, ma ciò che vide gli fu sufficiente.

Due stelle al posto degli occhi e una fila di denti in grado di mangiare persino un Drago. E lui era da solo, impossibilitato a fare alcunché.

“Si scappa? D’accordo, si scappa!” e cominciò a scansarsi, evitando i raggi laser potenti che gli pervennero.

Non era affatto facile, ben presto divenne una foresta di raggi distruttivi e Kaden dovette fare ricorso a tutta la sua abilità nel maneggiare il sottomarino per riuscire a sfuggire e sorpassare quell’immensa colonna di carne che era il Leviatano.

Quest’ultimo tuttavia non demorse e cominciò a inseguirlo, dando il via a una rincorsa a tutta velocità verso il Reame delle Sirene.

Kaden perciò non vide niente dello spettacolo che gli si presentava sotto gli occhi, intento com’era ad a evitare anche le scariche di fulmini che spuntavano dalla bocca del Leviatano.

Da dietro era impossibile vedere da dove partivano, quindi l’unica soluzione per Kaden stava nel cambiare continuamente direzione e sperare nella fortuna.

E poi accadde: una grande montagna sottomarina si parò di fronte a lui, e senza perdere tempo il ragazzo imboccò un tunnel troppo stretto per il Leviatano.

“Ce l’ho fatta” cantò vittoria l’incaricato alle Fontane, ma il mostro marino non si sarebbe potuto definire tale se fosse bastata una montagna a fermarlo, pertanto questi la distrusse, causando la caduta di diversi sassi enormi dal soffitto del cunicolo, mentre il grande ostacolo crollava sotto i colpi dei raggi laser.

Per fortuna Kaden dovette subire solo un grosso tonfo metallico che non prometteva niente di buono, ma a parte quello uscì indenne da quella trappola mortale e la fuga poté proseguire.

Dopo quelle che parvero ore, Kaden vide davanti a sé una grande fila di mura fatte di alghe, e attorniate da tritoni armati di tridente.

“Eccoci” si disse. “Se semino il Leviatano… un momento!”

Accelerò col sottomarino, intento apparentemente a schiantarsi fra le alghe.

Kaden e le Fontane di Luce/36

Capitolo 36

Kaden, che con tanta sicurezza aveva trascinato Mary a seguire i topi, non aveva più idea di dove recarsi e aveva tema di perdersi, ma alla fine sentì che vi era solo una soluzione, ovvero quella di proseguire dritto e cercare una scala che avrebbe portato a un tombino, e risalire in superficie per orientarsi, sperando ovviamente che nessuno notasse un tombino aperto. La sua speranza fu ben riposta, in quanto dopo aver percorso qualche metro che sembrava non finire mai, nel vuoto più totale e nell’aria greve e pesante dei rifiuti, alla fine Kaden vide una serie di sbarre orizzontali fissate verso l’alto in modo da raggiungere un tombino in cima.

Per quanto riguardava l’eventualità di non riuscire ad aprirlo, non avrebbe avuto importanza.

Kaden non aveva guanti, ma avrebbe fatto della necessità una virtù e si sarebbe messo a salire, un gradino dopo l’altro, mentre il suono metallico empiva il luogo angusto, risultando effettivamente sinistro.

Mancava poco e Kaden sarebbe stato a portata di taglio, finché una sbarra non era fissata bene e quindi il ragazzo, che non se l’aspettava, cadde di schiena, sbattendola sulla strada che prima aveva ospitato i suoi piedi. Mary ridacchiò borbottando sicuramente un epiteto poco simpatico.

“Meno male che non era una grande caduta” si disse, massaggiandosi la parte contusa. “Però, anche le infrastrutture della Capitale sostengono il re”

Non demorse, il ragazzo. Riprese il cammino e stavolta arrivò a portata, anche con una sbarra in meno.

Tenendosi con un braccio, Kaden giocò la carta vincente che gli avrebbe aperto tutte le porte.

“Mary, potresti aprirmi il tombino per favore?” chiese imbarazzato, e con molta difficoltà si scambiarono di posto e fu lei la prima a respirare l’aria pulita della superficie.

In realtà, ciò che vide non furono le case ricche e il continuo fermento frenetico che le caratterizzava, ma una piazza deserta e sconfinata, dove alla sua destra si terminava al mare.

Anche Kaden fu sbigottito: ancora qualche metro e sarebbero annegati?

Ad ogni modo, seppero di essere finiti al porto. C’era tutto: una locanda intitolata Il Pesce Innominato, schiere di gabbiani da tutte le parti, bitte che servivano per tenere ferme le imbarcazioni, e altre invece che partivano, probabilmente per pescare. A quanto ne sapeva Kaden, solo Patrick l’Esploratore era partito per esplorare ed era svanito nel nulla.

E, per la terza volta, Kaden si fermò ad osservare il Mare. Che direzione avrebbe dovuto prendere per giungere fino alla Fontana?  E soprattutto, dov’era?

“Forse alla locanda hanno qualche indicazione” disse Mary, indicandola col dito di legno. Andarono dunque, ignorando la brezza gelida che portava il mare e l’insegna appesa che dondolava in maniera sinistra.

“Ooooh, è entrato un altro deficiente!” fu la prima frase che lo accolse.

“Siediti pure qui, dolcezza!” dissero rivolti a Mary e le pervenne una sedia, che si infranse nel muro alla sua sinistra.

Seguitarono risa generali e presero a cantare una canzone.

Il tempo è arrivato, il momento di un drink

Ma non voglio whisky o gin

C’è solo una bevanda che mi rende talmente ubriaco

Che la mia testa comincia a girare

Dall’Ovest fino a New Sidney

Questa bevanda mistica viene prodotta

Nella nostra missione nel divenire totalmente ubriachi

Da non aver niente da perdere

Rum è il potere

Rum è la chiave

Il Rum ci farà liberi

E poi, attaccarono col ritornello che ripeteva “Rum!” in continuazione, mentre un paio di altri clienti cominciavano ad azzuffarsi.

Alla fine, Kaden si sedette al bancone e pensò di ordinare proprio il Rum di cui sopra.

“Rum è il potere, ragazzo! Facci vedere quanto ne scoli!” esclamò ad alta voce un vecchio dalle mani uncinate.

Ma Kaden non ascoltò, anche se Mary intraprese una gara con alcuni ubriachi, e si rivolse al barista massiccio e dal colorito nero.

“Dammi un po’ del buon Rum, ne ho bisogno”

“Ehi, Joe! Un’altra birra!” esclamò un tizio ormai in coma etilico.

“Un momento, sono solo uno! Che volete farci se l’altro barista si è suicidato?” borbottò burbero Joe, e porse il bicchiere di rum al ragazzo.

“Tieni, offre la casa” disse. “Non credere che non ti abbia riconosciuto, Kaden delle Fontane

“Delle Fontane?” Kaden era perplesso.

“Beh, così ti hanno nominato sulla taglia. Porca miseria, centomila pezzi d’oro! Neanche fossi un terrorista! Ma si può sapere che hai fatto?”

“E tu, invece? Come mai non mi consegni alle autorità?” disse Kaden, sconvolto da quella rivelazione.

“Ma figurati! Siamo al Pesce Innominato! Ehi, ragazzi! RAGAZZI! Questo idiota vuole consegnarsi!”

Non si seppe come ma nonostante il caos tutti ascoltarono Joe e risero della battuta, perché fu così che la interpretarono. Uno di loro prese una bottiglia vuota e la spaccò sulla schiena di un secondo.

“Qui al Pesce Innominato, e al porto in generale, siamo senza regole” spiegò Joe. “Tutti odiamo il re e tutti siamo ricercati. Non ci cercano perché sanno che li uccideremmo, perciò sentiti a casa, babbeo! E dopo aver bevuto, dimmi che hai fatto!”

Mary nel frattempo aveva battuto il secondo criminale nella gara di bevute e in quel momento mostrava il braccio di legno.

“Sono un terrorista. Anzi, mi serve un suggerimento: voi sapete dove si trova la Fontana?”

Joe annuì convinto. “I baristi sanno tutto, ragazzo mio” disse. “Ma vedi, come tutto in questo mondo, anche io voglio un prezzo”

Kaden deglutì.

“Devi scolarti tutta la bottiglia di Rum! Ahahahah! Ecco perché Kaden delle Fontane! Tu vuoi aprirle, perché evidentemente possono essere riparate!”

Seguì un Aprile, Aprile concitato da parte di tutta la masnada della locanda, Mary compresa.

Kaden bevve con molta fatica la bottiglia assegnatagli e alla fine Joe fu di parola.

“Ho dato una mano a spostarla, ecco perché lo so. Sai, noi delinquenti ci mandano sovente ai lavori forzati, come condanna. E quella fu una condanna abbastanza da compensare almeno cento anni di galera, te lo dico io. Mai sentito qualcosa di più pesante sulle spalle. In ogni modo, l’abbiamo affondata sott’acqua, chissà dove”

“Sott’acqua? Nell’oceano? Oh Dio!” esclamò Mary, completamente rossa in faccia ma acclamata dai suoi nuovi compari come “dea del rum e delle braccia”. Kaden considerò per la prima volta l’ipotesi di scendere da solo.

Kaden ordinò un altro bicchiere, anche se si sentiva stordito. “Hai qualche suggerimento per respirare sott’acqua?”

Seguitò un momento di silenzio, per poi lasciare il posto ad altre sonore risate.

“Porca miseria, ragazzo!” rise anche Joe. “Non ho mai sentito una cazzata tanto colossale, e qui siamo al Pesce Innominato!”

“Hai ragione, Joe, nemmeno fra quelle che dice il Vecchio Bucaniere” aggiunse un tipo distinto in fondo al bancone. “Non è vero, Armand?”

Si rivolse a un uomo molto vecchio, certamente era sbronzo come tutti gli altri. In ogni caso era solo, e da dietro i suoi foltissimi capelli lunghi un solo occhio nero faceva capolino brillante.

“Ragazzo! Vieni un po’ qui?”

“Ooooh! Kaden delle Fontane a rapporto dal vecchio Armand! Ahahaha!” rise un altro ragazzo, e divise un brindisi col compagno di tavolo.

Kaden tuttavia si sedette su una sedia scomodissima e si ritrovò davanti il vecchio Armand.

Sembrava un soffione: capelli e barba bianchissime e persino i peli sul petto scoperto erano altrettanto candidi.

In mezzo a quei cespugli, si notava una collana fatta di denti di un pesce, che Kaden non riconobbe.

“Allora. A quanto ho compreso, vuoi entrare dentro il mare, probabilmente per aprire l’ultima Fontana, no?”

Non si capiva molto bene, gli mancavano molti denti, ma Kaden annuì.

“Bene. Hai bisogno del Sommozzatore, allora”

Kaden stavolta mancò l’essenza della frase.

“Ehm… potete ripetere?” chiese, al che Armand si maledisse e trascrisse il nome dell’attrezzo che aveva nominato.

“È un… oggetto” disse “che ti permette di respirare sotto l’acqua. Ma attento, non ha un tempo illimitato”

Kaden aspettava la fregatura e quella arrivò puntuale.

“E va bene, va bene lo stesso. Dove posso procurarmelo?” chiese, sicuro che quella fosse la strada giusta.

Armand per tutta risposta si alzò e oltrepassò la porta della toilette.

“Aahahah! Il vecchio pazzo ha problemi di incontinenza!”

A quel che pareva, ogni cosa era motivo di ilarità in quel bar.

Ad ogni modo, Armand non tornò che dopo dieci minuti, con in mano un grosso oggetto cilindrico e quella che sembrava una tuta.

Il vecchio gettò tutto sul tavolo. “Ecco. Sono cento pezzi d’oro”

Kaden non si aspettava che dovesse pagare e confidava sul buon cuore dell’uomo.

“Ma… pensavo volesse regalarmeli” biascicò perplesso, al che toccò all’uomo ridere.

“Ragazzo mio! È ora che tu scendi dalle nuvole! In novantaquattro anni di vita non ho mai sentito una cazzata simile! SENTITO, GENTE?”

“No che non abbiamo sentito un cazzo, sta’ zitto, scimmia!” e da qualche parte pervenne una manciata di arachidi.

“Allora, basta bestemmie. Tu mi paghi duecento pezzi d’oro e ti lascio andare. Manchi di farlo e ti taglio la gola. Hai capito?” sibilò Armand, con la sua maniera di parlare strana e priva di molti denti.

Siccome si era avvicinato, Kaden poté assaporare l’alito alcolico e vedere molti denti d’argento, fra i pochi che aveva.

Inoltre, il ragazzo registrò che fino a due minuti prima aveva fissato il prezzo a cento pezzi d’oro, non duecento.

“Allora, li paghi questi trecento pezzi, sì o no?”

Armand estrasse un coltello minaccioso e…

Improvvisamente accadde che una mano veloce gli tagliò la gola orizzontalmente e il vecchio cadde sul tavolo.

“Non importunare Kaden delle Fontane, decrepito!” esclamò Mary, sputando a terra.

“Mary! Mi hai salvato!” esclamò il ragazzo, mentre Mary, che non sembrava tanto ubriaca come prima, prese l’attrezzatura e lo guidò fuori da quel luogo assurdo. Inoltre, anche un uomo morì nello stesso momento, linciato poiché aveva barato.

“Non ho la minima idea di come usarlo, ma purtroppo ce n’è solo uno” disse Mary. “Mi sa che dovrai scendere tu, da solo, al mare, mentre io veglierò su di te dalla superficie, accertandomi che non ti cerchino”

Tutto quello che entrambi sapevano era la forma, ovvero un cilindro di metallo, un casco da infilare in testa e una specie di tubo che forse si infilava nel naso o nella bocca, ma nessuno dei due ne era sicuro.

“Non credo che qualcuno nei paraggi sappia usarlo, e vista la gente nel bar, non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno me lo rubasse con la scusa di insegnarmi” soppesò Kaden.

Così non gli rimase da fare che una prova.

Prese la veste e la indossò, e ne trovò anche la cerniera, che venne chiusa da Mary.

Gli veniva strettissima, ma doveva fare della necessità una virtù, proprio come quando aveva camminato fra le fogne.

Indossò anche quella specie di casco, e il problema successivo si presentò nel respiratore, ma in ogni caso non fu proprio difficile indossare un boccaglio e rendersi conto della respirazione, che avvenne dunque grazie all’ausilio dell’oggetto cilindrico.

Kaden era dunque pronto. “Va bene, allora vado!”

Mary fece una cosa che non aveva mai fatto prima: lo abbracciò stretto, con fare a metà fra materno e fraterno.

“Abbi cura di te, Kaden” disse mentre piangeva. “Davvero, torna su vivo! Pensa a tutti noi e a quelli che si sono sacrificati per te e torna vincitore! Altrimenti ti picchio, okay?”

Kaden si ritrovò a ricambiare quell’abbraccio e dire: “Tornerò vincitore, non ti preoccupare” anche se non era affatto sicuro né di trovare la Fontana, né di tornare. La bombola era al massimo caricamento? La Fontana era nei paraggi o molto lontano nel mare? E poi, sarebbe bastato il respiratore per spegnerla e tornare in superficie senza incidenti? Non ne aveva idea, e aveva paura di tutte quelle domande, tuttavia non voleva far preoccupare Mary, inoltre era sicuro che anche lei si stesse ponendo le medesime questioni.

Infine Kaden si voltò verso il mare e deglutì profondamente. Non era sicuro di saper nuotare bene.

“A noi due, Mare. Vediamo che hai da dirmi” disse, senza saperne il motivo, e si tuffò, non pensando a nulla.

Kaden e le Fontane di Luce/35

Capitolo 35

Mary disse: “Non mi hai fatto fare nulla!” ma Isabel ridacchiò. “Hai assistito al mio modo di combattere, ti pare poco?”

Non c’era da stupirsi infine, tornati al campo, che Caleb aveva fatto piazza pulita del resto dei briganti, composto da un uomo di mezza età ma ancora molto vigoroso e un altro ragazzo, della stessa età delle due che avevano rapito Kaden.

“Miseriaccia! Chi erano?” chiese Mary, mentre osservava il disastro che erano riusciti a combinare. Molte delle guardie erano morte, e non rimaneva più nessuna carrozza. Oltretutto, era rimasto solo il cavallo personale di Caleb.

“E che ne so… hanno studiato tutto nei min imi dettagli, però, riuscendo a sorprenderci”  disse il figlio maggiore degli Hesenfield. “Per fortuna, non hanno fatto danni irreparabili”

“Danni irreparabili? Dovremo andare a piedi!” esclamò Isabel, frustrata.

“Questo perché non riesci ad andare al di là del tuo naso” osservò Caleb. “Siamo in una foresta, qui, il legno non manca. Costruiremo, tutti, una carrozza e andremo a Sydney, domani a mezzogiorno, cascasse il mondo”

Siccome erano ancora un gruppo folto di persone, impiegarono solo alcune ore per montare una carrozza adatta a portare tre persone, trainata dal cavallo di Caleb, il quale si era proposto da (come) cocchiere, ma privo dell’armatura e vestito in maniera strana.

“Voi, miei uomini, perlustrerete la zona” annunciò il ragazzo il giorno dopo, verso sera. “Io scorterò Kaden e le ragazze a Sydney, reclamando il mio trono”

“Lo reclamerai vestito di sacco?” disse Mary, guardando perplessa il nuovo abito di Caleb. Infatti si era vestito del sacco di patate che gli aveva portato Isabel, tenuto fermo dalla corda di canapa.

“Tu bada ai fatti tuoi e pensa con Isabel come entrare a Sydney. Io… io devo diventare Re” rispose glaciale. L’idea gli era venuta ripensando al sacrificio di Klose. Lui aveva dato la vita affinché lui, Mary e Kaden si presentassero davanti alla regina Margareth, dimostrando così un coraggio eccezionale. Ma oltre al coraggio serviva anche l’umiltà, l’accettare di essere servo del popolo, per poterlo proteggere. E come si vestivano gli umili? Di sacco, ed ecco quello che aveva detto a bassa voce alla sola sorella, poiché temeva i giudizi e le obiezioni inutili degli altri due.

In quella veste, i quattro presero di nuovo la via e finalmente, all’alba del nuovo mattino, Sydney era in vista, con la guerra che gli bussava alla porta.

“Mancano due giorni all’incoronazione del… sovrano” disse Caleb. Era la prima volta che parlava da quando era salito sul suo cavallo.

“E allora?” rispose Kaden, malinconico come non lo era mai stato. Isabel andava avanti e indietro nei suoi sogni, e più di una volta si erano “baciati”. Poi, vederla a stretto contatto con lui in quel nuovo mezzo di fortuna, si chiedeva spesso come avrebbe fatto a resistere alla tentazione di dichiararle i suoi sentimenti.

“Dobbiamo impedirlo” rispose secco Caleb. “Adesso il piano è questo: io ed Isabel prenderemo il controllo dell’assedio e reclameremo il nostro Trono. Soprattutto la mia parte sarà fondamentale, perché passerò col mio cavallo vestito di questo umile straccio infreddolito e tutti mi vedranno come loro servo e comandante, in quanto nuovo Re dell’Australia e Isabel riceverà il titolo di Principessa. Tuttavia, questo è quello che riguarda noi. Tu e Mary vi infiltrerete e cercherete un modo di entrare… sono sicuro che una volta sul posto troverete qualcosa, poi cercherete la nuova ubicazione della Fontana e…”

Seguì un minuto di silenzio tesissimo. Tutti sapevano che la fine era vicina e non vedevano l’ora di assaporarla.

Caleb non disse nulla, concentrato più che altro sugli incendi, sulle esplosioni e sulle urla che si sentivano anche da lassù.

“Non stanno combattendo male” osservò. “Voglio dare loro una mano. Per farlo, dovrò introdurvi nell’accampamento del Capitano, che non so chi sia, ma so bene quale sia la sua tenda. Entrerò forte del mio cognome, tuttavia voi non entrerete, come ho appena detto”

E così successe. Scesero prestando molta attenzione a dove mettevano i piedi in quanto il terreno era molto instabile e infine giunsero sul campo di battaglia.

Caleb respirò a pieni polmoni l’aria pesante, che invece a Kaden stava soffocando.

“Come fai?” chiese, tossendo convulsamente, imitato da Mary.

“Semplice: inspira finché i polmoni siano riempiti e poi liberi l’aria. Non è difficile” rispose Caleb, sogghignando. “È il mio mondo, questo: si uccide, si teme per la propria vita e finalmente la carne che cerco posso trovarla. Ma tu non puoi capire. Andiamo ”

Kaden percorse una sentiero molto lungo, in cui comprese davvero che cosa significava la parola guerra.

C’era gente morta, cadaveri ammucchiati ai lati e un odore pesante ovunque.

Inoltre, medici di ogni sorta correvano di qua e di là per prestare soccorso ai feriti, dei quali alcuni gravi.

E fu a un certo punto che Kaden si accorse che un medico sussurrò a un soldato: “Mi dispiace, ma la cancrena è irrecuperabile. Dovremmo amputarla”

E vide in diretta un’amputazione, commentata da Mary con un sibilo. Quella scena  bastò per allontanare Isabel, per un momento, dalla mente del ragazzo.

Poi gli venne in mente che vi era la possibilità di ricostruire l’arto, ma forse con i mezzi che avevano in campo non era possibile.

Infine, dopo aver evitato un pazzo che sosteneva di sentire le esplosioni, si vide di fronte una tenda ricamata in oro.

“Eccoci” disse Caleb. Poi si rivolse a uno dei guardiani, cercando di governare l’agitazione in lui.

“Siamo Re Caleb Hesenfield e la principessa Isabel. Devo parlare col Capitano”

La guardia vide com’era vestito Caleb e capì che veniva in pace, così entrò nella tenda per annunciarlo.

“E voi che fate ancora qua? Andate, no?”

Isabel riportò Mary e Kaden alla realtà. Quest’ultimo non voleva separarsi dalla ragazza, ma ormai era inevitabile. Si defilarono, dunque, diretti alle mura. Per fortuna, erano giunti nell’ora di tregua, che si dava da entrambe le parti per poter curare i feriti.

Infine, superate le tende, i due ragazzi videro coi loro occhi ciò che Isabel aveva disegnato andando a memoria: erano mura spesse, davvero molto alte e dipinte di bianco. Non si stentava a credere che nessuno fosse riuscito sin lì a sfondarle.

“Tu che dici?” chiese Kaden a Mary, che consultò la mappa di Isabel.

Purtroppo Mary non aveva idea di dove far passare loro due senza essere visti, tutto era troppo coperto, e inoltre vi era Kraken l’Angusto in persona, da solo, che difendeva le già possenti corazze avversarie.

Mentre sospirava, notò che la lotta era ricominciata, o perlomeno si sentirono forti trombe squillare.

“Fate largo al vero Re bianco e nero! Cantate inni, eleviamo lodi a Caleb Hesenfield, sovrano dell’Australia unita e alla Principessa Isabel!” esclamò a gran voce qualcuno.

“A quanto pare ce l’ha fatta, eh?” ridacchiò Kaden.

“Già, ma sarà tutto inutile finché non apriremo la Fontana Chemchemi” mormorò Mary, la quale non riuscendo a trovare una risposta si stava innervosendo, “Forse dovremo confrontare il perimetro disegnato qui con quello reale. In marcia!”

I due non vennero notati, visto che la guerra era ricominciata, ma chiunque li avesse visti avrebbe detto che mancava qualche rotella: che senso aveva, infatti, girare di soppiatto davanti a delle mura così massicce, per di più disarmati?

All’improvviso una fortissima folata di vento spazzò via moltissimi soldati, disperdendoli dalla grande concentrazione che vi era nei pressi del lato del muro più vicino fino a un secondo prima.

Alla folata, seguitò un grandissimo raggio di fiamme, che separò i ribelli dai soldati della capitale che difendevano le mura.

“Eccolo, è arrivato ad aiutarci!” esclamò entusiasta uno di questi ultimi.

“Non è possibile!” si adirò Mary, dando pugni alle mura con il braccio di legno, in quanto anche lei sapeva bene che era giunta la fine, ancora prima di iniziare.

Il Drago in questione era enorme e dall’aspetto terribile. La sua sola presenza faceva mancare l’aria e dava una sensazione di occlusione, ed era per quello che qualcuno nei tempi remoti aveva definito Kraken “Angusto”, proprio in memoria degli effetti che dava la sua semplice presenza.

Inoltre, era il Signore dei Draghi, pertanto ci si doveva aspettare da lui tutto quello che poteva comprendere una fine lenta e dolorosa.

Mary e Kaden rimasero in piedi, e furono tra quei pochi che riuscirono a resistere al primo attacco.

Se Mary aveva già estratto il suo pugnale, però, il secondo stava osservando con apprensione il muro di fuoco appena creatosi.

“Non temere, Kaden” disse Mary. “Riuscirò a farti passare oltre questa maledizione, fosse l’ultima cosa che faccio! È quello che Shydra voleva! Devo farlo per John!”

John. Kaden sapeva che Mary pensava ancora a Taider, la sentiva piangere e ripetere quel nome, ogni tanto. E forse lei lo amava in un modo che Kaden non riusciva ad afferrare.

Poi lo vide. Kaden si voltò sulla sinistra, quando vide un buco minuscolo in quell’immensità di pietra e acciaio.

Era solo un canale di scolo, ma per Kaden voleva dire una possibilità.

Kraken era ancora impegnato a distruggere. Forse non li aveva visti. Non vi era nessuno nel raggio di mezzo chilometro, forse.

E allora, trasse due profondi respiri e calò verso terra, in modo da vedere meglio quella piccola fessura.

Sembrava essere lì da secoli. Le sbarre, una volta forse fatte in ferro, erano molto arrugginite e sembravano promettere il tetano immediato, ma di quello Kaden non ne era a conoscenza.

Piuttosto, il ragazzo vide, oltre le sbarre, che l’acqua verdognola entrava con molta velocità dentro le fogne di Sidney.

Kaden prese una decisione. “Mary!” esclamò. “Mary! Guarda! Avevamo la soluzione sotto gli occhi!”

Mary ebbe tutto il tempo di meravigliarsi ed avere un tuffo al cuore.

“Meraviglioso, Kaden!” esclamò gettando la cartina ormai inutile di Isabel. “Entreremo e capiremo”

Grazie ai prodigi magici della ragazza, le sbarre si aprirono come se non vedessero l’ora di far entrare due estranei, introducendoli dentro quelle rapide fatte di melma e di acqua verdognola che prometteva malattie.

E così accadde. In un turbinio, i ragazzi vennero trascinati in mezzo ai flutti, stando bene attenti a tenere la bocca chiusa, in modo da non ingerire quel liquido rancido.

Dovevano ammettere che andavano molto veloci, riuscendo a malapena a rendersi conto che quel cunicolo era pieno di topi che viaggiavano più lenti.

Poi, come tutto cominciò improvvisamente, altrettanto improvvisamente finì, e i ragazzi caddero faccia  a terra su un mucchio di pozzanghere.

Kaden si aspettava un  livello d’acqua più profondo, invece a quel che pareva i condotti si allargavano.

“Bene, siamo arrivati. Probabilmente siamo sotto la città. Ci conviene salire su, adesso, per vedere la città” disse Mary.

“No, che dici? Siamo due ricercati, il mio nome è al secondo posto fra le taglie più alte, non ricordi? Non possiamo farci vedere! Direi piuttosto di dirigerci al porto, verso il Mare! Seguiremo i topi!”

Kaden sapeva bene che i topi cercavano sempre la strada giusta, poiché avendo vissuto per tanto tempo nei quartieri più poveri di Perth aveva imparato a conoscere quei roditori, pertanto si affrettò a seguirli, aiutato dalle fioche torce che erano installate a intervalli regolari.

Se Kraken veniva definito Angusto, di certo quelle gallerie non erano da meno: biforcazioni, tetti bassi, mattoni pieni di muschio e altre sporcizie, il canale di scolo che riempiva le scarpe di Kaden fino a  rendere i passi pesanti, e i topi che alle volte spostavano i loro compagni morti per poter proseguire.

E nel frattempo, nella mente del ragazzo si faceva strada l’idea di poter incontrare un nemico malvagio anche in quel posto.

Poi tuttavia si tranquillizzò: aveva Mary dalla sua parte, e il massimo che poteva incontrare lì era un Plexigos, e forse anche uno cieco, per via della poca luce.

Poi gli venne in mente come si era imposto rispondendo alla proposta di Mary con una migliore, e capì: non era più lei a proteggerlo, adesso i ruoli si erano del tutto ribaltati e questo lo spaventò non poco.

Ad ogni modo, più andava avanti, più Kaden aveva paura di non arrivare mai, e quello lo fece tornare in se stesso e pensare a tanti aspetti negativi.

La sua missione aveva disseminato morte attorno a sé e aveva invece instillato la disperazione dentro di lui.

E nonostante tutto, era lì, a cercare di penetrare verso il porto, seguendo la direzione che stavano prendendo i topi, anche se a un certo punto alcuni presero la biforcazione destra, altri ancora la sinistra, e il restante prese la via centrale.

“Porca miseria… e adesso che facciamo, tu che sei tanto saputello?”

Kaden si sentì impaurito e dovette ammettere che Mary aveva ragione.

Kaden e le Fontane di Luce/34

Capitolo 34

Una volta archiviata la lettera provocatoria di re Anthony, Caleb, Mary, Isabel e Kaden fecero il punto della situazione attuale, mentre i loro mezzi di trasporto marciavano lenti, poiché sapevano di essere cacciati anche dai Draghi.

“Ricorda che Sidney ha altissime mura e cancelli in acciaio pesante e inoltre è gremita di soldati pazzi” stava dicendo Isabel al gruppo, poiché lei era stata l’unica ad aver visto la capitale coi suoi occhi, avendo comandato un esercito anche se per breve tempo. È quindi inespugnabile. Ma noi non dobbiamo espugnarla, dobbiamo solo farti entrare indenne. Per questo ci ingegneremo in questo senso”

“Sidney non dà sul mare? Non potremmo tentare quella via?” si chiese il ragazzo.

Ma Isabel scosse la testa. “Non avremmo l’imbarcazione, e né io né Caleb sappiamo costruire una barca, e immagino nemmeno qualcuna delle nostre guardie che ci stanno scortando. Dobbiamo tentare via terra, sì”

Kaden sospirò. Gli sarebbe piaciuto sentire il rumore del mare da vicino, apprezzare la sensazione delle onde che sbattevano sulla barca, annusare la brezza che gentile gli avrebbe lambito la pelle…

Sì. Si era innamorato del mare, decisamente. Da quando lo aveva visto immenso e fiero il giorno in cui aveva “conosciuto” Patrick l’Esploratore, non se lo era più levato dalla mente e non vedeva l’ora anche di tuffarvisi.

Magari con Isabel… chissà come si tuffava, forse teneva un lungo vestitino bianco per pudore o completamente nuda?

Di sicuro sarebbe stato lo spettacolo più bello che… insomma, Kaden scosse la testa.

Aveva promesso a se stesso che i suoi pensieri sarebbero stati puliti.

E così vide ancora battibeccare i due fratelli, sorridendo.

La strada che stavano percorrendo era la via che costeggiava il mare, come sempre da quando l’aveva presa. Era la via più veloce ed era meno plausibile che i briganti attaccassero che non piuttosto dentro la Foresta che, a detta di Isabel, ospitava addirittura un branco di Licantropi.

“Licantropi?”chiese Kaden. “Cosa sarebbero?”

“Uomini che ogni luna piena sono costretti a diventare un lupo. Si cibano delle persone” spiegò lei. “Ne ho incontrato uno, una sera mentre ballavo all’aria aperta, mentre gli sguardi degli uomini si perdevano fra le mie grazie. L’ho visto in mezzo a loro, e ne ho visto tutto il processo. Non è stato piacevole, ma in qualche modo il Licantropo è fuggito via una volta trasformato in animale. Oh, anche le creature perverse non osano farmi del male!”

E ghignò malefica, compiacendosi di se stessa. Caleb scosse la testa desolato.

“Oh, e pare che nella foresta che stiamo costeggiando siano presenti anche i fantasmi delle vittime sventurate finite fra le fauci dei Licantropi!” aggiunse Isabel in quella stessa occasione.

“Ora stai esagerando, sorella” affermò Caleb, ma lei insisté.

“Te lo giuro, fratellone! Una volta sono voluta andare dentro la Foresta per conoscere il Licantropo che mi ha vista ballare ed è stato allora che ne ho visto uno. Si nascondeva, il maledetto: era tutto vestito di bianco, a piedi nudi e a testa bassa in modo da essere visibili solo i capelli lunghi, e riluceva alla luce della luna. Dico che si nascondeva perché metà della sua figura era nascosta da un tronco, e poi quando mi sono avvicinata non era più”

Caleb però era ancora scettico. “Sai, Isabel? Mi viene quasi voglia di addentrarmi in questa foresta per verificarne l’effettiva esistenza”

Kaden invece si era spaventato al racconto della ragazza. “Io invece penso che continuerò il mio percorso verso Sidney”

Mary partecipò alla discussione riportando tutti sui binari prefissati. “Domani a mezzogiorno saremo a Sidney, se continuiamo a procedere con questa velocità e mantenendo la strada” annunciò, dopo aver studiato attentamente la mappa mentre gli altri farneticavano su Licantropi e fantasmi.

“Oh, quanta nostalgia! Chissà chi troveremo? Spero di rivedere Von Galetan, è così bello!” esclamò Isabel, e si perse nei suoi pensieri.

Kaden non aveva idea di chi fosse quel Von Galetan, ma provò una punta di gelosia. Perché lui non era bello?

Caleb assunse un’espressione come per ricordare qualcosa e chiese: “Von Galetan? Sarebbe il bruto a cui hai lasciato il posto di Capitano?”

“Sì, è una persona stupenda! Devi conoscerlo!” cantilenò la ragazza.

Kaden, stufo di sentire parlare di Von Galetan, tornò piuttosto ad osservare il panorama all’esterno della carrozza, riflettendo con se stesso.

Stava recandosi a Sydney, in compagnia di gente sulla cui redenzione, fino a poco tempo prima, non avrebbe scommesso neanche un soldo. Paragonò Caleb e Isabel con Klose e Taider, e si rese conto che, per quanto loro fossero stati davvero leali e coraggiosi, i due Hesenfield trasmettevano molta più sicurezza. Subito dopo, si pentì di averlo pensato, considerandolo un oltraggio alla loro memoria e si ripromise di smettere di fare paragoni inutili.

Adesso, si accingeva a giungere nella temutissima capitale, chiusa al pubblico dall’inizio dell’assedio.

Nessuno aveva mai capito come oltrepassare le spesse mura, difese dunque con una grande resistenza.

Isabel e Caleb avevano detto che avrebbero trovato un modo una volta giunti sul posto, ma Kaden non era del tutto convinto. Egli invece presagì la sua fine proprio a un passo dal traguardo.

E poi vi era re Anthony, il quale aveva messo una taglia sulla sua testa, ma non aveva mai saputo a quanto ammontasse.

Ne era venuto a conoscenza in maniera abbastanza fortuita. Era giunto sulle loro teste un’ora prima un corvo portatore di giornali, diretto chissà dove, ma Isabel lo aveva colpito con una freccia, che aveva trovato dentro una delle tante bisacce dei cavalli che avevano prelevato dalla villa di Katrina.

“Non avrai rubato un giornale a qualcheduno?” chiese Mary scandalizzata, ma Isabel fece spallucce e lesse molte informazioni, per poi passare al fratello maggiore.

Ogni volta che si trovavano giornali, Kaden rimaneva col fiato sospeso, temendo che si potesse parlare di Perth o della nuova capitale, Port Hedland, e quindi qualche accenno sui civili dispersi.

I giornali infatti raccontavano tutto, tutti gli aspetti che potevano interessare al regno, e quel giorno in prima pagina campeggiava la vittoria di un certo Mark Enevoldsen, presentato come Capitano dell’Esercito che stava assediando l’amato regno di Anthony, il bastardo che divenne Re.

E inoltre, un altro articolo ricordava che mancavano sei giorni all’incoronazione del sovrano, che lo avrebbe rivisto comandare l’Australia, di nuovo tutta intera, e pertanto non riconoscendo il regno provvisorio di Isaiah Hesenfield, condannato a morte poiché auto proclamatosi protettore dell’Ovest. Infine, all’ultima pagina, la lista dei ricercati più pericolosi, e Kaden era il secondo della lista.

“Il primo sei tu, Caleb” notò Kaden, ma Caleb scorse la lista ancora una volta e sentenziò: “Qui il tuo Von Galetan non c’è, Isabel, il che vuol dire che è morto” ma Isabel non ci volle credere, ed ecco perché stava danzando attorno al fuoco che avevano acceso per il pranzo, emozionata in attesa di incontrare l’uomo che le aveva rubato il cuore.

Dopo il pranzo, Caleb parlò a Kaden e Mary: “Siete pronti? Non sarà facile. Sydney è protetta, potreste anche morire senza aver aperto la Fontana, e noi non potremo aiutarvi in città. Pensate bene a quello che volete fare, la notte porta consiglio. Farò io il primo turno di guardia.”

La notte portava consiglio, già. Attesero la sera, mentre il pomeriggio se n’era andato ancora in carrozza, senza parlare, anche se Caleb e Isabel avevano interloquito a bassa voce, come se stessero pianificando qualcosa che gli altri due non dovevano sapere.

Quella sera, Kaden vide Isabel portare al fratello maggiore un sacco di patate aperto ai lati e una corda di canapa e ci capì ancora meno, poi si coricò, proprio con lo sguardo di fronte alla luna, che in quel momento era a un quarto, crescente. Il ragazzo si rivolse a lei e alle stelle che adornavano la notte altrimenti nera.

Era errante da diverse settimane, ormai, e quante cose erano successe! Aveva incontrato i Draghi, aveva avuto fra le mani due spade, aveva anche ucciso un Unicorno, accidentalmente, e aveva visto morire tre fra le più coraggiose persone che avesse mai conosciuto, tutti e tre per salvargli la vita.

E non solo, si era macchiato anche di omicidio, per la prima volta in vita sua.

Sapeva cosa aveva fatto a Josafat, ma i fratelli di lui non lo avevano biasimato.

Lo aveva ucciso, tagliandogli le mani e la testa. Quante volte aveva desiderato uccidere i professori fastidiosi e i compagni spazzatura, ai tempi di quando andava a scuola? Sembrava passato più di un secolo.

Eppure, nessuno gli aveva detto che uccidere lacerava l’anima. Persino se si trattava di un pazzo che mangiava i cuori delle persone, era ormai entrato nel limbo dei peccatori in attesa di redimersi.

E come farlo? Aprendo la Fontana Chemchemi e portando a compimento la missione che Shydra Aldebaran gli aveva affidato, colei che era morta fra le atroci sofferenze che solo le fiamme di un Drago poteva dare?

Poi chiuse gli occhi, smettendo di pensare. Mary gli diede una coperta in più  e lui se la mise addosso. Le notti gelide erano un vago ricordo dell’Inverno Nucleare che era durato ottomila anni, pertanto era d’obbligo portare coperte con loro.

“Non vai a dormire, Isabel?” chiese Kaden, che vedeva ancora la ragazza fare esercizi di ginnastica.

“Fra un minuto, non vedo l’ora di mettermi fra le braccia di Morfeo! Ma prima, il mio corpo deve continuare a essere tonico!”

Kaden guardò le proprie braccia. Erano piene di tagli e scottature, ma in quel momento credeva che non avessero niente da invidiare a quelle di Morfeo. Poi si rese conto di aver formulato ancora una volta un pensiero scomodo sulla ragazza più bella del mondo. Ma che ci poteva fare? Infine sbuffò, cercando di togliersi dalla testa Isabel Hesenfield, che era decisamente troppo bella, e troppo in avanti per lui, soprattutto. Era la figlia della Luna, avuta dopo una relazione col Sole.

Un lupo ululò in lontananza, quella foresta riservava sorprese dopo sorprese.

E alla fine, Kaden si addormentò, ipnotizzato dal russare di Isabel. Quanto era bella! Quando faceva la scema col fratello, quando ballava, quando si esercitava, quando beveva, ma non l’aveva mai vista lavarsi!

Non credeva che sarebbe riuscito a resistere a quella tentazione, e poi…

Fu con quei pensieri che Kaden si addormentò.

In quello stesso momento, un gruppo di persone spiava il terzetto da dietro un cespuglio.

“Che ne dici, Gloria? Sono ricchi, no?” chiese una ragazza smilza, che teneva un coltellino fra i denti e aveva disegnato sulle guance linee orizzontali rosse.

“Uhm… non saprei, Bletta” rispose Gloria, che stringeva gli occhi per vedere meglio. “Certo, i cavalli sono ottimi e l’armatura di quel tizio sembra vero acciaio, con inciso uno stemma, che purtroppo non si vede da qua, cazzo!”

“Va beh, pazienza. Quando dici di attaccare?” chiese un terzo uomo, che reggeva una torcia, recante una profonda cicatrice sull’occhio destro.

“Appena l’uomo con l’armatura si dà il cambio con quel ragazzo sdraiato, Philip” rispose Gloria. “Già pregusto il sapore del sangue… uhuhuhu”

“Che schifo. Non ho mai capito questa tua passione per gli aspetti macabri. Comunque sia, li uccideremo adesso che è notte. Come osano, voglio dire? Questo è il nostro territorio” asserì Bletta, rivolta ai compagni, squadrandoli con quei suoi occhi sporgenti.

“Sì, ma nessuno lo sa” osservò Philip. “Noi siamo i rifiuti della società, e ci nutriamo dei suoi rifiuti, appunto. Pertanto, è fattibile che la gente passa, noi li trucidiamo e prendiamo le loro cose, e continuiamo a vivere. Certo che però, anche tu, vestirti di bianco… li fai scappare, ecco”

“Che ci posso fare se mi piacciono i fantasmi? Questo posto ne è pieno e voglio essere una di loro!” esclamò Bletta, arrossita.

“Comunque, sembra che il tizio stia alzandosi” disse Gloria.

E in effetti, gli altri due osservarono Caleb che, alzatosi, affrontò e uccise un Plexigos di passaggio con l’aiuto della sua sola spada.

Gloria era semplicemente affascinata.

“Ehi! EHI! Bill, vieni qua! Il ragazzo che abbiamo trovato è fortissimo!”

Ci fu un grugnito di risposta. Poi, alcuni passi e un uomo molto più anziano dei ragazzi scrutò con occhi cisposi di sonno con l’ausilio di un binocolo.

Poi, il sonno svanì del tutto in lui. Non poteva essere!

“Ma è Caleb Hesenfield! Non si vede bene, ma deve essere lui! Ho riconosciuto l’armatura! Chissà chi accompagna! Chi sono quei due coricati? Sono morti?”

“Magari” disse Gloria, leccandosi le labbra.

“Secondo me invece sono vivi e sotto la protezione di sir Caleb, il bellissimo” osservò Bletta. “Voglio dire, che ci fanno qui? Stanno andando sicuramente a Sydney, o tornano da lì per fuggire dall’assedio”

“Giusto, Bletta, ma ti ricordo che Caleb è un Lord, non un sir, poiché figlio di lord Abraham, che a quanto pare è deceduto, ma non si hanno notizie certe” osservò Bill. “Allora, ecco il piano, ragazzi. Le ragazze rapiranno il tizio più vicino, quello coricato, così sicuramente Caleb andrà incontro a lui, mentre io comparirò dal nulla e lo distrarrò rubando i cavalli.”

“E io che faccio? Mi gratto?” chiese Philip.

“No, tu ci farai luce. Vedo che c’è anche un secondo figuro sdraiato, e poi un terzo. Puoi rapire quelli”

Attesero qualche altro minuto interminabile, poiché Caleb non si era ancora alzato dacché si era seduto, dopo aver sconfitto il Plexigos.

A un certo punto, il ragazzo si alzò e svegliò il tizio disteso a terra, mormorandogli parole incomprensibili da quella distanza.

“ORA!” esclamò Bill, e assieme ai suoi attaccarono l’accampamento.

Tutto accadde molto in fretta: Caleb riuscì a vedere solo due ragazze che portavano via il corpo di Kaden e un terzo che portava via uno dei cavalli, che tuttavia scalciò imbizzarrito, svegliando Isabel, Mary e il resto della carovana.

“Ehi! Ma questa è una ragazza! E che ragaz… ah”

Isabel uccise Philip tagliandogli la gola.

“Chi cavolo sei tu che mi palpeggi i seni mentre dormo? Eh?” chiese la ragazza, lievemente isterica.

Poi si rivolse a Caleb, ma era occupato assieme alle sue guardie ad affrontare un uomo più anziano, così concentrò la sua attenzione al corpo mancante di Kaden, poi riprese lo stiletto e andò a cercarlo fra le frasche, non poteva essere lontano.

“Isabel! Vieni con me, cerchiamo Kaden!” esclamò Mary, che aveva avuto la stessa pensata.

Infatti, lo trovarono oltre un cespuglio, mentre due ragazze bislacche lo spogliavano.

“Oh, ma qui non c’è niente” si lamentò Gloria.

E anche Bletta che rovistava fra le vesti, si disse delusa. “A parte la spada, non ha altro di prezioso. Beh, uccidiamolo”

“Ehi” esordì Mary, inviperita.

Le due si voltarono, ma non considerarono lei, ma colei che l’accompagnava. Era ben visibile, il fuoco che avevano appiccato all’accampamento faceva risaltare ogni singolo spigolo di Isabel Eva Charlotte Ester Hesenfield.

Ma non c’era niente di sensuale, stavolta, nel suo essere: solo morte, fame di sangue e disperazione altrui, come nei giorni in cui comandava l’esercito che stava minacciando la capitale.

E soprattutto, odio profondo. Uno sguardo che nessun uomo desidererebbe mai di vedere dipinto nel volto angelico della ragazza.

“Cosa state facendo a quel ragazzo?” sibilò, carica d’ira.

Kaden si svegliò proprio in quel momento e vide Isabel e Mary pronte a salvarlo dalle grinfie di… riconobbe due ragazze, ma una somigliava a uno stuzzicadenti.

“Ridateci il nostro amico e nessuno si farà del male” sibilò Mary, anche lei infuriata, come ai vecchi tempi. Per una volta, Kaden la vide adirata con gli altri e infine non poté non provare un moto d’affetto per l’amica che tante ne aveva passate. Erano amici, e lui l’avrebbe protetta dedicandole l’apertura dell’ultima Fontana.

“No che non lo faremo, maledette” rispose stizzita l’altra ragazza, quella più attraente fra le due rapitrici. “Ti riconosco, a te: tu sei quella che danza! Come ti chiami? La danzatrice della Luna crescente, non è vero?”

Kaden rimase perplesso per quel nomignolo.

“Beh, sappi che hai ipnotizzato anche il mio fidanzato, James! E si è suicidato sapendo di non poterti avere! E per questo morirai!”

Gloria si avventò su Isabel, ma lei la tenne a bada con quel semplice stiletto, tagliandole la gola con un movimento semplice e fluido. Successivamente, puntò il coltello su Bletta.

“E tu? Che problemi psicologici hai?”

Bletta rispose candidamente: “Beh, mi piacciono i fantasmi, parlo da sola e ho un particolare interesse verso gli uomini nudi”

Sia Isabel che Mary la guardarono allibiti.

“Scappa, piuttosto, o l’ira degli Hesenfield si abbatterà su di te.”

Bletta annuì e fuggì via.

“Bene” affermò la ragazza. Poi sorrise a Kaden e disse “Rivestiti, andiamo via”

Kaden e le Fontane di Luce/33

Capitolo  33

Checché ne dicesse Re Anthony, la battaglia di fronte Sydney era giunta a una posizione di stallo, ma la sicurezza del sovrano stava nell’azionare il Drago Kraken l’Angusto come e quando voleva, e uccidere tutti quei plebei senza alcun problema. Tuttavia, non era a conoscenza che Caleb e la sua scorta personale era diretto proprio nella Capitale, e ormai stava per arrivare.

“Manca poco, ormai” disse Isabel. “Speriamo che nessun Drago venga a disturbarci”

“Drago? Cavolo, è vero! Ci sono i Draghi e più ci avviciniamo, più ne incontreremo!” esclamò Kaden sconvolto, ma Caleb riportò tutti alla calma.

“Non temere” disse lui. “Anthony ha mandato la maggior parte dei suoi ad attaccare Isaiah, per ritardare la sua partenza con le navi, ne son sicuro. Io stesso farei così. Pertanto, ritengo che a Sydney che ve ne siano pochi, tuttavia Kraken l’Angusto vale per tutti e diciotto messi assieme, quindi state all’erta”

“Insomma, non hai detto niente di confortante!” esclamò Mary.

“Caleb, ho anche appetito” disse Isabel, cambiando repentinamente argomento. “Non potremmo fermarci?”

“No, la guerra deve finire quanto prima” tagliò corto il maggiore, ma la sorella era davvero insistente, così alla quinta richiesta Caleb si stizzì e fece fermare la piccola carovana, in uno spiazzale d’erba a picco sul mare, diversi metri più sopra del suo livello, protetti quindi dal promontorio e da un piccolo bosco nell’entro terra. Prepararono dunque un bivacco, mentre scendeva la sera.

E Kaden ebbe a che fare col mare. Egli lo guardò per la prima volta.

Così profondo, così immutato e immutabile, di un colorito aureo mentre il sole affondava dietro l’orizzonte.

“Bel posto, vero?” gli si avvicinò Isabel. Kaden ebbe una fitta allo stomaco. “Pensa che tutte le estati andavamo al mare, e io e mia madre abbiamo continuato ad andare anche dopo la separazione, e personalmente adoro nuotare fino al largo. Il mare rilassa, naturalmente chi lo guarda con ammirazione. Pensa che c’è stato qualcuno che ha voluto vedere cosa vi era oltre l’Orizzonte”

“Cosa? C’è davvero altro oltre l’Australia?” chiese Kaden.

“Beh… dipende cosa intendi per altro. Ricorda che la Terra presentava cinque continenti, prima dell’apocalisse dell’anno Diecimila dopo Cristo. Dove siamo noi adesso era solo uno sputo di terra rispetto all’immensità dei continenti boreali. Ma non penso sia rimasto altro lassù, a parte i grandi ghiacciai che lo studioso Binks ha fotografato, nella sua spedizione, e a quanto pare è stato un viaggio eroico anche quello… tuttavia, colui che è entrato nella leggenda non è stato lui, ma Patrick l’Esploratore. Te lo faccio vedere”

Andarono insieme su un tumulo, posto al limitare del precipizio, all’estremità del quale era conficcata una lapide.

Kaden lesse:

Patrick l’Esploratore

1358-1406

Noto per aver affrontato il Grande Oceano

Le date si riferivano al nuovo conteggio del tempo, introdotto dopo il ritorno degli umani sulla superficie alla fine dell’era glaciale lasciata in eredità dall’inverno nucleare dovuto al bombardamento che aveva posto fine all’Apocalisse. Kaden lo sapeva, era l’unico evento storico che lo affascinava, fra le centinaia di eventi accaduti.

“Naturalmente il tumulo è vuoto” disse Isabel. “Lo sanno tutti. Probabilmente la data di morte è anche sbagliata, avranno atteso qualche anno e vedendo che non tornava hanno scritto solamente l’anno in cui hanno smesso di attenderlo. Sta di fatto che un giorno Patrick è partito con tre galeoni, con l’intento di voler circumnavigare il nuovo mondo e non è più tornato. Non si scherza con l’oceano. Ricordatelo, Kaden”

Kaden tornò a guardare l’orizzonte. Isabel spiegava le cose in maniera molto chiara e anche il tono della sua voce spingeva a fotografare con la mente tutti gli eventi che esplicava. Kaden vide coi suoi stessi occhi, quindi, le tre caravelle partire da Sydney e affondare forse qualche mese dopo, a causa di un fortunale. Lui era nato e cresciuto a Perth, una città di mare, e sapeva bene cosa si diceva di quello, che fosse nient’altro che un grosso contenitore di mostri marini e di tempeste.

Tuttavia nonostante questo non aveva mai visto il mare, pur abitando in quella città. La sua famiglia non ne era mai stata simpatizzante, e dunque non aveva mai avuto l’occasione di apprezzare quanto fosse profondo, immenso e apparentemente sicuro.

Certo, gli uragani e le tempeste non erano mai mancati durante la sua infanzia, tuttavia Kaden rimase alquanto stupito dall’immensità di quella massa.

E chissà cosa ci sarebbe stato, sott’acqua, ovvero che tipo di mostri marini vi abitassero effettivamente, ma era altrettanto sicuro che non sarebbe valsa la pena scoprirlo, in quanto sarebbe stato un mondo altrettanto pieno di pericoli e imprevedibile.

Avrebbe potuto perdersi per ore osservando quella linea dove stava affondando il sole e non se ne sarebbe mai stancato, sennonché una voce femminile gli riempì le orecchie.

“Invece di stare lì a farti seghe mentali sul mare, perché non viene a nutrirti di questo coniglio? È buonissimo!” stava esclamando Mary, che aveva aiutato Caleb a cucinare, mentre Kaden e Isabel stavano rimanendo immobili a fissare la tomba di Patrick.

E così andarono a unirsi a loro, dando le spalle all’immensità che si faceva sempre più scura. Era stato un incontro molto profondo.

Mentre mangiavano, Caleb chiese interrompendo il silenzio, fissando Kaden con fare sospetto: “E così a te piace mia sorella?”

Kaden sbiancò, andandogli di traverso un boccone. Si rese conto che tutti e tre lo stavano osservando e infine si rese conto di essersi seduto proprio accanto a lei.

Si ritrovò a pensare ad Isabel. Be’, era Isabel Hesenfield, la Lady Impossibile, e aveva provato più volte cosa si provasse a stare accanto a lei e la sua bellezza era opprimente, quasi. E tuttavia, a parte l’aspetto esteriore Isabel aveva dimostrato una grande abilità con l’arco e una buona cultura, dovuta al suo cognome.

Già, il cognome.

Gli Hesenfield, che fossero maschi o femmine, sceglievano molto attentamente chi sposare, non lasciando nessuna possibilità agli altri, che potevano solo dannarsi di non essere stati scelti.

Che possibilità poteva avere lui, con una ragazza oltretutto più grande?

“Non so di cosa stai parlando” rispose Kaden, col cuore che gli batteva all’impazzata e facendo sghignazzare Mary.

“Suvvia” disse Caleb. “Ho visto come la guardi… qualunque uomo ci farebbe un pensiero su e…”

“Caleb” sibilò Isabel. “Guarda che io sono presente! Stai cercando di piazzarmi come se fossi un filetto di carne?” e cominciò a picchiarlo sonoramente, per poi finire il litigio con grasse risate.

“Kaden” sussurrò infine Mary, con fare materno. “Non ascoltarlo, è solo uno stupido che ha voglia di scherzare”

Il ragazzo non capiva quel momento scherzoso, però si rese conto che ne aveva bisogno. Ne avevano bisogno tutti, poiché tutti in quel bivacco avevano passato giorni orribili e si scoprì grato a Caleb per aver saputo alleggerire la tensione.

Rimaneva solo una Fontana da aprire, ma nessuno sapeva dove si trovasse, visto che Re Anthony aveva pensato bene di nasconderla. L’unica era intrufolarsi con Mary in città e indagare, mentre i due fratelli reclamavano il Trono.

 

Sidney, Piazza Reale.

Re Anthony era in visita ufficiale ai quartieri poveri, e li stava arringando.

“Dovete capire” stava dicendo “che se la nostra nazione è in crisi è per colpa dell’Armata Rivoluzionaria. Dopo la dipartita del loro capo, Shydra Aldebaran, il titolo si è diviso fra i capi reparto, e nessuno ha capito più chi comanda, ma non per questo sono diventati meno pericolosi. Inoltre, qualcuno ha risvegliato i Draghi, il che vuol dire altre minacce. Certo, si potrebbe fare di più per proteggere la città, ma vi assicuro che la Corona sta facendo il diavolo a quattro per poter dare un futuro alla nostra Nazione, ai nostri figli, alle nostre case”

Applausi sparsi, ma Anthony non gradì quell’accoglienza tiepida.

“Dovete essere convinti! Dovete amare il vostro Re come il vostro Re ama voi! Non esiste Regno senza popolo!”

E addirittura lanciò la sua corona scintillante verso terra, dal palcoscenico dove stava parlando.

“Eccolo, prendetevela. È vostra. Io sono solo un vostro rappresentante” disse, e fu allora che quel gesto venne accolto da un grande entusiasmo.

Anthony sogghignò. Era così semplice prendersi gioco del popolo, e lui lo faceva sempre. Fintantoché non esitavano a pagare le tasse e a ingrossare il già considerevole bottino delle Casse Reali, non ci sarebbe stato niente da temere.

I Draghi erano stati difficili da gestire, ma Kraken l’Angusto gli aveva assicurato tutta la lealtà possibile, e a quel che vedeva molti dei suoi avevano mantenuto la parola, e tuttavia alcuni della loro razza disobbedivano al loro stesso Signore.

Ad ogni modo, diede ordine di riprendere la Corona, un manufatto antichissimo e che era passato sulle teste di tutti i Re dell’Australia e tornò a Palazzo.

Non aveva neanche fatto in tempo a scendere dalla carrozza che chiedevano la sua presenza.

“Maestà! È successo qualcosa di terribile!” esclamò uno dei servitori, con in mano una busta sigillata, proveniente da Kashnaville.

“Per fortuna, sto per diventare Re e le cose terribili non saranno più all’ordine del giorno” commentò mentre lesse.

Una delle sue spie lo informava che Caleb Hesenfield e la sorella si trovavano in viaggio verso Sydney, il che voleva dire solo una cosa: quei dannati stavano per reclamare il Trono, forti della loro discendenza con Isaac, lo sterminatore di Draghi.

Certo, il fatto che si era scoperto che Isabel fosse viva gli apriva la strada a una nuova idea. Era la donna più bella del mondo. Lui era il Re dell’Australia unita. Se l’avesse sposata avrebbe messo fine alla guerra e avrebbe instaurato una nuova alleanza fra lui e gli Hesenfield, che così sarebbero tornati al potere tramite Isabel e non avrebbero reclamato più nulla. L’unico problema era Caleb, che sicuramente non avrebbe approvato quella unione. In ogni caso, si mise a scrivere una missiva che avrebbe sigillato e posto alla massima attenzione del nuovo capo famiglia della Casa rivale. Oltretutto, tutti avrebbero guadagnato con quel matrimonio.

La lettera non tardò ad arrivare, poiché fu recapitata a Caleb tramite volatile, inviato da una spia che seguiva il gruppo essendo riuscita a mescolarsi fra la servitù.

“Posta per voi, mio signore. Re Anthony l’Usurpatore attende risposta” disse il postino della carovana consegnando dunque a Caleb la busta.

“Cosa?” egli stava dormendo, dopo aver passato quasi tutta la notte in piedi a scherzare con i suoi nuovi amici e prendere in giro la sorella. Poi si ricordò della missione da compiere e del Trono da reclamare e si disse che un buon Re doveva alzarsi presto e rinunciare ai bagordi. “Oh, grazie”

Avrebbe voluto chiamare per nome il postino, ma non lo ricordava. Ciò che lesse non gli piacque affatto.

“Stiamo scherzando. Anthony sta scherzando” disse Caleb, adiratosi e ormai completamente sveglio.

“Che succede, Caleb?” disse Isabel, affilando la sua spada. Era sveglia ben prima del fratello e aveva osservato tutta la scena.

“Il nostro… re vuole sposarti e porre così fine alla guerra” riassunse Caleb disgustato e appallottolando la carta.

“Che schifo! No, certo che no! È morta troppa gente in questo conflitto e io voglio essere libera di scegliere il padre dei miei figli! Io sono una degli Hesenfield, non un filetto di carne!” dichiarò altera la ragazza, così fredda e orgogliosa che il postino non poté fare a meno di ammirarla.

“Sei fissata coi filetti di carne, Isabel…” ridacchiò Caleb, orgoglioso di quanto fosse cresciuta. Poi si rivolse al postino: “Di’ al sovrano che rifiutiamo! Saremo felici solo se quel bastardo muore e ricordagli che esiste un solo Re possibile, Caleb figlio di Abraham!”

“Sarà fatto, sire” e si congedò con estrema riluttanza, come se non volesse rinunciare alla visione di Isabel, vestita per la notte e quanto mai affascinante. Subito dopo, anche Kaden e Mary, appena svegliatisi, vennero informati dell’accaduto e il ragazzo disse: “Allora, la Fontana? Il mio viaggio deve compiersi, no?”

E quella frase chiuse la questione per tutti. Per tutti tranne che per Anthony, che si adirò molto non appena informato del netto diniego.

Il Re si alzò dal suo Trono e disse a voce alta: “Ascoltate tutti! Metterò a morte chiunque abbia il cognome Hesenfield, o anche solamente chi è sospettato di essere in combutta con costoro! Ed essi sapranno chi è il vero Re, e si inchineranno, e saluteranno la Storia con una fine ingloriosa!”

Esclamato quello, mandò a chiamare Kraken l’Angusto, il capo dei Draghi, per inviare una squadra in cerca degli Hesenfield.

Nel frattempo la carovana di Caleb si stava avvicinando a Sydney. Era tempo di chiudere la vicenda, per entrambe le fazioni.