Posta del cuore/16

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Eccoci giunti al sedicesimo episodio della Posta del Cuore!

Vediamo allora, senza perdere tempo in chiacchiere, le lettere migliori fra quelle che mi sono arrivate:

Allora, la mia migliore amica mi ha detto che il suo fidanzato le ha detto che un suo amico gli ha detto che il suo vicino di casa gli ha detto che il suo cameriere gli ha detto che il sindaco gli ha detto che suo nonno gli ha detto che…

Ebbene? L’informazione?

Ciao Aven, siamo le cuffie che hai messo adesso. Ci siamo innamorate delle tue orecchie! Non vogliamo più staccarci! Che fare?

No, allora, dovete staccarvi. Non posso ascoltare solo la musica, ignorando gli uma… ah, in effetti potete stare.

Ciao, Aven! A quando le nozze?

Presto.

Caro Aven, sono la chitarra! Ma le tue dita così affascinanti? Perché me le hai nascoste per così tanto tempo? Eh? E adesso voglio sempre che mi tocchino, che striscino su di me, che… *omissis*

Ho dovuto interrompere la lettera perché si scadeva nel volgare e io non sono volgare. In ogni caso, solo perché so fare il giro di Do non vuol dire che sia bravo, tutt’altro.

Ciao Aven. Sono i tuoi feels. Perché ti ostini ad ascoltare le canzoni belle se poi ti metti a piangere come un dannato e non fai più niente? Anzi, a che ci sono voglio dirti che ti voglio inseguire fin mentre dormi.

è una forma strana di amore.

Ciao, sono Parigi. Mi sono innamorata di te ❤

OMMIODDIO RICAMBIATISSIMO ❤

E il tuo amore per Dublino, La Scozia e gnegne?

ANCHE ❤

Aven, non ho ben compreso come fai a inventarti tutte queste lettere d’amore che poi d’amore non sono. In ogni caso, mi piace la pasta con le sarde e la voglio sposare. Puoi farmene una colpa?

MA IO NON MI INVENTO NIENTE, SONO TUTTE STORIE VERE

Ciao Aven, sono il Basso. Mi sono innamorato del mio amplificatore. Ebbene? Mi dai qualche consiglio su come approcciarlo e invitarlo a uscire?

Be’, basta che gli prometti un sacco di corrente elettrica e…

AVEN MI STAI DICENDO CHE L’AMPLIFICATORE NON VIVE SENZA CORRENTE? MA MI SPEZZI IL CUORE

Eh, ma non va mai bene niente…

 

 

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Posta del cuore/13

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Che bello Agosto, vero?

Mare, vacanze, divertimenti… si vede che il dolce far nulla fa nascere gli amori, vero? E allora smisto un po’ la posta del cuore. Vediamo che mi dite, voi che potete innamorarvi!

Perché, tu non puoi innamorarti?”

No, il massimo che ho attirato è stata una zanzara particolarmente seccante. Per il resto, tutte NO roboanti che hanno fatto tremare i muri.

Ma comunque.

Ciao, sono il Mare. Mi sono innamorato delle barche, ma loro sembrano non gradire la mia invadenza. Che posso fare?”

In effetti la tua invadenza inghiottisce le barche, se capisci cosa intendo. Non so, puoi provare ad accarezzare la loro chiglia senza fare loro del male, e te ne saranno grate. Invece, se provassi a entrare nei loro oblò… non credo che a loro piaccia.

Ciao Aven, sono un castello di sabbia. Voglio provare a chiedere alla paletta di uscire… secondo te accetta?”

Dipende. Se è già impegnata col secchiello, se invece ha ricevuto picche credo di sì.

“Ciao Aven, sono il cocco e sono bello. Ma perché nessuno mi compra?”

Perché essendo tu bello, tutti ti vogliono e nessuno ti prende, come si suol dire!

“Caro Aven, perché più ti sforzi di non guardare più vedi ragazze in bikini ovunque?”

Perché forse siamo in spiaggia ed è normale che sbucano fuori? Ma poi cosa c’entra con la posta del cuore?

“perché c’è una che sta leggendo e voglio chiederle cosa sta leggendo”

Beh, se hai lo sguardo dell’osservatore professionista puoi sbirciare la copertina e leggere. Spero che tu sappia leggere!

“Aven, secondo te la Panna può innamorarsi del gelato al pistacchio?”

Sei la Panna?

“No, sono un cono”

E allora cosa ti importa. La Panna ti ha chiesto una buona parola, lo so! Ma io SO che la panna è corteggiata dal biscottino e così deve andare, e il pistacchio oltretutto è impegnato col gelato gusto stracciatella!

Ecco, l’ho detto.

Lettera al cielo.

Lettera nata da uno degli incontri del Newbookclub, club di scrittori ideato a Palermo e che frequento con piacere.

 

Caro Cielo,

come stai? Ancora a scacchi, eh? Io tutto a posto, le grate della prigione, pur chiamandosi così, non sono grate e piuttosto si assicurano che io rimanga dentro la cella. Ma come dice il poeta: “Dentro a sta cella nun ce voglio sta’”.
Come, perché?
Che ne sai tu, che stai sospeso, di noi e del nostro mondo limitato? E infine, o cielo, sai veramente quello che succede qui? No? Te lo racconto, allora.
Ci si alza presto, c’è la mensa, si fa tutto quel che si deve fare, per tutti un’ora d’aria e insomma, più in generale si sottosta a dei regolamenti precisi, cose che tu, cielo, non riuscirai mai a comprendere. Il massimo del tuo limite sono certe nubi che ti passano davanti, mentre io vedo muri da tutte le parti. Ogni giorno.
Potrai dirmi: beh, ma prima di entrare eri esattamente come me, libero e soprattutto con la testa fra le nuvole. vero. ma chi sbaglia è giusto che venga punito e adesso ti sto scrivendo questa lettera perché sono un po’ invidioso. Ogni giorno che passa ti vedo lì, azzurro, libero, sereno, mentre noi, io, gli altri detenuti e i secondini, non lo siamo e piano piano ci rendiamo conto che, in fondo, la libertà non è così scontata; al che mi chiedevo che ne pensassi tu, o cielo. E se un giorno venissero il sole e le altre stelle e ti dicessero: “No, guarda, non vogliamo più essere appese su di te. Preferiamo metterti in gattabuia!”
Come reagiresti? Non bene, vero? E a quel punto capiresti come la penso io ora, come sono io ora.
Non vedo l’ora di uscire.
Quando uscirò, ti prometto che faremo una partita a scacchi… come dici? In realtà non lo sei ed è solo un effetto ottico delle sbarre?

30 day writing challenge #23

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Una lettera a qualcuno, chiunque.

Caro Andrea,

non ci parliamo molto, vero? Eppure, abitiamo nello stesso corpo! E sono sicuro che se non mi fossi fatto vivo io, tu non mi avresti mai cercato, vero?

Dì la verità: a te piace, il tuo isolamento, vero? Quando stai in compagnia cerchi apposta un angolino appartato perché hai paura di buttarti, vero? E allora, perché ti lamenti se nessuno ti invita da nessuna parte?

Ma, a parte questo, non mi sento di giudicarti: hai sofferto tanto a causa di questo tuo problema, però davvero, non è mai troppo tardi anche solo per dire “ciao” al prossimo. Il prossimo sicuramente apprezzerà!

Non è per questo, però, che ho deciso di scriverti. In realtà, voglio solo dirti che quando prevali tu, sale l’introspezione e gli scritti malinconici cominciano a fioccare. Certo, c’è gente che apprezza.

E che dobbiamo fare? E l’obiettivo che ci siamo preposti di far sorridere la gente, dov’è andato a finire?

Obietterai sicuramente che ci vuole anche un momento serietà, e su questo non ti do torto. In fondo, non possiamo sempre ridere e scherzare. Tuttavia sembra che la gente apprezzi più quel tuo momento piuttosto che sapere di quella volta che la giraffa ha indossato un capello a forma di rinoceronte!

Non so a cosa sia dovuto, ma ammetto che devo farti i complimenti. Qualcuno ti ha detto che quando dai il meglio di te, dici cose spettacolari. Non so se sia vero, ma è+ anche questo “arrivare al cuore delle persone”.

Peccato per il tuo carattere intrattabile, e forse è per questo che sono venuto fuori io, perché hai paura di isolarti del tutto e quindi vuoi far vedere un lato allegro di te, in modo da poter vivere e realizzarti.

Ti aiuterò a uscire fuori, te lo prometto. Te lo meriti. Non meriti di stare per sempre chiuso nella tua gabbia, non è necessario che tu ascolti sempre le tue paranoie, e a volte le cose sono più semplici di quello che sembrano.

Smettila di punirti, non dire più “Le persone mi evitano perché io faccio schifo”: no, lo fanno perché ti odi.

Per fortuna, ci sono qui io e questa cosa cambierà, fosse anche l’unica cosa che riesco a fare.

Spero di sentirti presto,

Tuo

Aven

Caro…

WordPress, 12 gennaio 2017

Caro me,

come stai? Non credo di averti mai scritto, ma come si dice, c’è sempre una prima volta, no?

Ebbene, è il momento dei buoni propositi per l’anno nuovo. Come dici? Sono sempre gli stessi? Be’, ma allora perché non ti adoperi a terminarli, così puoi passare a quelli nuovi?

Hai pubblicato due libri, adesso. Questo blog sta crescendo. Nel piano personale, quanto sei cresciuto, invece?

Non sarà che preferisci far crescere Aven e il suo mondo piuttosto che colui che lo muove, ovvero tu stesso?

Perché, diciamolo chiaramente, sei sempre  lo stesso, da anni: quello è lo schema, quello è il carattere, tutto ciò che ami o che segui è ciò che sei.

In cosa puoi migliorare? In tante cose, ad esempio sono ventisei anni che provi e ancora non riesci a eseguire la Kamehameha.

Secondo punto, è da un sacco di tempo che non mangi un buon panino con la milza. Perché non ne compri uno?

Ah, ma sei preoccupato per la Kamehameha, vero? Be’, è molto semplice: devi metterti nella posizione adatta, e dire molto lentamente le sillabe, e vedrai che qualcosa viene fuori.

Un’altra cosa che voglio dirti è che sono molto contento che tu abbia comprato la tazza di Pac Man. È molto bello mangiarci la cioccolata calda con gli amaretti, oppure con i dolcetti al cocco a poco prezzo?

Bene, adesso vedi che sei soddisfatto?

Come dici? Sono ventisei anni che aspetti di essere rapito dagli alieni? Ma, amico caro, se non specifichi di quali alieni parli come possono venirti a prendere?

Ce ne sono tantissimi: i Grigi, gli Uomini/Ostrica, quelli Verdi coi tentacoli e ovviamente gli alieni con la coda che se si arrabbiano i capelli diventano da neri a biondi. Capito chi sono?

Okay, forse questa lettera sta diventando un’ode a Dragon Ball. Ma se ci pensi, tutti siamo un po’ Goku.

Spero che tu possa riprenderti presto e migliorare ogni giorno un po’ di più, e forse, un giorno, riuscirai a diventare uno che scrive.

Tuo

Te stesso

 

 

Le avventure della grammatica/11

I Punti Esclamativi hanno bisogno di spazio

Fa caldo oggi.

“Abbastanza, grazie” risponde la vocale accanto a me.

In effetti oggi il foglio supera i ventisette gradi centigradi.

E tu mi stai accanto! Che c’è, hai la coda di paglia?

Oh, forse non avete capito con chi ce l’ho. Sono molto adirato con la lettera che mi si è attaccata proprio accanto, quando TUTTI sanno BENISSIMO che dopo il punto ci va lo spazio.

“Eh, ma non è colpa mia! Mi sono affezionato!”

In realtà qualcuno deve avere messo la colla, ma non lo dico. L’autore deve accorgersi da solo dell’errore che ha fatto e magari “scollarci”, davvero, perché sto squagliando come una candela.

Solo che… non succede niente.

Passano dieci minuti, e ormai dovrebbe essersi accorto che qualcosa non va. C’è pure la linea rossa che il programma Windows Word fa per notare gli errori e mi sa che fra poco si metterà anche a sparare razzi fumogeni, ma… niente.

“Ehi! Notami! Notami! ORA!” Word tra poco avrà una crisi isterica, ma l’autore continua imperterrito col suo lavoro, lasciandoci soli e con la parola fastidiosa attaccata a me come se fossi l’unico appiglio prima di un burrone particolarmente profondo.

Più passa il tempo, più la lettera che mi si è attaccata comincia ad invadere i miei spazi.

“Ehi, e a casa come va? Hai animali domestici? In tal caso, preferisci gli armadilli o le pantere? Qual è il tuo veleno preferito? Dimmi, dimmi tutto! Sfogati!”

Purtroppo avrei voluto rispondere, ma le domande sono così molteplici che per non fare due pesi e due misure non ne rispondo a nessuna.

“No che non mi sfogo, e adesso guarda che cosa so fare! Tu non lo sai, ma i punti esclamativi hanno molte proprietà finora insospettate!”

La lettera che mi è rimasta attaccata come una vongola mi guarda perplessa.

Ebbene sì, ho detto questa frase ma non so nemmeno io che capacità possa avere. Però devo inventarmi qualcosa, perché altrimenti qui finisce male.

Idea! Estraggo dal mio borsone (non vedete il punto alla mia base? È un borsone) un mitra già montato e pronto all’uso.

“Aahahah! Eccomi nella mia vera forma invincibile!” e comincio a sparare una raffica di pallini, che sono sempre i puntini di sospensione.

“Avevi detto che era un borsoneee!” se ne va piangente la lettera.

“Ho mentito” affermo.