Un articolo estivo in estate.

lago-verde

Non dimenticherò mai quell’estate. È l’estate in cui ho conosciuto un sacco di pesci, un sacco di spiagge e un sacco.

“Un sacco di che?”

Un sacco proprio, uno nero, uno di quelli che usci che nasconderci i cadaveri ma poi lo apri e con piena disillusione scopri che è solo spazzatura.

“Ah! L’unica vera cura è la paura dell’uomo”

Non… vedo cosa c’entri questo. In ogni caso, stavo parlando dell’estate. Mi ricordo di un pesce spada.

“Scusa, tu”

“Ehi!” mi rispose quella. “Ce l’avrò un nome? Mi chiamo Piergiorgia!”

“Scusa Piergiorgia, ma vorrei sapere che mare è questo”

Lei non rispose, perché improvvisamente cominciò una musica. Una sardina si avvicinò, ballò sotto la spada del pesce senza toccarla e va via. Poi arrivò il merluzzo e poi il tonno, ballarono molto lentamente passando sotto la spada di Piergiorgia, e poi andarono via a ritmo di musica.

“Adesso ho capito” le ho detto. “Tu stai offrendoti per fare il limbo! Assurdo!”

“Sssshh” Assistetti in pieno silenzio persino alla performance di una balena.

“Posso partecipare anche io?”

Mi ricordo che mi misi le mani in faccia nel vedere la balena cercare di passare sotto la spada di Piergiorgia, che dal canto suo sospirò. “In realtà” mi aveva confidato “il mio sogno è quello di vincere l’oro olimpico di fioretto!”

“Ah” risposi “E come mai?”

“Beh, per una che ha passato l’infanzia a guardare Lady oscar è il minimo, no?”

In ogni caso, pieno di perplessità, andai a visitare un’isola deserta.

“COCCOBELLO!” esclamò una voce, e mi arrivò un cocco sano in testa. Rinunciai dunque, tornando a fare il sub. Piergiorgia vedendomi tornare mi disse “Ma perché hai un pulsante in testa?”

“Cosa, questo? Oh no” spiegai “Mi hanno tirato un cocco…”

“EHI EHI EHI!” arrivò il simpatico delfino conduttore tv.

“Oggi vi do il benvenuto a Chi vuol essere pescivendolo! Per rispondere occorrerà ammaccare il pulsante di questo sub!”

A quel punto ricordo di non essere stato molto d’accordo, ma ormai il simpatico delfino aveva già posto la sua domanda a un’aragosta di passaggio.

“Se io ho una conchiglia e mio cugino me ne dà due, sai dirmi perché il mare è salato?”

L’aragosta perplessa disse “Eh?” e il delfino “SBAGLIATOOOO! Accendiamo di rosso il pulsante!”

Il simpatico delfino mi toccò il bernoccolo ed effettivamente si illuminò. Al che, prima di assistere a una seconda domanda, tornai in spiaggia.

“… Capito, mia cara amica, perché non dimenticherò mai questa estate?”

“Ah… sì, beh, forse” dice lei. “Io invece aspetto sempre la nuova canzone di Alvaro Soler!”

“Sì?” rispondo. “Sarà anche così, ma non saprai mai perché il mare è salato”

 

 

 

Annunci

Novelle per un anno/2

02 – By the grace of the Ocean. Seconda parte della storia narrata ieri, ispirata a White Pearl, parte II.

L’abbraccio gelido del mare mi conforta.

Apro gli occhi e scopro di essere poggiato prono su una spiaggia bianchissima. Dietro di me, il regolare moto ondoso. Su di me, sparse nuvole bianche.

“Sono vivo…”

È la prima cosa che mi viene in mente. Incredibile, in altre occasioni sarei stato più che sicuro che un volo come quello avrebbe ucciso chiunque.

Chissà perché sono vivo. La spiaggia fa da prefazione a un piccolo bosco pieno di alberi verdissimi e dai frutti che sembrano succosi.

Poi, guardo il cielo e i pensieri piombano di nuovo spietati, come se fossero caduti in ritardo dal faro.

Già. Avevo una casa fatta di luce, di tè e di mare; porto sicuro nella vita infelice che ho condotto. C’era anche una ragazza, che ha portato via il mio cuore e il farlo le è costata la vita.

Io, invece, a quanto pare sono stato risparmiato, ma… dove sono finito? E come mai ho questa veste bianca che mi copre dalle spalle ai piedi?

È curioso il fatto che non sia più turbato, invece dentro di me ho quasi una sensazione di… serenità. È come se il mare alle mie spalle abbia trattenuto tutti i veleni e mi abbia restituito la vita ripulita. Dentro di me, ho come la sensazione che anche Mary, la donna che ho perduto, sia anche lei serena e stia provando le stesse cose.

Ad ogni modo, sono curioso di provare questa nuova vita. Sono approdato in questo fazzoletto di terra, poco più che un atollo, e davanti a me si trovano palme e cespugli così fitti che non riesco a vedere bene l’interno dell’isola. Non mi resta che avvicinarmi, anche perché dovrò pur nutrirmi, no? Altrimenti il regalo che ho ricevuto dal dio del mare sarà stato vano, e morire di fame e di stenti, seppur qui, dove tutto è colorato e sembra invitante, non è una bella prospettiva.

Le mie speranze sono state ben riposte: ci sono un sacco di bacche di tutti i colori, dall’odore paradisiaco e dal sapore ancora migliore. E poi il cocco, facilmente prelevabile, e andando avanti fra le frasche, che solleticano le mie gambe, ho anche trovato un piccolo ruscello, dove l’acqua limpida scorre ininterrottamente.

Insomma un posto lieto in modo da poterci stare per sempre. Mentre mangio il mio cocco dopo averlo rotto sopra uno scoglio provvidenziale, guardo su nel cielo limpido.

Mary…  chissà adesso se si trova nella mia stessa situazione o adesso riposa in pace. È l’unica, l’unica che io abbia mai sognato, che abbia mai potuto sfiorare, e al ricordo del suo bacio e del profumo dei suoi capelli, mi sento più forte.

Mentre assaggio il mio cocco, sento un rumore dai cespugli.

Ma allora c’è qualcuno qui! Credevo di essere solo, di passare il resto dei miei giorni lontano dal contatto umano perché è ciò che meritavo!

Una veste bianca come la mia, esattamente identica, fa capolino in mezzo al verde. Al suo interno…

Mary.

Proprio lei. Esattamente come la ricordavo. Capelli, occhi, forma del corpo… tutto corrisponde.

“Ma allora…” comincio a dire, ma lei sorride.

Ho trovato la donna salvata dall’oceano. Non ha niente da dire, sorride e basta; ed ecco perché è l’unica che abbia mai amato.

Corro subito ad abbracciarla, mentre il prato dell’isola scorre sotto i miei piedi.

Mentre lei affonda fra le mie braccia, tutto mi sembra più vivo, più bello.

E, ancora una volta, Mary ha reso al mondo un nuovo me.

La casa della luce.

White Pearl, Black Oceans – novella liberamente ispirata alla canzone dei Sonata Arctica.

Adoro il mare agitato.

Le onde si increspano, si imbiancano e finiscono miseramente sugli scogli.

Cosa c’è di più poetico di questo?

Ho sempre pensato che il mare, quando è agitato, rappresentasse la furia. La furia trova il suo culmine nell’onda e poi dimostra tutta la sua futilità quando incontra lo scoglio, che altri non è che l’ineluttabilità della vita. A che serve, infatti, adirarsi? Può forse cambiare il corso degli eventi?

Ed ecco, ecco che un’altra nave passa sull’orizzonte, attraccando sicura del punto di riferimento rappresentato dall’unico fascio di luce che emette il mio faro.

La mia casa, la mia luce. Sono guardiano del faro da anni… forse da sempre. Conosco tutto del mare, della sua pericolosità e del suo fascino. E quest’unica luce è di consolazione ai naviganti, che dopo un lungo viaggio sanno di poter toccare terra di lì a poco. Questa sensazione mi ha sempre spinto a portare avanti questa missione a tutti i costi, anche sacrificando il tempo libero.

La luce è mia amica. Il faro è mio padre. Il mare è mia madre. I miei simili?

Sicuramente sono in fermento per il prossimo Capodanno, che si terrà stasera in paese.

Non ho mai assistito al Capodanno. Non mi interessa né mi piace. Troppa gente, semplicemente. Vuoi mettere l’orrida calca di persone che sgomitano e si avvinghiano augurandosi in maniera ipocrita un buon anno con la calma perfetta di questo posto, al confine fra terra e mare?

Sospiro, mentre bevo un buon tè caldo. Comincia a far freddo, come sempre verso sera. Per fortuna è stata una bella giornata. Il tramonto ne è la parte più bella, sapete? Il sole affonda, con la promessa di tornare l’indomani, regalano un bagno dorato a chi lo sta osservando. “Rosso di sera, bel tempo si spera”. Perfetto, allora.

Questa serata ventosa attende per il suo prosieguo il faro, che fra poco si accenderà.

Attendo con calma. È un manufatto vecchio, ci sta che ogni tanto si inceppi.

“Dannazione, non si accende! Deve essersi guastato qualcosa” penso fra me. Devo abbandonare il momento di relax fatto di tè e biscotti e andare a vedere nel generatore.

Accidenti, è finito il diesel che dà l’alimentazione al generatore elettrico! Devo scendere in paese a comperarlo, altrimenti saranno guai.

Già, in paese… stavo giusto pensando che odio le persone!

Al che, non mi resta che andare con la bici. La sera arriva a grandi passi in questi giorni dicembrini e non vorrei presentarmi in ritardo all’appuntamento con la dea Luna. Per di più, devo sfidare il vento gelido che soffia agitando il mare e minacciandomi di bronchiti.

Infine, dopo aver pedalato attraverso il tranquillo sentiero che porta al paese, vengo frastornato dal rumore della gente, della musica e dei loro discorsi inutili. Dimenticavo che il 31 dicembre danno la fiera! Accidenti, sarà più difficile ottenere un po’ di diesel!

Fra le vie c’è traffico. Quando non c’è traffico, ci sono le persone e quando non ci sono le persone, ci sono gli stand. Colori, profumi, musica ovunque e ogni ben di Dio messo lì, invitante, mentre le persone danno fondo a tutti i loro stipendi per qualcosa che non useranno mai.

Conosco un benzinaio che fa al caso mio. Per adesso devo adottare questa soluzione “tampone”, per poi scrivere ai fornitori che mi manderanno un bel cargo col loro camion appena possibile. Non avrei mai voluto scendere in città e per poco rischio di mettere sotto una ragazza.

“Ma porca miseria! È così che si attraversa? Già c’è casino, io non avrò per sempre questi riflessi pronti!” sbraito, ma scendo dalla bici e l’aiuto a rialzarsi, ché nel frattempo era inciampata. Non l’ho nemmeno sfiorata, ma probabilmente lo shock l’ha spinta ugualmente a terra.

E… accidenti, è bellissima! I suoi occhi, i suoi occhi incantevoli! Non so descriverli, o forse non bastano le parole umane: riflettono tutto il mare, è come se l’oceano stesso mi stesse dicendo di tuffarmici.

“Ehm..” come al solito sudo e comincio a balbettare. “Scusa se sono stato sgarbato, ma per fortuna sono riuscito a frenare in tempo…”

Non so proprio farci con le donne.

“Non… non preoccuparti. Ho solo sporcato il mio vestito per la festa. Che sarà mai? Sono solo poche centinaia di dollari. Un ottimo modo per cominciare il 2004, vero?”

“Ehm… ehm…” il suo tono distaccato e sarcastico è così… onirico. Vorrei dire qualcosa a tono, ma mi escono fuori solo ehm e non sto facendo bella figura.

“Per farmi perdonare, posso solo portarti a cena fuori. Più di questo, non posso permettermi”

La ragazza sgrana gli occhi e le cade qualche ciuffo biondo sulla faccia. Non può crederci, e anche io rimango allibito dalla mia audacia: chi la conosce? Portarla fuori solo per una banale caduta?

“Cosa stai dicendo… sei talmente assurdo che accetto, guarda! E bada che deve essere una cena incantevole, degna del vestito!” risponde.

Non potrei essere più felice di così. Ho acquisito abbastanza sicurezza da poter affermare: “Conosco il ristorante più bello della città, non te ne pentirai”

Ma se non sei mai uscito dal faro, cosa devi conoscere? Mi chiede una vocina nella testa, ma la zittisco. Questa notte niente può andare male: una ragazza bellissima mi ha detto sì, per cui…

Per cui il ristorante Dal Tritone si è rivelato davvero un ottimo posto per portarci una ragazza. Quattro portate a base di pesce, del miglior pesce che abbia mai mangiato.

E Mary… be’, Mary è pazzesca. Simpatica, ironica, pungente, misantropa quanto me, avversaria della città che le sta troppo stretta, ed io non mi sono mai divertito tanto come in quei momenti. E dopo, poi dopo mi ha chiesto una cosa allucinante. Momenti, passioni indimenticabili.

“E se vedessimo i fuochi d’artificio per il nuovo anno?”

Ovviamente ci siamo andati e, seppure in quel frangente non ci siamo detti nulla, eravamo in estasi a vedere quei colori, quella magia, quel countdown e quel brindisi. Uno, due, dieci. Un countdown a rovescio, a base di alcool.

E fu allora che è successo. Ho poggiato le mie labbra sulle sue, senza pensarci, esattamente come le ho chiesto della cena.

“Non… non posso” bisbiglia, ritraendosi. “Ho la nave che partirà all’alba, non posso”

“Ma… stai dando vita a un nuovo me! Non puoi! E poi, quale nave parte all’alba?”

“La White Pearl” risponde lei. Sembra davvero dispiaciuta, non è una balla. ”Anzi, adesso sta facendosi davvero tardi, guarda come sono dense le nuvole”

In effetti il cielo, pur essendo notte, sembra prepararsi per una tempesta. La luna, che era rossiccia quando l’ho vista al tramonto, adesso è cinerea e quasi non si vede coperta dalle nuvole,“Concedimi almeno una notte. Solo stanotte. Mia solo per queste infelici ore, e poi mai più… mai più…” prendo a baciarle le mani affusolate che si ritrova, e so che potrei stare così per sempre.

Mary sospira. “E… e va bene, tanto comunque non possiamo andare lontano, col tempaccio che sta per cominciare.”

“Esattamente” rispondo io.

Ci rifugiamo in un ostello poco frequentato, dove ci offrono un letto solo matrimoniale. Sembra tutto scritto… mia per una notte, in quel lettino mentre fuori il vento gelido prende a ingrossarsi. Chissà, con un po’ di fortuna la White Pearl non partirà…

Una volta entrati nella piccola stanza, l’abbraccio e la bacio con ardore, come non ho mai fatto per nessun’altra. Lei risponde, gettandomi le braccia al collo. Dio, quanto la desidero! Senza nemmeno averlo calcolato, ci ritroviamo fra le lenzuola…

Apro lentamente gli occhi e mi accorgo di essere nudo. Strano, c’è anche freddo! Forse l’alcool di ieri sera mi ha fatto sentire caldo e, dopo aver riempito di diesel il faro, ho dormito in questo stato coperto dal piumone…

Già, solo che il piumone non c’è e fuori dalla finestra non c’è il mare!

Oddio, che cazzo è successo la notte scorsa?

E dov’è MARY?

L’ultima cosa che ricordo è che scivolammo in questo stesso letto che ha ancora il suo profumo di lavanda, ma deve essersene andata, come gli angeli che alla fine della notte tornano in paradiso.

Mentre metto le mani nei capelli, ho un tuffo al cuore. Aveva detto che avrebbe preso la White Pearl all’alba! E… e…

Il faro stanotte non ha funzionato. Oh, mio Dio.

Oh mio Dio.

Mio Dio, no! Non voglio! C’era brutto tempo ieri! Un rinvio, un guasto, qualsiasi cosa! Ma non deve essere partita, non può!

A perdifiato, corro con la bici verso il faro. C’è troppa gente per i miei gusti e una brutta auto blu si prende tutto il mio campo visivo.

Lascio cadere malamente la bici a terra e gridando alle persone di spostarsi, salgo le scale del faro a due a due. Ciascuno dei miei passi sembra un rintocco funebre di campana, ma cerco di scacciare via quell’ipotesi.

Non sono partiti, mi ripeto. C’era la tempesta fuori, è pericoloso andare in mare…

Mare che adesso è piatto come una tavola, peraltro.

Col cuore che mi scoppia, la mia voce rompe il silenzio contrito delle persone presenti che stanno già esaminando ogni angolo della mia vita, che ha avuto solo un attimo di felicità.

“Per favore, ditemi che è andato tutto bene…” dico, quasi supplicante.

Quello che sembra un ufficiale di polizia mi squadra disgustato. Il suo tono è triste ma fermo. Io non riesco a guardarlo dritto negli occhi.

“Tutti i passeggeri della White Pearl sono morti, e lei era a guardia del faro lasciato incustodito. La nave è andata a scontrarsi fra gli scogli, trascinata dalla corrente, durante questa infausta notte. Se il faro fosse stato acceso… in ogni modo lei è in arresto”

Morti.

Tutti quelli della White Pearl sono morti.

Mi basta sapere questo, che la mia anima scompare per sempre, annegando assieme a lei fra le onde.

Non ricordo nulla dei giorni successivi: l’interrogatorio, il processo… tutte sciocchezze.

La White Pearl è affondata e sono tutti morti. Chi può amare un guardiano del faro? Non ho forse fatto bene ad auto isolarmi? Se non fossi rimasto qui chiuso, lei sarebbe viva…

Sarebbe viva.

E invece è morta.

Morta della morte peggiore, annegata fra queste acque gelide.

Per colpa mia…

Mi ritrovo qui, sul balcone del faro. Una fresca brezza mi lambisce la pelle. Domani ci sarà la sentenza del processo, anche se ovviamente posso solo essere condannato per ciò che ho fatto… ho ucciso un angelo e sono pronto a pagarne le conseguenze.

Dal faro al livello del mare sono almeno trenta metri. Il mare è tornato agitato, come se…

E va bene. Ho perso per sempre il rispetto, la misura dell’uomo. La Luna mi guarda come se si aspettasse ciò che sto facendo. Chissà se ha guardato anche lei…

Salgo sulla ringhiera. Il mare mi aspetta. Mary mi aspetta.

Oceano nero, vieni e inghiottimi.

Le avventure di Isda/51

spescespada03

Isda e l’acquolina in bocca

“Oh… è ora di pranzo” dice Isda, orientandosi col sole. Sotto il mare, si capisce che è giorno grazie alla luce che filtra e si capisce che è notte dalla luce che non filtra più, e inoltre dai cadaveri suicidi che ogni tanto cadono in mare.

Una volta è successo che Isda ha assistito a un suicidio e ha pensato: “Oh, è notte”, per cui col passare del tempo ha costruito un orologio per se stessa e si fida solo di quello.

Per cui non c’è da stupirsi che se Isda dice che è ora di pranzo, lo è senza discussione.

“Chissà che posso mangiare oggi” pensa fra sé, e finalmente si rende conto, per la prima volta in tutta la sua vita, di quanti pesci possano esistere sotto il mare.

“Wow… fantastico” commenta. Inoltre, le basta un altro sguardo e vede che oltre alla carne c’è anche il contorno, con tutte quelle alghe pronte per accompagnare qualsiasi piatto.

Sgombri, barracuda, pesci lanterna… e poi molluschi e crostacei. Tutto fa brodo, anche se Isda preferisce i cibi alla griglia o fritti.

“Vediamo, vediamo… AAA non so cosa scegliere!” esclama la ragazza. Poi trova un pesce lanterna solitario che sta facendo quel gioco con le carte che non posso nominare per non dire due volte lo stesso aggettivo.

“Scusa… sai dirmi quant’è che paghi di luce?” chiede, utilizzando un tono educato ma al contempo ansioso.

“Ehm… nulla?” risponde il pesce Lanterna. Poi si volta, e nota che si tratta di un suo predatore. “Ma tu sei Isda, il Pesce Spada, ed è anche ora di pranzo! TU VUOI MANGIARMI!”

“Ehm… sì” risponde lei “quindi non farla tanto lunga e accomodati dentro la mia bocca”

Isa spalanca la caverna che si ritrova per bocca e attende.

Tuttavia, il Pesce Lanterna comincia a segnalare un SOS fatto con l’alfabeto Morse e la sua luce e tutti i pesci accorrono per salvarlo.

“Oggi dieta per te, Isda! AHAHAHAH!” commenta un Delfino, e Isda mangia lui piuttosto.

Il problema è che sa che per una settimana avrà la diarrea visto che i delfini non sono commestibili per lei, ma tanto non sono previsti suoi capitoli nei prossimi sette giorni.

Test: cosa fai a Ferragosto?

falo-300x225

Ah, le veglie notturne, segreti inconfessabili, le bionde trecce e le birre davanti al fuoco del falò, mentre un’altra estate comincia a congedarsi…

Tutto questo  non l’ho mai vissuto.

E voi invece? Come passerete il prossimo ferragosto? Scopritelo con questo test!

  1. ha nevicato lo scorso Natale?

A. Sì

B. No, c’è stata un’invasione di Uomini Broccoli

C. Qui la gente si è fatta il bagno, vedi un po’ te

2. Sei più riflessivo o più lanciafiamme?

A. Di solito col mio alito corrodo la pelle del prossimo

B. Di solito col prossimo corrodo l’alito della pelle

C. Il prossimo corrodo la pelle dell’alito solito

3. Qual è la tua materia preferita?

A. La ricreazione

B. Educazione Fisica

C. Religione, ché avevo la dispensa per non farla

4. Rispetti mai ciò che è scritto nella lista della spesa?

A. Solo se c’è da comprare la nutella

B. No, è il salumiere che decide quanti etti io debba comprare

C. Lista della spesa? Nooo, io improvviso

5. Le code alla posta…

A. Fanno schifo

B. Dovrebbero seriamente pensare a una coda apposta per i pensionati

C. Sono gialle

6. Qual è il tuo punteggio a Flipper?

A. La palla si infila sempre in mezzo alle levette e le bestemmie che partono fanno tremare il paradiso

B. Non so, io gioco a Tetris e c’è sempre quel maledetto buchino

C. Che mi dici di Pac Man?

Qui le domande le faccio io.

C. Scusa.

7. Fra un cane, un gatto e una tartaruga, quale animale sceglieresti come pet?

A. Ma PET non è la sigla sulle bottiglie?

B. A me è sempre piaciuto avere un Ornitorinco a casa

C. Che mi dici di un bel fenicottero?

8. Le api secondo voi fanno il miele per davvero?

A. No, lo comprano

B. È il miele che fa le api

C. È il davvero che mielizza le api

9. Sono meglio I Deep Purple o gli Iron Maiden?

A. Led Zeppelin

B. AC/DC

C. Black Sabbath

10. Perché dovrebbe essere importante risolvere un puzzle?

A. Perché così lo appendi nel muro e lo fai vedere ai tuoi amici sbigottiti che non riescono a risolvere un sudoku a quattro caselle

B. Perché a ferragosto è preferibile risolvere un puzzle che dormire sulla sabbia

C. Perché i puzzle si sentono a pezzi ihihihi xdxd

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A 

Andrai al mare

Il prossimo 15 agosto andrai al mare, a farti un bel bagno e mangiare un bel gelato, come tutti gli esseri umani! Bravo!

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B

Andrai al mare

Il prossimo 15 agosto andrai al mare, a farti un bel bagno e mangiare un bel gelato, come tutti gli esseri umani! Bravo!

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C

Andrai al mare

Il prossimo 15 agosto andrai al mare, a farti un bel bagno e mangiare un bel gelato, come tutti gli esseri umani! Bravo!

 

 

Le avventure di Isda/49

spescespada03

Sembrava che fosse amore e invece era Isda

È il 14 febbraio.

Anche fra i pesci si festeggia san Valentino, e in effetti un Merluzzo e un’Ombrina si stanno incontrando in uno spiazzale romantico.

Il Merluzzo è un po’ in ansia, ma poi si rasserena vedendo il pesce che ama.

“Eccoti” la saluta sorridendo.

“Eccomi” risponde lei, altrettanto emozionata.

“Allora vogliamo andare?” e così vanno prima di tutto al parco giochi. È un paro giochi gestito da una serie di Mazzancolle molto allegre e soprattutto rompiscatole.

“Ehi, ti piace quest’attrazione? Eh? Le volete le lumache di mare? E questo scheletro di un uomo annegato? Non vi piace? Eh? Eh? Lasciateci una recensione e cinque stellette su WaterAdvisor!”

Il parco giochi, nonostante queste domande fatte a mitraglietta, è molto bello e nonostante il passaggio di un sottomarino abbastanza inquietante la coppietta passa un pomeriggio piuttosto felice, conclusosi con una bella danza di sardine, che hanno riprodotto anche le esplosioni dei fuochi d’artificio.

“Bello, molto bello” commenta l’Ombrina, addentando un sacco di cozze sgusciate. “Perché non andiamo al cinema?”

Il Merluzzo propone un film: “perché non andiamo a vedere lo Squalo?”

“Oh sì, ci recita anche uno dei miei cugini!” commenta uno squalo di passaggio.

“Ma chi ti ha chiesto niente…” borbotta il Merluzzo, ed effettivamente il cinema è anche vicino al parco giochi, per cui possono guardare il suddetto film e anche lo Squalo 2 e anche lo Squalo ha l’influenza e concludere la maratona con lo Squalo guarisce dall’influenza e diventa un templare.

“Wow, non credevo che gli squali fossero così particolari!” esclama l’Ombrina, stupefatta. “E adesso che facciamo? Casa mia o casa tua?”

Il Merluzzo sa che è in dirittura d’arrivo, e non solo, ha posto la domanda persino la donna.

“Facciamo casa mia, così ti faccio vedere la mia collezione di conchiglie” dice lui, e insieme di dirigono verso l’abitazione.

“Sai, sono stata molto bene con te e…” esita un attimo, l’Ombrina.

“Sì, anche io” risponde lui. Avvicina la bocca. “Provo molti sentimenti per te”

l’Ombrina arrossisce e decide di dargli un bacio. Le bocche sono a un passo…

“EHI! EHI! Quanto affetto, mi sta venendo il diabete!” esclama Isda, avvicinando la sua spada laser verso la coppietta.

Le avventure di Isda/48

spescespada03

Gli squali preferiscono Isda

Come al solito gli Squali non riescono a farsi i fatti propri e, fra un pasto umano e un altro, si ritrovano a fare il punto della situazione.

“Allora, siamo qui per parlare dei pesci spada. Avete visto? hanno una spada sul naso!”

“Sono milioni di anni che hanno una spada sul naso e te ne accorgi ora? No, ma complimenti” dice un altro squalo. “Quello che voglio far notare alle signorie vostre è che c’è un pesce spada… LASER! Ed è anche un bel pezzo di femmina, come può esserlo solo una femmina della sua specie. Che dite, ho qualche speranza con lei?”

Lo squalo innamorato chiede lumi ai suoi compari, ma quelli non sanno come rispondere.

“Non so, voglio chiederti questo: fra una sana cena a base di uomini crudi, e un appuntamento con Isda con cena a base di uomini crudi, tu cosa sceglieresti?”

“Sceglierei fare ottocentomila uova con Isd… ops” lo squalo bianco sbianca. “Ho proprio detto fare figli? Oh no, sono innamorato davvero di Isda!”

Nemmeno a dirlo, ecco che arriva proprio lei, circondata dal suo manipolo di amiche.

“Avete sentito? Pare che gli squali uccidano la gente e si vantino per questo… quanto sono stupidi, ahahaha!”

“Oooh… Isda ci ha detto stupidi…” commenta lo squalo innamorato.

“Appunto! Dobbiamo attaccarla!” esclamano gli altri, che vanno in cerca di qualcuno da uccidere, perché a loro brucia l’insulto.

“No, ma che fate?”

Lo squalo corre verso di loro, ma viene fermato da una balena di passaggio.

Una volta passata quella carovana, non vede più nessuno.

“Ehm… dove siete?” chiede atterrito lo squalo, sia ai suoi amici che alla bellissima Isda.

“Ma come, non hai visto che è successo?” chiede la stella marina. “Isda ha detto che avrebbe ritirato l’insulto se e solo se tu riesci a conquistarla!”

“Ah! facile, allora”

“Sì, ma utilizzando parole che non abbiano le vocali, però!” ridacchia la stella marina.

E adesso?

Tutorial: fare una barchetta di carta.

immagine

Si direbbe una piramide e invece è proprio la piegatura della carta.

Allora.

Uno degli scorsi mesi è venuto il solito tipo dei volantini, che mi ha rifilato il solito volantino.

Sapete come sono quelli, vero? Anche se ci passi davanti tante volte, te lo devono rifilare, e allora io che ci faccio con tutti questi volantini? Posso farci tante cose: un fazzoletto, un reggibicchiere, una lettera d’amore, una lettera bomba, un cellulare, e anche una barchetta di carta.

Le barchette di carta sono, da sempre, la prima opera d’arte che si fa nella vita.

“Sì ma c’è anche l’aeroplanino! E tu neanche sai farli, né l’uno né l’altro!”

Questo lo dici tu, con il tuo livore verso di me che ho fatto quasi successo coi miei articoli.

Invece io farò questo tutorial, per insegnare come si fa una barchetta di carta e magari farci la rotta Southampton – New York battendo tutti i record! (cit.)

Innanzitutto vediamo cosa occorre:

  • un paio di mani, possibilmente con tutte e venti le dita attaccate
  • carta

Non occorre altro. Per stabilire invece cosa sia una barca, occorrono quattro elementi fondamentali, che si chiamano proprio “basi che fanno di una barca… una barca”

  1. Galleggiabilità (ma và)
  2. Stabilità
  3. Manovrabilità
  4. Comportamento al rollio

E vai! Me le ricordo tutte, giuro! Posso ancora prendere 6 all’interrogazione del primo anno di Nautico!

In ogni caso, per poter soddisfare tutte e quattro le note, bisogna stare attenti a comporre la carta, perché non deve essere né troppo grande e nemmeno troppo piccola.

Per prima cosa bisogna muovere gli angoli, poi spiegazzarla un po’ e alla fine fare il trucchetto “da sotto”, dal quale verrà poi fuori la vela di carta!

Infine, tocca farla galleggiare, quindi metteremo la barca di carta sulla nostra vasca da bagno, opportunamente riempita di acqua., ricordiamoci in questo caso di mettere il tappo nella vasca e di non scordarci che il rubinetto sta lavorando per noi, perché ho visto vasche bellissime rovinarsi per questo motivo e tutte le volte c’era un cadavere dentro.

“OMMIODDIO AVEN LA BARCA AFFONDA ROVINOSAMENTE!”

Perché la carta a contatto con l’acqua si sfalda. Beh, poco male comunque: spero che non avessi messo il tuo peluche preferito dentro quella barchetta altrimenti sarà un naufrago…

 

Le avventure di Isda/47

spescespada03

Inutile piangere sull’Isda versata

Le meduse ancora una volta escono sconfitte dal solito duello con Isda, e adesso raccolgono morte e ferite.

“Isda ci maltratta, non è una vera sportiva!” dice una medusa, la quale ha perso il potere elettrico.

“Lo so, lo so…” li cura il Capo Medusa.

“Bisogna fare qualcosa, darle una lezione!” esclama furibonda un’altra medusa. “Qualcuno ha un’idea?”

“Possiamo creare uno zeppelin di meduse e poi creare il più grande fulmine che il mondo subacqueo si sia mai visto!”

“GENIALE!” esclama entusiasta un pesce di passaggio, anche se non si è riuscito ad identificarlo.

“Le parole dei pesci sconosciuti valgono più di qualsiasi cosa, perciò faremo questo e attaccheremo con queste fattezze!”

Il tempo di organizzarsi, di prendere lezioni dalle sardine, che sono campionesse di coordinazione e simmetria, e lo zeppelin più gelatinoso del mondo prende forma, pronto a colpire con un fulmine.

///

Isda sta giocando a scherma con le amiche e qualche sorella quando una grossa ombra copre il fondale.

“C’è brutto tempo fuori” commenta lei, mentre tenta un affondo.

“NO! È UNO ZEPPELIN!”

Isda guarda in alto ed effettivamente uno zeppelin gelatinoso arriva verso di lei.

“Ma cosa… AAAAH!”

Un grosso fulmine colpisce Isda in pieno, facendola diventare alla griglia.

///

“D… dove sono?” sussurra Isda, in preda alla confusione.

“Bentornata fra noi, Isda” saluta un pesce spada. “Isda, io sono tua madre”

“COSA? Ma è impossibile! Come fai a riconoscerci? Siamo migliaia!”

“Silenzio Isda, e adesso bevi questa pozione”

Isda la guarda e in effetti c’è una tazza molto ammuffita davanti a lei, bella calda.

Isda la beve tutta d’un fiato e improvvisamente, sviene di nuovo.

///

“C… cos’è successo?”

“Hai bevuto la Comesichiama troppo in fretta e hai cominciato a fumare come un vulcano”

“Oh… ma come si chiama la Comesichiama?”

La madre di Isda però se ne va e si rifiuta di rispondere. Che cosa ha bevuto la povera ragazza?

Le avventure di Isda/46

spescespada03

Isda ricercata

 “WANTED: ricercata Isda per contraffazione”

Il manifesto, così scritto, recante sotto l’immagine di un pesce spada che potrebbe non essere Isda, comincia giorno dopo giorno a invadere gli scogli subacquei e quindi tutti i pesci sono avvisati della ricerca. Per di più, sotto l’immagine, c’è la segnalazione di una lauta ricompensa, per cui persino i Cannolicchi, che sembrano innocui e ricordano dolciumi,si mettono alla sua ricerca.

///

Isda sbuffa contrariata.

“Ma questa non sono io! Hanno preso l’effigie di un pesce spada qualunque e la spacciano per la mia grazia e bellezza! protesterò con chi di dov… un momento”
Isda le viene in mente che essendo ricercata non può chiedere a nessuno. Chissà di che parla la lauta ricompensa?

Al che, le viene un’idea. Isda non è l’unico pesce spada nel mediterraneo, per cui può contare sulla disposizione di milioni di suoi simili, le è sufficiente spegnere la spada laser che ha sul naso.

Per spegnerla, è molto semplice: basta solo prodursi in un movimento sinuoso. Molto sinuoso.

“Ehi, ma chi è questa bella fanciulla che balla la danza del ventre?”

“Sta’ lontano da me, maniaco!” esclama Isda, riconoscendo uno Scorfano.

Quest’ultimo ridacchia: “Andiamo… so che sei Isda, ti ho riconosciuta dal manifesto. Sei ricercata, quindi cerca di non fare storie e vieni con me, ché devo riscuotere la lauta ricompensa”

Isda è costretta a riaccendere la spada laser per combatterlo, ma lo Scorfano è talmente brutto che ha paura persino di attaccarlo.

“Stai usando un super potere, eh? E va bene!” dice Isda, ma nel frattempo una squadra di polizia di Delfini accorre per catturare la ricercata.

“Ferma, Isda! sei circondata!” urla a gran voce lo sceriffo, utilizzando un megafono che è caduto in mare qualche tempo prima.

“Esci fuori con le mani alzate!” aggiunge un altro Delfino.

“Forse non ti è chiara l’anatomia di un pesce spada, Jack! Dove caspita hanno le mani?” lo riprende lo Sceriffo.

“Chiedo scusa sceriffo, è solo che nei telefilm lo dicono sempre e mi sembrava carino che…”

“Che… niente! Isda!” taglia corto il suo capo. “Vieni fuori con le mani alzate!”

“Ma… ma aveva detto…” pensa fra sé il delfino.

Isda tuttavia risponde alle forze dell’ordine: “Non mi arrenderò senza combattere!”

“Un momento! E la mia lauta ricompensa?” interviene lo Scorfano.

Lo Sceriffo si perplime un attimo, poi risponde: “Be’… una bella spaghettata a base di Isda?”

Al che, lo Scorfano si autoconvince che i Delfini incitino al cannibalismo fra pesci.